domenica 1 novembre 2026

La mediocrità non dovrebbe essere incoraggiata

A quanto pare la tradizione di Halloween prosegue indisturbata. A me non infastidisce particolarmente, perché è un modo per divertirsi insieme e far festa. Tuttavia inizio a credere che ci siano limiti da consigliare, principalmente il buon gusto. Perché va bene vedere i bambini circolare mascherati da fantasmi, con una zucca di plastica da riempire di caramelle e dolcetti, ma vedere i genitori che li accompagnano e li incitano a fare man bassa nei cestini che i negozianti mettono sull'uscio, lo trovo meschino e patetico. Poi le caramelle le trovi sui marciapiedi, perché non piacciono, ma l'obiettivo è arraffarne più degli altri.

Mentre ero in giro per le spese ho visto madri infilarsi nelle gastronomie spingendo i figli per prendere vaschette di patatine fritte e chiedere con insistenza la ketchup. Parevano dei mendicanti e la cosa mi ha fatto tristezza. Perché mi sono chiesto: cosa impareranno questi bimbetti? Era proprio necessario?
Arriverà un momento in cui capiranno di avere dei genitori inadatti e che non ha senso fare la questua nei negozi, ed incazzarsi se non ottengono. E poi tutti questi dolciumi sono proprio necessari?
Insomma, mi sono chiesto: ma facendo così non staremo perdendo il VERO spirito di Halloween?

sabato 31 ottobre 2026

Ambiziosamente - storie parallele tra Genova e Trieste

Nel 1881 un ricco ed ambizioso imprenditore quarantenne, Edilio Raggio, decide di costruire un castello vista mare; così acquista uno scoglio in una zona prossima alla sua acciaieria-fonderia. Questo capriccio gli costerà 710mila lire, circa 2.485.000 di euro attuali. Una cifra straordinaria per l'epoca. In quattro anni l'impresa è compiuta, ma la cosa più interessante fu l'idea di ispirarsi al castello che nel 1860 Massimiliano d'Asburgo, principe imperiale e arciduca d'Austria, si era fatto costruire a Trieste. Ma ci pensate? un genovese che gareggia in lusso con gli Asburgo.
Il castello diventa da subito l'epicentro della vita politica ed economica nazionale, a dimostrazione che tanta spesa deve rientrare in affari e contratti concreti. Tutto bene sino al 1943 quando i tedeschi lo requisiscono per utilizzarlo come circolo ufficiali. E qui inizia la decadenza. Saccheggiato e danneggiato dai bombardamenti, verrà espugnato nel 1945 dai partigiani. Ridotto oramai a rudere, fu venduto dagli eredi nel 1950 per 12 milioni di lire dell'epoca (circa 350mila euro di oggi) e minato il 14 aprile 1951 per fare spazio all'Italsider e all'aeroporto.
Fine della storia.

Il suo padrino invece, il castello di Miramare a Trieste, sopravvive. Nato come nido d'amore, e terminato in 15 anni, costò 5 milioni di euro attuali. Ma i proprietari non lo abitarono per molto. L'ambizioso Massimiliano diventato imperatore del Messico, viene ucciso dai rivoluzionari a 34 anni. La moglie Carlotta torna per pochi mesi al castello, vaga per le stanze vuote chiamando il marito.  Sospetta congiure, diventa pazza,. È qui che, secondo la leggenda, lancia la sua maledizione:
"Chiunque dormirà sotto questo tetto morirà lontano dalla patria, dagli affetti e dalla grazia di Dio".
E da quel momento, vuoi per suggestione o per chissà quale sequenza fatale di eventi, la maledizione sembra avverarsi, chi ci dormì morì male e lontano, e qui la lista si fa lunga:
1. Massimiliano d'Asburgo - il costruttore. Vi abitò per 4 anni. l'ambizione lo porta a diventare imperatore del Messico. Ma la cosa non piace ai messicani. Nel 1867 viene fucilato.
2. Carlotta del Belgio - sua moglie. Torna al castello pensando che il marito sia lì ad aspettarla. Non sopportando che altri possano vivere felici nel suo castello lancia la maledizione. Morirà pazza in Belgio nel 1927.
3. Elisabetta d'Austria, Sissi - cognata di Massimiliano. Soggiorna a Miramare ben 14 volte tra il 1869 e il 1896. Morì assassinata a Ginevra nel 1898.
4. Francesco Ferdinando d'Asburgo - erede al trono, ospite di Miramare. Vi soggiornò giusto due mesi prima di venire ucciso a Sarajevo nel 1914.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale il castello passa all'amministrazione italiana. Dopo lunghi restauri della Regia Soprintendenza, il 24 marzo 1929 diventa museo. Ma la maledizione non si ferma.

