mercoledì 31 gennaio 2024

Gli italiani si bevono qualsiasi minchiata

Mentre scorrevo gli annunci delle case in vendita, ecco questa immagine, che subito mi son detto: dai non è possibile! questi o sono dei geni o degli imbecilli. Ero indeciso poi ho optato per la seconda. Tolto che non dormirei sonni tranquilli, per quella faccenda riconducibile a Damocle; ma poi pensa al poveraccio del piano di sopra con un altoparlante schiantato lì, che se la metti sopra il letto è sicuro che la guardi di sera/notte e pure ti addormenti con la tv accesa. Sarà che nella mia visione delle cose la tv sta in salotto e da li non esce, e più realmente la tv in casa mia non c'è dal 2003, e prima esisteva un Philips Th+ a valvole in BN, che stava acceso un paio di ore alla settimana. 

Comunque... il resto della casa di questi tizi è una fiera di ambienti intasati dagli oggetti di largo consumo, tipo frullini, planetaria, friggitrice ad aria, gassificatore per l'acqua, fornetto scalda brioches, forno a microonde, estrattore, centrifuga, macchina per il pane, macchina per il caffè con le capsule, tostapane, bistecchiera, lavatrice, asciugatrice, lavastoviglie, vari tv al plasma, di cui uno in cucina, uno enorme in salotto, uno sospeso in camera e altri due nelle camerette dei ragazzi, così ci giocano alla play, la cyclette per appendere il cappotto o il camminatore usato come stendibiancheria, la vaporella e il ferro da stiro, lo spazzolino elettrico, lo ionizzatore, il deumidificatore. E chissà quante altre puttanate nasconde questo appartamento di 90 mq e balconata panoramica, termoautonomo, prezzo di realizzo, che per traslocare ci metteranno si e no un mese intero. Poi mi son chiesto: ma che senso ha intasare le ante della cucina, del mobile del soggiorno, l'armadio a muro del corridoio, la dispensa pure, che necessariamente sovrabbonda di altri inutili oggetti tipo aspirapolveri, aspirabriciole, scopaelettrica, vaporetto lavavetri, che quando va bene sono usati un paio di volte all'anno, se non dimenticati. 

Tuttavia a criticare la fiera del (finto) benessere c'è da far sollevare gli scudi anche ai più tranquilli, che son posti di lavoro garantiti, punti di PIL, magari pure economia circolare. Poi penso alla definizione commerciale delle persone: "consumatori" e questo dovrebbe darmi la misura di quello che ci si aspetta. Quindi ecco i parassiti del Pianeta, con case intasate di oggetti, che sembrano magazzini, e la cosa abbastanza triste è credere che questo sia un buon modello di vita agiata, sostenibile perfino comprando il suv per portare il figlio a scuola a cento metri da casa. C'è stato nel tempo un lavaggio del cervello talmente efficace da garantire alle industrie, alle multinazionali, intere generazioni di "consumatori" impegnati ad accumulare feticci ed appendere televisori al soffitto per friggersi meglio il cervello dopo aver spippolato sul furbofono.

sabato 27 gennaio 2024

Ho solo qualcosa nell'occhio

Mi è anche difficile pensare che si possa ricadere in certe derive, eppure. Dopo ogni guerra ogni città ha una sua storia segreta da raccontare, eroi improvvisati che scorgono meglio di altri le storture della dittatura. Voci spesso dimenticate. Anche Genova ha le sue, ed è importante che non vengano dimenticate.
Questo corto di Matan Rochlitz, racconta in dieci minuti una storia che forse meriterebbe un film. Una storia vera, una delle tante, che si scrivevano nell'Europa del nazismo. Ma la cosa che più mi intristisce è che di storie simili ne accadono ancora...

mercoledì 24 gennaio 2024

Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome

Il giorno della memoria si approssima e puntuali arrivano le iniziative. Quindi altri cubetti nei posti giusti, individuati, forse un tempo lontano rimpianti. A pensarci c'è da incazzarsi forte; perché mai uno deve essere costretto a lasciare la sua casa, per essere trascinato a morire assieme alla sua famiglia a 1400 km di distanza?
Eppure è successo e succede ancora con altre dinamiche. Tutto questo dovrebbe farci capire che siamo ancora agli albori della civile convivenza, o forse stiamo precipitando. Dipende da che parte si considera la questione.

