sabato 26 settembre 2026

Questo non è amore, è omissione educativa

Le scuole sono appena iniziate e già cominciano gli accoltellamenti dei professori. Un tempo usavano le bacchettate sulle mani, forse saranno costretti a riprenderne l'uso per legittima difesa.
A me questa faccenda ricorda molto quei film statunitensi anni '90 in cui si vedeva una scuola del Bronx, degrado, spaccio, scritte sui muri, violenza nei corridoi, adolescenti disagiati nelle aule, patetico rendimento scolastico, professori di trincea. 
Era una sceneggiatura social-catastrofica? manco per niente. Era proprio la realtà. Per capirci è come leggere Verga o Capuana oppure Serao, e pensare ad un'invenzione letteraria e poi scoprire persone che realmente tirano a campare vendendo lupini, o che Suor Giovanna della Croce non è un personaggio immaginario, ma una biografia.

Ora, tolte le fantasiose soluzioni di Valditara, che evidentemente non ha mai passato neppure un quarto d'ora in un'aula scolastica, nemmeno per il colloquio genitori insegnanti, viene da chiedersi: perché ha aspettato l'inizio dell'anno scolastico per emanare le direttive sulla composizione delle classi? c'era davvero bisogno di farlo, oppure è il solito "mare di irrilevanza" a cui ci stanno abituando?
Sospetto che sia la solita pezza, da mettere e togliere a comodo del partito in vigore.

Quindi:

Il parere della psicologa - Lei la seguo da tempo e trovo le sue riflessioni pertinenti, non sempre le condivido, ma resta una buona base di riflessione. Sulla vicenda del tredicenne trovo sia utile. C'è anche un parere della criminologa Roberta Bruzzone, sul perdono della prof. ma lascio a voi cercarlo.

Nota di colore - le nuove regole per cui i professori non possono caricare i compiti dopo le 20.00 per il giorno seguente. Ma alle 19,59 sì.
Anche qui siamo al corto circuito, per cui si deve legiferare qualcosa che dovrebbe essere governato dal buon senso. Ma in fondo la scuola prepara al mondo del lavoro. Sarete gli schiavi dei vostri capo ufficio. Abituatevi. Nessuna legge vi proteggerà, forse i sindacati, ma solo se lavorate nel pubblico.

N.d.A. - Un tempo conoscere la lingua italiana era la base da cui partire per accrescere la cultura degli alunni, oggi invece sapersi esprimere correttamente in italiano (comprenderlo, scriverlo e parlarlo) è diventata la meta da raggiungere. Il resto è secondario. Come si potrebbe sistemare tutto questo? Penso bocciandoli. Esattamente come succedeva in passato, non sai? non studi? ripeti finché non hai capito. È semplice.

In tutto questo, e vado di sintesi, le famiglie dove sono? i nonni, i genitori, gli zii? Se ne fregano o non sanno nemmeno come si educa un figlio? negli articoli se ne parla solo di sponda, sarà perché rischia di essere una realtà molto scomoda.
Questa gente va aiutata dagli assistenti sociali, dagli psicologi, anche dalla polizia giudiziaria visto che sono legalmente responsabili dell'operato dei figli, si chiama culpa in educando o in vigilando.
Lo sapevano?
Perché è chiaro, c'è una situazione di emergenza, di disagio psicologico e cognitivo, ma sembra costantemente sottovalutata, perché è comodo farlo, voltarsi dall'altra parte per non creare allarmismo sociale, perché raccontarsela è meglio che affrontare. La negazione è comoda.
A quale partito vogliamo affibbiare questa ipocrisia sociale? A quale ente o istituzione assegniamo questa deriva? Siamo al solito dito nel foro della diga?

lunedì 21 settembre 2026

La città come contenitore per mandrie

Prendo questo esempio perché è quello che ha scatenato il dibattito più acceso. La nuova sistemazione del piazzale attorno al Colosseo.
Roma ha intrapreso una significativa trasformazione urbana, vuoi per gli eventi che la coinvolgono, vuoi per l'aumento dei flussi turistici, e dentro ci metto anche, vuoi perché era ora che ci si occupasse dell'arredo pubblico. Succede un po' dappertutto, nelle città d'arte, la ridefinizione degli spazi in virtù della fruizione turistica. I cittadini non sono sempre concordi con le scelte fatte, spesso dettate dall'esigenza di aggiornare luoghi dimenticati da decenni.
Ma tra gli errori dei progettisti e quelli degli esecutori, c'è un dato che a mio parere emerge, la creazione di spazi capaci di accogliere i grandi numeri del turismo di massa, resistere al vandalismo ed alle manifestazioni e pure ai cortei di protesta, e sufficientemente anonimi e facilissimi da gestire. Li definirei 'vuoti urbani'. Sembrano aree bombardate. E forse non sono errori.
Sistemazioni meno che mediocri forse, ma perfettamente adatte ai nostri tempi, anche a scapito delle direttive per la mitigazione climatica.

