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sabato 15 agosto 2026

Le masse preferiscono non essere coscienti

«Così, per loro scelta, si pongono alla pari degli altri esseri del regno animale».

«E il libero arbitrio?»

«Lo usano un'ultima volta per scegliere di non dover più scegliere».

giovedì 6 agosto 2026

Dare troppo all’inizio non è un atto di generosità

I volontari scarseggiano, almeno stando ai vari rapporti delle associazioni che se ne occupano. E per parte mia ho smesso quando mi sono reso conto di assistere al solito loop, una tela di Penelope; sempre le stesse problematiche irrisolte, manca personale, le risorse si sprecano, i furbetti ci marciano, e si presta servizio con l'ansia di trovare un benefattore. Nell'attesa ci si arrangia alla meno peggio. Così la motivazione latita.
È giusto tutto questo? NO.

Poi ho iniziato a riflettere meglio sulla gestione dei volontari in Italia. Celebrato come il pilastro della civiltà, da una prospettiva cinica, il volontariato è un meccanismo che perpetua le disuguaglianze.
Il volontario offre lavoro gratuito, spesso per mansioni che dovrebbero essere retribuite. Questo crea un abbassamento del valore del lavoro. Perché un ente dovrebbe assumere un professionista pagandogli contributi e salario, se può ottenere lo stesso risultato gratis, con i volontari?

E inoltre: se i cittadini si organizzano da soli per curare i beni comuni, lo Stato o il Comune, si sente autorizzato a disinvestire in quei settori. Il risultato è la privatizzazione del welfare: i diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti vengono trasformati in atti di carità, che dipendono dalla disponibilità dei volontari.
In ambito ambientale, il buonismo diventa una merce per ripulirsi la coscienza, senza mettere in discussione il proprio stile di vita.
E poi molti problemi sociali richiedono competenze tecniche, psicologiche specifiche. Il volontario, armato solo di buone intenzioni, spesso interviene in modo superficiale.

Il volontariato è il lubrificante di un sistema ingiusto. Permette a una società diseguale di continuare a funzionare senza mai dover affrontare il problema alla radice: la distribuzione della ricchezza e la responsabilità pubblica. Finché ci sarà bisogno di volontari, significa che la politica e l'economia hanno fallito. Celebrarlo come un valore assoluto significa celebrare quel fallimento.

domenica 2 agosto 2026

Le persone ascoltano per rispondere non per capire

Ed è così, lo verifico ogni giorno, teste vuote dove altro che memoria del pesce rosso. 
Quindi ecco sei suggerimenti buoni per ogni discussione:
Abbiamo sempre fatto così - questo blocca le iniziative per cambiare le cose, anche in meglio.
Sono posti di lavoro - (Art. 1 Costituzione) autorizza qualsiasi attività pure quelle nocive per l'ambiente.
È temporaneo - ottima argomentazione per rimandare qualsiasi discussione, tanto poi le persone dimenticano.
Adesso pensiamo all'emergenza - utile per chi non riesce a pensare oltre.
Ci sono altre priorità a cui pensare - come sopra, ma con la variante delle cose (veramente) necessarie.
Che vergogna - un evergreen, va bene per qualsiasi argomento, non serve nemmeno approfondire.

