martedì 30 giugno 2026

Andale Andale, scatta un paio di foto, poi mandale

Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono lentamente, quasi senza accorgersi di quanto riescano a lasciarti qualcosa dentro. L’Egitto è uno di questi. Tutto inizia da un dettaglio: la luce calda che accarezza il deserto, il suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Poi, quasi naturalmente, quell’istante si trasforma in un’esperienza più profonda, fatta di storia, emozioni e suggestioni che restano nel tempo.

Questa manfrina è sponsorizzata dall'ETA, ente del turismo egiziano. Confezionata su misura per il mercato italiano. Accattivante vero?

Ci andrei in Egitto ad ascoltare "il suono lento del Nilo che scorre silenzioso"? Come si farà? 
Forse sarà il rumore dei rifiuti e degli scarichi fognari. Ma non voglio rovinarmi la vacanza con questi dettagli.

Quello che mi risulta più ostico accettare, è la disinvoltura di questo invito rivolto all'Italia, dove il soggiorno viene trasformato in suggestione che resta nel tempo.
Chissà se anche per Giulio Regeni è stato lo stesso. Noi in Italia, dopo dieci anni stiamo ancora aspettando di saperlo.
Ma anche Nessy Guerra e Patrick Zaki hanno vissuto il loro soggiorno in Egitto come una suggestione che resta nel tempo. E cazzo se gli è rimasta. 

Una suggestione che sopravanza piramidi, faraoni, mummie e musei. Tutto scompare, roba vecchia. Sarebbe come dire: venite in Italia per conoscere gli Imperatori Romani.
Cazzate! 
Poi magari si trovano coinvolti in qualche regolamento di conti tra bande rivali, ma fa parte del folclore locale. Pizza, spaghetti, mafia e mandolino.

Insomma questo Egitto delle suggestioni non è roba per me, soprattutto dopo questo post. Ma se voi ci andate, mandatemi qualche video del suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Grazie!

venerdì 26 giugno 2026

Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo

In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema. 

Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!

E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).

A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.

Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.

Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.

Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.

domenica 21 giugno 2026

Non si può lucidare uno stronzo... ma puoi arrotolarlo nei brillantini

Inizia l'estate, e come ogni anno, milioni di turisti arrivano a Genova convinti di essere persone educate, cortesi, rispettose degli spazi altrui. Poi scendono dalla nave da crociera e scoprono che, nella scala evolutiva della civiltà, stanno ancora dipingendo bisonti sulle pareti delle caverne.

mercoledì 17 giugno 2026

I buoni tendono a non durare


Il titolo del docufilm sul G8 è tornato nelle sale cinematografiche, soltanto per tre giorni. Sono passati 25 anni da quel 21 luglio 2001 eppure questo è, e resterà, un film scomodo.

Vi spoilero subito il finale: il film si conclude mostrando il trasferimento dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Qui, il massacro fisico della Diaz, noto al mondo come macelleria messicana programmata, si trasforma in tortura psicologica e fisica sistematica: umiliazioni, insulti, minacce di stupro e l'obbligo di cantare canzoni fasciste. Vi ricorda nulla questa metodologia? No? Nemmeno se vi dico Global Flottilla?

Diaz non è un film da "guardare", è un film da "subire". È un'opera necessaria che funge da atto d'accusa permanente. Non cerca la catarsi, alla fine del film non ti senti meglio, ti senti svuotato e indignato. È un pezzo di cinema civile che trasforma il sangue sulle pareti, in una memoria collettiva impossibile da cancellare. Indispensabile, ma preparatevi a stare male.

E adesso il lieto fine:
nessuno dei responsabili ha fatto un giorno di carcere per i pestaggi. Lo Stato italiano ha dovuto pagare milioni di euro in risarcimenti alle vittime (soldi pubblici). La catena di comando che ordinò e coprì il massacro è rimasta in servizio per oltre un decennio dopo i fatti, alcuni di loro furono perfino promossi di grado.


