dimanche 17 décembre 2017

Beato chi ne gode, chi del cuore ha il suo custode

Questo periodo è sempre molto delicato; il natale lo vivo in modo conflittuale, se mi invitano e vado mi sento fuori posto, se non vado mi sento ingrato, se non mi invitano mi sento escluso ma in qualche modo felice di essermi risparmiato una recita. Insomma comunque vada dal 24 dicembre al 6 gennaio ogni appuntamento ha una valenza che non mi piace e che mi mette a disagio.
Ai tempi dei miei genitori non era così, penso perché il periodo delle feste trascorreva senza particolari paranoie consumistiche o ansie varie, vinceva la voglia di stare tutti assieme, e riuscire a vedersi con più frequenza, anche con quei parenti che sentivamo solo al telefono per il resto dell'anno.
Certo c'erano anche le rogne, ma nel mucchio svanivano.

Poi ho deciso che senza la mia famiglia il natale non aveva più senso, nemmeno quello religioso, ed ho lasciato perdere ogni ricorrenza, facendo estinguere perfino gli oggetti che tradizionalmente connotavano quel periodo.

A seguire mi sono presto scocciato di sentire gente che si lamenta che deve (deve) andare dai suoceri-genitori-parenti, fare i regali, fare l'albero, fare il presepe, cucinare, lo dicono con fastidio, come facessero un favore enorme a chissà chi.
Non ci andare, mica ti obbligano.

Poi l'altro giorno la Vispa Teresa se ne esce con una frase delle sue, quelle dette in totale assenza di cervello, dopo aver sfrantumato i coglioni a mezzo ufficio sul SUO natale dai suoceri e poi dai genitori, e poi ...chissà quest'anno cosa mi toccherà sopportare, che l'anno scorso le MIE lasagne  vegetariane nemmeno le hanno assaggiate.
Ad un certo punto ferma la frigna, mi guarda e mi fa: beato te che di questi problemi non ne hai, quasi ti invidio.

Io lìxlì non ho capito, ma è stato un attimo, poi ho visto negli occhi della Mara, quella luce di terrore come quando si sta per svegliare Cerbero.
Ed allora ho capito, ma non sono riuscito a dire nulla di cattivo, avrei potuto dirle semplicemente: ma vaffanculo troia, oppure: spero presto anche tu.... anzi te lo auguro proprio.
Ma niente sono rimasto zitto, le ho rimandato una specie di occhiata incredula, lei deve aver percepito ostilità ed è uscita dalla stanza.

Ora ripescare la questione non è più cosa, perché o reagisci subito oppure quella ha la memoria di un pesce rosso, e poi secondo me non ha proprio capito l'entità dell'indelicatezza della sua uscita.
Ma cazzo gliela farò pagare!



dimanche 10 décembre 2017

Bene, ma non benissimo

A certe cose devo stare attento.
Tipo alle giornate che anticipano la pioggia o peggio un temporale, è oramai certificato che divento di cattivo umore, ed è proprio una questione meteo; meteopatia la chiamano - ne sono affetto.
Verificata questa estate.

Altre questioni del periodo? poche, le solite rogne, perché tendo a figurarmi il peggio per il prossimo futuro, non saprei dire perché mi venga semplice farlo, tuttavia accade sempre più spesso di aver ragione e il futuro è peggio del passato, così quando capita invento scuse sfango tutti e passo la giornata a dormire, come avessi la febbre, ma poi sto bene: nel caso mi sento addosso la qualsiasi, malditesta, maldidenti, nevralgie e ipocrisie. Poi mi scoccio, di solito verso le tredici, prendo un'aspirina del Dottor Burlone, con un dosaggio casuale, faccio una doccia calda, faccio colazione/pranzo/merenda ed esco a farmi un giro per dove capita, notando tutte le cose che odio di questa città.

Mi piace anche scrivere frigne e poi rileggerle dopo mesi, forse per la consolazione di poter affermare - me l'avevo detto - come questa che la scrivo adesso che è maggio e la programmo per dicembre. (con qualche piccola modifica in itinere, come quei post che impasto all'infinito tanto da poterli declamare a memoria, senza mai pubblicarli... e poi li cancello).