mercoledì 29 luglio 2026

Le persone non cambiano, al limite peggiorano

Cento chili di rifiuti in tre ore. Tanto è stato raccolto dai volontari di Legambiente in una delle zone più turistiche della città. Il primo pensiero è meritorio, io non riuscirei a sprecare il mio tempo per rimediare alla maleducazione degli altri. E poi ogni anno è la stessa storia, negli stessi luoghi. Quindi c'è qualcosa che non funziona e azioni che non risolvono.
Ma vado oltre.
Possibile che per tenere pulita la città ci sia bisogno di avere dei badanti?
Gente che circola con la palettina a raccattare spazzatura che altri buttano ovunque. Lo trovo imbarazzante. Ma un motivo c'è, queste persone credono sia un loro diritto buttare spazzatura dove gli pare, perché pagano la tassa sui rifiuti e quindi pagano persone per raccoglierli.
Lo so che questo concetto ha dell'assurdo, ma vi assicuro che è così che ragionano, e lo scrivono perfino sui social, in risposta a quelli che condannano la sporcizia urbana come maleducazione dei cittadini.
Ingenui o coerenti? Non saprei.
Sicuramente scontano qualche trauma infantile mai superato. A seguire si lamentano perché il Comune non provvede a pulire sollecitamente. Nemmeno fossero dei neonati che frignano perché si sono cagati nelle mutande e la tata non li ha ancora cambiati.
Vi piace questo paragone?
Ecco credo che se c'è un atteggiamento definibile come fascista (per quel discorso affrontato nel post del 25 aprile) questo è un esempio. 
L'arroganza della pretesa, la risposta supponente a chi si lamenta, passando subito a contrattaccare e spostando l'attenzione sui doveri degli altri. Una manipolazione comunicativa abbastanza infantile. L'idea è che il bene pubblico sia lì, a loro esclusiva disposizione, da usare ed abusare in modo personale. Salvo poi minimizzare le loro azioni con ridicole giustificazioni.
Deprecabili per vari aspetti, ma etichettabili come atteggiamenti fascisti.

sabato 25 luglio 2026

A volte la strada che va avanti sembra riportarti indietro

Non temere, amore mio

Farò meglio per nostro figlio

Schiaccerò quelli degli altri

Così giocherà da solo



Dice così Safy nella canzone presentata a Sanremo. E ci pensavo ieri, mentre rincasavo passando accanto al campo di calcetto dove c'erano i pargoli degli operai in allenamento. Dico operai perché il calcio rimane uno sport nazional popolare, genuino e ruspante, molto maskio, dove volendo non si spende troppo per l'attrezzatura e abbigliamento. Gli altri, quelli che pensano di aver generato il figliol prodigo, lo iscrivono al circolo del tennis, in cui Sinner docet, oppure li mandano a savate, così da adolescenti potranno difendersi dai bulli e smaltire il disagio familiare coi pugni, i più alternativi li portano a fare rugby. Da queste parti c'è pure una scuola di golf, ma è riservata ai figli degli iscritti, insomma roba troppo snob per essere valutabile come alternativa.

Per le femmine invece c'è tutta una selezione adatta, rigidamente perimetrata dagli stereotipi di genere. Pallavolo, danza, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato; le interferenze tra le discipline non sono ammesse, o comunque guardate con sospetto.

Ma la questione che mi premeva riportare qui erano le urla dei genitori in tribuna, imbarazzanti. Della serie: state calmi è solo un allenamento.
Ed io che pensavo fosse un fenomeno sporadico e circoscritto. Insomma siamo al punto in cui gli allenatori devono prendere misure cautelative per tutelare i figli dai genitori. Nell'imbarazzo generale. Non oso pensare in partita come evolveranno tali patetici esordi.

domenica 5 luglio 2026

Nessuno sa fare la vittima meglio della persona che ha causato il danno

Dunque.... immagino questi due scenari.

Scena 1 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter. Ne seguono una serie di disagi e alcune bestemmie, così arrivo tardi al lavoro. Poi devo fare denuncia, attendere a tutta la burocrazia prevista, e nella certezza che non verrà mai ritrovato mi devo procurare (se posso) un nuovo scooter. Altrimenti prenderò l'autobus sino a quando non avrò risparmiato abbastanza per comprarne un altro. Oltre questo vivrò con l'ansia che l'episodio possa ripetersi.

Scena 2 - esco di casa per andare al lavoro e scopro che qualcuno ha rubato il mio scooter, ma lo ritrovo ad un paio di isolati di distanza, accanto ad un lampione su cui il responsabile del furto è impacchettato come un salame, con disegnati sulla faccia i baffi da gatto (e non è un set truccabimbo) e sulla fronte la scritta LADRO. A quel punto, dopo aver riso per almeno mezz'ora, chiamo la polizia.