5. Amedeo di Savoia-Aosta, Duca d'Aosta - abitò il castello dal 1931 al 1937 con la famiglia. Viceré d'Etiopia, morì prigioniero degli inglesi in Kenya nel 1942.
6. Friedrich Rainer - comandante nazista durante l'occupazione tedesca, quando il castello fu scuola ufficiali. Catturato dai partigiani di Tito, viene processato per crimini di guerra e condannato a morte nel 1947.
7. Vernice McFadden - generale americano durante l'occupazione alleata, morì in un incidente stradale a Livorno, proprio quando stava lasciando l'Italia per tornare in America
8. Bryant Moore - suo collega, morirà qualche anno più tardi in Corea.

Nel 1954 il castello viene restituito al Demanio italiano e riaperto come Dimora Storica. Nessuno dormirà più nel castello.

martedì 27 ottobre 2026

Ogni occasione nella vita ha una data di scadenza

Questa è la casa in cui nacque Nicolò Paganini, era il 27 ottobre 1782.
In questa vecchia foto si vede com'era messa la casa dei Paganini, ecco non benissimo, in un quartiere che dire degradato era fargli un complimento.
Roba vecchia direte voi, ma dalle mie parti non si sono ancora ripresi dal fatto che Paganini a Genova c'è stato sino a 14 anni, poi è scappato altrove a far fortuna. E c'è riuscito.
Questo ai genovesi non piace. Sarà che già allora se volevi combinare qualcosa di buono dovevi andartene. Lo aveva capito anche Colombo, molti anni prima. E Renzo Piano moltissimi anni dopo. In ogni caso la lista dei genovesi illustri è lunga a dimostrazione del detto: nemo profeta in patria.

Fu chiaro che quel quartiere e quella casa andavano riqualificati. E così verso la metà degli anni '70 ci pensarono i tecnici del Comune a sistemare la questione.
C'è da dire che all'epoca se c'era da sistemare urbanisticamente una cosa ci andavano giù decisi. Quindi ecco una foto abbastanza eloquente della riqualificazione dell'intero quartiere, un vero fiore all'occhiello della speculazione edilizia del dopoguerra.
Così, i genovesi di ieri frignano per quanto perduto, e quelli di oggi si godono un nuovo quartiere. Poco importa se non ci vanno nemmeno i turisti quando si perdono Gli unici frequentatori sono impiegati, tossici e spacciatori.


Ma basta parlar male della modernità. Non lo trovate magnifico il nuovo centro direzionale, con questa edilizia disinvolta, che ha risistemato la zona? 
E poi diciamolo, non è molto meglio trovarsi tutti al fast food sopra al posteggio, piuttosto che davanti alla catapecchia dove c'è nato un musicista, quello che non ripeteva mai un pezzo perché improvvisava alla grande?

sabato 24 ottobre 2026

Anche gli imbecilli invecchiano

Una cosa che ho notato e che evidentemente sta prendendo piede nel web e molto sui social, sono coloro che dicono agli altri quello che DEVONO fare, e non come consiglio, ma come diktat. Pure con una certa acrimonia e supponenza. Insomma devono dirlo loro perché gli altri sono TUTTI degli incompetenti.

