dimanche 23 avril 2017

manfrina s. f. – 1. Variante, originariamente dial., di monferrina, danza piemontese: ballare la m.; suonare la m. (anche per significare una musica mal eseguita). 2. fig. a. Discorso, chiacchierata, e sim., noiosi e tirati troppo per le lunghe: è sempre la stessa m.; quando la finirai con questa manfrina? b. Messinscena fatta allo scopo di ottenere qualcosa, di convincere o comunque coinvolgere qualcuno, e sim.: fare la m.; non fidartiè tutta una m., è solo una m.; ormai conosco bene le sue manfrineLe si erano messe intorno, facendo tutta una m., per avere qualcosa (Pasolini).

Dice così sulla Treccani ... l'ho cercato perché mi sono ricordato di questa parola mentre leggevo un blog in cui il 90% dei commenti ai post era di questo tipo:
carissima, che meraviglia, amica mia ti leggo sempre con piacere, splendide foto, ma sei bravissima cara amica mia, che splendore, una buona giornata a te mia cara, questa è pura poesia, hai portato il sole nella mia giornata, etc.
Tutto questo zucchero era indipendente dall'argomento dei post, dalla serie di foto di tramonti, rose e gattini, damine e pizzi, copriteiera ad uncinetto o tendine col fiocco, oppure altre faccende paesaggistico-artistico di cui pare il blogger si occupi con una certa regolarità.
Non saprei perché, ma leggere una serie di almeno 25-30 commenti di questo tenore con conseguente risposta del blogger ton-sur-ton, mi ha provocato un principio di nausea, al punto che mi è passata la voglia sia di commentare, perché non mi sarei allineato agli altri, ma anche la voglia di proseguire a leggere il blog in futuro, così mi sono chiesto: e se mi accadesse? se un malaugurato giorno trovassi 30 commenti mielosi ad un mio post? commenti assolutamente OT (OffTopic), che nulla aggiungono alla discussione, commenti che si potrebbero definire gratuiti, o a pisciata di cane, per i più introdotti, commenti di cui nemmeno si capisce il senso, e se il commentante ha letto (e compreso) il post, commenti che potrebbero andar bene per qualsiasi blog, forse commenti copia-incolla, a cui potrei rispondere copia-incolla pure io, (forse per conseguenza o ritorsione) insomma una melassa di cui non ravvedo il senso e l'utilità (forse l'Analisi transazionale di Berne potrebbe illuminarmi).
Eppure il blog tratta spesso argomenti interessanti, (non il mio quello in discussione) su cui potrebbero iniziare riflessioni interessanti. Ma niente, a quanto pare il lettore medio è solo capace di manfrinare con un: mia cara le tue foto sono poesia pura, roba che a me veniva di rispondere: ma che cazzo vuol dire poesia pura, che ne sai della poesia? queste sono le cose che mi mandano in bestia, gente che colma il vuoto assoluto con le manfrine, poi sono andato a sbirciare i blog dei commentatori, gente che copia-incollava poesie a sfare, testi di canzoni e frasi fatte prese e buttate lì, senza un commento, senza un pensiero proprio, cacciate lì come a dire la penso così e non devo aggiungere altro. Ok va bene per un paio di post, ma tutto un blog così? aiuto!!! come quando da piccoli si fa il collage, parevano un quaderno di ricette prese da BravaCasa o peggio dalle ricette di Suor Germana. Mi è salita l'ansia, avrei tanto voluto trovare un commento cinico, anche solo vagamente critico, qualcosa che mi potesse far pensare ad una visione realistica, ma nulla.
Avete presente quelle situazioni dove c'è un bambino rompicoglioni, che frigna, ma non puoi dire niente perché passi subito per Erode? ecco, mi sono sentito così.
Mondi di miele e fruttacandita, dove lo scorno è tenuto da parte, escluso con certosina censura. Ci sono persone che vivono così? che estrapolano dalle loro vite le rogne al punto da non accorgersene? che ritagliano via il brutto sempre e comunque, possibile? Possibile che ci riescano e che vivano comunque nel mondo reale, e non in un paradiso artificiale da cui svegliarsi con una bella facciata? Non lo so ma parrebbe di si... e forse un po' li invidio pure questi qui.

dimanche 16 avril 2017

Sciagure declassate nella categoria: …e quindi?

