dimanche 12 janvier 2020

Et sedum distributio

Cortona

Essere cittadini del mondo! alcuni lo affermano, penso sia una questione puramente elettiva senza risvolti giuridici, accade quando si sta bene in qualsiasi luogo e non si prova la nostalgia del ritorno, è un vivere qui e ora, senza inutili sentimentalismi. Chi viaggia molto ha questa tendenza, a sentirsi a casa propria ovunque sia, in questo modo nessun posto raccoglie un sufficiente numero di ricordi tale per essere sospirato con malinconia. E poi l'affinità spesso la fanno le persone.

Ultimamente mi sono chiesto quale sia la mia vera patria, ossia la regione che più mi rappresenta, essendo la mia famiglia un misto di origini. Io sono nato e cresciuto prevalentemente in Liguria, ma mio nonno paterno era palermitano, e scorrendo indietro si scoprì che le radici erano da ricercare nell'entroterra siciliano, si trasferì a Torino ai tempi dell'unità d'Italia, e lì conobbe sua moglie, una profuga austriaca, i cui nonni avevano abbandonato una Vienna in piena restaurazione post '48. Fu mio padre a trasferirsi a Genova per il servizio militare in marina.
I miei nonni materni invece erano veneti, da generazioni, trasferiti in Liguria per necessità belliche dopo Caporetto, in attesa d'imbarco per raggiungere dei parenti in Argentina, si fermarono a Genova.
Vi sono così almeno quattro regioni elettive, ma in questo inizio di anno ripercorrerò la quinta, la più importante a ciò che le cronache dei famigli raccontano, quella a cui tutti assegnano le vere origini, là dove tutto ebbe inizio. Nell'Umbria dei guelfi e dei ghibellini.

dimanche 5 janvier 2020

Storie di santi, poeti e navigatori, ma soprattutto di poeti

Erano i tempi della libreria, io, Pat e May presidiavo la seconda sede, quella che nei numeri doveva essere la più prestigiosa, centro città, scaffali in legno massello, bancone con piano in cristallo, musica classica di sottofondo, scelta editoriale ed oggettistica per palati raffinati, il Top. Ma poi sappiamo come sono finite quasi tutte le librerie prestigiose di questa città, hanno chiuso!
In ogni caso all'epoca eravamo pieni di aspettative e se mi avessero chiesto: come ti vedi tra cinque anni? avrei risposto: esattamente qui, con un reparto dedicato all'oggettistica d'arte genovese e tutti titoli a tema artistico, in una libreria d'essai dedicata alla città ed a chi vuole scoprirla. Ovviamente mi vedevo sempre dietro al bancone, con una conoscenza editoriale migliorata dall'esperienza, capace di vendere il cofanetto su Renzo Piano dell'Allemandi (4 volumi) con la stessa facilità di un pacchetto di sigarette.

Mentre tutto questo accadeva conobbi Ilja Leonardo, un olandese, capitato in città con l'idea di proseguire, ma che poi si era innamorato di una tipa conosciuta in un bar. La ragazza più bella di Genova a suo dire.
Io sono un poeta, mi aveva detto in confidenza e io sono babbo natale avevo pensato, e gli avevo rifilato un paio di volumi di poesie italiche doc, Sandro Penna e la Merini, e lo avevo spedito nella sezione storia locale per approfondire le complesse vicende della repubblica marinara. Poi per altre vie avevo scoperto che quella che lui chiamava La ragazza più bella di Genova, gli aveva dato il due di picche, ma era bastato a farlo restare, ed avevo anche scoperto che, sempre quella ragazza, era nel giro delle mie amiche. Così lo avevo rivisto per un certo periodo e senza saperlo ero diventato lo spettatore delle avventure che avrebbe narrato.

Perché oltre ad essere un poeta Ilja Leonardo è anche un romanziere. un bravo romanziere che riesce con gli occhi cinici tipici di uno del nord a venire qui al sud e farci notare quanto siamo incoerenti ed incostanti noi italiani, la nostra sciatteria, le nostre incongruenze, la nostra ignoranza. Ma lo fa con una tale eleganza e naturalezza che quasi viene da riderci su. Una Superba così è davvero difficile da descrivere.


dimanche 29 décembre 2019

Urge selezionare

Premetto, le persone troppo ingenue mi irritano, se a questo si aggiunge una quota anche minima di imbecillità il mio disinteresse per loro aumenta in proporzione logaritmica.

