domenica 29 marzo 2026

E facciamole 'ste nozze coi fichi secchi

Ed eccoli qui i fanciulli Giustiniani, sono genovesi ma vivono a Londra, per motivi che qui sarebbe inutile spiegare. A dipingerli in tutta la loro magnificenza fu Anton Van Dyck, pittore a domicilio di re e regine ed eccellente ritrattista dei genovesi illustri. I suoi clienti posavano esattamente come vivevano, nell'opulenza di palazzi costruiti e mantenuti con il frutto del loro lavoro di abili mercanti e spregiudicati banchieri. Abiti lussuosi, sete e gioielli, completavano la dotazione. I nobili genovesi del '600 sgomitavano per farsi ritrarre, ed un suo quadro costava quanto 3 o 4 anni di stipendio di un uomo comune, tra i 50mila ed i 100mila euro di oggi. Era ostentazione? NO. Era marketing emozionale. Era il breve secolo d'oro dei genovesi, loro non lo sapevano ancora ma trent'anni dopo, nel 1656, la grande peste sarebbe passata a decimare il 75% della popolazione cittadina, nobili compresi. Fine delle velleità di onnipotenza. Una botta da cui la Repubblica non si risollevò mai più, iniziando da quella data una lenta ma inesorabile agonia che l'avrebbe condotta all'eutanasia napoleonica del 1794.

Tutto questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra inaugurata Giovedì 19 marzo a Palazzo Ducale intitolata: Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio che nasce ad Anversa e a Genova diventa famoso. E non voglio spoilerarvi nulla sulle tele esposte, perché il carnet è ricco e goloso.

Ma adesso la buona novella. Se anche voi, come i facoltosi genovesi del XVII secolo, volete essere ritratti, ma non avete a disposizione un genio della pittura come Van Dyck, e nemmeno le cifre astronomiche per pagarlo, non preoccupatevi. Se dopo aver visitato la mostra vi rimane quel desiderio di emulazione ed avete abbastanza posto in salotto o sopra il divano, ecco la soluzione. Con un paio di centinaio di dollari nel salvadanaio e qualche selfie ben fatto, potete aggiudicarvi un ritratto di famiglia in stile rinascimento, degno delle più vivaci velleità dinastiche genovesi.
Come?
Visitando il sito dei ritratti d'autore (o quasi) avrete in casa uno dei quadri che vi garantiranno una fama eterna e magari le invidie del portinaio. Non è certo che fra 400 anni varranno come un Van Dyck, ma che vi frega, per quella data sarete già morti.

sabato 21 marzo 2026

Come ti muovi sbagli

La stazioncina rossa è stata restaurata, con un effetto fienile americano Barn Red anni '30. Tuttavia apprezzabile. Altre strutture simili sono invece miseramente scomparse, lasciando il posto a baracconi anonimi, dove alluminio e laminati plastici imperversano impunemente. 
Quando vedo questi recuperi penso sempre che dietro c'è qualcosa di losco che smuove, perché nelle pubbliche amministrazioni il senso della storia si piega alla parola magica "messa in sicurezza" che annulla ogni altra velleità estetica ed economica. 
La risposta al mio dubitare arriva con la notizia che il capolinea di Granarolo sarà la tappa di un nuovo impianto di risalita che giungerà ai forti collinari. Tanta sollecitudine, che recupera con quattro pennellate una sciatteria durata decenni trova giustificazione. 
Quindi niente funivia al Lagaccio, ma una serie di impianti a staffetta, che permetteranno di collegare la zona mare ai forti collinari. Perché oramai l'impegno era preso, i soldi (70 milioni di euro) stanziati, e mica possiamo buttar via l'occasione di intasare e cementificare il territorio comunale con l'ennesima opera acchiappa turisti, dando poi il contentino ai sudditi con un parchetto urbano in cui coltivare begonie, merda di cane e una valletta dello sport, dove sgambettare alla domenica mattina. Paroline suadenti che fanno tanto "buoni propositi del lunedì", che individuano servizi essenziali per le imprese che li costruiranno, e forse anche per i cittadini che non li hanno richiesti ma se li vedono comunque propinare. Ma come sempre, ci consegnano strutture da far funzionare e manutenere con personale e costi non pervenuti.

