dimanche 23 septembre 2018

Settembre andiamo, è tempo di ballare

Avevo solo voglia di staccare, andare altrove 
Non importa dove, quando, non importa come 
Avevo solamente voglia di tirarmi su 
Per non pensarti e poi lasciarmi ricadere giù...

Dice così la canzone dell'estate, quella di Giusy Ferreri, Sean Kingston, Takagi & Ketra...

Io invece avevo voglia di fare qualcosa di... boh! di interessante ed alternativo. Sarà che lo scazzo estivo quest'anno ha premuto più del solito, sarà che in città si respira un'aria grama, un misto tra la rassegnazione e l'incazzo, tra l'impotenza e l'incapacità.

Poi c'è la mia socialità, che a fine estate è ridotta ai minimi termini e quando penso all'autunno, anelo a qualcosa tipo grotta dell'eremita, ma con una mitragliatrice sull'ingresso, e già mi figuro in una situazione in cui fuori piove e fa freddo ed io stacco il telefono e resto al calduccio sotto al piumone.

Si lo so, non va affatto bene, ma ero lì che riflettevo e mi son detto: e adesso che combino? 
Poi un amico mi dice: ma perché non facciamo un bel corso di danza?

A me solo l'idea faceva vomitare ed ho subito visualizzato quelle penose lezioni con un tipo in calzamaglia che insegna i balli latino americani a tardone in cerca di divertimento o ecuadoriane in cerca di marito-pollo e poi li ritrovi tutti a ballare all'Estoril, in una sorta di corte dei miracoli in stile 'La grande bellezza'.

Quindi gli ho detto: NO manco morto... ma poi lui se ne esce con questo corso alternativo di dabke, fatto in una specie di centro sociale auto gestito, una lezione di prova e dopo un anno puoi ballare come i tizi del video... per ora la musica mi piace, vedremo l'ambiente.


dimanche 16 septembre 2018

...perché in fondo lo sai, sono amabili resti

Ho sempre considerato l'Italia il paese dei repressi, principalmente di repressi sessuali per merito della chiesa cattolica che divide et impera su ogni questione, da quello che devi mangiare a con chi devi andare a letto. Essendo cresciuto in ambiente interconfessionale credo di aver sviluppato una discreta idiosincrasia non solo per i diktat cattolici, ma per tutte quelle situazioni dove luoghi comuni e stereotipi influenzano il libero pensiero. Tuttavia ci sono cose che mi fanno pensare che se non ci fosse qualcuno a dettare delle regole etico-comportamentali l'essere umano scivolerebbe nel vizio e nella banalità, alla faccia del libero non-pensiero.
Resta sempre aperta la questione dell'etica laica, che dovrebbe essere garantita da una società civile volta alla crescita culturale del singolo... etc etc... ma rabbrividisco all'idea che la cosa sia lasciata nelle mani dello Stato Italiano.

Tempo fa avevo avuto uno scambio di idee con un padre salesiano, a cui mi trovai a dover dar ragione sul fatto che in certi contesti sociali e culturali, se mancasse la presenza della chiesa, non ci sarebbe altro. Quindi a questo nulla, è pur sempre preferibile una discutibile etica cattolica. (attenzione dico cattolica e non cristiana).
Ne convenni; con il pensiero che prima di correre, serve imparare a camminare, e forse è meglio un'imbecillità bigotta in divenire, piuttosto che un'imbecillità totale per sempre.

Tutta questa premessa per introdurre alcune 'scoperte' che ho fatto ascoltando la radio; la prima in ordine di tempo è l'esistenza di siti web dove i clienti possono recensire le prostitute al pari di una pizzeria. Questa cosa torna ad alimentare il mio dubbio sul fatto che l'etica cattolica con le sue reprimende, abbia fallito e forse sarebbe più coerente una valida e seria educazione sessuale, anche se in questo momento non saprei dire chi potrebbe garantirla.

E poi... forse sono un bigotto di ritorno (su questa cosa devo rifletterci), ma davvero non saprei quale sottocultura invocare per razionalizzare la faccenda che vado a raccontarvi, perché se da un lato mi stanno bene i bordelli con cui Svizzera - Austria e Croazia hanno costeggiato il confine per accalappiare le italiche scappatelle, dimostrando l'ipocrisia ed il fallimento della Merlin, la Casa delle Bambole di Torino davvero non me la spiego, e mi son subito detto: ma che squallore.