Risalgo veloce la strada che conduce fuori porta, verso ponente, un lungo arco di pietre consumate che replica la curvatura del porto, e prosegue oltre l'arsenale, dove il Principe sta costruendo la sua reggia, ma questo è accaduto nel 1530... è sempre così, mentre attraverso il centro storico, mi figuro la città che c'era, quella moderna non mi riguarda, così vedo le torri delle antiche mura, quelle del Barbarossa, riconoscibili, presenti sotto strati di intonaci e pittura. Mentre vagolavo dando un senso differente a ciò che mi circondava, incrocio faccia a faccia una vecchia conoscenza, talmente passata che subito non l'avevo riconosciuta, mi saluta con il tono di chi desidera fermarsi per sapere, per riallacciare, c'è la certezza di potermi trattenere a conversare, forse in virtù di una confidenza che però per me è ormai sbiadita, sorrido e rimando il saluto, educato, molto educato, esibisco una cortesia che nemmeno mi appartiene, ma è una cortesia veloce e quindi costa poca ipocrisia, non rallento nemmeno la mia camminata, scivolo accanto, incurante, già guardando oltre, dopo il saluto il suo volto viene nuovamente sommerso da altre facce sconosciute, il mio traguardo è porta San Tommaso, prima che venga chiusa al tramonto, fuori le mura, mi aspettano.
Solo agli orti Sauli la memoria scorre un paio di scorni passati, quasi come vedere le pubblicità dal vagone della metro, riconosci appena le immagini, ma che importa... Via! E poi sollievo, si, piacevolezza di aver evitato di riallacciare quel legame. Quanto incazzo all'epoca.
Mentre in Santa Fede attraverso un ponte levatoio che alcuni si ostinano a chiamare strisce pedonali, e quel semaforo che dura troppo poco, (e il panificio che fa una focaccia da urlo) mi dico che ci sono epoche della vita in cui attiriamo zavorra come le calamite la limatura di ferro, e quando poi capita di smagnetizzarsi e finalmente ci liberiamo, è come togliersi le briglie, perché non l'ho fatto prima? Non saprei, forse perché ad un certo punto impariamo a rinunciare a qualcosa, impariamo che la solitudine è più piacevole delle persone tossiche, che le nostre regole sono importanti e non possono essere derogate per fare posto a quelle degli altri, a chi pretende, a chi non apprezza; starò imparando a volermi bene?
Non saprei, in ogni caso è il tramonto e sono fuori, lì, a guardare l'imbarcadero, o ciò che ne rimane e mi sento libero, da cosa non saprei, ma LI-BE-RO!! Non è già abbastanza?


dimanche 9 avril 2017

Questione di priorità

Da tempo sto elaborando una teoria, ma ero in alto mare, poi l'altro giorno ho trovato un video di Monty Montemagno che ha chiarito la questione una volta per tutte. Alcune persone, sempre di più ultimamente, danno priorità a cose di poco conto, e ciò non va affatto bene, tuttavia ero nel dubbio se tali comportamenti potessero essere classificati come "priorità all'irrilevante" sempre e comunque, come dice il Monty, oppure se sia solo una questione di tempistica sbagliata. Faccio alcuni esempi a cui ho assistito...

1) interrompere una conversazione con amici per leggere e rispondere ad un sms, a cui si poteva rispondere anche dopo
1bis) incontrare l'assessore con delega a ... e discutere mentre chatta con lo smartphone
2) distrarsi da una lezione o da una riunione di lavoro per controllare i like su FB
3) ritardare ad un appuntamento per terminare un gioco on line
4) trascurare la guida dell'auto (o scooter) per controllare i messaggi su whatsApp

Questo nel magico mondo dei social, ma per estensione...

1) ingolfare una discussione a tavola con apprezzamenti sul cibo e ma-se-vuoi-prendine-ancora
2) usare il poco tempo a disposizione parlando di tattiche del fantacalcio
3) esibirsi in spiegazioni inutilmente prolisse monopolizzando la discussione
4) fare continuamente domande OT durante una spiegazione
5) intasare una messaggeria con emoticons e video di puttanate quando invece con tre messaggi si potrebbe decidere l'appuntamento

