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lunedì 24 agosto 2026

Da noi la tragedia vira costantemente in farsa

Credo che molto presto tutta la faccenda del furto delle tavole di Antonello da Messina verrà insabbiata, dai media ovviamente, i detective invece proseguiranno a brancolare nel buio assieme a quelli che stanno ancora cercando i gioielli rubati al Louvre. Dalle notizie strombazzate in rete trovo ci siano tutti gli elementi per pensare ad un furto su commissione, anche se gli autori hanno lasciato metà del bottino nel vicolo, e forse proprio grazie a questo, qualcuno, pare un passante, ha potuto dare l'allarme alla polizia. Sì perché, sempre stando alle cronache, i quattro custodi erano distratti da altro, e dopo aver spento l'allarme hanno proseguito a farsi i cazzi loro.

Questa cosa non mi è difficile da credere, perché siamo in Sicilia, perché era ferragosto e perché da quando è scattato l'allarme a quando si sono 'accorti' del furto, sono passati oltre 20 minuti, nemmeno una sit comedy potrebbe fare meglio. Così ho scomodato solo due stereotipi per classificare quello che non riesco a spiegarmi diversamente. Il fatto poi che sempre gli stessi custodi siano finiti altrove, in ferie, o sospesi dal servizio in attesa di chiarimenti, non fa che certificarmi nel mio frettoloso giudizio.

Spoiler: il 29 agosto del 1971, stesso museo, stesse opere. All'epoca il bottino fu recuperato a Zurigo otto mesi dopo. Ma a quanto pare i musei siciliani sono spesso preda delle attenzioni dei ladri. Troppo spesso direi.


Una morale della favola però la voglio scrivere; una nazione così incapace da non essere in grado di tutelare e preservare le opere d'arte del suo passato, non le merita più. Merita che lo facciano altri, oppure che le stesse spariscano per sempre, testimoniando ai posteri quanto sia stata crudele la storia e stupidi i proprietari. Anche questo fa parte del gioco, è un segno dei tempi.

mercoledì 22 luglio 2026

La bellezza non è che una promessa di felicità

Dice così Stendhal nel 1822 in Dell'amore. Ma per capire in modo semplice il concetto, mi serve un esempio, uno di quelli significativi.

Questa foto è stata scattata il 22 luglio del 1945, in Piazza della Signoria a Firenze, a pochi passi dall'ingresso del Museo degli Uffizi. Sul camion ci sono le casse con i quadri trafugati dall’esercito tedesco; portati a nord di Bolzano, nel castello di Neumelans, erano pronti a valicare il confine per raggiungere il “Führermuseum” di Linz voluto da Adolf Hitler. 
Ma l'allora direttore degli Uffizi, Filippo Rossi, assieme al tenente americano Frederick Hartt, intercettano i nascondigli tedeschi, raggiungono i camion e riescono a farli tornare a Firenze. La colonna di sei camion è accolta da oltre 2000 fiorentini.

Firenze, e l'Italia, è pronta a rinascere, riabbracciando la sua arte liberata. Oltre 500 opere vengono recuperate. Una per tutte? 

La Madonna del Magnificat di Botticelli, del 1483.

domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

martedì 12 maggio 2026

110 a 0 - L'autopsia dell'arte italiana


Se eravate fermi alla favola: Italia culla dell'arte, ecco, adesso potete svegliarvi. La Biennale di Venezia edizione 2026 ci comunica un dato importante e difficile da ignorare:
110 artisti invitati = Zero artisti italiani.
A seguire le polemiche sui padiglioni di Russia ed Israele e dimissioni varieAnche se tutta questa querelle sembra montata per attirare pubblico, esattamente come i teatrini prefestival a Sanremo.

Per spiegare tutto questo le parole magiche sono le stesse utilizzate in molti ambiti italici che si trovano ingessati grazie ad una costellazione di elementi che, da almeno vent’anni, orientano gran parte del discorso sull’arte contemporanea italiana. In alcuni articoli si fanno pure nomi e cognomi.
A questo punto vado di sintesi:
lobby - clientelismo - raccomandazioni.

