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venerdì 14 novembre 2025

Bibliosmia ovvero: il profumo dei libri

Studiare in biblioteca aveva un suo fascino, ma all'epoca non lo sapevo. Mi piaceva il luogo e il profumo.
L'A.I. conferma: "i libri antichi si degradano nel tempo e rilasciano molecole aromatiche come il benzaldeide, che ha un profumo simile a quello della mandorla, la vanillina, che ricorda la vaniglia, l'etilbenzene e il toluene, che conferiscono una nota dolce, o il 2-etilesanolo, con un aroma leggermente floreale. C’è una molecola, il furfurolo, che aumenta la sua concentrazione nei libri quanto più sono vecchi. Anche questa molecola ha un odore di mandorla, ed è più abbondante nelle pagine fatte di cotone o lino piuttosto che in quelle di cellulosa. Viene usata per datare l’età dei libri".

Questo profumo unico ed irripetibile non è solo un miraggio olfattivo dei bibliofili.

Gli arredi della sala lignea sono stati trasferiti e rimescolati nella nuova sede della biblioteca civica, sala di rappresentanza per mostre e conferenze.

Ci sono stato, con grandi aspettative di memorie e malinconie. L'odore non era lo stesso, non saprei cos'è cambiato, forse hanno spolverato, cambiato i prodotti detergenti, insomma una delusione, una magia che non si ripete.

sabato 10 maggio 2025

La vita non è aspettare che passi il temporale, ma ballare sotto la pioggia

Nasceva oggi, Rosanna Benzi. Una leader, attivista e intellettuale, esempio di coraggio e determinazione. Il suo impegno sociale e politico ha lasciato un segno indelebile nella storia cittadina degli anni'80, dimostrando che la disabilità non è un limite alla partecipazione attiva alla vita sociale. Per l'epoca erano concetti inusuali e forse per alcuni pure scomodi. Rosanna ha vissuto 30 anni della sua vita in un polmone d'acciaio, una macchina che la aiutava a respirare.
Da lì ha fatto parlare di se, ed a Genova è diventata famosa, la sua storia ha avuto un grande impatto sull'opinione pubblica, contribuendo a creare una maggiore visibilità e sensibilità nei confronti delle persone fragili.

"Il Rumore del Silenzio" del 1974: è il suo libro più noto. Rosanna racconta la sua vita nel polmone d'acciaio, le difficoltà quotidiane, la lotta contro gli stereotipi da cui emerge la sua straordinaria forza d'animo. Affronta il tema della malattia non come limite, ma come condizione che stimola una profonda riflessione sulla vita, sulla società e sui diritti umani. Il libro non è solo una biografia, ma una potente denuncia delle barriere affrontate ogni giorno, un invito all'empatia e all'inclusione.

Scritto da Rosanna all'età di 26 anni, il libro è oggi considerato un testo fondamentale per comprendere le sfide e le opportunità legate alla disabilità, sottolineando con crudezza ed onestà le condizioni di vita e le difficoltà affrontate ogni giorno. 

Un'eredità che non è andata perduta con la sua morte, ma ha contribuito a creare una sensibilità ed una consapevolezza nell'associazione che ancora oggi prosegue il suo lavoro.

martedì 3 dicembre 2024

Cervelli umani fritti alla fermata del treno

Questo video, ve lo consiglio proprio tutto; è tratto da un seminario di Daniela Lucangeli, laureata in psicologia dello sviluppo, e spiega in dieci minuti il meccanismo che ci rende dipendenti dagli smartphone.

In Italia il primo smartphone è stato venduto nel 1999, quindi sono 25 anni che li abbiamo in tasca, o in mano. 

Personalmente trovo che l'impatto di questi dispositivi sul cervello umano sia stato devastante. Quindi se circolano più imbecilli del necessario, il merito è anche degli smartphone. A seguire mi sono chiesto se un effetto del genere si poteva prevedere prima di metterli sul mercato.

