giovedì 22 dicembre 2022

Coco Japan - le avventure di una giapponese a Genova

Devo ancora capire se questa tipa c'è o ci fa, ma l'amico le regge il gioco. Quindi apprezzo l'entusiasmo per la sua vita genovese.
Poi mi chiedo se ci voleva lei per insegnarci come tagliarsi le unghie? insomma non mi pare proprio un argomento da bar, ma forse in Giappone hanno altre usanze, o forse l'hanno espulsa proprio per questo, va a sapere. Se mi capita di incontrarla vi terrò informati.
In ogni caso ce la sopportiamo, che il bar di Giuse ha la miglior pasticceria siciliana della città, io ci vado spesso al sabato per un cappuccino con cannolo siciliano, ed anche se lei prende il cappuccino di soia, serve pazienza, ancora qualche anno e finirà a far colazione con focaccia e vino bianco, come i vecchi camalli del porto.

domenica 18 dicembre 2022

La rana che volle farsi bue

Il personaggio di quest'immagine è un doge di Genova, non ha molta importanza chi fosse, ma è significativo che usasse vestire di rosso, come tutti i suoi predecessori e successori, in modo che il popolo potesse riconoscerlo. Ci sarebbe da dire molto sulla caduta della Repubblica di Genova, nel 1794. Vi basti sapere che ora Genova è una città capoluogo di regione, la Liguria, e fa parte dello Stato Italiano.

Il personaggio di quest'altra immagine è il sindaco di Genova, non ha molta importanza il suo nome, ma è significativo che si sia vestito di rosso(?) forse per farsi riconoscere dai suoi concittadini durante la cerimonia del Confuego, o forse aveva freddo e la prima cosa che ha trovato nell'armadio è un vestito da doge. La domanda che mi sono fatto è stata: ma i sindaci delle altre città italiane fanno lo stesso? per esempio il sindaco di Venezia si abbiglia anche lui da doge e circola in gondola, o magari quello di Roma si traveste da imperatore per partecipare alle cerimonie cittadine? 
Ditemi se ne avete notizia, che vorrei farci un post. 

sabato 17 dicembre 2022

Dietro ad una donna arrabbiata c'è sempre un uomo che non sa cosa ha fatto

Così vuole lo stereotipo da cabaret. Ma in questo caso l'uomo, o meglio l'ometto in questione è un pargolo particolarmente capriccioso che per un quarto d'ora di viaggio in funicolare ha piantato una frigna insopportabile.

La vecchia educazione siberiana a cui buona parte degli attuali genitori è stata sottoposta avrebbe previsto un bel ceffone, ma le nuove disposizioni educative hanno permesso che l'infante fosse lasciato libero di camminare con i suoi stivaletti su quasi tutti i sedili in velluto del convoglio e poco importa se poi nessuno passerà a pulirli e qualche incauto viaggiatore li utilizzerà per quello per cui sono preposti.

Per parte mia ho avuto la tentazione di intervenire sulla questione educazione-pulizia, ma poi ho lasciato perdere per quieto vivere, perché tanto a gente così le cose non si insegnano. Perché quella madre incapace di gestire suo figlio alla fine mi ha fatto pena, e mi ha fatto pena perfino quel bimbetto biondo in balia di una fessa totale.


Insomma mi sono arreso all'onda dell'imbecillità dilagante, dell'italianità (intesa come somma di comportamenti sciatti ed ineducati), di quel fare quotidiano lesivo della cosa comune, del senso civico e forse pure dell'intelligenza.

mercoledì 14 dicembre 2022

Nel frattempo a Bruxelles

Il denaro fa girare il mondo
Ne siamo sicuri entrambi...
Soldi soldi soldi soldi
Soldi soldi soldi soldi
Soldi soldi soldi…



Soldi soldi soldi
Deve essere divertente
Nel mondo dei ricchi
Soldi soldi soldi
Sempre soleggiato
Nel mondo dei ricchi

domenica 11 dicembre 2022

Ah, i tempi in cui le navi erano ancora di legno e gli uomini d'acciaio

In realtà durante la prima guerra mondiale le navi erano già in ferro, tuttavia mi è capitato di sentire i nonni sospirare i tempi passati come un'epoca migliore della presente, credo in virtù del fatto che erano giovani e stolti e non pativano le corbellerie che li avrebbero angustiati in vecchiaia.

Ma adesso la storia:

