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lunedì 4 agosto 2025

La maledizione di Norma Jeane

Marilyn Monroe: (+ 4 agosto 1962), Brentwood, Los Angeles. Ebbe una relazione con JFK e Robert F. Kennedy.
Sulla morte di Marilyn sorsero molte ipotesi: omicidio ad opera della mafia e dei servizi segreti.

John F. Kennedy: (+ 1963), assassinato a Dallas. L'omicidio è stato attribuito ufficialmente a Lee Harvey Oswald, ma le teorie di complotto sull'evento sono ampie e varie. Aveva una relazione sentimentale con Marilyn Monroe.

Lee Harvey Oswald: (+ 1963) Presunto assassino di JFK, fu a sua volta ucciso da Jack Ruby due giorni dopo l'assassinio del Presidente.

Dorothy Kilgallen: (+ 1965) Giornalista investigativa e amica di Marilyn, stava indagando sulla sua morte e sul coinvolgimento dei Kennedy. La sua morte per una combinazione di alcol e barbiturici è stata dichiarata accidentale, ma anche in questo caso non mancano speculazioni e dubbi.

Jack Ruby: (+ 1967) Uccise Lee Harvey Oswald accusato di aver ucciso JFK. Morì in carcere per un'embolia polmonare. Anche in questo caso sono sorte delle teorie complottistiche.

David Ferrie: (+ 1967) Pilota di aerei e accusato nella cospirazione per l'assassinio di JFK, collegato a Lee Harvey Oswald. La sua morte per emorragia cerebrale fu dichiarata naturale, ma le circostanze sono state messe in dubbio.

Robert F. Kennedy: (+ 1968), fratello di JFK. Morì in seguito a un attentato all'indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie di California e Dakota del Sud. Aveva una relazione sentimentale con Marilyn Monroe.

Martin Luther King: ( + 1968),  Memphis. Morì in seguito a un attentato.
Sia JFK che MLK sfidavano il potere costituito con le loro politiche (diritti civili, disgelo con l'Unione Sovietica nel caso di Kennedy) e con la loro attività di attivismo (lotta per i diritti civili nel caso di King). In quel periodo storico, questi gruppi reazionari e suprematisti bianchi erano molto attivi e influenti.

Sia Lee Harvey Oswald (assassino di JFK) che James Earl Ray (assassino di MLK) erano figure complesse e con un passato ambiguo, che avrebbero potuto essere manovrate o indotte da gruppi più potenti a commettere gli omicidi. C'erano dubbi sulla capacità di entrambi di agire ed organizzare da soli omicidi del genere.

martedì 29 luglio 2025

L'opera d'arte senza la schizofrenia dell'autore non sarebbe mai nata

Esattamente 135 anni fa, a 37 anni, Van Gogh dipingeva: Campo di grano con corvi.

Poi per vari e personalissimi motivi si sparava un colpo di pistola nello stomaco, che gli avrebbe procurato un'agonia di due giorni. Giusto il tempo per saldare il conto alla locandiera, salutare il fratello e raccontargli quanto era stata tormentata la sua vita. E far diventare questo il suo ultimo quadro dipinto, aumentandone spropositatamente il valore di mercato.

Vincent non lo sapeva, ma era un arrischiante, come lui anche Caravaggio, Michelangelo, Munch, Kahlo, Bacon, Claudel e molti altri artisti più o meno famosi. Gli arrischianti, secondo la definizione dello psicopatologo Jaspers, sono persone che mettono a repentaglio la propria salute mentale per sondare il confine. Un confine da cui le persone 'normali' si tengono debitamente alla larga. Quanto ci sia di volontario in questo sondare non è dato saperlo.

