giovedì 8 gennaio 2026

Non compri con il denaro...

...ma con il tempo della tua vita che hai sprecato per guadagnarlo.

Ecco, il concetto di tempo sprecato per alcuni sono le ore passate al lavoro; per altri invece si chiama ozio; tutto quello che non è produttivo, poco importa se è produttivo per altri.

Ho risolto che il concetto di spreco di tempo è totalmente soggettivo, e si valuta a cose fatte. Quindi quando non c'è possibilità di rimedio. E spesso sono gli opportunisti a lamentarne lo spreco.

Mi concentro però su quelli che il tempo non lo sprecano e la vera questione, assai dibattuta oggi grazie ai social, è l'idea di sacrificio sul lavoro, lo stakanovismo, l'abnegazione, tutti concetti comodi alle industrie o alle multinazionali, a chi sfrutta le persone e per farlo deve inoculare questa rappresentazione mentale nei lavoratori, non è manipolazione questa?

Fare credere alle persone di essere sul posto di lavoro per una forma di benevolenza del proprietario della fabbrica, i benefit o premi di produzione come 'regalini' per chi dimostra fedeltà agli obiettivi di crescita. Insomma per chi si identifica meglio con le vacche da mungere.

Non pare accettabile il contrario, come se soltanto con il duro lavoro e con il sacrificio si potessero meritare riposo-stipendio-ferie (pensione e morte) ed altre varie cose individuabili alla voce: beni di lusso. Questo è uno stereotipo molto molto comodo che comporta ricusare le persone che non si omologano a questa procedura. Se poi si parla di fare il lavoro che piace realizzando i propri sogni, o peggio guadagnare molto lavorando poco, allora apriti cielo.

Qualche esempio? La Ferragni ed i suoi compagni di merende, sono immediatamente delegittimati dalla loro fama perché hanno fatto i soldi facili?

E guadagnare mostrando il culo su onlyfans è meno nobile di chi invece se lo spacca lavorando 8 ore al giorno in fabbrica?

A quanto pare i veri soldi, graditi alla società, si possono guadagnare solo spaccandosi la schiena, rinunciando a vivere la propria vita e udite udite, chi guadagna di più di quanto stabilito DEVE fare beneficenza, devolvere parte delle sue ricchezze per una buona causa, e questo lo monderebbe dal peccato di essere ricco. Spesso sono i morti di fame a chiederlo.

Poi arriva la questione Mamma di Elisa Esposito. Lei preferisce che la figlia mostri le tette sul web piuttosto che vederla lavorare 8 ore al giorno. Ha scatenato il finimondo.

Sinceramente non me la sento di dissentire, perché parla in corsivo, e quindi si definisce scrittrice. anche questa è una forzatura se vogliamo, ma il punto a mio avviso non è tanto quello che fanno questi influencer ma la visibilità che il resto del web concede loro.

Insomma ve la faccio facile: la colpa è della meretrice o del suo cliente? se c'è offerta è perché la domanda non diminuisce. Chi è più peccatore?

Quindi ci siamo capiti? Stare a rincorrere il colpevole e salire in cattedra per giudicare e condannare è perfino peggio del reato, sempre che di reato si possa parlare.

Gli influencer non sarebbero nulla se non avessero i follower e persone pronte a fare e comprare tutto quello che viene consigliato. Pandori compresi. Perchè questo accade resta ancora un mistero, spiegabile forse valutando che la maggior parte delle persone non pensa, anche se pensa di pensare, e quando parla dice di suo un 10 %, il resto è solo condizionamento subito.

Omologazione.

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