sabato 15 agosto 2026

Le masse preferiscono non essere coscienti

«Così, per loro scelta, si pongono alla pari degli altri esseri del regno animale».

«E il libero arbitrio?»

«Lo usano un'ultima volta per scegliere di non dover più scegliere».

lunedì 10 agosto 2026

Non è illegale se lo fai abbastanza bene

La situazione è più o meno così; mare, scogli, alberi. Poi un camminamento sassoso, e intermittente. Ma qualcuno ha deciso che si può fare di meglio. Le parole magiche sono sempre le stesse: turismo, messa in sicurezza, fruizione, ripristino. 
Quindi ecco la proposta: cemento molto, acciaio inox, pietre di cava, tutto rigorosamente di design. Proposto con il solito sistema: immaginetta render di una visione ipotetica. 
Accattivante vero?

Costi  per la manutenzione di un'opera consegnata alle mareggiate invernali: non pervenuti. Chiunque capirebbe che non ha molto senso (ri)costruire in prossimità del litorale, perfino rubando spazio al mare. Quindi degrado rapido o continui ripristini. Ma son posti di lavoro e soldi pubblici. Bene così.

giovedì 6 agosto 2026

Dare troppo all’inizio non è un atto di generosità

I volontari scarseggiano, almeno stando ai vari rapporti delle associazioni che se ne occupano. E per parte mia ho smesso quando mi sono reso conto di assistere al solito loop, una tela di Penelope; sempre le stesse problematiche irrisolte, manca personale, le risorse si sprecano, i furbetti ci marciano, e si presta servizio con l'ansia di trovare un benefattore. Nell'attesa ci si arrangia alla meno peggio. Così la motivazione latita.
È giusto tutto questo? NO.

Poi ho iniziato a riflettere meglio sulla gestione dei volontari in Italia. Celebrato come il pilastro della civiltà, da una prospettiva cinica, il volontariato è un meccanismo che perpetua le disuguaglianze.
Il volontario offre lavoro gratuito, spesso per mansioni che dovrebbero essere retribuite. Questo crea un abbassamento del valore del lavoro. Perché un ente dovrebbe assumere un professionista pagandogli contributi e salario, se può ottenere lo stesso risultato gratis, con i volontari?

E inoltre: se i cittadini si organizzano da soli per curare i beni comuni, lo Stato o il Comune, si sente autorizzato a disinvestire in quei settori. Il risultato è la privatizzazione del welfare: i diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti vengono trasformati in atti di carità, che dipendono dalla disponibilità dei volontari.
In ambito ambientale, il buonismo diventa una merce per ripulirsi la coscienza, senza mettere in discussione il proprio stile di vita.
E poi molti problemi sociali richiedono competenze tecniche, psicologiche specifiche. Il volontario, armato solo di buone intenzioni, spesso interviene in modo superficiale.

Il volontariato è il lubrificante di un sistema ingiusto. Permette a una società diseguale di continuare a funzionare senza mai dover affrontare il problema alla radice: la distribuzione della ricchezza e la responsabilità pubblica. Finché ci sarà bisogno di volontari, significa che la politica e l'economia hanno fallito. Celebrarlo come un valore assoluto significa celebrare quel fallimento.

domenica 2 agosto 2026

Le persone ascoltano per rispondere non per capire

Ed è così, lo verifico ogni giorno, teste vuote dove altro che memoria del pesce rosso. 
Quindi ecco sei suggerimenti buoni per ogni discussione:
Abbiamo sempre fatto così - questo blocca le iniziative per cambiare le cose, anche in meglio.
Sono posti di lavoro - (Art. 1 Costituzione) autorizza qualsiasi attività pure quelle nocive per l'ambiente.
È temporaneo - ottima argomentazione per rimandare qualsiasi discussione, tanto poi le persone dimenticano.
Adesso pensiamo all'emergenza - utile per chi non riesce a pensare oltre.
Ci sono altre priorità a cui pensare - come sopra, ma con la variante delle cose (veramente) necessarie.
Che vergogna - un evergreen, va bene per qualsiasi argomento, non serve nemmeno approfondire.