Vi piacciono come scenari? personalmente la Scena 2 mi ispirerebbe un post acchiappa like, se vivessi in Messico ovvio. Sì perché è questo che sta accadendo a Lagos de Moreno, nello Stato messicano di Jalisco.

Vi metto una foto per mostrare come le 'vittime' di questo Batman si presentino all'arrivo degli agenti. E qui scattano i miei pensieri sul resto della notizia, Perché a quanto pare la polizia messicana non ha posto l'accento sul fatto che in 10 giorni sono stati pizzicati 5 criminali, no no. (cito) Per le autorità le vittime non sono i derubati, ma proprio gli uomini legati ai pali. La polizia li tratta come tali e ha aperto la caccia a Batman: lo ha spiegato ai media il segretario per la Sicurezza dello Stato Juan Pablo Hernández. Gli uomini sono stati liberati e medicati per le ferite riportate, e non è chiaro se siano a loro volta indagati per i furti che gli vengono attribuiti.

Quindi il problema della polizia messicana non sono quelli che rubano, ma chi osa fermarli e farne ludibrio pubblico, forse evidenziando tutta l'incapacità con cui viene gestita la sicurezza nelle strade, e stai anche a vedere che poi la colpa sarà pure dei proprietari degli scooter, che li hanno lasciati incustoditi.

Vi ricorda nulla questa manipolazione? Vi dice niente un sistema in cui le leggi tutelano maggiormente i criminali e perseguono chi osa difendersi a cose fatte?

Dimenticavo la frase di rito: basta farsi giustizia da soli, non siamo nel Far West.

venerdì 26 giugno 2026

Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo

In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema. 

Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!

E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).

A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.

Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.

Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.

Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.

sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo

A seguire un video esplicativo.

martedì 26 maggio 2026

Viviamo di sentito dire

Possiamo mettere in discussione tutto e tutti?

Socrate: mettere in discussione le certezze altrui per dimostrare che "so di non sapere".
Cartesio: trovare un punto fermo su cui costruire la conoscenza. Cogito ergo sum (Penso, dunque sono).
Karl Popper: una teoria è scientifica solo se può essere messa in discussione. Se una verità non può essere contestata, non è scienza, è dogma.

La saggezza sta nel sapere cosa mettere in discussione e quando.
Ma quello di Popper mi pare il metodo più saggio.

mercoledì 6 maggio 2026

I social network ed il problema degli haters

Sono in aumento le persone che lamentano la presenza nei loro profili degli odiatori. Commenti imbarazzanti, alcuni raggiungono livelli davvero preoccupanti arrivando a minacciare di morte; spesso sono i politici i bersagli prediletti di queste offese, come è accaduto a Genova. Ma molto spesso gli haters colpiscono a caso, tutto quello che rappresenta per loro una minaccia. I contenuti delle offese esibiscono la vera ignoranza in cui galleggiano moltissime persone comuni, il web amplifica. E penso che questo fenomeno per alcuni versi sia un bene, sia utile per capire molte cose. Non fraintendetemi, se una persona sente la necessità di esordire nel web da haters ha sicuramente dei trascorsi di disagio infantile che non è riuscito a risolvere. Ma trovo che sia il modo più genuino per comprendere la società in cui viviamo, senza i veli del perbenismo e senza ipocrisie.
Sì perché ci illudiamo di essere circondati da persone benevole e comprensive, perfino intelligenti e capaci di esprimere un pensiero utile, insomma gente positiva e sorridente. La classica famiglia del Mulino Bianco.

Non è così, e non serve scavare troppo per accorgersene. E il fenomeno degli haters è una di queste spie sociali che dimostrano che l'essere umano è in maggioranza acrimonioso e negativo.
Perfino quelli che dicono: se non vuoi essere criticato non apparire nel web. Dimenticandosi che ognuno deve essere libero di esprimersi e che semmai, se proprio proprio le sue esternazioni risultano sgradevoli o fuori luogo si possono ignorare, e finirla lì.
Cosa sarebbero gli influencer senza follower?
Quindi mi succede questo, quando leggo certi commenti caustici oltre la misura necessaria, ecco mi dico: è caduta la maschera, ed è questo forse il grande potere dei social, smascherare gli ipocriti mostrandoci quanta merda c'è nel cervello di certe persone.
Tuttavia è giusto che si prendano le loro responsabilità perché odiare senza motivo comporta delle conseguenze.

sabato 2 maggio 2026

Finché eravamo giovani Era tutta un'altra cosa Chissà perché?