Resta il fascino per la creazione di opere che mutano la materia in qualcosa capace di trasmettere emozioni. Forse pure uno scrittore rientra nella categoria degli arrischianti, alcuni poeti di sicuro. Quanto ai blogger non saprei.

lunedì 21 luglio 2025

Il momento in cui qualcosa va storto alla fine arriva

 

E' deciso, per arredare il nuovo salotto comprerò una Kenzia, o forse più di una. Quindi mi sono informato...la Kenzia (Howea forsteriana) è una palma tropicale originaria dell'Isola di Lord Howe in Australia, appartiene alla famiglia delle Arecacee (una delle più antiche famiglie, infatti sono stati trovati resti fossili nel Cretaceo, vale a dire circa 70 - 80 milioni di anni fa).
E poi riflettevo... la comparsa dell'essere umano, Homo sapiens, sulla Terra è stimata intorno a 200.000 anni fa.

Per fare un paragone, la Kenzia è sulla Terra da 80 cm e gli esseri umani da 2 millimetri.

C'è poco da fare, le piante sono gli esseri viventi più longevi e intelligenti del pianeta, lo ricorda spesso Stefano Mancuso nei suoi libri che indagano il mondo verde; sono esseri che meglio si sono adattati alle condizioni di vita sulla Terra. Inoltre, contrariamente agli esseri umani, non distruggono il loro habitat naturale. 

Vivremo anche noi per 80 cm? Inizio a dubitarne

lunedì 30 giugno 2025

Incredibile come vola il tempo quando sta andando tutto a puttane

Sembra ieri che i media parlavano del Tycoon che se la giocava al rimbalzello con la Harris e già oggi è lì che bombarda a tutto spiano esporta l'ideologia democratica statunitense, il famoso destino manifesto di cui si è già parlato in queste paginette; esattamente come tutti i suoi predecessori. Se non capite come funziona la Democrazia statunitense, ve lo spiegano con un paio di bombe. Porto per esempio l'Italia, ma potrei farne molti altri. C'è anche da dire che radere al suolo è parte di un 'vizietto' diffuso. Quindi lascio a voi altre considerazioni intelligenti.

Nel frattempo la nostra premier gli cita detti latini a caso, sarà perchè vivendo a Roma si sente la diretta discendente di qualche matrona imperiale. Poi la trovi a rovistare nei fondi del PNRR per trovare qualche spicciolo per il riarmo; e noi già sappiamo che tagliare fondi alla sanità ed alla scuola è sempre cosa buona e giusta. Perché chi può la salute se la paga nel privato ed avere sudditi ignoranti è assai comodo per un sacco di altre cose.

Per contro delle questioni ucraine non frega più un cazzo a nessuno, tutta quella smania di pace e parliamone, che era intervenuta all'inizio, si è infranta contro l'ostinazione di Putin a volere il Donbas e tutto il resto della torta. Nel frattempo noi da bravi voltagabbana abbiamo cambiato il ministro della cultura ed è certissimo che il giurin giuretto di Franceschini sulla ricostruzione a nostre spese del teatro di Mariupol, (era il 2022) possa restare lettera morta e dimenticata, esattamente come le 600 vittime che ancora giacciono sotto quelle rovine. Evitata così una fastidiosa gatta da pelare per Sangiuliano; sempre per la questione che si vis bellum para culum e quei soldi li useranno per comprare (dagli USA) qualche indispensabile manufatto bellico da tenere in garage.

Ora il vero centro del ciclone si trova in Cisgiordania, tra Israele e Siria, a volte in Palestina, a volte a Gaza, altre ancora in Iran dentro qualche sito nucleare (pare ne abbiano diversi modelli). Sempre luoghi dove Netanyahu prima e il Tycoon dopo, esportano lungimiranza, democrazia e sobrietà nell'arricchimento dell'uranio, anche se la strada l'aveva già aperta Khamenei e gli altri si sono uniti al festino per quella questione della condivisione di intenti e linea politica.