In chiusura riporto una considerazione che condivido, e che fa parte dei miei pensieri circa la persistenza del 'fascismo' all'interno della mentalità di certi italiani, presa dal blog di Fiamma:

Il fascismo non è solo un fenomeno storico circoscritto nel tempo e morto 80 anni fa (....), ma è un persistente stato mentale nutrito da ignoranza, qualunquismo, razzismo, xenofobia, omofobia, odio e maschilismo.

domenica 14 giugno 2026

Il sacro catino - breve storia di un'insalatiera verde

Questa storia comincia nel 1101, quando Guglielmo Embriaco rientra dalla Prima Crociata con un bottino straordinario tra cui un piatto esagonale verde, preso a Cesarea Marittima in Palestina. Lo descrive come un vaso di verde intensissimo. E lo dona alla cattedrale di Genova.
In altre epoche si parlerebbe di ricettazione ma per il clero genovese invece è una reliquia dell'ultima cena. A montare il marketing ci pensa Jacopo da Varagine, nel 1252, l'arcivescovo scrisse la Leggenda Aurea e identificò il piatto con il catino dell'Ultima Cena. Non sappiamo in base a quali informazioni, ma all'epoca le persone erano semplici e se un religioso affermava qualcosa con convinzione, ci credevano.
Siccome fa brutto dire: Belin ci siamo fatti fregare, per i secoli seguenti la storiella del piatto di smeraldo dell'ultima cena venne mantenuta viva. Questo permise al cardinale Luca Fieschi di usarlo come pegno per un prestito di 9.500 lire (circa 20 milioni di euro attuali).
Quando la città nel 1327 lo riscattò, emanò una legge: il Catino non poteva più uscire dalla sacrestia della Cattedrale di San Lorenzo. Mai più.

Da quel momento, la città smise di trattarlo come una reliquia e iniziò a trattarlo come un'arma diplomatica. Nel 1409 il governatore francese Boucicault tentò il furto. Fallì.

Nel 1522, durante il sacco delle truppe di Carlo V, la Repubblica pagò 1.000 ducati (circa 750.000 Euro) a un capitano imperiale per tenere lontano i saccheggiatori dalla sacrestia. Mille ducati per proteggere un piatto di vetro; ma non lo sapevano ancora.

Tutto bene sino al 1806 quando Napoleone requisisce il Catino e lo porta a Parigi. È lì, in un ambiente immune dalle suggestioni cattoliche, avviene l'analisi chimica: il verde accecante non è uno smeraldo, è vetro soffiato romano, colorato con ossidi di magnesio e potassio.
Datato al I secolo d.C. Un manufatto senza alcun valore religioso.
Il Catino tornò a Genova il 14 giugno 1816, frantumato in 10 pezzi, con uno mancante.

Il restauro del 2017, condotto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha confermato la datazione: I secolo d.c. epoca romana, vetro. Oggi i cocci ricomposti sono visibili nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo. Lo apprezzo come antico e raro manufatto di epoca romana (rotto).

Settecento anni di guerre sfiorate, prestiti, leggi speciali e ducati spesi, per un piatto che i romani usavano a tavola nel I secolo e che qualcuno, in un momento imprecisato, aveva portato in Palestina prima che i crociati lo razziassero pensando fosse di smeraldo. Custodito integro per 1800 anni. Nemmeno i bicchieri della lista di nozze della nonna sono durati così tanto.


In chiusura questo, lo chiamano: piatto in vetro verde. Ritrovato a Pompei e conservato al Museo archeologico di Napoli; non può vantare le spericolate avventure del suo coetaneo genovese, ma resta pure lui un incredibile testimone di ciò che era possibile trovare su una tavola pagana di duemila anni fa.

giovedì 11 giugno 2026

Dovremmo essere tutti un po' Franti

Le scuole sono ufficialmente finite, quindi da domani  stormi di adolescenti sfaccendati circoleranno per strada. Sono terminati i tempi in cui i minori si potevano mandare a lavorare e non era alternanza scuola lavoro. Nel frattempo gli insegnanti sono ancora impelagati nelle varie burocrazie.
Da anni chi è dentro il sistema si chiama sottopagato e i vari contentini sembrano non bastare.
La soluzione pare sia stata trovata in Alto Adige, dove i professori non hanno fatto manifestazioni bloccando le piazze, ma una cosa più efficace, hanno preso il contratto e lo hanno applicato alla lettera. Sono entrati in classe, hanno fatto lezione, hanno interrogato e corretto i compiti.
E basta così. Non un minuto in più. Niente progetti extra scolastici, gite nei weekend, riunioni fuori orario. Niente "lo faccio lo stesso per il bene dei ragazzi".
E così le scuole sono andate in affanno, perché la didattica si regge sulla generosità degli insegnanti. Quindi sul lavoro regalato.
Così il problema è diventato reale per le famiglie, per i presidi e per la politica. Non si poteva più far finta di niente.
Risultato? 
La Provincia autonoma è intervenuta con aumenti fino a 400€ lordi al mese.
Nel resto d’Italia, il Ministero annuncia trionfalmente circa 143€... mensili.