C'è che il tempo scivola via abbastanza veloce (almeno adesso mi pare così) ed ho sempre più spesso l'impressione di arrivare tardi a definire le cose. Non che questo ritardo mi sia dannoso, almeno non a me, tuttavia spesso mi chiedo: ma perché non l'ho fatto prima, perché ci penso solo adesso? quando le stesse condizioni c'erano anche lo scorso anno, lo scorso mese, la scorsa settimana?

Questo mi permette di sentirmi come quando sei in treno e il posto bello, quello dal finestrino, si libera una fermata prima della tua.

Sarà anche per questo che invidio quelli che riescono a passare da uno stato di quiete all'altro, che non ti danno mai l'impressione di essere in una fase precaria o disagiata, e mutano nelle condizioni non per bisogno o necessità, ma per diletto e volontà.

Poi capita che girando in centro incrocio Emme, (stacco suspense) lì a cercar regali o chissà chè; ho tirato dritto sotto al suo sguardo innocente, pensando vaffanculo, e mi son detto: ecco lì, la mia stagione rubata, il mio ultimo vero amore, quelli dopo sono stati solo sesso, solo ginnastica da letto e nulla più, scivolati via, in quelle mattine che ti svegli e nemmeno ricordi chi c'è nel letto ed esci in un quartiere che non ti appartiene, e ti importa solo del cappuccino al bar, di rincorrere il profumo del pane caldo e salire sull'autobus, e sai che non richiamerai e non sarai richiamato, e va bene così.

Quindi oggi che è un giorno di metà maggio e le previsioni per domani danno temporali forti, e già stasera le nubi si accavallano sul tramonto, mi sento così, di malanimo e precario come una foglia esposta alla grandine, in divenire, non incompleto... ma inadatto e non per mia volontà, ma per il volere del fato a cui è comodo dar tutte le colpe, o forse di una mia poca lungimiranza passata, uscito da un letto sconosciuto, con addosso il sudore e il sapore di un corpo a perdere; il nome? dopo il caffè già lo avevo dimenticato...

dimanche 3 décembre 2017

"こんにちは" (Kon'nichiwa)

L'altro giorno mi sono ricordato di una cosa che facevo da pivello, non ricordo chi della cumpa aveva recuperato un numero telefonico e sacrificando duecento lire, era possibile chiamare in Giappone e sentire la voce di un vero giapponese. Poi cadeva subito la linea o lui buttava giù.
A scuola la moda era volata di classe in classe e il foglietto con il numero del desiderio era ambitissimo e ce lo passavamo in gran segreto, come fosse una formula magica. 
Mi sono sempre chiesto chi fosse quel poveraccio che riceveva telefonate dall'Italia all'ora di ricreazione, manco il tempo di un vaffanculo, una risata e buttavamo giù.

Questa cosa mi è tornata in mente perché un amico, o se vogliamo un conoscente, che per lavoro si reca spesso a Tokyo mi ha pregato di parlare in italiano ad un suo collega d'ufficio.

A me la cosa pareva abbastanza ridicola ed inutile, principalmente perché il collega della nostra lingua capisce solo Ciao,come stai? però ci teneva a sentire parlare un italiano al telefono con lui; così gli ho fatto un discorsetto semplice e qualche domanda, lui non ha capito una fava, ma poi mi ha detto in inglese, che gli piace molto l'Italia, gli italiani con gli occhi azzurri, la mia voce al telefono e la cucina italiana, e che colleziona tutto ciò che riguarda l'Italia a cominciare dai biglietti da visita delle persone che incontra per lavoro; il suo sogno è  arredare la casa Italian Style, cosa che sta già facendo e poi vivere a Roma per un mese.

In tutto questo dire sono rimasto lì come un goloide a dirgli oh-ok-good! solo perché fregacazzo in inglese non ha corrispettivi pronunciabili: fucking fuck non suona nemmeno bene. Probabilmente avrei potuto dirglielo in italiano tanto non avrebbe capito, ma non ho avuto il cuore di farlo e c'era anche il vago sospetto che il giovine nippo fosse in vivavoce con altri colleghi italiani. Sono anche riuscito a riflettere sulla povertà di parolacce della lingua anglofona per cui tutto si riassume con Fuck! il che è davvero triste.

