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sabato 5 settembre 2026

Rimarrà quello che siamo stati per gli altri

Questa storia inizia a Genova, nel quartiere di S.Martino, dove Luigia Borrelli, infermiera di 27 anni, conosce Mario Andreini, magazziniere divorziato. I due si innamorano, si sposano, ed hanno due figli, Roberto e Francesca.
Tutto bene sin verso la fine degli anni ottanta, quando Andreini decide di aprire un bar; non avendo i soldi necessari per ristrutturare il locale, l'uomo si indebita con gli usurai per 250 milioni di lire (circa 150.000 euro di oggi). Forse per via delle preoccupazioni dovute alla restituzione del prestito, nel febbraio 1990 Mario muore d'infarto, lasciando a Luigia due figli adolescenti da mantenere e, sorpresa, il grande debito da ripagare.

Minacciata e pressata dagli usurai, nel 1992 Luigia decide di fare una scelta radicale e forse disperata: si licenzia come infermiera e inizia a prostituirsi con lo pseudonimo di Antonella. Per poter esercitare prende in affitto un magazzino in Vico degli Indoratori, a pochi passi dalla cattedrale di San Lorenzo; pieno centro storico.
Nel luglio 1993 ha un giro di clientela piuttosto vasto, tanto da potersi permettere di pagare affitto e usura, attirandosi le antipatie delle altre prostitute che lavorano sotto protettore. Ai figli racconta di fare la badante presso un'anziana signora, Adriana Fravega, che in realtà è un'ex prostituta, proprietaria del magazzino dove Antonella organizza gli appuntamenti.

La mattina del 6 settembre 1995Antonella non è ancora rientrata a casa, la figlia Francesca, 19ennepreoccupata, chiama la Fravega.
La donna insospettita, si reca nel magazzino per controllare e qui trova una scena agghiacciante, il cadavere della Borrelli ricoperto di sangue, in un ambiente messo a soqquadro da quella che era stata una lotta tra aggressore e vittima. La donna presenta i denti spezzati, diverse ecchimosi e un trapano conficcato in gola. Dall'esame autoptico emerge che nessuna delle ferite sarebbe stata mortale, e che Antonella è morta successivamente per dissanguamento.

Il primo indiziato è il figlio Roberto, 22 anni, disoccupato, in passato aveva picchiato la madre ed è un abituale frequentatore della malavita locale. Non trovando nessuna prova a suo carico, viene scagionato.

Le indagini si spostano su Ottavio Salis, elettricista di 52 anni, che lavorava alla ristrutturazione del magazzino ed era cliente di AntonellaL'indizio più evidente... il trapano ritrovato era il suo. Sbattuto sulle pagine dei giornali come uno dei principali sospettati, ed accusato dalla Fravega, il 14 settembre 1995 Ottavio si butta dalla sopraelevata di fronte alla Lanterna, dichiarandosi innocente e morendo poco dopo in ospedale. Una settimana dopo, l'esame del DNA gli da ragione, scagionandolo.
La polizia brancola nel buio.

Il 25 marzo 1996 avviene un'altra morte sospetta: Adriana Fravega viene trovata senza vita nella sua abitazione, dopo aver assunto barbiturici. Suicida forse per aver accusato ingiustamente Salis.
Le indagini sono ancora in alto mare e il caso resta insoluto.

Nell'agosto 2004, alla Procura della Repubblica venne recapitata una lettera anonima scritta dal presunto assassino, in cui esprime il timore di essere arrestato. Ma anche questo rimane un indizio che lascia agli inquirenti solo ipotesi e un delitto irrisolto.

Il 14 novembre 2014, accade un altro fatto tragico: Roberto, il figlio di Antonella, da tempo in cura per problemi psichici, decide di togliersi la vita, buttandosi dal Ponte Monumentale di Genova.

Nel 2021 dopo 26 anni di indagini infruttuose, tutti i sospettati risultano morti. Il delitto di Antonella diventa un cold case.

Nel 2023 le indagini vengono riaperte in seguito al programma televisivo: Mostri senza nome - Genova. Seguono nuovi esami del DNA, e qui arriva il primo vero indagato, è un carrozziere genovese, Fortunato Verduci di 66 anni, a cui viene contestato un altro reato commesso nel 2023 in cui avrebbe rubato alcuni gioielli a una donna che lo ospitava.