A questo punto la mia domanda, forse ingenua è: potrà un impianto di risalita pensato per il traffico residenziale del 1901, quando a Granarolo vivevano 500 residenti in un contesto descritto come un "antico borgo di contadini e luogo di villeggiatura" circondato da orti e vigneti, sopportare un flusso turistico i cui numeri non sono nemmeno conosciuti, ma sicuramente superiori a quelli per cui i vagoncini erano progettati?







martedì 17 marzo 2026

Fai una giravolta, falla un'altra volta e vattene affanculo

Ho fatto un grande errore, e mi scoccia perché su certe faccende oramai dovrei avere una certa esperienza. E' andata così, circa due mesi fa suonano al citofono due tizie, gentili, e mi informano che hanno organizzato un incontro ecumenico e se sono interessato a partecipare mi darebbero l'invito. Siccome ho sentito subito puzza di testimoni di Geova ho detto: No grazie. 

E potevo finirla lì, ma la parte gentile di me ha preso il sopravvento e dalla bocca mi è uscito un: ora non mi interessa, ma lasciate il dépliant in cassetta, se sono interessato vi contatterò.
Mi pareva una bella soluzione, educata, anche perché l'unica cassetta disponibile è quella della vicina.

Ora... devo ricordarmi che mai e poi MAI bisogna dire una cosa del genere ai testimoni di Geova, perché loro percepiscono e reinterpretano come un: grazie mille, lo so, sono un peccatore ma potrei convertirmi, quindi ripassa quando vuoi.

Ed infatti dopo un paio di mesi ne è spuntato un altro, gentile, si è pure presentato con nome e cognome. L'ho spedito subito, oramai sono allenato a riconoscerli, gli ho fatto notare che era domenica mattina, mi stava disturbando. Poi per sicurezza gli ho detto chiaramente che non sono interessato.

Io spero abbia capito, che passi parola ai suoi colleghi/confratelli o quello che sono, insomma basta. A seguire non saprei se sia meglio dir loro che non credo in nulla oppure che credo fervidamente in qualcos'altro. Cosa potrebbe risultare più demotivante?

Davvero non capisco questa necessità (ossessiva) di far proseliti, possibile che abbiano una fede così debole da doverla certificare con i grandi numeri come fanno i cattolici?

martedì 10 marzo 2026

Dubai bombe e guai

Eppure pare sia andata proprio così, il nostro ministro della difesa era lì, negli Emirati, a spendere il suo stipendio da parlamentare (895.588 euro l'anno), e non rappresentava nessuno se non se stesso. A me piace crederlo, perché ha chiesto scusa, perché Dubai è una città da ricchi ricchi, e che orgoglio vederci i ministri italiani in vacanza con la famiglia, tutti lì a scarpettare su marciapiedi lindi e perfetti, tra grattacieli altissimi, tra centri commerciali che trasudano griffe ed opulenza, che così magari gli viene pure qualche bella idea per sistemare le rogne italiche.

Poi ci sono i detrattori, che dicono che era lì mentre cadevano i missili, nemmeno ci fosse andato apposta perché lo sapeva. Lui era all'oscuro di tutto, il politico italiano medio non sa a prescindere, le cose accadono a sua insaputa, e nemmeno viene informato se succede qualche casino notevole attorno a lui. Insomma se gli iraniani se ne fossero stati buoni buoni, noi italiani, nemmeno avremmo saputo dov'era il nostro ministro della difesa. Noi lo avremmo immaginato a Roma, nel suo ministero, a fare quello per cui è pagato. E poi diciamolo, se avesse saputo che agli iraniani rodeva il culo per la ricchezza degli emiri, tanto da bombardarli, mica sarebbe andato lì a fare da bersaglio.

A me fa specie invece che sia rientrato con un volo militare di Stato. Che penso: magari c'era posto per altri. Insomma per quello che ho letto e sentito in rete non ci vedo molti appigli per montare una polemica. Anche se ultimamente ho notato che c'è questa deriva giornalistica da avanspettacolo che distorce qualsiasi notizia per dar aria ai denti, far urlare i direttori dei giornali nei talk e quindi evitare un vero ed utile confronto. Insomma basta parlare di qualsiasi cosa tranne che di quello che si dovrebbe.