A seguire sono rimasto stupito dal fatto che dopo pochi giorni dall'apertura erano già full con le prenotazioni, con clienti disposti a pagare 80 euro per scopare mezz'ora con una bamboletta di silicone, e pare che l'unico modo trovato dalle autorità per osteggiare la faccenda sia stata inventarsi una presunta violazione delle regole per l'affitto delle camere... ma in tutto questo, la vera domanda, il vero titolo acchiappa click dei quotidiani, è:

Andare con una bambola del sesso è tradimento? Cosa ne pensa la gente?



dimanche 9 septembre 2018

I dinosauri si sono estinti perché non li accarezzava nessuno

La Simo non la sento più da quando è morto Adry. C'ero rimasto così male per quel lutto senza preavviso, che ho giusto trovato il cuore per recapitarle un biglietto e poi ho voluto dimenticare.
Perché la morte mi fa paura.
Mi scrive, dopo tre anni, che pare ieri e mi narra di una bonifica dei cassetti post Adry.
Penso a qualcosa fatto con fatica, quelle elaborazioni necessarie e salutari ma che richiedono molto tempo e tanto silenzio.

Mi scrive, discreta, due frasi che rispolverano un tempo lontano di amicizia stretta, quando il mondo era ai nostri piedi e nella libreria mettevamo la bibbia tra i libri di fantascienza. A seguire un briciolo di futuro, poco, incerto.

Risponderle mi precipita nell'umore che rifuggo con cura da tempo e da cui provo ad staccarmi pensando egoisticamente che c'è chi sta peggio. Ma lo faccio perché ci tengo, ci tengo ancora, forse ci ho tenuto sempre e non lo sapevo. A volte basta così poco per farsi una carezza.

dimanche 2 septembre 2018

Cose di nocciole e ricordi

In settembre si raccoglievano le nocciole, noi avevamo pochi alberi ed in un paio di pomeriggi la cosa era fatta. Le usavamo prevalentemente per le necessità familiari, in parte venivano messe nel miele assieme alle noci dell'unico albero che avevamo in fondo all'aia e in parte restavano a seccare nei cestini per essere usate a Natale. Quello che non raccoglievamo restava agli scoiattoli e ai ghiri.

Il confinante invece ne aveva una decina di fasce, gli alberi erano tenuti bassi e il terreno attorno era tutto a trifoglio, che usava raccogliere fresco da portare ai conigli. Verso la fine di agosto veniva stesa una rete per agevolare la raccolta. Poi gli alberi venivano battuti e si procedeva a riempire le gerle che poi venivano portate in paese.

Il lavoro era fatto dai bambini. Noi aiutavamo più che altro per divertirci, ma lo capimmo subito che invece era una cosa seria e andava fatta con metodo. Fu l'Ornella a farmelo capire, lei era la più grande del gruppo che si occupava della raccolta, e quell'incombenza la faceva sentire importante.

I tempi erano stretti, nella settimana precedente l'apertura delle scuole si doveva fare tutto, sperando che non piovesse, perché le nocciole bagnate ammuffiscono. Si raccoglieva dal primo mattino sino al tramonto, con piccole pause, per pranzo avevamo i panini con la formaggetta, il salame che faceva la Tea, l'acqua della fontana in piazza nel fiasco e una fetta di pane dolce, con miele e uvetta. Poi andavamo a caccia di fichi neri, susine o delle settembrine, piccole pere che maturavano a fine estate; c'era un albero in mezzo ai rovi, ambito proprio perché era difficile da raggiungere.

Poi alla domenica venivano  i compratori dal piemonte, quelli del cioccolato, li chiamavano così in paese; arrivavano con il camion, scaricavano in piazza una macchina a motore che sgusciava le nocciole in fretta, separando le brattee. Alcuni venivano anche dai paesi vicini, e si mettevano in turno segnando i nomi su un foglio che veniva appeso al palo della luce dal primo che arrivava.

I compratori mettevano tutto nei sacchi che portavano loro, e procedevano alla pesa, ma prima Andreino, il vecchio del paese, posava sulla stadera un suo peso per controllarne l'esattezza.
Quando anche l'ultimo sacco era sul camion venivano fatti i pagamenti, si stringevano le mani e la Maria portava in fiasco di vino buono e dei bicchieri tenuti nel grembiule, e si brindava per chiudere l'affare.

Quando il camion partiva tutti se ne tornavano a casa, e sul bordo del fosso accanto al rià restava un mucchio di brattee che le piene dell'autunno avrebbero portato via velocemente.

dimanche 26 août 2018

Cose di biscotti e giardini

Un'amica di Max ci invita nella sua casetta in campagna, per un fine settimana di pulizia giardino dalle erbacce. Noi l'aiutiamo e lei ci ospita tipo B&B. Io questa tipa la conosco poco ma accetto volentieri quando servono due braccia da rubare all'agricoltura e in fondo le novità mi piacciono.