Finalmente dopo trent'anni e tanti morti innocenti, il vero colpevole ha un nome.
La sentenza è attesa per il 6 ottobre 2026.

lunedì 24 agosto 2026

Da noi la tragedia vira costantemente in farsa

Credo che molto presto tutta la faccenda del furto delle tavole di Antonello da Messina verrà insabbiata, dai media ovviamente, i detective invece proseguiranno a brancolare nel buio assieme a quelli che stanno ancora cercando i gioielli rubati al Louvre. Dalle notizie strombazzate in rete trovo ci siano tutti gli elementi per pensare ad un furto su commissione, anche se gli autori hanno lasciato metà del bottino nel vicolo, e forse proprio grazie a questo, qualcuno, pare un passante, ha potuto dare l'allarme alla polizia. Sì perché, sempre stando alle cronache, i quattro custodi erano distratti da altro, e dopo aver spento l'allarme hanno proseguito a farsi i cazzi loro.

Questa cosa non mi è difficile da credere, perché siamo in Sicilia, perché era ferragosto e perché da quando è scattato l'allarme a quando si sono 'accorti' del furto, sono passati oltre 20 minuti, nemmeno una sit comedy potrebbe fare meglio. Così ho scomodato solo due stereotipi per classificare quello che non riesco a spiegarmi diversamente. Il fatto poi che sempre gli stessi custodi siano finiti altrove, in ferie, o sospesi dal servizio in attesa di chiarimenti, non fa che certificarmi nel mio frettoloso giudizio.

Spoiler: il 29 agosto del 1971, stesso museo, stesse opere. All'epoca il bottino fu recuperato a Zurigo otto mesi dopo. Ma a quanto pare i musei siciliani sono spesso preda delle attenzioni dei ladri. Troppo spesso direi.


Una morale della favola però la voglio scrivere; una nazione così incapace da non essere in grado di tutelare e preservare le opere d'arte del suo passato, non le merita più. Merita che lo facciano altri, oppure che le stesse spariscano per sempre, testimoniando ai posteri quanto sia stata crudele la storia e stupidi i proprietari. Anche questo fa parte del gioco, è un segno dei tempi.

mercoledì 22 luglio 2026

La bellezza non è che una promessa di felicità

Dice così Stendhal nel 1822 in Dell'amore. Ma per capire in modo semplice il concetto, mi serve un esempio, uno di quelli significativi.

Questa foto è stata scattata il 22 luglio del 1945, in Piazza della Signoria a Firenze, a pochi passi dall'ingresso del Museo degli Uffizi. Sul camion ci sono le casse con i quadri trafugati dall’esercito tedesco; portati a nord di Bolzano, nel castello di Neumelans, erano pronti a valicare il confine per raggiungere il “Führermuseum” di Linz voluto da Adolf Hitler. 
Ma l'allora direttore degli Uffizi, Filippo Rossi, assieme al tenente americano Frederick Hartt, intercettano i nascondigli tedeschi, raggiungono i camion e riescono a farli tornare a Firenze. La colonna di sei camion è accolta da oltre 2000 fiorentini.

Firenze, e l'Italia, è pronta a rinascere, riabbracciando la sua arte liberata. Oltre 500 opere vengono recuperate. Una per tutte? 

La Madonna del Magnificat di Botticelli, del 1483.

domenica 14 giugno 2026

Il sacro catino - breve storia di un'insalatiera verde

Questa storia comincia nel 1101, quando Guglielmo Embriaco rientra dalla Prima Crociata con un bottino straordinario tra cui un piatto esagonale verde, preso a Cesarea Marittima in Palestina. Lo descrive come un vaso di verde intensissimo. E lo dona alla cattedrale di Genova.
In altre epoche si parlerebbe di ricettazione ma per il clero genovese invece è una reliquia dell'ultima cena. A montare il marketing ci pensa Jacopo da Varagine, nel 1252, l'arcivescovo scrisse la Leggenda Aurea e identificò il piatto con il catino dell'Ultima Cena. Non sappiamo in base a quali informazioni, ma all'epoca le persone erano semplici e se un religioso affermava qualcosa con convinzione, ci credevano.
Siccome fa brutto dire: Belin ci siamo fatti fregare, per i secoli seguenti la storiella del piatto di smeraldo dell'ultima cena venne mantenuta viva. Questo permise al cardinale Luca Fieschi di usarlo come pegno per un prestito di 9.500 lire (circa 20 milioni di euro attuali).
Quando la città nel 1327 lo riscattò, emanò una legge: il Catino non poteva più uscire dalla sacrestia della Cattedrale di San Lorenzo. Mai più.

Da quel momento, la città smise di trattarlo come una reliquia e iniziò a trattarlo come un'arma diplomatica. Nel 1409 il governatore francese Boucicault tentò il furto. Fallì.