Due ipotesi si contendono la risposta:                                                                                          Complottista - - ma al potere servono persone malleabili.                                                         Generica - No - come per la maggior parte delle cose in vendita il profitto annulla ogni remora.

La cosa tragica è che molte persone non si rendono conto di come questo dispositivo abbia cambiato la loro vita. Vivono in questa inconsapevolezza colposa. A volte mi guardo attorno per strada e vedo gente che lo tiene appeso al collo, o perennemente in mano, appena si siedono sul treno o sull'autobus, o si fermano al semaforo, lo consultano, se lo hanno in tasca lo estraggono appena possono, come dovessero ricevere con urgenza una notizia importantissima, e chi spedisce si aspetta un riscontro immediato, come alla comunicazione di un'effettiva emergenza.

Insomma questa faccenda ci ha travolto e le conseguenze si vedono. Venti anni sono un periodo di tempo sufficiente per rincoglionire almeno un paio di generazioni. Altrettanti sono utili a chi ne ha i mezzi per studiare il fenomeno.

Quello che ne vien fuori è preoccupante, principalmente perché non pare degno di proposte risolutive; se ne prende atto come di un'eclisse lunare. Viene anche da pensare che non sia necessario risolvere il problema, a chi gioverebbe? E non iniziate con quelle giustificazioni da crocerossine dell'umanità.

Tralasciando i problemi fisici che l'uso continuo dello smartphone, si aggiungono anche quelli cognitivi: approccio superficiale all'apprendimento, disattenzione,  stanchezza, sbalzi d'umore, isolamento, perdita di controllo, ansia e depressione

Tutto questo espone al rischio di sviluppare malattie psichiatriche, abuso di alcol, disturbi ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze, una minore concentrazione e una maggiore tendenza alla distrazione. La somma anche blanda di questi effetti la ritrovo ogni giorno, nelle fragilità emotive e comportamentali delle persone, e potrei farne una lista dettagliata. Cosa che mi riservo di fare in qualche post futuro, ma dopo una ricerca sul campo più attenta. 

Questo fenomeno, in Italia, riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, 13.774.066 milioni di persone, circa il 23% della popolazione italiana. Ora se questo numero sia da mettere in relazione, o da sommare, alla percentuale di coloro affetti dall'analfabetismo funzionale (28% della popolazione) che si sommano a quello dell'analfabetismo di ritorno (47% della popolazione) non mi è dato saperlo. Rimane un fatto oggettivo, una quantità sempre maggiore di persone è imbecille in maniera irreversibile, il sistema scolastico depotenziato non è in grado nemmeno lontanamente di porre un freno a questa slavina. Insomma i pochi senzienti finiranno per rifugiarsi in qualche fortezza del sapere in attesa di tempi migliori, così come intraprendenti abati salvarono la cultura e i libri nell'epoca buia del medioevo?

Altre preoccupanti novità sul furbofono che abbiamo in dotazione, si trovano in questo libro - lettura poco piacevole, che vi attiverà la consapevolezza di cagare in un campo di ortiche.

giovedì 28 novembre 2024

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa

Dice così Pennac. E viene da crederci, il tempo passato a leggere distrae dalle peggiori sciagure.

Ma perché si legge, solo per pensare ad altro? da cosa dobbiamo salvarci noi che leggiamo i libri?

Escludendo la letteratura scolastica e perfino quegli autori consigliati e obbligati da qualche professore di lettere, i manuali e tutto quello che si legge per uno scopo preciso, ecco, fuori da queste regole del buon lettore che vuole raggiungere un qualsiasi riconoscimento educativo, è possibile affermare che si legge per curiosità?

Mi accorgo che molti, leggono perché a scuola gli dicono di fare così, per costrizione, poi terminati gli studi alcuni proseguono a farlo, per abitudine, per molti invece l'unico altro scritto che prendono in mano, se va bene, è il manuale di istruzioni della macchinetta del caffè. 