mercoledì 29 luglio 2026

Le persone non cambiano, al limite peggiorano

Cento chili di rifiuti in tre ore. Tanto è stato raccolto dai volontari di Legambiente in una delle zone più turistiche della città. Il primo pensiero è meritorio, io non riuscirei a sprecare il mio tempo per rimediare alla maleducazione degli altri. E poi ogni anno è la stessa storia, negli stessi luoghi. Quindi c'è qualcosa che non funziona e azioni che non risolvono.
Ma vado oltre.
Possibile che per tenere pulita la città ci sia bisogno di avere dei badanti?
Gente che circola con la palettina a raccattare spazzatura che altri buttano ovunque. Lo trovo imbarazzante. Ma un motivo c'è, queste persone credono sia un loro diritto buttare spazzatura dove gli pare, perché pagano la tassa sui rifiuti e quindi pagano persone per raccoglierli.
Lo so che questo concetto ha dell'assurdo, ma vi assicuro che è così che ragionano, e lo scrivono perfino sui social, in risposta a quelli che condannano la sporcizia urbana come maleducazione dei cittadini.
Ingenui o coerenti? Non saprei.
Sicuramente scontano qualche trauma infantile mai superato. A seguire si lamentano perché il Comune non provvede a pulire sollecitamente. Nemmeno fossero dei neonati che frignano perché si sono cagati nelle mutande e la tata non li ha ancora cambiati.
Vi piace questo paragone?
Ecco credo che se c'è un atteggiamento definibile come fascista (per quel discorso affrontato nel post del 25 aprile) questo è un esempio. 
L'arroganza della pretesa, la risposta supponente a chi si lamenta, passando subito a contrattaccare e spostando l'attenzione sui doveri degli altri. Una manipolazione comunicativa abbastanza infantile. L'idea è che il bene pubblico sia lì, a loro esclusiva disposizione, da usare ed abusare in modo personale. Salvo poi minimizzare le loro azioni con ridicole giustificazioni.
Deprecabili per vari aspetti, ma etichettabili come atteggiamenti fascisti.

sabato 25 luglio 2026

A volte la strada che va avanti sembra riportarti indietro

Non temere, amore mio

Farò meglio per nostro figlio

Schiaccerò quelli degli altri

Così giocherà da solo



Dice così Safy nella canzone presentata a Sanremo. E ci pensavo ieri, mentre rincasavo passando accanto al campo di calcetto dove c'erano i pargoli degli operai in allenamento. Dico operai perché il calcio rimane uno sport nazional popolare, genuino e ruspante, molto maskio, dove volendo non si spende troppo per l'attrezzatura e abbigliamento. Gli altri, quelli che pensano di aver generato il figliol prodigo, lo iscrivono al circolo del tennis, in cui Sinner docet, oppure li mandano a savate, così da adolescenti potranno difendersi dai bulli e smaltire il disagio familiare coi pugni, i più alternativi li portano a fare rugby. Da queste parti c'è pure una scuola di golf, ma è riservata ai figli degli iscritti, insomma roba troppo snob per essere valutabile come alternativa.

Per le femmine invece c'è tutta una selezione adatta, rigidamente perimetrata dagli stereotipi di genere. Pallavolo, danza, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato; le interferenze tra le discipline non sono ammesse, o comunque guardate con sospetto.

Ma la questione che mi premeva riportare qui erano le urla dei genitori in tribuna, imbarazzanti. Della serie: state calmi è solo un allenamento.
Ed io che pensavo fosse un fenomeno sporadico e circoscritto. Insomma siamo al punto in cui gli allenatori devono prendere misure cautelative per tutelare i figli dai genitori. Nell'imbarazzo generale. Non oso pensare in partita come evolveranno tali patetici esordi.

mercoledì 22 luglio 2026

La bellezza non è che una promessa di felicità

Dice così Stendhal nel 1822 in Dell'amore. Ma per capire in modo semplice il concetto, mi serve un esempio, uno di quelli significativi.

Questa foto è stata scattata il 22 luglio del 1945, in Piazza della Signoria a Firenze, a pochi passi dall'ingresso del Museo degli Uffizi. Sul camion ci sono le casse con i quadri trafugati dall’esercito tedesco; portati a nord di Bolzano, nel castello di Neumelans, erano pronti a valicare il confine per raggiungere il “Führermuseum” di Linz voluto da Adolf Hitler. 
Ma l'allora direttore degli Uffizi, Filippo Rossi, assieme al tenente americano Frederick Hartt, intercettano i nascondigli tedeschi, raggiungono i camion e riescono a farli tornare a Firenze. La colonna di sei camion è accolta da oltre 2000 fiorentini.

Firenze, e l'Italia, è pronta a rinascere, riabbracciando la sua arte liberata. Oltre 500 opere vengono recuperate. Una per tutte? 

