venerdì 6 febbraio 2026

L'Italia può essere un posto molto frustrante - ma solo se ci vivi

Voi ci entrereste in questo edificio per andare nello scantinato a recuperare 4000 libri?
Se avete risposto allora potete recarvi a Niscemi e sempre che la Protezione Civile, con il sindaco in testa, siano d'accordo a farvi entrare per prendere qualcosa, poi ritornare e così via sino a che tutti i volumi saranno in salvo.

Gli scrittori si mobilitano per salvare la biblioteca, anche se non capisco bene questa mobilitazione come possa concretizzarsi. Ma penso che l'importante sia mobilitarsi. Lo dico sulla falsa riga del post precedente, giusto per chiarire l'aria che tira in questo post.
Insomma è tutto nobilissimo, ma mi suona talmente effimera e ipocrita questa mobilitazione che davvero non riesco a vederne alcun risvolto positivo se non qualche egocentrismo. Personalmente mi mobiliterei per le 1500 persone che stanno vivendo in una palestra in attesa che la loro casa crolli. Oppure mi mobiliterei per coloro che da 14 anni stanno ancora aspettando i rimborsi della frana del 1997.

Ho controllato e da quello che ho scoperto la biblioteca da salvare non è pubblica, ma la collezione di un privato che nel tempo ha raccolto materiale sulla città. Ma improvvisamente la sua proprietà è diventata patrimonio culturale di enorme pregio. Perfino così la faccenda ha tutti gli elementi per diventare l'ennesima commediola all'italiana, ottima per stornare l'attenzione da cose più concrete.
E qualcuno lo ha detto, bisognava pensarci prima.

Perché viene da chiedersi, e non sono solo io a farlo, ma dov'erano tutti questi prodi del patrimonio in pericolo, visto che è dal 2000 che la zona è a rischio frana? Se ne sono accorti solo ora che quelle case erano sul ciglio di una frana, come mai un patrimonio culturale così importante è chiuso nello scantinato di un'abitazione privata e quindi non consultabile?

Lo so sono domande che adesso è meglio non fare. Per la solita questione, adesso preoccupiamoci dell'emergenza al resto penseremo poi, inutile montare una sterile polemica.
Una sceneggiata che aiuta la stampa di regime, distoglie l'attenzione da cose più importanti. Per esempio da come si sono spesi i (pochi) soldi per la messa in sicurezza dei versanti ed altre facezie del genere. E' che sospetto che a Niscemi tutti o quasi, non abbiamo la più pallida idea di cosa fare e quindi parliamo d'altro, cadiamo tutti dalle nuvole e buttiamola sul sentimentale.

Se poi si guarda al passato possiamo cominciare dal 19 marzo 1790, epoca in cui Saverio Landolina descrive la frana e i cedimenti del terreno. Quello del 1790 è considerato l'evento "padre" delle frane moderne. Gli studi effettuati dopo la frana del gennaio 2026 hanno confermato che il fronte del movimento odierno ricalca perfettamente quello descritto da Landolina oltre 230 anni fa. Tuttavia, stoicamente, sia pubblico che privato hanno proseguito a costruire, autorizzare, condonare,  riparare, presidiare, spendere soldi.

E la chiudo così, perché è esattamente quello che penso, una passerella che costerà altri soldi pubblici per sistemare una delle tante emergenze orchestrate proprio per scalzare ogni controllo su come vengono spesi.

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