mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.

giovedì 30 aprile 2026

Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare

A quanto pare è di Banksy la statua apparsa a Londra. Mentre re Carlo III è in Usa a prendere per il culo Trump, l'artista più spregiudicato del pianeta si diverte a canzonare i politici, l'amor patrio e chissà quali altri significati troveranno prima che il monumento venga rimosso. Questo memento mori sta facendo il giro del web. E mi chiedo: servirà?
Per chiudere vi metto tre batture del Carlo a Trump:

1) Se non ci fossimo stati noi in Usa si parlerebbe francese.

2) Anche noi abbiano ristrutturato la Casa Bianca nel 1812.

3) Inghilterra e Usa hanno un sacco di cose in comune, tranne la lingua. (citando O. Wilde)

martedì 28 aprile 2026

Ave Trump - morituri te salutant

Ancora due anni di mandato e poi fuori dalle balle. Nel frattempo visto l'elemento, chissà quanti altri casini riuscirà a combinare o a risolvere, dipende dai punti di vista. Mi sono chiesto quanti morti possa avere sulla coscienza Trump da quando è diventato presidente degli USA. Ovviamente non posso saperlo, ma sospettando un buon numero, l'ho chiesto a ChatGPT che dice:

Totale stimato di morti dirette: In un intervallo tra 60.000 e 85.000 persone.

A questo punto la stima potrebbe essere 76.000. Perché settantasei metri è l'altezza del nuovo arco che Trump vuole realizzare a Washington. L'amministrazione ha diffuso ulteriori dettagli sui progetti per un arco trionfale di 76 metri (richiama il 1776, anno dell'indipendenza americana dicono). I disegni presentati alla Commissione per le Belle Arti per l'approvazione, mostrano uno stile classico, ispirato all'arco di Costantino a Roma.
A seguire vi metto un po' di numeri:

Arco di Costantino (Roma): Alto 21 metri. È il più grande e complesso arco romano superstite. Costruito in tre anni, nel 315 d.c.

Arco di Trionfo di Parigi (Alto 50 metri), è già un'espansione colossale dei modelli romani operata da Napoleone. Costruito in trent'anni a partire dal 1806.

Arco di Trionfo di Pyongyang (Corea del Nord): Alto 60 metri. È attualmente l'arco trionfale più alto del mondo ed è stato costruito nel 1982.

Come vedete la gara è sempre su chi ce l'ha più grosso. Quindi non resta che aspettare l'inaugurazione, chissà se riuscirà a farlo prima della scadenza del suo mandato il 20 gennaio 2029. Per adesso lui si limita a giocare con il modellino.

sabato 25 aprile 2026

Anche se un serpente cambia pelle resta sempre un serpente

Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati. 
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa. 
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?

C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8. Era il 2001.

Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.

domenica 19 aprile 2026

Non è "solo" un gatto

Davvero non so da dove cominciare, perché la questione è complessa.
Allora...
La prima notizia è di marzo; una gatta di Roma, zona Tor Tre Teste, viene soccorsa in condizioni gravissime dopo quello che, secondo i primi riscontri veterinari, sarebbe stato un atto di violenza sessuale di inaudita brutalità. Poi per fortuna la cosa si è ridimensionata, e Selvaggia Lucarelli ha spento le polemiche della prima ora, la gatta si stava riprendo, nessun abuso ma solo una situazione critica. Mi ero detto: meno male. Anche perché faccio fatica ad immaginare qualcuno che si scopa una gatta randagia.

Poi arriva la seconda notizia; nemmeno un mese dopo, ed anche qui quando l'ho letta ero incredulo. Un tizio ha pensato bene di catturare un gatto randagio, ucciderlo e poi cucinarlo. Tutto questo tranquillamente al parco pubblico, come fosse alla grigliata di ferragosto. È successo a Sarzana in provincia de La Spezia. Da quello che leggo il quartiere è una specie di terra di nessuno, tra spaccio e degrado. Qui faccio meno fatica ad immaginarmi la situazione.

Ma una cosa è chiara, una persona capace di commettere una nefandezza di questo tipo è un pericolo per la società. L'atto è un segnale, un campanello di allarme che mostra tare più profonde, non è possibile limitarsi solamente al fatto specifico, sotto c'è molto di più. 
Cosa si può fare quando un individuo è manifestatamente pericoloso per i suoi simili, e perfino per tutto quello che lo circonda? Puoi farlo ragionare? Puoi affidarlo ad uno strizza cervelli che dopo averlo imbottito di psicofarmaci stabilisca che può circolare liberamente nella società civile senza diventare dannoso e tossico?
Chi se ne prende la responsabilità? Qui c'è poco da invocare la riabilitazione, io non riuscirei a crederci al recupero di individui simili. Li giudicherei ed etichetterei a vita.

E adesso la questione a margine della seconda notizia:
se invece di un gatto, lo avesse fatto con un pollo o un coniglio?
Insomma il problema è solo e semplicemente: il gatto No, il pollo Sì.

mercoledì 15 aprile 2026

Controllate Hormuz e nessuno ci romperà più il cazzo

Lo stretto era chiuso da 5 minuti e già il prezzo alla pompa è salito di 25 cent al litro, nemmeno se su quelle navi ci fossero stati i benzinai con le taniche di verde già pronte per lo smercio. Poi ci si mette pure Trump che ultimamente è così strafottente da diventarmi quasi simpatico. Pensare che tra serio e faceto la questione era già nelle migliori sceneggiature statunitensi; noi pensiamo che certi film siano solo film, mentre per altri sono insegnamenti di vita, suggerimenti economici. E il buon Oliver Stone ci aveva fatto pure un film; era il 2008 e chi se la sarebbe aspettata tanta lungimiranza da W.
Chiamiamola fantapolitica.

venerdì 10 aprile 2026

Decisioni prese male, ma con grande convinzione

FUNIVIA è una parola entrata nel lessico cittadino, che tuttavia suona come una minaccia al cronico torpore che affligge la municipalità su certe questioni.
Voci ben informate dicono: è un'eredità della vecchia amministrazione. 
Che detto così pare il solito refrain scarica-barile, ma stando alle carte è la triste verità. Insomma prima di sgomberare le poltrone, sono riusciti a firmare contratti capestro con una ditta austriaca che ora ci tiene per le palle.
Lo sanno bene gli storici, Genova con l'Austria non ha mai avuto una buona relazione. Eppure anche senza scomodare il passato risorgimentale, non pare ci siano soluzioni, una funivia da qualche parte si deve fare, pena una multa salatissima, e quindi troviamo un punto in cui metterla. Un po' come la bomboniera del matrimonio della zia, brutta, ingombrante, volgare, ma mica possiamo buttarla.

L'immagine ha il solo scopo di raffigurare il prodotto
POV a me l'idea di funivia fa subito vacanza, cabine prese con scarponi e snowboard, zainetto con termos di caffè e cioccolatini, sciarpa e cappello di lana, guanti da sci.
Quindi fruirei del servizio con lo spirito avventuroso di chi all'arrivo si aspetta una distesa innevata, abeti e piste immacolate. E invece mi troverei nell'alta ValBisagno, tra fabbriche dismesse. Sarebbe una delusione, per cui sono contrario alla funivia.