lunedì 13 maggio 2024

La felicità non è essere felici, ma avere cose che ci rendono felici

La verità è che sono cattivo, ma tutto questo cambierà, metto la testa a posto. 

Diventerò uno serio, lavoro, orario ufficio, straordinari, giacca e cravatta.

Polizza vita, orologio elettronico d'ordinanza, smartphone, televisore maxi schermo, suv.

Mutuo, matrimonio, coi figli a spasso nel parco, natale dai suoceri, capodanno a Courmayeur.

Pensione integrativa, colesterolo basso, cibo sano e biologico, smetto di fumare.

Tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirò.



Vi siete ritrovati nei pensieri ispirati da Irvine Welsh?

mercoledì 8 maggio 2024

Il pesce marcisce dalla testa

I Giapponesi quando un'azienda va male, prima diminuiscono lo stipendio al direttore generale, poi se prosegue, lo licenziano. In Italia quando un'azienda va male, prima diminuiscono lo stipendio agli operai, poi se prosegue, li licenziano.

A seguire P.O.V. (*)
Entrereste mai in un negozio così? A vederlo potrebbe sembrare perfino abbandonato, e invece...
Interno buio, serranda a mezz'asta, una serie di fogli e avvisi attaccati a cazzo alla vetrina (sporca), la parte espositiva interna è rimasta spoglia, ma c'è uno strato di polvere, fa perfino pensare che il negozio sia in ristrutturazione, e poi la porta, che ha vistosamente bisogno di manutenzione (dal 1960?).
Insomma ecco quello che chiamo: sciatteria italiana, una faccenda toccata di sponda nel post dell'UUiC, qui espressione della mentalità del dipendente pubblico, dell'incapacità a pensare ed attuare soluzioni per migliorare il proprio posto di lavoro, la qualità e un certo decoro che nemmeno è percepito come indispensabile per vivere in armonia. E non parlo di quella faccenda da ossessivo-compulsivi.
Questo negozio non è fatto per attirare clienti, chi entra lo fa perché c'è costretto dalla necessità. Questa è la forza degli uffici pubblici, degli ospedali, delle stazioni di Polizia, degli uffici ministeriali, la necessità che spazza via ogni altra esigenza del cittadino, e dei lavoratori, ad avere un servizio adeguato, chiaro, degno.
Una mediocrità che vince a mani basse, persino se li chiamano U.R.P.



(*) POV è l'acronimo di "Point of View”, che si può tradurre letteralmente in “Punto di vista”. Questa dicitura indica quindi che il contenuto che stiamo vedendo è un punto di vista preciso nella storia raccontata sui social.

venerdì 3 maggio 2024

Oggi che magnifica giornata

Questa è la Sig. Concetta, ha 93 anni e soffre di demenza senile, suo figlio Danilo si prende cura di lei e posta su facebook i video che raccontano la sua vita in una RSA di Bologna. Ogni tanto mi capita di vederne un paio e li trovo un bel modo di affrontare una situazione complicata.

In questo video la vediamo impegnata a ricordare una canzone della sua infanzia, si tratta di Vivere, uscita nel 1937, all'epoca Concetta aveva sette anni e la cantava assieme alla sua mamma... e questo se lo ricorda bene. Invece non riconosce suo figlio e non ricorda che suo marito è morto da dieci anni...
e allora: 

Ridere, sempre così giocondo, ridere, delle follie del mondo vivere finché c’è gioventù, perché la vita è bella e la voglio vivere sempre più.


lunedì 29 aprile 2024

Il tempo la verità te la racconta alla fine

Per dirla alla Ruskin: un edificio è apprezzabile nella sua piena bellezza solo dopo che su di esso sono passati un centinaio di anni.

Ora chiaramente, l'edilizia della foto tra cento anni sarà spazzatura, (P.O.V. - forse lo è già adesso) e questo la dice lunga sulla nostra epoca. 

OK - fine delle considerazioni intelligenti. 

Giornata lavorativa intensa, ma senza Anacleto decisamente passabile. Poi Mr.Meraviglia era schifosamente collaborativo ed io ho cercato di fare del mio meglio per chiudere le menate entro mezzogiorno, perché il Cazzaro è in ferie e questo aiuta a finire prima senza le sue pausette sigaretta, che portano via tempo e producono fumo ed aria fritta. Insomma secondo me è andata bene e spero che domani tutto funzioni senza dimenticanze e incazzi vari. Lasciando alle emergenze del giorno la sola opportunità di creare sbattimenti.

Nota stonata: ho lasciato perdere con i tipi di Sturla, un po' perché mi sono fatto travolgere dalle cose da fare e mai sarei riuscito a salire sul treno delle 14e16 per arrivare in tempo all'appuntamento delle 15. 