Quello che vedete nella foto è il tipo di tram che preferisco. Alla faccia di quelli modernissimi che hanno ripreso a circolare in alcune città. Orrendamente futuristici, mi sembrano delle supposte. Ecco se avessi il potere per farlo, i nuovi tram di Genova li rifarei esattamente così, e nel farlo ricorderei quanto sia divertente circolare sui tram di Lisbona

Passando a cose serie invece, in questi mesi, in città infuria la polemica sulle nuove obliteratrici. Sono complicate da utilizzare. E quindi mi chiedo: come mai un'azienda con un buco di bilancio di 280 milioni di euro, decide di rottamare le vecchie timbratrici a inchiostro e sostituirle con le nuovissime a lettura QR code?

Rimarco che il primo disagio è riuscire a farle funzionare, il secondo è ricordarsi a che ora scade il biglietto, perché l'orario di inizio viaggio non compare. Bisogna ricordarselo.

E qui torno al mio tram verdino (1970 circa), dove quando salivi c'era un omino con divisa e cappello che ti vendeva il biglietto. Lo chiamavano bigliettaio e se ne stava appollaiato in un trespolo tipo questo in foto, se non pagavi nemmeno ti faceva salire. Era semplice.

Oggi le stime dicono che sulla quantità totale di multe, viene recuperato il 3% (tre per cento) e c'è pure un ufficio apposito per il recupero, ma sempre il 3% rimane. Il 97% invece non paga e la multa la butta appena scende dal bus.

Non serve un genio per capire che il sistema è inefficace; ma non solo quello delle multe, anche quello delle nuove timbratrici. Non funziona ma ci si ostina a far finta che funzioni, ciecamente, ottusamente. A chi lo fa notare si oppongono inutili quanto improbabili soluzioni.

L'importante è fare muso duro e multare chi si ostina a non voler pagare, anche quando è una vecchina di 90 anni che ingenuamente chiede al controllore di verificare se è riuscita a timbrare il biglietto con il nuovo sistema a QR code. A questa nonnina consiglierei di entrare orgogliosamente a far parte di quel 97%. di persone che se ne fottono del sistema e non pagano le multe.

Questo entra nei discorsi di una burocrazia fascista (di cui accennavo nel post del 25 aprile) arrogante e totalmente disconnessa dai problemi reali dei cittadini, che prosegue a imporre senza comprendere. E così facendo imbocca soluzioni tecniche e metodologiche palesemente inefficaci, improbabili, improvvisate, quando non impopolari, ma incredibilmente costose.

martedì 28 aprile 2026

Ave Trump - morituri te salutant

Ancora due anni di mandato e poi fuori dalle balle. Nel frattempo visto l'elemento, chissà quanti altri casini riuscirà a combinare o a risolvere, dipende dai punti di vista. Mi sono chiesto quanti morti possa avere sulla coscienza Trump da quando è diventato presidente degli USA. Ovviamente non posso saperlo, ma sospettando un buon numero, l'ho chiesto a ChatGPT che dice:

Totale stimato di morti dirette: In un intervallo tra 60.000 e 85.000 persone.

A questo punto la stima potrebbe essere 76.000. Perché settantasei metri è l'altezza del nuovo arco che Trump vuole realizzare a Washington. L'amministrazione ha diffuso ulteriori dettagli sui progetti per un arco trionfale di 76 metri (richiama il 1776, anno dell'indipendenza americana dicono). I disegni presentati alla Commissione per le Belle Arti per l'approvazione, mostrano uno stile classico, ispirato all'arco di Costantino a Roma.
A seguire vi metto un po' di numeri:

Arco di Costantino (Roma): Alto 21 metri. È il più grande e complesso arco romano superstite. Costruito in tre anni, nel 315 d.c.