Specchietti per le allodole li avrebbero chiamati quelli che amano la sintesi.

venerdì 6 marzo 2026

Certi tipi di persone

Io me li ricordo i giapponesi che circolavano a Roma degli anni '80. Li vedevi in giro con la Nikon al collo, sempre pronti a scattare. 
Si muovevano in gruppi e fotografavano ogni cosa, difficile stabilire il senso delle loro scelte, le persone dicevano: vengono da così lontano, da un paese così diverso dal nostro. E finiva lì, erano giustificati perché sapevamo che quegli scatti dopo essere passati in qualche laboratorio fotografico sarebbero rimasti in qualche album dall'altra parte del mondo.
Oggi siamo tutti giapponesi in viaggio, ammaliati dall'esigenza di certificare ogni attimo della nostra vita, e pure di quella degli altri loro malgrado. Ma per farne cosa?

sabato 28 febbraio 2026

Il fuoco brucia santi e criminali allo stesso modo

Queste due foto sono state scattate a solo cento anni di distanza, la prima è del 1927 e mostra la visita che il governo di allora fece alla città di Pompei. All'epoca gli scavi erano già una leggenda dell'archeologia e un vanto per l'Italia, quindi il regime doveva far passerella. vent'anni dopo quegli stessi luoghi avrebbero subito uno dei più dissennati ed inutili bombardamenti alleati. Ma nel 1927 tutto era ancora perfetto ed incartato come una scatola di cioccolatini. La seconda foto è del 2025 con turisti in circolazione, come in quasi tutti i giorni dell'anno. Eppure è percepibile un abisso culturale e temporale, non tanto per le differenze del contesto, che non ci sono, ma per quello che contiene. Quanto siamo cambiati da allora?

Pompei è una città sospesa, una città fantasma che racconta di un tempo lontano, con uno stile di vita oggi inimmaginabile, e lo fa in modo tragico e vero. Non è solo un sito archeologico, è molto di più. Sarà per questo che la vita, dopo duemila anni di oblio, ci scorre dentro come acqua in un canale.

venerdì 20 febbraio 2026

Una nave non affonda per l'acqua che ha attorno, ma per quella che entra

A quanto pare è arrivata l'epoca delle emergenze geologico-abitative, o qualcosa del genere. Vuoi per le speculazioni edilizie del passato (non importa quando), vuoi per quelle del presente, vuoi perché con il cambiamento climatico la natura ci presenta il conto. Ed a quanto pare è un conto salatissimo. Proseguire facendo finta di nulla sarebbe stupido, ma è esattamente quello che sta succedendo in Italia.
Così anche Genova ha la sua bella frana su misura.
Cause?
I media locali lo dicono in modo anche troppo crudo:

Costruzioni fatiscenti, faglie nei muraglioni, ponti pericolanti, terrapieni costruiti senza tenere conto delle più banali norme di sicurezza. Genova è disseminata di questi “ordigni” pronti a innescarsi sempre più frequentemente e facilmente con il passare del tempo e nel combinato disposto di materiale scadente, approssimazione del progetto e incidenza delle condizioni climatiche.

Sembra quasi di stare a Niscemi vero? Manca solo uno scantinato pieno di libri; invece siamo al Lagaccio un quartiere di Genova che si estende su una superficie di circa 0,89 km², e conta circa 10.235 residenti, il che lo rende una delle zone con la più alta densità abitativa della città. Tanto per capirci lo stesso quartiere in cui si era pensato di costruire gli enormi piloni della funivia, di fatto aggiungendo degrado al degrado. Ma prendiamola così, quando una zona è brutta la tattica migliore è estendere il brutto amplificandolo ed esasperandolo, a quel punto nessuno avrà possibili termini di paragone. Quindi ci sono tutte le premesse per una vicenda di lungo respiro, peccato che i 40 milioni di euro del PNRR siano stati investiti per la funivia anziché per la riqualificazione e messa in sicurezza del quartiere. Insomma, ne vedremo delle belle.

lunedì 16 febbraio 2026

Dalla cattiveria non si guarisce

Ovvero la banalità del male, così come viene individuata dalla filosofa Hanna Arendt.
Era il 1994 quando da Trieste venivano organizzati i pullman per il "Safari Sarajevo", che non era un'escursione a basso costo, per una dimostrazione commerciale di pentole, ma un soggiorno comprensivo di tutta l'attrezzatura necessaria a fare il tiro a segno di precisione. Obiettivo? ammazzare i civili, colpendo persone che cercavano acqua, legna o cibo. Tutto questo con un preciso tariffario, in base ai bersagli. Alla domenica il week end di tiro a segno terminava ed i partecipanti tornavano alle loro attività quotidiane. Magari con un paio di morti sulla coscienza.

