Questo 2026 mi ha fatto venir voglia di cimitero, sarà che non è iniziato benissimo, ed è proseguito peggio, almeno a livello internazionale, tra Crans Montana, poi Venezuela, a seguire Iran e Stretto di Hormuz e varie ed eventuali, tanto per citarne alcuni. E qualcuno potrebbe dirmi (è successo): che te ne frega, mica intralciano la tua vita. Lo so, ma qualcosa resta dentro, chiamiamolo un generale senso di sconfitta dell'umanità e della furbizia della specie.
Che non si sappia in giro
temporary blog
martedì 14 luglio 2026
Finiremo tutti in un letto singolo
E quindi eccomi al monumentale, a riflettere sulle tristezze del momento, e pure su quelle del mondo, mentre passo a salutare i miei famigli; tutti insieme appassionatamente, anche quelli che nemmeno avrei incontrato per motivi cronologici. Mi piace pensare che siano felici da qualche parte e in modi a me sconosciuti mi possano proteggere. In questo momento ho cinque generazioni a disposizione. Ma c'è qualcosa di più, mi piace pensare a quelle faccende sulla reincarnazione ed alle dimensioni parallele, tutte cose inconoscibili. Così resto meditabondo, leggo le epigrafi aspettandomi una rivelazione, e resto vittima di una felicità accidentale, circondato da cadaveri nella città dei morti. Forse il giusto equilibrio per affrontare il rientro nella città dei vivi.
venerdì 10 luglio 2026
Sestri Ponente, Esopo e il lupo
C'era una volta un giovane pastorello che portava al pascolo il gregge di pecore del padre vicino a un villaggio. Spesso, per noia, decideva di fare uno scherzo agli abitanti del paese: scendeva in strada e cominciava a gridare a squarciagola: «Al lupo! Al lupo!».
Inizia così Esopo, e la sua fiaba ci insegna una lezione importante: chi dice troppe bugie perde credibilità, e alla fine nessuno lo crede nemmeno quando dice la verità.
Questa cosa bisognerebbe ricordarsela, soprattutto quando si pretende di avere la fiducia delle persone. Ma quello che leggo sui giornali locali mi fa pensare su alcuni aspetti che avevo sottovalutato. In città ci sono molte, tante, persone esasperate, e non è il caldo, ma l'effetto di una politica locale che non ha ancora capito come si amministra un territorio, oppure non è capace a farlo, o non ne ha voglia, non ha tempo, non saprei, forse tutto messo insieme. Chiamiamola sciatteria, Non ci sono, non ascoltano e non capiscono.
Però a fine mese lo stipendio lo prendono. Tutti.
I fatti di Sestri Ponente sono sulle cronache nazionali, e come sempre la stampa di regime non ha perso occasione per far vedere quanto è capace a confondere e strumentalizzare ogni sfilata, chi beneficia di questo?
Non saprei.
Solitamente scoprire a chi giova, aiuta a trovare il colpevole. Ma qui una cosa è certa, non se ne giovano i cittadini. Le decisioni vengono rimandate e si preferisce far passerella e proseguire la cagnara in consiglio comunale piuttosto che mettersi a trovare soluzioni adulte e condivise.
Come sempre la politica sposta il dibattito, confonde, allude, crea tensioni anche dove non c'erano, esaspera, e non risolve, ma distrae.
E quello che più mi infastidisce è che le persone ci cascano, ci credono, accettano compromessi, ascoltano parole suadenti utili per spostare il problema altrove. Non per risolverlo o prevenirlo.
Un cumulo di incapaci che starnazzano.
E sabato a mettere la ciliegina sulla torta arriverà pure Vannacci.
domenica 5 luglio 2026
Nessuno sa fare la vittima meglio della persona che ha causato il danno
Dunque.... immagino questi due scenari.
Scena 1 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter. Ne seguono una serie di disagi e alcune bestemmie, così arrivo tardi al lavoro. Poi devo fare denuncia, attendere a tutta la burocrazia prevista, e nella certezza che non verrà mai ritrovato mi devo procurare (se posso) un nuovo scooter. Altrimenti prenderò l'autobus sino a quando non avrò risparmiato abbastanza per comprarne un altro. Oltre questo vivrò con l'ansia che l'episodio possa ripetersi.
Scena 2 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter, ma lo ritrovo ad un paio di isolati di distanza, accanto ad un lampione su cui il responsabile del furto è impacchettato come un salame, con disegnati sulla faccia i baffi da gatto (e non è un set truccabimbo) e sulla fronte la scritta LADRO. A quel punto, dopo aver riso per almeno mezz'ora, chiamo la polizia.
Vi piacciono come scenari? personalmente la Scena 2 mi ispirerebbe un post acchiappa like, se vivessi in Messico ovvio. Sì perché è questo che sta accadendo a Lagos de Moreno, nello Stato messicano di Jalisco.
Vi metto una foto per mostrare come le 'vittime' di questo Batman si presentino all'arrivo degli agenti. E qui scattano i miei pensieri sul resto della notizia, Perché a quanto pare la polizia messicana non ha posto l'accento sul fatto che in 10 giorni sono stati pizzicati 5 criminali, no no. (cito) Per le autorità le vittime non sono i derubati, ma proprio gli uomini legati ai pali. La polizia li tratta come tali e ha aperto la caccia a Batman: lo ha spiegato ai media il segretario per la Sicurezza dello Stato Juan Pablo Hernández. Gli uomini sono stati liberati e medicati per le ferite riportate, e non è chiaro se siano a loro volta indagati per i furti che gli vengono attribuiti.