Ecco perché quando mi sono trovato a riflettere se continuare la conoscenza con P. mi sono anche chiesto se di fatto non avessi già operato una scelta per il solo fatto che ci stavo pensando. Peccato! mi sono detto, perché i primi incontri erano andati bene, ma poi avevo approfondito con una chiacchierata a quattrocchi. Forse mi faccio troppe aspettative?
Mi fermava solo che il resto del gruppo era piacevole e c'erano persone davvero simpatiche ed interessanti. Tuttavia a volte basta una mela marcia per far puzzare un intero cestino di mele buone, e questo era no di quei casi.
Così ho preso una decisione definitiva, perché il periodo dei tentennamenti in campo amicale è finito, principalmente per merito delle esperienze passate, insomma se una persona non mi convince, se più di una volta dice o fa cose che mi irritano o mi lasciano perplesso, se è incoerente e si dimostra inaffidabile anche sulle piccole cose, è sicuro che nel proseguo sarà lo stesso se non peggio. Quindi basta buonismo, e tutte quelle sovrastrutture assistenziali che una certa parte dell'educazione perbenista mi ha inculcato, basta sensi di colpa ed inutili ipocrisie.

Per sfilarmi ho vari metodi, in passato sparivo e ciao, ma è un sistema che lascia spesso interdetti, spesso non capiscono. Così adesso parlo chiaro, poco diplomatico ma è efficace.




dimanche 22 décembre 2019

Le tre canzoni che

Le canzoni del cuore, ne parlavo l'altra sera... ho spesso una canzone speciale che accompagna un momento importante della mia vita, suo malgrado perché non è mai stata una cosa intenzionale, ho sempre preferito lasciar fare al caso, ed ho sempre evitato di dire: amore senti? suonano la nostra canzone. Troppo da film.
Nel frattempo ve ne propongo tre che ritrovo spesso nelle mie incursioni musicali su youtube, vuoi per un difetto dell'algoritmo, vuoi per un desiderio di ripercorrere alcune sonorità che in qualche modo, come per certi odori, fanno riemergere bei ricordi.

1) Don't Stop Me Now
la canzone è stata scritta da Freddie Mercury, registrata tra l'agosto e il settembre del 1978 a Nizza. Inno liberatorio a qualsiasi tipo di sfrenatezza sessuale. Una musica che riesce a mettermi la carica anche nei momenti più cupi, devo la scoperta dei Queen a Cristina ed alle belle serate passate nella sua soffitta, da cui con la complicità della gatta Smilla controllavamo i tetti sopra al mercato.



2) L'Estro Armonico, Opera 3 n°3
serie di 12 Concerti per Violini, dedicati da Vivaldi al Granduca di Toscana, Ferdinando III de’ Medici nel 1711. Ricordo di averli scoperti nel periodo in cui frequentavo un coro polifonico e fu amore a prima nota, l'eleganza del salone barocco di un vetusto palazzo genovese in cui provammo una serie di corali ed in cui nostro malgrado ci trovammo gomito a gomito con un quartetto d'archi in fase di prova, fece il resto.


3) L'Isla Bonita
è un singolo di Madonna, che scrisse il testo e la melodia, pubblicato il 25 febbraio 1987. La canzone ebbe subito un grande successo mediatico. Inutile dire che la ballai come non ci fosse un domani, io la Cry e una ridda di altri discotecomani del sabato pomeriggio. Sacro e profano, quale migliore dicotomia per quel periodo così vivace.



dimanche 15 décembre 2019

Della gentilezza selettiva

Antefatto: ho sempre avuto una fiducia spropositata nel prossimo, ci pensavo valutando una serie di situazioni passate. Sarà forse per ingenuità o per educazione ricevuta, ma ho sempre assunto le relazioni con gli altri, colleghi, vicini, parenti, compagni di scuola, conoscenti per vari motivi, come quiete e scevre da qualsiasi forma di opportunismo, menefreghismo, falsità, ipocrisia; e di conseguenza mi sono comportato.