Dopo un minuto circa il nippo-san ha deciso che era sazio e Ciao-Arigatò, che a me faceva quasi tenerezza immaginarmelo soddisfatto e sorridente, ma poi ho pensato alla mia adolescenza e che poteva essere casa sua quella a cui telefonavamo durante la ricreazione... e tutto si è sistemato, con il Giappone in quanto a rotture di coglioni, è pari e patta.
Tuttavia mi sono detto: ma nell'epoca di internet questo non si può collegare ad una radio italiana?

dimanche 26 novembre 2017

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco (*)

Se cerchi il peggio nelle persone lo troverai... dice più o meno così Platone, nel dialogo tra Socrate e Callicle.
Ed io spesso aggiungo: e non c'è nemmeno bisogno di cercare troppo.

La cosa è uscita fuori parlando con la mia collega che ha comprato la macchinetta del caffè della Nespresso. Ne elogiava le doti, la comodità delle capsule e tutto il resto, più che altro perché fa status averla e parlare di averla. C'è rimasta un po' male quando le ho chiarito, dati alla mano, che il costo al chilo del caffè per quelle macchinette è di 80 (ottanta) euro, contro i 7 (sette) della torrefazione, ma lei ha recuperato sentenziando: io me lo posso permettere! Io le avrei dato un pugno, ma la violenza sulle donne non è più cosa.
Poi ha proseguito valutando tutta una serie di benefit qualitativi che l'azienda garantisce ai suoi clienti; allora le ho chiesto come mai se la qualità del caffè le stava così a cuore si ostinava a bere il caffè al bar, o peggio, quello del distributore dell'ufficio che gode di pessima fama igienica, lei ha eluso la provocazione proseguendo la spiega sul design innovativo della SUA macchina ed altre faccende tecniche, inaccessibili a chi come me fa il caffè alla turca, dettagliate al punto che mi sarei aspettato che me ne vendesse una; non l'ha fatto, però ha chiarito che le danno anche in comodato d'uso, per i povery.

Nell'estendere l'elogio ha anche evidenziato l'esistenza delle CleanerCaps, ossia capsule per pulire la macchina e poi c'è la fiala di decalcificante da versare nel serbatoio dell'acqua.
Io penso subito a tutto questo traffico con prodotti chimici e mi allarmo; principalmente perché sono ipocondriaco e contrario a priori a tutto quello che esce dalle industrie e che non è strettamente necessario al mio vivere.
- Chissà che roba c'è dentro - le dico - ma il caffè dopo non viene cattivo? 
E lei mi dice con l'ingenuità tipica delle VispeTerese - ah non lo so, di solito dopo averla pulita i primi caffè li offro agli ospiti, o ai vicini.
Olè - eccone un'altra.
Io e la Mara ci guardiamo di taglio come a dire - è senza speranza - e a me sale un po' di tristezza perché da questo piccolo fatto si capisce molto della persona.
Così spero che le cada un pianoforte in testa quando esce dal negozio con la busta delle capsule e la lascio lì a bersi il caffè della macchinetta, il primo dopo che l'omino del caffè ha pulito la macchina... ma nessuno glielo ha detto.

(*) Erri DeLuca

dimanche 19 novembre 2017

Porta un bacione a Firenze

Allora è accaduto questo: una sera a casa di amici si parlava di mostre quelle belle e cose d'arte... così racconto della mia ultima... Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna ospitata in Palazzo Strozzi a Firenze. Roba da u-r-l-o, bello l'allestimento, belle le opere, i restauri, ottima la didattica, insomma ganza, non sarei più uscito.

A seguire breve visita di una città che mi vede passare almeno una volta all'anno, ma che non mi stanco mai di scoprire; ho i miei luoghi... Duomo, Ponte Vecchio, Uffizzi... aperitivo a S.Spirito, solito bar, che mi porta il prosecco con una fragola fresca, poi Pitti di sera, caffè alle Giubbe Rosse; certe cose mi sono necessarie come l'aria.

