venerdì 20 febbraio 2026

Una nave non affonda per l'acqua che ha attorno, ma per quella che entra

A quanto pare è arrivata l'epoca delle emergenze geologico-abitative, o qualcosa del genere. Vuoi per le speculazioni edilizie del passato (non importa quando), vuoi per quelle del presente, vuoi perché con il cambiamento climatico la natura ci presenta il conto. Ed a quanto pare è un conto salatissimo. Proseguire facendo finta di nulla sarebbe stupido, ma è esattamente quello che sta succedendo in Italia.
Così anche Genova ha la sua bella frana su misura.
Cause?
I media locali lo dicono in modo anche troppo crudo:

Costruzioni fatiscenti, faglie nei muraglioni, ponti pericolanti, terrapieni costruiti senza tenere conto delle più banali norme di sicurezza. Genova è disseminata di questi “ordigni” pronti a innescarsi sempre più frequentemente e facilmente con il passare del tempo e nel combinato disposto di materiale scadente, approssimazione del progetto e incidenza delle condizioni climatiche.

Sembra quasi di stare a Niscemi vero? Manca solo uno scantinato pieno di libri; invece siamo al Lagaccio un quartiere di Genova che si estende su una superficie di circa 0,89 km², e conta circa 10.235 residenti, il che lo rende una delle zone con la più alta densità abitativa della città. Tanto per capirci lo stesso quartiere in cui si era pensato di costruire gli enormi piloni della funivia, di fatto aggiungendo degrado al degrado. Ma prendiamola così, quando una zona è brutta la tattica migliore è estendere il brutto amplificandolo ed esasperandolo, a quel punto nessuno avrà possibili termini di paragone. Quindi ci sono tutte le premesse per una vicenda di lungo respiro, peccato che i 40 milioni di euro del PNRR siano stati investiti per la funivia anziché per la riqualificazione e messa in sicurezza del quartiere. Insomma, ne vedremo delle belle.

lunedì 16 febbraio 2026

Dalla cattiveria non si guarisce

Ovvero la banalità del male, così come viene individuata dalla filosofa Hanna Arendt.
Era il 1994 quando da Trieste venivano organizzati i pullman per il "Safari Sarajevo", che non era un'escursione a basso costo, per una dimostrazione commerciale di pentole, ma un soggiorno comprensivo di tutta l'attrezzatura necessaria a fare il tiro a segno di precisione. Obiettivo? ammazzare i civili, colpendo persone che cercavano acqua, legna o cibo. Tutto questo con un preciso tariffario, in base ai bersagli. Alla domenica il week end di tiro a segno terminava ed i partecipanti tornavano alle loro attività quotidiane. Magari con un paio di morti sulla coscienza.

Sono passati 32 anni da questa faccenda, e finalmente qualcuno si decide a fare qualcosa, dico finalmente perché già nel 1995 i servizi segreti italiani avevano interrotto questa deriva. Ma evidentemente qualcosa non ha permesso di rintracciare subito chi aveva orchestrato la cosa, ed anche chi vi aveva partecipato. Anche perché le indagini coinvolgono Francia, Belgio e Svizzera.

L'idea della guerra come sfogo per la "bestialità", la crudeltà innata o le pulsioni distruttive represse è un tema ricorrente nella psicologia. Viene spesso interpretata non come un incidente di percorso della civiltà, ma come una manifestazione di istinti biologici e psichici profondi. Quindi mi chiedo: ad un futuro processo cosa potrebbero sciorinare gli avvocati della difesa ? forse diranno che i loro clienti si annoiavano e che l'omicidio è una delle naturali pulsioni umane.
Nel frattempo varie organizzazioni stimano che circa 250 civili siano stati uccisi dai cecchini di Serajevo, di questi 160 erano bambini.

mercoledì 11 febbraio 2026

La città invisibile

Sui social istituzionali aumentano le immagini di una città che non esiste ancora, anche se nelle intenzioni esisterà. Tuttavia la percezione che si ha scorrendo i quotidiani di regime, è di averla già pronta. Le campagne elettorali invocano ritrite promesse, di giunta in giunta, esibiscono un disegnino, gli mettono una cornicetta e sproloquiano numeri e cifre.
La città idealizzata diventa un miraggio collettivo, poco importa poi se verrà realizzata davvero nella sua interezza, se tutte le 'visioni' saranno rispettate.

