lunedì 2 febbraio 2026

La cosa più difficile da fare e la cosa giusta di solito sono la stessa cosa

In città l'inchiesta sulla questione soldi alla Palestina è ancora nel vivo delle indagini, con la solita altalena tra pro e contro. Difficile non pensare ad un qualche coinvolgimento dei servizi segreti israeliani. Ma è ancora tutto così in divenire che ogni ipotesi resta aperta e comunque l'amaro in bocca c'è. Anche se spesso la beneficienza produce soldi facili con le conseguenti tentazioni. Nel frattempo un'amica mi regala questa, con l'aria di chi ha appena salvato il mondo. Apprezzo il gesto ma la mia parte razionale riesce solo a vederci il profitto del commerciante che ha trovato l'ennesimo espediente. Sono cinico e pure disilluso. 
Ed ecco che si apre la questione: 
attivismo simbolico o azione concreta? o peggio slacktivism (attivismo da poltrona).

Pensate, posso esibire la lattina in questo post, e mettere perfino una bandiera palestinese alla finestra, con accanto altri simboli utili a certificare il mio attivismo da poltrona, oggetti che ovviamente mi hanno regalato o magari mi sono procurato on line. Posso mettere la bandiera della pace, ha colori vistosi, li noteranno tutti nel vicinato, poi lo striscione giallo che chiede la verità per Regeni, e un No Funivia, scritto con la bomboletta rossa su un vecchio lenzuolo, e la bandiera Ucraina, poi ci metto pure un tricolore, e volendo la coccarda con i colori di una squadra di calcio locale, magari quella che ha più tinte a disposizione. A questo punto la mia gratificazione è al completo. Quindi questo post mi fornisce una scarica di dopamina che levati, e un senso di appartenenza morale a qualcosa, senza richiedermi alcun sacrificio reale.
Poco importa se la situazione sul campo rimane tragica, o peggiora.
Tutto quello che era in mio potere fare l'ho fatto, e adesso lascio tutto lì a sventolare. Cenci al vento di tramontana che trasformeranno il mio balcone nel carretto dello straccivendolo, possono restare a sbiadirsi per anni, ma quanta solidarietà.
Sono dalla parte giusta della storia.

lunedì 26 gennaio 2026

L'oro degli stolti


Questa è la Galleria Dorata e si trova nel palazzo di Tobia Pallavicino in Via Garibaldi a Genova. Fu commissionata nel 1744 dai nuovi proprietari del palazzo, Giacomo Filippo Carrega e suo figlio Giambattista, con l'intento di stupire i loro ospiti e mostrare come da semplici commercianti di seta erano diventati immensamente ricchi con la speculazione finanziaria.

Tutto bene sino alla fine dell'ottocento, quando il palazzo fu frazionato ed affittato ad uffici e ditte commerciali. A quel punto tanto sfarzo non era più necessario e così i discendenti di Giambattista pensarono bene di vendere all'architetto statunitense Stanford White, tutto quello che si poteva spostare. In questo modo prese il volo per gli USA... uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese... così fu definito dalle guide turistiche.

Quindi se oggi volete ammirare qualcosa di veramente originale, potete andare a Metropolitan Museum of Art di New York, oppure al Toledo Museum of Art in Ohio. Quanto alle sedie, furono viste l'ultima volta nel 2009 all'asta da Christie's, mentre i divani sono stati venduti da Sotheby’s a Londra nel 2011.

Ma adesso arriva la buona notizia.

Negli anni Trenta del Novecento, in pieno recupero dell'orgoglio italiano e di costruzione di un'identità nazionale grandiosa, la Camera di Commercio di Genova, nuova proprietaria del palazzo, commissiona una fedele ricostruzione di tutto l'arredo (porte, console, sedie e divani) basandosi sulle fotografie d'epoca.

Com'era dov'era.

Così oggi grazie a quella felice e forse anacronistica intuizione e ad abili ebanisti e doratori, possiamo ammirare una copia fedelissima di uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese.

mercoledì 21 gennaio 2026

Les Fêtes Galantes du Château de Versailles

Era il 21 gennaio 1793, quando i rivoluzionari francesi ghigliottinarono Luigi XVI di Borbone, mettendo fine alla casa regnante francese, erano le 10e22 del mattino. 
Di lì a poco (in termini di anni) anche altre monarchie cominciarono a vedersela brutta con il popolo incazzato, ma dovremo aspettare almeno un altro centinaio di anni prima che inizi la vera caccia al monarca. A farla sono spesso gli anarchici italiani quando incontrano un sovrano, uno qualsiasi. Per restare in terra francese, Napoleone III subì ben tre attentati, ma tutti fallirono, perché i Bonaparte erano incredibilmente fortunati. 
Comunque quello che volevo dire è che nonostante tutto, la voglia di nobiltà rimane annidata negli angoli, come lo zucchero a velo del pandoro; che non è proprio noblesse è più voglia di qualcosa di nuovo.
Passatemi la spocchia, ma vedere dei semplici cittadini abbigliarsi come dei nobili e sculettare nelle sale dorate in cui un tempo si decideva la sorte di intere nazioni e qualche nobilissimo babbeo era pure in grado di perdere una fortuna accumulata in tre generazioni, giocandosela a Le Pharaon, ebbene mi porta un brivido lungo la schiena.
Ma d'altra parte prima o poi doveva succedere, tutte quelle sale e salette, ingombre di bei mobili, e altre cose costose, lì a prendere polvere, inutilizzate per buona parte della giornata, insomma il turismo di massa va bene, il popolo bue che circola in braghette e ciabatte da spiaggia là dove potevano entrare solo teste coronate, cortigiane, dogi ed ambasciatori, là sul sacro parquet dove scarpettava il re di Francia, bisognava inventarsi qualcosa di sacrilego (?) non bastava la presa del palazzo d'inverno (?)

