sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo

A seguire un video esplicativo.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

martedì 26 maggio 2026

Viviamo di sentito dire

Possiamo mettere in discussione tutto e tutti?

Socrate: mettere in discussione le certezze altrui per dimostrare che "so di non sapere".
Cartesio: trovare un punto fermo su cui costruire la conoscenza. Cogito ergo sum (Penso, dunque sono).
Karl Popper: una teoria è scientifica solo se può essere messa in discussione. Se una verità non può essere contestata, non è scienza, è dogma.

La saggezza sta nel sapere cosa mettere in discussione e quando.
Ma quello di Popper mi pare il metodo più saggio.

giovedì 21 maggio 2026

Non sarà il canto delle sirene ad addormentarci il cuore

Ferma la nave, ascolta la nostra voce.
Nessuno è mai passato di qui con la sua nave senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio...

Cresce in modo esponenziale il numero di persone "distratte", e non sarà il canto delle sirene ma quello dei furbofoni, ad addormentare i cervelli.
Con questa foto i bibliotecari chiedono ai lettori di riportare i libri al bancone piuttosto che abbandonarli dove capita, scatenando una caccia al libro che spesso rende introvabili alcuni volumi per settimane.

Chiedere agli utenti una cortesia del genere è come dire: attenzione la fiamma è calda!
Il normale buon senso latita, ma credo ci sia dietro qualcosa di più profondo, in un'epoca affannosamente alla rincorsa dell'Intelligenza Artificiale, anche le funzioni più elementari sono perdute nell'atrofia dilagante.

domenica 17 maggio 2026

Il passato è un sogno da cui ci svegliamo ogni mattina

Immagini come questa affollano i social locali, prima e dopo, ed il confronto passato-presente è sempre un'ode malinconica alla bellezza perduta. Sarà anche così, ma viene dimenticato che tra i due scatti sono trascorsi circa 150 anni, due guerre mondiali, e non saprei quanti altri eventi che hanno determinato una crescita economica inimmaginabile, che ha giovato a tutti, la città non sarebbe com'è oggi senza. 
Tuttavia c'è una sorta di malia, riconoscere nella città del presente qualcosa che c'era in quella del passato, sarà un desiderio di appartenenza al luogo, una sorta di rassicurazione. Ci sono interi reel su queste faccende, ora che possiamo fare confronti. In passato non lo facevano, forse perché i cambiamenti erano lente evoluzioni e venivano percepiti come miglioramenti; oggi invece pare sia il contrario.

martedì 12 maggio 2026

110 a 0 - L'autopsia dell'arte italiana


Se eravate fermi alla favola: Italia culla dell'arte, ecco, adesso potete svegliarvi. La Biennale di Venezia edizione 2026 ci comunica un dato importante e difficile da ignorare:
110 artisti invitati = Zero artisti italiani.
A seguire le polemiche sui padiglioni di Russia ed Israele e dimissioni varieAnche se tutta questa querelle sembra montata per attirare pubblico, esattamente come i teatrini prefestival a Sanremo.

Per spiegare tutto questo le parole magiche sono le stesse utilizzate in molti ambiti italici che si trovano ingessati grazie ad una costellazione di elementi che, da almeno vent’anni, orientano gran parte del discorso sull’arte contemporanea italiana. In alcuni articoli si fanno pure nomi e cognomi.
A questo punto vado di sintesi:
lobby - clientelismo - raccomandazioni.

Vi ritrovate in queste parole?

Qui siamo nuovamente davanti al solito problema, un sistema dove i nomi vengono tramandati più che scoperti, e il caso di Beatrice Venezi che critica la casta del Teatro La Fenice, si aggiunge a questo discorso.
Le menti migliori spesso abbandonano, si chiama fuga dei cervelli. Artisti, curatori, ricercatori, dopo cinque, dieci, quindici anni semplicemente spariscono. Non perché manchi talento. Perché manca ossigeno.

Ma per Koyo Kouoh (r.i.p.) uscirne fuori è stato semplice: ignorare tutti. Così magicamente ci troviamo davanti ad una selezione per merito. Quindi 110 a 0 - palla al centro. La riflessione emerge in questi giorni, dopo l'inaugurazione del 9 maggio.
Servirà a cambiare qualcosa? Secondo me no.

mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.