Una cosa che rimane invariata in tutto questo è il sistema scolastico italiano, che sembra sopravvivere alle riforme e che è fermo alle dinamiche individuate da Umberto Eco nel 1963 nell'«Elogio di Franti». Un sistema scolastico fermo a 50 anni fa.
Se il libro Cuore nel 1886 usava la melassa sentimentale e patriottica per annullare il conflitto sociale e forgiare sudditi obbedienti, la scuola di oggi sostituisce quel buonismo con la retorica della performance, del merito e delle competenze funzionali al mercato. Ieri si puntava al conformismo morale, oggi all'efficienza produttiva, ma l'obiettivo rimane lo stesso, piegare l'individuo alle esigenze del sistema egemone. Franti, colui che ride dell'ipocrisia educativa, rappresenta ancora oggi la resistenza necessaria di chi rifiuta di essere ridotto a mero ingranaggio, svelando come l'istituzione tenda spesso a premiare la docilità, la mediocrità e l'omologazione a scapito del pensiero critico e divergente.

sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo

A seguire un video esplicativo.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

martedì 26 maggio 2026

Viviamo di sentito dire

Possiamo mettere in discussione tutto e tutti?

Socrate: mettere in discussione le certezze altrui per dimostrare che "so di non sapere".
Cartesio: trovare un punto fermo su cui costruire la conoscenza. Cogito ergo sum (Penso, dunque sono).
Karl Popper: una teoria è scientifica solo se può essere messa in discussione. Se una verità non può essere contestata, non è scienza, è dogma.

La saggezza sta nel sapere cosa mettere in discussione e quando.
Ma quello di Popper mi pare il metodo più saggio.

giovedì 21 maggio 2026

Non sarà il canto delle sirene ad addormentarci il cuore

Ferma la nave, ascolta la nostra voce.
Nessuno è mai passato di qui con la sua nave senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio...

Cresce in modo esponenziale il numero di persone "distratte", e non sarà il canto delle sirene ma quello dei furbofoni, ad addormentare i cervelli.
Con questa foto i bibliotecari chiedono ai lettori di riportare i libri al bancone piuttosto che abbandonarli dove capita, scatenando una caccia al libro che spesso rende introvabili alcuni volumi per settimane.

Chiedere agli utenti una cortesia del genere è come dire: attenzione la fiamma è calda!
Il normale buon senso latita, ma credo ci sia dietro qualcosa di più profondo, in un'epoca affannosamente alla rincorsa dell'Intelligenza Artificiale, anche le funzioni più elementari sono perdute nell'atrofia dilagante.

domenica 17 maggio 2026

Il passato è un sogno da cui ci svegliamo ogni mattina

Immagini come questa affollano i social locali, prima e dopo, ed il confronto passato-presente è sempre un'ode malinconica alla bellezza perduta. Sarà anche così, ma viene dimenticato che tra i due scatti sono trascorsi circa 150 anni, due guerre mondiali, e non saprei quanti altri eventi che hanno determinato una crescita economica inimmaginabile, che ha giovato a tutti, la città non sarebbe com'è oggi senza. 
Tuttavia c'è una sorta di malia, riconoscere nella città del presente qualcosa che c'era in quella del passato, sarà un desiderio di appartenenza al luogo, una sorta di rassicurazione. Ci sono interi reel su queste faccende, ora che possiamo fare confronti. In passato non lo facevano, forse perché i cambiamenti erano lente evoluzioni e venivano percepiti come miglioramenti; oggi invece pare sia il contrario.

martedì 12 maggio 2026

110 a 0 - L'autopsia dell'arte italiana


Se eravate fermi alla favola: Italia culla dell'arte, ecco, adesso potete svegliarvi. La Biennale di Venezia edizione 2026 ci comunica un dato importante e difficile da ignorare:
110 artisti invitati = Zero artisti italiani.
A seguire le polemiche sui padiglioni di Russia ed Israele e dimissioni varieAnche se tutta questa querelle sembra montata per attirare pubblico, esattamente come i teatrini prefestival a Sanremo.

Per spiegare tutto questo le parole magiche sono le stesse utilizzate in molti ambiti italici che si trovano ingessati grazie ad una costellazione di elementi che, da almeno vent’anni, orientano gran parte del discorso sull’arte contemporanea italiana. In alcuni articoli si fanno pure nomi e cognomi.
A questo punto vado di sintesi:
lobby - clientelismo - raccomandazioni.

Vi ritrovate in queste parole?