Davvero impossibile; tuttavia una parte di me ci credeva, perché in borsa avevo il tesserino con la foto da riutilizzare per il loro. Ma poi mi sono anche detto: cazzo! ti mando un CV completo e tu mi rifili un modulo dove devo ritrascrivere tutte le info che ti ho già dato. Motivo?

Poi pace! Si sono incazzati perché non ho avvisato dell'assenza alla loro riunione di massa. Ragionevole. Ed io stronzo a fare così. Insomma passo la prima selezione, gli racconto che sono affidabile, serio e un sacco di quelle puttanate che si snocciolano ai selezionatori per convincerli di aver trovato la perla rara, loro ci cascano e dopo combino un mezzo casino.

Insomma sul fronte commerciale&vendite, la mia carriera è finita prima di iniziare.

Però vuoi mettere la botta di autostima a sentirsi la persona giusta al posto giusto? Che per anni o ero troppo giovane, o non avevo esperienza. E adesso sono io a decidere cosa fare e quando. Io.

Che poi tutti i dubbi che avevo circa la qualità del lavoro proposto sono maturati nel momento in cui ero in CasaNuova per controllare l'andamento dei lavori; insomma ero concentratissimo sulle MIE faccende, importanti e personalissime, e questa mi chiama per dirmi: ci sei? a NOI serve questo e quello. Che dico: belin, manco mi hai assunto e già sei a farmi la lista dei TUOI desiderata.

Reazione istantanea – FASTIDIO

In questi casi mi scatta una sorta di istinto egoico per cui nessun datore di lavoro può permettersi di interferire nella mia vita privata e nelle mie attività, disturbandomi e privandomi del mio tempo. Insomma roba da psicoanalisi potente, che tuttavia posso risolvere con un bel vaffanculo.

Quindi il cambiamento mostrato dalle carte della Sibilla non era tanto sul cambio di lavoro, ma sul mutamento dell'attuale e di tutta una serie di altre questioni, che solo oggi si sono palesate. Insomma è un cambiamento interiore quello che serviva. Vedi a volte come certe interpretazioni possono avere sfaccettature impreviste ed inimmaginabili.

Morale della faccenda: a volte un sacco di cose accadono apparentemente senza motivo o evidente sequenza, ma poi il tempo le mette in fila come le perle di una collana - e mai lo avrei detto.

giovedì 25 aprile 2024

Quando conosci la storia ogni cosa ha un valore diverso

A vederla così, oggi, si potrebbe pensare ad un qualsiasi rudere, i monti liguri ne sono pieni, ed era proprio quello che pensavamo noi ragazzetti, che passavamo davanti a questa casa diroccata (1390 m.slm) per salire al Monte Antola per le nostre escursioni vacanziere. Dentro c'erano ancora i tavoloni di legno, le panche e quell'arredo semplice delle case dei montanari, la stufa in ghisa, enorme, il lavatoio di ardesia e tutta una serie di cose che il tempo sgretolava con diligenza, piatti, bicchieri, posate, tante bottiglie. Quando assieme a noi c'era qualche vecchio del Paese, guardava dentro la casa con rispetto e diceva: questa è la Cà du Piccettu.
Sembrava quasi che lo cercasse, che si aspettasse che Piccetto (Pettirosso) uscisse fuori a salutarci. E quando rientravamo in Paese, gli altri vecchi, alla sera mentre giocavano a carte, ci chiedevano: siete passati dalla Cà du Piccettu? e com'è? è ancora in piedi? e dentro cosa è rimasto? l'inverno ha fatto dei danni al tetto?
Alle nostre risposte seguivano notizie su particolari che nemmeno avevamo notato; che i vecchi del Paese quella casa la conoscevano come le loro tasche.

Il mistero di tutto questo interesse è finalmente stato svelato da uno scritto che dice più o meno così...

Antonio Navone nacque a Cerviasca il 5 giugno 1863; a ventiquattro anni si sposò con Caterina, dei Lavazzoli, un anno più grande di lui, in piazza Martinez, a San Fruttuoso (che da una dozzina d’anni appena non faceva più Comune autonomo dalla città). 

Perché si sposarono laggiù? Ci viveva lei? Ci lavorava lui?