La Madonna del Magnificat di Botticelli, del 1483.

venerdì 17 luglio 2026

Dottor Jekyll e Mister Hyde erano amici

Ero in giro per reel ed arriva questo pugno nello stomaco. Sono davvero un ingenuo quando penso che gli esseri umani riusciranno a rinunciare ad ammazzarsi. Perché lo fanno risultare divertente. E il paradosso molto molto ipocrita di tutto questo, è che se ammazzi qualcuno in tempo di pace, pure se ti stai difendendo da una rapina o se stai difendendo la tua famiglia, finisci in carcere, ma se ne ammazzi molti quando sei in guerra, allora diventi un eroe e fai pure un sacco di punti; esattamente come con una tessera fedeltà. E poi dicevano che ai bambini i video giochi violenti facevano venire brutte idee.

martedì 14 luglio 2026

Finiremo tutti in un letto singolo

Questo 2026 mi ha fatto venir voglia di cimitero, sarà che non è iniziato benissimo, ed è proseguito peggio, almeno a livello internazionale, tra Crans Montana, poi Venezuela, a seguire Iran e Stretto di Hormuz e varie ed eventuali, tanto per citarne alcuni. E qualcuno potrebbe dirmi (è successo): che te ne frega, mica intralciano la tua vita. Lo so, ma qualcosa resta dentro, chiamiamolo un generale senso di sconfitta dell'umanità e della furbizia della specie. 

E quindi eccomi al monumentale, a riflettere sulle tristezze del momento, e pure su quelle del mondo, mentre passo a salutare i miei famigli; tutti insieme appassionatamente, anche quelli che nemmeno avrei incontrato per motivi cronologici. Mi piace pensare che siano felici da qualche parte e in modi a me sconosciuti mi possano proteggere. In questo momento ho cinque generazioni a disposizione. Ma c'è qualcosa di più, mi piace pensare a quelle faccende sulla reincarnazione ed alle dimensioni parallele, tutte cose inconoscibili. Così resto meditabondo, leggo le epigrafi aspettandomi una rivelazione, e resto vittima di una felicità imprevista, circondato da cadaveri nella città dei morti. Forse il giusto equilibrio per affrontare il rientro nella città dei vivi.

venerdì 10 luglio 2026

Sestri Ponente, Esopo e il lupo

C'era una volta un giovane pastorello che portava al pascolo il gregge di pecore del padre vicino a un villaggio. Spesso, per noia, decideva di fare uno scherzo agli abitanti del paese: scendeva in strada e cominciava a gridare a squarciagola: «Al lupo! Al lupo!».

Inizia così Esopo, e la sua fiaba ci insegna una lezione importante: chi dice troppe bugie perde credibilità, e alla fine nessuno lo crede nemmeno quando dice la verità. 
Questa cosa bisognerebbe ricordarsela, soprattutto quando si pretende di avere la fiducia delle persone. Ma quello che leggo sui giornali locali mi fa pensare su alcuni aspetti che avevo sottovalutato. In  città ci sono molte, tante, persone esasperate, e non è il caldo, ma l'effetto di una politica locale che non ha ancora capito come si amministra un territorio, oppure non è capace a farlo, o non ne ha voglia, non ha tempo, non saprei, forse tutto messo insieme. Chiamiamola sciatteria, Non ci sono, non ascoltano e non capiscono.
Però a fine mese lo stipendio lo prendono. Tutti. 
I fatti di Sestri Ponente sono sulle cronache nazionali, e come sempre la stampa di regime non ha perso occasione per far vedere quanto è capace a confondere e strumentalizzare ogni sfilata, chi beneficia di questo? 
Non saprei.

Solitamente scoprire a chi giova, aiuta a trovare il colpevole. Ma qui una cosa è certa, non se ne giovano i cittadini. Le decisioni vengono rimandate e si preferisce far passerella e proseguire la cagnara in consiglio comunale piuttosto che mettersi a trovare soluzioni adulte e condivise.
Come sempre la politica sposta il dibattito, confonde, allude, crea tensioni anche dove non c'erano, esaspera, e non risolve, ma distrae.

E quello che più mi infastidisce è che le persone ci cascano, ci credono, accettano compromessi, ascoltano parole suadenti utili per spostare il problema altrove. Non per risolverlo o prevenirlo.
Un cumulo di incapaci che starnazzano.
E sabato a mettere la ciliegina sulla torta arriverà pure Vannacci.

domenica 5 luglio 2026

Nessuno sa fare la vittima meglio della persona che ha causato il danno

Dunque.... immagino questi due scenari.