John Roderigo Dos Passos aveva 21 anni anni quando passò da Genova come volontario della Croce Rossa sul fronte italiano, nel dicembre del 1917. Mi sono imbattuto in un suo scritto ed ho trovato divertente ripercorrerne alcune parti con le immagini. Le città secolari mutano in fretta ma è stato facile ritrovare le suggestioni che deve aver vissuto. Questa descrizione della città, che poi sarà rielaborata nel romanzo ‘Millenovecentodiciannove’, è presa dal suo diario.
“Il convoglio si è diretto a nord alle porte di Genova e si è fermato in un villaggio freddo e terribile – Pontedesimo [così nel testo]. Quella notte sono fuggito con un altro tizio e sono andato a Genova in auto. La capatina a Genova quella notte è una delle cose più affascinanti che io abbia mai fatto. Bruciava nel porto una petroliera che illuminava le cime delle torri e le ampie facciate dei palazzi sulla cittadella di un bagliore rosa perlato. Le strade buie vicino al porto erano il Medioevo in tutto e per tutto fatto visibile, pieno di templi, giuramenti, fischi molto significativi, donne che si sporgevano seducenti da alti balconi, e passi che si perdevano in improvvise svolte buie. C’erano marinai ubriachi che sbraitavano canzoni scurrili in ogni sorta di lingua, inseguendo donne selvagge dai capelli trasandati.
Abbiamo trovato un caffè in cui l’orchestra suonava un Offenbach meravigliosamente rumoroso, dove abbiamo bevuto dello Strega e mangiato granite. Poi abbiamo vagato qua e là sui lisci pavimenti di mosaico delle strade principali della città, che sono molto ampie e bordate da sontuosi colonnati.
Siamo rimasti per un po’ a guardare i due leoni di marmo davanti alla Cattedrale e poi siamo venuti via lungo i vicoli del porto ora bui sinistri, girando attorno al punto dove si trova il grande faro a base quadrata.
Lì ci fu offerta l’ultima vista della città – scuri monti plasmati che reggevano pozze di luci, come sassi nelle palme delle mani di un nero, mentre la baia luccicava ancora per il petrolio bruciante della nave”.

Nell'ultima foto la Haven, la petroliera affondata l'11 aprile del 1991 ad Arenzano, non è quella vista da Dos Passos ma rende bene l'idea.

giovedì 8 dicembre 2022

Senza soldi non si cantano messe

Una delle particolarità del centro storico di Genova è il poco spazio a disposizione, che costringe ad una convivenza spesso fastidiosa, una stretta prossimità tra sacro e profano, residenze e botteghe, laboratori e spazi pubblici, prostitute e negozianti. In questo intrico è facile trovare angoli caratteristici, come il terrazzo della Benny, affacciato sul chiostro della chiesa più antica della città. Si narra infatti che fu proprio su questa 'collina' oggi inghiottita dall'urbanizzazione medioevale, che nacque la Genova preromana con la costruzione di un tempio. 

Ma per non farla troppo lunga...

lunedì 5 dicembre 2022

Nebbia cognitiva, roba che manco a Londra si era vista così fitta

Viandante sul mare di nebbia
 1818

I quadri di Caspard David Friedrich, pittore romantico tedesco sono tutti molto evocativi, ma questo è il più adatto al post, ed è anche uno tra quelli più conosciuti. Ma passiamo alla vera questione: la nebbia cognitiva. Ecco finalmente ho trovato il nome per un fenomeno che sto osservando da tempo (e non sono l'unico) ed a cui avevo dato altre definizioni tipo: il buio nella mente, (*)abelinou, cervelli stitici, imbecilli cronici, analfabeti funzionali.

Personalmente non credo sia una dinamica dovuta solo al Covid, sono più propenso a pensare che sia un mix di cause, insomma imbecilli a diversi gradi. Credo questo perché se fosse solo il Covid la causa di tanto danno alle menti delle persone, sarebbe davvero una tragedia irrimediabile e definitiva, e tendo ad essere ottimista.

Inutile dire che mi sono chiesto se pure io potrei essere vittima della nebbia cognitiva, oppure la guardo come l'amico del ritratto, reputandomene immune. Non ho trovato risposta.
Insomma ho avuto i sintomi del Covid, non certo da terapia intensiva, ma febbre e tosse ci sono stati. Potrei essere un nebbiacognitivista
Io mi sento sempre stupido uguale, ma per verificarlo ho provato a fare qualche test on line per valutare il Q.I. Ne ho fatti tre ed hanno tutti dato risultati diversi. Quindi niente!

Poi ho fatto un giro in centro, negozi, mercati, bar, centri commerciali... e sorpresa!!! c'è pieno di coglioni, ma quelli c'erano anche prima del Covid. Poi mi sono anche detto: e perché dovrei preoccuparmi se questa gente è stupida? cazzi loro! anzi sarà più facile imbrogliarla, farla votare come si vuole, vendergli quello di cui non hanno bisogno. Insomma questa nebbia cognitiva potrebbe essere molto utile, ma finirà anche per sommergere gli scampati? e quali danni potrà procurare alla collettività? Provate voi a guidare in un ingorgo di stupidi, relazionarvi con dipendenti pubblici stupidi, insegnare a studenti nebbiacongitivisti, oppure spiegare ai dipendenti abelinati come svolgere un lavoro, vivere accanto a condomini imbecilli. Ecco poi mi direte.

Poi c'è la questione della nebbia di Londra, quella storica, che oramai è più una curiosità che un'emergenza, ma quanti londinesi sono diventati stupidi per colpa sua?

Esattamente 70 anni fa, nel dicembre del 1952, Londra fu colpita dal più grande evento di inquinamento atmosferico della storia del Regno Unito. 
"Grande Smog" è il nome che è stato dato alla fitta coltre di nebbia densa e tossica che tra il 5 e il 9 dicembre 1952 coprì la città di Londra, causando la morte di 12mila persone.


(*) Abelinou = Dialettale - Soggetto rincoglionito, stupido. Un abelinato, non si può spiegare con altro significato più azzeccato.