La sua d’origine era una famiglia numerosa: qualche fratello emigrato, le sorelle sposate nei paesi vicini (solo una in paese, già anziana sposò un vedovo). Il fratello immediatamente più grande lo chiamavano il Mago.
Antonio e Caterina vissero ai Lavazzuoli: lei partorì sei figli; lui lo chiamavano Piccetto. 
Secondo il censimento del parroco di Senarega, a Lavazzuoli (Lavazzolo scrive) nel 1915 abitano sei famiglie per un totale di ventinove persone. Trent’anni dopo, nel 1944, ci risiedono ancora in ventisei, divisi sempre in sei famiglie. Ma a viverci effettivamente sono quasi il doppio: c’è la guerra, ci sono gli sfollati, e anche chi era andato via è ritornato.
Emanuele, ad esempio, ultimogenito del Piccetto (nato nel 1906), che al principio della guerra, con la moglie e il figlio undicenne, si era trasferito a Savignone.
Alla nascita di Emanuele, suo fratello maggiore, il primogenito (Giovanni in parrocchia, Giuseppe in Comune) aveva diciotto anni. Nato nel 1888 e vissuto a lungo in America, a Washington, aveva preso moglie a Roiale.
Dal matrimonio, celebrato a Senarega nella primavera del 1925, nasce un solo bambino, venuto al mondo il 5 di febbraio del 1926, di venerdì.
Antonio, come il nonno.
Il nonno Piccetto che era morto da tanti anni. “Morto nella sua casa osteria posta sull’Antola” scrive il parroco. Era l’estate del 1917, il 31 di luglio; aveva 54 anni e due figli -Genio e Giaco- militari sull’Isonzo – e infine a casa.
Per tornare dall'America, saggiamente, il primogenito Giovanni/Giuseppe aveva atteso la fine del conflitto.

A novembre” -1943- “è appeso ai “canti” il manifesto di chiamata alle armi del primo scaglione della classe 1925, sotto la Repubblica di Salò. Sono brutti momenti, a casa non si dorme più, anche perché io sono di marzo del 1925. È necessario trovare una famiglia disposta ad ospitarmi fuori Torriglia. Mio papà parla con discrezione a dei contadini, mia madre molto più convincente si accorda con il Cobbe dei Rossi di Piancassina per ospitarmi. Il paesino si trova nella alta Val Brevenna, sotto la casa del Piccetto presso l’Antola” – scrive Tan negli anni Settanta, nel suo bellissimo diario della guerra.
L’otto dicembre 1943 parto, vado lassù, la gente è bravissima il paese è carino, vi sono tanti giovani, faccio subito amicizia, mi procurano due fucili avancarica. Quello di Alfonso è con le canne corte e “lise”, quello di Genio è più robusto. I contatti con la mia famiglia sono costanti grazie ad un mercante che settimanalmente viene a comprare delle formaggette. Mia mamma all’insaputa di mio padre mi fornisce polvere e pallini; il papà all’insaputa della mamma pure. Il tabacco mi arriva tramite mia sorella che ha la rivendita a Torriglia.
Fumano tutti, anche i bambini. Rinaldo poi è un patito, siamo costretti a mettere un po’ di polvere da sparo nella sigaretta, quella fa una bella fiammata appena accesa bruciandogli le ciglia, ma lui non desiste, è pronto a ricominciare.
Si comincia alla sera verso le 17,30 a giocare a carte: poi Alfonso racconta avventure di caccia: “balle” grosse come l’intera vallata.
A me proprio non vanno giù perché le mie giornate di caccia sono scarsissime, senza contare i capricci della polvere che a volte fa cilecca e mi annerisce il viso. La Rosin mi sgrida dicendomi che una volta o l’altra rimango senza testa.
Genio conosce tutti i trucchi per tendere le trappole per le volpi; a volte però rimangono i cani, sovente quelli di Antonio della Piccetta, così noi abbiamo congegnato un semplice arnese per liberarli: è un attrezzo con l’estremità a forca: si immobilizza il cane, prima dal collo, mentre un altro deve allargare le molle con l’attrezzo stesso”.