Vi ritrovate in queste parole?

Qui siamo nuovamente davanti al solito problema, un sistema dove i nomi vengono tramandati più che scoperti, e il caso di Beatrice Venezi che critica la casta del Teatro La Fenice, si aggiunge a questo discorso.
Le menti migliori spesso abbandonano, si chiama fuga dei cervelli. Artisti, curatori, ricercatori, dopo cinque, dieci, quindici anni semplicemente spariscono. Non perché manchi talento. Perché manca ossigeno.

Ma per Koyo Kouoh (r.i.p.) uscirne fuori è stato semplice: ignorare tutti. Così magicamente ci troviamo davanti ad una selezione per merito. Quindi 110 a 0 - palla al centro. La riflessione emerge in questi giorni, dopo l'inaugurazione del 9 maggio.
Servirà a cambiare qualcosa? Secondo me no.

giovedì 30 aprile 2026

Noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare

A quanto pare è di Banksy la statua apparsa a Londra. Mentre re Carlo III è in Usa a prendere per il culo Trump, l'artista più spregiudicato del pianeta si diverte a canzonare i politici, l'amor patrio e chissà quali altri significati troveranno prima che il monumento venga rimosso. Questo memento mori sta facendo il giro del web. E mi chiedo: servirà?
Per chiudere vi metto tre batture del Carlo a Trump:

1) Se non ci fossimo stati noi in Usa si parlerebbe francese.

2) Anche noi abbiano ristrutturato la Casa Bianca nel 1812.

3) Inghilterra e Usa hanno un sacco di cose in comune, tranne la lingua. (citando O. Wilde)

domenica 29 marzo 2026

E facciamole 'ste nozze coi fichi secchi

Ed eccoli qui i fanciulli Giustiniani, sono genovesi ma vivono a Londra, per motivi che qui sarebbe inutile spiegare. A dipingerli in tutta la loro magnificenza fu Anton Van Dyck, pittore a domicilio di re e regine ed eccellente ritrattista dei genovesi illustri. I suoi clienti posavano esattamente come vivevano, nell'opulenza di palazzi costruiti e mantenuti con il frutto del loro lavoro di abili mercanti e spregiudicati banchieri. Abiti lussuosi, sete e gioielli, completavano la dotazione. I nobili genovesi del '600 sgomitavano per farsi ritrarre, ed un suo quadro costava quanto 3 o 4 anni di stipendio di un uomo comune, tra i 50mila ed i 100mila euro di oggi. Era ostentazione? NO. Era marketing emozionale. Era il breve secolo d'oro dei genovesi, loro non lo sapevano ancora ma trent'anni dopo, nel 1656, la grande peste sarebbe passata a decimare il 75% della popolazione cittadina, nobili compresi. Fine delle velleità di onnipotenza. Una botta da cui la Repubblica non si risollevò mai più, iniziando da quella data una lenta ma inesorabile agonia che l'avrebbe condotta all'eutanasia napoleonica del 1794.

Tutto questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra inaugurata Giovedì 19 marzo a Palazzo Ducale intitolata: Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio che nasce ad Anversa e a Genova diventa famoso. E non voglio spoilerarvi nulla sulle tele esposte, perché il carnet è ricco e goloso.

Ma adesso la buona novella. Se anche voi, come i facoltosi genovesi del XVII secolo, volete essere ritratti, ma non avete a disposizione un genio della pittura come Van Dyck, e nemmeno le cifre astronomiche per pagarlo, non preoccupatevi. Se dopo aver visitato la mostra vi rimane quel desiderio di emulazione ed avete abbastanza posto in salotto o sopra il divano, ecco la soluzione. Con un paio di centinaio di dollari nel salvadanaio e qualche selfie ben fatto, potete aggiudicarvi un ritratto di famiglia in stile rinascimento, degno delle più vivaci velleità dinastiche genovesi.
Come?
Visitando il sito dei ritratti d'autore (o quasi) avrete in casa uno dei quadri che vi garantiranno una fama eterna e magari le invidie del portinaio. Non è certo che fra 400 anni varranno come un Van Dyck, ma che vi frega, per quella data sarete già morti.