Come andrà a finire? 
Non lo sappiamo, e nemmeno la Vaticano SpA nonostante il recente avvicendamento, riesce a venirne a capo. Di sicuro c'è una questione, per noi sudditi ignoranti di cose di guerra, se la chiusura dei porti ucraini sul Mar Nero aveva fatto schizzare i prezzi del grano e le conseguenti speculazioni su pane, pasta e pastine, ora la minaccia che incombe sullo Stretto di Hormuz già fa luccicare gli occhi agli speculatori del petrolio, che a questo punto possono aumentare ciò che meglio gli conviene.

Insomma vada come vada, la guerra è sempre e solo una questione di soldi. Inutile farsi altre illusioni scomodando diritti umani e ideologie varie. 
Ma intanto parliamone a tavola...

mercoledì 25 giugno 2025

Le persone rovinano le cose belle

E' risaputo, ai genovesi i concittadini celebri stanno sul cazzo, li invidiano. Per esempio a Paganini, uno dei più famosi violinisti del suo tempo, è stata demolita la casa. Quasi lo stesso con Colombo. Poi c'è la questione della reggia del principe Andrea Doria. Qui non si poteva demolire nulla, anche se gli Alleati ci hanno provato in più occasioni. Quindi la soluzione adottata è l'incuria e la decontestualizzazione.
All'interno del porticato un tempo si intrattenevano gli ospiti importanti, che arrivavano via mare. Luogo di eleganti delizie che anticipava i giardini della reggia, ricchi di fontane e statue.
Oggi spazzatura, posteggi, impalcature ed inferriate arrugginite proteggono l'officina meccanica che ha occupato l'imbarcadero.
In questo dipinto di James Holland della metà dell'ottocento, si vede ammiccare il loggiato marmoreo della reggia, in riva al mare. In meno di cento anni sarà trasformato in un ingombro sotto strada contro cui ammassare ogni tipo di immondizia. Dubito sarà possibile tornare indietro.

giovedì 12 giugno 2025

Più a lungo rimani sul treno sbagliato, più costoso sarà tornare indietro

Ed eccola qui!


La nuova giunta in gran lustro per il giorno della Repubblica Italiana; tutti in posa come fossero al matrimonio della cugina ricca. Con il neosindaco, fascia tricolore d'ordinanza, il deposto doge sindaco, mestizia e sconforto, divenuto il Presidente di Regione, il precedente Presidente di Regione non c'è, perché è ai lavori socialmente utili, da qualche parte, oppure a patteggiare.


Insomma niente di nuovo sotto il gonfalone, perfino gli scenari ed il fondale della commedia sono gli stessi di molti molti regimi precedenti, che non bastarono i giacobini a dar potere al popolo, se poi il popolo di detto potere se ne fotte. Le stanze del Palazzo tali restano pure oggi, restaurate e rispolverate per le occasioni solenni. E se trecento anni fa l'oligarchia portava un manipolo di prodi a governare il mediterraneo rendendo la Repubblica (di Genova) quella che ben tutti sanno, oggi un manipolo di neo eletti, inerpicato sulla stessa scala, è pronto a disfare quasi ogni passo della giunta precedente, a smentire, a smontare, cose che nemmeno Penelope saprebbe fare. Tutto pur di mutare la direzione a destra intrapresa, e poi "queste sono un'eredità della vecchia giunta", detta di qualsiasi rogna, funziona sempre. Il costo di tutto questo fai e disfa? Non è dato saperlo. Ma è il pensiero che conta.

venerdì 30 maggio 2025

La verità è un desiderio oscuro

Anche così, con il Reverse Zoo, la faccenda ha del ridicolo, eppure spopola; quindi mi chiedo: ma quella gente non poteva starsene a casa, senza rompere il cazzo a nessuno? Che poi i leoni nemmeno possono mangiarseli a fine visita.

