dimanche 14 octobre 2018

Quando tutto va a puttane

we're are in the same boat...

Sempre più spesso mi capita di leggere articoli e notizie sugli italiani che lasciano l'Italia, neo laureati ma anche neo pensionati, oppure aziende che trasferiscono la sede all'estero; le cifre a detta di alcuni sono allarmanti, e configurano un futuro malevolo. Ma a quanto pare ai politici non importa e tolta qualche iniziativa sul rientro dei cervelli, lasciano fare.

Personalmente ammiro ed invidio queste persone e dubito che si trasferiscano con la morte nel cuore come spesso chi ne scrive vorrebbe far credere; anzi da quello che leggo dal gruppo FB appositamente creato, chi esce dal recinto italico ne è felicissimo. Perché all'estero si respira un'aria differente, le persone sono messe in condizione di realizzare i propri sogni... scrive così una ragazza emigrata negli USA. Insomma se uno decide di lasciare la nazione dov'è nato vuol dire che ne ha le palle piene, mi risulta difficile credere al tradimento o scomodare altri stereotipi.

Conosco molti laureati in filosofia, archeologia, medicina o biologia, che all'estero hanno trovato una cattedra dopo sei mesi da ricercatore, o comunque un lavoro pertinente alla loro qualifica, con uno stipendio che gli permette di pagare l'affitto, le bollette e vivere in modo dignitoso ed autonomo.
E' poco? Qui sarebbero rimasti anni a fare i tirapiedi gratis a qualche barone o sarebbero finiti  a sopravvivere in un call center.

Una cosa che ho potuto notare personalmente vivendo all'estero, è che se mandi un curriculum ti chiamano per un colloquio, è una conseguenza diretta. In Italia invece non accade mai, per il semplice fatto che se un'azienda cerca collaboratori prima di tutto attiva la prassi della raccomandazione, poi quella dell'amico dell'amico e solo in ultima istanza perde tempo a cercare personale qualificato tramite selezione. Gli effetti di questa procedura sono sotto gli occhi di tutti, inutile sottolinearne i danni.

E' chiaro che se una persona non si allinea a questo mood si sentirà immediatamente fuori posto e quindi cercherà ambiti sociali e lavorativi in cui star bene, che lo valorizzano per le sue competenze. Non mi pare sia pretendere troppo.

A quelli che invece 'resistono', quelli che restano stoicamente per cambiare le cose, invece posso solo dire che essendo una minoranza, difficilmente l'avranno vinta, d'altra parte l'emigrazione è un fenomeno centenario e non mi pare che in tutto questo tempo sia cambiato qualcosa, anzi potrei quasi dire, con le dovute proporzioni, che stiamo peggiorando.

dimanche 7 octobre 2018

La Regina di Maggio


Appartamenti dei Principi Ereditari

Così la zia Maria, (in realtà prozia), chiamava la regina, perché era la Sua Regina, avevano lo stesso nome e la stessa età essendo nate a pochi giorni di distanza. Il fatto che avesse regnato per un mese soltanto non aveva molta importanza.

Io la vidi a teatro, la regina di maggio, ultima sovrana di quel regno effimero che venne travolto dalle forze alleate; poteva essere il 1988, all'epoca seguivo le rappresentazioni del Teatro Margherita, e lei spuntò su un palchetto defilato, nessuno si accorse di quella presenza discreta sino a che il direttore d'orchestra la salutò con un inchino, invitando la sala ad un applauso in suo onore. Ma io nella mia pivellanza nemmeno sapevo chi fosse quella vecchia vestita come Belfagor con dama di compagnia al seguito.

Lo scoprii dopo, parlandone con zia Maria, che mi disse: guarda nell'Artusi e troverai. Cercai il libro nei cassetti della credenza, e trovai al suo interno un ritaglio di giornale, un trafiletto che portava la data dell'8 gennaio 1930. Il menù delle nozze reali, titolava l'articolo. A seguire una breve lista delle pietanze. Zia Maria si configurava come un'inguaribile monarchica, confermando le dicerie familiari che volevano avesse votato Monarchia al fatidico referendum.

La Regina di Maggio è morta a Ginevra, il 27 gennaio del 2001 e ricordo che zia Maria, all'epoca vispa ottuagenaria, mi telefonò per dirmelo e per chiedermi di chiudere tutte le persiane di casa nel giorno del funerale, in segno di lutto e rispetto.

Un tardivo omaggio alla casa regnante...



(*) Nella foto la stanza da toletta della Regina, recentemente restaurata e visitabile; fu allestita a Palazzo Reale in occasione della visita in città dei novelli sposi.

dimanche 30 septembre 2018

Sospeso




Ho passato un buon quarto d'ora a guardarlo, lo scheletro di dinosauro che incombe su una valle immersa in un silenzio innaturale.

Poi mi sono deciso a fotografarlo per scriverci un post, e mi sono subito identificato in quei babbei che vanno al porto a fotografare la Concordia. Insomma se voglio fotografare disgrazie qui c'è solo l'imbarazzo della scelta.

