martedì 28 aprile 2026

Ave Trump - morituri te salutant

Ancora due anni di mandato e poi fuori dalle balle. Nel frattempo visto l'elemento, chissà quanti altri casini riuscirà a combinare o a risolvere, dipende dai punti di vista. Mi sono chiesto quanti morti possa avere sulla coscienza Trump da quando è diventato presidente degli USA. Ovviamente non posso saperlo, ma sospettando un buon numero, l'ho chiesto a ChatGPT che dice:

Totale stimato di morti dirette: In un intervallo tra 60.000 e 85.000 persone.

A questo punto la stima potrebbe essere 76.000. Perché settantasei metri è l'altezza del nuovo arco che Trump vuole realizzare a Washington. L'amministrazione ha diffuso ulteriori dettagli sui progetti per un arco trionfale di 76 metri (richiama il 1776, anno dell'indipendenza americana dicono). I disegni presentati alla Commissione per le Belle Arti per l'approvazione, mostrano uno stile classico, ispirato all'arco di Costantino a Roma.
A seguire vi metto un po' di numeri:

Arco di Costantino (Roma): Alto 21 metri. È il più grande e complesso arco romano superstite. Costruito in tre anni, nel 315 d.c.

Arco di Trionfo di Parigi (Alto 50 metri), è già un'espansione colossale dei modelli romani operata da Napoleone. Costruito in trent'anni a partire dal 1806.

Arco di Trionfo di Pyongyang (Corea del Nord): Alto 60 metri. È attualmente l'arco trionfale più alto del mondo ed è stato costruito nel 1982.

Come vedete la gara è sempre su chi ce l'ha più grosso. Quindi non resta che aspettare l'inaugurazione, chissà se riuscirà a farlo prima della scadenza del suo mandato il 20 gennaio 2029. Per adesso lui si limita a giocare con il modellino.

sabato 25 aprile 2026

Anche se un serpente cambia pelle resta sempre un serpente

Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati. 
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa. 
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?

C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8. Era il 2001.

Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.

domenica 19 aprile 2026

Non è "solo" un gatto

Davvero non so da dove cominciare, perché la questione è complessa.
Allora...
La prima notizia è di marzo; una gatta di Roma, zona Tor Tre Teste, viene soccorsa in condizioni gravissime dopo quello che, secondo i primi riscontri veterinari, sarebbe stato un atto di violenza sessuale di inaudita brutalità. Poi per fortuna la cosa si è ridimensionata, e Selvaggia Lucarelli ha spento le polemiche della prima ora, la gatta si stava riprendo, nessun abuso ma solo una situazione critica. Mi ero detto: meno male. Anche perché faccio fatica ad immaginare qualcuno che si scopa una gatta randagia.

Poi arriva la seconda notizia; nemmeno un mese dopo, ed anche qui quando l'ho letta ero incredulo. Un tizio ha pensato bene di catturare un gatto randagio, ucciderlo e poi cucinarlo. Tutto questo tranquillamente al parco pubblico, come fosse alla grigliata di ferragosto. È successo a Sarzana in provincia de La Spezia. Da quello che leggo il quartiere è una specie di terra di nessuno, tra spaccio e degrado. Qui faccio meno fatica ad immaginarmi la situazione.

Ma una cosa è chiara, una persona capace di commettere una nefandezza di questo tipo è un pericolo per la società. L'atto è un segnale, un campanello di allarme che mostra tare più profonde, non è possibile limitarsi solamente al fatto specifico, sotto c'è molto di più. 
Cosa si può fare quando un individuo è manifestatamente pericoloso per i suoi simili, e perfino per tutto quello che lo circonda? Puoi farlo ragionare? Puoi affidarlo ad uno strizza cervelli che dopo averlo imbottito di psicofarmaci stabilisca che può circolare liberamente nella società civile senza diventare dannoso e tossico?
Chi se ne prende la responsabilità? Qui c'è poco da invocare la riabilitazione, io non riuscirei a crederci al recupero di individui simili. Li giudicherei ed etichetterei a vita.

E adesso la questione a margine della seconda notizia:
se invece di un gatto, lo avesse fatto con un pollo o un coniglio?
Insomma il problema è solo e semplicemente: il gatto No, il pollo Sì.

mercoledì 15 aprile 2026

Controllate Hormuz e nessuno ci romperà più il cazzo

Lo stretto era chiuso da 5 minuti e già il prezzo alla pompa è salito di 25 cent al litro, nemmeno se su quelle navi ci fossero stati i benzinai con le taniche di verde già pronte per lo smercio. Poi ci si mette pure Trump che ultimamente è così strafottente da diventarmi quasi simpatico. Pensare che tra serio e faceto la questione era già nelle migliori sceneggiature statunitensi; noi pensiamo che certi film siano solo film, mentre per altri sono insegnamenti di vita, suggerimenti economici. E il buon Oliver Stone ci aveva fatto pure un film; era il 2008 e chi se la sarebbe aspettata tanta lungimiranza da W.
Chiamiamola fantapolitica.

venerdì 10 aprile 2026

Decisioni prese male, ma con grande convinzione

FUNIVIA è una parola entrata nel lessico cittadino, che tuttavia suona come una minaccia al cronico torpore che affligge la municipalità su certe questioni.
Voci ben informate dicono: è un'eredità della vecchia amministrazione. 
Che detto così pare il solito refrain scarica-barile, ma stando alle carte è la triste verità. Insomma prima di sgomberare le poltrone, sono riusciti a firmare contratti capestro con una ditta austriaca che ora ci tiene per le palle.
Lo sanno bene gli storici, Genova con l'Austria non ha mai avuto una buona relazione. Eppure anche senza scomodare il passato risorgimentale, non pare ci siano soluzioni, una funivia da qualche parte si deve fare, pena una multa salatissima, e quindi troviamo un punto in cui metterla. Un po' come la bomboniera del matrimonio della zia, brutta, ingombrante, volgare, ma mica possiamo buttarla.