Arco di Trionfo di Parigi (Alto 50 metri), è già un'espansione colossale dei modelli romani operata da Napoleone. Costruito in trent'anni a partire dal 1806.

Arco di Trionfo di Pyongyang (Corea del Nord): Alto 60 metri. È attualmente l'arco trionfale più alto del mondo ed è stato costruito nel 1982.

Come vedete la gara è sempre su chi ce l'ha più grosso. Quindi non resta che aspettare l'inaugurazione, chissà se riuscirà a farlo prima della scadenza del suo mandato il 20 gennaio 2029. Per adesso lui si limita a giocare con il modellino.

sabato 25 aprile 2026

Anche se un serpente cambia pelle resta sempre un serpente

Nel giorno della Liberazione è quasi doveroso un pensiero a ciò che fu. Ed anche a chi visse quel periodo. Piero Gobetti definisce il fascismo come il prodotto coerente dei vizi italiani: retorica, trasformismo, cortigianeria, corruzione oligarchica. Non considerava l'avvento del fascismo come un fulmine a ciel sereno, ma una resa morale collettiva degli italiani. Lo scrive nel 1924, anno in cui Matteotti viene assassinato, lui morirà in esilio due anni dopo, a conseguenza delle botte ricevute dagli squadristi.
E qui sta il punto, il fascismo non può definirsi un partito, ma un atteggiamento, uno stile di vita, un'attitudine. Si potrebbe quasi dire che fascisti si nasce e non si diventa, e nei partiti di destra riconoscono i loro talenti.
E qui veniamo alla nota dolente.
Ci sono ancora geni fascisti negli italiani? A volte me lo chiedo, quando vedo certi atteggiamenti nei politici di oggi, indipendentemente dal colore sotto cui si sono mascherati. 
Corruzione, populismo, arroganza, sono peculiarità che troviamo sia a destra che a sinistra. Nessuno pare immune, una volta saliti al potere scatta qualcosa. 
C'è bisogno di anticorpi. Già ma quali?

C'è una classe politica che ha confezionato per se stessa immunità, intoccabilità, depenalizzazioni, scorciatoie, privilegi, Già questo puzza incredibilmente di fascismo.
E qui arrivano i miei dubbi, e se l'Italia fosse ancora permeata da un simil fascismo? qualcosa che è sopravvissuto alla liberazione e che prosegue sotto altra forma. Non un partito, non una corrente politica, un movimento, NO nulla di tutto questo, ma una forma di pensiero, un atteggiamento che accetta e autorizza piccoli soprusi istituzionali, inerzie di comodo, deresponsabilizzazione, menzogne, mala fede.
Un modus che porta i cittadini a subire senza ribellarsi, ad accettare perché è più facile e meno rischioso farlo piuttosto che ribellarsi. Nello scriverlo penso alla gestione istituzionale e mediatica della vicenda del G8. Era il 2001.

Solo così riesco a spiegarmi il danno sociale che questa 'ideologia fascista' può far scaturire. E qui scendiamo nella psicologia, nella resa morale collettiva, che fa precipitare una democrazia potenzialmente sana, in una mezza dittatura. Ci scivoliamo dentro poco alla volta, senza quasi accorgercene, poi un giorno qualcuno apre gli occhi, ma è tardi.

sabato 4 aprile 2026

Il male può avere un volto qualunque

Sembrerebbe sempre più indispensabile la presenza degli psicologi scolastici, al pari di un presidio medico permanente. Sarà che il disagio mentale è in aumento esponenziale pure tra gli adolescenti, e mentre prima si limitavano a drogarsi, adesso sconfinano in atti di violenza verso insegnanti e compagni di classe; è iniziata una nuova frontiera, bisogna prenderne atto.
In rete e sui giornali si leggono moltissimi commenti, perché come sempre accade in questi casi, improvvisamente tutti, pure il bidello, diventano esperti educatori, tutti con la soluzione definitiva pronta in tasca. Perfino Valditara ha trovato la risposta immediata, proponendo i metal detector per le scuole. Costi non pervenuti, ma sembra lungimirante come il classico dito nel foro della diga.
Poi ci sono quelli che farneticano sull'integrazione, da opporre alla 'cultura del coltello' che già chiamarla così puzza tremendamente di normalizzazione. Nemmeno fossero bracconieri a caccia di pellicce anziché alunni minorenni che entrano in classe.

