lunedì 24 agosto 2026

Da noi la tragedia vira costantemente in farsa

Credo che molto presto tutta la faccenda del furto delle tavole di Antonello da Messina verrà insabbiata, dai media ovviamente, i detective invece proseguiranno a brancolare nel buio assieme a quelli che stanno ancora cercando i gioielli rubati al Louvre. Dalle notizie strombazzate in rete trovo ci siano tutti gli elementi per pensare ad un furto su commissione, anche se gli autori hanno lasciato metà del bottino nel vicolo, e forse proprio grazie a questo, qualcuno, pare un passante, ha potuto dare l'allarme alla polizia. Sì perché, sempre stando alle cronache, i quattro custodi erano distratti da altro, e dopo aver spento l'allarme hanno proseguito a farsi i cazzi loro.

Questa cosa non mi è difficile da credere, perché siamo in Sicilia, perché era ferragosto e perché da quando è scattato l'allarme a quando si sono 'accorti' del furto, sono passati oltre 20 minuti, nemmeno una sit comedy potrebbe fare meglio. Così ho scomodato solo due stereotipi per classificare quello che non riesco a spiegarmi diversamente. Il fatto poi che sempre gli stessi custodi siano finiti altrove, in ferie, o sospesi dal servizio in attesa di chiarimenti, non fa che certificarmi nel mio frettoloso giudizio.

Spoiler: il 29 agosto del 1971, stesso museo, stesse opere. All'epoca il bottino fu recuperato a Zurigo otto mesi dopo. Ma a quanto pare i musei siciliani sono spesso preda delle attenzioni dei ladri. Troppo spesso direi.


Una morale della favola però la voglio scrivere; una nazione così incapace da non essere in grado di tutelare e preservare le opere d'arte del suo passato, non le merita più. Merita che lo facciano altri, oppure che le stesse spariscano per sempre, testimoniando ai posteri quanto sia stata crudele la storia e stupidi i proprietari. Anche questo fa parte del gioco, è un segno dei tempi.

giovedì 20 agosto 2026

Divertitevi ora. È più tardi di quanto crediate

Il declino di Detroit è ben rappresentato da questa sequenza di foto; le vicende di questa città adagiata sugli allori del proprio boom economico fino a finire in bancarotta, mi ricordano la parabola dell'Italietta da romanzo rosa soffocata dal debito pubblico in cui stiamo vivendo.

Le ragioni che portano una nazione a raschiare il fondo del barile sono le stesse in ogni capo del mondo. Sindacalisti intenti a tutelare le rendite di posizione delle categorie che rappresentano, dipendenti pubblici assunti su raccomandazione e per ragioni clientelari, una classe dirigente autoreferenziale e parassitaria.

L'Italia di oggi ha molto da spartire con Detroit, con tutti i suoi casi opachi di gestione delle risorse. Uno per tutti il caso dei forestali calabresialtri esempi simili che riempiono le cronache a cadenza periodica. Così mentre Detroit scompare tra gli alberi, l'Italia che farà?

sabato 15 agosto 2026

Le masse preferiscono non essere coscienti

«Così, per loro scelta, si pongono alla pari degli altri esseri del regno animale».

«E il libero arbitrio?»

«Lo usano un'ultima volta per scegliere di non dover più scegliere».

lunedì 10 agosto 2026

Non è illegale se lo fai abbastanza bene

La situazione è più o meno così; mare, scogli, alberi. Poi un camminamento sassoso, e intermittente. Ma qualcuno ha deciso che si può fare di meglio. Le parole magiche sono sempre le stesse: turismo, messa in sicurezza, fruizione, ripristino. 
Quindi ecco la proposta: cemento molto, acciaio inox, pietre di cava, tutto rigorosamente di design. Proposto con il solito sistema: immaginetta render di una visione ipotetica. 
Accattivante vero?

Costi  per la manutenzione di un'opera consegnata alle mareggiate invernali: non pervenuti. Chiunque capirebbe che non ha molto senso (ri)costruire in prossimità del litorale, perfino rubando spazio al mare. Quindi degrado rapido o continui ripristini. Ma son posti di lavoro e soldi pubblici. Bene così.

giovedì 6 agosto 2026

Dare troppo all’inizio non è un atto di generosità

I volontari scarseggiano, almeno stando ai vari rapporti delle associazioni che se ne occupano. E per parte mia ho smesso quando mi sono reso conto di assistere al solito loop, una tela di Penelope; sempre le stesse problematiche irrisolte, manca personale, le risorse si sprecano, i furbetti ci marciano, e si presta servizio con l'ansia di trovare un benefattore. Nell'attesa ci si arrangia alla meno peggio. Così la motivazione latita.
È giusto tutto questo? NO.