Questa invece è la piazza dell'Hotel de Ville a Parigi, cioè piazza del municipio. In un paio di anni è diventata un piccolo parco urbano dove le persone possono sedersi tra gli alberi per una sosta o per la pausa pranzo. Metto la foto giusto per far rosicare i romani e farli riflettere su quanto sarebbe facile ottenere degli ambienti urbani gradevoli, semplicemente progettando la città in modo differente dal solito asfalto-cemento-lampioni. Insomma negli uffici tecnici chi ci vogliamo mettere? Forse l'A.I. semplicemente perché diversamente è disagio cognitivo.

giovedì 17 settembre 2026

Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata

 

Sì, è una cosa tutta mia. 
Però quando vedo troppi furbofoni in giro, magari tesi in alto, inizio ad insospettirmi, per quel fatto che c'è l'intelligenza artificiale dentro, e fuori, tutto intorno, scorgo l'imbecillità naturale. Ma è una cosa tutta mia, ribadisco. E così anche le cose belle, quelle fatte bene, diventano immediatamente stupide, si ammantano di un'aura di banalità da social. Così non mi piace più, mi intristisco, mi infastidisco perfino, e non so bene perché. O meglio lo so benissimo, è il contesto che non mi  appartiene.
Sarà anche per le facce da imbesuiti che compaiono in questi casi.

domenica 13 settembre 2026

È quello che fai dopo aver sbagliato che conta

"Mentre su Genova calavano le prime ombre della sera..." ad insaputa di molti cittadini è iniziata la kermesse Genova Profumata, un percorso olfattivo che attraversa le vie del centro storico. E davvero c'era proprio bisogno di una spruzzata di fragranze per risolvere certe questioni. 
Ora sarà tutto diverso, migliore, significativamente risolto. Mi credete?
La stampa di regime plaude a questa iniziativa, e l'utilizzo di un fraseggio degno dei migliori pennivendoli, quelli che riuscirebbero a vendere il ghiaccio agli esquimesi per capirci, certifica che la cosa è buona e giusta, i soldi e le energie ben spesi. Insomma siamo sulla buona strada, è tutto sotto controllo, di più, è tutto profumatissimo. Per scoprirlo basta gironzolare nel centro.
Un po' come accadeva nella Versailles ai tempi del Re Sole, in cui la noblesse sopperiva alla mancanza di igiene con massicce dosi di profumo. Crogiuolo dell'iniziativa, la splendida cornice della Sala Dorata di Tobia Pallavicino.


Nel frattempo, "là dove il sole non batte mai nemmeno alla domenica"...

giovedì 10 settembre 2026

L'ipotesi del mondo giusto

L'ipotesi del mondo giusto è un errore di valutazione della mente. Porta a pensare che il mondo sia equo e che ognuno riceva esattamente ciò che si merita. Secondo questa idea, chi fa il bene viene premiato e chi fa il male viene punito.
Cazzate.
Il concetto è stato studiato dallo psicologo Melvin J. Lerner nel 1980.
L'ipotesi del mondo giusto è un meccanismo di difesa che aiuta a sentirsi al sicuro. Convincersi che esista una giustizia, tramite il karma o il destino, riduce l'ansia di fronte al caos della vita.
Pura ipocrisia ed auto illusione quindi.
Facciamo finta che le disgrazie capitate agli altri siano colpa loro, così pensiamo che a noi non accadranno mai, se ci comportiamo 'bene'.

Ma questo porta inevitabilmente a confrontarsi con la realtà, ed ha delle conseguenze pratiche, infatti questo modo di pensare crea problemi nei rapporti con gli altri e nella società.
Colpevolizzare la vittima è comodo, soprattutto quando si invocano certi stereotipi indotti. Spesso porta a giustificare le aggressioni o i torti subiti, pensando "se l'è cercata".

Questo rallenta la lotta alle ingiustizie, crea una comoda e pericolosa inerzia verso chi delinque, poiché si accetta la realtà pensando che il mondo sia già giusto così com'è.
Molti in questo finale scriverebbero: svegliatevi.


sabato 5 settembre 2026

Rimarrà quello che siamo stati per gli altri

Questa storia inizia a Genova, nel quartiere di S.Martino, dove Luigia Borrelli, infermiera di 27 anni, conosce Mario Andreini, magazziniere divorziato. I due si innamorano, si sposano, ed hanno due figli, Roberto e Francesca.
Tutto bene sin verso la fine degli anni ottanta, quando Andreini decide di aprire un bar; non avendo i soldi necessari per ristrutturare il locale, l'uomo si indebita con gli usurai per 250 milioni di lire (circa 150.000 euro di oggi). Forse per via delle preoccupazioni dovute alla restituzione del prestito, nel febbraio 1990 Mario muore d'infarto, lasciando a Luigia due figli adolescenti da mantenere e, sorpresa, il grande debito da ripagare.

Minacciata e pressata dagli usurai, nel 1992 Luigia decide di fare una scelta radicale e forse disperata: si licenzia come infermiera e inizia a prostituirsi con lo pseudonimo di Antonella. Per poter esercitare prende in affitto un magazzino in Vico degli Indoratori, a pochi passi dalla cattedrale di San Lorenzo; pieno centro storico.
Nel luglio 1993 ha un giro di clientela piuttosto vasto, tanto da potersi permettere di pagare affitto e usura, attirandosi le antipatie delle altre prostitute che lavorano sotto protettore. Ai figli racconta di fare la badante presso un'anziana signora, Adriana Fravega, che in realtà è un'ex prostituta, proprietaria del magazzino dove Antonella organizza gli appuntamenti.

La mattina del 6 settembre 1995, Antonella non è ancora rientrata a casa, la figlia Francesca, 19enne, preoccupata, chiama la Fravega.
La donna insospettita, si reca nel magazzino per controllare e qui trova una scena agghiacciante, il cadavere della Borrelli ricoperto di sangue, in un ambiente messo a soqquadro da quella che era stata una lotta tra aggressore e vittima. La donna presenta i denti spezzati, diverse ecchimosi e un trapano conficcato in gola. Dall'esame autoptico emerge che nessuna delle ferite sarebbe stata mortale, e che Antonella è morta successivamente per dissanguamento.