Ma le grandi assenti in tutto questo secondo me sono le famiglie, forse perché i genitori in passato erano capaci di fare il loro mestiere, magari male e con qualche ceffone, ma lo facevano con convinzione e non delegavano all'istruzione scolastica l'intera sfera formativa dei loro pargoli. Oggi sono talmente concentrati su se stessi da essere incapaci di accorgersi del disagio dei figli, perfino incapaci di relazionarsi con loro. Figli  che preferiscono andare sul web e darsi in pasto al primo bombarolo disadattato piuttosto che sedersi sul divano del salotto per una sana chiacchierata col padre.

A questo punto l'unica risoluzione è un fenomeno già in atto, il calo della natalità.
Ecco, non fateli i figli se poi vi stanno talmente sul cazzo da abbandonarli alle istituzioni, che siano scolastiche, riformatori o carceri minorili. Non fateli, piuttosto fatevi delle seghe sotto la doccia, andate a puttane, usate il preservativo, fatevi un'amante, ma non procreate perché ve lo ha chiesto il Papa, che lui di figli per altro non ne avrà mai, a lui servono le pecorelle, ma gli servono quelle degli altri. Ecco fatevele due domande quando ascoltate qualcuno che ciarla sulla natalità.

Dopo è anche meglio ascoltare qualche considerazione di una criminologa...

martedì 17 marzo 2026

Fai una giravolta, falla un'altra volta e vattene affanculo

Ho fatto un grande errore, e mi scoccia perché su certe faccende oramai dovrei avere una certa esperienza. E' andata così, circa due mesi fa suonano al citofono due tizie, gentili, e mi informano che hanno organizzato un incontro ecumenico e se sono interessato a partecipare mi darebbero l'invito. Siccome ho sentito subito puzza di testimoni di Geova ho detto: No grazie. 

E potevo finirla lì, ma la parte gentile di me ha preso il sopravvento e dalla bocca mi è uscito un: ora non mi interessa, ma lasciate il dépliant in cassetta, se sono interessato vi contatterò.
Mi pareva una bella soluzione, educata, anche perché l'unica cassetta disponibile è quella della vicina.

Ora... devo ricordarmi che mai e poi MAI bisogna dire una cosa del genere ai testimoni di Geova, perché loro percepiscono e reinterpretano come un: grazie mille, lo so, sono un peccatore ma potrei convertirmi, quindi ripassa quando vuoi.

Ed infatti dopo un paio di mesi ne è spuntato un altro, gentile, si è pure presentato con nome e cognome. L'ho spedito subito, oramai sono allenato a riconoscerli, gli ho fatto notare che era domenica mattina, mi stava disturbando. Poi per sicurezza gli ho detto chiaramente che non sono interessato.

Io spero abbia capito, che passi parola ai suoi colleghi/confratelli o quello che sono, insomma basta. A seguire non saprei se sia meglio dir loro che non credo in nulla oppure che credo fervidamente in qualcos'altro. Cosa potrebbe risultare più demotivante?

Davvero non capisco questa necessità (ossessiva) di far proseliti, possibile che abbiano una fede così debole da doverla certificare con i grandi numeri come fanno i cattolici?

martedì 10 marzo 2026

Dubai bombe e guai

Eppure pare sia andata proprio così, il nostro ministro della difesa era lì, negli Emirati, a spendere il suo stipendio da parlamentare (895.588 euro l'anno), e non rappresentava nessuno se non se stesso. A me piace crederlo, perché ha chiesto scusa, perché Dubai è una città da ricchi ricchi, e che orgoglio vederci i ministri italiani in vacanza con la famiglia, tutti lì a scarpettare su marciapiedi lindi e perfetti, tra grattacieli altissimi, tra centri commerciali che trasudano griffe ed opulenza, che così magari gli viene pure qualche bella idea per sistemare le rogne italiche.