Tale condizione è presente spesso in post in cui si parla di animali abbandonati o randagi: dategli acqua, cibo, rifugio; chiamate la protezione animali, fate, provvedete, sbrigatevi, cercate il proprietario, denunciatelo.

E loro? me lo sono chiesto, insomma tutta questa sollecitudine sui compiti degli altri fatta da persone con il culo in poltrona, mi fa quasi divertire.

Questa regia è maggiormente pressante quando si tratta di questioni di pubblica incolumità, decoro o pulizia ed altre faccende urbane.

C'è evidentemente una grande fetta di persone che conosce esattamente quello che va fatto, e pure in diversi ambiti, amministrativi, botanici, calcistici, logistici. Poco importa se indagando meglio si scopre che non ne sanno un cazzo, ma hanno visto un video o sentito dire che... e per qualche motivo si trovano impossibilitati a intervenire personalmente, forse i loro parenti li tengono prigionieri in scantinati bui ed umidi dove tuttavia possono fruire della rete wifi per renderci edotti delle loro doti indiscusse ed indiscutibili.

martedì 20 ottobre 2026

È come spegnere un incendio a forza di sputi

È risaputo, quando c'è da far casino i francesi sono dei veri maestri. Se poi siano tutti francesi doc quelli impegnati nelle varie attività del video, poco importa. Vivo queste notizie con un misto di sgomento e compiacenza. Perché a chi blatera che il popolo bue sia oramai ridotto a gregge da tastiera, posso dire: non è vero, ti piacerebbe. Guarda qui.

 

Dentro alle manifestazioni del 17 ottobre c'è finito un po' tutto: aumento del costo della vita, il deterioramento dei servizi pubblici, la situazione dell'istruzione. Si potrebbe semplificare dicendo che è una protesta contro le politiche scellerate dell'ultimo decennio. Ma non è solo questo.
Ci sono persone che per necessità, perché hanno degli ideali, per noia, o tutte queste cose assieme, sono ancora capaci di ribaltare una città e metterla a ferro e fuoco, segnalando che la politica sta commettendo degli errori, sta rubando i soldi dalle tasche dei cittadini creando disagio sociale; sta traboccando il vaso. Quello che mi disturba è che non sia possibile farlo diversamente. Insomma se in passato l'unico modo di far capire al re che aveva fatto una cazzata era tagliandogli la testa, oggi mi aspetterei che la stessa consapevolezza arrivasse in modo meno ferale. Per capirci, farei volentieri a meno di guardarmi un docu-film sui fatti del G8 di Genova ed altre cose simili. E farei volentieri a meno di guardare le rovine del municipio di Limoges. Con buona pace di storici e romanzieri che dovranno cercare altrove tragiche ispirazioni.
E in Italia?
Bologna, Milano, Torino ed altre 13 città sono state interessate dai cortei di protesta, con scontri, arresti e polemiche tra istituzioni e forze dell'ordine.
A questo punto mi interrogo: perché certe società trasformano il dissenso in manifestazione pacifica, mentre altre situazioni sfociano nello scontro?
Forse stiamo perdendo la capacità individuale (e collettiva) di gestire le emozioni, mentre siamo sempre meno capaci di fermarci a pensare prima di agire.
Quanta parte di questi comportamenti violenti si può assegnare ai cambiamenti cerebrali dovuti all'uso dei furbofoni e quanta è frutto del bombardamento mediatico e pubblicitario che ci ha addestrato ad essere mansueti e facili consumatori emozionali?
Secondo la neuroscienza il furbofono non influenza soltanto il modo in cui gestiamo le emozioni, ma anche il nostro rapporto con la frustrazione, l'attesa e il bisogno di gratificazione.

domenica 18 ottobre 2026

Non puoi gettare un pagliaccio in una gabbia di leoni

Quello che vedete in questa foto di Mauro Pillepich è l'enorme buco che fu scavato per la ricostruzione del teatro Carlo Felice di Genova, sconsideratamente distrutto dagli 'alleati' che ci liberarono dal fascismo. Era il 1985 e nessuno sapeva ancora che quella voragine oltre a rappresentare l'inizio di una rinascita attesa per 40 anni, sarebbe diventato l'emblema dei bilanci della fondazione lirica futura.