Qui siamo nuovamente davanti al solito problema, un sistema dove i nomi vengono tramandati più che scoperti, e il caso di Beatrice Venezi che critica la casta del Teatro La Fenice, si aggiunge a questo discorso.
Le menti migliori spesso abbandonano, si chiama fuga dei cervelli. Artisti, curatori, ricercatori, dopo cinque, dieci, quindici anni semplicemente spariscono. Non perché manchi talento. Perché manca ossigeno.

Ma per Koyo Kouoh (r.i.p.) uscirne fuori è stato semplice: ignorare tutti. Così magicamente ci troviamo davanti ad una selezione per merito. Quindi 110 a 0 - palla al centro. La riflessione emerge in questi giorni, dopo l'inaugurazione del 9 maggio.
Servirà a cambiare qualcosa? Secondo me no.

mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.

sabato 2 maggio 2026

Finché eravamo giovani Era tutta un'altra cosa Chissà perché?


Quello che vedete nella foto è il tipo di tram che preferisco. Alla faccia di quelli modernissimi che hanno ripreso a circolare in alcune città. Orrendamente futuristici, mi sembrano delle supposte. Ecco se avessi il potere per farlo, i nuovi tram di Genova li rifarei esattamente così, e nel farlo ricorderei quanto sia divertente circolare sui tram di Lisbona

Passando a cose serie invece, in questi mesi, in città infuria la polemica sulle nuove obliteratrici. Sono complicate da utilizzare. E quindi mi chiedo: come mai un'azienda con un buco di bilancio di 280 milioni di euro, decide di rottamare le vecchie timbratrici a inchiostro e sostituirle con le nuovissime a lettura QR code?

Rimarco che il primo disagio è riuscire a farle funzionare, il secondo è ricordarsi a che ora scade il biglietto, perché l'orario di inizio viaggio non compare. Bisogna ricordarselo.

E qui torno al mio tram verdino (1970 circa), dove quando salivi c'era un omino con divisa e cappello che ti vendeva il biglietto. Lo chiamavano bigliettaio e se ne stava appollaiato in un trespolo tipo questo in foto, se non pagavi nemmeno ti faceva salire. Era semplice.

Oggi le stime dicono che sulla quantità totale di multe, viene recuperato il 3% (tre per cento) e c'è pure un ufficio apposito per il recupero, ma sempre il 3% rimane. Il 97% invece non paga e la multa la butta appena scende dal bus.

Non serve un genio per capire che il sistema è inefficace; ma non solo quello delle multe, anche quello delle nuove timbratrici. Non funziona ma ci si ostina a far finta che funzioni, ciecamente, ottusamente. A chi lo fa notare si oppongono inutili quanto improbabili soluzioni.

L'importante è fare muso duro e multare chi si ostina a non voler pagare, anche quando è una vecchina di 90 anni che ingenuamente chiede al controllore di verificare se è riuscita a timbrare il biglietto con il nuovo sistema a QR code. A questa nonnina consiglierei di entrare orgogliosamente a far parte di quel 97%. di persone che se ne fottono del sistema e non pagano le multe.

Questo entra nei discorsi di una burocrazia fascista (di cui accennavo nel post del 25 aprile) arrogante e totalmente disconnessa dai problemi reali dei cittadini, che prosegue a imporre senza comprendere. E così facendo imbocca soluzioni tecniche e metodologiche palesemente inefficaci, improbabili, improvvisate, quando non impopolari, ma incredibilmente costose.

giovedì 30 aprile 2026

Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare

A quanto pare è di Banksy la statua apparsa a Londra. Mentre re Carlo III è in Usa a prendere per il culo Trump, l'artista più spregiudicato del pianeta si diverte a canzonare i politici, l'amor patrio e chissà quali altri significati troveranno prima che il monumento venga rimosso. Questo memento mori sta facendo il giro del web. E mi chiedo: servirà?
Per chiudere vi metto tre batture del Carlo a Trump:

1) Se non ci fossimo stati noi in Usa si parlerebbe francese.

2) Anche noi abbiano ristrutturato la Casa Bianca nel 1812.

3) Inghilterra e Usa hanno un sacco di cose in comune, tranne la lingua. (citando O. Wilde)

martedì 28 aprile 2026

Ave Trump - morituri te salutant

Ancora due anni di mandato e poi fuori dalle balle. Nel frattempo visto l'elemento, chissà quanti altri casini riuscirà a combinare o a risolvere, dipende dai punti di vista. Mi sono chiesto quanti morti possa avere sulla coscienza Trump da quando è diventato presidente degli USA. Ovviamente non posso saperlo, ma sospettando un buon numero, l'ho chiesto a ChatGPT che dice:

Totale stimato di morti dirette: In un intervallo tra 60.000 e 85.000 persone.

