martedì 26 maggio 2026

Viviamo di sentito dire

Possiamo mettere in discussione tutto e tutti?

Socrate: mettere in discussione le certezze altrui per dimostrare che "so di non sapere".
Cartesio: trovare un punto fermo su cui costruire la conoscenza. Cogito ergo sum (Penso, dunque sono).
Karl Popper: una teoria è scientifica solo se può essere messa in discussione. Se una verità non può essere contestata, non è scienza, è dogma.

La saggezza sta nel sapere cosa mettere in discussione e quando.
Ma quello di Popper mi pare il metodo più saggio.

giovedì 21 maggio 2026

Non sarà il canto delle sirene ad addormentarci il cuore

Ferma la nave, ascolta la nostra voce.
Nessuno è mai passato di qui con la sua nave senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio...

Cresce in modo esponenziale il numero di persone "distratte", e non sarà il canto delle sirene ma quello dei furbofoni, ad addormentare i cervelli.
Con questa foto i bibliotecari chiedono ai lettori di riportare i libri al bancone piuttosto che abbandonarli dove capita, scatenando una caccia al libro che spesso rende introvabili alcuni volumi per settimane.

Chiedere agli utenti una cortesia del genere è come dire: attenzione la fiamma è calda!
Il normale buon senso latita, ma credo ci sia dietro qualcosa di più profondo, in un'epoca affannosamente alla rincorsa dell'Intelligenza Artificiale, anche le funzioni più elementari sono perdute nell'atrofia dilagante.

domenica 17 maggio 2026

Il passato è un sogno da cui ci svegliamo ogni mattina

Immagini come questa affollano i social locali, prima e dopo, ed il confronto passato-presente è sempre un'ode malinconica alla bellezza perduta. Sarà anche così, ma viene dimenticato che tra i due scatti sono trascorsi circa 150 anni, due guerre mondiali, e non saprei quanti altri eventi che hanno determinato una crescita economica inimmaginabile, che ha giovato a tutti, la città non sarebbe com'è oggi senza. 
Tuttavia c'è una sorta di malia, riconoscere nella città del presente qualcosa che c'era in quella del passato, sarà un desiderio di appartenenza al luogo, una sorta di rassicurazione. Ci sono interi reel su queste faccende, ora che possiamo fare confronti. In passato non lo facevano, forse perché i cambiamenti erano lente evoluzioni e venivano percepiti come miglioramenti; oggi invece pare sia il contrario.

martedì 12 maggio 2026

110 a 0 - L'autopsia dell'arte italiana


Se eravate fermi alla favola: Italia culla dell'arte, ecco, adesso potete svegliarvi. La Biennale di Venezia edizione 2026 ci comunica un dato importante e difficile da ignorare:
110 artisti invitati = Zero artisti italiani.
A seguire le polemiche sui padiglioni di Russia ed Israele e dimissioni varieAnche se tutta questa querelle sembra montata per attirare pubblico, esattamente come i teatrini prefestival a Sanremo.

Per spiegare tutto questo le parole magiche sono le stesse utilizzate in molti ambiti italici che si trovano ingessati grazie ad una costellazione di elementi che, da almeno vent’anni, orientano gran parte del discorso sull’arte contemporanea italiana. In alcuni articoli si fanno pure nomi e cognomi.
A questo punto vado di sintesi:
lobby - clientelismo - raccomandazioni.

Vi ritrovate in queste parole?

Qui siamo nuovamente davanti al solito problema, un sistema dove i nomi vengono tramandati più che scoperti, e il caso di Beatrice Venezi che critica la casta del Teatro La Fenice, si aggiunge a questo discorso.
Le menti migliori spesso abbandonano, si chiama fuga dei cervelli. Artisti, curatori, ricercatori, dopo cinque, dieci, quindici anni semplicemente spariscono. Non perché manchi talento. Perché manca ossigeno.

Ma per Koyo Kouoh (r.i.p.) uscirne fuori è stato semplice: ignorare tutti. Così magicamente ci troviamo davanti ad una selezione per merito. Quindi 110 a 0 - palla al centro. La riflessione emerge in questi giorni, dopo l'inaugurazione del 9 maggio.
Servirà a cambiare qualcosa? Secondo me no.

mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.

sabato 2 maggio 2026

Finché eravamo giovani Era tutta un'altra cosa Chissà perché?


Quello che vedete nella foto è il tipo di tram che preferisco. Alla faccia di quelli modernissimi che hanno ripreso a circolare in alcune città. Orrendamente futuristici, mi sembrano delle supposte. Ecco se avessi il potere per farlo, i nuovi tram di Genova li rifarei esattamente così, e nel farlo ricorderei quanto sia divertente circolare sui tram di Lisbona

Passando a cose serie invece, in questi mesi, in città infuria la polemica sulle nuove obliteratrici. Sono complicate da utilizzare. E quindi mi chiedo: come mai un'azienda con un buco di bilancio di 280 milioni di euro, decide di rottamare le vecchie timbratrici a inchiostro e sostituirle con le nuovissime a lettura QR code?

Rimarco che il primo disagio è riuscire a farle funzionare, il secondo è ricordarsi a che ora scade il biglietto, perché l'orario di inizio viaggio non compare. Bisogna ricordarselo.

E qui torno al mio tram verdino (1970 circa), dove quando salivi c'era un omino con divisa e cappello che ti vendeva il biglietto. Lo chiamavano bigliettaio e se ne stava appollaiato in un trespolo tipo questo in foto, se non pagavi nemmeno ti faceva salire. Era semplice.

Oggi le stime dicono che sulla quantità totale di multe, viene recuperato il 3% (tre per cento) e c'è pure un ufficio apposito per il recupero, ma sempre il 3% rimane. Il 97% invece non paga e la multa la butta appena scende dal bus.

Non serve un genio per capire che il sistema è inefficace; ma non solo quello delle multe, anche quello delle nuove timbratrici. Non funziona ma ci si ostina a far finta che funzioni, ciecamente, ottusamente. A chi lo fa notare si oppongono inutili quanto improbabili soluzioni.

L'importante è fare muso duro e multare chi si ostina a non voler pagare, anche quando è una vecchina di 90 anni che ingenuamente chiede al controllore di verificare se è riuscita a timbrare il biglietto con il nuovo sistema a QR code. A questa nonnina consiglierei di entrare orgogliosamente a far parte di quel 97%. di persone che se ne fottono del sistema e non pagano le multe.

Questo entra nei discorsi di una burocrazia fascista (di cui accennavo nel post del 25 aprile) arrogante e totalmente disconnessa dai problemi reali dei cittadini, che prosegue a imporre senza comprendere. E così facendo imbocca soluzioni tecniche e metodologiche palesemente inefficaci, improbabili, improvvisate, quando non impopolari, ma incredibilmente costose.

giovedì 30 aprile 2026

Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare

A quanto pare è di Banksy la statua apparsa a Londra. Mentre re Carlo III è in Usa a prendere per il culo Trump, l'artista più spregiudicato del pianeta si diverte a canzonare i politici, l'amor patrio e chissà quali altri significati troveranno prima che il monumento venga rimosso. Questo memento mori sta facendo il giro del web. E mi chiedo: servirà?
Per chiudere vi metto tre batture del Carlo a Trump:

1) Se non ci fossimo stati noi in Usa si parlerebbe francese.

2) Anche noi abbiano ristrutturato la Casa Bianca nel 1812.

3) Inghilterra e Usa hanno un sacco di cose in comune, tranne la lingua. (citando O. Wilde)