mercoledì 2 giugno 2021

Le ragazze sono troppo intelligenti per cadere dalle carrozzine

Scriveva così J. M. Barrie nel 1904 in Peter Pan; per questo motivo nell'Isola che non c'è si trovano solo i ragazzi smarriti. Drammaturgo e anticonformista, inserisce dentro un racconto per fanciulli un elemento che avrebbe dovuto far riflettere la rigida società vittoriana sulla discriminazione.
Dopo oltre un secolo mi sono chiesto come mai la faccenda sia ancora così attuale, e perché ogni tanto arriva sui media la notizia di uno scivolone che riporta indietro la lancetta; un politico distratto, un dirigente sessista, un giornalista polemico, un prete reazionario, la quantità di stereotipi che vengono scomodati quando si affronta l'argomento ha dell'incredibile. Non appena qualcosa inverte i ruoli assegnati scatta la sorpresa, il sospetto, lo scherno, la critica, la malizia. Chi sperava di aver risolto qualcosa con la frattura del '68 è meglio che si rassegni, anche quei diritti che parevano consolidati, oggi vacillano, quasi come le menti degli interessati.

Resto in Italia e scorro indietro nel tempo in cerca di indizi, e mi fermo alla Legge Casati. Era il 1860 e nell'unificazione ufficiosa del Regno si pensava all'istruzione scolastica dei futuri sudditi, sostanzialmente classista e settoriale. Nasceva in quel periodo l'assegnazione delle competenze in base al sesso; i "lavori donneschi", introdotti da Casati individuavano chiaramente tutta una serie di attività e materie specifiche e settoriali. 

“Le maestre con le ispettrici stabiliranno quali specie di lavori a maglia e ad ago dovranno farsi nelle classi del corso preparatorio e quelle del corso normale. Saranno tralasciati tutti i corsi di fantasia e di lusso e saranno esercitate le alunne nelle varie maniere di maglie e di punti, nei rimendi, nel fare le asole, le lettere e i numeri."

Poco importa se a fine ottocento il metodo Montessori proverà a cambiare le cose, tutte le riforme scolastiche successive proseguono la stessa linea educativa. Occorrerà aspettare il 1962 per sentir parlare di educazione tecnica, ma sempre divisa per genere.

Così mi sono fatto l'idea che il Fascismo abbia fissato in modo indelebile alcuni concetti nelle menti degli italiani, piccoli germi che prosperano ancora oggi, che scivolano immuni da ogni riforma, che vivono sottopelle si fortificano ed ogni tanto riemergono. Basta un ventennio per segnare in modo imperituro l'intera società italiana?

Credo che il caso Pillon non rappresenti l'eccezione, e di esempi se ne scorgono costantemente. Ancora oggi capita di sentire professori universitari consigliare alle loro studentesse di restarsene a casa, trovarsi un marito e fare figli. Ed ecco il punto, ancora una volta emerge il blocco granitico degli stereotipi costruiti in epoca monarchica e consolidati dal Regime. Mai come allora l'Italia era stata compartimentata per caste, per reddito e per attività, qualcosa che definirei stantio, ma che rimane appiccicato alle istituzioni di oggi come colla.

Sospetto che ci sia un'estesa sottocultura che scorge in questo una sorta di privilegio, di valore aggiunto, come se queste certezze preservassero da chissà quale peggior sventura, garantendo solidità morale ed etica. 

Ma non saranno invece lo specchio di una società fragile e disorientata? che cerca disperatamente certezze in rituali atavici, imbalsamando tradizioni replicate a memoria, spesso prive di senso e raziocinio.

Ho trovato un'analisi esatta del fenomeno nel romanzo di Edith Wharton, L'età dell'innocenza; lei scruta nelle pieghe dell'alta borghesia della Gilded Age e scova questa paura dietro la maschera del borghesemente corretto, e da allora la società statunitense è profondamente mutata. 
Ma a quanto pare l'Italietta post Covid è rimasta alla monarchia.

4 commenti:

  1. Non sospettarlo, della sottocultura, abbine ampia certezza.

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  2. Ci sono donne che si prestano al ruolo subordinato, in contesti dove si proclama l'esatto contrario.

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    1. il pubblico impiego è una foresta inestricabile in merito

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