Nel 1522, durante il sacco delle truppe di Carlo V, la Repubblica pagò 1.000 ducati (circa 750.000 Euro) a un capitano imperiale per tenere lontano i saccheggiatori dalla sacrestia. Mille ducati per proteggere un piatto di vetro; ma non lo sapevano ancora.

Tutto bene sino al 1806 quando Napoleone requisisce il Catino e lo porta a Parigi. È lì, in un ambiente immune dalle suggestioni cattoliche, avviene l'analisi chimica: il verde accecante non è uno smeraldo, è vetro soffiato romano, colorato con ossidi di magnesio e potassio.
Datato al I secolo d.C. Un manufatto senza alcun valore religioso.
Il Catino tornò a Genova il 14 giugno 1816, frantumato in 10 pezzi, con uno mancante.

Il restauro del 2017, condotto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha confermato la datazione: I secolo d.c. epoca romana, vetro. Oggi i cocci ricomposti sono visibili nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo. Lo apprezzo come antico e raro manufatto di epoca romana (rotto).

Settecento anni di guerre sfiorate, prestiti, leggi speciali e ducati spesi, per un piatto che i romani usavano a tavola nel I secolo e che qualcuno, in un momento imprecisato, aveva portato in Palestina prima che i crociati lo razziassero pensando fosse di smeraldo. Custodito integro per 1800 anni. Nemmeno i bicchieri della lista di nozze della nonna sono durati così tanto.


In chiusura questo, lo chiamano: piatto in vetro verde. Ritrovato a Pompei e conservato al Museo archeologico di Napoli; non può vantare le spericolate avventure del suo coetaneo genovese, ma resta pure lui un incredibile testimone di ciò che era possibile trovare su una tavola pagana di duemila anni fa.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

mercoledì 15 aprile 2026

Controllate Hormuz e nessuno ci romperà più il cazzo

Lo stretto era chiuso da 5 minuti e già il prezzo alla pompa è salito di 25 cent al litro, nemmeno se su quelle navi ci fossero stati i benzinai con le taniche di verde già pronte per lo smercio. Poi ci si mette pure Trump che ultimamente è così strafottente da diventarmi quasi simpatico. Pensare che tra serio e faceto la questione era già nelle migliori sceneggiature statunitensi; noi pensiamo che certi film siano solo film, mentre per altri sono insegnamenti di vita, suggerimenti economici. E il buon Oliver Stone ci aveva fatto pure un film; era il 2008 e chi se la sarebbe aspettata tanta lungimiranza da W.
Chiamiamola fantapolitica.

domenica 29 marzo 2026

E facciamole 'ste nozze coi fichi secchi

Ed eccoli qui i fanciulli Giustiniani, sono genovesi ma vivono a Londra, per motivi che qui sarebbe inutile spiegare. A dipingerli in tutta la loro magnificenza fu Anton Van Dyck, pittore a domicilio di re e regine ed eccellente ritrattista dei genovesi illustri. I suoi clienti posavano esattamente come vivevano, nell'opulenza di palazzi costruiti e mantenuti con il frutto del loro lavoro di abili mercanti e spregiudicati banchieri. Abiti lussuosi, sete e gioielli, completavano la dotazione. I nobili genovesi del '600 sgomitavano per farsi ritrarre, ed un suo quadro costava quanto 3 o 4 anni di stipendio di un uomo comune, tra i 50mila ed i 100mila euro di oggi. Era ostentazione? NO. Era marketing emozionale. Era il breve secolo d'oro dei genovesi, loro non lo sapevano ancora ma trent'anni dopo, nel 1656, la grande peste sarebbe passata a decimare il 75% della popolazione cittadina, nobili compresi. Fine delle velleità di onnipotenza. Una botta da cui la Repubblica non si risollevò mai più, iniziando da quella data una lenta ma inesorabile agonia che l'avrebbe condotta all'eutanasia napoleonica del 1794.

Tutto questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra inaugurata Giovedì 19 marzo a Palazzo Ducale intitolata: Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio che nasce ad Anversa e a Genova diventa famoso. E non voglio spoilerarvi nulla sulle tele esposte, perché il carnet è ricco e goloso.

Ma adesso la buona novella. Se anche voi, come i facoltosi genovesi del XVII secolo, volete essere ritratti, ma non avete a disposizione un genio della pittura come Van Dyck, e nemmeno le cifre astronomiche per pagarlo, non preoccupatevi. Se dopo aver visitato la mostra vi rimane quel desiderio di emulazione ed avete abbastanza posto in salotto o sopra il divano, ecco la soluzione. Con un paio di centinaio di dollari nel salvadanaio e qualche selfie ben fatto, potete aggiudicarvi un ritratto di famiglia in stile rinascimento, degno delle più vivaci velleità dinastiche genovesi.
Come?
Visitando il sito dei ritratti d'autore (o quasi) avrete in casa uno dei quadri che vi garantiranno una fama eterna e magari le invidie del portinaio. Non è certo che fra 400 anni varranno come un Van Dyck, ma che vi frega, per quella data sarete già morti.