Sia come sia, a me darebbe un po' fastidio sapere che il mio nome, o quello di un mio antenato dopo tale affronto storico, figurasse sul marciapiede davanti casa, e se per caso un cane cagasse sulla mia placca? Peggio, se un cafone qualsiasi, passando, ci scatarrasse sopra? O per sfregio mi oltraggiasse, magari per sua ignoranza, senza nemmeno sapere quello che ho dovuto passare prima di morire?
Meglio sarebbe invece se qualche arrogantello, se quel burino, in virtù dell'InstantKarma, ci scivolasse sopra in un giorno di pioggia.

Ma il dubbio che questa voglia di commemorare sia diventata l'ennesima trovata ego-artistica, mi sorge. Lo United States Holocaust Memorial Museum calcola che dal 1933 sino al 1945, circa 15-17 milioni di persone hanno perso la loro vita nei campi di sterminio nazisti, di questi, 6 milioni erano ebrei.
Quindi per coerenza storica ci sarebbero 17 milioni di pietre d'inciampo da distribuire in giro per le strade europee, ma a questo punto che facciamo? lastrichiamo le città di lapidi?
Ci saranno modi migliori spero, perché questo sistema ha già saturato, è diventato un'abitudine da ripercorrere quasi con comodo da ogni pubblica amministrazione. Una di quelle iniziative strappa consensi garantita, per cui vai a colpo sicuro, in automatico.

Stiamo banalizzando pure le ricorrenze nefaste, ma il punto a mio avviso è il piangersi addosso, il mea culpa sociale e collettivo-istituzionale che non porta espiazione; perché se funzionasse, se davvero la 'coscienza collettiva' avesse imparato qualcosa, oggi non ci dovremmo preoccupare di quelli che affogano nel mediterraneo, o schiattano sotto ai missili di vario colore e provenienza.

domenica 21 gennaio 2024

La torta di riso è finita

Pazienza, al suo posto ho preparato un piatto ligure per eccellenza, che mi riporta a certe domeniche invernali passate in casa al Paese, durante le quali NonnaMariaCecilia ci preparava il riso&latte. Tutti gli ingredienti erano disponibili in loco, tranne il riso ovviamente, che arrivava dalla città. La ricetta è di una semplicità disarmante, gli ingredienti sono pochi ed economici, il tempo di preparazione è minimo. Insomma un piatto ghiotto con poco sbattimento, quasi un piatto unico se mangiato alla sera, e adatto per chi ha altro da fare, che al Paese c'era sempre altro da fare, nell'orto, nella legnaia, in giro per casa, in giro nel bosco, per badare agli animali, sorvegliare i bimbetti discoli, o fare qualche ciæto con le comari nell'aia.

giovedì 18 gennaio 2024

Il culo e i soldi non si mostrano a nessuno

Così recita un vecchio proverbio genovese, a significare il pudore conseguente alla ricchezza. Esibire la propria agiatezza non è mai stata una prerogativa dei mercanti genovesi, era infatti considerato volgare, poco nobile e forse lo facevano anche per cautela.

Un recente restauro delle statue dei benefattori, nella Sala delle Statue dell'Albergo dei Poveri, ha riportato alla luce una scritta che per secoli è rimasta coperta dalla polvere, si tratta di un piccolo rotolo che uno dei munifici costruttori del palazzo tiene stretto tra le mani, forse un 'biglietto di calice' destinato alla buca dei Supremi Sindicatori. Non lo mostra, ma lo impugna, come lo avesse appena estratto da una tasca, ed è arrotolato nella tipica forma utilizzata per le missive ai Padri del Comune.

Il cartiglio recita: 

Sarebbe mio sentimento che l'Illustrissimo Ufficio de' Poveri non desse la cattura contro de' mendicanti.

Questo testimonia come all'epoca, siamo alla metà del '600, mendicare fosse considerato un reato, i rei venivano arrestati e condotti all'Albergo. In questo luogo i poveri trovavano un letto, un pasto caldo e la sicurezza di un lavoro. Tuttavia erano ben lontani dal risolvere la loro condizione, in quanto non era permesso uscire ed erano quindi costretti a rimanere 'ospiti' dell'Albergo per il resto della loro vita.