L'immagine ha il solo scopo di raffigurare il prodotto
POV a me l'idea di funivia fa subito vacanza, cabine prese con scarponi e snowboard, zainetto con termos di caffè e cioccolatini, sciarpa e cappello di lana, guanti da sci.
Quindi fruirei del servizio con lo spirito avventuroso di chi all'arrivo si aspetta una distesa innevata, abeti e piste immacolate. E invece mi troverei nell'alta ValBisagno, tra fabbriche dismesse. Sarebbe una delusione, per cui sono contrario alla funivia.

sabato 4 aprile 2026

Il male può avere un volto qualunque

Sembrerebbe sempre più indispensabile la presenza degli psicologi scolastici, al pari di un presidio medico permanente. Sarà che il disagio mentale è in aumento esponenziale pure tra gli adolescenti, e mentre prima si limitavano a drogarsi, adesso sconfinano in atti di violenza verso insegnanti e compagni di classe; è iniziata una nuova frontiera, bisogna prenderne atto.
In rete e sui giornali si leggono moltissimi commenti, perché come sempre accade in questi casi, improvvisamente tutti, pure il bidello, diventano esperti educatori, tutti con la soluzione definitiva pronta in tasca. Perfino Valditara ha trovato la risposta immediata, proponendo i metal detector per le scuole. Costi non pervenuti, ma sembra lungimirante come il classico dito nel foro della diga.
Poi ci sono quelli che farneticano sull'integrazione, da opporre alla 'cultura del coltello' che già chiamarla così puzza tremendamente di normalizzazione. Nemmeno fossero bracconieri a caccia di pellicce anziché alunni minorenni che entrano in classe.

Ma le grandi assenti in tutto questo secondo me sono le famiglie, forse perché i genitori in passato erano capaci di fare il loro mestiere, magari male e con qualche ceffone, ma lo facevano con convinzione e non delegavano all'istruzione scolastica l'intera sfera formativa dei loro pargoli. Oggi sono talmente concentrati su se stessi da essere incapaci di accorgersi del disagio dei figli, perfino incapaci di relazionarsi con loro. Figli  che preferiscono andare sul web e darsi in pasto al primo bombarolo disadattato piuttosto che sedersi sul divano del salotto per una sana chiacchierata col padre.

A questo punto l'unica risoluzione è un fenomeno già in atto, il calo della natalità.
Ecco, non fateli i figli se poi vi stanno talmente sul cazzo da abbandonarli alle istituzioni, che siano scolastiche, riformatori o carceri minorili. Non fateli, piuttosto fatevi delle seghe sotto la doccia, andate a puttane, usate il preservativo, fatevi un'amante, ma non procreate perché ve lo ha chiesto il Papa, che lui di figli per altro non ne avrà mai, a lui servono le pecorelle, ma gli servono quelle degli altri. Ecco fatevele due domande quando ascoltate qualcuno che ciarla sulla natalità.

Dopo è anche meglio ascoltare qualche considerazione di una criminologa...

domenica 29 marzo 2026

E facciamole 'ste nozze coi fichi secchi

Ed eccoli qui i fanciulli Giustiniani, sono genovesi ma vivono a Londra, per motivi che qui sarebbe inutile spiegare. A dipingerli in tutta la loro magnificenza fu Anton Van Dyck, pittore a domicilio di re e regine ed eccellente ritrattista dei genovesi illustri. I suoi clienti posavano esattamente come vivevano, nell'opulenza di palazzi costruiti e mantenuti con il frutto del loro lavoro di abili mercanti e spregiudicati banchieri. Abiti lussuosi, sete e gioielli, completavano la dotazione. I nobili genovesi del '600 sgomitavano per farsi ritrarre, ed un suo quadro costava quanto 3 o 4 anni di stipendio di un uomo comune, tra i 50mila ed i 100mila euro di oggi. Era ostentazione? NO. Era marketing emozionale. Era il breve secolo d'oro dei genovesi, loro non lo sapevano ancora ma trent'anni dopo, nel 1656, la grande peste sarebbe passata a decimare il 75% della popolazione cittadina, nobili compresi. Fine delle velleità di onnipotenza. Una botta da cui la Repubblica non si risollevò mai più, iniziando da quella data una lenta ma inesorabile agonia che l'avrebbe condotta all'eutanasia napoleonica del 1794.

Tutto questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra inaugurata Giovedì 19 marzo a Palazzo Ducale intitolata: Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio che nasce ad Anversa e a Genova diventa famoso. E non voglio spoilerarvi nulla sulle tele esposte, perché il carnet è ricco e goloso.

Ma adesso la buona novella. Se anche voi, come i facoltosi genovesi del XVII secolo, volete essere ritratti, ma non avete a disposizione un genio della pittura come Van Dyck, e nemmeno le cifre astronomiche per pagarlo, non preoccupatevi. Se dopo aver visitato la mostra vi rimane quel desiderio di emulazione ed avete abbastanza posto in salotto o sopra il divano, ecco la soluzione. Con un paio di centinaio di dollari nel salvadanaio e qualche selfie ben fatto, potete aggiudicarvi un ritratto di famiglia in stile rinascimento, degno delle più vivaci velleità dinastiche genovesi.
Come?
Visitando il sito dei ritratti d'autore (o quasi) avrete in casa uno dei quadri che vi garantiranno una fama eterna e magari le invidie del portinaio. Non è certo che fra 400 anni varranno come un Van Dyck, ma che vi frega, per quella data sarete già morti.