A questo punto la stima potrebbe essere 76.000. Perché settantasei metri è l'altezza del nuovo arco che Trump vuole realizzare a Washington. L'amministrazione ha diffuso ulteriori dettagli sui progetti per un arco trionfale di 76 metri (richiama il 1776, anno dell'indipendenza americana dicono). I disegni presentati alla Commissione per le Belle Arti per l'approvazione, mostrano uno stile classico, ispirato all'arco di Costantino a Roma.
A seguire vi metto un po' di numeri:

Arco di Costantino (Roma): Alto 21 metri. È il più grande e complesso arco romano superstite. Costruito in tre anni, nel 315 d.c.

Arco di Trionfo di Parigi (Alto 50 metri), è già un'espansione colossale dei modelli romani operata da Napoleone. Costruito in trent'anni a partire dal 1806.

Arco di Trionfo di Pyongyang (Corea del Nord): Alto 60 metri. È attualmente l'arco trionfale più alto del mondo ed è stato costruito nel 1982.

Come vedete la gara è sempre su chi ce l'ha più grosso. Quindi non resta che aspettare l'inaugurazione, chissà se riuscirà a farlo prima della scadenza del suo mandato il 20 gennaio 2029. Per adesso lui si limita a giocare con il modellino.

sabato 25 aprile 2026

Anche se un serpente cambia pelle resta sempre un serpente

Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati. 
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa. 
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?

C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8. Era il 2001.

Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.

domenica 19 aprile 2026

Non è "solo" un gatto

Davvero non so da dove cominciare, perché la questione è complessa.
Allora...
La prima notizia è di marzo; una gatta di Roma, zona Tor Tre Teste, viene soccorsa in condizioni gravissime dopo quello che, secondo i primi riscontri veterinari, sarebbe stato un atto di violenza sessuale di inaudita brutalità. Poi per fortuna la cosa si è ridimensionata, e Selvaggia Lucarelli ha spento le polemiche della prima ora, la gatta si stava riprendo, nessun abuso ma solo una situazione critica. Mi ero detto: meno male. Anche perché faccio fatica ad immaginare qualcuno che si scopa una gatta randagia.

Poi arriva la seconda notizia; nemmeno un mese dopo, ed anche qui quando l'ho letta ero incredulo. Un tizio ha pensato bene di catturare un gatto randagio, ucciderlo e poi cucinarlo. Tutto questo tranquillamente al parco pubblico, come fosse alla grigliata di ferragosto. È successo a Sarzana in provincia de La Spezia. Da quello che leggo il quartiere è una specie di terra di nessuno, tra spaccio e degrado. Qui faccio meno fatica ad immaginarmi la situazione.

Ma una cosa è chiara, una persona capace di commettere una nefandezza di questo tipo è un pericolo per la società. L'atto è un segnale, un campanello di allarme che mostra tare più profonde, non è possibile limitarsi solamente al fatto specifico, sotto c'è molto di più. 
Cosa si può fare quando un individuo è manifestatamente pericoloso per i suoi simili, e perfino per tutto quello che lo circonda? Puoi farlo ragionare? Puoi affidarlo ad uno strizza cervelli che dopo averlo imbottito di psicofarmaci stabilisca che può circolare liberamente nella società civile senza diventare dannoso e tossico?
Chi se ne prende la responsabilità? Qui c'è poco da invocare la riabilitazione, io non riuscirei a crederci al recupero di individui simili. Li giudicherei ed etichetterei a vita.

E adesso la questione a margine della seconda notizia:
se invece di un gatto, lo avesse fatto con un pollo o un coniglio?
Insomma il problema è solo e semplicemente: il gatto No, il pollo Sì.

mercoledì 15 aprile 2026

Controllate Hormuz e nessuno ci romperà più il cazzo

Lo stretto era chiuso da 5 minuti e già il prezzo alla pompa è salito di 25 cent al litro, nemmeno se su quelle navi ci fossero stati i benzinai con le taniche di verde già pronte per lo smercio. Poi ci si mette pure Trump che ultimamente è così strafottente da diventarmi quasi simpatico. Pensare che tra serio e faceto la questione era già nelle migliori sceneggiature statunitensi; noi pensiamo che certi film siano solo film, mentre per altri sono insegnamenti di vita, suggerimenti economici. E il buon Oliver Stone ci aveva fatto pure un film; era il 2008 e chi se la sarebbe aspettata tanta lungimiranza da W.
Chiamiamola fantapolitica.