Non sappiamo se la supplica sia mai arrivata all'attenzione dell'ufficio preposto, ma era un fatto che per garantire il benessere della Repubblica servisse manovalanza a basso costo, e per averla bastava rastrellare gli angoli delle strade. Questo getta una nuova luce sulla beneficienza, che non aveva alcuna intenzione di risollevare le sorti dei meno fortunati. Insomma allora come ora: Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. (cit.).

domenica 14 gennaio 2024

Gli stupidi e i funghi nascono senza seminarli

Che io li scorgo quasi giornalmente, per strada, sul lavoro, nei negozi, questi funghi nati senza semina. Gente frastornata dai furbofoni, instupidita senza nemmeno assumere sostanze, gente che ti chiedi perfino se lo stiano facendo apposta, per una forma di divertimento, perché certe faccende, certi numeri, certe pensate, non sono razionalmente spiegabili e men che meno comprensibili. Eppure se glielo fai notare non sanno, si straniscono, si stizziscono pure. Si risente la cliente se non le rispondi al messaggio mandato alle 19 di domenica, o quella che chiama a mezzanotte e poi si stupisce se trova la segreteria, oppure il genio che si sente splendido per aver bloccato la scala mobile della stazione con il trolley. Gente che si ricorda della carta igienica due secondi prima di pulirsi il culo, tanto per usare una metafora calzante.

Io ho difficoltà a relazionarmi con queste persone, alcune le compatisco, ma più spesso le vorrei punire tutte, in qualche modo efferato che non conosco ancora, non tanto mettendole davanti alle loro coglionate, che tanto non le capirebbero, ma ritorcendogliele contro, che forse dal danno autoprodotto imparano (o si estinguono), un po' come si addomesticano certi animali, un po' come le mucche al pascolo, che se posano una volta il muso sul recinto elettrificato perdono il desiderio di abbatterlo. E se questo non accade almeno avrò la soddisfazione della vendetta malvagia.

E tanto mi appaga.

mercoledì 10 gennaio 2024

I loro panni sventolano come bandiere di una città in festa

Lo diceva il pittore tedesco Paul Klee, notando anche case alte, fino a tredici piani, vie strettissime nella città vecchia, fresche e maleodoranti, di sera una fitta folla, durante il giorno quasi solo bambini. Dichiarazioni entusiastiche, tuttavia ci son giorni in cui il vento riesce a rendere festosi perfino i panni; quanto a certi vicoli restano maleodoranti. Per parte mia invece resta l'entusiasmo per la rinnovata decisione dell'azienda trasporti urbani. Riassumibile in poche, significative righe:

A partire dal 1° gennaio 2024, potranno viaggiare gratuitamente su metropolitana, funicolari, ascensori e ferrovia a cremagliera tutto il giorno tutti i giorni, senza limiti di fasce orarie.

La sperimentazione era cominciata lo scorso anno, ed a quanto pare ha funzionato. L'obiettivo era alleggerire la pressione del traffico sul centro città. Se Genova è la città verticale per antonomasia, allora tutto ciò che permette di spostarsi in verticale è gratis. Voci maliziose dicono sia lo stratagemma politico per ingraziarsi il popolo bue, sempre attento alla pecunia. Ma poco c'importa poi, questa è tutta roba pensata e costruita agli inizi del '900, gradevole alla vista, ingegnosa per realizzazione e uso delle risorse. Insomma un tempo erano decisamente più intelligenti quando affrontavano il problema di come vivere la città in modo smart. Quindi tutto legno e ferro battuto, artistico perfino, facile da pulire e da mantenere, che lo sappiamo il legno è materiale eco-bio e può passare i secoli senza troppo disagio, e sicuramente meglio della plastichetta dei sedili del bus di oggi che al massimo ti ci siedi per un lustro e poi si sgretolano come caramelle.

Nella lista dei desiderata trovo quindi impianti di cui nemmeno sapevo l'esistenza, che Genova è città molto verticale, a volte troppo, città di amori in salita e certe zone le conosci solo se devi andarci, altrimenti rimangono sconosciute. Che poi per noi genovesi, così sensibili alla parola gratuito, è un evento epocale, vedere tutto questo spiegamento di cose da fare senza spendere palanche, che verrebbe perfino di passarci le domeniche a salire e scendere, un evento degno di festeggiamenti, di bandiere da sventolare a festa.

Ma quanti saranno mai mi chiedevo prima di leggere la lista e caspita...

Ascensori di Bolzaneto (Ponte San Francesco)
Ascensori di via Puccini
Ascensore Borgo Incrociati - corso Montegrappa
Ascensore di via Bari
Ascensore via Montello
Ascensore di via Mura degli Angeli
Ascensore Magenta - Crocco
Ascensore Cantore - Scassi
Ascensore di Quezzi
Ascensore di piazza Manin
Ascensore Ponte Monumentale
Ascensore Castello D'Albertis - Montegalletto
Ascensore Castelletto Ponente
Ascensore Castelletto Levante
Funicolare Zecca - Righi
Cremagliera Principe - Granarolo
Funicolare Sant'Anna
Metropolitana - Brin, Dinegro, Principe, Darsena, San Giorgio, Sarzano, De Ferrari, Brignole.

sabato 6 gennaio 2024

La superba Genova ama essere guardata con sguardi superbi, alti e alteri

Dice così Edoardo Sanguineti, poeta, scrittore, drammaturgo, critico letterario, traduttore e politico, pensando alla sua città.

