Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe.
Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.
Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:
- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.
- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.
- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.
Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.
E concludo con la fine del romanzo.
«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo.»
A seguire un video esplicativo.