Il primo indiziato è il figlio Roberto, 22 anni, disoccupato, in passato aveva picchiato la madre ed è un abituale frequentatore della malavita locale. Non trovando nessuna prova a suo carico, viene scagionato.

Le indagini si spostano su Ottavio Salis, elettricista di 52 anni, che lavorava alla ristrutturazione del magazzino ed era cliente di Antonella. L'indizio più evidente... il trapano ritrovato era il suo. Sbattuto sulle pagine dei giornali come uno dei principali sospettati, ed accusato dalla Fravega, il 14 settembre 1995 Ottavio si butta dalla sopraelevata di fronte alla Lanterna, dichiarandosi innocente e morendo poco dopo in ospedale. Una settimana dopo, l'esame del DNA gli da ragione, scagionandolo.
La polizia brancola nel buio.

Il 25 marzo 1996 avviene un'altra morte sospetta: Adriana Fravega viene trovata senza vita nella sua abitazione, dopo aver assunto barbiturici. Suicida forse per aver accusato ingiustamente Salis.
Le indagini sono ancora in alto mare e il caso resta insoluto.

Nell'agosto 2004, alla Procura della Repubblica venne recapitata una lettera anonima scritta dal presunto assassino, in cui esprime il timore di essere arrestato. Ma anche questo rimane un indizio che lascia agli inquirenti solo ipotesi e un delitto irrisolto.

Il 14 novembre 2014, accade un altro fatto tragico: Roberto, il figlio di Antonella, da tempo in cura per problemi psichici, decide di togliersi la vita, buttandosi dal Ponte Monumentale di Genova.

Nel 2021 dopo 26 anni di indagini infruttuose, tutti i sospettati risultano morti. Il delitto di Antonella diventa un cold case.

Nel 2023 le indagini vengono riaperte in seguito al programma televisivo: Mostri senza nome - Genova. Seguono nuovi esami del DNA, e qui arriva il primo vero indagato, è un carrozziere genovese, Fortunato Verduci di 66 anni, a cui viene contestato un altro reato commesso nel 2023 in cui avrebbe rubato alcuni gioielli a una donna che lo ospitava.

Finalmente dopo trent'anni e tanti morti innocenti, il vero colpevole ha un nome.
La sentenza è attesa per il 6 ottobre 2026.

martedì 1 settembre 2026

Nessun posto è lontano, se dà senso al vostro viaggio

Questa città è piena di stranieri, l'egiziano della pizzeria, il bengalese dei cellulari, il pakistano del frutta & verdura, il marocchino che vende ciabatte di pelle di capra.

E poi c'è il cinese del negozio dei cinesi, arriva da Chongqing ed è in Italia dal 2008, non parla una sola parola di italiano. Non capisce un cazzo di shelf marketing o merchandising, butta la merce sugli scaffali polverosi un po' dove capita, è capace solo di dire: sì o no, e lo conferma con la testa. Preferisce dire Sì anche se non ha capito la domanda. Ma riesce a fare gli scontrini. Quando non ha clienti in cassa guarda dei video sul cellulare e ride. In cinese.

Nel negozio dei cinesi tutto costa poco, e non me lo spiego, perché le stesse cose negli altri negozi costano il doppio. Il cinese del negozio dei cinesi non parla italiano, ma sa fare i conti a mente e ti regala il sacchetto di plastica per metterci le cinesate usa e getta.

Mentre uscivo mi sono chiesto se riuscirei a vivere a Chongqing in un negozio di italianate, buttare la merce sugli scaffali alla cazzo di cane e passare il tempo a guardare video stupidi sul cellulare, e ridere. Senza sapere una sola parola di cinese.

Chissà se resisterà al cedimento dei negozi dei cinesi.

lunedì 24 agosto 2026

Da noi la tragedia vira costantemente in farsa

Credo che molto presto tutta la faccenda del furto delle tavole di Antonello da Messina verrà insabbiata, dai media ovviamente, i detective invece proseguiranno a brancolare nel buio assieme a quelli che stanno ancora cercando i gioielli rubati al Louvre. Dalle notizie strombazzate in rete trovo ci siano tutti gli elementi per pensare ad un furto su commissione, anche se gli autori hanno lasciato metà del bottino nel vicolo, e forse proprio grazie a questo, qualcuno, pare un passante, ha potuto dare l'allarme alla polizia. Sì perché, sempre stando alle cronache, i quattro custodi erano distratti da altro, e dopo aver spento l'allarme hanno proseguito a farsi i cazzi loro.

Questa cosa non mi è difficile da credere, perché siamo in Sicilia, perché era ferragosto e perché da quando è scattato l'allarme a quando si sono 'accorti' del furto, sono passati oltre 20 minuti, nemmeno una sit comedy potrebbe fare meglio. Così ho scomodato solo due stereotipi per classificare quello che non riesco a spiegarmi diversamente. Il fatto poi che sempre gli stessi custodi siano finiti altrove, in ferie, o sospesi dal servizio in attesa di chiarimenti, non fa che certificarmi nel mio frettoloso giudizio.

Spoiler: il 29 agosto del 1971, stesso museo, stesse opere. All'epoca il bottino fu recuperato a Zurigo otto mesi dopo. Ma a quanto pare i musei siciliani sono spesso preda delle attenzioni dei ladri. Troppo spesso direi.