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.

lunedì 26 gennaio 2026

L'oro degli stolti


Questa è la Galleria Dorata e si trova nel palazzo di Tobia Pallavicino in Via Garibaldi a Genova. Fu commissionata nel 1744 dai nuovi proprietari del palazzo, Giacomo Filippo Carrega e suo figlio Giambattista, con l'intento di stupire i loro ospiti e mostrare come da semplici commercianti di seta erano diventati immensamente ricchi con la speculazione finanziaria.

Tutto bene sino alla fine dell'ottocento, quando il palazzo fu frazionato ed affittato ad uffici e ditte commerciali. A quel punto tanto sfarzo non era più necessario e così i discendenti di Giambattista pensarono bene di vendere all'architetto statunitense Stanford White, tutto quello che si poteva spostare. In questo modo prese il volo per gli USA... uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese... così fu definito dalle guide turistiche.

Quindi se oggi volete ammirare qualcosa di veramente originale, potete andare a Metropolitan Museum of Art di New York, oppure al Toledo Museum of Art in Ohio. Quanto alle sedie, furono viste l'ultima volta nel 2009 all'asta da Christie's, mentre i divani sono stati venduti da Sotheby’s a Londra nel 2011.

Ma adesso arriva la buona notizia.

Negli anni Trenta del Novecento, in pieno recupero dell'orgoglio italiano e di costruzione di un'identità nazionale grandiosa, la Camera di Commercio di Genova, nuova proprietaria del palazzo, commissiona una fedele ricostruzione di tutto l'arredo (porte, console, sedie e divani) basandosi sulle fotografie d'epoca.

Com'era dov'era.

Così oggi grazie a quella felice e forse anacronistica intuizione e ad abili ebanisti e doratori, possiamo ammirare una copia fedelissima di uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese.

mercoledì 21 gennaio 2026

Les Fêtes Galantes du Château de Versailles

Era il 21 gennaio 1793, quando i rivoluzionari francesi ghigliottinarono Luigi XVI di Borbone, mettendo fine alla casa regnante francese, erano le 10e22 del mattino. 
Di lì a poco (in termini di anni) anche altre monarchie cominciarono a vedersela brutta con il popolo incazzato, ma dovremo aspettare almeno un altro centinaio di anni prima che inizi la vera caccia al monarca. A farla sono spesso gli anarchici italiani quando incontrano un sovrano, uno qualsiasi. Per restare in terra francese, Napoleone III subì ben tre attentati, ma tutti fallirono, perché i Bonaparte erano incredibilmente fortunati. 
Comunque quello che volevo dire è che nonostante tutto, la voglia di nobiltà rimane annidata negli angoli, come lo zucchero a velo del pandoro; che non è proprio noblesse è più voglia di qualcosa di nuovo.
Passatemi la spocchia, ma vedere dei semplici cittadini abbigliarsi come dei nobili e sculettare nelle sale dorate in cui un tempo si decideva la sorte di intere nazioni e qualche nobilissimo babbeo era pure in grado di perdere una fortuna accumulata in tre generazioni, giocandosela a Le Pharaon, ebbene mi porta un brivido lungo la schiena.
Ma d'altra parte prima o poi doveva succedere, tutte quelle sale e salette, ingombre di bei mobili, e altre cose costose, lì a prendere polvere, inutilizzate per buona parte della giornata, insomma il turismo di massa va bene, il popolo bue che circola in braghette e ciabatte da spiaggia là dove potevano entrare solo teste coronate, cortigiane, dogi ed ambasciatori, là sul sacro parquet dove scarpettava il re di Francia, bisognava inventarsi qualcosa di sacrilego (?) non bastava la presa del palazzo d'inverno (?)