Tempo fa la commessa di una libreria del centro, mi disse: negli anni '80 vendevamo editoria giuridica ed anche romanzi, perché gli avvocati leggevano cose di qualità. Oggi le Gazzette Ufficiali le consultano on line e nei loro uffici hanno solo pratiche e faldoni. I giovani avvocati non leggono più romanzi. Ed io mi chiedevo: perché anche chi leggeva ha smesso di farlo?

Io leggo a singhiozzo, sul treno, a casa o dove capita se il libro mi prende, poi posso passare mesi senza sfogliare una pagina, mi dedico al blog, sistemo i post, faccio ricerche disparate nel web. In questo momento per 400 post pubblicati ho circa 300 bozze in attesa, che rimesto e riscrivo. Perché succede? non lo so, ma lo trovo divertente, il resto conta poco. Qualcuno legge, qualcuno commenta, altri pensano di dirmi quello che secondo loro dovrei scrivere nel mio blog. Scrivetevelo voi invece di dire agli altri cosa devono pensare. Principalmente leggo in cerca di ispirazione e notizie curiose.

C'è tuttavia un aspetto su cui rifletto spesso, ovvero scrivere mostrando realmente il proprio animo, senza vergognarsi o preoccuparsi di cosa diranno gli altri, i lettori. Agli scrittori famosi succede raramente, sono più impegnati a mostrare qualche capacità lessicale, formalismi ottocenteschi che ancora si trascinano dietro, per via di un'istruzione scolastica arretrata, che livella al ribasso, impegnata a formare menti ubbidienti ed ottuse, utili al regime. Insomma la scuola, nel senso più esteso del termine, forma i perfetti imbecilli che si vedono in giro, al resto delle patologie psichiatriche ci pensano le famiglie disfunzionali e gli smarphone.

Poi c'è chi scrive per lucidare il proprio ego, autocelebrandosi. Generalmente li riconosci sui social con velleità da influencer. I loro scritti sono mongolfiere di paroloni. E perché allora qualcuno li legge?

Ma tolte queste speculazioni, perché chi legge - legge? Avete anche voi in casa un'antibiblioteca che vi attende?

lunedì 13 maggio 2024

La felicità non è essere felici, ma avere cose che ci rendono felici

La verità è che sono cattivo, ma tutto questo cambierà, metto la testa a posto. 

Diventerò uno serio, lavoro, orario ufficio, straordinari, giacca e cravatta.

Polizza vita, orologio elettronico d'ordinanza, smartphone, televisore maxi schermo, suv.

Mutuo, matrimonio, coi figli a spasso nel parco, natale dai suoceri, capodanno a Courmayeur.

Pensione integrativa, colesterolo basso, cibo sano e biologico, smetto di fumare.

Tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirò.



Vi siete ritrovati nei pensieri ispirati da Irvine Welsh?

lunedì 26 febbraio 2024

Le trappole e gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede

 

La scala della casa al Paese trova una nuova veste, ed io sorveglio che il mutamento non sia troppo radicale, che rimanga un po' di passato, nascosto sotto un garbato strato di calce, qualcosa che parli a chi conosceva e sa leggere indietro.

Tuttavia una sorpresa l'ho avuta da un famiglio che mi dice:
zio sai... questa è come in quella poesia di Montale che abbiamo studiato a scuola, quella sulle scale. Ed io che dopo un po' ho ripescato nella memoria, dico a questa testolina...

Ho sceso dandoti il braccio
almeno un milione di scale ...

ed ora che non ci sei
è il vuoto ad ogni gradino...