Mi sono chiesto se l'attitudine alla distrazione sia qualcosa di conscio oppure uno di quei comportamenti automatici, quelle cose da gente con la testa vuota, (da imbecilli per capirci) oppure sia sintomo di un desiderio di leggerezza, un po' come quando siamo costretti in una conversazione noiosa, ed ogni mosca che passa è perfetta per distrarci nostro malgrado.
Non c'è mai una regola fissa applicabile, però ho sempre più spesso l'impressione che le persone siano in balia di una qualche forma di ritardo mentale (acuto o cronico) oppure per empatia replicano quello che vedono fare agli altri. Sia come sia il fatto resta, c'è una moltitudine di persone che, pur mantenendo alcune priorità principali, da importanza alle cose nel momento sbagliato; e nel farlo si incasina e spesso incasina quelli che gli stanno attorno.
La cosa è assai evidente in città, quando si incrociano quelli che guidano come dei goloidi, e pensi che stiano infartando, ma poi ti accorgi che stanno rispondendo a un sms, mentre fumano una sigaretta.
Anche il fatto che le persone tengano il cellulare in mano sempre e comunque, è sintomo di una sopraggiunta confusione comportamentale, come se lasciarlo in tasca o in borsa li privasse di una qualche indispensabile funzionalità, senza contare che è davvero imbarazzante rapportarsi con persone che hanno una mano perennemente occupata e una conseguente manualità monca, in questo modo anche il non utilizzo diventa un impedimento.
Penso che usandolo indiscriminatamente queste persone si sentano, non solo positivamente multitasking, ma anche importanti se non indispensabili per qualcuno, si illudano di 'esserci' per tutti coloro a cui rispondono subito, quando sono i primi a mettere un like, provano un brivido, e si sentono pure gratificati dall'aumento dei like sul loro, riconfermati nel giudizio.
Insomma ho paura che questa smania di far cose sul cellulare (e solo lì), che fa perdere il senso delle priorità, sia una peculiarità dei mediocri.

dimanche 2 avril 2017

réclame /re'klam/ s. f., fr. [in origine, termine tipogr. nel senso di "chiamata", poi breve cenno nel testo di un giornale con rinvio agli annunci pubblicitari, infine pubblicità], in ital. invar. - 1.

- Tesoro ho buttato il vecchio smartphone, dice così la tipa nella pubblicità; buttato, con una vocetta da OcaGiuliva che levati, e lui anziché prenderla a calci nel culo per aver buttato uno smartphone da 700 euro, resta tranquillo e le chiede come farà adesso a chiamare la mamma, con l'intonazione del bambino caduto dal seggiolone (d'altra parte solo un babbeo poteva sposarsi con una così), e lei sempre garrula risponde che in quella grande-catena-di-store-di-elettronica, c'è il fuori tutto, quindi di cosa preoccuparsi? Anzi con una spesa di 'soli' 800 euro avranno perfino un buono del 20% da spendere in altri articoli; metti che oltre allo smartphone a lei venga voglia di buttare anche il tv-plasma, il pc o magari il tablet o chissà che altro, che importa! tanto c'è il fuori tutto sull'elettronica.
A mio parere la pubblicità sta rasentando la parodia di se stessa, io spero sempre che lo facciano per colpire l'ascoltatore, e non per un'improvviso rincoglionimento collettivo, ma ultimamente ci sto ripensando, perché finché dici cose ragionevoli non ti caga nessuno, mentre quando la fai fuori dal secchio, allora si accorgono di te, ed a furia di farla fuori dal secchio alla fine ci credi e diventa prassi, sarà anche per questo che i politici... vabbè ci siamo capiti.
Comunque, la cosa più assurda, e ne sono certo, è che se vado nella grande-catena-di-store-di-elettronica, e un giorno lo farò, andrò lì senza necessità di acquisto, ma solo per registrare i discorsi delle persone e fare foto, e il giorno dopo posterò tutto su questo blog, sempre che non mi occorra prima pagare una cauzione, insomma, io sono sicuro che se vado allo store, li trovo per davvero due babbei come quelli della réclame, gente che butta robe per il solo gusto di cambiare, senza nemmeno capire quello che sta facendo, che si è fatta venire la necessità di comprare, come Raffa che ha 'dovuto' comprare un secondo tablet perché altrimenti come faceva a scorrere le ricette on line stando in cucina mentre l'altro tablet lo usa in salotto? pure convinta di fare un affarone perché c'era l'offerta.
E sono anche sicuro che se dopo essere stato allo store, passo dall'isola ecologica lo trovo lì il loro home theatre, il plasma piatto che l'addetto accorto ha sistemato nell'angolo per poi portarselo a casa, usarlo o quando va bene rivenderselo nel mercatino di Facebook.

dimanche 26 mars 2017

Volevo scrivere una cosa furba, ma è venuto fuori questo...

Teresa May ha parlato alla nazione. “Il nostro livello di sicurezza è stato rafforzato”, definendo “l’attacco terroristico come un atto disgustoso e odioso”, visto che “è stato colpito il cuore della nostra capitale”. 

