dimanche 9 décembre 2018

Se ho voglia di uscire, lasciami fare!

Mentre giravo in centro storico mi sono perso, avevo deciso di accorciare un percorso per evitare un paio di vicoli affollati, e sono finito in una zona in cui non ero mai stato, andando a senso ho proseguito, confidando di incrociare un vicolo conosciuto per proseguire. Così mentre attraversavo quel labirinto sono finito in una piazzetta familiare; è stato come ritrovare un vecchio libro, era lì nello scaffale di casa ma lo avevo dimenticato. Così il ricordo era lì, sulle pietre consumate della piazza, mi aspettava.

Mi sono visto, avrò avuto 10 anni e assieme a mio padre eravamo passati da un suo amico fabbro. Ho un ricordo preciso di quella bottega e degli attrezzi appesi al muro, mi è rimasta un'immagine nitidissima e non lo sapevo, ricordo perfino il mucchietto di limatura d'ottone sulla base della morsa. Dentro un uomo anziano stava facendo la copia della bocchetta di un mobile antico, aveva l'originale sul bancone e da un pezzo di lamiera stava tagliando le repliche, consumate ed invecchiate ad arte per sembrare antiche.

Mi sono fermato qualche istante, ho guardato bene la piazza, serrande chiuse, attività trasferite altrove, e poi silenzio, vicoli deserti. Ho proseguito pensando che forse tra una ventina di anni mi perderò di nuovo, magari sbagliando un incrocio rientrando a casa, e ripasserò per questa piazzetta e mi ricorderò nuovamente del fabbro e della sua bottega, e di un post che scrissi su un blog che avevo allora...

dimanche 2 décembre 2018

Viri cchi dannu ca fannu i babbaluci (*)

Recita così una canzoncina popolare che ho sentito cantare quando vivevo a Palermo, abbinata al piatto tipico con aglio e prezzemolo, semplice e squisito.

Nel lessico di una parte della mia famiglia i babbaluci che fanno danno, sono tutti coloro che con il loro atteggiamento lasciano che le cose accadano, in preda ad un'ignavia colposa adottata come stile di vita. Una via di mezzo tra menefreghismo e incapacità.

La zia-suocera chiama così i fanatici del cellulare, quelli che camminano a capochino sullo schermo; lei li vede passare sotto alle sue finestre, trascinati a pascolare dai loro cani, mentre scrutano lo smartphone come fosse una bussola - guarda passano i babbaluci - dice con un tono tra il canzonatorio e lo schifato. Poi tira giù la tapparella e accende la radio.

- La mente è tendenzialmente portata alla pigrizia e se non viene allenata e tenuta attiva, gradualmente si spegne... diceva più o meno così uno psicologo che parlava dalla radio della zia-suocera, lei ascoltava ed annuiva. Temo sia questo il problema, nel costante accanimento con cui i più restano appesi ai loro iphone, c'è un mondo di stimoli a sottrarre pronto per cuocere ogni tipo di cervello, e i media se lo sucano con aglio e prezzemolo, e prima o poi (o forse già adesso) questo farà danno.

Ieri li guardavo in metropolitana i babbaluci, ed ho subito pensato alla zia-suocera, che abbassa la tapparella come farebbe con la ghigliottina, e con una sola frase ha sintetizzato un concetto così complesso.



(*) Vedi che danno che fanno le lumache - L’origine della parola babbaluci deriva dall’arabo babush (lumaca) per la somiglianza dell’involucro delle lumache alle scarpe orientali che hanno la punta rivolta verso l’alto.

dimanche 25 novembre 2018

Traslocando

Quelli del quinto se ne vanno, la scorsa settimana è arrivata la ditta, ha messo venticinque anni di matrimonio negli scatoloni e via, tutto nel cortile e poi sul camion; faceva strano vedere lì in fila gli anni dentro i cartoni, tutti uguali, chiusi col nastro bianco per un verso e per l'altro, che parevano pacchi della croce rossa.
Loro non c'erano.

Al piano terra invece lui è rimasto solo, la bella moglie procace che pareva sua mamma quando si sono sposati, non c'è più. Così il marito è rimasto per un po' a presidiare i ricordi e poi ha deciso che era arrivato il momento di voltar pagina. Ha venduto tutto, in blocco, roba che adesso la ditta edile sta demolendo a colpi di mazza. Lo scarrabile è già colmo di detriti e pezzi di mobili, quelli fatti su misura, tanto eleganti quanto inutili se rivolti la casa come un calzino. Era tutto in giardino a prendere gli acquazzoni, come in quei nosocomi abbandonati in cui il tempo si ferma nel disordine.

