martedì 17 marzo 2026

Fai una giravolta, falla un'altra volta e vattene affanculo

Ho fatto un grande errore, e mi scoccia perché su certe faccende oramai dovrei avere una certa esperienza. E' andata così, circa due mesi fa suonano al citofono due tizie, gentili, e mi informano che hanno organizzato un incontro ecumenico e se sono interessato a partecipare mi darebbero l'invito. Siccome ho sentito subito puzza di testimoni di Geova ho detto: No grazie. 

E potevo finirla lì, ma la parte gentile di me ha preso il sopravvento e dalla bocca mi è uscito un: ora non mi interessa, ma lasciate il dépliant in cassetta, se sono interessato vi contatterò.
Mi pareva una bella soluzione, educata, anche perché l'unica cassetta disponibile è quella della vicina.

Ora... devo ricordarmi che mai e poi MAI bisogna dire una cosa del genere ai testimoni di Geova, perché loro percepiscono e reinterpretano come un: grazie mille, lo so, sono un peccatore ma potrei convertirmi, quindi ripassa quando vuoi.

Ed infatti dopo un paio di mesi ne è spuntato un altro, gentile, si è pure presentato con nome e cognome. L'ho spedito subito, oramai sono allenato a riconoscerli, gli ho fatto notare che era domenica mattina, mi stava disturbando. Poi per sicurezza gli ho detto chiaramente che non sono interessato.

Io spero abbia capito, che passi parola ai suoi colleghi/confratelli o quello che sono, insomma basta. A seguire non saprei se sia meglio dir loro che non credo in nulla oppure che credo fervidamente in qualcos'altro. Cosa potrebbe risultare più demotivante?

Davvero non capisco questa necessità (ossessiva) di far proseliti, possibile che abbiano una fede così debole da doverla certificare con i grandi numeri come fanno i cattolici?

martedì 10 marzo 2026

Dubai bombe e guai

Eppure pare sia andata proprio così, il nostro ministro della difesa era lì, negli Emirati, a spendere il suo stipendio da parlamentare (895.588 euro l'anno), e non rappresentava nessuno se non se stesso. A me piace crederlo, perché ha chiesto scusa, perché Dubai è una città da ricchi ricchi, e che orgoglio vederci i ministri italiani in vacanza con la famiglia, tutti lì a scarpettare su marciapiedi lindi e perfetti, tra grattacieli altissimi, tra centri commerciali che trasudano griffe ed opulenza, che così magari gli viene pure qualche bella idea per sistemare le rogne italiche.

Poi ci sono i detrattori, che dicono che era lì mentre cadevano i missili, nemmeno ci fosse andato apposta perché lo sapeva. Lui era all'oscuro di tutto, il politico italiano medio non sa a prescindere, le cose accadono a sua insaputa, e nemmeno viene informato se succede qualche casino notevole attorno a lui. Insomma se gli iraniani se ne fossero stati buoni buoni, noi italiani, nemmeno avremmo saputo dov'era il nostro ministro della difesa. Noi lo avremmo immaginato a Roma, nel suo ministero, a fare quello per cui è pagato. E poi diciamolo, se avesse saputo che agli iraniani rodeva il culo per la ricchezza degli emiri, tanto da bombardarli, mica sarebbe andato lì a fare da bersaglio.

A me fa specie invece che sia rientrato con un volo militare di Stato. Che penso: magari c'era posto per altri. Insomma per quello che ho letto e sentito in rete non ci vedo molti appigli per montare una polemica. Anche se ultimamente ho notato che c'è questa deriva giornalistica da avanspettacolo che distorce qualsiasi notizia per dar aria ai denti, far urlare i direttori dei giornali nei talk e quindi evitare un vero ed utile confronto. Insomma basta parlare di qualsiasi cosa tranne che di quello che si dovrebbe.

Specchietti per le allodole li avrebbero chiamati quelli che amano la sintesi.

venerdì 6 marzo 2026

Certi tipi di persone

Io me li ricordo i giapponesi che circolavano a Roma degli anni '80. Li vedevi in giro con la Nikon al collo, sempre pronti a scattare. 
Si muovevano in gruppi e fotografavano ogni cosa, difficile stabilire il senso delle loro scelte, le persone dicevano: vengono da così lontano, da un paese così diverso dal nostro. E finiva lì, erano giustificati perché sapevamo che quegli scatti dopo essere passati in qualche laboratorio fotografico sarebbero rimasti in qualche album dall'altra parte del mondo.
Oggi siamo tutti giapponesi in viaggio, ammaliati dall'esigenza di certificare ogni attimo della nostra vita, e pure di quella degli altri loro malgrado. Ma per farne cosa?