venerdì 10 aprile 2026

Decisioni prese male, ma con grande convinzione

FUNIVIA è una parola entrata nel lessico cittadino, che tuttavia suona come una minaccia al cronico torpore che affligge la municipalità su certe questioni.
Voci ben informate dicono: è un'eredità della vecchia amministrazione. 
Che detto così pare il solito refrain scarica-barile, ma stando alle carte è la triste verità. Insomma prima di sgomberare le poltrone, sono riusciti a firmare contratti capestro con una ditta austriaca che ora ci tiene per le palle.
Lo sanno bene gli storici, Genova con l'Austria non ha mai avuto una buona relazione. Eppure anche senza scomodare il passato risorgimentale, non pare ci siano soluzioni, una funivia da qualche parte si deve fare, pena una multa salatissima, e quindi troviamo un punto in cui metterla. Un po' come la bomboniera del matrimonio della zia, brutta, ingombrante, volgare, ma mica possiamo buttarla.

L'immagine ha il solo scopo di raffigurare il prodotto
POV a me l'idea di funivia fa subito vacanza, cabine prese con scarponi e snowboard, zainetto con termos di caffè e cioccolatini, sciarpa e cappello di lana, guanti da sci.
Quindi fruirei del servizio con lo spirito avventuroso di chi all'arrivo si aspetta una distesa innevata, abeti e piste immacolate. E invece mi troverei nell'alta ValBisagno, tra fabbriche dismesse. Sarebbe una delusione, per cui sono contrario alla funivia.

sabato 4 aprile 2026

Il male può avere un volto qualunque

Sembrerebbe sempre più indispensabile la presenza degli psicologi scolastici, al pari di un presidio medico permanente. Sarà che il disagio mentale è in aumento esponenziale pure tra gli adolescenti, e mentre prima si limitavano a drogarsi, adesso sconfinano in atti di violenza verso insegnanti e compagni di classe; è iniziata una nuova frontiera, bisogna prenderne atto.
In rete e sui giornali si leggono moltissimi commenti, perché come sempre accade in questi casi, improvvisamente tutti, pure il bidello, diventano esperti educatori, tutti con la soluzione definitiva pronta in tasca. Perfino Valditara ha trovato la risposta immediata, proponendo i metal detector per le scuole. Costi non pervenuti, ma sembra lungimirante come il classico dito nel foro della diga.
Poi ci sono quelli che farneticano sull'integrazione, da opporre alla 'cultura del coltello' che già chiamarla così puzza tremendamente di normalizzazione. Nemmeno fossero bracconieri a caccia di pellicce anziché alunni minorenni che entrano in classe.

Ma le grandi assenti in tutto questo secondo me sono le famiglie, forse perché i genitori in passato erano capaci di fare il loro mestiere, magari male e con qualche ceffone, ma lo facevano con convinzione e non delegavano all'istruzione scolastica l'intera sfera formativa dei loro pargoli. Oggi sono talmente concentrati su se stessi da essere incapaci di accorgersi del disagio dei figli, perfino incapaci di relazionarsi con loro. Figli  che preferiscono andare sul web e darsi in pasto al primo bombarolo disadattato piuttosto che sedersi sul divano del salotto per una sana chiacchierata col padre.

A questo punto l'unica risoluzione è un fenomeno già in atto, il calo della natalità.
Ecco, non fateli i figli se poi vi stanno talmente sul cazzo da abbandonarli alle istituzioni, che siano scolastiche, riformatori o carceri minorili. Non fateli, piuttosto fatevi delle seghe sotto la doccia, andate a puttane, usate il preservativo, fatevi un'amante, ma non procreate perché ve lo ha chiesto il Papa, che lui di figli per altro non ne avrà mai, a lui servono le pecorelle, ma gli servono quelle degli altri. Ecco fatevele due domande quando ascoltate qualcuno che ciarla sulla natalità.