Tuttavia pare che agli esseri umani piaccia cacciarsi in situazioni patetiche. Recentemente alla fiera dell'antiquariato di Maastricht, é riapparso un dipinto di Klimt, intitolato: ritratto di un principe africano. Chi se l'è tenuto in soffitta per 80 anni, ora lo vende al prezzo di 15 milioni di euro.

La storia dietro questo quadro la trovo raccapricciante. Si tratta del ritratto di un principe, William Nii Nortey Dowuona, appartenente ad una tribù dell'odierno Ghana. Il dipinto venne realizzato nel 1897 quando a Vienna si tenne una mostra etnografica che si svolse in un giardino zoologico. 

In questi spazi venivano ospitate alcune popolazioni provenienti dalle colonie, ricreando i loro ambienti di vita. Della tribù Osu, alla quale apparteneva il principe, erano presenti 120 membri che potevano essere osservati dal pubblico in un villaggio tipico ricostruito artificialmente. Trovate poco etico tutto questo? eppure accadeva nella civilissima Europa delle monarchie. E voi accettereste di essere esposti allo zoo per mostrare come vive un italiano del XXI secolo?

sabato 10 maggio 2025

La vita non è aspettare che passi il temporale, ma ballare sotto la pioggia

Nasceva oggi, Rosanna Benzi. Una leader, attivista e intellettuale, esempio di coraggio e determinazione. Il suo impegno sociale e politico ha lasciato un segno indelebile nella storia cittadina degli anni'80, dimostrando che la disabilità non è un limite alla partecipazione attiva alla vita sociale. Per l'epoca erano concetti inusuali e forse per alcuni pure scomodi. Rosanna ha vissuto 30 anni della sua vita in un polmone d'acciaio, una macchina che la aiutava a respirare.
Da lì ha fatto parlare di se, ed a Genova è diventata famosa, la sua storia ha avuto un grande impatto sull'opinione pubblica, contribuendo a creare una maggiore visibilità e sensibilità nei confronti delle persone fragili.

"Il Rumore del Silenzio" del 1974: è il suo libro più noto. Rosanna racconta la sua vita nel polmone d'acciaio, le difficoltà quotidiane, la lotta contro gli stereotipi da cui emerge la sua straordinaria forza d'animo. Affronta il tema della malattia non come limite, ma come condizione che stimola una profonda riflessione sulla vita, sulla società e sui diritti umani. Il libro non è solo una biografia, ma una potente denuncia delle barriere affrontate ogni giorno, un invito all'empatia e all'inclusione.

Scritto da Rosanna all'età di 26 anni, il libro è oggi considerato un testo fondamentale per comprendere le sfide e le opportunità legate alla disabilità, sottolineando con crudezza ed onestà le condizioni di vita e le difficoltà affrontate ogni giorno. 

Un'eredità che non è andata perduta con la sua morte, ma ha contribuito a creare una sensibilità ed una consapevolezza nell'associazione che ancora oggi prosegue il suo lavoro.

venerdì 25 aprile 2025

La libertà non viene data, si prende



Venerdì - 25 Aprile 2025

Via XX Settembre 6 - Genova











Mercoledì - 25 Aprile 1945

Via XX Settembre 6 - Genova












"Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione".

martedì 1 aprile 2025

Mamma, Tògnu u me tucche; tucchime, Tògnu, tucchime!

Siamo nel 1595 e in una camera da letto, un uomo e una giovane donna fanno il gioco dei ruoli. Lei si presenta di schiena, atteggiandosi a Venere Callipigia, che significa “dalle belle natiche”. Lui, con l’elmo in testa si atteggia a Marte, approcciandosi alle sue grazie con la tattica della mano morta, che molti secoli dopo verrà utilizzata anche in metropolitana.

Il quadro è stato dipinto da Lavinia Fontana, una delle pittrici più celebri dell'Europa rinascimentale. Prima di lei, decine di artisti si erano cimentati nell’immaginare come dar forma esplicita a questo particolare ‘lato B’ della dea, da Giorgione a Tiziano, da Paolo Veronese ad Annibale Carracci, ma nessuno aveva mai osato una trasgressione così sorprendente. Da qui l'abitudine di toccare le cose belle, siano esse quadri, statue o persone, ma con le statue risulta particolarmente facile.