Così ecco qualcosa che rimarca come la caduta degli imperi sia un po' come le montagne russe, sin ora giravamo sulla parte poco in pendenza, ma ora si che arriva la vera discesa.
Là dove i nobili certificavano la loro cultura, la classe e l'eleganza di intere dinastie, oggi può transitare qualsiasi imbecille che abbia in tasca un centinaio di euro da spendere e voglia nella sua svagataggine sentirsi potente, ricco e importante come coloro che furono. Che possa produrre selfie e intasare interi server di stories, pavoneggiandosi come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Che se sapessero oggi, i prodi di allora, come le loro dimore, eleganti e delicate, e la loro cultura artistica che fu maieutica per opere senza tempo, sia oggi foraggio ad uso della minutaglia, ebbene si rivolterebbero nella tomba. Ma ciò non accade perché le teste a tempo debito volarono nella Senna, ed anche con le loro girandole non cambierebbero l'ordine delle cose. Quindi lasciamole così e godiamoci questo giro di giostra... augurando che almeno la vista di tanta beltade possa farci crescere in virtù e conoscenza.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute et canoscenza".


giovedì 23 ottobre 2025

Viviamo - l'opposto - con audacia

 

Ci vollero sei anni all'architetto Michele Canzio per trasformare gli otto ettari di boscaglia in un giardino delle meraviglie con cui il marchese Ignazio stupiva i suoi ospiti e convinceva i suoi investitori di allora.

In primo piano vediamo il laghetto cinese, tutto finto fintissimo, ma di grande impatto scenografico. 

In lontananza invece vediamo le infrastrutture del porto container che è sempre in continuo sviluppo e non ha bisogno di convincere alcun investitore con ingannevoli stratagemmi.

Tra incudine e martello vivono i genovesi di oggi.

lunedì 11 agosto 2025

Non è tutto oro quello che cade dagli alberi

 A quanto pare la nuova frontiera dell'arredo urbano è segnata. Quando leggo queste notizie un piccolo barlume di speranza nasce, anche se poi per diretta conseguenza vorrei espatriare immediatamente. Quindi inizio subito a fare paragoni con il mio quotidiano e mi dolgo di essere in Liguria e penso perfino di stare vivendo in una nazione che non mi appartiene ed a cui non appartengo, o magari vivo in un'epoca che non corrisponde alle mie aspettative e quindi mi sento avulso da ogni contesto a prescindere. O peggio mi trovo per mio dispetto su un pianeta ostile. Avete mai questa sensazione?

Per farla breve, mentre a Parigi viene inaugurata la foresta urbana, prima di una serie di interventi a misura di cittadino, che prevedono la trasformazione delle piazze in boschi urbani, zone capaci di contrastare il riscaldamento della città dovuto ai cambiamenti climatici, regalando ai cittadini zone fresche e gradevoli in cui poter passeggiare.



Noi qui in città inauguriamo il deserto urbano, uno dei tanti costosissimi interventi di trasformazione di una piazza in una piastra di asfalto e cemento in cui friggere d'estate e seccare d'inverno. Zone ostili, fastidiose perfino da attraversare, con un design cimiteriale che ha immediatamente sollevato polemiche.

Ed è proprio qui che si avverte la distanza 'mentale' da fuga dei cervelli, da spreco del denaro pubblico, da elefante che partorisce un topo. Ci meritiamo tutto questo?

martedì 29 luglio 2025

L'opera d'arte senza la schizofrenia dell'autore non sarebbe mai nata

Esattamente 135 anni fa, a 37 anni, Van Gogh dipingeva: Campo di grano con corvi.

Poi per vari e personalissimi motivi si sparava un colpo di pistola nello stomaco, che gli avrebbe procurato un'agonia di due giorni. Giusto il tempo per saldare il conto alla locandiera, salutare il fratello e raccontargli quanto era stata tormentata la sua vita. E far diventare questo il suo ultimo quadro dipinto, aumentandone spropositatamente il valore di mercato.