Una morale della favola però la voglio scrivere; una nazione così incapace da non essere in grado di tutelare e preservare le opere d'arte del suo passato, non le merita più. Merita che lo facciano altri, oppure che le stesse spariscano per sempre, testimoniando ai posteri quanto sia stata crudele la storia e stupidi i proprietari. Anche questo fa parte del gioco, è un segno dei tempi.

giovedì 20 agosto 2026

Divertitevi ora. È più tardi di quanto crediate

Il declino di Detroit è ben rappresentato da questa sequenza di foto; le vicende di questa città adagiata sugli allori del proprio boom economico fino a finire in bancarotta, mi ricordano la parabola dell'Italietta da romanzo rosa soffocata dal debito pubblico in cui stiamo vivendo.

Le ragioni che portano una nazione a raschiare il fondo del barile sono le stesse in ogni capo del mondo. Sindacalisti intenti a tutelare le rendite di posizione delle categorie che rappresentano, dipendenti pubblici assunti su raccomandazione e per ragioni clientelari, una classe dirigente autoreferenziale e parassitaria.

L'Italia di oggi ha molto da spartire con Detroit, con tutti i suoi casi opachi di gestione delle risorse. Uno per tutti il caso dei forestali calabresi e altri esempi simili che riempiono le cronache a cadenza periodica. Così mentre Detroit scompare tra gli alberi, l'Italia che farà?

sabato 15 agosto 2026

Le masse preferiscono non essere coscienti

«Così, per loro scelta, si pongono alla pari degli altri esseri del regno animale».

«E il libero arbitrio?»

«Lo usano un'ultima volta per scegliere di non dover più scegliere».

lunedì 10 agosto 2026

Non è illegale se lo fai abbastanza bene

La situazione è più o meno così; mare, scogli, alberi. Poi un camminamento sassoso, e intermittente. Ma qualcuno ha deciso che si può fare di meglio. Le parole magiche sono sempre le stesse: turismo, messa in sicurezza, fruizione, ripristino. 
Quindi ecco la proposta: cemento molto, acciaio inox, pietre di cava, tutto rigorosamente di design. Proposto con il solito sistema: immaginetta render di una visione ipotetica. 
Accattivante vero?

Costi  per la manutenzione di un'opera consegnata alle mareggiate invernali: non pervenuti. Chiunque capirebbe che non ha molto senso (ri)costruire in prossimità del litorale, perfino rubando spazio al mare. Quindi degrado rapido o continui ripristini. Ma son posti di lavoro e soldi pubblici. Bene così.

giovedì 6 agosto 2026

Dare troppo all’inizio non è un atto di generosità

I volontari scarseggiano, almeno stando ai vari rapporti delle associazioni che se ne occupano. E per parte mia ho smesso quando mi sono reso conto di assistere al solito loop, una tela di Penelope; sempre le stesse problematiche irrisolte, manca personale, le risorse si sprecano, i furbetti ci marciano, e si presta servizio con l'ansia di trovare un benefattore. Nell'attesa ci si arrangia alla meno peggio. Così la motivazione latita.
È giusto tutto questo? NO.

Poi ho iniziato a riflettere meglio sulla gestione dei volontari in Italia. Celebrato come il pilastro della civiltà, da una prospettiva cinica, il volontariato è un meccanismo che perpetua le disuguaglianze.
Il volontario offre lavoro gratuito, spesso per mansioni che dovrebbero essere retribuite. Questo crea un abbassamento del valore del lavoro. Perché un ente dovrebbe assumere un professionista pagandogli contributi e salario, se può ottenere lo stesso risultato gratis, con i volontari?

E inoltre: se i cittadini si organizzano da soli per curare i beni comuni, lo Stato o il Comune, si sente autorizzato a disinvestire in quei settori. Il risultato è la privatizzazione del welfare: i diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti vengono trasformati in atti di carità, che dipendono dalla disponibilità dei volontari.
In ambito ambientale, il buonismo diventa una merce per ripulirsi la coscienza, senza mettere in discussione il proprio stile di vita.
E poi molti problemi sociali richiedono competenze tecniche, psicologiche specifiche. Il volontario, armato solo di buone intenzioni, spesso interviene in modo superficiale.

Il volontariato è il lubrificante di un sistema ingiusto. Permette a una società diseguale di continuare a funzionare senza mai dover affrontare il problema alla radice: la distribuzione della ricchezza e la responsabilità pubblica. Finché ci sarà bisogno di volontari, significa che la politica e l'economia hanno fallito. Celebrarlo come un valore assoluto significa celebrare quel fallimento.

domenica 2 agosto 2026

Le persone ascoltano per rispondere non per capire

Ed è così, lo verifico ogni giorno, teste vuote dove altro che memoria del pesce rosso. 
Quindi ecco sei suggerimenti buoni per ogni discussione:
Abbiamo sempre fatto così - questo blocca le iniziative per cambiare le cose, anche in meglio.
Sono posti di lavoro - (Art. 1 Costituzione) autorizza qualsiasi attività pure quelle nocive per l'ambiente.
È temporaneo - ottima argomentazione per rimandare qualsiasi discussione, tanto poi le persone dimenticano.
Adesso pensiamo all'emergenza - utile per chi non riesce a pensare oltre.
Ci sono altre priorità a cui pensare - come sopra, ma con la variante delle cose (veramente) necessarie.
Che vergogna - un evergreen, va bene per qualsiasi argomento, non serve nemmeno approfondire.