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.

lunedì 16 febbraio 2026

Dalla cattiveria non si guarisce

Ovvero la banalità del male, così come viene individuata dalla filosofa Hanna Arendt.
Era il 1994 quando da Trieste venivano organizzati i pullman per il "Safari Sarajevo", che non era un'escursione a basso costo, per una dimostrazione commerciale di pentole, ma un soggiorno comprensivo di tutta l'attrezzatura necessaria a fare il tiro a segno di precisione. Obiettivo? ammazzare i civili, colpendo persone che cercavano acqua, legna o cibo. Tutto questo con un preciso tariffario, in base ai bersagli. Alla domenica il week end di tiro a segno terminava ed i partecipanti tornavano alle loro attività quotidiane. Magari con un paio di morti sulla coscienza.

Sono passati 32 anni da questa faccenda, e finalmente qualcuno si decide a fare qualcosa, dico finalmente perché già nel 1995 i servizi segreti italiani avevano interrotto questa deriva. Ma evidentemente qualcosa non ha permesso di rintracciare subito chi aveva orchestrato la cosa, ed anche chi vi aveva partecipato. Anche perché le indagini coinvolgono Francia, Belgio e Svizzera.

L'idea della guerra come sfogo per la "bestialità", la crudeltà innata o le pulsioni distruttive represse è un tema ricorrente nella psicologia. Viene spesso interpretata non come un incidente di percorso della civiltà, ma come una manifestazione di istinti biologici e psichici profondi. Quindi mi chiedo: ad un futuro processo cosa potrebbero sciorinare gli avvocati della difesa ? forse diranno che i loro clienti si annoiavano e che l'omicidio è una delle naturali pulsioni umane.
Nel frattempo varie organizzazioni stimano che circa 250 civili siano stati uccisi dai cecchini di Serajevo, di questi 160 erano bambini.

lunedì 26 gennaio 2026

L'oro degli stolti


Questa è la Galleria Dorata e si trova nel palazzo di Tobia Pallavicino in Via Garibaldi a Genova. Fu commissionata nel 1744 dai nuovi proprietari del palazzo, Giacomo Filippo Carrega e suo figlio Giambattista, con l'intento di stupire i loro ospiti e mostrare come da semplici commercianti di seta erano diventati immensamente ricchi con la speculazione finanziaria.

Tutto bene sino alla fine dell'ottocento, quando il palazzo fu frazionato ed affittato ad uffici e ditte commerciali. A quel punto tanto sfarzo non era più necessario e così i discendenti di Giambattista pensarono bene di vendere all'architetto statunitense Stanford White, tutto quello che si poteva spostare. In questo modo prese il volo per gli USA... uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese... così fu definito dalle guide turistiche.

Quindi se oggi volete ammirare qualcosa di veramente originale, potete andare a Metropolitan Museum of Art di New York, oppure al Toledo Museum of Art in Ohio. Quanto alle sedie, furono viste l'ultima volta nel 2009 all'asta da Christie's, mentre i divani sono stati venduti da Sotheby’s a Londra nel 2011.

Ma adesso arriva la buona notizia.

Negli anni Trenta del Novecento, in pieno recupero dell'orgoglio italiano e di costruzione di un'identità nazionale grandiosa, la Camera di Commercio di Genova, nuova proprietaria del palazzo, commissiona una fedele ricostruzione di tutto l'arredo (porte, console, sedie e divani) basandosi sulle fotografie d'epoca.

Com'era dov'era.

Così oggi grazie a quella felice e forse anacronistica intuizione e ad abili ebanisti e doratori, possiamo ammirare una copia fedelissima di uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese.