Scena 1 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter. Ne seguono una serie di disagi e alcune bestemmie, così arrivo tardi al lavoro. Poi devo fare denuncia, attendere a tutta la burocrazia prevista, e nella certezza che non verrà mai ritrovato mi devo procurare (se posso) un nuovo scooter. Altrimenti prenderò l'autobus sino a quando non avrò risparmiato abbastanza per comprarne un altro. Oltre questo vivrò con l'ansia che l'episodio possa ripetersi.

Scena 2 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter, ma lo ritrovo ad un paio di isolati di distanza, accanto ad un lampione su cui il responsabile del furto è impacchettato come un salame, con disegnati sulla faccia i baffi da gatto (e non è un set truccabimbo) e sulla fronte la scritta LADRO. A quel punto, dopo aver riso per almeno mezz'ora, chiamo la polizia.

Vi piacciono come scenari? personalmente la Scena 2 mi ispirerebbe un post acchiappa like, se vivessi in Messico ovvio. Sì perché è questo che sta accadendo a Lagos de Moreno, nello Stato messicano di Jalisco.

Vi metto una foto per mostrare come le 'vittime' di questo Batman si presentino all'arrivo degli agenti. E qui scattano i miei pensieri sul resto della notizia, Perché a quanto pare la polizia messicana non ha posto l'accento sul fatto che in 10 giorni sono stati pizzicati 5 criminali, no no. (cito) Per le autorità le vittime non sono i derubati, ma proprio gli uomini legati ai pali. La polizia li tratta come tali e ha aperto la caccia a Batman: lo ha spiegato ai media il segretario per la Sicurezza dello Stato Juan Pablo Hernández. Gli uomini sono stati liberati e medicati per le ferite riportate, e non è chiaro se siano a loro volta indagati per i furti che gli vengono attribuiti.

Quindi il problema della polizia messicana non sono quelli che rubano, ma chi osa fermarli e farne ludibrio pubblico, forse evidenziando tutta l'incapacità con cui viene gestita la sicurezza nelle strade, e stai anche a vedere che poi la colpa sarà pure dei proprietari degli scooter, che li hanno lasciati incustoditi.

Vi ricorda nulla questa manipolazione? Vi dice niente un sistema in cui le leggi tutelano maggiormente i criminali e perseguono chi osa difendersi a cose fatte?

Dimenticavo la frase di rito: basta farsi giustizia da soli, non siamo nel Far West.

martedì 30 giugno 2026

Andale Andale, scatta un paio di foto, poi mandale

Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono lentamente, quasi senza accorgersi di quanto riescano a lasciarti qualcosa dentro. L’Egitto è uno di questi. Tutto inizia da un dettaglio: la luce calda che accarezza il deserto, il suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Poi, quasi naturalmente, quell’istante si trasforma in un’esperienza più profonda, fatta di storia, emozioni e suggestioni che restano nel tempo.

Questa manfrina è sponsorizzata dall'ETA, ente del turismo egiziano. Confezionata su misura per il mercato italiano. Accattivante vero?

Ci andrei in Egitto ad ascoltare "il suono lento del Nilo che scorre silenzioso"? Come si farà? 
Forse sarà il rumore dei rifiuti e degli scarichi fognari. Ma non voglio rovinarmi la vacanza con questi dettagli.

Quello che mi risulta più ostico accettare, è la disinvoltura di questo invito rivolto all'Italia, dove il soggiorno viene trasformato in suggestione che resta nel tempo.
Chissà se anche per Giulio Regeni è stato lo stesso. Noi in Italia, dopo dieci anni stiamo ancora aspettando di saperlo.
Ma anche Nessy Guerra e Patrick Zaki hanno vissuto il loro soggiorno in Egitto come una suggestione che resta nel tempo. E cazzo se gli è rimasta. 

Una suggestione che sopravanza piramidi, faraoni, mummie e musei. Tutto scompare, roba vecchia. Sarebbe come dire: venite in Italia per conoscere gli Imperatori Romani.
Cazzate! 
Poi magari si trovano coinvolti in qualche regolamento di conti tra bande rivali, ma fa parte del folclore locale. Pizza, spaghetti, mafia e mandolino.

Insomma questo Egitto delle suggestioni non è roba per me, soprattutto dopo questo post. Ma se voi ci andate, mandatemi qualche video del suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Grazie!

venerdì 26 giugno 2026

Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo

In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema. 

Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!

E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).

A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.

Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.

Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.

Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.

domenica 21 giugno 2026

Non si può lucidare uno stronzo... ma puoi arrotolarlo nei brillantini

Inizia l'estate, e come ogni anno, milioni di turisti arrivano a Genova convinti di essere persone educate, cortesi, rispettose degli spazi altrui. Poi scendono dalla nave da crociera e scoprono che, nella scala evolutiva della civiltà, stanno ancora dipingendo bisonti sulle pareti delle caverne.

mercoledì 17 giugno 2026

I buoni tendono a non durare


Il titolo del docufilm sul G8 è tornato nelle sale cinematografiche, soltanto per tre giorni. Sono passati 25 anni da quel 21 luglio 2001 eppure questo è, e resterà, un film scomodo.

Vi spoilero subito il finale: il film si conclude mostrando il trasferimento dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Qui, il massacro fisico della Diaz, noto al mondo come macelleria messicana programmata, si trasforma in tortura psicologica e fisica sistematica: umiliazioni, insulti, minacce di stupro e l'obbligo di cantare canzoni fasciste. Vi ricorda nulla questa metodologia? No? Nemmeno se vi dico Global Flottilla?

Diaz non è un film da "guardare", è un film da "subire". È un'opera necessaria che funge da atto d'accusa permanente. Non cerca la catarsi, alla fine del film non ti senti meglio, ti senti svuotato e indignato. È un pezzo di cinema civile che trasforma il sangue sulle pareti, in una memoria collettiva impossibile da cancellare. Indispensabile, ma preparatevi a stare male.

E adesso il lieto fine:
nessuno dei responsabili ha fatto un giorno di carcere per i pestaggi. Lo Stato italiano ha dovuto pagare milioni di euro in risarcimenti alle vittime (soldi pubblici). La catena di comando che ordinò e coprì il massacro è rimasta in servizio per oltre un decennio dopo i fatti, alcuni di loro furono perfino promossi di grado.


In chiusura riporto una considerazione che condivido, e che fa parte dei miei pensieri circa la persistenza del 'fascismo' all'interno della mentalità di certi italiani, presa dal blog di Fiamma:

Il fascismo non è solo un fenomeno storico circoscritto nel tempo e morto 80 anni fa (....), ma è un persistente stato mentale nutrito da ignoranza, qualunquismo, razzismo, xenofobia, omofobia, odio e maschilismo.

domenica 14 giugno 2026

Il sacro catino - breve storia di un'insalatiera verde

Questa storia comincia nel 1101, quando Guglielmo Embriaco rientra dalla Prima Crociata con un bottino straordinario tra cui un piatto esagonale verde, preso a Cesarea Marittima in Palestina. Lo descrive come un vaso di verde intensissimo. E lo dona alla cattedrale di Genova.
In altre epoche si parlerebbe di ricettazione ma per il clero genovese invece è una reliquia dell'ultima cena. A montare il marketing ci pensa Jacopo da Varagine, nel 1252, l'arcivescovo scrisse la Leggenda Aurea e identificò il piatto con il catino dell'Ultima Cena. Non sappiamo in base a quali informazioni, ma all'epoca le persone erano semplici e se un religioso affermava qualcosa con convinzione, ci credevano.
Siccome fa brutto dire: Belin ci siamo fatti fregare, per i secoli seguenti la storiella del piatto di smeraldo dell'ultima cena venne mantenuta viva. Questo permise al cardinale Luca Fieschi di usarlo come pegno per un prestito di 9.500 lire (circa 20 milioni di euro attuali).
Quando la città nel 1327 lo riscattò, emanò una legge: il Catino non poteva più uscire dalla sacrestia della Cattedrale di San Lorenzo. Mai più.

Da quel momento, la città smise di trattarlo come una reliquia e iniziò a trattarlo come un'arma diplomatica. Nel 1409 il governatore francese Boucicault tentò il furto. Fallì.

Nel 1522, durante il sacco delle truppe di Carlo V, la Repubblica pagò 1.000 ducati (circa 750.000 Euro) a un capitano imperiale per tenere lontano i saccheggiatori dalla sacrestia. Mille ducati per proteggere un piatto di vetro; ma non lo sapevano ancora.