Così ecco qualcosa che rimarca come la caduta degli imperi sia un po' come le montagne russe, sin ora giravamo sulla parte poco in pendenza, ma ora si che arriva la vera discesa.
Là dove i nobili certificavano la loro cultura, la classe e l'eleganza di intere dinastie, oggi può transitare qualsiasi imbecille che abbia in tasca un centinaio di euro da spendere e voglia nella sua svagataggine sentirsi potente, ricco e importante come coloro che furono. Che possa produrre selfie e intasare interi server di stories, pavoneggiandosi come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Che se sapessero oggi, i prodi di allora, come le loro dimore, eleganti e delicate, e la loro cultura artistica che fu maieutica per opere senza tempo, sia oggi foraggio ad uso della minutaglia, ebbene si rivolterebbero nella tomba. Ma ciò non accade perché le teste a tempo debito volarono nella Senna, ed anche con le loro girandole non cambierebbero l'ordine delle cose. Quindi lasciamole così e godiamoci questo giro di giostra... augurando che almeno la vista di tanta beltade possa farci crescere in virtù e conoscenza.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute et canoscenza".


mercoledì 14 gennaio 2026

Canta la tortorella e 'l gardellino

Tutto è cominciato il 25 dicembre 2025, con l'uscita ufficiale del film: Primavera. Da cui questo breve trailer.


Questo potrebbe essere tranquillamente considerato un prequel. Perché la storia della musica di Vivaldi, dopo Antonio e Cecilia, i protagonisti del film, è molto più complicata.
Ma andiamo con ordine.
Se il film vi è piaciuto come è piaciuto a me allora la domanda è: vi piacciono le quattro stagioni di Vivaldi?
Rispondete onestamente che poi lo so che ascoltate Espresso di Sabrina Carpenter.
Ebbene pare che sino a ottant'anni fa, se avessero chiesto a chiunque: ti piace Vivaldi? Chiunque avrebbe risposto: chi?
Ed anche a noi oggi, se ci avessero chiesto: ti piace Vivaldi? avremmo risposto: chi?

A rimediare a questa lacuna musicale ci hanno pensato tre persone in tempi molto diversi.

Il primo a rimettere le cose a posto è stato Johann Georg Pisendel, violinista, allievo e amico intimo di Vivaldi a Venezia. Quando tornò in Germania nel 1717, si portò dietro valanghe di spartiti, molti dei quali scritti appositamente per l'orchestra di Dresda. E qui fece un favorone all'umanità, ed al regista del film, perché oggi sappiamo come siano distratti i veneziani quando c'è da conservare qualcosa in archivio.

L'altro personaggio da ringraziare molto è un certo Moritz Fürstenau, il custode della Hofkirche (la Cattedrale cattolica di Dresda). Mentre riordinava gli armadi trovò un baule con degli spartiti. Erano quelli di Pisendel, ma siamo nel 1860. E per fortuna lo fece lui, perché ottanta anni dopo, quando passarono i Bomber Command, nella cattedrale di Dresda restò ben poco da riordinare.
Vi metto una foto così potete orientarvi.


Così ad un certo punto qualcuno disse a voce alta: guardate che Vivaldi non era solo un prete violinista, era un fottuto genio della composizione.

Poi arriva un violinista americano, Louis Kaufman, che nel 1947 si incapriccia dello spartito originale delle Quattro Stagioni, ne fa una registrazione commerciale, potenza del business statunitense, e ci vince anche un Grand Prix du Disque così la registrazione passa nelle radio ed arriva al grande pubblico internazionale.

Da qui in poi è tutta discesa, e sapete come funziona nel commercio, quel motivetto che mi piace tanto che fa... 

Quindi: ART. 420342 - Attesa musicale A811-162 - La Primavera di Vivaldi in saldo a 13 euro. 
L'avete mai sentita nelle segreterie telefoniche?

Oppure se avete voglia di salire sino a 5° piano, potete ascoltarla negli ascensori del Ritz di Place Vendome a Parigi. In alternativa, più economica, ci sono le scale mobili della metropolitana di Montparnasse-Bienvenüe, è più verace.


In chiusura credo sia giusto ringraziare anche il conte Giacomo Durazzo, ambasciatore d'Austria a Venezia dal 1764 al 1784, dalle ricerche eseguite risultò che l'intera collezione era appartenuta a lui ed era stata trasmessa per successione all'illustre famiglia genovese.

giovedì 8 gennaio 2026

Non compri con il denaro...