Sono passati 32 anni da questa faccenda, e finalmente qualcuno si decide a fare qualcosa, dico finalmente perché già nel 1995 i servizi segreti italiani avevano interrotto questa deriva. Ma evidentemente qualcosa non ha permesso di rintracciare subito chi aveva orchestrato la cosa, ed anche chi vi aveva partecipato. Anche perché le indagini coinvolgono Francia, Belgio e Svizzera.

L'idea della guerra come sfogo per la "bestialità", la crudeltà innata o le pulsioni distruttive represse è un tema ricorrente nella psicologia. Viene spesso interpretata non come un incidente di percorso della civiltà, ma come una manifestazione di istinti biologici e psichici profondi. Quindi mi chiedo: ad un futuro processo cosa potrebbero sciorinare gli avvocati della difesa ? forse diranno che i loro clienti si annoiavano e che l'omicidio è una delle naturali pulsioni umane.
Nel frattempo varie organizzazioni stimano che circa 250 civili siano stati uccisi dai cecchini di Serajevo, di questi 160 erano bambini.

mercoledì 11 febbraio 2026

La città invisibile

Sui social istituzionali aumentano le immagini di una città che non esiste ancora, anche se nelle intenzioni esisterà. Tuttavia la percezione che si ha scorrendo i quotidiani di regime, è di averla già pronta. Le campagne elettorali invocano ritrite promesse, di giunta in giunta, esibiscono un disegnino, gli mettono una cornicetta e sproloquiano numeri e cifre.
La città idealizzata diventa un miraggio collettivo, poco importa poi se verrà realizzata davvero nella sua interezza, se tutte le 'visioni' saranno rispettate.

Ma nessuno si è posto la vera domanda: come sarà mantenuto in funzione tutto questo baraccone?
Chi pagherà per la manutenzione del verde, la gestione degli ascensori, delle funicolari e delle funivie, chi pulirà le nuove passerelle, i sottopassi, i percorsi ricavati là dove prima non c'era nulla?

In una città dove si garantisce con fatica la manutenzione ordinaria, e spesso nemmeno quella, in cui ci sono quartieri con strade dimenticate per decenni, a quale futuro sono condannati questi fantasiosi desiderata?
La città visibile è vittima della cronica sciatteria urbana, bisogna prenderne atto, è un territorio lasciato a se stesso, in balia di orde di vandali e cittadini dal carente senso civico, pronti a macinare ogni manufatto, a riempire ogni angolo di spazzatura. In questa cieca visione della città, gli occhi del politico sono coperti dal velo del consenso, una legittimazione poco lungimirante, la stessa che si gonfia di buoni propositi. Gli stessi che riempiono le letterine natalizie solo per poter essere disattesi.

venerdì 6 febbraio 2026

L'Italia può essere un posto molto frustrante - ma solo se ci vivi

Voi ci entrereste in questo edificio per andare nello scantinato a recuperare 4000 libri?
Se avete risposto allora potete recarvi a Niscemi, e sempre che la Protezione Civile, con il sindaco in testa, siano d'accordo, entrare per prendere una decina di libri, poi ritornare a prenderne altri e così via, sino a che tutti i volumi saranno in salvo.

Gli scrittori si mobilitano per salvare la biblioteca, anche se non capisco bene questa mobilitazione come possa concretizzarsi. Ma penso che l'importante sia mobilitarsi. Lo dico sulla falsa riga del post precedente, giusto per chiarire l'aria che tira in questo.
Insomma è tutto nobilissimo, ma mi suona talmente effimera e ipocrita questa mobilitazione che davvero non riesco a vederne alcun risvolto positivo se non qualche egocentrismo. Personalmente mi mobiliterei per le 1500 persone che stanno vivendo in una palestra in attesa che la loro casa crolli. Oppure mi mobiliterei per coloro che da 14 anni stanno ancora aspettando i rimborsi della frana del 1997.

Ho controllato, e da quello che ho scoperto la biblioteca da salvare non è pubblica, ma la collezione di un privato che nel tempo ha raccolto materiale sulla città. Ma improvvisamente la sua proprietà è diventata patrimonio culturale di enorme pregio. Perfino così la faccenda ha tutti gli elementi per diventare l'ennesima commediola all'italiana, ottima per stornare l'attenzione da cose più concrete.
E qualcuno lo ha detto, bisognava pensarci prima.