Ma nessuno si è posto la vera domanda: come sarà mantenuto in funzione tutto questo baraccone?
Chi pagherà per la manutenzione del verde, la gestione degli ascensori, delle funicolari e delle funivie, chi pulirà le nuove passerelle, i sottopassi, i percorsi ricavati là dove prima non c'era nulla?

In una città dove si garantisce con fatica la manutenzione ordinaria, e spesso nemmeno quella, in cui ci sono quartieri con strade dimenticate per decenni, a quale futuro sono condannati questi fantasiosi desiderata?
La città visibile è vittima della cronica sciatteria urbana, bisogna prenderne atto, è un territorio lasciato a se stesso, in balia di orde di vandali e cittadini dal carente senso civico, pronti a macinare ogni manufatto, a riempire ogni angolo di spazzatura. In questa cieca visione della città, gli occhi del politico sono coperti dal velo del consenso, una legittimazione poco lungimirante, la stessa che si gonfia di buoni propositi. Gli stessi che riempiono le letterine natalizie solo per poter essere disattesi.

venerdì 6 febbraio 2026

L'Italia può essere un posto molto frustrante - ma solo se ci vivi

Voi ci entrereste in questo edificio per andare nello scantinato a recuperare 4000 libri?
Se avete risposto allora potete recarvi a Niscemi, e sempre che la Protezione Civile, con il sindaco in testa, siano d'accordo, entrare per prendere una decina di libri, poi ritornare a prenderne altri e così via, sino a che tutti i volumi saranno in salvo.

Gli scrittori si mobilitano per salvare la biblioteca, anche se non capisco bene questa mobilitazione come possa concretizzarsi. Ma penso che l'importante sia mobilitarsi. Lo dico sulla falsa riga del post precedente, giusto per chiarire l'aria che tira in questo.
Insomma è tutto nobilissimo, ma mi suona talmente effimera e ipocrita questa mobilitazione che davvero non riesco a vederne alcun risvolto positivo se non qualche egocentrismo. Personalmente mi mobiliterei per le 1500 persone che stanno vivendo in una palestra in attesa che la loro casa crolli. Oppure mi mobiliterei per coloro che da 14 anni stanno ancora aspettando i rimborsi della frana del 1997.

Ho controllato, e da quello che ho scoperto la biblioteca da salvare non è pubblica, ma la collezione di un privato che nel tempo ha raccolto materiale sulla città. Ma improvvisamente la sua proprietà è diventata patrimonio culturale di enorme pregio. Perfino così la faccenda ha tutti gli elementi per diventare l'ennesima commediola all'italiana, ottima per stornare l'attenzione da cose più concrete.
E qualcuno lo ha detto, bisognava pensarci prima.

Perché viene da chiedersi, e non sono solo io a farlo, ma dov'erano tutti questi prodi salvatori del patrimonio in pericolo, visto che è dal 2000 che la zona è a rischio? Se ne sono accorti solo ora che quelle case erano sul ciglio di una frana, come mai un patrimonio culturale così importante è chiuso nello scantinato di un'abitazione privata e quindi non consultabile?

Lo so sono domande che adesso è meglio non fare. Per la solita questione: adesso preoccupiamoci dell'emergenza, al resto penseremo poi, inutile montare una sterile polemica.
Una sceneggiata perfetta per la stampa di regime, distoglie l'attenzione da cose più importanti. Per esempio da come sono stati spesi i (pochi) soldi per la messa in sicurezza dei versanti ed altre facezie del genere. 
E' che sospetto che a Niscemi, tutti o quasi, non abbiano la più pallida idea di cosa fare oltre all'emergenza, e quindi meglio parlare d'altro, far finta di cadere dalle nuvole e poi siamo in Italia, la patria dell'operetta, quindi buttiamola sul sentimentale.