Poi ci sono i detrattori, che dicono che era lì mentre cadevano i missili, nemmeno ci fosse andato apposta perché lo sapeva. Lui era all'oscuro di tutto, il politico italiano medio non sa a prescindere, le cose accadono a sua insaputa, e nemmeno viene informato se succede qualche casino notevole attorno a lui. Insomma se gli iraniani se ne fossero stati buoni buoni, noi italiani, nemmeno avremmo saputo dov'era il nostro ministro della difesa. Noi lo avremmo immaginato a Roma, nel suo ministero, a fare quello per cui è pagato. E poi diciamolo, se avesse saputo che agli iraniani rodeva il culo per la ricchezza degli emiri, tanto da bombardarli, mica sarebbe andato lì a fare da bersaglio.

A me fa specie invece che sia rientrato con un volo militare di Stato. Che penso: magari c'era posto per altri. Insomma per quello che ho letto e sentito in rete non ci vedo molti appigli per montare una polemica. Anche se ultimamente ho notato che c'è questa deriva giornalistica da avanspettacolo che distorce qualsiasi notizia per dar aria ai denti, far urlare i direttori dei giornali nei talk e quindi evitare un vero ed utile confronto. Insomma basta parlare di qualsiasi cosa tranne che di quello che si dovrebbe.

Specchietti per le allodole li avrebbero chiamati quelli che amano la sintesi.

venerdì 6 marzo 2026

Certi tipi di persone

Io me li ricordo i giapponesi che circolavano a Roma degli anni '80. Li vedevi in giro con la Nikon al collo, sempre pronti a scattare. 
Si muovevano in gruppi e fotografavano ogni cosa, difficile stabilire il senso delle loro scelte, le persone dicevano: vengono da così lontano, da un paese così diverso dal nostro. E finiva lì, erano giustificati perché sapevamo che quegli scatti dopo essere passati in qualche laboratorio fotografico sarebbero rimasti in qualche album dall'altra parte del mondo.
Oggi siamo tutti giapponesi in viaggio, ammaliati dall'esigenza di certificare ogni attimo della nostra vita, e pure di quella degli altri loro malgrado. Ma per farne cosa?

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.

lunedì 2 febbraio 2026

La cosa più difficile da fare e la cosa giusta di solito sono la stessa cosa

In città l'inchiesta sulla questione soldi alla Palestina è ancora nel vivo delle indagini, con la solita altalena tra pro e contro. Difficile non pensare ad un qualche coinvolgimento dei servizi segreti israeliani. Ma è ancora tutto così in divenire che ogni ipotesi resta aperta e comunque l'amaro in bocca c'è. Anche se spesso la beneficienza produce soldi facili con le conseguenti tentazioni. Nel frattempo un'amica mi regala questa, con l'aria di chi ha appena salvato il mondo. Apprezzo il gesto ma la mia parte razionale riesce solo a vederci il profitto del commerciante che ha trovato l'ennesimo espediente. Sono cinico e pure disilluso. 
Ed ecco che si apre la questione: 
attivismo simbolico o azione concreta? o peggio slacktivism (attivismo da poltrona).

Pensate, posso esibire la lattina in questo post, e mettere perfino una bandiera palestinese alla finestra, con accanto altri simboli utili a certificare il mio attivismo da poltrona, oggetti che ovviamente mi hanno regalato o magari mi sono procurato on line. Posso mettere la bandiera della pace, ha colori vistosi, li noteranno tutti nel vicinato, poi lo striscione giallo che chiede la verità per Regeni, e un No Funivia, scritto con la bomboletta rossa su un vecchio lenzuolo, e la bandiera Ucraina, poi ci metto pure un tricolore, e volendo la coccarda con i colori di una squadra di calcio locale, magari quella che ha più tinte a disposizione. A questo punto la mia gratificazione è al completo. Quindi questo post mi fornisce una scarica di dopamina che levati, e un senso di appartenenza morale a qualcosa, senza richiedermi alcun sacrificio reale.
Poco importa se la situazione sul campo rimane tragica, o peggiora.
Tutto quello che era in mio potere fare l'ho fatto, e adesso lascio tutto lì a sventolare. Cenci al vento di tramontana che trasformeranno il mio balcone nel carretto dello straccivendolo, possono restare a sbiadirsi per anni, ma quanta solidarietà.
Sono dalla parte giusta della storia.

giovedì 8 gennaio 2026

Non compri con il denaro...