mercoledì 29 luglio 2026

Le persone non cambiano, al limite peggiorano

Cento chili di rifiuti in tre ore. Tanto è stato raccolto dai volontari di Legambiente in una delle zone più turistiche della città. Il primo pensiero è meritorio, io non riuscirei a sprecare il mio tempo per rimediare alla maleducazione degli altri. E poi ogni anno è la stessa storia, negli stessi luoghi. Quindi c'è qualcosa che non funziona e azioni che non risolvono.
Ma vado oltre.
Possibile che per tenere pulita la città ci sia bisogno di avere dei badanti?
Gente che circola con la palettina a raccattare spazzatura che altri buttano ovunque. Lo trovo imbarazzante. Ma un motivo c'è, queste persone credono sia un loro diritto buttare spazzatura dove gli pare, perché pagano la tassa sui rifiuti e quindi pagano persone per raccoglierli.
Lo so che questo concetto ha dell'assurdo, ma vi assicuro che è così che ragionano, e lo scrivono perfino sui social, in risposta a quelli che condannano la sporcizia urbana come maleducazione dei cittadini.
Ingenui o coerenti? Non saprei.
Sicuramente scontano qualche trauma infantile mai superato. A seguire si lamentano perché il Comune non provvede a pulire sollecitamente. Nemmeno fossero dei neonati che frignano perché si sono cagati nelle mutande e la tata non li ha ancora cambiati.
Vi piace questo paragone?
Ecco credo che se c'è un atteggiamento definibile come fascista (per quel discorso affrontato nel post del 25 aprile) questo è un esempio. 
L'arroganza della pretesa, la risposta supponente a chi si lamenta, passando subito a contrattaccare e spostando l'attenzione sui doveri degli altri. Una manipolazione comunicativa abbastanza infantile. L'idea è che il bene pubblico sia lì, a loro esclusiva disposizione, da usare ed abusare in modo personale. Salvo poi minimizzare le loro azioni con ridicole giustificazioni.
Deprecabili per vari aspetti, ma etichettabili come atteggiamenti fascisti.

sabato 25 luglio 2026

A volte la strada che va avanti sembra riportarti indietro

Non temere, amore mio

Farò meglio per nostro figlio

Schiaccerò quelli degli altri

Così giocherà da solo



Dice così Safy nella canzone presentata a Sanremo. E ci pensavo ieri, mentre rincasavo passando accanto al campo di calcetto dove c'erano i pargoli degli operai in allenamento. Dico operai perché il calcio rimane uno sport nazional popolare, genuino e ruspante, molto maskio, dove volendo non si spende troppo per l'attrezzatura e abbigliamento. Gli altri, quelli che pensano di aver generato il figliol prodigo, lo iscrivono al circolo del tennis, in cui Sinner docet, oppure li mandano a savate, così da adolescenti potranno difendersi dai bulli e smaltire il disagio familiare coi pugni, i più alternativi li portano a fare rugby. Da queste parti c'è pure una scuola di golf, ma è riservata ai figli degli iscritti, insomma roba troppo snob per essere valutabile come alternativa.

Per le femmine invece c'è tutta una selezione adatta, rigidamente perimetrata dagli stereotipi di genere. Pallavolo, danza, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato; le interferenze tra le discipline non sono ammesse, o comunque guardate con sospetto.

Ma la questione che mi premeva riportare qui erano le urla dei genitori in tribuna, imbarazzanti. Della serie: state calmi è solo un allenamento.
Ed io che pensavo fosse un fenomeno sporadico e circoscritto. Insomma siamo al punto in cui gli allenatori devono prendere misure cautelative per tutelare i figli dai genitori. Nell'imbarazzo generale. Non oso pensare in partita come evolveranno tali patetici esordi.

mercoledì 22 luglio 2026

La bellezza non è che una promessa di felicità

Dice così Stendhal nel 1822 in Dell'amore. Ma per capire in modo semplice il concetto, mi serve un esempio, uno di quelli significativi.

Questa foto è stata scattata il 22 luglio del 1945, in Piazza della Signoria a Firenze, a pochi passi dall'ingresso del Museo degli Uffizi. Sul camion ci sono le casse con i quadri trafugati dall’esercito tedesco; portati a nord di Bolzano, nel castello di Neumelans, erano pronti a valicare il confine per raggiungere il “Führermuseum” di Linz voluto da Adolf Hitler. 
Ma l'allora direttore degli Uffizi, Filippo Rossi, assieme al tenente americano Frederick Hartt, intercettano i nascondigli tedeschi, raggiungono i camion e riescono a farli tornare a Firenze. La colonna di sei camion è accolta da oltre 2000 fiorentini.

Firenze, e l'Italia, è pronta a rinascere, riabbracciando la sua arte liberata. Oltre 500 opere vengono recuperate. Una per tutte? 