Vincent non lo sapeva, ma era un arrischiante, come lui anche Caravaggio, Michelangelo, Munch, Kahlo, Bacon, Claudel e molti altri artisti più o meno famosi. Gli arrischianti, secondo la definizione dello psicopatologo Jaspers, sono persone che mettono a repentaglio la propria salute mentale per sondare il confine. Un confine da cui le persone 'normali' si tengono debitamente alla larga. Quanto ci sia di volontario in questo sondare non è dato saperlo.

Resta il fascino per la creazione di opere che mutano la materia in qualcosa capace di trasmettere emozioni. Forse pure uno scrittore rientra nella categoria degli arrischianti, alcuni poeti di sicuro. Quanto ai blogger non saprei.

mercoledì 25 giugno 2025

Le persone rovinano le cose belle

E' risaputo, ai genovesi i concittadini celebri stanno sul cazzo, li invidiano. Per esempio a Paganini, uno dei più famosi violinisti del suo tempo, è stata demolita la casa. Quasi lo stesso con Colombo. Poi c'è la questione della reggia del principe Andrea Doria. Qui non si poteva demolire nulla, anche se gli Alleati ci hanno provato in più occasioni. Quindi la soluzione adottata è l'incuria e la decontestualizzazione.
All'interno del porticato un tempo si intrattenevano gli ospiti importanti, che arrivavano via mare. Luogo di eleganti delizie che anticipava i giardini della reggia, ricchi di fontane e statue.
Oggi spazzatura, posteggi, impalcature ed inferriate arrugginite proteggono l'officina meccanica che ha occupato l'imbarcadero.
In questo dipinto di James Holland della metà dell'ottocento, si vede ammiccare il loggiato marmoreo della reggia, in riva al mare. In meno di cento anni sarà trasformato in un ingombro sotto strada contro cui ammassare ogni tipo di immondizia. Dubito sarà possibile tornare indietro.

venerdì 30 maggio 2025

La verità è un desiderio oscuro

Anche così, con il Reverse Zoo, la faccenda ha del ridicolo, eppure spopola; quindi mi chiedo: ma quella gente non poteva starsene a casa, senza rompere il cazzo a nessuno? Che poi i leoni nemmeno possono mangiarseli a fine visita.

Tuttavia pare che agli esseri umani piaccia cacciarsi in situazioni patetiche. Recentemente alla fiera dell'antiquariato di Maastricht, é riapparso un dipinto di Klimt, intitolato: ritratto di un principe africano. Chi se l'è tenuto in soffitta per 80 anni, ora lo vende al prezzo di 15 milioni di euro.

La storia dietro questo quadro la trovo raccapricciante. Si tratta del ritratto di un principe, William Nii Nortey Dowuona, appartenente ad una tribù dell'odierno Ghana. Il dipinto venne realizzato nel 1897 quando a Vienna si tenne una mostra etnografica che si svolse in un giardino zoologico. 

In questi spazi venivano ospitate alcune popolazioni provenienti dalle colonie, ricreando i loro ambienti di vita. Della tribù Osu, alla quale apparteneva il principe, erano presenti 120 membri che potevano essere osservati dal pubblico in un villaggio tipico ricostruito artificialmente. Trovate poco etico tutto questo? eppure accadeva nella civilissima Europa delle monarchie. E voi accettereste di essere esposti allo zoo per mostrare come vive un italiano del XXI secolo?

giovedì 17 aprile 2025

I fiori finti non crescono, anche se gli dai acqua tutti i giorni


Questo spot con Zingaretti come testimonial lo trovo accattivante, tuttavia ha il sapore di uno spot della Fata Confetto che vive nel Paese della Frutta Candita; insomma non mi convince. Troppo rassicurante, c'è troppo Tavor in certe iperboli grammaticali, che suonano quasi ipocrite, sfacciatamente stereotipate. In questo mondo perfetto gli italiani sono ancora e sempre un popolo di poeti, santi e navigatori.

Ma qualcosa mi dice che non è così. Vogliamo aprire gli occhietti belli?

