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venerdì 17 luglio 2026

Dottor Jekyll e Mister Hyde erano amici

Ero in giro per reel ed arriva questo pugno nello stomaco. Sono davvero un ingenuo quando penso che gli esseri umani riusciranno a rinunciare ad ammazzarsi. Perché lo fanno risultare divertente. E il paradosso molto molto ipocrita di tutto questo, è che se ammazzi qualcuno in tempo di pace, pure se ti stai difendendo da una rapina o se stai difendendo la tua famiglia, finisci in carcere, ma se ne ammazzi molti quando sei in guerra, allora diventi un eroe e fai pure un sacco di punti; esattamente come con una tessera fedeltà. E poi dicevano che ai bambini i video giochi violenti facevano venire brutte idee.

venerdì 10 luglio 2026

Sestri Ponente, Esopo e il lupo

C'era una volta un giovane pastorello che portava al pascolo il gregge di pecore del padre vicino a un villaggio. Spesso, per noia, decideva di fare uno scherzo agli abitanti del paese: scendeva in strada e cominciava a gridare a squarciagola: «Al lupo! Al lupo!».

Inizia così Esopo, e la sua fiaba ci insegna una lezione importante: chi dice troppe bugie perde credibilità, e alla fine nessuno lo crede nemmeno quando dice la verità. 
Questa cosa bisognerebbe ricordarsela, soprattutto quando si pretende di avere la fiducia delle persone. Ma quello che leggo sui giornali locali mi fa pensare su alcuni aspetti che avevo sottovalutato. In  città ci sono molte, tante, persone esasperate, e non è il caldo, ma l'effetto di una politica locale che non ha ancora capito come si amministra un territorio, oppure non è capace a farlo, o non ne ha voglia, non ha tempo, non saprei, forse tutto messo insieme. Chiamiamola sciatteria, Non ci sono, non ascoltano e non capiscono.
Però a fine mese lo stipendio lo prendono. Tutti. 
I fatti di Sestri Ponente sono sulle cronache nazionali, e come sempre la stampa di regime non ha perso occasione per far vedere quanto è capace a confondere e strumentalizzare ogni sfilata, chi beneficia di questo? 
Non saprei.

Solitamente scoprire a chi giova, aiuta a trovare il colpevole. Ma qui una cosa è certa, non se ne giovano i cittadini. Le decisioni vengono rimandate e si preferisce far passerella e proseguire la cagnara in consiglio comunale piuttosto che mettersi a trovare soluzioni adulte e condivise.
Come sempre la politica sposta il dibattito, confonde, allude, crea tensioni anche dove non c'erano, esaspera, e non risolve, ma distrae.

E quello che più mi infastidisce è che le persone ci cascano, ci credono, accettano compromessi, ascoltano parole suadenti utili per spostare il problema altrove. Non per risolverlo o prevenirlo.
Un cumulo di incapaci che starnazzano.
E sabato a mettere la ciliegina sulla torta arriverà pure Vannacci.

venerdì 26 giugno 2026

Del resto, se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo

In questi giorni Genova è al centro di una serie di questioni pesanti, con sicurezza e degrado sociale arrivati al capolinea, ed i reati si accumulano, morti compresi. E io sono combattuto perché cerco di ragionare cercando di evitare gli stereotipi, per capire non tanto cosa stia succedendo, quello è molto chiaro, ma come le istituzioni pensano di affrontare il problema. 

Perché la frase più pronunciata da chi vive ogni giorno questo disagio (me compreso) è: ci siamo rotti il cazzo!

E la risposta delle istituzioni è: non alziamo i toni. (Salvo poi scannarsi in consiglio comunale).

A seguire la solita sequenza di verbi in politichese: faremo, applicheremo, provvederemo, bisognava farlo prima, e siccome ne stiamo parlando la cosa è già mezzo risolta. Tranquilli.
Ma ai sudditi non basta più.

Alcuni giorni fa, in un quartiere residenziale sono arrivate le ronde, ancora una volta i cittadini si sono organizzati con bastoni e passamontagna, dando inizio a una spedizione punitiva contro un gruppo di extracomunitari che da tempo staziona in spiaggia commettendo furti e vandalismi, aggressioni, scippi, occupazione abusiva di spazi pubblici e privati. Un segnale che dovrebbe preoccupare, ma paradossalmente la stampa di regime, etichetta la cosa con la tattica della colpevolizzazione del testimone; anziché affrontare il degrado segnalato, il potere ha attivato una rappresaglia per punire chi ha osato rompere il velo di omertà sistemica.

Questo atteggiamento era già diventato ben chiaro quando a Genova era venuto Simone Cicalone, che con i video di Scuola di Botte, testimonia e denuncia il degrado di Roma. La reazione istituzionale al suo video del giro in centro storico, di due anni fa, è un perfetto esempio di Victim Blaming dove il potere sposta la colpa del disagio su chi lo denuncia, con la tattica del: sei tu che crei disordine parlandone.

Quindi sono scettico, molto scettico, sulla capacità delle istituzioni di risolvere davvero la situazione, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo termine.
Perché?
Perché non ne sono capaci, e lo hanno dimostrato in questi anni. Nel frattempo i quotidiani locali strumentalizzavano gli episodi di degrado, ognuno dal suo punto di vista, chi sciorinando un buonismo da operetta, pensando (ma veramente?) che una tavolata nel vicolo e due teglie di lasagne, risolvano i problemi del centro storico. Per contro i vannacciani, impegnati a sfogliare il manuale del piccolo Balilla in cerca di suggerimenti.
Insomma è sempre di proposte facilone e populismo che trasuda ogni intervista, grandi proclami e poca sostanza.

mercoledì 17 giugno 2026

I buoni tendono a non durare


Il titolo del docufilm sul G8 è tornato nelle sale cinematografiche, soltanto per tre giorni. Sono passati 25 anni da quel 21 luglio 2001 eppure questo è, e resterà, un film scomodo.