Questo riporta l'articolo su 'Il Fatto Quotidiano'- saranno le parole esatte della May? cazzo che banalità, cosa si aspettavano un atto terroristico gentile e garbato che colpisse la periferia degradata?
O forse l'attentatore avrebbe potuto lasciare un biglietto di scuse, solitamente lasciano il passaporto, dei fiori, un souvenir? Solito giretto di giostra. Tuttavia c'è da dire che questa volta la mira è migliorata, hanno sempre ammazzato della povera gente, ma hanno fatto capire che l'obiettivo era un altro, basta con ristoranti e discoteche, se i politici non sono capaci di fronteggiare la situazione hanno poco da difendersi. Sono esposti e sono i bersagli principali, questo leggo tra le righe.

dimanche 19 mars 2017

Garantismi minimi per tutti

Nella nazione della par condicio, spesso alla radio sento dire: quella famosa marca di crema alla nocciola, al posto di Nutella, i mobili di quel mobilificio svedese... al posto di Ikea, oppure la nota marca di bevanda americana... al posto di CocaCola. e mi dico: che vomitevole conformismo!!! Manierismi ridicoli e puerili che fanno capire come i media siano farciti di retorica, tuttavia mi sono chiesto: ma è utile tutto questo?? serve a qualcosa, tutela qualcuno??
Sempre per effetto della par condicio, se viene nominata una qualsiasi marca, perché non se ne può fare a meno, o perché allo speaker è scappata, allora vengono subito nominate tutte le altre di quel settore, quindi se si parla di una compagnia telefonica, si devono menzionare tutte le altre del cartello, guardandosi bene dal muovere elogi o critiche, giusto per evitarsi querele da parte degli attaccabrighe. Una cosa molto simile accade quando sento parlare dei cattivi servizi di una città, e non è complicato trovarne, ecco che subito si sente il bisogno di equilibrare la bilancia, instaurando un tono amichevole e piacione... ma salutiamo tutti gli 'amici' di... città bellissima e complicata! che però conserva un sacco di splendide opere d'arte, etc... cosa che si può dire di qualsiasi città italiana, ma perché non dire: città di merda (se lo si pensa davvero e ci sono le prove), fa brutto? eppure è risaputo che oltre il 90% dell'orgoglio italiano è per qualcosa che ci siamo trovati lì senza far nulla, l'orgoglio italiano scaturisce dal possedere monumenti costruiti in epoche remote e giunti a noi spesso per puro culo, conservati dalla tipica sciatteria e gestiti nella negligenza più totale, un orgoglio che nasce dalle normali attività di vigili del fuoco, dei militari, di medici ed infermieri che svolgono la loro professione in modo corretto, oppure è l'orgoglio per ricercatori fuggiti all'estero, che proprio grazie al trasferimento hanno potuto accedere alle risorse necessarie per sviluppare le loro potenzialità, orgoglio per le prodezze sportive di atleti che per anni si sono allenati a spese loro, per i fatti loro, spesso nella totale indifferenza di istituzioni e società sportive, insomma più l'orgoglio è avulso dalle quotidiane possibilità nazionali e più viene chiamato in causa, da giornalisti e politici, che gareggiano per assegnarsi medaglie altrui, siamo il paese dove i giornali pubblicano la "strabiliante notizia" che un treno è arrivato in orario... ma ce ne rendiamo conto???
Non saprei perché ad un certo punto sia iniziato tutto questo teatrino, ma adesso è difficile venirne fuori, perché la gente si è abituata alla scenetta, per cui se un giorno qualcuno dicesse: ora vi diamo la ricetta del pesce al forno, un qualsiasi macellaio si sentirebbe in diritto di 'pretendere' anche la ricetta dell'arrosto, perché viene discriminato, quando non offeso, un vegetariano si irriterebbe perché non è stata data anche la ricetta delle zucchine ripiene al formaggio e un vegano griderebbe allo scandalo perché esiste il seitan al forno che è buonissimo e la cultura dominante discrimina le minoranze. Ma la cosa più ridicola è che tutti otterranno ascolto, nessuno avrà il coraggio di dire: mavaffanculo! anzi si sentiranno in imbarazzo, mentre i discriminati potranno esibire la corona del martire, salvo poi comportarsi da arroganti, perché le minoranze hanno sempre e comunque ragione anche quando sproloquiano. Trovo tutto questo ributtante, indicatore di un arretramento culturale che pretende, solo a parole, di rappresentare l'evoluzione della comunicazione, i diritti di tutti, un garantismo tanto esteso quanto fasullo e superfluo, inconsistente ed esistente spesso solo nelle parole, ma che di fatto non rappresenta nulla e nessuno, se non il pretesto per alcune categorie di attaccabrighe per sentirsi in dovere di spargere il loro livore (cosa particolarmente evidente nel web).
Tutti pronti a saltare sul tavolo con le pulci al culo. Di questo passo qualsiasi presa di posizione, espressione genuina di un parere personale o semplice esposizione di un punto di vista, potrà essere tacciata di essere iniqua, offensiva, denigratoria, partigiana, derisoria, fascista, razzista, xenofoba, omofoba, maschilista, e ciò permetterà di poter montare una polemica sulla qualsiasi, intasando ogni discussione e spostando di fatto l'attenzione su altri orizzonti, l'importante è essere inconcludenti; altro che contraddittorio costruttivo. A chi possa giovare tutto questo non saprei, inizio a sospettare una qualche regia, ma mi rimane oscuro il fine, per ora, la caciara da mercato del pesce, pare faccia audience e like sui social: e tanto basta!

