Questa città è piena di stranieri, l'egiziano della pizzeria, il bengalese dei cellulari, il pakistano del frutta & verdura, il marocchino che vende ciabatte di pelle di capra.
E poi c'è il cinese del negozio dei cinesi, arriva da Chongqing ed è in Italia dal 2008, non parla una sola parola di italiano. Non capisce un cazzo di shelf marketing o merchandising, butta la merce sugli scaffali polverosi un po' dove capita, è capace solo di dire: sì o no, e lo conferma con la testa. Preferisce dire Sì anche se non ha capito la domanda. Ma riesce a fare gli scontrini. Quando non ha clienti in cassa guarda dei video sul cellulare e ride. In cinese.
Nel negozio dei cinesi tutto costa poco, e non me lo spiego, perché le stesse cose negli altri negozi costano il doppio. Il cinese del negozio dei cinesi non parla italiano, ma sa fare i conti a mente e ti regala il sacchetto di plastica per metterci le cinesate usa e getta.
Mentre uscivo mi sono chiesto se riuscirei a vivere a Chongqing in un negozio di italianate, buttare la merce sugli scaffali alla cazzo di cane e passare il tempo a guardare video stupidi sul cellulare, e ridere. Senza sapere una sola parola di cinese.
Chissà se resisterà al cedimento dei negozi dei cinesi.
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