giovedì 27 gennaio 2022

Le persone felici non perdono tempo facendo male agli altri

"Something is rotten in the state of Denmark". 
Così dice Marcellus, alla prima apparizione dello spettro del padre di Amleto, per indicare che qualcosa non funzionava a dovere in Danimarca. Ma questo succedeva nel 1600.

Trecento anni dopo le cose sono cambiate ed i regnanti danesi hanno riabilitato la fama della loro nobile stirpe. Nel settembre del 1939, all'inizio della guerra, la Danimarca si dichiarò neutrale, assieme a lei altri 20 paesi europei che non volevano rogne dalla Germania. La cosa servì a poco, infatti già nell'aprile del '40 i nazisti occuparono Copenaghen, per proseguire verso la Norvegia come fosse una passeggiata di salute.

Ma la Danimarca fu l’unico paese europeo occupato dall’esercito di Hitler ad opporsi alle leggi razziali. Furono solo 120, infatti, gli ebrei danesi che morirono nella Shoah.
Quando i nazisti imposero la stella di David agli ebrei, la indossarono tutti i danesi, a dimostrazione che non chinavano la testa senza ribellarsi alla prepotenza dei nazisti, anche i reali di Danimarca.

E quindi eccoli qui, re Christian X e sua moglie Alessandrina, in una foto ufficiale, in cui non sembrano certo sereni e spensierati per ciò che sta accadendo al loro regno, ma evidentemente non importava l'aspetto; decisero di restare nella capitale, accanto al popolo, e si esposero rischiando in prima persona e tennero duro sino alla fine.


A seguire...

[...] i Tedeschi dettero un ultimatum al governo danese, il 28 ottobre 1943. In esso si richiedeva l’introduzione della pena di morte per sabotaggio, la proclamazione della legge marziale, l’abolizione del diritto di sciopero e di riunione: in pratica tutti i poteri necessari ad instaurare una completa dittatura tedesca. Il governo sebbene fosse allora condotto da Eric Scavenius, il principale sostenitore dei negoziati fra Tedeschi e Danesi, fu incapace di accettare tale ultimatum, cessando semplicemente ogni funzione, mentre il controllo del paese passò nelle mani della Wehrmacht. [...]

martedì 25 gennaio 2022

Sulla vetta della torre antica

La vecchia torre in pietra nasconde all'interno una ripida scala, salire alla cima è impegnativo, ma la curiosità del panorama rende meno ardua l'ascesa. Da tempo facevo la caccia a questa visita e il caso ha voluto mi trovassi nel posto giusto al momento giusto. Dal basso le città si percepiscono in modo diverso, per questo ogni tanto serve guardarle da un nuovo punto di vista. Genova è una città che ha una quarta dimensione, normalmente negata alle città di pianura. Tuttavia mi aspettavo qualcosa di differente, quindi sono rimasto abbastanza deluso, ma è una personale aspettativa che vuole le alture della città rimaste ferme al medioevo, quando oltre le porte civiche potevi trovare boschi, pascoli, orticelli e frutteti e forse qualche saraceno in cerca di ricchezze. 

Se qui un tempo era tutta campagna, oggi è la fiera dell'edilizia di pessima qualità. Il torrentello che si vede è il Bisagno, tutt'altro che innocente, non fatevi trarre in inganno. Lui ha provato a spazzar via quella merda anni '70, ma non c'è ancora riuscito. Non solo, la valle è una specie di deposito ingombranti, quindi c'è il carcere, lo stadio, il cimitero, e tutta una serie di ex dei tempi dell'industria; quindi, ex inceneritore di rifiuti, ex fabbriche di munizioni, ex colorifici, rimessa bus, gasometro, e tutte quelle attività inquinanti poco gradite nei centri abitati. Volendo trovare qualcosa di apprezzabile, si potrebbe guardare il cielo, di un gennaio quasi primaverile.

domenica 23 gennaio 2022

Non credo che oggi abbiamo la stessa anima che aveva Omero

E' facile innamorarsi di certe città, per esempio quando vivevo a Parigi ne ero realmente e follemente innamorato ed ogni giorno succedeva qualcosa che confermava la mia passione, fosse anche una sconosciuta che mi passava il biglietto per entrare nella metro. Ma ho avuto infatuazioni anche per altre città, Palermo, Praga, Torino e Firenze sono state mete ripetute di viaggi e lunghi soggiorni. Con Venezia invece c'è un odio-amore difficile da sviscerare, ha troppi amanti per i miei gusti.
Per innamorarsi di una città mi servono almeno un paio di settimane, prima devo perdermi, scoprire qualcosa di molto intimo, come un bar o un negozietto fuorimano, magari una fontanella che nessuno considera, una panchina dimenticata, una pasticceria artigiana, un profumo particolare che mi ricorderà quel luogo per sempre. Così compongo una mappa, personale ed esclusiva.
Per tutta una serie di questioni pare che le città in riva al mare godano di un favore particolare, ma non penso sia solo per questo; voglio dire, non è solo la presenza dell'acqua salata a renderle speciali... quindi mi chiedo: è un innamoramento di prossimità, come succede tra compagni di banco, oppure si può vivere in una città pur amandone un'altra, per vera e sincera affinità elettiva?

