martedì 20 ottobre 2026

È come spegnere un incendio a forza di sputi

È risaputo, quando c'è da far casino i francesi sono dei veri maestri. Se poi siano tutti francesi doc quelli impegnati nelle varie attività del video, poco importa. Vivo queste notizie con un misto di sgomento e compiacenza. Perché a chi blatera che il popolo bue sia oramai ridotto a gregge da tastiera, posso dire: non è vero, ti piacerebbe. Guarda qui.

 

Dentro alle manifestazioni del 17 ottobre c'è finito un po' tutto: aumento del costo della vita, il deterioramento dei servizi pubblici, la situazione dell'istruzione. Si potrebbe semplificare dicendo che è una protesta contro le politiche scellerate dell'ultimo decennio. Ma non è solo questo.
Ci sono persone che per necessità, perché hanno degli ideali, per noia, o tutte queste cose assieme, sono ancora capaci di ribaltare una città e metterla a ferro e fuoco, segnalando che la politica sta commettendo degli errori, sta rubando i soldi dalle tasche dei cittadini creando disagio sociale; sta traboccando il vaso. Quello che mi disturba è che non sia possibile farlo diversamente. Insomma se in passato l'unico modo di far capire al re che aveva fatto una cazzata era tagliandogli la testa, oggi mi aspetterei che la stessa consapevolezza arrivasse in modo meno ferale. Per capirci, farei volentieri a meno di guardarmi un docu-film sui fatti del G8 di Genova ed altre cose simili. E farei volentieri a meno di guardare le rovine del municipio di Limoges. Con buona pace di storici e romanzieri che dovranno cercare altrove tragiche ispirazioni.
E in Italia?
Bologna, Milano, Torino ed altre 13 città sono state interessate dai cortei di protesta, con scontri, arresti e polemiche tra istituzioni e forze dell'ordine.
A questo punto mi interrogo: perché certe società trasformano il dissenso in manifestazione pacifica, mentre altre situazioni sfociano nello scontro?
Forse stiamo perdendo la capacità individuale (e collettiva) di gestire le emozioni, mentre siamo sempre meno capaci di fermarci a pensare prima di agire.
Quanta parte di questi comportamenti violenti si può assegnare ai cambiamenti cerebrali dovuti all'uso dei furbofoni e quanta è frutto del bombardamento mediatico e pubblicitario che ci ha addestrato ad essere mansueti e facili consumatori emozionali?
Secondo la neuroscienza il furbofono non influenza soltanto il modo in cui gestiamo le emozioni, ma anche il nostro rapporto con la frustrazione, l'attesa e il bisogno di gratificazione.

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