Se poi si guarda al passato invece, possiamo cominciare dal 19 marzo 1790, epoca in cui Saverio Landolina descrive la frana e i cedimenti del terreno. Quello del 1790 è considerato l'evento "padre" delle frane moderne, gli studi effettuati dopo la frana del gennaio 2026 hanno confermato che il fronte del movimento odierno ricalca perfettamente quello descritto da Landolina oltre 230 anni fa. Tuttavia, stoicamente, sia pubblico che privato hanno proseguito a costruire, autorizzare, condonare, riparare, presidiare, investire soldi, lì dove nessuno con un briciolo di sale in zucca lo avrebbe fatto.

E la chiudo così, perché è esattamente quello che penso, come dice una delle sfollate: Niscemi è una passerella, che costerà altri soldi pubblici per sistemare una delle tante emergenze orchestrate proprio per scalzare ogni controllo su come vengono spesi. E per restare tale, una fonte di voti e buoni propositi.

lunedì 2 febbraio 2026

La cosa più difficile da fare e la cosa giusta di solito sono la stessa cosa

In città l'inchiesta sulla questione soldi alla Palestina è ancora nel vivo delle indagini, con la solita altalena tra pro e contro. Difficile non pensare ad un qualche coinvolgimento dei servizi segreti israeliani. Ma è ancora tutto così in divenire che ogni ipotesi resta aperta e comunque l'amaro in bocca c'è. Anche se spesso la beneficienza produce soldi facili con le conseguenti tentazioni. Nel frattempo un'amica mi regala questa, con l'aria di chi ha appena salvato il mondo. Apprezzo il gesto ma la mia parte razionale riesce solo a vederci il profitto del commerciante che ha trovato l'ennesimo espediente. Sono cinico e pure disilluso. 
Ed ecco che si apre la questione: 
attivismo simbolico o azione concreta? o peggio slacktivism (attivismo da poltrona).

Pensate, posso esibire la lattina in questo post, e mettere perfino una bandiera palestinese alla finestra, con accanto altri simboli utili a certificare il mio attivismo da poltrona, oggetti che ovviamente mi hanno regalato o magari mi sono procurato on line. Posso mettere la bandiera della pace, ha colori vistosi, li noteranno tutti nel vicinato, poi lo striscione giallo che chiede la verità per Regeni, e un No Funivia, scritto con la bomboletta rossa su un vecchio lenzuolo, e la bandiera Ucraina, poi ci metto pure un tricolore, e volendo la coccarda con i colori di una squadra di calcio locale, magari quella che ha più tinte a disposizione. A questo punto la mia gratificazione è al completo. Quindi questo post mi fornisce una scarica di dopamina che levati, e un senso di appartenenza morale a qualcosa, senza richiedermi alcun sacrificio reale.
Poco importa se la situazione sul campo rimane tragica, o peggiora.
Tutto quello che era in mio potere fare l'ho fatto, e adesso lascio tutto lì a sventolare. Cenci al vento di tramontana che trasformeranno il mio balcone nel carretto dello straccivendolo, possono restare a sbiadirsi per anni, ma quanta solidarietà.
Sono dalla parte giusta della storia.

lunedì 26 gennaio 2026

L'oro degli stolti


Questa è la Galleria Dorata e si trova nel palazzo di Tobia Pallavicino in Via Garibaldi a Genova. Fu commissionata nel 1744 dai nuovi proprietari del palazzo, Giacomo Filippo Carrega e suo figlio Giambattista, con l'intento di stupire i loro ospiti e mostrare come da semplici commercianti di seta erano diventati immensamente ricchi con la speculazione finanziaria.

Tutto bene sino alla fine dell'ottocento, quando il palazzo fu frazionato ed affittato ad uffici e ditte commerciali. A quel punto tanto sfarzo non era più necessario e così i discendenti di Giambattista pensarono bene di vendere all'architetto statunitense Stanford White, tutto quello che si poteva spostare. In questo modo prese il volo per gli USA... uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese... così fu definito dalle guide turistiche.