giovedì 20 gennaio 2022

Il segreto della fortuna è non affidarsi al caso

L'amica opportunista è tornata, dopo averla bloccata sul cellulare mi ero scordato di lei, ma ha scritto, una lunga e-mail in cui ritrovo: lusinga, adulazione, falsa disponibilità, faccia tosta, ricomparsa come se nulla fosse, uso di frasi stucchevoli, ed infine vittimismo.

Insomma ESATTAMENTE come descritto nell'articolo di Anna De Simone, la psicologa che affronta il tema dell'amicizia distinguendo tra opportunità ed opportunismo. Così mi sono riletto per bene l'articolo e pure le mie considerazioni da blogger (finalmente trovo un'utilità a questi post). Insomma è un repetita iuvant che mi ha riportato al tempo dei cugini spagnoli ed a tutte quelle situazioni in cui serve la capacità di fregarsene senza rimorsi. Da qualche tempo ho iniziato a fare e dire tutto ciò che voglio senza alcuna inibizione, insomma per me questo atteggiamento è una sorta di superpotere.
A questo punto mi sono detto:
le rispondo? per dirle cosa? insomma c'è o ci fa? in entrambi i casi le mie sarebbero parole al vento. Così ho cancellato la mail - mai ricevuta.
Questa volta vince la vastità (del gran cazzo che me ne frega) strafottente - menefreghista - maleducato ed il pensiero sublime di esserne capace. Sarà utile per il futuro questo superpotere, mi toglierà di torno un sacco di rompiballe.

Panorama di parte della vastità

lunedì 17 gennaio 2022

La storia dei consumatori consumati

«La società sta trasformando i desideri in impulsi», spiega lo psichiatra Ugo Zamburru. Secondo il quale «i desideri sono un percorso e contribuiscono alla definizione della nostra identità. Un impulso, invece, è una soddisfazione immediata, una perdita di controllo. Non ha nulla di costruttivo».

Questo giochetto psicologico si chiama marketing emozionale ed è alla base di ogni campagna pubblicitaria, e permette di vendere efficacemente qualsiasi prodotto. Zamburru scrive "la società" ma io leggo, i pubblicitari.
Quale sarà il punto di rottura?
Me lo stavo chiedendo mentre guardavo l'ennesimo spot del nuovo supermercato che ha aperto in città. La guerra è cominciata, o forse dovrei dire prosegue senza esclusione di colpi. Ogni catena della GdO alimentare sta cercando di fidelizzare i propri clienti, l'impero della Coop che non aveva battuto ciglio all'arrivo dei discount, adesso inizia a scricchiolare con l'apertura dell'Esselunga; negli spot pubblicitari, nei volantini postali e su ogni affissione si promettono sconti e vantaggi, ma soprattutto gentilezza e competenza del personale.
A quanto pare i consumatori hanno solo l'imbarazzo della scelta ed il commerciante al dettaglio è destinato all'estinzione. Da un lato c'è la comodità del cliente di trovare in un unico luogo tutto ciò di cui ha bisogno, compreso il posteggio, risparmiando tempo prezioso che dedicherà alla spesa, dall'altro ci sono i negozi di quartiere, e una cultura della spesa che sembra appartenere alle nostre nonne.

Anche Zygmunt Bauman sociologo e filosofo ha analizzato la questione, ma in modo più completo, non circoscrive al solo commercio questa malizia del marketing emozionale, i consumi così influenzati si estendono ad ogni aspetto della vita...

"Un consumatore soddisfatto sarebbe una catastrofe per la società dei consumi, per la quale invece i bisogni devono essere sempre risorgenti, non devono avere mai fine; i consumatori devono essere insaziabili, alla perenne ricerca di nuovi prodotti, avidi di nuove soddisfazioni in un mercato che sforna continuamente prodotti nuovi e inediti.
Oramai anche insaziabili nei rapporti personali, d'amore, familiari, nella perenne ricerca di nuove sensazioni.
Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio.
È una guerra silenziosa e la stiamo perdendo".

sabato 15 gennaio 2022

Crudeli con chi ci è vicino, ma capaci di commuoverci per delle foto di sconosciuti

Questa foto, intitolata "Mother", è stata scattata a Homs, in Siria, da Hassan Ghaedi fotografo iraniano freelance e mostra una madre che dopo i bombardamenti, torna in quello che resta della sua casa per recuperare l'auto giocattolo al figlio.
L'immagine ha vinto il Siena International Photo Awards dove c'erano anche molte altre foto davvero di una qualità e di una bellezza elevata.
Però... pensavo, ma saranno finiti i tempi in cui si premiavano le foto dei momenti felici? Sembra sia iniziata una gara a chi espone la tragedia più toccante, a cominciare dalla foto del piccolo Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum nel 2015.

