Ho fatto un grande errore, e mi scoccia perché su certe faccende oramai dovrei avere una certa esperienza. E' andata così, circa due mesi fa suonano al citofono due tizie, gentili, e mi informano che hanno organizzato un incontro ecumenico e se sono interessato a partecipare mi darebbero l'invito. Siccome ho sentito subito puzza di testimoni di Geova ho detto: No grazie.
E potevo finirla lì, ma la parte gentile di me ha preso il sopravvento e dalla bocca mi è uscito un: ora non mi interessa, ma lasciate il dépliant in cassetta, se sono interessato vi contatterò.
Mi pareva una bella soluzione, educata, anche perché l'unica cassetta disponibile è quella della vicina.
Ora... devo ricordarmi che mai e poi MAI bisogna dire una cosa del genere ai testimoni di Geova, perché loro percepiscono e reinterpretano come un: grazie mille, lo so, sono un peccatore ma potrei convertirmi, quindi ripassa quando vuoi.
Ed infatti dopo un paio di mesi ne è spuntato un altro, gentile, si è pure presentato con nome e cognome. L'ho spedito subito, oramai sono allenato a riconoscerli, gli ho fatto notare che era domenica mattina, mi stava disturbando. Poi per sicurezza gli ho detto chiaramente che non sono interessato.
Io spero abbia capito, che passi parola ai suoi colleghi/confratelli o quello che sono, insomma basta. A seguire non saprei se sia meglio dir loro che non credo in nulla oppure che credo fervidamente in qualcos'altro. Cosa potrebbe risultare più demotivante?
Davvero non capisco questa necessità (ossessiva) di far proseliti, possibile che abbiano una fede così debole da doverla certificare con i grandi numeri come fanno i cattolici?