Cominciamo da Napoli...


Poi proseguiamo con Roma ...


E concludo con Milano...


Insomma in tutta Italia la storia è sempre la stessa, ad una buona parte degli italiani del loro 'glorioso' passato non frega un cazzo, e... ciliegina sulla torta, "la metà dei beni italiani è esposta a frane e alluvioni"Bisognerà dirlo al commissario prima o poi.

martedì 1 aprile 2025

Mamma, Tògnu u me tucche; tucchime, Tògnu, tucchime!

Siamo nel 1595 e in una camera da letto, un uomo e una giovane donna fanno il gioco dei ruoli. Lei si presenta di schiena, atteggiandosi a Venere Callipigia, che significa “dalle belle natiche”. Lui, con l’elmo in testa si atteggia a Marte, approcciandosi alle sue grazie con la tattica della mano morta, che molti secoli dopo verrà utilizzata anche in metropolitana.

Il quadro è stato dipinto da Lavinia Fontana, una delle pittrici più celebri dell'Europa rinascimentale. Prima di lei, decine di artisti si erano cimentati nell’immaginare come dar forma esplicita a questo particolare ‘lato B’ della dea, da Giorgione a Tiziano, da Paolo Veronese ad Annibale Carracci, ma nessuno aveva mai osato una trasgressione così sorprendente. Da qui l'abitudine di toccare le cose belle, siano esse quadri, statue o persone, ma con le statue risulta particolarmente facile.


(*) quanto al titolo del post (click)

mercoledì 26 marzo 2025

La velocità della luce non si può calcolare col nostro tempo


Erano le 11e30 del 26 marzo 1930 quando Guglielmo Marconi, dal suo yacht-casa-laboratorio ormeggiato nel porto di Genova, accende le luci del Municipio di Sidney dove sono le 20e30. Tutto comodamente in smart working. Da quel giorno sono passati 95 anni, ma è una ricorrenza forse inutile da celebrare. Sarà che Marconi ne ha combinate molte altre e questa è passata in sordina.

Detto ciò mi piacerebbe che qualcuno da Sidney provasse ad accendere le luci a Genova. E forse dovremo attendere 95 anni per rivedere accesi gli storici lampadari di Galleria Mazzini. Costruiti a Berlino nel 1870 e rimossi per il restauro della galleria, ad oggi non si sa che fine abbiano fatto. La questione torna periodicamente all'attenzione della stampa, perché è una notizia evergreen, sempre attuale e mai risolta. Devo ancora capire se per incapacità o per volontà, o chissà ... insomma per adesso di rimetterli dove erano non se ne parla. 
Motivo? 
I soldi per restaurarli sono finiti, eppure il conto totale del restauro dell'intera galleria da 5 è salito a 7 milioni. Troveranno gli altri soldi nel barile del PNRR? Non lo so.
Se li venderanno e tutto finirà a tarallucci e vino?
Per ora la scusa è che il soffitto in ferro della galleria non li regge in peso! 
E mi dico: ma se c'erano prima, dopo il restauro non avranno consolidato, rinforzato, ripristinato?
Pare di no. Non ci hanno pensato!
Non era previsto, non se ne sono accorti? Le domande rasentano il limite del ridicolo e mettono in discussione la professionalità di molte persone.
Per me queste cose restano inconoscibili e travalicano il mio raziocinio. 
Resta che il 'salotto buono' della città votata al turismo (di massa), non espone il suo meglio, lo tiene in soffitta, magari smontato in qualche cassa in attesa di tempi migliori, in attesa di soldi, di teste migliori, di volontà, di uno sponsor, di una promessa elettorale.
E in attesa di qualcosa o qualcuno, vi lascio una foto di com'era sperando che diventi come sarà. Magari con l'utilizzo di una lampada centenaria al posto di quelle led.