Perché viene da chiedersi, e non sono solo io a farlo, ma dov'erano tutti questi prodi salvatori del patrimonio in pericolo, visto che è dal 2000 che la zona è a rischio? Se ne sono accorti solo ora che quelle case erano sul ciglio di una frana, come mai un patrimonio culturale così importante è chiuso nello scantinato di un'abitazione privata e quindi non consultabile?

Lo so sono domande che adesso è meglio non fare. Per la solita questione: adesso preoccupiamoci dell'emergenza, al resto penseremo poi, inutile montare una sterile polemica.
Una sceneggiata perfetta per la stampa di regime, distoglie l'attenzione da cose più importanti. Per esempio da come sono stati spesi i (pochi) soldi per la messa in sicurezza dei versanti ed altre facezie del genere. 
E' che sospetto che a Niscemi, tutti o quasi, non abbiano la più pallida idea di cosa fare oltre all'emergenza, e quindi meglio parlare d'altro, far finta di cadere dalle nuvole e poi siamo in Italia, la patria dell'operetta, quindi buttiamola sul sentimentale.

Se poi si guarda al passato invece, possiamo cominciare dal 19 marzo 1790, epoca in cui Saverio Landolina descrive la frana e i cedimenti del terreno. Quello del 1790 è considerato l'evento "padre" delle frane moderne, gli studi effettuati dopo la frana del gennaio 2026 hanno confermato che il fronte del movimento odierno ricalca perfettamente quello descritto da Landolina oltre 230 anni fa. Tuttavia, stoicamente, sia pubblico che privato hanno proseguito a costruire, autorizzare, condonare, riparare, presidiare, investire soldi, lì dove nessuno con un briciolo di sale in zucca lo avrebbe fatto.

E la chiudo così, perché è esattamente quello che penso, come dice una delle sfollate: Niscemi è una passerella, che costerà altri soldi pubblici per sistemare una delle tante emergenze orchestrate proprio per scalzare ogni controllo su come vengono spesi. E per restare tale, una fonte di voti e buoni propositi.

lunedì 2 febbraio 2026

La cosa più difficile da fare e la cosa giusta di solito sono la stessa cosa

In città l'inchiesta sulla questione soldi alla Palestina è ancora nel vivo delle indagini, con la solita altalena tra pro e contro. Difficile non pensare ad un qualche coinvolgimento dei servizi segreti israeliani. Ma è ancora tutto così in divenire che ogni ipotesi resta aperta e comunque l'amaro in bocca c'è. Anche se spesso la beneficienza produce soldi facili con le conseguenti tentazioni. Nel frattempo un'amica mi regala questa, con l'aria di chi ha appena salvato il mondo. Apprezzo il gesto ma la mia parte razionale riesce solo a vederci il profitto del commerciante che ha trovato l'ennesimo espediente. Sono cinico e pure disilluso. 
Ed ecco che si apre la questione: 
attivismo simbolico o azione concreta? o peggio slacktivism (attivismo da poltrona).

Pensate, posso esibire la lattina in questo post, e mettere perfino una bandiera palestinese alla finestra, con accanto altri simboli utili a certificare il mio attivismo da poltrona, oggetti che ovviamente mi hanno regalato o magari mi sono procurato on line. Posso mettere la bandiera della pace, ha colori vistosi, li noteranno tutti nel vicinato, poi lo striscione giallo che chiede la verità per Regeni, e un No Funivia, scritto con la bomboletta rossa su un vecchio lenzuolo, e la bandiera Ucraina, poi ci metto pure un tricolore, e volendo la coccarda con i colori di una squadra di calcio locale, magari quella che ha più tinte a disposizione. A questo punto la mia gratificazione è al completo. Quindi questo post mi fornisce una scarica di dopamina che levati, e un senso di appartenenza morale a qualcosa, senza richiedermi alcun sacrificio reale.
Poco importa se la situazione sul campo rimane tragica, o peggiora.
Tutto quello che era in mio potere fare l'ho fatto, e adesso lascio tutto lì a sventolare. Cenci al vento di tramontana che trasformeranno il mio balcone nel carretto dello straccivendolo, possono restare a sbiadirsi per anni, ma quanta solidarietà.
Sono dalla parte giusta della storia.

lunedì 26 gennaio 2026

L'oro degli stolti


Questa è la Galleria Dorata e si trova nel palazzo di Tobia Pallavicino in Via Garibaldi a Genova. Fu commissionata nel 1744 dai nuovi proprietari del palazzo, Giacomo Filippo Carrega e suo figlio Giambattista, con l'intento di stupire i loro ospiti e mostrare come da semplici commercianti di seta erano diventati immensamente ricchi con la speculazione finanziaria.