(*) quanto al titolo del post (click)

mercoledì 26 marzo 2025

La velocità della luce non si può calcolare col nostro tempo


Erano le 11e30 del 26 marzo 1930 quando Guglielmo Marconi, dal suo yacht-casa-laboratorio ormeggiato nel porto di Genova, accende le luci del Municipio di Sidney dove sono le 20e30. Tutto comodamente in smart working. Da quel giorno sono passati 95 anni, ma è una ricorrenza forse inutile da celebrare. Sarà che Marconi ne ha combinate molte altre e questa è passata in sordina.

Detto ciò mi piacerebbe che qualcuno da Sidney provasse ad accendere le luci a Genova. E forse dovremo attendere 95 anni per rivedere accesi gli storici lampadari di Galleria Mazzini. Costruiti a Berlino nel 1870 e rimossi per il restauro della galleria, ad oggi non si sa che fine abbiano fatto. La questione torna periodicamente all'attenzione della stampa, perché è una notizia evergreen, sempre attuale e mai risolta. Devo ancora capire se per incapacità o per volontà, o chissà ... insomma per adesso di rimetterli dove erano non se ne parla. 
Motivo? 
I soldi per restaurarli sono finiti, eppure il conto totale del restauro dell'intera galleria da 5 è salito a 7 milioni. Troveranno gli altri soldi nel barile del PNRR? Non lo so.
Se li venderanno e tutto finirà a tarallucci e vino?
Per ora la scusa è che il soffitto in ferro della galleria non li regge in peso! 
E mi dico: ma se c'erano prima, dopo il restauro non avranno consolidato, rinforzato, ripristinato?
Pare di no. Non ci hanno pensato!
Non era previsto, non se ne sono accorti? Le domande rasentano il limite del ridicolo e mettono in discussione la professionalità di molte persone.
Per me queste cose restano inconoscibili e travalicano il mio raziocinio. 
Resta che il 'salotto buono' della città votata al turismo (di massa), non espone il suo meglio, lo tiene in soffitta, magari smontato in qualche cassa in attesa di tempi migliori, in attesa di soldi, di teste migliori, di volontà, di uno sponsor, di una promessa elettorale.
E in attesa di qualcosa o qualcuno, vi lascio una foto di com'era sperando che diventi come sarà. Magari con l'utilizzo di una lampada centenaria al posto di quelle led.


E poi, finalmente arriva il primo lampadario. Non vi nascondo una certa emozione...


mercoledì 29 gennaio 2025

Il passato messo a reddito fa una certa tristezza

Ed eccola qui una delle 55 fontane che ha inaugurato Gualtieri. Che a Roma tra aprire porte e inaugurare restauri c'è solo l'imbarazzo della scelta. Cominciata nel 1732, fu infine affidata nel 1759 a Pietro Bracci aiutato da suo figlio Virginio. I due completarono l'opera, che venne inaugurata nel 1762. I lavori furono finanziati per 17.647 scudi. Questi fondi furono in parte raccolti grazie alla reintroduzione del gioco del lotto a Roma.

sabato 4 gennaio 2025

Barpi-Chillotti - amabili resti

Qui giace

Maria Madd[alen]a Barpi-Chil[lotti] in Pinelli 

devota figlia di Agostino e Maria Ce[cilia]
da crudele morbo str[appata] all'affetto dei suoi
ad anni 23
il suo ric[ordo] di sposa semplice e onesta 
rimanga vivo nel rimpianto della sua famiglia 
e di quanti la [conobb]ero e l’am[arono]