E poi, finalmente arriva il primo lampadario. Non vi nascondo una certa emozione...


martedì 4 febbraio 2025

Le tre sorelle

La Bellezza nacque nel 1563 e si capì subito che sarebbe stata la preferita. La maggiore delle tre sorelle, sin dai primi anni colpì per il suo splendore, vanto ed orgoglio, fu immortalata da molti pittori ed artisti che vollero ritrarla assieme alla sua famiglia.

La Semplicità nacque nel 1565, senza le civetterie della sorella maggiore, fu apprezzata per spontaneità e naturalezza. Una dote che mantenne nel tempo.

La Fortezza nasce nel 1567, ultimogenita ma non per questo meno amata, fu soprannominata così per il suo aspetto robusto, una tempra anche spirituale e morale. Divenne presto un punto di riferimento per coloro che la frequentarono; uno tra i tanti, Giacomo Casanova.

mercoledì 29 gennaio 2025

Il passato messo a reddito fa una certa tristezza

Ed eccola qui una delle 55 fontane che ha inaugurato Gualtieri. Che a Roma tra aprire porte e inaugurare restauri c'è solo l'imbarazzo della scelta. Cominciata nel 1732, fu infine affidata nel 1759 a Pietro Bracci aiutato da suo figlio Virginio. I due completarono l'opera, che venne inaugurata nel 1762. I lavori furono finanziati per 17.647 scudi. Questi fondi furono in parte raccolti grazie alla reintroduzione del gioco del lotto a Roma.

domenica 17 novembre 2024

Merda o miele?

Le api raccolgono il nettare, lo metabolizzano, e lo trasformano in una sostanza Superiore, il miele.
La mosca invece si ciba di cacca, la metabolizza, e produce altra cacca.
Questo vale (nell'uomo) per ogni suo centro: intellettuale, emotivo, sessuale, fisico/istintivo. Se siamo più simili alle api o alle mosche dipende dalla nostra Essenza, dal nostro livello di informazioni e di lavoro sull'Essere.

Leandro Lucas Gualtieri


Questa cosa dovevano già averla capita i Barberini, quando nel XVI secolo scelsero di mettere tre laboriose api d'oro sul loro stemma al posto degli originari tafani. Ma la sto prendendo troppo alla lontana, quindi...

Tornando alla frase di Gualtieri, condividere solo "cacca", insignificanze, cose a caso, fake news, prodotti di scarto del nostro metabolismo psichico irrisolto, ci fa diventare mosche. Ed è una condizione difficile da abbandonare. Serve essere senzienti.

Saremmo invece api se utilizzassimo le nostre intuizioni, virtù, visioni e comprensioni per instaurare dialoghi costruttivi, per crescere spiritualmente ed in consapevolezza. Producendo miele.

Ma l'umanità si può suddividere così, api e mosche?
Troppo facile, persino Hesse nella sua Metamorfosi di Piktor, descrive la possibilità che l'essere umano possa avere infinite forme, e dice di Piktor: “Diventò cervo, pesce, uomo e biscia, nuvola e uccello. In ogni sua forma però costituiva una coppia, sole e luna, uomo e donna, scorreva come un fiume binario attraverso le lande, era una stella doppia nel cielo”. 

Quindi non solo ape e mosca, angelo o diavolo, santo o peccatore, killer o giudice, ladro o poliziotto, ci sono più sfumature. Poi arriva Jung, che colloca nell'inconscio la figura dell'ombra, antagonista della nostra dimensione egoica, che si contrappone quindi all'ape. In ogni persona quindi c'è l'ape e la mosca, in proporzioni diverse, la santa e la puttana, il bene e il male, ed esse si alternano e prevalgono in base alle nostre scelte. Un magma in perenne evoluzione.

Resto sempre perplesso dalle semplificazioni assunte come regola e non come... sintesi di un pensiero più ampio e una visione meno stretta. Snellire un concetto più complesso per renderlo comprensibile nell'immediato lo trovo lecito, ma poi fermarsi al giudizio affrettato è rischioso. E poi c'è lei, che possedeva questa straordinaria capacità di sintesi, pur senza nulla togliere alla complessità dell'espressione.