mercoledì 11 febbraio 2026

La città invisibile

Sui social istituzionali aumentano le immagini di una città che non esiste ancora, anche se nelle intenzioni esisterà. Tuttavia la percezione che si ha scorrendo i quotidiani di regime, è di averla già pronta. Le campagne elettorali invocano ritrite promesse, di giunta in giunta, esibiscono un disegnino, gli mettono una cornicetta e sproloquiano numeri e cifre.
La città idealizzata diventa un miraggio collettivo, poco importa poi se verrà realizzata davvero nella sua interezza, se tutte le 'visioni' saranno rispettate.

Ma nessuno si è posto la vera domanda: come sarà mantenuto in funzione tutto questo baraccone?
Chi pagherà per la manutenzione del verde, la gestione degli ascensori, delle funicolari e delle funivie, chi pulirà le nuove passerelle, i sottopassi, i percorsi ricavati là dove prima non c'era nulla?

In una città dove si garantisce con fatica la manutenzione ordinaria, e spesso nemmeno quella, in cui ci sono quartieri con strade dimenticate per decenni, a quale futuro sono condannati questi fantasiosi desiderata?
La città visibile è vittima della cronica sciatteria urbana, bisogna prenderne atto, è un territorio lasciato a se stesso, in balia di orde di vandali e cittadini dal carente senso civico, pronti a macinare ogni manufatto, a riempire ogni angolo di spazzatura. In questa cieca visione della città, gli occhi del politico sono coperti dal velo del consenso, una legittimazione poco lungimirante, la stessa che si gonfia di buoni propositi. Gli stessi che riempiono le letterine natalizie solo per poter essere disattesi.

7 commenti:

  1. dalle foto però non mi pare sia realizzata sopra una collina di sabbia

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  2. Il nuovismo è diffusamente presente.
    Non si riesce a mantenere l'esistente, si passa al nuovo che NON verrà manutenuto e che diventerà vecchio per poi reiniziare.
    Non di rado grandi il nuovismo si accompagna a grandi spinte speculative.

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    1. è la stessa identica logica che oggi ci consegna il conto ambientale dell'edificato degli anni del boom economico. Insomma non abbiamo imparato nulla

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