Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati.
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa.
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?
C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8.
Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.
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