Ora... smuoveranno anche i migliori sentimenti tutte queste foto che da anni circolano sulla questione siriana, sui profughi e sulle distruzioni dei Talebani. 
Ma anche basta?
Insomma passi il giornalismo informativo, ma secondo me qui si sta andando oltre, qui si arriva ad essere guardoni e dico guardoni e non lurker, c'è differenza.

Io al posto di quella madre mi sentirei preso per il culo, sì, mi incazzerei con quel fotografo, gli direi: vai a fotografare casa tua, vinci un premio pubblicando le facce di quelli che hanno lanciato la bomba sulla mia casa e poi vieni ad aiutarmi invece di startene li con la fotocamera in mano.

Ecco io direi così, a tutti quelli che sono lì per 'testimoniare' perché il mondo deve sapere, ma credo ci sia una grande differenza tra l'informazione e questo tipo di esposizione della realtà, non saprei dire esattamente cosa, ma mi viene da pensare ad una realtà edulcorata, fatta per colpire i sentimenti di chi la guarda e poi diventare effimera. Insomma non mi piace!

E poi ci sono le 60 foto notevoli, che forse non avranno vinto nessun premio ma anche queste smuovono qualcosa...

mercoledì 12 gennaio 2022

Lo ZioBuGo


Lo ZioBuGo è un acquisito, ne prendo subito le distanze perché fatico a credere che un famiglio a me prossimo per genetica possa raggiungere simili apici di stupidità. Lo ZioBuGo (acronimo da BueGrasso - che definisce la sua condizione) ha ricevuto dal medico precisissime istruzioni sulla dieta da seguire e sull'eziologia della sua malattia. Come ben insegna Argante, lo ZioBuGo espone la sua novità a tutti gli sventurati che inavvertitamente gli chiedono:

Ciao ZioBuGo, come stai?

Un tempo bastava il colloquiale bene grazie, ora esce un bollettino medico. Siccome ero in fase poco paziente/polemico, ho deciso di esercitarmi con ZioBuGo e la sua consorte, che per esigenze di copione chiamerò ZiaBuGa perché VaccaGrassa faceva brutto.

La ZiaBuGa recrimina perché il coniuge non rispetta la dieta mettendo in pericolo la propria salute e la pazienza dell'intera famiglia. Con fare capriccioso infatti, ZioBuGo rifiuta ogni ristrettezza alcolica, prosegue a mangiare fritti e timballi e qualsiasi pietanza ricca di 'nocivi' condimenti, e non lesina in dolciumi. Perché è abituato così: "e che sarà mai una bistecca e un bicchiere di vino, semmai bastasse togliermi questi per risolvermi la salute".

Il problema è che prima di queste ce ne sono state una fila, e ben lunga... ma anche alle recriminazioni della Vacc ZiaBuGa ho trovato da ridire. Sì perché ZioBuGo in questi ultimi vent'anni dove ha mangiato a pranzo e cena? a casa sua, mica dalla vicina di pianerottolo.
Quindi era fuori luogo tutto quell'accanimento sulle abitudini alimentari dello ZioBuGo, che da solo riesce a malapena ad aprirsi una scatoletta di tonno.

Poi restava da affrontare la questione medicinali, perché ZioBuGo è uno che abbonda, (questo lo si era già capito), quindi se ha la tosse e la prescrizione prevede un cucchiaio di sciroppo, lui ne prende due, a caso durante la giornata, per far prima a guarire. E vai a spiegargli che è un farmaco ad azione locale e dopo non puoi berci della birra altrimenti l'effetto lenitivo svanisce.
Insomma ero impegnato in questa discussione, quando ho visto che si era fatto tardi e siccome non se ne veniva a capo, ho pensato di risolvere con bel proverbio all'uso antico.

Non è colpa del dottore se il malato non segue la cura - ho detto.

Eccome se è colpa sua; se da delle cure impossibili e sbagliate! ha subitamente risposto lo ZioBuGo. Tuttavia ci sarebbe stato ancora da discutere su chi sia più legittimato a decidere una terapia, tra ZioBuGo ex meccanico della Fiat e il DottorPurgone, medico laureato a Pavia, ma questi sono dettagli.
Così ho sorriso e davanti all'evidenza degli esami di controllo che non mostravano alcun miglioramento, ho solo detto amabilmente una serie di considerazioni lunghe da riportare ma sintetizzabili in: ...e allora non ti curare, esattamente come stai facendo, prosegui a mangiare quel cazzo che ti pare come hai sempre fatto e crepa contento senza rompere i coglioni agli altri.

A me sembrava una buona conclusione, razionale e coerente, ma lo ZioBuGo si è risentito mentre Vacc ZiaBuga ha commentato serafica: questa te la sei cercata!