A seguire ho pensato che quel ponte, o meglio quello che ne rimane, è la cartina tornasole dell'ennesimo governo di marionette, dalle dichiarazioni di Toninulla, alla bagarre che ha innescato la solita commediola all'italiana. Decreti incompleti e senza coperture, soldi promessi che non arrivano, emergenze utili a scavalcare le tutele alla spesa pubblica, e costi che lievitano per magia, allungando i tempi di ricostruzione; insomma il pascolo buono per speculatori incalliti è pronto.
A completamento le inchieste trentennali.

Così eccola lì, la nostra zona rossa, ennesimo punto del morbillo italico; quante ne abbiamo disseminate in giro per la penisola? Troppe.

Però abbiamo il campionato di calcio, Ronaldo orgoglio nazionale, e buoni argomenti per rimestare e distrarre, come le chiusure domenicali dei negozi... altra sconfitta al buon senso.


dimanche 23 septembre 2018

Settembre andiamo, è tempo di ballare

Avevo solo voglia di staccare, andare altrove 
Non importa dove, quando, non importa come 
Avevo solamente voglia di tirarmi su 
Per non pensarti e poi lasciarmi ricadere giù...

Dice così la canzone dell'estate, quella di Giusy Ferreri, Sean Kingston, Takagi & Ketra...

Io invece avevo voglia di fare qualcosa di... boh! di interessante ed alternativo. Sarà che lo scazzo estivo quest'anno ha premuto più del solito, sarà che in città si respira un'aria grama, un misto tra la rassegnazione e l'incazzo, tra l'impotenza e l'incapacità.

Poi c'è la mia socialità, che a fine estate è ridotta ai minimi termini e quando penso all'autunno, anelo a qualcosa tipo grotta dell'eremita, ma con una mitragliatrice sull'ingresso, e già mi figuro in una situazione in cui fuori piove e fa freddo ed io stacco il telefono e resto al calduccio sotto al piumone.

Si lo so, non va affatto bene, ma ero lì che riflettevo e mi son detto: e adesso che combino? 
Poi un amico mi dice: ma perché non facciamo un bel corso di danza?

A me solo l'idea faceva vomitare ed ho subito visualizzato quelle penose lezioni con un tipo in calzamaglia che insegna i balli latino americani a tardone in cerca di divertimento o ecuadoriane in cerca di marito-pollo e poi li ritrovi tutti a ballare all'Estoril, in una sorta di corte dei miracoli in stile 'La grande bellezza'.

Quindi gli ho detto: NO manco morto... ma poi lui se ne esce con questo corso alternativo di dabke, fatto in una specie di centro sociale auto gestito, una lezione di prova e dopo un anno puoi ballare come i tizi del video... per ora la musica mi piace, vedremo l'ambiente.


dimanche 16 septembre 2018

...perché in fondo lo sai, sono amabili resti

Ho sempre considerato l'Italia il paese dei repressi, principalmente di repressi sessuali per merito della chiesa cattolica che divide et impera su ogni questione, da quello che devi mangiare a con chi devi andare a letto. Essendo cresciuto in ambiente interconfessionale credo di aver sviluppato una discreta idiosincrasia non solo per i diktat cattolici, ma per tutte quelle situazioni dove luoghi comuni e stereotipi influenzano il libero pensiero. Tuttavia ci sono cose che mi fanno pensare che se non ci fosse qualcuno a dettare delle regole etico-comportamentali l'essere umano scivolerebbe nel vizio e nella banalità, alla faccia del libero non-pensiero.
Resta sempre aperta la questione dell'etica laica, che dovrebbe essere garantita da una società civile volta alla crescita culturale del singolo... etc etc... ma rabbrividisco all'idea che la cosa sia lasciata nelle mani dello Stato Italiano.

Tempo fa avevo avuto uno scambio di idee con un padre salesiano, a cui mi trovai a dover dar ragione sul fatto che in certi contesti sociali e culturali, se mancasse la presenza della chiesa, non ci sarebbe altro. Quindi a questo nulla, è pur sempre preferibile una discutibile etica cattolica. (attenzione dico cattolica e non cristiana).
Ne convenni; con il pensiero che prima di correre, serve imparare a camminare, e forse è meglio un'imbecillità bigotta in divenire, piuttosto che un'imbecillità totale per sempre.

Tutta questa premessa per introdurre alcune 'scoperte' che ho fatto ascoltando la radio; la prima in ordine di tempo è l'esistenza di siti web dove i clienti possono recensire le prostitute al pari di una pizzeria. Questa cosa torna ad alimentare il mio dubbio sul fatto che l'etica cattolica con le sue reprimende, abbia fallito e forse sarebbe più coerente una valida e seria educazione sessuale, anche se in questo momento non saprei dire chi potrebbe garantirla.