Quindi se oggi volete ammirare qualcosa di veramente originale, potete andare a Metropolitan Museum of Art di New York, oppure al Toledo Museum of Art in Ohio. Quanto alle sedie, furono viste l'ultima volta nel 2009 all'asta da Christie's, mentre i divani sono stati venduti da Sotheby’s a Londra nel 2011.

Ma adesso arriva la buona notizia.

Negli anni Trenta del Novecento, in pieno recupero dell'orgoglio italiano e di costruzione di un'identità nazionale grandiosa, la Camera di Commercio di Genova, nuova proprietaria del palazzo, commissiona una fedele ricostruzione di tutto l'arredo (porte, console, sedie e divani) basandosi sulle fotografie d'epoca.

Com'era dov'era.

Così oggi grazie a quella felice e forse anacronistica intuizione e ad abili ebanisti e doratori, possiamo ammirare una copia fedelissima di uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese.

mercoledì 21 gennaio 2026

Les Fêtes Galantes du Château de Versailles

Era il 21 gennaio 1793, quando i rivoluzionari francesi ghigliottinarono Luigi XVI di Borbone, mettendo fine alla casa regnante francese, erano le 10e22 del mattino. 
Di lì a poco (in termini di anni) anche altre monarchie cominciarono a vedersela brutta con il popolo incazzato, ma dovremo aspettare almeno un altro centinaio di anni prima che inizi la vera caccia al monarca. A farla sono spesso gli anarchici italiani quando incontrano un sovrano, uno qualsiasi. Per restare in terra francese, Napoleone III subì ben tre attentati, ma tutti fallirono, perché i Bonaparte erano incredibilmente fortunati. 
Comunque quello che volevo dire è che nonostante tutto, la voglia di nobiltà rimane annidata negli angoli, come lo zucchero a velo del pandoro; che non è proprio noblesse è più voglia di qualcosa di nuovo.
Passatemi la spocchia, ma vedere dei semplici cittadini abbigliarsi come dei nobili e sculettare nelle sale dorate in cui un tempo si decideva la sorte di intere nazioni e qualche nobilissimo babbeo era pure in grado di perdere una fortuna accumulata in tre generazioni, giocandosela a Le Pharaon, ebbene mi porta un brivido lungo la schiena.
Ma d'altra parte prima o poi doveva succedere, tutte quelle sale e salette, ingombre di bei mobili, e altre cose costose, lì a prendere polvere, inutilizzate per buona parte della giornata, insomma il turismo di massa va bene, il popolo bue che circola in braghette e ciabatte da spiaggia là dove potevano entrare solo teste coronate, cortigiane, dogi ed ambasciatori, là sul sacro parquet dove scarpettava il re di Francia, bisognava inventarsi qualcosa di sacrilego (?) non bastava la presa del palazzo d'inverno (?)

Così ecco qualcosa che rimarca come la caduta degli imperi sia un po' come le montagne russe, sin ora giravamo sulla parte poco in pendenza, ma ora si che arriva la vera discesa.
Là dove i nobili certificavano la loro cultura, la classe e l'eleganza di intere dinastie, oggi può transitare qualsiasi imbecille che abbia in tasca un centinaio di euro da spendere e voglia nella sua svagataggine sentirsi potente, ricco e importante come coloro che furono. Che possa produrre selfie e intasare interi server di stories, pavoneggiandosi come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Che se sapessero oggi, i prodi di allora, come le loro dimore, eleganti e delicate, e la loro cultura artistica che fu maieutica per opere senza tempo, sia oggi foraggio ad uso della minutaglia, ebbene si rivolterebbero nella tomba. Ma ciò non accade perché le teste a tempo debito volarono nella Senna, ed anche con le loro girandole non cambierebbero l'ordine delle cose. Quindi lasciamole così e godiamoci questo giro di giostra... augurando che almeno la vista di tanta beltade possa farci crescere in virtù e conoscenza.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute et canoscenza".