Tutto bene sino alla fine dell'ottocento, quando il palazzo fu frazionato ed affittato ad uffici e ditte commerciali. A quel punto tanto sfarzo non era più necessario e così i discendenti di Giambattista pensarono bene di vendere all'architetto statunitense Stanford White, tutto quello che si poteva spostare. In questo modo prese il volo per gli USA... uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese... così fu definito dalle guide turistiche.

Quindi se oggi volete ammirare qualcosa di veramente originale, potete andare a Metropolitan Museum of Art di New York, oppure al Toledo Museum of Art in Ohio. Quanto alle sedie, furono viste l'ultima volta nel 2009 all'asta da Christie's, mentre i divani sono stati venduti da Sotheby’s a Londra nel 2011.

Ma adesso arriva la buona notizia.

Negli anni Trenta del Novecento, in pieno recupero dell'orgoglio italiano e di costruzione di un'identità nazionale grandiosa, la Camera di Commercio di Genova, nuova proprietaria del palazzo, commissiona una fedele ricostruzione di tutto l'arredo (porte, console, sedie e divani) basandosi sulle fotografie d'epoca.

Com'era dov'era.

Così oggi grazie a quella felice e forse anacronistica intuizione e ad abili ebanisti e doratori, possiamo ammirare una copia fedelissima di uno degli esiti più alti del tardo barocco genovese.

mercoledì 21 gennaio 2026

Les Fêtes Galantes du Château de Versailles

Era il 21 gennaio 1793, quando i rivoluzionari francesi ghigliottinarono Luigi XVI di Borbone, mettendo fine alla casa regnante francese, erano le 10e22 del mattino. 
Di lì a poco (in termini di anni) anche altre monarchie cominciarono a vedersela brutta con il popolo incazzato, ma dovremo aspettare almeno un altro centinaio di anni prima che inizi la vera caccia al monarca. A farla sono spesso gli anarchici italiani quando incontrano un sovrano, uno qualsiasi. Per restare in terra francese, Napoleone III subì ben tre attentati, ma tutti fallirono, perché i Bonaparte erano incredibilmente fortunati. 
Comunque quello che volevo dire è che nonostante tutto, la voglia di nobiltà rimane annidata negli angoli, come lo zucchero a velo del pandoro; che non è proprio noblesse è più voglia di qualcosa di nuovo.
Passatemi la spocchia, ma vedere dei semplici cittadini abbigliarsi come dei nobili e sculettare nelle sale dorate in cui un tempo si decideva la sorte di intere nazioni e qualche nobilissimo babbeo era pure in grado di perdere una fortuna accumulata in tre generazioni, giocandosela a Le Pharaon, ebbene mi porta un brivido lungo la schiena.
Ma d'altra parte prima o poi doveva succedere, tutte quelle sale e salette, ingombre di bei mobili, e altre cose costose, lì a prendere polvere, inutilizzate per buona parte della giornata, insomma il turismo di massa va bene, il popolo bue che circola in braghette e ciabatte da spiaggia là dove potevano entrare solo teste coronate, cortigiane, dogi ed ambasciatori, là sul sacro parquet dove scarpettava il re di Francia, bisognava inventarsi qualcosa di sacrilego (?) non bastava la presa del palazzo d'inverno (?)

Così ecco qualcosa che rimarca come la caduta degli imperi sia un po' come le montagne russe, sin ora giravamo sulla parte poco in pendenza, ma ora si che arriva la vera discesa.
Là dove i nobili certificavano la loro cultura, la classe e l'eleganza di intere dinastie, oggi può transitare qualsiasi imbecille che abbia in tasca un centinaio di euro da spendere e voglia nella sua svagataggine sentirsi potente, ricco e importante come coloro che furono. Che possa produrre selfie e intasare interi server di stories, pavoneggiandosi come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Che se sapessero oggi, i prodi di allora, come le loro dimore, eleganti e delicate, e la loro cultura artistica che fu maieutica per opere senza tempo, sia oggi foraggio ad uso della minutaglia, ebbene si rivolterebbero nella tomba. Ma ciò non accade perché le teste a tempo debito volarono nella Senna, ed anche con le loro girandole non cambierebbero l'ordine delle cose. Quindi lasciamole così e godiamoci questo giro di giostra... augurando che almeno la vista di tanta beltade possa farci crescere in virtù e conoscenza.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute et canoscenza".


mercoledì 14 gennaio 2026

Canta la tortorella e 'l gardellino

Tutto è cominciato il 25 dicembre 2025, con l'uscita ufficiale del film: Primavera. Da cui questo breve trailer.