La Madonna del Magnificat di Botticelli, del 1483.

venerdì 17 luglio 2026

Dottor Jekyll e Mister Hyde erano amici

Ero in giro per reel ed arriva questo pugno nello stomaco. Sono davvero un ingenuo quando penso che gli esseri umani riusciranno a rinunciare ad ammazzarsi. Perché lo fanno risultare divertente. E il paradosso molto molto ipocrita di tutto questo, è che se ammazzi qualcuno in tempo di pace, pure se ti stai difendendo da una rapina o se stai difendendo la tua famiglia, finisci in carcere, ma se ne ammazzi molti quando sei in guerra, allora diventi un eroe e fai pure un sacco di punti; esattamente come con una tessera fedeltà. E poi dicevano che ai bambini i video giochi violenti facevano venire brutte idee.

martedì 14 luglio 2026

Finiremo tutti in un letto singolo

Questo 2026 mi ha fatto venir voglia di cimitero, sarà che non è iniziato benissimo, ed è proseguito peggio, almeno a livello internazionale, tra Crans Montana, poi Venezuela, a seguire Iran e Stretto di Hormuz e varie ed eventuali, tanto per citarne alcuni. E qualcuno potrebbe dirmi (è successo): che te ne frega, mica intralciano la tua vita. Lo so, ma qualcosa resta dentro, chiamiamolo un generale senso di sconfitta dell'umanità e della furbizia della specie. 

E quindi eccomi al monumentale, a riflettere sulle tristezze del momento, e pure su quelle del mondo, mentre passo a salutare i miei famigli; tutti insieme appassionatamente, anche quelli che nemmeno avrei incontrato per motivi cronologici. Mi piace pensare che siano felici da qualche parte e in modi a me sconosciuti mi possano proteggere. In questo momento ho cinque generazioni a disposizione. Ma c'è qualcosa di più, mi piace pensare a quelle faccende sulla reincarnazione ed alle dimensioni parallele, tutte cose inconoscibili. Così resto meditabondo, leggo le epigrafi aspettandomi una rivelazione, e resto vittima di una felicità imprevista, circondato da cadaveri nella città dei morti. Forse il giusto equilibrio per affrontare il rientro nella città dei vivi.

venerdì 10 luglio 2026

Sestri Ponente, Esopo e il lupo

C'era una volta un giovane pastorello che portava al pascolo il gregge di pecore del padre vicino a un villaggio. Spesso, per noia, decideva di fare uno scherzo agli abitanti del paese: scendeva in strada e cominciava a gridare a squarciagola: «Al lupo! Al lupo!».

Inizia così Esopo, e la sua fiaba ci insegna una lezione importante: chi dice troppe bugie perde credibilità, e alla fine nessuno lo crede nemmeno quando dice la verità. 
Questa cosa bisognerebbe ricordarsela, soprattutto quando si pretende di avere la fiducia delle persone. Ma quello che leggo sui giornali locali mi fa pensare su alcuni aspetti che avevo sottovalutato. In  città ci sono molte, tante, persone esasperate, e non è il caldo, ma l'effetto di una politica locale che non ha ancora capito come si amministra un territorio, oppure non è capace a farlo, o non ne ha voglia, non ha tempo, non saprei, forse tutto messo insieme. Chiamiamola sciatteria, Non ci sono, non ascoltano e non capiscono.
Però a fine mese lo stipendio lo prendono. Tutti. 
I fatti di Sestri Ponente sono sulle cronache nazionali, e come sempre la stampa di regime non ha perso occasione per far vedere quanto è capace a confondere e strumentalizzare ogni sfilata, chi beneficia di questo? 
Non saprei.

Solitamente scoprire a chi giova, aiuta a trovare il colpevole. Ma qui una cosa è certa, non se ne giovano i cittadini. Le decisioni vengono rimandate e si preferisce far passerella e proseguire la cagnara in consiglio comunale piuttosto che mettersi a trovare soluzioni adulte e condivise.
Come sempre la politica sposta il dibattito, confonde, allude, crea tensioni anche dove non c'erano, esaspera, e non risolve, ma distrae.

E quello che più mi infastidisce è che le persone ci cascano, ci credono, accettano compromessi, ascoltano parole suadenti utili per spostare il problema altrove. Non per risolverlo o prevenirlo.
Un cumulo di incapaci che starnazzano.
E sabato a mettere la ciliegina sulla torta arriverà pure Vannacci.

domenica 5 luglio 2026

Nessuno sa fare la vittima meglio della persona che ha causato il danno

Dunque.... immagino questi due scenari.

Scena 1 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter. Ne seguono una serie di disagi e alcune bestemmie, così arrivo tardi al lavoro. Poi devo fare denuncia, attendere a tutta la burocrazia prevista, e nella certezza che non verrà mai ritrovato mi devo procurare (se posso) un nuovo scooter. Altrimenti prenderò l'autobus sino a quando non avrò risparmiato abbastanza per comprarne un altro. Oltre questo vivrò con l'ansia che l'episodio possa ripetersi.

Scena 2 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter, ma lo ritrovo ad un paio di isolati di distanza, accanto ad un lampione su cui il responsabile del furto è impacchettato come un salame, con disegnati sulla faccia i baffi da gatto (e non è un set truccabimbo) e sulla fronte la scritta LADRO. A quel punto, dopo aver riso per almeno mezz'ora, chiamo la polizia.

Vi piacciono come scenari? personalmente la Scena 2 mi ispirerebbe un post acchiappa like, se vivessi in Messico ovvio. Sì perché è questo che sta accadendo a Lagos de Moreno, nello Stato messicano di Jalisco.

Vi metto una foto per mostrare come le 'vittime' di questo Batman si presentino all'arrivo degli agenti. E qui scattano i miei pensieri sul resto della notizia, Perché a quanto pare la polizia messicana non ha posto l'accento sul fatto che in 10 giorni sono stati pizzicati 5 criminali, no no. (cito) Per le autorità le vittime non sono i derubati, ma proprio gli uomini legati ai pali. La polizia li tratta come tali e ha aperto la caccia a Batman: lo ha spiegato ai media il segretario per la Sicurezza dello Stato Juan Pablo Hernández. Gli uomini sono stati liberati e medicati per le ferite riportate, e non è chiaro se siano a loro volta indagati per i furti che gli vengono attribuiti.