Lassù a Piancassina (Pian Cascine per il prete) Tan resta poco; trova ospitalità a Chiappa, da Nesto e Nita (“a Chiappa sto veramente bene, c’è tanta gioventù, ragazzi e ragazze” scrive; “il 29 giugno, San Pietro, è festa sull’Antola, si va a ballare, c’è molta gente, i rifugi riaperti dopo l’inverno sono pieni, si ci diverte, si dimentica con la bella giornata di sole la guerra, rientriamo verso sera”); la terza decade d’agosto reparti della Wehrmacht e delle forze armate di Salò puntano -da Chiavari, dal Pertuso, da Scoffèra- verso l’Antola; alla Casa del Piccetto c’è un distaccamento di partigiani, il comandante viene da Voltri, classe 1915, ha fatto la Benedicta; lo chiamano Sirio.
Nel primo pomeriggio del giorno 24 le avanguardie del rastrellamento son sul Prelà e sparano verso la casa del Piccetto: un partigiano, un ragazzo di Ottone, viene ferito ad un polmone. Lo portano via su una lesa: dai Musante un dottore gli estrae la pallottola, poi proseguono in giù fino ai Campassi; lo nascondono in una buca nel bosco: si salva.
Alla sera nell’osteria di Nesto, armato di mitra (e di quattro bottiglie di liquore da consegnare ai compagni) entra un partigiano del gruppo di Sirio: vuole dei muli. Non glieli danno: servono per un trasporto al Molino l’indomani mattina. Volano parole grosse. Alla fine qualcuno dice: ce ne sono a Piancassina, prova là.
Verso la mezzanotte Tan lo accompagna fino alla Casa del Piccetto, a posare le bottiglie, e insieme scendono a Piancassina a prendere i muli. Li ha Gasparino (classe 1911): “altra discussione animatissima” scrive Tan, “malgrado il mitra puntato”.
In fine, “Gasparino veste i muli e ci avviamo verso Senarega, nel tragitto si sentono numerosi spari, distinguo sia le velocissime seghe di Hitler che le più lente mitraglie Saint-Etienne dei partigiani. Mi rivolgo a Gasparino per chiedergli se la direzione degli spari è quella verso la Cappella del Roiale, in quel momento mi accorgo che il nervosissimo partigiano si è volatilizzato al sentire i primi spari. “Caro Gasparino, bisogna aver pazienza, sarà stato stanco, in fondo abbiamo girato tutta la notte”, quello mi risponde con un mesto sorriso, prima di ritornare a Pian Cassina ed io in Chiappa dove ormai è già chiaro e mi riposo un po’.
Al pomeriggio giochiamo a tennis (!), ignari che i tedeschi per rincorrere Antonio della Piccetta dopo che li ha abilmente seminati, stanno venendo verso di noi. Al “mani in alto” imposto da quattro militari tedeschi Antonio, fingendo in un primo momento di ubbidire, risponde mettendo in moto le sue lunghissime gambe e come un camoscio, anche se con una caviglia slogata, riesce a schivare le raffiche di mitra e a rifugiarsi in un canalone boschivo e a farla franca”.
Antonio sposa Ines nel 1957, nel 1958 nasce -a Busalla- il loro primo figlio. All'inizio degli anni ’60 risiedono ancora ai Lavazzuoli; oggi della Casa del Piccetto restano i muri.

giovedì 18 aprile 2024

Se non riesci a decidere, la risposta è NO

 Nuova tattica di sopravvivenza - imparare a dire di no!

D'altra parte: un Sì impiccia, un No spiccia - saggezza popolare.

Lo so che una parte di voi è incapace a farlo, e lo ero pure io, che era un continuo assentire, principalmente per il fatto che mi ero assegnato il ruolo del salvatore del mondo e degli affari altrui.

1° SPOILER - la maggior parte delle persone a cui dite sempre di sì, nell'occasione di ricambiare vi sfanculeranno, oppure procrastineranno, o più verosimilmente ve la faranno cadere dall'alto al punto che alla fine sarà stato meglio non chiedere nulla ed arrangiarsi.

2° SPOILER - la maggior parte delle persone a cui dite sempre sì, danno per scontato se non dovuto, il vostro assenso ed è quindi superfluo ringraziare. Non fatevi aspettative in tal senso.

Detto ciò - questa tattica del dissenso la sto adottando da diverso tempo, e devo riconoscere che ha dato eccellenti risultati, in primis mi ha tolto di torno una marea di opportunisti a vario titolo, sia famigli che semplici conoscenti, perché il NO si applica ad una molteplicità di occasioni e situazioni, insomma il NO va su tutto, un po' come il nero per le fashion victim.

C'è tutto un sistema commerciale basato sulla cultura del Sì, la cultura dell'assenso per educazione, dell'accettazione, della risposta alla domanda e dell'acquisto veicolato dalla compiacenza. I migliori manipolatori confidano proprio su questo per accalappiare le proprie cavie e vendergli la qualsiasi.

20/4/2024 - Poi per caso ecco in breve il concetto completo...

sabato 13 aprile 2024

Dagli dagli senza sbagli fa che la pozione quagli

il vino bianco non è bianco

il rosso dell'uovo non è rosso

un libro giallo non è di colore giallo

e un romanzo rosa non ha le pagine rosa

un film noir non è in bianco e nero

si dice a forma di cuore ❤️ ma il cuore ha un'altra forma

ti faccio vedere i sorci verdi - ma i sorci verdi non esistono (anche se era un modo di dire)

il gelato da passeggio Pinguino non è fatto coi pinguini