domenica 31 maggio 2026

La storia non è altro che un diario di guerra


Ci sono voluti sette anni per costruirlo, ma il 31 maggio del 1931 era pronto ed il regime inaugurava in grande pompa un blocco di marmo d'Istria alto 27 metri, noto come Arco della Vittoria.

Oggi lo sappiamo, quel monumento rappresenta il massacro di 13 mila soldati liguri; ed è anche andata bene perché solo il 44% degli arruolabili finì al fronte, contro il 74% di altre regioni. Ma la questione fu che mandarono in trincea contadini e operai impreparati alla guerra, ma decisi loro malgrado a difendere un orgoglio nazionale che era prerogativa di altri.

Siccome siamo in epoca di risultati, ecco qualche considerazione strappata alla chat GPT:

  • La I guerra mondiale costò all'Italia 148 miliardi di lire dell'epoca (il doppio di quanto lo Stato avesse speso in tutta la sua storia dal 1861 al 1914).

  • Provocò un'inflazione galoppante che distrusse i risparmi della classe media.

  • Causò una brutalizzazione della società che portò direttamente alla nascita del Fascismo.

A questo aggiungo un bilancio di 650 mila soldati italiani morti. A questo numero bisogna poi aggiungere i decessi causati dalla pandemia Spagnola, altri 600 mila civili, a cui si aggiungono i 600 mila decessi per conseguenza diretta dei bombardamenti sulle città.

In estrema sintesi, durante la guerra morì il 3,5% della popolazione italiana.

A questo punto mi chiedo: ha senso avere una piazza con uno scatolone di pietra che ricorda una delle pagine più tristi della storia patria? Ha senso circondarsi perennemente di simboli e memorie di tragedie se poi puntualmente queste disgrazie vengono riprodotte e ripercorse a cadenza quasi regolare, e in tutto questo troviamo pure giustificazioni nobili, orgogli indotti, sacrifici accettabili, bramosie territoriali ed economiche ineluttabili, e pure benefici, ma solo per pochi ed a spese di molti, spesso di altri.

Mi è difficile scorgere l'orgoglio nazionale in tutto questo, ravvedo una scellerata politica di autodistruzione, una vergogna, per uno Stato che mandò al massacro un'intera generazione, che in tre anni bruciò 50 anni di risorse economiche utili per creare benessere, si ritrovò gli istituti pieni di invalidi, disadattati e orfani, e causò un disagio sociale impressionante.


Poi nel giugno del 1942 qualcuno ci trebbiò pure il grano

E se in tutto questo ci fossero ancora dei dubbi su qualcosa che ci piace pensare superata dall'attuale società civile, ecco che leggendo della leva coatta in Ucraina me lo sono tolto, nessuna capacità di crescita in consapevolezza dei governi del XXI secolo.

Nessun commento:

Posta un commento

Il vostro parere...