Che a Genova le piazze sono poco più che fazzoletti, e ci vuole molta alterigia per definirle tali. Per farsele bastare bisogna assegnar loro natali nobilissimi oppure nomi aulici; tipo questa, che a vederla, un foresto poco abituato alla città storica, potrebbe pensare ad una foto fatta dal fondo di un pozzo o di un camino, ma invece è una piazzetta che ha una sua storia segreta e regale. Si tratta dell'amore malandrino tra Tommasina Spinola e il re di Francia, Luigi XII. Era il 1499 quando il re si invaghì della fanciulla; giovane e di bell'aspetto e con la fama di sciupafemmine; 37 anni lui e 25 anni lei, si incontravano in questa piazza per i loro appuntamenti romantici.
Un giorno Tommasina ricevette una fake news, il re è morto, dissero le invidiose comari. Lei ci credette e il dispiacere la fece morire di crepacuore. Quando Luigi XII tornò a Genova e gli fu comunicata la morte dell'amante, si recò proprio in questa piazza oramai familiare e disse “Avrebbe potuto essere l'amor perfetto”. Poi ripartì per andare a conquistare Napoli con le sue truppe.
E gli abitanti che udirono le parole del re, subito dissero: diamo il nome a questo luogo... la piazza dell'Amor Perfetto. Ma come ben sappiamo l'amor perfetto non esiste, può giusto dare il nome ad una piazzetta fuorimano, ma fa bello crederci. Quindi l'amor perfetto è un cielo limpido imprigionato dai palazzi secolari. Che poi il Luigi, il franzoso, non è che fosse così casto e fedele, e forse Tommasina lo sospettava pure, ma vuoi mettere filarsela con il re di Francia e far schiattare d'invidia tutte le amiche.

mercoledì 3 gennaio 2024

Quando ci si ammazza il tempo vola

La guerra a Gaza ha parzialmente oscurato l'attenzione su quello che accade in Ucraina, che a sua volta ha oscurato gli altri 59 conflitti in giro per il globo. Alcuni se ne dispiacciono, altri perdono tempo a conteggiare giorni e mesi quasi fosse un anniversario, altri ne ascoltano con rinnovata attenzione l'evoluzione, quasi che a parlarne nei cinegiornali di regime servisse a risolvere. A seguire varie manifestazioni per la pace, che lasciano il tempo che trovano, ma ci rendono empaticamente consapevoli, principalmente del fatto che il cittadino non conta un cazzo e deve solo curvare la schiena alle speculazioni, dirette e indirette, riconducibili ai conflitti.


A me questa faccenda della consapevolezza inizia un po' a puzzarmi di ipocrisia bella e buona, perché se tanta cognizione servisse, a questo punto le cose sarebbero risolte. Quindi penso che sia solo fuffa ed egocentrismo delle varie sigle che di volta in volta promuovono cortei, utili solo a rallentare il traffico ed innervosire le persone, che la soluzione efficace la trovò Lisistrata nel 411 a.c.

Mentre osservo gli effetti di tutta questa consapevolezza, mi accorgo che la guerra è diventata un argomento da bancone del bar, al pari del derby della Lanterna o delle tette della cassiera. Buona per il tuttologo di turno che diventato improvvisamente statista-stratega, forse per via della caffeina appena ingerita, ha la soluzione perfetta per risolvere, sistemare i confini e pure, se avanza del tempo, per andare a Mosca a dare un calcio in culo a Putin, o una pacca sulla spalla a seconda del colore politico, poi assegnare a Palestinesi ed Israeliani ipotetiche terre promesse e rispedire a casa ogni finto richiedente asilo. Tutto questo nel tempo utile per un cappuccino e olandesina. 

Disquisizioni ingenue, una parte di me le paragona alle continue esternazioni del papa, del presidente di un qualsiasi Stato membro, di qualche ministro a caso, e pure desiderio della neo eletta miss Italia, di riuscire con la sua elezione a ristabilire la pace nel mondo e la tutela degli unicorni rosa che cagano arcobaleni.