Mentre ero lì a contemplare queste faccende con un velo di nostalgia, mi arriva tra i piedi quella del primo piano, vecchia bastarda sempre a rosicare sulle fortune altrui; non passa giorno che non abbia da inveire contro "quelli che stanno sopra" ovvero dal secondo al sesto, rei di essere dei supirior per il solo fatto di aver comprato casa ai piani alti, lei lo ha capito subito che non siamo umili visto che abbiamo l'ambizione a vivere sopra di lei.

In questa logica fatta di scalini e cose che mutano, ecco che arriva un pensiero scomodo.
Ma io sono cambiato? Quanto? A me pare poco, pare nulla, ma poi invece i fatti dimostrano il contrario, casa nuova, altri giri, tagli ai vecchi amici, cambio di lavoro, cambio di vita, futuro incerto quello sempre. Mi sono chiesto come potrei apparire visto da fuori, magari agli occhi della vecchia bastarda. Ma poi ho risolto che non mi importa, e che mi piace sentirmi libero e svincolato da tutto e tutti, supirior indipendentemente dal piano assegnato. La libertà è una continua scelta.






dimanche 18 novembre 2018

Geriatria clinica o forse cronica (*)

Interno giorno: la scena si svolge di venerdì pomeriggio in un laboratorio di falegnameria del centro storico, tra Peo, un pensionato 78enne dalla voce afona e monotona, e Tony, un uomo di mezz'età con forte calata regionale.

Peo: mi serve questo che devo fare un lavoro a casa, posso prenderlo?
(Indica un piccolo morsetto posato sul tavolo).
Tony: sì, però riportalo, perché qui serve e abbiamo solo questo.
Peo: eh? ah! qui serve allora?
Tony: sì, ma per il fine settimana non lo usiamo, puoi prenderlo e lo riporti martedì.
Peo: ah ma allora non lo usate?
Tony: no Peo! nel week end siamo chiusi.
Peo: allora posso prenderlo? ... se qui non lo usate.
Tony: sì, prendilo pure.
(Peo prende il morsetto e lo mette nel sacchetto).
Peo: allora vado ciao!
- Passano circa un paio di minuti durante i quali Peo, con calma, si mette la giacca, recupera l'ombrello e prende il sacchetto.
Tony: ciao Peo buon weekend e ricordati di riportarlo martedì prossimo.
Peo: eh? cosa?
Tony: il morsetto, riportalo!
Peo: morsetto? quale?
Tony: quello che hai messo nel sacchetto! (indica il sacchetto).
Peo: ah si si quello. Certo, ciao io vado a casa adesso. (lo guarda poco convinto e poi esce).



(*) Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è vero!

dimanche 11 novembre 2018

Momenti di trascurabile normalità

L'altro giorno ascoltavo una discussione su Radio1 in cui si cercava di fare il punto sui danni causati dal maltempo in Sicilia, ma da subito gli interpellati hanno allargato il discorso, uno vagheggiava leggi a tutela del territorio, anche se la conduttrice gli ha ricordato che le leggi ci sono e basterebbe solo applicarle o farle rispettare. Poi immancabile si è parlato dei fatti di Casteldaccia, ed è subito partito il coro.

- adesso dobbiamo pensare alle vittime
- è l'ora del cordoglio
- quella casa non doveva essere lì
- la casa era abusiva
- la casa doveva essere demolita già nel 2011

Sì, ma concretamente? mi sono chiesto... ad un certo punto ho perfino avuto il sospetto che tutti quei luoghi comuni servissero a discolparsi da qualcosa e che gli intervenuti non fossero preparati a quegli argomenti. Ed in effetti è una bella malizia dire cose facilmente condivisibili quando non si sa che cazzo dire, parole che non danno fastidio a nessuno perché non individuano nessun responsabile, (farlo è compito dei magistrati) e non propongono alcuna soluzione, (farlo è compito di non sapevano chi). Parole neutre come buongiorno e buonasera.

C'era un tipo che insisteva sulla necessità di scongiurare queste disgrazie tramite la regolarità del contratto d'affitto, cosa improbabile per una casa abusiva, gli faceva notare la conduttrice, ma lui proseguiva stoico, come se la presenza di una regola scritta sia di per sé garanzia di tutela e legalità. Ragionamento di un'ingenuità accademica disarmante.

A quel punto mi sono chiesto: ma questa è la gente che dovrebbe mettere una pezza a queste situazioni? persone che quando non sono evidentemente incompetenti, dimostrano con certi ragionamenti di avere le idee più confuse di chi rappresentano. Dico questo perché il sunto di tutta la trasmissione poteva essere: mi raccomando non costruite case abusive, e soprattutto non le affittate.
Tuttavia come faceva notare qualcuno, l'importante è parlarne.


dimanche 4 novembre 2018

La resa dei conti

Pioggia e vento per un paio di giorni ed è subito disastro.
Il fenomeno è così frequente che ho quasi smesso di credere all'evento eccezionale ed imprevisto come dicono i media.