Ci presentiamo con i viveri per cena e pranzo: una vaschetta di gelato all'amarena e un pacco di biscottini tipo wafer per guarnire le coppette, a seguire una bottiglia di latte per la colazione del mattino dopo. La Bea e Max portano del pane casareccio, nutella e un paio di bottiglie di vino, più una scelta di formaggi per il pranzo. Io recupero al panificio l'immancabile focaccia e vari salumi per l'antipasto, a cui aggiungiamo un pacco di penne e un sugo pronto. Possiamo iniziare.

Nel dopocena del sabato tra chiacchiere banali e ammazza caffè, compare il gelato, ma con un altro tipo di biscotti offerti dalla padrona di casa. Nulla da ridire, mangiamo e Max, il primo che assaggia, informa che i canestrelli sono cattivi... controlliamo la confezione e verifichiamo che sono scaduti da oltre quattro mesi; la padrona di casa cade dalle nuvole, ma non presenta la nostra confezione di wafer, nemmeno dopo che la Bea ricorda di averli messi accanto alla macchinetta del caffè. Spariti... mi infastidisco ma non insisto. Sono ospite e faccio il gentile.

Il mattino seguente, a colazione, in tavola ricompaiono i canestrelli scaduti, dentro una bella ciotola di plastica colorata, dei nostri wafer ancora nessuna traccia, nemmeno del pane e nutella che la Bea reclama, essendone dipendente. Silenzio.
A questo punto dico: guarda che questi canestrelli sanno di rancido... e la padrona di casa per tutta risposta sbotta: eh mica si buttano, si mangiano lo stesso, il cibo non si spreca.
Siccome tono ed argomentazioni erano irritanti, le rispondo: mangiateli tu allora, io preferisco quelli che abbiamo portato noi, piuttosto... dove sono???

Di gran malavoglia compaiono i wafer, erano al sicuro nella credenza assieme a pane e nutella.
La padrona di casa mangia i suoi canestrelli, penso per orgoglio e non saprei che altro, noi ci dividiamo i nostri, in un silenzio che profuma di cospirazione.

Cominciamo in giardino, erbacce e foglie secche, così ho modo di riflettere su tutta la faccenda, e decido di inventarmi qualcosa per non fermarmi per pranzo, l'idea è finire la mattinata e ripartire con il trenino del pomeriggio. Anche se un pochino mi spiace per gli altri. Resto indeciso.

L'occasione per non farmi scrupoli arriva quasi a sorpresa, dopo un'oretta la padrona di casa sparisce in bagno accusando mal di pancia. Tanto mi basta per fare una faccia di circostanza e dire semplicemente e prima del tempo che mi ero prefissato:
ok, grazie di tutto, ma io devo rientrare a casa.
Tutti si imbarazzano, insistono per farmi restare e minimizzano... ma sono irremovibile.
Mi sento stronzo, ma rimanere mi risulterebbe proprio un fastidio insopportabile e gratuito, quale gentilezza o riguardo dovrei concedere? Parto.

In serata arriva un whatsappino della padrona di casa, cancello senza leggere, e vaffanculo!

PS:
Cosa ci insegna questa storiella?
Mai andare in un posto da cui non si può venir via da soli ed in qualsiasi momento.


dimanche 19 août 2018

dimanche 12 août 2018

Cose di motori e rumori

Mio padre aveva una Guzzi, una Lodola, la comprò usata da un tipo che dopo un paio di mesi dall'acquisto aveva deciso di venderla perché c'era caduto.
Tutto questo succedeva molto prima che io nascessi, ma quando arrivò il momento, ovvero il primo giorno di scuola, mi accompagnò con la moto. Era una sua tattica e funzionò a meraviglia con tutti i miei fratelli e pure con mio nipote. Era come arrivare al ballo sulla carrozza, all'epoca non si passava inosservati.
Quando fu troppo anziano per andarci la mise in garage, ed ogni tanto andava a farla funzionare, poi si decise a venderla. Non fu una separazione facile.

Di questo periodo ho il ricordo vivissimo dell'odore di benzina che si sentiva uscire dal forellino posto sopra il tappo del serbatoio, del rumore che fa la catena appena ingrani il pedalino della marcia, e poi c'è il rumore del motore; ogni marca ha il suo, e mio fratello il grande, era capace di riconoscere la marca dal rumore del motore. Noi riconoscevamo solo la moto di papà, e quando dal giardino della casa lo sentivamo imboccare la curva che saliva al paese, correvamo in casa urlando: sta arrivando papà! come fossimo in preda ad una qualche misteriosa epifania; e mia madre si asciugava le mani sul grembiule, apriva il cancello ed usciva in strada per aspettarlo.

Così l'altro giorno mentre ero distratto dalle mie faccende sento questo rumore, questo motore che risveglia il mondo dei ricordi assopiti, come un campanello nel silenzio afoso del pomeriggio.
Una Lodola, capitata qui chissà come, chissà da dove... passa e va via.

E la radio suonava questa canzone...