Tutto bene sino al 1806 quando Napoleone requisisce il Catino e lo porta a Parigi. È lì, in un ambiente immune dalle suggestioni cattoliche, avviene l'analisi chimica: il verde accecante non è uno smeraldo, è vetro soffiato romano, colorato con ossidi di magnesio e potassio.
Datato al I secolo d.C. Un manufatto senza alcun valore religioso.
Il Catino tornò a Genova il 14 giugno 1816, frantumato in 10 pezzi, con uno mancante.

Il restauro del 2017, condotto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha confermato la datazione: I secolo d.c. epoca romana, vetro. Oggi i cocci ricomposti sono visibili nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo. Lo apprezzo come antico e raro manufatto di epoca romana (rotto).

Settecento anni di guerre sfiorate, prestiti, leggi speciali e ducati spesi, per un piatto che i romani usavano a tavola nel I secolo e che qualcuno, in un momento imprecisato, aveva portato in Palestina prima che i crociati lo razziassero pensando fosse di smeraldo. Custodito integro per 1800 anni. Nemmeno i bicchieri della lista di nozze della nonna sono durati così tanto.


In chiusura questo, lo chiamano: piatto in vetro verde. Ritrovato a Pompei e conservato al Museo archeologico di Napoli; non può vantare le spericolate avventure del suo coetaneo genovese, ma resta pure lui un incredibile testimone di ciò che era possibile trovare su una tavola pagana di duemila anni fa.

giovedì 11 giugno 2026

Dovremmo essere tutti un po' Franti

Le scuole sono ufficialmente finite, quindi da domani  stormi di adolescenti sfaccendati circoleranno per strada. Sono terminati i tempi in cui i minori si potevano mandare a lavorare e non era alternanza scuola lavoro. Nel frattempo gli insegnanti sono ancora impelagati nelle varie burocrazie.
Da anni chi è dentro il sistema si chiama sottopagato e i vari contentini sembrano non bastare.
La soluzione pare sia stata trovata in Alto Adige, dove i professori non hanno fatto manifestazioni bloccando le piazze, ma una cosa più efficace, hanno preso il contratto e lo hanno applicato alla lettera. Sono entrati in classe, hanno fatto lezione, hanno interrogato e corretto i compiti.
E basta così. Non un minuto in più. Niente progetti extra scolastici, gite nei weekend, riunioni fuori orario. Niente "lo faccio lo stesso per il bene dei ragazzi".
E così le scuole sono andate in affanno, perché la didattica si regge sulla generosità degli insegnanti. Quindi sul lavoro regalato.
Così il problema è diventato reale per le famiglie, per i presidi e per la politica. Non si poteva più far finta di niente.
Risultato? 
La Provincia autonoma è intervenuta con aumenti fino a 400€ lordi al mese.
Nel resto d’Italia, il Ministero annuncia trionfalmente circa 143€... mensili.

Una cosa che rimane invariata in tutto questo è il sistema scolastico italiano, che sembra sopravvivere alle riforme e che è fermo alle dinamiche individuate da Umberto Eco nel 1963 nell'«Elogio di Franti». Un sistema scolastico fermo a 50 anni fa.
Se il libro Cuore nel 1886 usava la melassa sentimentale e patriottica per annullare il conflitto sociale e forgiare sudditi obbedienti, la scuola di oggi sostituisce quel buonismo con la retorica della performance, del merito e delle competenze funzionali al mercato. Ieri si puntava al conformismo morale, oggi all'efficienza produttiva, ma l'obiettivo rimane lo stesso, piegare l'individuo alle esigenze del sistema egemone. Franti, colui che ride dell'ipocrisia educativa, rappresenta ancora oggi la resistenza necessaria di chi rifiuta di essere ridotto a mero ingranaggio, svelando come l'istituzione tenda spesso a premiare la docilità, la mediocrità e l'omologazione a scapito del pensiero critico e divergente.

sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo

A seguire un video esplicativo.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

martedì 26 maggio 2026

Viviamo di sentito dire

Possiamo mettere in discussione tutto e tutti?

Socrate: mettere in discussione le certezze altrui per dimostrare che "so di non sapere".
Cartesio: trovare un punto fermo su cui costruire la conoscenza. Cogito ergo sum (Penso, dunque sono).
Karl Popper: una teoria è scientifica solo se può essere messa in discussione. Se una verità non può essere contestata, non è scienza, è dogma.

La saggezza sta nel sapere cosa mettere in discussione e quando.
Ma quello di Popper mi pare il metodo più saggio.

giovedì 21 maggio 2026

Non sarà il canto delle sirene ad addormentarci il cuore

Ferma la nave, ascolta la nostra voce.
Nessuno è mai passato di qui con la sua nave senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio...