Il sipario si alzò il 18 ottobre 1991 con l'opera "Il Trovatore". E da quella data sino al 2013 fu un susseguirsi di bilanci in rosso che culminarono con il commissariamento e un puffo di 30 milioni di euro, che fu ripianato dallo Stato. Da lì in poi tutto bene? NO.

Non è andata meglio da quella data in poi, e per il 2025 il bilancio si chiude con circa 4 milioni di euro di deficit. Non vorrei sbagliare i conti, quindi ho chiesto conferme alla chatGPT che dice:

Facendo un calcolo matematico brutale:

  • 39.000.000 € / 33 anni ≈ 1.180.000 euro all'anno.

In media, dalla sua inaugurazione, il Teatro Carlo Felice ha generato un debito di circa 1,2 milioni di euro ogni anno.

A quanto pare amministrare un teatro è cosa difficile, e insomma, sarà anche 'far kultura' ma sono sempre più le spese dei guadagni, con la platea che resta vuota, e verrebbe da chiedersi: ma se per vent'anni hai chiuso in deficit, e prosegui a farlo creando debiti e disoccupazione, non sarà che devi cambiare qualche strategia? oppure non sarà che è un'attività non più redditizia ed è meglio chiudere baracca&burattini piuttosto che proseguire a fagocitare soldi pubblici che potrebbero servire ad altro?
E mi viene anche da dire: non dovrebbero cambiare mestiere e restituire gli stipendi, tutti coloro che hanno causato e proseguono a causare questo sfascio gestionale?

lunedì 12 ottobre 2026

Difronte a Dio siamo tutti uguali - ma di profilo?

Quello che vedete in foto è il soffitto ligneo della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tremila metri quadrati di cassettoni dorati nell'unico luogo fuori da San Pietro a godere dell'extraterritorialità. Che a pensarci, han fatto bene quelli della Vaticano SpA a tenerselo stretto. Infatti si stima che solo sul soffitto ci siano circa 50 kg d'oro. La leggenda vuole che sia stato utilizzato il primo oro arrivato in Europa dall'America. Poco importa se i nativi peruviani avessero o meno intenzione di donarlo alla Madonna, e mai come in questo caso mi verrebbe da associare il tutto alla faccenda del vitello d'oro. Ma andiamo oltre, perché stime attendibili valutano una mortalità dei nativi superiore al 90%, lo storico Nathan Wachtel ha evidenziato come il trauma della conquista abbia portato a un crollo della natalità, a suicidi di massa e ad una perdita della "voglia di vivere" dovuta alla distruzione del loro ordine sociale e religioso. Quello che per i cattolici è evangelizzazione, per altri si chiama genocidio. Ma questo le guide turistiche non lo dicono, perché la storia la (ri)scrivono i vincitori. Poco importa se gli emigranti di ritorno di oggi siano i figli degli Inca, sempre che ne esistano ancora, oppure i discendenti dei conquistadores o semplicemente dei poveracci in fuga da una nazione che sconta ancora gli effetti economici e sociali del regime di Fujimori.

Tuttavia a me un dubbio circa il fraintendimento del volere di Dio da parte di alcuni vertici ecclesiastici rimane, oggi come allora. Chiamiamola ipocrisia in saecula saeculorum. Ma una cosa la devo riconoscere, almeno in passato creavano bellezza, oggi invece soltanto indecenza.