Resa quasi illeggibile dal tempo e dai passi devoti dei religiosi, questa lastra pavimentale suggerisce poche righe da cui trarre alcune considerazioni.
Forse l'ultima discendente della sua nobile e laboriosa stirpe, possiamo legare la sua scomparsa alla grande peste che devastò la Repubblica due volte nel giro di venticinque anni; nel 1630 e nel 1656 e provocò la morte di più di centomila persone. Gli storici stimano che morirono in media più di mille persone al giorno: una ogni due minuti circa. Numeri impressionanti che lasciarono la Repubblica con il 75% di abitanti in meno. Ed il borgo dei pescatori non fu risparmiato, passando da 4200 anime a poco più di 1000. Altro non sappiamo, essendo il voluminoso carteggio dei Barpi-Chillotti perduto nella devastazione della IIGM. Ipotizziamo perciò che alla morte di Maddalena, l'immenso patrimonio di ville familiari all'epoca ancora esistenti, finisca in eredità ai Pinelli.

martedì 12 novembre 2024

La natura non fa nulla di inutile

Dice così, Aristotele - e verrebbe da aggiungere qualcosa in merito all'utilità delle opere dell'uomo. In questo post parlerò di quattro dighe, e... spoiler, non finisce benissimo. Ma la cosa che più mi ha stupito è la perseveranza, l'incaponirsi a voler fare, anche quando l'evidenza mostra che è meglio lasciar perdere, non costruire, o se proprio si vuole, farlo con tutte le opportune cautele. Ma tant'è.

Insomma ecco cosa ho trovato in rete.

1923 - La Diga del Gleno - il disastro prevedibile - Risultato 356 morti

Il 4 luglio 1927 il Tribunale di Bergamo condannò Virgilio Viganò e l'ingegner Santangelo a tre anni e quattro mesi di reclusione più 7 500 lire di multa. Verrà poi scontata la pena a due anni di reclusione e revocata la multa. Secondo alcuni abitanti del luogo, il disastro era prevedibile: chi aveva lavorato nel cantiere della diga diffondeva la voce che il materiale usato non era buono e raccontava dell'imperizia dei lavori; il controllo da parte del Genio civile era stato svolto in maniera approssimativa e superficiale, chi poteva, a Dezzo, dormiva altrove.

1935 - La Diga di Molare - un crollo senza responsabili - Risultato 111 morti

Per oltre due anni alcuni periti studiarono il disastro di Molare, giungendo alla conclusione che il terreno non era idoneo a sopportare la costruzione di una diga. Ciononostante, La Società costruttrice declinò ogni responsabilità, respingendo le accuse mosse dal podestà di Ovada che chiedeva all'azienda il risarcimento dei danni.

Il processo coinvolse dodici tra ingegneri, dirigenti e direttori dell'OEG. Il 4 luglio 1938 la Corte d'appello di Torino assolse tutti gli imputati poiché l'impianto era stato edificato senza violare alcuna legge e l'eccezionalità della precipitazione del 13 agosto 1935 avrebbe reso inutile anche il funzionamento degli scaricatori. Ai familiari delle vittime fu recapitato dallo Stato un indennizzo di 30.000 lire.

1963 - La Diga del Vajont - una tragedia annunciata - Risultato 2000 morti

Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti e processi, furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell'opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico.

Nel 1999: Enel e Montedison chiudono definitivamente il contenzioso Vajont pagando rispettivamente 18 miliardi e 200 milioni di lire (ne beneficiarono i Comuni di Vajont e di Erto e Casso) e 77 miliardi (ai Comuni bellunesi Longarone e Castellavazzo).

1985 - La Diga della Val di Stava - la redditività al posto della sicurezza  - Risultato 267 morti

Il procedimento penale si concluse nel giugno 1992 con la condanna di 10 imputati dei reati di disastro colposo ed omicidio colposo plurimo.