Ho visto in rete le fotografie di Boccadasse e di Rapallo, il mare ha fatto moltissimi danni, anche strutturali, non si è solo limitato a restituire la spazzatura, si è ripreso gli spazi che gli avevano rubato negli anni; mentre questo accadeva lui ha lasciato fare, li ha cullati sulle loro imbarcazioni arroganti per tutta l'estate, poi ha deciso di ricordargli chi è il vero proprietario della costa, Lui... un mare che tollera ma poi punisce.

Gli interessati frignano, invocano gli aiuti, additano il politico di turno, provano a ottenere soldi pubblici per il loro tornaconto, e magari ci riusciranno in cambio di qualche voto. Poi ricostruiranno come prima, senza capire, facendo finta di non sapere per comodità, il muretto lo rifaranno più alto, l'abuso più resistente, ingombreranno nuovamente il litorale con barche che lasceranno posteggiate al sole per anni, senza usarle mai, solo per presidiare un posto diventato loro per diritto.

Mentre scorrevo le immagini mi sovvenivano quelle popolazioni indigene che costruiscono le capanne di paglia sulla spiaggia, ogni tanto un'onda più alta delle altre gliele porta via, loro urlano, piangono, poi vanno ad adorare qualche idolo del mare, e ricostruiscono nello stesso punto, le stesse capanne, perché hanno sempre fatto così, invocando i loro avi che facevano lo stesso, magari mettendo a protezione dell'ingresso una rassicurante collana di conchiglie. E si ricomincia.

Questi pensieri mi hanno messo lo sconforto, perché nel conto ci sto sommando tutto, il ponte, le alluvioni, i danni del vento, le mareggiate, le manutenzioni inesistenti o rimandate, le incapacità, l'ignoranza, le speculazioni coperte dalle sanatorie, le furberie sciatte di chi pensa solo al proprio orticello.

Il fatto è che ci sono spazi che vanno lasciati liberi sempre e comunque, o almeno così chiederebbe il buon senso, zone periodicamente esposte ad eventi eccezionali che andrebbero semplicemente restituite alla natura, e farlo non è arrendersi ma scegliere la via più economica e sicura, rispettosa di ambiente e territorio. Ma tant'è.

Poi non sapendo quali stereotipi scomodare per trovare un punto di vista diverso da questo, ho deciso di chiudere il post con questo video.


dimanche 28 octobre 2018

♞ scacco matto ♜

L'autunno sta scivolando via, almeno così mi sembra; ha piovuto poco, non ha fatto freddo, ci sono state tante giornate in cui è stato piacevole uscire per passeggiare sul corso con l'impressione di aspettare la primavera, mentre invece ero in attesa dell'inverno.

Ho ritagliato questi momenti per metterli da parte, anche se non so per quando, a rovinare tutto a volte c'era la consapevolezza del tempo non condiviso, non sono abituato ad averlo tutto questo tempo solo per me. Sto diventando egoista, non da molta soddisfazione esserlo, ma anche questa è una cosa che posso migliorare.

Ho perfino pensato sospettato che la famosa stagione rubata passata con Emme, sulla distanza potrebbe avere perfino un bilancio positivo. Pensiero scomodissimo, ma ho ancora necessità di demonizzare tutto quel periodo e scagliarlo nell'abisso, farlo mi ha sempre dato una grande soddisfazione.

A fine settembre ho saputo della morte di Miriam, ed improvvisamente un altro pezzetto del mio passato è sparito, siccome è un pezzetto di passato recente e felice, mi sono subito preoccupato per aver perso una cosa preziosa. Miriam era speciale, ci siamo frequentati per pochi anni, ma lei da subito mi aveva presentato tutti, il marito (il secondo), i figli, i suoi amici, i suoi sogni e il suo entusiasmo, i suoi dipinti, la passione per il teatro, per la lettura. Miriam era contagiosa, mi piaceva parlare con lei di ogni cosa, senza inibizioni o tabù. Con lei ho condiviso molto perché mi pareva di conoscerla da sempre, e se le avessi detto: sai sono sceso in centro passando dal viale dei tigli, lei avrebbe sicuramente parlato di quel viale, di averlo dipinto proprio nel periodo della fioritura e chissà quante altre storie mi avrebbe raccontato. Ecco Miriam era una brava a raccontare le storie ed a dipingere i suoi complessi stati d'animo.

Mi sono consolato pensando che i buoni muoiono prima, sarà forse un premio divino per sottrarli a questo mondo di merda; poi ho risolto che per il carattere di Miriam dovevo ricordarla cazzuto style, come era lei, sensibile, artista, creativa ma determinata... con una visione della vita disincantata ma a suo modo poetica, sempre con in testa un progetto o un nuovo interesse, una curiosità da sperimentare.

Con questa mancanza il mondo mi pare meno bello, ma lo tengo per me.