Poi ho iniziato a riflettere meglio sulla gestione dei volontari in Italia. Celebrato come il pilastro della civiltà, da una prospettiva cinica, il volontariato è un meccanismo che perpetua le disuguaglianze.
Il volontario offre lavoro gratuito, spesso per mansioni che dovrebbero essere retribuite. Questo crea un abbassamento del valore del lavoro. Perché un ente dovrebbe assumere un professionista pagandogli contributi e salario, se può ottenere lo stesso risultato gratis, con i volontari?

E inoltre: se i cittadini si organizzano da soli per curare i beni comuni, lo Stato o il Comune, si sente autorizzato a disinvestire in quei settori. Il risultato è la privatizzazione del welfare: i diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti vengono trasformati in atti di carità, che dipendono dalla disponibilità dei volontari.
In ambito ambientale, il buonismo diventa una merce per ripulirsi la coscienza, senza mettere in discussione il proprio stile di vita.
E poi molti problemi sociali richiedono competenze tecniche, psicologiche specifiche. Il volontario, armato solo di buone intenzioni, spesso interviene in modo superficiale.

Il volontariato è il lubrificante di un sistema ingiusto. Permette a una società diseguale di continuare a funzionare senza mai dover affrontare il problema alla radice: la distribuzione della ricchezza e la responsabilità pubblica. Finché ci sarà bisogno di volontari, significa che la politica e l'economia hanno fallito. Celebrarlo come un valore assoluto significa celebrare quel fallimento.

domenica 2 agosto 2026

Le persone ascoltano per rispondere non per capire

Ed è così, lo verifico ogni giorno, teste vuote dove altro che memoria del pesce rosso. 
Quindi ecco sei suggerimenti buoni per ogni discussione:
Abbiamo sempre fatto così - questo blocca le iniziative per cambiare le cose, anche in meglio.
Sono posti di lavoro - (Art. 1 Costituzione) autorizza qualsiasi attività pure quelle nocive per l'ambiente.
È temporaneo - ottima argomentazione per rimandare qualsiasi discussione, tanto poi le persone dimenticano.
Adesso pensiamo all'emergenza - utile per chi non riesce a pensare oltre.
Ci sono altre priorità a cui pensare - come sopra, ma con la variante delle cose (veramente) necessarie.
Che vergogna - un evergreen, va bene per qualsiasi argomento, non serve nemmeno approfondire.

mercoledì 29 luglio 2026

Le persone non cambiano, al limite peggiorano

Cento chili di rifiuti in tre ore. Tanto è stato raccolto dai volontari di Legambiente in una delle zone più turistiche della città. Il primo pensiero è meritorio, io non riuscirei a sprecare il mio tempo per rimediare alla maleducazione degli altri. E poi ogni anno è la stessa storia, negli stessi luoghi. Quindi c'è qualcosa che non funziona e azioni che non risolvono.
Ma vado oltre.
Possibile che per tenere pulita la città ci sia bisogno di avere dei badanti?
Gente che circola con la palettina a raccattare spazzatura che altri buttano ovunque. Lo trovo imbarazzante. Ma un motivo c'è, queste persone credono sia un loro diritto buttare spazzatura dove gli pare, perché pagano la tassa sui rifiuti e quindi pagano persone per raccoglierli.
Lo so che questo concetto ha dell'assurdo, ma vi assicuro che è così che ragionano, e lo scrivono perfino sui social, in risposta a quelli che condannano la sporcizia urbana come maleducazione dei cittadini.
Ingenui o coerenti? Non saprei.
Sicuramente scontano qualche trauma infantile mai superato. A seguire si lamentano perché il Comune non provvede a pulire sollecitamente. Nemmeno fossero dei neonati che frignano perché si sono cagati nelle mutande e la tata non li ha ancora cambiati.
Vi piace questo paragone?
Ecco credo che se c'è un atteggiamento definibile come fascista (per quel discorso affrontato nel post del 25 aprile) questo è un esempio. 
L'arroganza della pretesa, la risposta supponente a chi si lamenta, passando subito a contrattaccare e spostando l'attenzione sui doveri degli altri. Una manipolazione comunicativa abbastanza infantile. L'idea è che il bene pubblico sia lì, a loro esclusiva disposizione, da usare ed abusare in modo personale. Salvo poi minimizzare le loro azioni con ridicole giustificazioni.
Deprecabili per vari aspetti, ma etichettabili come atteggiamenti fascisti.