mercoledì 21 gennaio 2026

Les Fêtes Galantes du Château de Versailles

Era il 21 gennaio 1793, quando i rivoluzionari francesi ghigliottinarono Luigi XVI di Borbone, mettendo fine alla casa regnante francese, erano le 10e22 del mattino. 
Di lì a poco (in termini di anni) anche altre monarchie cominciarono a vedersela brutta con il popolo incazzato, ma dovremo aspettare almeno un altro centinaio di anni prima che inizi la vera caccia al monarca. A farla sono spesso gli anarchici italiani quando incontrano un sovrano, uno qualsiasi. Per restare in terra francese, Napoleone III subì ben tre attentati, ma tutti fallirono, perché i Bonaparte erano incredibilmente fortunati. 
Comunque quello che volevo dire è che nonostante tutto, la voglia di nobiltà rimane annidata negli angoli, come lo zucchero a velo del pandoro; che non è proprio noblesse è più voglia di qualcosa di nuovo.
Passatemi la spocchia, ma vedere dei semplici cittadini abbigliarsi come dei nobili e sculettare nelle sale dorate in cui un tempo si decideva la sorte di intere nazioni e qualche nobilissimo babbeo era pure in grado di perdere una fortuna accumulata in tre generazioni, giocandosela a Le Pharaon, ebbene mi porta un brivido lungo la schiena.
Ma d'altra parte prima o poi doveva succedere, tutte quelle sale e salette, ingombre di bei mobili, e altre cose costose, lì a prendere polvere, inutilizzate per buona parte della giornata, insomma il turismo di massa va bene, il popolo bue che circola in braghette e ciabatte da spiaggia là dove potevano entrare solo teste coronate, cortigiane, dogi ed ambasciatori, là sul sacro parquet dove scarpettava il re di Francia, bisognava inventarsi qualcosa di sacrilego (?) non bastava la presa del palazzo d'inverno (?)

Così ecco qualcosa che rimarca come la caduta degli imperi sia un po' come le montagne russe, sin ora giravamo sulla parte poco in pendenza, ma ora si che arriva la vera discesa.
Là dove i nobili certificavano la loro cultura, la classe e l'eleganza di intere dinastie, oggi può transitare qualsiasi imbecille che abbia in tasca un centinaio di euro da spendere e voglia nella sua svagataggine sentirsi potente, ricco e importante come coloro che furono. Che possa produrre selfie e intasare interi server di stories, pavoneggiandosi come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Che se sapessero oggi, i prodi di allora, come le loro dimore, eleganti e delicate, e la loro cultura artistica che fu maieutica per opere senza tempo, sia oggi foraggio ad uso della minutaglia, ebbene si rivolterebbero nella tomba. Ma ciò non accade perché le teste a tempo debito volarono nella Senna, ed anche con le loro girandole non cambierebbero l'ordine delle cose. Quindi lasciamole così e godiamoci questo giro di giostra... augurando che almeno la vista di tanta beltade possa farci crescere in virtù e conoscenza.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute et canoscenza".


mercoledì 14 gennaio 2026

Canta la tortorella e 'l gardellino

Tutto è cominciato il 25 dicembre 2025, con l'uscita ufficiale del film: Primavera. Da cui questo breve trailer.


Questo potrebbe essere tranquillamente considerato un prequel. Perché la storia della musica di Vivaldi, dopo Antonio e Cecilia, i protagonisti del film, è molto più complicata.
Ma andiamo con ordine.
Se il film vi è piaciuto come è piaciuto a me allora la domanda è: vi piacciono le quattro stagioni di Vivaldi?
Rispondete onestamente che poi lo so che ascoltate Espresso di Sabrina Carpenter.
Ebbene pare che sino a ottant'anni fa, se avessero chiesto a chiunque: ti piace Vivaldi? Chiunque avrebbe risposto: chi?
Ed anche a noi oggi, se ci avessero chiesto: ti piace Vivaldi? avremmo risposto: chi?

A rimediare a questa lacuna musicale ci hanno pensato tre persone in tempi molto diversi.

Il primo a rimettere le cose a posto è stato Johann Georg Pisendel, violinista, allievo e amico intimo di Vivaldi a Venezia. Quando tornò in Germania nel 1717, si portò dietro valanghe di spartiti, molti dei quali scritti appositamente per l'orchestra di Dresda. E qui fece un favorone all'umanità, ed al regista del film, perché oggi sappiamo come siano distratti i veneziani quando c'è da conservare qualcosa in archivio.

L'altro personaggio da ringraziare molto è un certo Moritz Fürstenau, il custode della Hofkirche (la Cattedrale cattolica di Dresda). Mentre riordinava gli armadi trovò un baule con degli spartiti. Erano quelli di Pisendel, ma siamo nel 1860. E per fortuna lo fece lui, perché ottanta anni dopo, quando passarono i Bomber Command, nella cattedrale di Dresda restò ben poco da riordinare.
Vi metto una foto così potete orientarvi.


Così ad un certo punto qualcuno disse a voce alta: guardate che Vivaldi non era solo un prete violinista, era un fottuto genio della composizione.

Poi arriva un violinista americano, Louis Kaufman, che nel 1947 si incapriccia dello spartito originale delle Quattro Stagioni, ne fa una registrazione commerciale, potenza del business statunitense, e ci vince anche un Grand Prix du Disque così la registrazione passa nelle radio ed arriva al grande pubblico internazionale.