Questo potrebbe essere tranquillamente considerato un prequel. Perché la storia della musica di Vivaldi, dopo Antonio e Cecilia, i protagonisti del film, è molto più complicata.
Ma andiamo con ordine.
Se il film vi è piaciuto come è piaciuto a me allora la domanda è: vi piacciono le quattro stagioni di Vivaldi?
Rispondete onestamente che poi lo so che ascoltate Espresso di Sabrina Carpenter.
Ebbene pare che sino a ottant'anni fa, se avessero chiesto a chiunque: ti piace Vivaldi? Chiunque avrebbe risposto: chi?
Ed anche a noi oggi, se ci avessero chiesto: ti piace Vivaldi? avremmo risposto: chi?

A rimediare a questa lacuna musicale ci hanno pensato tre persone in tempi molto diversi.

Il primo a rimettere le cose a posto è stato Johann Georg Pisendel, violinista, allievo e amico intimo di Vivaldi a Venezia. Quando tornò in Germania nel 1717, si portò dietro valanghe di spartiti, molti dei quali scritti appositamente per l'orchestra di Dresda. E qui fece un favorone all'umanità, ed al regista del film, perché oggi sappiamo come siano distratti i veneziani quando c'è da conservare qualcosa in archivio.

L'altro personaggio da ringraziare molto è un certo Moritz Fürstenau, il custode della Hofkirche (la Cattedrale cattolica di Dresda). Mentre riordinava gli armadi trovò un baule con degli spartiti. Erano quelli di Pisendel, ma siamo nel 1860. E per fortuna lo fece lui, perché ottanta anni dopo, quando passarono i Bomber Command, nella cattedrale di Dresda restò ben poco da riordinare.
Vi metto una foto così potete orientarvi.


Così ad un certo punto qualcuno disse a voce alta: guardate che Vivaldi non era solo un prete violinista, era un fottuto genio della composizione.

Poi arriva un violinista americano, Louis Kaufman, che nel 1947 si incapriccia dello spartito originale delle Quattro Stagioni, ne fa una registrazione commerciale, potenza del business statunitense, e ci vince anche un Grand Prix du Disque così la registrazione passa nelle radio ed arriva al grande pubblico internazionale.

Da qui in poi è tutta discesa, e sapete come funziona nel commercio, quel motivetto che mi piace tanto che fa... 

Quindi: ART. 420342 - Attesa musicale A811-162 - La Primavera di Vivaldi in saldo a 13 euro. 
L'avete mai sentita nelle segreterie telefoniche?

Oppure se avete voglia di salire sino a 5° piano, potete ascoltarla negli ascensori del Ritz di Place Vendome a Parigi. In alternativa, più economica, ci sono le scale mobili della metropolitana di Montparnasse-Bienvenüe, è più verace.


In chiusura credo sia giusto ringraziare anche il conte Giacomo Durazzo, ambasciatore d'Austria a Venezia dal 1764 al 1784, dalle ricerche eseguite risultò che l'intera collezione era appartenuta a lui ed era stata trasmessa per successione all'illustre famiglia genovese.

giovedì 8 gennaio 2026

Non compri con il denaro...

...ma con il tempo della tua vita che hai sprecato per guadagnarlo.

Ecco, il concetto di tempo sprecato per alcuni sono le ore passate al lavoro; per altri invece si chiama ozio; tutto quello che non è produttivo, poco importa se è produttivo per altri.

Ho risolto che il concetto di spreco di tempo è totalmente soggettivo, e si valuta a cose fatte. Quindi quando non c'è possibilità di rimedio. E spesso sono gli opportunisti a lamentarne lo spreco.

Mi concentro però su quelli che il tempo non lo sprecano e la vera questione, assai dibattuta oggi grazie ai social, è l'idea di sacrificio sul lavoro, lo stakanovismo, l'abnegazione, tutti concetti comodi alle industrie o alle multinazionali, a chi sfrutta le persone e per farlo deve inoculare questa rappresentazione mentale nei lavoratori, non è manipolazione questa?