Quindi il problema della polizia messicana non sono quelli che rubano, ma chi osa fermarli e farne ludibrio pubblico, forse evidenziando tutta l'incapacità con cui viene gestita la sicurezza nelle strade, e stai anche a vedere che poi la colpa sarà pure dei proprietari degli scooter, che li hanno lasciati incustoditi.
Vi ricorda nulla questa manipolazione? Vi dice niente un sistema in cui le leggi tutelano maggiormente i criminali e perseguono chi osa difendersi a cose fatte?
Dimenticavo la frase di rito: basta farsi giustizia da soli, non siamo nel Far West.
martedì 30 giugno 2026
Andale Andale, scatta un paio di foto, poi mandale
Ci sono luoghi che si visitano e altri che si vivono lentamente, quasi senza accorgersi di quanto riescano a lasciarti qualcosa dentro. L’Egitto è uno di questi. Tutto inizia da un dettaglio: la luce calda che accarezza il deserto, il suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Poi, quasi naturalmente, quell’istante si trasforma in un’esperienza più profonda, fatta di storia, emozioni e suggestioni che restano nel tempo.
Questa manfrina è sponsorizzata dall'ETA, ente del turismo egiziano. Confezionata su misura per il mercato italiano. Accattivante vero?
Ci andrei in Egitto ad ascoltare "il suono lento del Nilo che scorre silenzioso"? Come si farà?
Forse sarà il rumore dei rifiuti e degli scarichi fognari. Ma non voglio rovinarmi la vacanza con questi dettagli.
Quello che mi risulta più ostico accettare, è la disinvoltura di questo invito rivolto all'Italia, dove il soggiorno viene trasformato in suggestione che resta nel tempo.
Chissà se anche per Giulio Regeni è stato lo stesso. Noi in Italia, dopo dieci anni stiamo ancora aspettando di saperlo.
Ma anche Nessy Guerra e Patrick Zaki hanno vissuto il loro soggiorno in Egitto come una suggestione che resta nel tempo. E cazzo se gli è rimasta.
Una suggestione che sopravanza piramidi, faraoni, mummie e musei. Tutto scompare, roba vecchia. Sarebbe come dire: venite in Italia per conoscere gli Imperatori Romani.
Cazzate!
Poi magari si trovano coinvolti in qualche regolamento di conti tra bande rivali, ma fa parte del folclore locale. Pizza, spaghetti, mafia e mandolino.
Insomma questo Egitto delle suggestioni non è roba per me, soprattutto dopo questo post. Ma se voi ci andate, mandatemi qualche video del suono lento del Nilo che scorre silenzioso. Grazie!
venerdì 26 giugno 2026
Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo
In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema.
Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!
E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).
A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.
Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.
Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.
Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.
domenica 21 giugno 2026
Non si può lucidare uno stronzo... ma puoi arrotolarlo nei brillantini
Inizia l'estate, e come ogni anno, milioni di turisti arrivano a Genova convinti di essere persone educate, cortesi, rispettose degli spazi altrui. Poi scendono dalla nave da crociera e scoprono che, nella scala evolutiva della civiltà, stanno ancora dipingendo bisonti sulle pareti delle caverne.
mercoledì 17 giugno 2026
I buoni tendono a non durare
Diaz - Non pulire questo sangue (2012).
Il titolo del docufilm sul G8 è tornato nelle sale cinematografiche, soltanto per tre giorni. Sono passati 25 anni da quel 21 luglio 2001 eppure questo è, e resterà, un film scomodo.
Vi spoilero subito il finale: il film si conclude mostrando il trasferimento dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Qui, il massacro fisico della Diaz, noto al mondo come macelleria messicana programmata, si trasforma in tortura psicologica e fisica sistematica: umiliazioni, insulti, minacce di stupro e l'obbligo di cantare canzoni fasciste. Vi ricorda nulla questa metodologia? No? Nemmeno se vi dico Global Flottilla?
Diaz non è un film da "guardare", è un film da "subire". È un'opera necessaria che funge da atto d'accusa permanente. Non cerca la catarsi, alla fine del film non ti senti meglio, ti senti svuotato e indignato. È un pezzo di cinema civile che trasforma il sangue sulle pareti, in una memoria collettiva impossibile da cancellare. Indispensabile, ma preparatevi a stare male.
E adesso il lieto fine:
nessuno dei responsabili ha fatto un giorno di carcere per i pestaggi. Lo Stato italiano ha dovuto pagare milioni di euro in risarcimenti alle vittime (soldi pubblici). La catena di comando che ordinò e coprì il massacro è rimasta in servizio per oltre un decennio dopo i fatti, alcuni di loro furono perfino promossi di grado.
In chiusura riporto una considerazione che condivido, e che fa parte dei miei pensieri circa la persistenza del 'fascismo' all'interno della mentalità di certi italiani, presa dal blog di Fiamma:
Il fascismo non è solo un fenomeno storico circoscritto nel tempo e morto 80 anni fa (....), ma è un persistente stato mentale nutrito da ignoranza, qualunquismo, razzismo, xenofobia, omofobia, odio e maschilismo.
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