Al di là delle azioni e omissioni penalmente rilevanti, concorsero al disastro di Stava una serie di comportamenti che vanno oltre la sfera giuridica e si caratterizzarono principalmente nell'aver anteposto alla sicurezza dei terzi la redditività economica degli impianti sia da parte delle società concessionarie sia degli Enti pubblici istituzionalmente preposti alla tutela del territorio e della sicurezza delle popolazioni.

II sec. d.C. - Dopo tali disastri, chiudo con una bella notizia; era molto tempo fa, diciamo 2000 anni fa per far prima, gli ingegneri romani decidono di costruire una diga. Siamo in Spagna, precisamente nella città di Almonacid de la Cuba. Ebbene quella diga è ancora al suo posto, e funziona perfettamente. Lo sappiamo perché recentemente è diventata famosa per aver salvato molte vite; le acque straripanti della diga, vengono deviate lungo il fianco della collina, lontano dalla città, evitando l'inondazione e danni alle case. E la diga non è crollata nonostante tutto.

mercoledì 16 ottobre 2024

Un tempo qui era tutta campagna

C'è voluta la siccità dell'estate del 2022 per far affiorare lo scolmatore del lago artificiale più utile per Genova: 25 milioni di metri cubi di acqua per dissetare una città che ha patito una sete cronica sino al 1959.
La gita al Lago artificiale era una tradizione imperdibile dell'estate al Paese. E non passava anno in cui i vecchi non ci raccontassero la leggenda del paese di Frinti, scomparso sotto 70 metri di acqua, ma con il campanile (fantasma) ancora in funzione. Una baggianata a suo modo affascinante, almeno quanto l'invenzione di Nessie, che ha portato nel 2004 ad alcune verifiche, per stabilire che a Frinti non esisteva nessuna chiesa e che le poche case sommerse erano oramai dei cumuli di pietre.

Ma tolte le leggende, questo prodigio idraulico compie oggi 65 anni, durante tutto questo tempo non ha mai smesso di funzionare. Il padre, in realtà più di uno, si chiamava Vittorio Sardo, e all'epoca del progetto della diga aveva 24 anni. Orgoglio ingegneristico della sua epoca, la diga è meta di visite guidate sia per scuole che per privati. In questi giorni di piogge abbondanti la scorta di acqua potabile, che viene condivisa con Piacenza, è al completo e si rende necessario uno svuotamento controllato dell'eccesso, dimostrando come la manutenzione dell'impianto sia fondamentale per la sicurezza, non solo dell'intero bacino idrico, oggi zona faunistica compresa nel Parco Regionale dell'Antola, ma anche della qualità dell'acqua che esce dai rubinetti dei genovesi. La famosa acqua del sindaco.


 

lunedì 7 ottobre 2024

Genova e quell'insana attitudine all'alluvione

Qui siamo in allerta gialla e poi arancione, ed il pensiero dei genovesi quando arrivano i temporali autunnali corre a quel fatidico 7 ottobre. Sono passati 54 anni dalla grande alluvione, quella cantata da De Andrè per capirci, quella di Dolcenera per capirci meglio. Cosa è stato fatto in questo mezzo secolo per ridurre il rischio? Nulla. O poco.

In questa foto del 1970 si intravede il tristemente noto ponte Morandi, inaugurato da soli tre anni già assisteva al primo di una serie di disastri più o meno naturali.

Eppure grandi opere, pure costosissime sono state intraprese, portate a termine perfino; ma le alluvioni si sono susseguite lo stesso, causando la morte di molte persone, danni stimati in milioni di lire e poi euro, e poi chissà. Resta la fragilità di un territorio ingannato dalla speculazione e dalla politica, frainteso dai geologi e mal tenuto dai suoi abitanti. Tutte queste concatenazioni generano ancora oggi disastri ad ogni temporale, e poco importa se ci si consola scomodando inondazioni centenarie a cui si sarebbe potuto mettere un riparo semplicemente facendo scelte serie ed oculate, ma siamo in Italia il paese della sciatteria, della mezza botta e della botticina, dell'accomodamento, del rattoppo, della faciloneria, della manutenzione carente invocata continuamente come malessere cronico. E poi parole e disposizioni certe certissime a cui non fanno quasi mai seguito i fatti.