Quindi il problema della polizia messicana non sono quelli che rubano, ma chi osa fermarli e farne ludibrio pubblico, forse evidenziando tutta l'incapacità con cui viene gestita la sicurezza nelle strade, e stai anche a vedere che poi la colpa sarà pure dei proprietari degli scooter, che li hanno lasciati incustoditi.

Vi ricorda nulla questa manipolazione? Vi dice niente un sistema in cui le leggi tutelano maggiormente i criminali e perseguono chi osa difendersi a cose fatte?

Dimenticavo la frase di rito: basta farsi giustizia da soli, non siamo nel Far West.

martedì 30 giugno 2026

Andale Andale, scatta un paio di foto, poi mandale

Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono lentamente, quasi senza accorgersi di quanto riescano a lasciarti qualcosa dentro. L’Egitto è uno di questi. Tutto inizia da un dettaglio: la luce calda che accarezza il deserto, il suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Poi, quasi naturalmente, quell’istante si trasforma in un’esperienza più profonda, fatta di storia, emozioni e suggestioni che restano nel tempo.

Questa manfrina è sponsorizzata dall'ETA, ente del turismo egiziano. Confezionata su misura per il mercato italiano. Accattivante vero?

Ci andrei in Egitto ad ascoltare "il suono lento del Nilo che scorre silenzioso"? Come si farà? 
Forse sarà il rumore dei rifiuti e degli scarichi fognari. Ma non voglio rovinarmi la vacanza con questi dettagli.

Quello che mi risulta più ostico accettare, è la disinvoltura di questo invito rivolto all'Italia, dove il soggiorno viene trasformato in suggestione che resta nel tempo.
Chissà se anche per Giulio Regeni è stato lo stesso. Noi in Italia, dopo dieci anni stiamo ancora aspettando di saperlo.
Ma anche Nessy Guerra e Patrick Zaki hanno vissuto il loro soggiorno in Egitto come una suggestione che resta nel tempo. E cazzo se gli è rimasta. 

Una suggestione che sopravanza piramidi, faraoni, mummie e musei. Tutto scompare, roba vecchia. Sarebbe come dire: venite in Italia per conoscere gli Imperatori Romani.
Cazzate! 
Poi magari si trovano coinvolti in qualche regolamento di conti tra bande rivali, ma fa parte del folclore locale. Pizza, spaghetti, mafia e mandolino.

Insomma questo Egitto delle suggestioni non è roba per me, soprattutto dopo questo post. Ma se voi ci andate, mandatemi qualche video del suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Grazie!

venerdì 26 giugno 2026

Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo

In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema. 

Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!

E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).

A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.

Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.

Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.

Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.

domenica 21 giugno 2026

Non si può lucidare uno stronzo... ma puoi arrotolarlo nei brillantini

Inizia l'estate, e come ogni anno, milioni di turisti arrivano a Genova convinti di essere persone educate, cortesi, rispettose degli spazi altrui. Poi scendono dalla nave da crociera e scoprono che, nella scala evolutiva della civiltà, stanno ancora dipingendo bisonti sulle pareti delle caverne.

mercoledì 17 giugno 2026

I buoni tendono a non durare


Il titolo del docufilm sul G8 è tornato nelle sale cinematografiche, soltanto per tre giorni. Sono passati 25 anni da quel 21 luglio 2001 eppure questo è, e resterà, un film scomodo.

Vi spoilero subito il finale: il film si conclude mostrando il trasferimento dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Qui, il massacro fisico della Diaz, noto al mondo come macelleria messicana programmata, si trasforma in tortura psicologica e fisica sistematica: umiliazioni, insulti, minacce di stupro e l'obbligo di cantare canzoni fasciste. Vi ricorda nulla questa metodologia? No? Nemmeno se vi dico Global Flottilla?

Diaz non è un film da "guardare", è un film da "subire". È un'opera necessaria che funge da atto d'accusa permanente. Non cerca la catarsi, alla fine del film non ti senti meglio, ti senti svuotato e indignato. È un pezzo di cinema civile che trasforma il sangue sulle pareti, in una memoria collettiva impossibile da cancellare. Indispensabile, ma preparatevi a stare male.

E adesso il lieto fine:
nessuno dei responsabili ha fatto un giorno di carcere per i pestaggi. Lo Stato italiano ha dovuto pagare milioni di euro in risarcimenti alle vittime (soldi pubblici). La catena di comando che ordinò e coprì il massacro è rimasta in servizio per oltre un decennio dopo i fatti, alcuni di loro furono perfino promossi di grado.