Cresce in modo esponenziale il numero di persone "distratte", e non sarà il canto delle sirene ma quello dei furbofoni, ad addormentare i cervelli.
Con questa foto i bibliotecari chiedono ai lettori di riportare i libri al bancone piuttosto che abbandonarli dove capita, scatenando una caccia al libro che spesso rende introvabili alcuni volumi per settimane.

Chiedere agli utenti una cortesia del genere è come dire: attenzione la fiamma è calda!
Il normale buon senso latita, ma credo ci sia dietro qualcosa di più profondo, in un'epoca affannosamente alla rincorsa dell'Intelligenza Artificiale, anche le funzioni più elementari sono perdute nell'atrofia dilagante.

domenica 17 maggio 2026

Il passato è un sogno da cui ci svegliamo ogni mattina

Immagini come questa affollano i social locali, prima e dopo, ed il confronto passato-presente è sempre un'ode malinconica alla bellezza perduta. Sarà anche così, ma viene dimenticato che tra i due scatti sono trascorsi circa 150 anni, due guerre mondiali, e non saprei quanti altri eventi che hanno determinato una crescita economica inimmaginabile, che ha giovato a tutti, la città non sarebbe com'è oggi senza. 
Tuttavia c'è una sorta di malia, riconoscere nella città del presente qualcosa che c'era in quella del passato, sarà un desiderio di appartenenza al luogo, una sorta di rassicurazione. Ci sono interi reel su queste faccende, ora che possiamo fare confronti. In passato non lo facevano, forse perché i cambiamenti erano lente evoluzioni e venivano percepiti come miglioramenti; oggi invece pare sia il contrario.

martedì 12 maggio 2026

110 a 0 - L'autopsia dell'arte italiana


Se eravate fermi alla favola: Italia culla dell'arte, ecco, adesso potete svegliarvi. La Biennale di Venezia edizione 2026 ci comunica un dato importante e difficile da ignorare:
110 artisti invitati = Zero artisti italiani.
A seguire le polemiche sui padiglioni di Russia ed Israele e dimissioni varieAnche se tutta questa querelle sembra montata per attirare pubblico, esattamente come i teatrini prefestival a Sanremo.

Per spiegare tutto questo le parole magiche sono le stesse utilizzate in molti ambiti italici che si trovano ingessati grazie ad una costellazione di elementi che, da almeno vent’anni, orientano gran parte del discorso sull’arte contemporanea italiana. In alcuni articoli si fanno pure nomi e cognomi.
A questo punto vado di sintesi:
lobby - clientelismo - raccomandazioni.

Vi ritrovate in queste parole?

Qui siamo nuovamente davanti al solito problema, un sistema dove i nomi vengono tramandati più che scoperti, e il caso di Beatrice Venezi che critica la casta del Teatro La Fenice, si aggiunge a questo discorso.
Le menti migliori spesso abbandonano, si chiama fuga dei cervelli. Artisti, curatori, ricercatori, dopo cinque, dieci, quindici anni semplicemente spariscono. Non perché manchi talento. Perché manca ossigeno.

Ma per Koyo Kouoh (r.i.p.) uscirne fuori è stato semplice: ignorare tutti. Così magicamente ci troviamo davanti ad una selezione per merito. Quindi 110 a 0 - palla al centro. La riflessione emerge in questi giorni, dopo l'inaugurazione del 9 maggio.
Servirà a cambiare qualcosa? Secondo me no.

mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.

sabato 2 maggio 2026

Finché eravamo giovani Era tutta un'altra cosa Chissà perché?


Quello che vedete nella foto è il tipo di tram che preferisco. Alla faccia di quelli modernissimi che hanno ripreso a circolare in alcune città. Orrendamente futuristici, mi sembrano delle supposte. Ecco se avessi il potere per farlo, i nuovi tram di Genova li rifarei esattamente così, e nel farlo ricorderei quanto sia divertente circolare sui tram di Lisbona

Passando a cose serie invece, in questi mesi, in città infuria la polemica sulle nuove obliteratrici. Sono complicate da utilizzare. E quindi mi chiedo: come mai un'azienda con un buco di bilancio di 280 milioni di euro, decide di rottamare le vecchie timbratrici a inchiostro e sostituirle con le nuovissime a lettura QR code?