Da qui in poi è tutta discesa, e sapete come funziona nel commercio, quel motivetto che mi piace tanto che fa... 

Quindi: ART. 420342 - Attesa musicale A811-162 - La Primavera di Vivaldi in saldo a 13 euro. 
L'avete mai sentita nelle segreterie telefoniche?

Oppure se avete voglia di salire sino a 5° piano, potete ascoltarla negli ascensori del Ritz di Place Vendome a Parigi. In alternativa, più economica, ci sono le scale mobili della metropolitana di Montparnasse-Bienvenüe, è più verace.


In chiusura credo sia giusto ringraziare anche il conte Giacomo Durazzo, ambasciatore d'Austria a Venezia dal 1764 al 1784, dalle ricerche eseguite risultò che l'intera collezione era appartenuta a lui ed era stata trasmessa per successione all'illustre famiglia genovese.

domenica 21 dicembre 2025

L'inconsapevolezza del solstizio d'inverno

Anche quest'anno migliaia di pagani, druidi moderni e curiosi si sono dati appuntamento a Stonehenge per celebrare il solstizio d'inverno, e per assistere all'alba e al tramonto allineati con le pietre, vivendo rituali, canti, danze, tamburi, e misticismo. Insomma un'esperienza spirituale unica.

Per l'occasione l'English Heritage che custodisce il sito preistorico, ha permesso l'accesso al cerchio, ma con regole ben precise da seguire, non sono ammessi zaini grandi, oggetti di vetro o alcolici.

Nella seconda foto vediamo invece il restauro del sito di Stonehenge, fatto con una gru meccanica nel 1963, una ricostruzione che ha visto ri-erigere molte pietre cadute, utilizzando tecniche moderne come il cemento. Sebbene ciò abbia alterato parzialmente la disposizione originale, ha permesso di stabilizzare le pietre, tuttavia suscitando accesi dibattiti sulla sua autenticità.

Ma tutto questo pare che i druidi moderni non lo sappiano e bene così.

domenica 2 novembre 2025

Di noi resteranno soltanto ricordi confusi

Sembrerebbe che una persona venga ricordata per non più di tre generazioni; poi, morte le persone che la conoscevano e che ne hanno tramandato il ricordo, viene dimenticata. Il suo nome non è più pronunciato da nessuno e cade nell'oblio. Ovviamente ci sono le eccezioni, persone meritevoli che travalicano le epoche. Esempi ognuno potrebbe farne.

Il tempo fa la scrematura, tra attori, cantanti, poeti e scrittori. Ogni carriera conosce la sua epoca d'oro e se una buona parte dei nuovi italiani si è già scordata di Einaudi, Lama e Andreotti e gli esponenti della classe politica che forgiò l'Italia post bellica, domani altri italiani dimenticheranno Craxi, Berlusconi e perfino, andando più in là, i politici di oggi.

E paradossalmente invece pittori e scultori passano le epoche indenni, imperatori romani pure e per alcuni anche i papi. Poi scrittori, musicisti, cantanti, ogni ambito ha i suoi sopravvissuti. Selezionati per affetto e capacità.

Chissà chi, della nostra epoca, supererà l'oblio delle tre generazioni...

martedì 28 ottobre 2025

E' nei vecchi barattoli che si fa la marmellata migliore

In Via del Campo ci andavo a comprare i dischi, da Salvarani, un negozio in cui mio nonno acquistava le overture delle operette a 78 giri stampate La Voce del Padrone. Io ci comprai il vinile a 45 giri dei Freur, disco che credo di avere ancora da qualche parte in cantina.
A quanto pare la tradizione musicale cittadina non si è perduta, sebbene i più illustri cantautori siano oramai leggenda. Oggi in Via del Campo si trova una sorta di cenotafio di De Andrè, quanto ci sia di reale e quanto sia messo li ad alimentare il mito non lo sappiamo. Resta una certezza, se non ci fosse stata una 'vocazione musicale' e qualcuno pronto a perseguirla, oggi quel vicolo sarebbe un anonimo passaggio smista foresti. 
La cosa certa è che Faber è un'aria di nostalgia ed ispirazione che nemmeno la sua tomba può sigillare, sarà anche perché le sue ceneri sono disperse in mare ed in quel mare la città si bagna ogni giorno.

 

giovedì 23 ottobre 2025

Viviamo - l'opposto - con audacia

 

Ci vollero sei anni all'architetto Michele Canzio per trasformare gli otto ettari di boscaglia in un giardino delle meraviglie con cui il marchese Ignazio stupiva i suoi ospiti e convinceva i suoi investitori di allora.