In chiusura riporto una considerazione che condivido, e che fa parte dei miei pensieri circa la persistenza del 'fascismo' all'interno della mentalità di certi italiani, presa dal blog di Fiamma:

Il fascismo non è solo un fenomeno storico circoscritto nel tempo e morto 80 anni fa (....), ma è un persistente stato mentale nutrito da ignoranza, qualunquismo, razzismo, xenofobia, omofobia, odio e maschilismo.

domenica 14 giugno 2026

Il sacro catino - breve storia di un'insalatiera verde

Questa storia comincia nel 1101, quando Guglielmo Embriaco rientra dalla Prima Crociata con un bottino straordinario tra cui un piatto esagonale verde, preso a Cesarea Marittima in Palestina. Lo descrive come un vaso di verde intensissimo. E lo dona alla cattedrale di Genova.
In altre epoche si parlerebbe di ricettazione ma per il clero genovese invece è una reliquia dell'ultima cena. A montare il marketing ci pensa Jacopo da Varagine, nel 1252, l'arcivescovo scrisse la Leggenda Aurea e identificò il piatto con il catino dell'Ultima Cena. Non sappiamo in base a quali informazioni, ma all'epoca le persone erano semplici e se un religioso affermava qualcosa con convinzione, ci credevano.
Siccome fa brutto dire: Belin ci siamo fatti fregare, per i secoli seguenti la storiella del piatto di smeraldo dell'ultima cena venne mantenuta viva. Questo permise al cardinale Luca Fieschi di usarlo come pegno per un prestito di 9.500 lire (circa 20 milioni di euro attuali).
Quando la città nel 1327 lo riscattò, emanò una legge: il Catino non poteva più uscire dalla sacrestia della Cattedrale di San Lorenzo. Mai più.

Da quel momento, la città smise di trattarlo come una reliquia e iniziò a trattarlo come un'arma diplomatica. Nel 1409 il governatore francese Boucicault tentò il furto. Fallì.

Nel 1522, durante il sacco delle truppe di Carlo V, la Repubblica pagò 1.000 ducati (circa 750.000 Euro) a un capitano imperiale per tenere lontano i saccheggiatori dalla sacrestia. Mille ducati per proteggere un piatto di vetro; ma non lo sapevano ancora.

Tutto bene sino al 1806 quando Napoleone requisisce il Catino e lo porta a Parigi. È lì, in un ambiente immune dalle suggestioni cattoliche, avviene l'analisi chimica: il verde accecante non è uno smeraldo, è vetro soffiato romano, colorato con ossidi di magnesio e potassio.
Datato al I secolo d.C. Un manufatto senza alcun valore religioso.
Il Catino tornò a Genova il 14 giugno 1816, frantumato in 10 pezzi, con uno mancante.

Il restauro del 2017, condotto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha confermato la datazione: I secolo d.c. epoca romana, vetro. Oggi i cocci ricomposti sono visibili nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo. Lo apprezzo come antico e raro manufatto di epoca romana (rotto).

Settecento anni di guerre sfiorate, prestiti, leggi speciali e ducati spesi, per un piatto che i romani usavano a tavola nel I secolo e che qualcuno, in un momento imprecisato, aveva portato in Palestina prima che i crociati lo razziassero pensando fosse di smeraldo. Custodito integro per 1800 anni. Nemmeno i bicchieri della lista di nozze della nonna sono durati così tanto.


In chiusura questo, lo chiamano: piatto in vetro verde. Ritrovato a Pompei e conservato al Museo archeologico di Napoli; non può vantare le spericolate avventure del suo coetaneo genovese, ma resta pure lui un incredibile testimone di ciò che era possibile trovare su una tavola pagana di duemila anni fa.

giovedì 11 giugno 2026

Dovremmo essere tutti un po' Franti

Le scuole sono ufficialmente finite, quindi da domani  stormi di adolescenti sfaccendati circoleranno per strada. Sono terminati i tempi in cui i minori si potevano mandare a lavorare e non era alternanza scuola lavoro. Nel frattempo gli insegnanti sono ancora impelagati nelle varie burocrazie.
Da anni chi è dentro il sistema si chiama sottopagato e i vari contentini sembrano non bastare.
La soluzione pare sia stata trovata in Alto Adige, dove i professori non hanno fatto manifestazioni bloccando le piazze, ma una cosa più efficace, hanno preso il contratto e lo hanno applicato alla lettera. Sono entrati in classe, hanno fatto lezione, hanno interrogato e corretto i compiti.
E basta così. Non un minuto in più. Niente progetti extra scolastici, gite nei weekend, riunioni fuori orario. Niente "lo faccio lo stesso per il bene dei ragazzi".
E così le scuole sono andate in affanno, perché la didattica si regge sulla generosità degli insegnanti. Quindi sul lavoro regalato.
Così il problema è diventato reale per le famiglie, per i presidi e per la politica. Non si poteva più far finta di niente.
Risultato? 
La Provincia autonoma è intervenuta con aumenti fino a 400€ lordi al mese.
Nel resto d’Italia, il Ministero annuncia trionfalmente circa 143€... mensili.

Una cosa che rimane invariata in tutto questo è il sistema scolastico italiano, che sembra sopravvivere alle riforme e che è fermo alle dinamiche individuate da Umberto Eco nel 1963 nell'«Elogio di Franti». Un sistema scolastico fermo a 50 anni fa.
Se il libro Cuore nel 1886 usava la melassa sentimentale e patriottica per annullare il conflitto sociale e forgiare sudditi obbedienti, la scuola di oggi sostituisce quel buonismo con la retorica della performance, del merito e delle competenze funzionali al mercato. Ieri si puntava al conformismo morale, oggi all'efficienza produttiva, ma l'obiettivo rimane lo stesso, piegare l'individuo alle esigenze del sistema egemone. Franti, colui che ride dell'ipocrisia educativa, rappresenta ancora oggi la resistenza necessaria di chi rifiuta di essere ridotto a mero ingranaggio, svelando come l'istituzione tenda spesso a premiare la docilità, la mediocrità e l'omologazione a scapito del pensiero critico e divergente.

sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo.»

A seguire un video esplicativo.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.