...ma con il tempo della tua vita che hai sprecato per guadagnarlo.

Ecco, il concetto di tempo sprecato per alcuni sono le ore passate al lavoro; per altri invece si chiama ozio; tutto quello che non è produttivo, poco importa se è produttivo per altri.

Ho risolto che il concetto di spreco di tempo è totalmente soggettivo, e si valuta a cose fatte. Quindi quando non c'è possibilità di rimedio. E spesso sono gli opportunisti a lamentarne lo spreco.

Mi concentro però su quelli che il tempo non lo sprecano e la vera questione, assai dibattuta oggi grazie ai social, è l'idea di sacrificio sul lavoro, lo stakanovismo, l'abnegazione, tutti concetti comodi alle industrie o alle multinazionali, a chi sfrutta le persone e per farlo deve inoculare questa rappresentazione mentale nei lavoratori, non è manipolazione questa?

Fare credere alle persone di essere sul posto di lavoro per una forma di benevolenza del proprietario della fabbrica, i benefit o premi di produzione come 'regalini' per chi dimostra fedeltà agli obiettivi di crescita. Insomma per chi si identifica meglio con le vacche da mungere.

Non pare accettabile il contrario, come se soltanto con il duro lavoro e con il sacrificio si potessero meritare riposo-stipendio-ferie (pensione e morte) ed altre varie cose individuabili alla voce: beni di lusso. Questo è uno stereotipo molto molto comodo che comporta ricusare le persone che non si omologano a questa procedura. Se poi si parla di fare il lavoro che piace realizzando i propri sogni, o peggio guadagnare molto lavorando poco, allora apriti cielo.

Qualche esempio? La Ferragni ed i suoi compagni di merende, sono immediatamente delegittimati dalla loro fama perché hanno fatto i soldi facili?

E guadagnare mostrando il culo su onlyfans è meno nobile di chi invece se lo spacca lavorando 8 ore al giorno in fabbrica?

A quanto pare i veri soldi, graditi alla società, si possono guadagnare solo spaccandosi la schiena, rinunciando a vivere la propria vita e udite udite, chi guadagna di più di quanto stabilito DEVE fare beneficenza, devolvere parte delle sue ricchezze per una buona causa, e questo lo monderebbe dal peccato di essere ricco. Spesso sono i morti di fame a chiederlo.

Poi arriva la questione Mamma di Elisa Esposito. Lei preferisce che la figlia mostri le tette sul web piuttosto che vederla lavorare 8 ore al giorno. Ha scatenato il finimondo.

Sinceramente non me la sento di dissentire, perché parla in corsivo, e quindi si definisce scrittrice. anche questa è una forzatura se vogliamo, ma il punto a mio avviso non è tanto quello che fanno questi influencer ma la visibilità che il resto del web concede loro.

Insomma ve la faccio facile: la colpa è della meretrice o del suo cliente? se c'è offerta è perché la domanda non diminuisce. Chi è più peccatore?

Quindi ci siamo capiti? Stare a rincorrere il colpevole e salire in cattedra per giudicare e condannare è perfino peggio del reato, sempre che di reato si possa parlare.

Gli influencer non sarebbero nulla se non avessero i follower e persone pronte a fare e comprare tutto quello che viene consigliato. Pandori compresi. Perchè questo accade resta ancora un mistero, spiegabile forse valutando che la maggior parte delle persone non pensa, anche se pensa di pensare, e quando parla dice di suo un 10 %, il resto è solo condizionamento subito.

Omologazione.