Rimarco che il primo disagio è riuscire a farle funzionare, il secondo è ricordarsi a che ora scade il biglietto, perché l'orario di inizio viaggio non compare. Bisogna ricordarselo.

E qui torno al mio tram verdino (1970 circa), dove quando salivi c'era un omino con divisa e cappello che ti vendeva il biglietto. Lo chiamavano bigliettaio e se ne stava appollaiato in un trespolo tipo questo in foto, se non pagavi nemmeno ti faceva salire. Era semplice.

Oggi le stime dicono che sulla quantità totale di multe, viene recuperato il 3% (tre per cento) e c'è pure un ufficio apposito per il recupero, ma sempre il 3% rimane. Il 97% invece non paga e la multa la butta appena scende dal bus.

Non serve un genio per capire che il sistema è inefficace; ma non solo quello delle multe, anche quello delle nuove timbratrici. Non funziona ma ci si ostina a far finta che funzioni, ciecamente, ottusamente. A chi lo fa notare si oppongono inutili quanto improbabili soluzioni.

L'importante è fare muso duro e multare chi si ostina a non voler pagare, anche quando è una vecchina di 90 anni che ingenuamente chiede al controllore di verificare se è riuscita a timbrare il biglietto con il nuovo sistema a QR code. A questa nonnina consiglierei di entrare orgogliosamente a far parte di quel 97%. di persone che se ne fottono del sistema e non pagano le multe.

Questo entra nei discorsi di una burocrazia fascista (di cui accennavo nel post del 25 aprile) arrogante e totalmente disconnessa dai problemi reali dei cittadini, che prosegue a imporre senza comprendere. E così facendo imbocca soluzioni tecniche e metodologiche palesemente inefficaci, improbabili, improvvisate, quando non impopolari, ma incredibilmente costose.

giovedì 30 aprile 2026

Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare

A quanto pare è di Banksy la statua apparsa a Londra. Mentre re Carlo III è in Usa a prendere per il culo Trump, l'artista più spregiudicato del pianeta si diverte a canzonare i politici, l'amor patrio e chissà quali altri significati troveranno prima che il monumento venga rimosso. Questo memento mori sta facendo il giro del web. E mi chiedo: servirà?
Per chiudere vi metto tre batture del Carlo a Trump:

1) Se non ci fossimo stati noi in Usa si parlerebbe francese.

2) Anche noi abbiano ristrutturato la Casa Bianca nel 1812.

3) Inghilterra e Usa hanno un sacco di cose in comune, tranne la lingua. (citando O. Wilde)

martedì 28 aprile 2026

Ave Trump - morituri te salutant

Ancora due anni di mandato e poi fuori dalle balle. Nel frattempo visto l'elemento, chissà quanti altri casini riuscirà a combinare o a risolvere, dipende dai punti di vista. Mi sono chiesto quanti morti possa avere sulla coscienza Trump da quando è diventato presidente degli USA. Ovviamente non posso saperlo, ma sospettando un buon numero, l'ho chiesto a ChatGPT che dice:

Totale stimato di morti dirette: In un intervallo tra 60.000 e 85.000 persone.

A questo punto la stima potrebbe essere 76.000. Perché settantasei metri è l'altezza del nuovo arco che Trump vuole realizzare a Washington. L'amministrazione ha diffuso ulteriori dettagli sui progetti per un arco trionfale di 76 metri (richiama il 1776, anno dell'indipendenza americana dicono). I disegni presentati alla Commissione per le Belle Arti per l'approvazione, mostrano uno stile classico, ispirato all'arco di Costantino a Roma.
A seguire vi metto un po' di numeri:

Arco di Costantino (Roma): Alto 21 metri. È il più grande e complesso arco romano superstite. Costruito in tre anni, nel 315 d.c.

Arco di Trionfo di Parigi (Alto 50 metri), è già un'espansione colossale dei modelli romani operata da Napoleone. Costruito in trent'anni a partire dal 1806.

Arco di Trionfo di Pyongyang (Corea del Nord): Alto 60 metri. È attualmente l'arco trionfale più alto del mondo ed è stato costruito nel 1982.

Come vedete la gara è sempre su chi ce l'ha più grosso. Quindi non resta che aspettare l'inaugurazione, chissà se riuscirà a farlo prima della scadenza del suo mandato il 20 gennaio 2029. Per adesso lui si limita a giocare con il modellino.

sabato 25 aprile 2026

Anche se un serpente cambia pelle resta sempre un serpente

Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati. 
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa. 
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?

C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8. Era il 2001.

Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.