E noi aspettiamo che le nuvole scompaiano, che i tombini otturati dall'incompetenza si asciughino e che l' "Acqua che ha fatto sera che adesso si ritira, bassa sfila tra la gente come un innocente che non c'entra niente".

giovedì 3 ottobre 2024

Hic et ubique - qui e ovunque

Le case dei sestresi che con i loro polmoni hanno alimentato la Fincantieri e poi i reparti oncologici, oggi diventano appetibili per nuove etnie. Altre braccia si apprestano, desiderando le stesse stanze, incastrate in scatole di cemento, simili ai dormitori loro assegnati dai colonizzatori e forse per questo rifugi rassicuranti, bastanti per sfuggire al destino di popoli soggiogati da governanti troppo impegnati al lucro personale per occuparsi del bene comune.

martedì 27 agosto 2024

Si dovrebbe essere sempre un po’ improbabili (*)

Era d'estate e tu eri con meEra d'estate poco tempo faE sul tuo viso lacrime chiare

Era il mese delle spose e delle rose, e la Bea andava all'altare; tra tutte le foto questa è quella che preferisco, perché c'è lei, il padre, i due puppy davanti con i cestini di petali, e le mille emozioni che accompagnavano tutti loro prima di varcare quel portale. Che ci si potrebbe scrivere un intero libro solo su quei pochi istanti, tre passi prima della soglia millenaria, uno scrittore bravo lo farebbe. Pochi passi per cambiare tutto il resto della propria vita. Quando mi dicono che un luogo può raccogliere emozioni e memorie, ecco io penso a questa foto ed a tutte le spose che dal 1025 ad oggi hanno varcato quella soglia con un sogno nel cuore.



(*) Oscar Wilde in (Oscar Wilde – Frasi e Filosofie a uso dei giovani)

domenica 18 agosto 2024

Qui non ci sono estranei, solo amici che non hai ancora incontrato

E' il 18 agosto 1928 quando Guglielmo Baldassini aziona la sua cinepresa 9,5mm, nel porto di Genova.
Un breve filmato amatoriale (visibile su HomeMovies100 - Archivio Nazionale del film di famiglia). Si vede una nave che entra in porto, la cinepresa la segue. Baldassini poi passa in rassegna alcune poppe di diverse barche a vela, riprese da una barca in movimento.
Ad un certo punto vicino ad una bitta compare il figlio Luciano, con un cappello da marinaretto saluta il babbo.

Poi un gruppo di portuali che avanzano su una barca a remi. Ma queste barche appaiono come nani in confronto al transatlantico Giulio Cesare, attraccato in attesa del prossimo viaggio sulla rotta Genova-Buenos Aires.
Qualche mese dopo, proprio a bordo del Giulio Cesare, partiranno da Genova, Giovanni Bergoglio con la moglie Rosa e il figlio ventunenne Mario, rispettivamente nonni e padre di Jorge Mario Bergoglio, al secolo Papa Francesco.

E così, oggi mentre cammino per il porto, scansando i turisti distratti, cerco nel mio tempo parallelo le tracce di questo passaggio, la bitta di Luciano, e di chissà quanti altri bimbetti che negli anni se ne sono appropriati. In fondo cento anni, per una città millenaria non sono che un battito di ciglia. E poi a ben scorgere, con occhio attento, ci sono altri indizi, dettagli dimenticati dal continuo rosicchiare del tempo, superstiti e testimoni.
Qui nulla ci appartiene, il tempo è fermo, è l'uomo che passa.


Reference: Il porto di Genova - su www.homemovies100.it & Biblioteca Salaborsa.