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.

venerdì 20 febbraio 2026

Una nave non affonda per l'acqua che ha attorno, ma per quella che entra

A quanto pare è arrivata l'epoca delle emergenze geologico-abitative, o qualcosa del genere. Vuoi per le speculazioni edilizie del passato (non importa quando), vuoi per quelle del presente, vuoi perché con il cambiamento climatico la natura ci presenta il conto. Ed a quanto pare è un conto salatissimo. Proseguire facendo finta di nulla sarebbe stupido, ma è esattamente quello che sta succedendo in Italia.
Così anche Genova ha la sua bella frana su misura.
Cause?
I media locali lo dicono in modo anche troppo crudo:

Costruzioni fatiscenti, faglie nei muraglioni, ponti pericolanti, terrapieni costruiti senza tenere conto delle più banali norme di sicurezza. Genova è disseminata di questi “ordigni” pronti a innescarsi sempre più frequentemente e facilmente con il passare del tempo e nel combinato disposto di materiale scadente, approssimazione del progetto e incidenza delle condizioni climatiche.

Sembra quasi di stare a Niscemi vero? Manca solo uno scantinato pieno di libri; invece siamo al Lagaccio un quartiere di Genova che si estende su una superficie di circa 0,89 km², e conta circa 10.235 residenti, il che lo rende una delle zone con la più alta densità abitativa della città. Tanto per capirci lo stesso quartiere in cui si era pensato di costruire gli enormi piloni della funivia, di fatto aggiungendo degrado al degrado. Ma prendiamola così, quando una zona è brutta la tattica migliore è estendere il brutto amplificandolo ed esasperandolo, a quel punto nessuno avrà possibili termini di paragone. Quindi ci sono tutte le premesse per una vicenda di lungo respiro, peccato che i 40 milioni di euro del PNRR siano stati investiti per la funivia anziché per la riqualificazione e messa in sicurezza del quartiere. Insomma, ne vedremo delle belle.

lunedì 16 febbraio 2026

Dalla cattiveria non si guarisce

Ovvero la banalità del male, così come viene individuata dalla filosofa Hanna Arendt.
Era il 1994 quando da Trieste venivano organizzati i pullman per il "Safari Sarajevo", che non era un'escursione a basso costo, per una dimostrazione commerciale di pentole, ma un soggiorno comprensivo di tutta l'attrezzatura necessaria a fare il tiro a segno di precisione. Obiettivo? ammazzare i civili, colpendo persone che cercavano acqua, legna o cibo. Tutto questo con un preciso tariffario, in base ai bersagli. Alla domenica il week end di tiro a segno terminava ed i partecipanti tornavano alle loro attività quotidiane. Magari con un paio di morti sulla coscienza.

Sono passati 32 anni da questa faccenda, e finalmente qualcuno si decide a fare qualcosa, dico finalmente perché già nel 1995 i servizi segreti italiani avevano interrotto questa deriva. Ma evidentemente qualcosa non ha permesso di rintracciare subito chi aveva orchestrato la cosa, ed anche chi vi aveva partecipato. Anche perché le indagini coinvolgono Francia, Belgio e Svizzera.

L'idea della guerra come sfogo per la "bestialità", la crudeltà innata o le pulsioni distruttive represse è un tema ricorrente nella psicologia. Viene spesso interpretata non come un incidente di percorso della civiltà, ma come una manifestazione di istinti biologici e psichici profondi. Quindi mi chiedo: ad un futuro processo cosa potrebbero sciorinare gli avvocati della difesa ? forse diranno che i loro clienti si annoiavano e che l'omicidio è una delle naturali pulsioni umane.
Nel frattempo varie organizzazioni stimano che circa 250 civili siano stati uccisi dai cecchini di Serajevo, di questi 160 erano bambini.

mercoledì 11 febbraio 2026

La città invisibile

Sui social istituzionali aumentano le immagini di una città che non esiste ancora, anche se nelle intenzioni esisterà. Tuttavia la percezione che si ha scorrendo i quotidiani di regime, è di averla già pronta. Le campagne elettorali invocano ritrite promesse, di giunta in giunta, esibiscono un disegnino, gli mettono una cornicetta e sproloquiano numeri e cifre.
La città idealizzata diventa un miraggio collettivo, poco importa poi se verrà realizzata davvero nella sua interezza, se tutte le 'visioni' saranno rispettate.

Ma nessuno si è posto la vera domanda: come sarà mantenuto in funzione tutto questo baraccone?
Chi pagherà per la manutenzione del verde, la gestione degli ascensori, delle funicolari e delle funivie, chi pulirà le nuove passerelle, i sottopassi, i percorsi ricavati là dove prima non c'era nulla?

In una città dove si garantisce con fatica la manutenzione ordinaria, e spesso nemmeno quella, in cui ci sono quartieri con strade dimenticate per decenni, a quale futuro sono condannati questi fantasiosi desiderata?
La città visibile è vittima della cronica sciatteria urbana, bisogna prenderne atto, è un territorio lasciato a se stesso, in balia di orde di vandali e cittadini dal carente senso civico, pronti a macinare ogni manufatto, a riempire ogni angolo di spazzatura. In questa cieca visione della città, gli occhi del politico sono coperti dal velo del consenso, una legittimazione poco lungimirante, la stessa che si gonfia di buoni propositi. Gli stessi che riempiono le letterine natalizie solo per poter essere disattesi.