Vi spoilero subito il finale: il film si conclude mostrando il trasferimento dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Qui, il massacro fisico della Diaz, noto al mondo come macelleria messicana programmata, si trasforma in tortura psicologica e fisica sistematica: umiliazioni, insulti, minacce di stupro e l'obbligo di cantare canzoni fasciste. Vi ricorda nulla questa metodologia? No? Nemmeno se vi dico Global Flottilla?

Diaz non è un film da "guardare", è un film da "subire". È un'opera necessaria che funge da atto d'accusa permanente. Non cerca la catarsi, alla fine del film non ti senti meglio, ti senti svuotato e indignato. È un pezzo di cinema civile che trasforma il sangue sulle pareti, in una memoria collettiva impossibile da cancellare. Indispensabile, ma preparatevi a stare male.

E adesso il lieto fine:
nessuno dei responsabili ha fatto un giorno di carcere per i pestaggi. Lo Stato italiano ha dovuto pagare milioni di euro in risarcimenti alle vittime (soldi pubblici). La catena di comando che ordinò e coprì il massacro è rimasta in servizio per oltre un decennio dopo i fatti, alcuni di loro furono perfino promossi di grado.


In chiusura riporto una considerazione che condivido, e che fa parte dei miei pensieri circa la persistenza del 'fascismo' all'interno della mentalità di certi italiani, presa dal blog di Fiamma:

Il fascismo non è solo un fenomeno storico circoscritto nel tempo e morto 80 anni fa (....), ma è un persistente stato mentale nutrito da ignoranza, qualunquismo, razzismo, xenofobia, omofobia, odio e maschilismo.

sabato 6 giugno 2026

Il mondo è dei furbi grazie agli scemi

Il mondo medico scientifico l'ha individuata e la chiama 'nebbia cognitiva'. E finalmente posso anche io dare un nome ad una serie di fenomeni che avevo spicciamente catalogato come: imbecillità diffusa. Cose che per me erano una summa di concause, tipo: l'insegnamento scolastico mediocre, la famiglia disfunzionale, l'analfabetismo di andata e ritorno, l'alzheimer precoce, la demenza senile, il deficit cognitivo, la caduta dal seggiolone, il forcipe alla nascita, il disturbo da Stress Post-Traumatico (da cui scemo di guerra), ADHD, l'effetto di sostanze psicotrope, psicofarmaci, alcool, droghe. 

Quindi da oggi non dirò più: quello è un coglione, perdendo poi il mio tempo ad individuare la patologia specifica. Dirò: nebbia cognitiva e sarà tutto dire, parola onnicomprensiva. Sperando che non diventi qualcosa utilizzabile per essere scagionati quando le conseguenze si fanno gravi.

Qualche esempio di questa cosa lo indico, fatti di cronaca recenti, anche per certificare un mio primigenio scetticismo, episodi che mi hanno chiarito meglio il problema e la sua estensione:

- Il tipo che durante la sesta tappa del giro d'Italia tenta di far cadere i ciclisti in volata.

- Il vigile che spaventa i cavalli della parata del 2 giugno sparando petardi.

- Il pusher che in pieno giorno trascina il cadavere di un cliente ucciso nel parco pubblico.

Potete minimizzare, in psicologia clinica il rifiuto della realtà è una strategia inconscia o un meccanismo di difesa attraverso cui la mente si protegge da traumi, angosce o verità intollerabili, bloccando la consapevolezza degli eventi dolorosi o sostituendoli con convinzioni più accettabili. Ma anche minimizzando, il problema resta e si amplifica, ed è chiarissimo che non bastano divieti, leggi, decreti, ordinanze, controlli.

Questo è un fiume in piena, nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad arginarlo, perché è imprevedibile. Inutile invocare punizioni esemplari. E quelli che parlano di inclusività, strumentalizzazione ed altre coglionate del genere, rientrano immediatamente nella categoria di quelli che mettono la testa sotto la sabbia. A questo punto l'unica possibilità attuabile sembra essere l'auto difesa, stare allerta, evitare, proteggersi. Non dico circolare con coltello e spray al peperoncino, ma ci sono state situazioni in cui sono serviti.

Poi mi sono ricordato di un film che avevo visto molto molto tempo fa e che era a tutti gli effetti una storia ante litteram di nebbia cognitiva. È un film francese del 1995, Il buio nella mente, quale titolo migliore. Tratto dal romanzo La morte non sa leggere di Ruth Rendell.

E concludo con la fine del romanzo.

«Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere.
Non c'era movente, non ci fu premeditazione: non ottenne denaro, né sicurezza. Unico risultato del delitto fu che non solo una famiglia e un villaggio, ma l'intera nazione seppe dell'analfabetismo di Eunice Parchman. Per sé non ottenne niente, se non la rovina totale. Da sempre, nella sua mente distorta, c'era la convinzione che non sarebbe mai stata in grado di avere successo. Eppure, sebbene la sua amica e complice fosse pazza, Eunice non lo era. Possedeva quella terribile e realistica lucidità dell'atavica scimmia travestita da donna del ventesimo secolo

A seguire un video esplicativo.