Le scuole sono appena iniziate e già cominciano gli accoltellamenti dei professori. Un tempo usavano le bacchettate sulle mani, forse saranno costretti a riprenderne l'uso per legittima difesa.
A me questa faccenda ricorda molto quei film statunitensi anni '90 in cui si vedeva una scuola del Bronx, degrado, spaccio, scritte sui muri, violenza nei corridoi, adolescenti disagiati nelle aule, patetico rendimento scolastico, professori di trincea.
Era una sceneggiatura social-catastrofica? manco per niente. Era proprio la realtà. Per capirci è come leggere Verga o Capuana oppure Serao, e pensare ad un'invenzione letteraria e poi scoprire persone che realmente tirano a campare vendendo lupini, o che Suor Giovanna della Croce non è un personaggio immaginario, ma una biografia.
Ora, tolte le fantasiose soluzioni di Valditara, che evidentemente non ha mai passato neppure un quarto d'ora in un'aula scolastica, nemmeno per il colloquio genitori insegnanti, viene da chiedersi: perché ha aspettato l'inizio dell'anno scolastico per emanare le direttive sulla composizione delle classi? c'era davvero bisogno di farlo, oppure è il solito "mare di irrilevanza" a cui ci stanno abituando?
Sospetto che sia la solita pezza, da mettere e togliere a comodo del partito in vigore.
Quindi:
Il parere della psicologa - Lei la seguo da tempo e trovo le sue riflessioni pertinenti, non sempre le condivido, ma resta una buona base di riflessione. Sulla vicenda del tredicenne trovo sia utile. C'è anche un parere della criminologa Roberta Bruzzone, sul perdono della prof. ma lascio a voi cercarlo.
Nota di colore - le nuove regole per cui i professori non possono caricare i compiti dopo le 20.00 per il giorno seguente. Ma alle 19,59 sì.
Anche qui siamo al corto circuito, per cui si deve legiferare qualcosa che dovrebbe essere governato dal buon senso. Ma in fondo la scuola prepara al mondo del lavoro. Sarete gli schiavi dei vostri capo ufficio. Abituatevi. Nessuna legge vi proteggerà, forse i sindacati, ma solo se lavorate nel pubblico.
N.d.A. - Un tempo conoscere la lingua italiana era la base da cui partire per accrescere la cultura degli alunni, oggi invece sapersi esprimere correttamente in italiano (comprenderlo, scriverlo e parlarlo) è diventata la meta da raggiungere. Il resto è secondario. Come si potrebbe sistemare tutto questo? Penso bocciandoli. Esattamente come succedeva in passato, non sai? non studi? ripeti finché non hai capito. È semplice.
In tutto questo, e vado di sintesi, le famiglie dove sono? i nonni, i genitori, gli zii? Se ne fregano o non sanno nemmeno come si educa un figlio? negli articoli se ne parla solo di sponda, sarà perché rischia di essere una realtà molto scomoda.
Questa gente va aiutata dagli assistenti sociali, dagli psicologi, anche dalla polizia giudiziaria visto che sono legalmente responsabili dell'operato dei figli, si chiama culpa in educando o in vigilando.
Lo sapevano?
Perché è chiaro, c'è una situazione di emergenza, di disagio psicologico e cognitivo, ma sembra costantemente sottovalutata, perché è comodo farlo, voltarsi dall'altra parte per non creare allarmismo sociale, perché raccontarsela è meglio che affrontare. La negazione è comoda.
A quale partito vogliamo affibbiare questa ipocrisia sociale? A quale ente o istituzione assegniamo questa deriva? Siamo al solito dito nel foro della diga?

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