...ma con il tempo della tua vita che hai sprecato per guadagnarlo.

Ecco, il concetto di tempo sprecato per alcuni sono le ore passate al lavoro; per altri invece si chiama ozio; tutto quello che non è produttivo, poco importa se è produttivo per altri.

Ho risolto che il concetto di spreco di tempo è totalmente soggettivo, e si valuta a cose fatte. Quindi quando non c'è possibilità di rimedio. E spesso sono gli opportunisti a lamentarne lo spreco.

Mi concentro però su quelli che il tempo non lo sprecano e la vera questione, assai dibattuta oggi grazie ai social, è l'idea di sacrificio sul lavoro, lo stakanovismo, l'abnegazione, tutti concetti comodi alle industrie o alle multinazionali, a chi sfrutta le persone e per farlo deve inoculare questa rappresentazione mentale nei lavoratori, non è manipolazione questa?

Fare credere alle persone di essere sul posto di lavoro per una forma di benevolenza del proprietario della fabbrica, i benefit o premi di produzione come 'regalini' per chi dimostra fedeltà agli obiettivi di crescita. Insomma per chi si identifica meglio con le vacche da mungere.

Non pare accettabile il contrario, come se soltanto con il duro lavoro e con il sacrificio si potessero meritare riposo-stipendio-ferie (pensione e morte) ed altre varie cose individuabili alla voce: beni di lusso. Questo è uno stereotipo molto molto comodo che comporta ricusare le persone che non si omologano a questa procedura. Se poi si parla di fare il lavoro che piace realizzando i propri sogni, o peggio guadagnare molto lavorando poco, allora apriti cielo.

Qualche esempio? La Ferragni ed i suoi compagni di merende, sono immediatamente delegittimati dalla loro fama perché hanno fatto i soldi facili?

E guadagnare mostrando il culo su onlyfans è meno nobile di chi invece se lo spacca lavorando 8 ore al giorno in fabbrica?

A quanto pare i veri soldi, graditi alla società, si possono guadagnare solo spaccandosi la schiena, rinunciando a vivere la propria vita e udite udite, chi guadagna di più di quanto stabilito DEVE fare beneficenza, devolvere parte delle sue ricchezze per una buona causa, e questo lo monderebbe dal peccato di essere ricco. Spesso sono i morti di fame a chiederlo.

Poi arriva la questione Mamma di Elisa Esposito. Lei preferisce che la figlia mostri le tette sul web piuttosto che vederla lavorare 8 ore al giorno. Ha scatenato il finimondo.

Sinceramente non me la sento di dissentire, perché parla in corsivo, e quindi si definisce scrittrice. anche questa è una forzatura se vogliamo, ma il punto a mio avviso non è tanto quello che fanno questi influencer ma la visibilità che il resto del web concede loro.

Insomma ve la faccio facile: la colpa è della meretrice o del suo cliente? se c'è offerta è perché la domanda non diminuisce. Chi è più peccatore?

Quindi ci siamo capiti? Stare a rincorrere il colpevole e salire in cattedra per giudicare e condannare è perfino peggio del reato, sempre che di reato si possa parlare.

Gli influencer non sarebbero nulla se non avessero i follower e persone pronte a fare e comprare tutto quello che viene consigliato. Pandori compresi. Perchè questo accade resta ancora un mistero, spiegabile forse valutando che la maggior parte delle persone non pensa, anche se pensa di pensare, e quando parla dice di suo un 10 %, il resto è solo condizionamento subito.

Omologazione.

venerdì 2 gennaio 2026

Chi la fa ridendo la paga piangendo

Ed anche quest'anno la tradizione è stata rispettata, con numeri degni di un raid di droni russi su Kiev. Non chiedetemi di chi sia il merito, se dei genitori o dei figli o peggio di entrambi. Rimane una fila di numeri che un tempo mi avrebbero sconfortato e che invece oggi guardo con nuovi occhi. Starò diventando cinico ma in queste situazioni proprio non riesco ad empatizzare.
Insomma sono posti di lavoro anche questi, se vogliamo scomodare un ritrito ritornello buono per giustificare ogni cosa, anche la più malsana. Sono soldi per chi vende i botti, per le medicazioni, per la riabilitazione, per ripristinare danni e arti. Magari anche per lo psicologo che dovrà occuparsi di questi imbecilli che si sono auto mutilati.
Quindi vado al sodo.
Purtroppo i numeri sono in calo rispetto al 2024, che potrebbe diventare l'anno record con 309 feriti. La colpa è delle ordinanze e dei divieti, il buon senso non c'entra. Ma adesso arriva la questione interessante: i feriti da botti sono un fenomeno quasi interamente maschile. Le donne compaiono nelle statistiche come spettatrici colpite accidentalmente. Il dato più allarmante resta quello dei minori (90 quest'anno), segno che la cultura del rischio legata a queste pratiche viene ancora trasmessa precocemente ai bambini maschi.
In chiusura volevo segnalare a tutti quelli che scomodano l'orgoglio italiano per qualsiasi minchiata, che per questo capodanno gli olandesi vincono.