Dopo è anche meglio ascoltare qualche considerazione di una criminologa...

domenica 29 marzo 2026

E facciamole 'ste nozze coi fichi secchi

Ed eccoli qui i fanciulli Giustiniani, sono genovesi ma vivono a Londra, per motivi che qui sarebbe inutile spiegare. A dipingerli in tutta la loro magnificenza fu Anton Van Dyck, pittore a domicilio di re e regine ed eccellente ritrattista dei genovesi illustri. I suoi clienti posavano esattamente come vivevano, nell'opulenza di palazzi costruiti e mantenuti con il frutto del loro lavoro di abili mercanti e spregiudicati banchieri. Abiti lussuosi, sete e gioielli, completavano la dotazione. I nobili genovesi del '600 sgomitavano per farsi ritrarre, ed un suo quadro costava quanto 3 o 4 anni di stipendio di un uomo comune, tra i 50mila ed i 100mila euro di oggi. Era ostentazione? NO. Era marketing emozionale. Era il breve secolo d'oro dei genovesi, loro non lo sapevano ancora ma trent'anni dopo, nel 1656, la grande peste sarebbe passata a decimare il 75% della popolazione cittadina, nobili compresi. Fine delle velleità di onnipotenza. Una botta da cui la Repubblica non si risollevò mai più, iniziando da quella data una lenta ma inesorabile agonia che l'avrebbe condotta all'eutanasia napoleonica del 1794.

Tutto questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra inaugurata Giovedì 19 marzo a Palazzo Ducale intitolata: Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio che nasce ad Anversa e a Genova diventa famoso. E non voglio spoilerarvi nulla sulle tele esposte, perché il carnet è ricco e goloso.

Ma adesso la buona novella. Se anche voi, come i facoltosi genovesi del XVII secolo, volete essere ritratti, ma non avete a disposizione un genio della pittura come Van Dyck, e nemmeno le cifre astronomiche per pagarlo, non preoccupatevi. Se dopo aver visitato la mostra vi rimane quel desiderio di emulazione ed avete abbastanza posto in salotto o sopra il divano, ecco la soluzione. Con un paio di centinaio di dollari nel salvadanaio e qualche selfie ben fatto, potete aggiudicarvi un ritratto di famiglia in stile rinascimento, degno delle più vivaci velleità dinastiche genovesi.
Come?
Visitando il sito dei ritratti d'autore (o quasi) avrete in casa uno dei quadri che vi garantiranno una fama eterna e magari le invidie del portinaio. Non è certo che fra 400 anni varranno come un Van Dyck, ma che vi frega, per quella data sarete già morti.

sabato 21 marzo 2026

Come ti muovi sbagli

La stazioncina rossa è stata restaurata, con un effetto fienile americano Barn Red anni '30. Tuttavia apprezzabile. Altre strutture simili sono invece miseramente scomparse, lasciando il posto a baracconi anonimi, dove alluminio e laminati plastici imperversano impunemente. 
Quando vedo questi recuperi penso sempre che dietro c'è qualcosa di losco che smuove, perché nelle pubbliche amministrazioni il senso della storia si piega alla parola magica "messa in sicurezza" che annulla ogni altra velleità estetica ed economica. 
La risposta al mio dubitare arriva con la notizia che il capolinea di Granarolo sarà la tappa di un nuovo impianto di risalita che giungerà ai forti collinari. Tanta sollecitudine, che recupera con quattro pennellate una sciatteria durata decenni trova giustificazione. 
Quindi niente funivia al Lagaccio, ma una serie di impianti a staffetta, che permetteranno di collegare la zona mare ai forti collinari. Perché oramai l'impegno era preso, i soldi (70 milioni di euro) stanziati, e mica possiamo buttar via l'occasione di intasare e cementificare il territorio comunale con l'ennesima opera acchiappa turisti, dando poi il contentino ai sudditi con un parchetto urbano in cui coltivare begonie, merda di cane e una valletta dello sport, dove sgambettare alla domenica mattina. Paroline suadenti che fanno tanto "buoni propositi del lunedì", che individuano servizi essenziali per le imprese che li costruiranno, e forse anche per i cittadini che non li hanno richiesti ma se li vedono comunque propinare. Ma come sempre, ci consegnano strutture da far funzionare e manutenere con personale e costi non pervenuti.

A questo punto la mia domanda, forse ingenua è: potrà un impianto di risalita pensato per il traffico residenziale del 1901, quando a Granarolo vivevano 500 residenti in un contesto descritto come un "antico borgo di contadini e luogo di villeggiatura" circondato da orti e vigneti, sopportare un flusso turistico i cui numeri non sono nemmeno conosciuti, ma sicuramente superiori a quelli per cui i vagoncini erano progettati?







martedì 17 marzo 2026

Fai una giravolta, falla un'altra volta e vattene affanculo

Ho fatto un grande errore, e mi scoccia perché su certe faccende oramai dovrei avere una certa esperienza. E' andata così, circa due mesi fa suonano al citofono due tizie, gentili, e mi informano che hanno organizzato un incontro ecumenico e se sono interessato a partecipare mi darebbero l'invito. Siccome ho sentito subito puzza di testimoni di Geova ho detto: No grazie. 