E poi... forse sono un bigotto di ritorno (su questa cosa devo rifletterci), ma davvero non saprei quale sottocultura invocare per razionalizzare la faccenda che vado a raccontarvi, perché se da un lato mi stanno bene i bordelli con cui Svizzera - Austria e Croazia hanno costeggiato il confine per accalappiare le italiche scappatelle, dimostrando l'ipocrisia ed il fallimento della Merlin, la Casa delle Bambole di Torino davvero non me la spiego, e mi son subito detto: ma che squallore.

A seguire sono rimasto stupito dal fatto che dopo pochi giorni dall'apertura erano già full con le prenotazioni, con clienti disposti a pagare 80 euro per scopare mezz'ora con una bamboletta di silicone, e pare che l'unico modo trovato dalle autorità per osteggiare la faccenda sia stata inventarsi una presunta violazione delle regole per l'affitto delle camere... ma in tutto questo, la vera domanda, il vero titolo acchiappa click dei quotidiani, è:

Andare con una bambola del sesso è tradimento? 

Cosa ne pensa la gente?



dimanche 9 septembre 2018

I dinosauri si sono estinti perché non li accarezzava nessuno

La Simo non la sento più da quando è morto Adry. C'ero rimasto così male per quel lutto senza preavviso, che ho giusto trovato il cuore per recapitarle un biglietto e poi ho voluto dimenticare.
Perché la morte mi fa paura.
Mi scrive, dopo tre anni, che pare ieri e mi narra di una bonifica dei cassetti post Adry.
Penso a qualcosa fatto con fatica, quelle elaborazioni necessarie e salutari ma che richiedono molto tempo e tanto silenzio.

Mi scrive, discreta, due frasi che rispolverano un tempo lontano di amicizia stretta, quando il mondo era ai nostri piedi e nella libreria mettevamo la bibbia tra i libri di fantascienza. A seguire un briciolo di futuro, poco, incerto.

Risponderle mi precipita nell'umore che rifuggo con cura da tempo e da cui provo ad staccarmi pensando egoisticamente che c'è chi sta peggio. Ma lo faccio perché ci tengo, ci tengo ancora, forse ci ho tenuto sempre e non lo sapevo. A volte basta così poco per farsi una carezza.

dimanche 2 septembre 2018

Cose di nocciole e ricordi

In settembre si raccoglievano le nocciole, noi avevamo pochi alberi ed in un paio di pomeriggi la cosa era fatta. Le usavamo prevalentemente per le necessità familiari, in parte venivano messe nel miele assieme alle noci dell'unico albero che avevamo in fondo all'aia e in parte restavano a seccare nei cestini per essere usate a Natale. Quello che non raccoglievamo restava agli scoiattoli e ai ghiri.

Il confinante invece ne aveva una decina di fasce, gli alberi erano tenuti bassi e il terreno attorno era tutto a trifoglio, che usava raccogliere fresco da portare ai conigli. Verso la fine di agosto veniva stesa una rete per agevolare la raccolta. Poi gli alberi venivano battuti e si procedeva a riempire le gerle che poi venivano portate in paese.

Il lavoro era fatto dai bambini. Noi aiutavamo più che altro per divertirci, ma lo capimmo subito che invece era una cosa seria e andava fatta con metodo. Fu l'Ornella a farmelo capire, lei era la più grande del gruppo che si occupava della raccolta, e quell'incombenza la faceva sentire importante.

I tempi erano stretti, nella settimana precedente l'apertura delle scuole si doveva fare tutto, sperando che non piovesse, perché le nocciole bagnate ammuffiscono. Si raccoglieva dal primo mattino sino al tramonto, con piccole pause, per pranzo avevamo i panini con la formaggetta, il salame che faceva la Tea, l'acqua della fontana in piazza nel fiasco e una fetta di pane dolce, con miele e uvetta. Poi andavamo a caccia di fichi neri, susine o delle settembrine, piccole pere che maturavano a fine estate; c'era un albero in mezzo ai rovi, ambito proprio perché era difficile da raggiungere.

Poi alla domenica venivano  i compratori dal piemonte, quelli del cioccolato, li chiamavano così in paese; arrivavano con il camion, scaricavano in piazza una macchina a motore che sgusciava le nocciole in fretta, separando le brattee. Alcuni venivano anche dai paesi vicini, e si mettevano in turno segnando i nomi su un foglio che veniva appeso al palo della luce dal primo che arrivava.

I compratori mettevano tutto nei sacchi che portavano loro, e procedevano alla pesa, ma prima Andreino, il vecchio del paese, posava sulla stadera un suo peso per controllarne l'esattezza.
Quando anche l'ultimo sacco era sul camion venivano fatti i pagamenti, si stringevano le mani e la Maria portava in fiasco di vino buono e dei bicchieri tenuti nel grembiule, e si brindava per chiudere l'affare.

Quando il camion partiva tutti se ne tornavano a casa, e sul bordo del fosso accanto al rià restava un mucchio di brattee che le piene dell'autunno avrebbero portato via velocemente.