dimanche 12 mars 2017

Ritratto di famiglia con tempesta

Ironia del nome, Le sorelle del Buon Soccorso, non erano poi molto... soccorrevoli, almeno tra il 1925 e il 1961, in questo periodo i sotterranei del loro pio istituto si sono riempiti di cadaveri; 800 almeno, una media di 22 all'anno, quasi due orfani al mese per 36 anni. e nessuno ha sospettato nulla, nessun medico, nessun assistente, collaboratore, cittadino, nulla di nulla, possibile?
Nella stessa epoca in Scozia, accadeva qualcosa di molto simile, ma anche questo pio istituto è stato opportunamente chiuso nel 1986, giusto in tempo per far sparire testimoni, e carnefici, restano le ossa, e come diceva qualcuno: i morti non mentono mai.
A questo punto mi sono chiesto: possibile che nessuno controllasse, vigilasse? tutti si fidavano di questi centri religiosi che più che orfanotrofi erano case degli orrori, gestite da serial killer. io sono allibito!! ed inizio a pensare che non sia un caso, che serva fare dei collegamenti. Non voglio scomodare una regia degna di Aktion T4, sarebbe troppo anche per il complottista più fantasioso, tuttavia c'è qualcosa di mostruoso che fa brutto dire; limito la mia riflessione al caso irlandese; cosa può spingere un gruppo di suore a tali comportamenti? ma di più, amplio il raggio, cosa può spingere un gruppo di persone all'omertà? Perché qui non sto parlando di un paio di persone, ma di un'organizzazione a delinquere, non c'è nulla di improvvisato, casuale, c'è (o meglio c'era) un sistema che ha funzionato indisturbato per 36 anni, un sistema che non aveva nulla a che vedere con le pratiche di un istituto religioso, così come viene generalmente inteso; quindi lascio da parte la fede e mi spingo oltre... era comodo, per la morale del periodo (e forse anche per quella odierna) che qualcuno si occupasse di accogliere ragazze madri ed orfani, peccatrici e frutti della colpa, fornicatrici fuori dal sacro vincolo del matrimonio, e incresciose conseguenze. Ecco, ci volevano strutture che celassero al "mondo per bene" gravide camerierine ingenue finite nei letti dei loro padroni, o volgari meretrici che erano rimaste incinta nell'esercizio della loro funzione, o magari anche vittime di abusi, insomma donne sfortunate, che alle spalle non avevano nessuno, che dovevano fidarsi ed affidarsi, donne che anziché partorire un figlio entro gli schemi imposti da santa romana chiesa cattolica ed apostolica, avevano peccato, (loro), e messo al mondo uno scomodo bastardo, di cui non era possibile sbarazzarsi subito, perché l'aborto è omicidio e peccaminio a dio onnipotente. E quindi? tutti questi figli della colpa, questi 800 figli del vizio, che futuro avrebbero avuto? non era forse questo il miglior modo per sbarazzarsene? dove mettere la spazzatura se non sotto al convento. Chi avrebbe recriminato, indagato, domandato, ma soprattutto chi avrebbe pianto quei figli di nessuno? Nessuno appunto!
A me pare un validissimo motivo per sigillare l'omertà di tutti, dare la colpa soltanto e solo ai religiosi mi pare anche una soluzione di comodo, farli sparire era la soluzione che tutti speravano ma nessuno era in coscienza di praticare, e allora chi meglio di un religioso, che può giudicare, condannare o assolvere, e fa i conti direttamente con dio,
Ah dimenticavo... Amen.