L'ultima parte l'ho taciuta, perché quella scala è stata percorsa da un numero considerevole di persone che non ci sono più e ricordarsele tutte era cosa ardua; e poi lo scopriranno da loro. Anche per avere nostalgia ci vuole l'età giusta.

domenica 17 dicembre 2023

Non è mai troppo tardi per andare oltre (*)

(*) Lo dice Dante e lo prendo come un consiglio politico per superare certe paludi che altri paesi prima di noi hanno attraversato. Un interessante libro di Tommaso Cerno, porta sconfortanti considerazioni sull'Italia post fascista, si potrebbe dire dal '48 a oggi, un post fascismo che a quanto pare fatica a lasciarci. Una malattia mai guarita; tedeschi e spagnoli hanno superato, elaborato, l'Italia no, ne è ancora affetta. Il fascismo come qualcosa di endemico, oramai entrato nel DNA. Patetica giustificazione per certe derive? Alibi?
Ciniche considerazioni, ma vere. Cerno parte da un aspetto poco conosciuto, la finestra del balcone di Palazzo Venezia, chiusa con un lucchetto le cui chiavi sono nella tasca di Mattarella. Primo grande scheletro nell'armadio.
Pensavano di aver finito la partita con Piazzale Loreto, ma non è così. E allora Cerno si fa una domanda:

Non sarà forse che le cose non sono poi così tanto cambiate da allora?


L’assenza in Italia di un processo simile a quello di Norimberga, la censura iconografica ad opera della Rai di quanto accaduto nei campi di concentramento e lo stesso lucchetto intoccabile di palazzo Venezia, dimostrano la paura di rinvangare e conseguentemente accettare il passato.


Ma l'analisi va oltre, così scopro che tutti quelli che avevano sostenuto il duce non solo non vengono puniti, ma iniziano a ricoprire le cariche del governo appena formatosi. In pratica, lo Stato, che si propone come democratico, ricicla i gerarchi, offrendo al popolo solo un’illusione di cambiamento. 
Ma nel libro il vero protagonista sono gli italiani, i  quali hanno dato vita a nuove generazioni di persone “geneticamente, forse inconsciamente, fasciste” come lo stesso Cerno sottolinea. Viviamo in un paese in cui la manifestazione del pluralismo politico é data dalla dimissione dell’oppositore e non da un confronto parlamentare che permetterebbe la vera democrazia.

La scelta di non andare a votare riduce la passione politica a una forma primordiale di tifo da stadio e conferma come gli italiani siano emozionalmente coinvolti dalle parole e dalle immagini attraverso le quali i singoli movimenti si sponsorizzano. Parole e immagini che, come ai tempi del duce, influenzano le nostre vite quotidiane in base non più a delle precise ideologie ma a delle necessità che, se non rispettate, sono matrice di dissenso.


Ne emerge una classe politica incapace di assumersi le proprie responsabilità, che anzi governa e decide come farebbe una dittatura, imponendo leggi non condivise, spesso a detrimento dei cittadini, spesso a vantaggio di pochi, una classe in cui corruzione, malaffare e parentopoli varie sono all'ordine del giorno, esattamente come nelle migliori dittature. Quanto al pensiero dell'italiano medio, aggiungo io, basta scorrere le cronache ed eccolo che emerge, nemmeno troppo infiocchettato, direttamente dal ventennio, il tabu del fascismo mai superato o risolto e per questo ancora presente sottopelle. Altro che riaprire il balcone di Palazzo Venezia senza farsi venire la pelle d'oca, o il passo.

E poi c'è tutta la questione coloniale che viene abilmente insabbiata, taciuta, un'omertà che non è uno scheletro nell'armadio, è qualcosa che sta ancora lavorando nella cultura dell'Italia di oggi.

Che poi a pensarci bene, noi italiani, o meglio certe istituzioni che comunque rappresentano una certa maggioranza, queste incongruenze le commette ancora oggi, magari promuovendo un criticatissimo Vannacci per 'competenza di ruolo'. Che non è una promozione dicono, ma nemmeno una punizione. Quindi cos'è? Non lo sappiamo e forse nemmeno serve saperlo.