Fare credere alle persone di essere sul posto di lavoro per una forma di benevolenza del proprietario della fabbrica, i benefit o premi di produzione come 'regalini' per chi dimostra fedeltà agli obiettivi di crescita. Insomma per chi si identifica meglio con le vacche da mungere.

Non pare accettabile il contrario, come se soltanto con il duro lavoro e con il sacrificio si potessero meritare riposo-stipendio-ferie (pensione e morte) ed altre varie cose individuabili alla voce: beni di lusso. Questo è uno stereotipo molto molto comodo che comporta ricusare le persone che non si omologano a questa procedura. Se poi si parla di fare il lavoro che piace realizzando i propri sogni, o peggio guadagnare molto lavorando poco, allora apriti cielo.

Qualche esempio? La Ferragni ed i suoi compagni di merende, sono immediatamente delegittimati dalla loro fama perché hanno fatto i soldi facili?

E guadagnare mostrando il culo su onlyfans è meno nobile di chi invece se lo spacca lavorando 8 ore al giorno in fabbrica?

A quanto pare i veri soldi, graditi alla società, si possono guadagnare solo spaccandosi la schiena, rinunciando a vivere la propria vita e udite udite, chi guadagna di più di quanto stabilito DEVE fare beneficenza, devolvere parte delle sue ricchezze per una buona causa, e questo lo monderebbe dal peccato di essere ricco. Spesso sono i morti di fame a chiederlo.

Poi arriva la questione Mamma di Elisa Esposito. Lei preferisce che la figlia mostri le tette sul web piuttosto che vederla lavorare 8 ore al giorno. Ha scatenato il finimondo.

Sinceramente non me la sento di dissentire, perché parla in corsivo, e quindi si definisce scrittrice. anche questa è una forzatura se vogliamo, ma il punto a mio avviso non è tanto quello che fanno questi influencer ma la visibilità che il resto del web concede loro.

Insomma ve la faccio facile: la colpa è della meretrice o del suo cliente? se c'è offerta è perché la domanda non diminuisce. Chi è più peccatore?

Quindi ci siamo capiti? Stare a rincorrere il colpevole e salire in cattedra per giudicare e condannare è perfino peggio del reato, sempre che di reato si possa parlare.

Gli influencer non sarebbero nulla se non avessero i follower e persone pronte a fare e comprare tutto quello che viene consigliato. Pandori compresi. Perchè questo accade resta ancora un mistero, spiegabile forse valutando che la maggior parte delle persone non pensa, anche se pensa di pensare, e quando parla dice di suo un 10 %, il resto è solo condizionamento subito.

Omologazione.

venerdì 2 gennaio 2026

Chi la fa ridendo la paga piangendo

Ed anche quest'anno la tradizione è stata rispettata, con numeri degni di un raid di droni russi su Kiev. Non chiedetemi di chi sia il merito, se dei genitori o dei figli o peggio di entrambi. Rimane una fila di numeri che un tempo mi avrebbero sconfortato e che invece oggi guardo con nuovi occhi. Starò diventando cinico ma in queste situazioni proprio non riesco ad empatizzare.
Insomma sono posti di lavoro anche questi, se vogliamo scomodare un ritrito ritornello buono per giustificare ogni cosa, anche la più malsana. Sono soldi per chi vende i botti, per le medicazioni, per la riabilitazione, per ripristinare danni e arti. Magari anche per lo psicologo che dovrà occuparsi di questi imbecilli che si sono auto mutilati.
Quindi vado al sodo.
Purtroppo i numeri sono in calo rispetto al 2024, che potrebbe diventare l'anno record con 309 feriti. La colpa è delle ordinanze e dei divieti, il buon senso non c'entra. Ma adesso arriva la questione interessante: i feriti da botti sono un fenomeno quasi interamente maschile. Le donne compaiono nelle statistiche come spettatrici colpite accidentalmente. Il dato più allarmante resta quello dei minori (90 quest'anno), segno che la cultura del rischio legata a queste pratiche viene ancora trasmessa precocemente ai bambini maschi.
In chiusura volevo segnalare a tutti quelli che scomodano l'orgoglio italiano per qualsiasi minchiata, che per questo capodanno gli olandesi vincono.