E potevo finirla lì, ma la parte gentile di me ha preso il sopravvento e dalla bocca mi è uscito un: ora non mi interessa, ma lasciate il dépliant in cassetta, se sono interessato vi contatterò.
Mi pareva una bella soluzione, educata, anche perché l'unica cassetta disponibile è quella della vicina.

Ora... devo ricordarmi che mai e poi MAI bisogna dire una cosa del genere ai testimoni di Geova, perché loro percepiscono e reinterpretano come un: grazie mille, lo so, sono un peccatore ma potrei convertirmi, quindi ripassa quando vuoi.

Ed infatti dopo un paio di mesi ne è spuntato un altro, gentile, si è pure presentato con nome e cognome. L'ho spedito subito, oramai sono allenato a riconoscerli, gli ho fatto notare che era domenica mattina, mi stava disturbando. Poi per sicurezza gli ho detto chiaramente che non sono interessato.

Io spero abbia capito, che passi parola ai suoi colleghi/confratelli o quello che sono, insomma basta. A seguire non saprei se sia meglio dir loro che non credo in nulla oppure che credo fervidamente in qualcos'altro. Cosa potrebbe risultare più demotivante?

Davvero non capisco questa necessità (ossessiva) di far proseliti, possibile che abbiano una fede così debole da doverla certificare con i grandi numeri come fanno i cattolici?

martedì 10 marzo 2026

Dubai bombe e guai

Eppure pare sia andata proprio così, il nostro ministro della difesa era lì, negli Emirati, a spendere il suo stipendio da parlamentare (895.588 euro l'anno), e non rappresentava nessuno se non se stesso. A me piace crederlo, perché ha chiesto scusa, perché Dubai è una città da ricchi ricchi, e che orgoglio vederci i ministri italiani in vacanza con la famiglia, tutti lì a scarpettare su marciapiedi lindi e perfetti, tra grattacieli altissimi, tra centri commerciali che trasudano griffe ed opulenza, che così magari gli viene pure qualche bella idea per sistemare le rogne italiche.

Poi ci sono i detrattori, che dicono che era lì mentre cadevano i missili, nemmeno ci fosse andato apposta perché lo sapeva. Lui era all'oscuro di tutto, il politico italiano medio non sa a prescindere, le cose accadono a sua insaputa, e nemmeno viene informato se succede qualche casino notevole attorno a lui. Insomma se gli iraniani se ne fossero stati buoni buoni, noi italiani, nemmeno avremmo saputo dov'era il nostro ministro della difesa. Noi lo avremmo immaginato a Roma, nel suo ministero, a fare quello per cui è pagato. E poi diciamolo, se avesse saputo che agli iraniani rodeva il culo per la ricchezza degli emiri, tanto da bombardarli, mica sarebbe andato lì a fare da bersaglio.

A me fa specie invece che sia rientrato con un volo militare di Stato. Che penso: magari c'era posto per altri. Insomma per quello che ho letto e sentito in rete non ci vedo molti appigli per montare una polemica. Anche se ultimamente ho notato che c'è questa deriva giornalistica da avanspettacolo che distorce qualsiasi notizia per dar aria ai denti, far urlare i direttori dei giornali nei talk e quindi evitare un vero ed utile confronto. Insomma basta parlare di qualsiasi cosa tranne che di quello che si dovrebbe.

Specchietti per le allodole li avrebbero chiamati quelli che amano la sintesi.

venerdì 6 marzo 2026

Certi tipi di persone

Io me li ricordo i giapponesi che circolavano a Roma degli anni '80. Li vedevi in giro con la Nikon al collo, sempre pronti a scattare. 
Si muovevano in gruppi e fotografavano ogni cosa, difficile stabilire il senso delle loro scelte, le persone dicevano: vengono da così lontano, da un paese così diverso dal nostro. E finiva lì, erano giustificati perché sapevamo che quegli scatti dopo essere passati in qualche laboratorio fotografico sarebbero rimasti in qualche album dall'altra parte del mondo.
Oggi siamo tutti giapponesi in viaggio, ammaliati dall'esigenza di certificare ogni attimo della nostra vita, e pure di quella degli altri loro malgrado. Ma per farne cosa?

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.