In primo piano vediamo il laghetto cinese, tutto finto fintissimo, ma di grande impatto scenografico. 

In lontananza invece vediamo le infrastrutture del porto container che è sempre in continuo sviluppo e non ha bisogno di convincere alcun investitore con ingannevoli stratagemmi.

Tra incudine e martello vivono i genovesi di oggi.

domenica 12 ottobre 2025

Colombo andò in America a scambiare il battesimo con l'oro

Ovvero portare un'anima ai nativi americani.

La Vaticano spa, che già all'epoca aveva compreso ed attuato le più scaltre strategie di marketing, si occupò della creazione della domanda tramite i suoi venditori. I missionari esaminarono le esigenze dei consumatori, i nativi, ed offrirono loro un pacchetto specifico, il battesimo che monda dal peccato originale. Poco importa adesso stabilire se loro, i nativi, sapessero di cosa si trattava e se ne avessero realmente bisogno, in quanto son cose che si risolvono dopo la morte. Il prodotto adatto per far comprendere quanto fosse utile l'anima era la Bibbia, in cui si poteva leggere, per coloro che conoscevano il latino, come la disponibilità di posti in paradiso fosse limitata. Sorsero tuttavia alcuni dubbi etici, ma come ben sappiamo pecunia non olet e lasciare tutto quell'oro agli indigeni pareva brutto; anche perché lo usavano per farci le pentole invece di farlo rifulgere in monete o meglio in arredi sacri per Gloria in excelsis Deo.

L'alternativa era il genocidio, quindi il 6% dei nativi accettarono, il restante 94% invece, (circa 100 milioni di persone) venne massacrato; perché se uccidi persone senza anima non vai all'inferno. O almeno così piaceva pensare ai conquistadores. I Papi dell'epoca non lanciavano appelli per la pace sui social.

Ma adesso la questione non è tanto sull'avere o meno l'anima, diamo per certo che qualcosa ci sia e che pesi 21 grammi; ma quale tipo di anima abbiamo, insomma il modello in dotazione.
Se ne conoscono di tre tipi:

1) Anima inconsapevole - è il più numeroso. Si tratta di un'anima ingannata, a cui è stato fatto credere di avere qualcosa in sospeso e per questo è tornata sulla Terra

2) Anima pienamente consapevole - che è sulla Terra per sua scelta e per suoi motivi

3) Anima crocerossina - che ha scelto la Terra per aiutare lo sviluppo della coscienza

E niente, la questione è ancora irrisolta...

sabato 27 settembre 2025

Il nichilismo del terzo millennio se ne frega di quelli che vengono dopo

Il Nichilismo, nella filosofia di F. Nietzsche, è quello che promuove e accelera il processo di distruzione degli ideali tradizionali, per rendere possibile l'affermazione di nuovi valori. 
Il problema della nostra società è che i nuovi valori di cui ci stiamo abbigliando non sono affatto migliorativi rispetto a quelli precedenti.

Ma veniamo alla questione pratica: saranno almeno cinquant'anni che si parla di inquinamento e mi pare che la situazione stia solo peggiorando. 
Perché? siamo tutti nichilisti? Possibile. 
Detta così appare come una commistione tra fregarsene-nuovi ideali-quelli che vengono dopo. Quindi...

Trentanove anni fa come oggi, esattamente alle 13,50 come ora, si verificava un evento che avrebbe dovuto far capire alle persone quanto sia stupido lanciare il cielo i palloncini colorati. Tuttavia questa consuetudine si verifica ancora, questo perché alcuni lo ritengono romantico, pensando che un desiderio possa avverarsi se al filo del palloncino legano un bigliettino, oppure altre fregnacce simili. Trovano poetico affidare al cielo una letterina per BabboNatale o chissà chi.

Credo che per come siamo messi, certe derive mentali dovremmo correggerle se non abbandonarle, anche se leggendo le cronache mi rendo conto che c'è di peggio.

Secondo una ricerca, i pezzi di palloncini costituiscono l'80% dei rifiuti trovati dentro lo stomaco delle tartarughe marine. I palloncini sono al terzo posto tra i rifiuti più pericolosi per uccelli marini, tartarughe e foche.
Nonostante siano composti da plastica morbida (lattice o lattice biodegradabile), un palloncino sgonfio abbandonato nell'ambiente impiega fino a 4 anni prima di degradarsi completamente, che non vuol dire scomparire ma rompersi in migliaia di pezzetti. Quindi a seguire diventa Littering, ovvero rifiuto di piccole dimensioni abbandonato in spazi pubblici. Per questo motivo da qualche tempo liberare palloncini nell'atmosfera è da perfetti imbecilli illegale.