Assunto: non è così.

Aneddoto: recentemente mi è capitato di scovare in un museo l'autoritratto di un pittore locale di cui avevo lungamente discusso con una collega/amica, la coincidenza mi è sembrata così divertente che non ho potuto fare a meno di fotografarlo e mandarglielo per messaggio; approfittando del fatto che non ci sentivamo da tempo, ho anche aggiunto un come stai ed altri convenevoli che ritenevo gentili.
Risposta?
Dopo due giorni - Ciao, un bacio. - Fine.
Ci sono rimasto un po' male, e mi sono chiesto: sono le famose troppe aspettative, è distratta-insensibile o questa è proprio stronza?
Ho concluso per l'ultima ipotesi, ripercorrendo una serie di situazioni che la vedevano relazionarsi con altri amici. Nel dettaglio, se non ha interesse per la persona taglia il contatto.
La cosa è abbastanza triste, tuttavia io l'ho sempre trovata molto simpatica e interessante, il nostro parlare non era mai banale, soprattutto nel periodo in cui collaboravamo assieme. E probabilmente sarà proprio per quello, un comportamento selettivo, una roba tipo On-Off della cortesia.
Peccato però.

dimanche 8 décembre 2019

La spesa vale l'impresa?

A casa della Simo di televisori ce ne sono quattro, uno in cucina, piazzato proprio davanti al tavolo, perennemente acceso durante colazione, pranzo e cena, uno in salotto, domina la parete difronte al divano, gli altri due sono nelle camere da letto. sua e del figlio, in buona posizione per essere guardati stando sdraiati. A corredo una serie infinita di telecomandi, per il lettore dvd ed altri accidenti come l'home theatre.
Ho iniziato a pensare che la presenza di troppi televisori sia il sintomo di un qualche tipo di patologia, anche se non saprei dire quale. Personalmente la presenza di un televisore acceso quando ci sono ospiti la trovo una forma di scortesia, ma ho scoperto che molte persone accendono il televisore su un canale qualsiasi, e poi se ne dimenticano.
Mi fa compagnia per quando torno, ha sentenziato una signora quando le ho chiesto perché lasciasse il televisore acceso anche quando usciva per la spesa, ma forse era un modo per inibire i ladri.

Io con il televisore non ho un buon rapporto, lo considero un ingombro inutile, anche adesso che lo schermo piatto ne ha ridotto le dimensioni. Non lo possiedo e non mi sognerei mai di comprarlo. In una delle case che ho abitato c'era un vecchio televisore Mivar in bianco e nero, un residuato che mi ricordava molto quello che avevamo in casa da piccoli, lo guardavo per nostalgia.
L'attenzione per il televisore in casa nostra è sempre stata marginale, lo avevamo in salotto, posato su un tavolino di recupero, veniva acceso alla sera, per il telegiornale e poi per vedere qualche film. FINE.
Lo avevamo comprato per mia nonna, ma lei dopo averlo avuto in casa una settimana lo aveva bollato come uno scatolone inutile e rumoroso, aveva criticato l'acquisto, recriminando che quella spesa poteva essere destinata a cose più utili, ed aveva lodato la sua vecchia Radiomarelli che le dava compagnia e contemporaneamente la possibilità di proseguire i suoi lavori di cucito.

Sarà per questo che capisco poco quelli che piazzano il televisore al centro delle loro case, premurandosi di accenderlo non appena rientrano, dotandolo di abbonamenti e parabole per sondare ogni angolo del pianeta. Sarà anche che con l'avvento del web considero questo mezzo in via di estinzione, una roba da vecchietti rimbambiti dalle televendite.

dimanche 1 décembre 2019

Dieci buoni motivi per...

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, Signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità Io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». Parola del Signore.

Questa parabola raccontata nel vangelo di Matteo mi è sempre piaciuta molto, perché mette un limite ragionevole alla carità cristiana, un limite dato dalle possibilità di chi dona, ma anche definito dalla lungimiranza di chi riceve.

Cos'altro ci insegna questa storiella?
Che la poligamia, ai tempi di Gesù non era reato.