La stazioncina rossa è stata restaurata, con un effetto fienile americano Barn Red anni '30. Tuttavia apprezzabile. Altre strutture simili sono invece miseramente scomparse, lasciando il posto a baracconi anonimi, dove alluminio e laminati plastici imperversano impunemente.
Quando vedo questi recuperi penso sempre che dietro c'è qualcosa di losco che smuove, perché nelle pubbliche amministrazioni il senso della storia si piega alla parola magica "messa in sicurezza" che annulla ogni altra velleità estetica ed economica.
Ed ecco la risposta a tanta sollecitudine, che recupera con quattro pennellate una sciatteria durata decenni.
Quindi niente funivia al Lagaccio, ma una serie di impianti che permetteranno di collegare la zona mare ai forti collinari. Perché oramai l'impegno era preso, i soldi (70 milioni di euro) stanziati, e mica possiamo buttar via l'occasione di intasare e cementificare il territorio comunale con l'ennesima opera acchiappa turisti, dando poi il contentino ai sudditi con un parchetto urbano in cui coltivare begonie, merda di cane e una valletta dello sport, dove sgambettare alla domenica mattina. Paroline suadenti che fanno tanto "buoni propositi del lunedì", che individuano servizi essenziali per le imprese che li costruiranno, e forse anche per i cittadini che non li hanno richiesti ma se li vedono comunque propinare. Ma come sempre, ci consegnano strutture da far funzionare e manutenere con personale e costi non pervenuti.
A questo punto la mia domanda, forse ingenua è: potrà un impianto di risalita pensato per il traffico residenziale del 1901, quando a Granarolo vivevano 500 residenti in un contesto descritto come un "antico borgo di contadini e luogo di villeggiatura" circondato da orti e vigneti, sopportare un flusso turistico i cui numeri non sono nemmeno conosciuti, ma sicuramente superiori a quelli per cui i vagoncini erano progettati?

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