Nel video un esempio di quanto possano essere pericolose molti imbecilli tante persone assieme che pensano di fare qualcosa di poetico e creativo, o non saprei come altro chiamare una faccenda del genere; sta di fatto che alcuni proseguono a lanciare palloncini in cielo, credendo che sia una buona cosa (per se stessi).

martedì 2 settembre 2025

Scemo chi legge - figurarsi chi non legge

Oramai entrare in una libreria è diventato un atto di disobbedienza civile, qualcosa che molti fanno in via del tutto eccezionale, oppure che non fanno per i più svariati motivi. Che si legga di meno è oramai un dato di fatto, leggere è un piacere in via di estinzione
Come sempre gli Usa sono i capofila delle malsane tendenze europee con meno del 40% di lettori. Per quanto riguarda l'Italia i dati sono altrettanto disarmanti, oltre agli analfabeti di ritorno e quelli funzionali, aggiungo quella fetta di 'nuovi' italiani cui di leggere, entrare in un museo oppure in una biblioteca, non frega un cazzo; non lo facevano nei loro paesi di provenienza e non lo fanno in Italia. Poi c'è una fetta di popolobue che ha dismesso il cervello e preferisce il furbofono a qualunque altro tipo di pensiero.

In questo scenario in continuo, progressivo, declino è naturale che spariscano tutta una serie di avamposti della cultura, come era intesa in passato. 
Quindi dalla scena urbana e commerciale scompaiono le librerie ed assieme a loro tutto ciò che è collegato, cartolerie, edicole, biblioteche.
Il centro città si sta trasformando in Luna Park per turisti babbei, per croceristi da zoo safari, alla ricerca di una città storica verace, di una Genova che scompare proprio mentre loro la percorrono.
E' un po' come se un archeologo distruggesse i reperti mentre li sta scoprendo. Ma a questo paradosso ci aveva già pensato Fellini nel film Roma, dove la grande talpa che scava le gallerie della metropolitana fa entrare l'aria dell'innovazione che cancella le vestigia del passato.

lunedì 4 agosto 2025

La maledizione di Norma Jeane

Marilyn Monroe: (+ 4 agosto 1962), Brentwood, Los Angeles. Ebbe una relazione con JFK e Robert F. Kennedy.
Sulla morte di Marilyn sorsero molte ipotesi: omicidio ad opera della mafia e dei servizi segreti.

John F. Kennedy: (+ 1963), assassinato a Dallas. L'omicidio è stato attribuito ufficialmente a Lee Harvey Oswald, ma le teorie di complotto sull'evento sono ampie e varie. Aveva una relazione sentimentale con Marilyn Monroe.

Lee Harvey Oswald: (+ 1963) Presunto assassino di JFK, fu a sua volta ucciso da Jack Ruby due giorni dopo l'assassinio del Presidente.

Dorothy Kilgallen: (+ 1965) Giornalista investigativa e amica di Marilyn, stava indagando sulla sua morte e sul coinvolgimento dei Kennedy. La sua morte per una combinazione di alcol e barbiturici è stata dichiarata accidentale, ma anche in questo caso non mancano speculazioni e dubbi.

Jack Ruby: (+ 1967) Uccise Lee Harvey Oswald accusato di aver ucciso JFK. Morì in carcere per un'embolia polmonare. Anche in questo caso sono sorte delle teorie complottistiche.

David Ferrie: (+ 1967) Pilota di aerei e accusato nella cospirazione per l'assassinio di JFK, collegato a Lee Harvey Oswald. La sua morte per emorragia cerebrale fu dichiarata naturale, ma le circostanze sono state messe in dubbio.

Robert F. Kennedy: (+ 1968), fratello di JFK. Morì in seguito a un attentato all'indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie di California e Dakota del Sud. Aveva una relazione sentimentale con Marilyn Monroe.

Martin Luther King: ( + 1968),  Memphis. Morì in seguito a un attentato.
Sia JFK che MLK sfidavano il potere costituito con le loro politiche (diritti civili, disgelo con l'Unione Sovietica nel caso di Kennedy) e con la loro attività di attivismo (lotta per i diritti civili nel caso di King). In quel periodo storico, questi gruppi reazionari e suprematisti bianchi erano molto attivi e influenti.

Sia Lee Harvey Oswald (assassino di JFK) che James Earl Ray (assassino di MLK) erano figure complesse e con un passato ambiguo, che avrebbero potuto essere manovrate o indotte da gruppi più potenti a commettere gli omicidi. C'erano dubbi sulla capacità di entrambi di agire ed organizzare da soli omicidi del genere.