Dopo un paio di settimane, incrociando gli stessi amici assieme ad altri, la Cry gli chiede: ma poi? com'è andata a Firenze?
Segue momento d'imbarazzo - sguardo delle mucche quando passa il treno.
Così scopro lìxlì che i due colombelli sono stati a Firenze, a Quella Mostra, a visitare il Duomo, Ponte Vecchio e poi gli Uffizzi e poi Pitti.

La cosa mi fa piacere, però mi sarei aspettato che mi avessero detto: sai la mostra di cui dicevi-dicevamo? ci siamo stati, è bella davvero!
Ecco e magari parlarne, scambiarsi qualche impressione, contando anche che c'eravamo visti live e pure incrociati sui vari social ben prima della 'fatidica' domanda della Cry...
sai com'è... io a queste cose ci tengo... e non è un segreto.

Invece no, non hanno detto nulla, come se dovessero nascondermelo, anche con la Cry tagliano corto come se fossero andati controvoglia, obbligati per lavoro o costretti da una qualche esigenza che ha reso il viaggio così spiacevole da volerlo dimenticare.
Disagio!
Omertà-vergogna?
Io questo non me lo spiego, in fondo se ci sono andati dopo il mio consiglio perché poi far finta di nulla? Paura di darmi soddisfazione? Mica gli chiedo il conto.

E poi c'è il fatto che non mi andava nemmeno di replicare; cosa gli dico? Ah ma allora ci siete stati e non volevate dirmelo? Sarebbe stato da fare, ma non sono il tipo da uscite del genere, tengo dentro. Comunque lo avrei detto con acredine e sarebbe stato peggio.

Queste sono quelle cose minime, quei segnali che mi fanno dubitare dell'amicizia, dell'amicizia come la intendo io, dell'amicizia che condivide, perché a me invece verrebbe da raccontare, da dire, per confrontare e magari aver spunto per tornare ancora a scoprire un particolare sfuggito, un angolo segreto, invece nulla... e così succede che mi disamoro delle persone, mi diventano estranei, indifferenti al punto che mi passa la voglia di frequentarli, al punto che preferisco dedicare il mio tempo ed i miei pensieri ad altro, al punto che quando vedo la chiamata non rispondo e manco richiamo.

Così poi accade che quando (gli stessi) mi chiedono: cosa hai fatto di bello? mi vien voglia di rispondere: mi sono fatto i cazzi miei.

Ed è certo che accadrà... aspetto solo l'occasione in cui la mia risposta gli darà più fastidio.

dimanche 12 novembre 2017

Era una notte buia e tempestosa

Non pensavo che la vita di uno scrittore potesse essere faticosa, sarà che lo Scrittore, me lo immagino come un personaggio che passa il tempo nel suo studiolo a scrivere, leggere, correggere e rileggere, che scivola da una libreria ad una biblioteca, sempre con la testa tra le nuvole e le dita sui tastini del pc.
Ebbene non è così, almeno non sempre, Ilja  per esempio ha passato almeno tre, se non quattro anni seduto al tavolino di un bar, rischiando il coma etilico, che in questo caso diventa malattia professionale; però alla fine c'è riuscito, ha scritto il suo romanzo, e così il Donald, al secolo Don delle Erbe, ha trovato un posto come personaggio letterario non d'invenzione.

Quando Ilja diceva di essere uno scrittore, a noi veniva da ridere, come ci avesse detto: faccio il giullare alla corte di Beatrix Wilhelmina Armgard van Oranje-Nassau (per i meno introdotti nell'ambiente: la Regina d'Olanda).
Mentre lui invece era lì serio serio, a fare lo scrittore per davvero, a metter giù righe e scovar personaggi, a scandagliare animi e pensieri, a raccogliere racconti ed aneddoti, a veder scorrere la vita, la nostra, come un ragno in attesa di prede, registrava ogni parola, ogni emozione, ogni risata.
Alla sera lo trovavi lì, solito tavolo, a volte in compagnia di Don, altre volte solo, con taccuino, sigaro, e l'immancabile alcolico alla frutta, che virava all'arancione (il colore dell'Olanda).

Don invece da buon inglese preferiva il gin, e non ricordo di averlo mai visto sobrio, ma la cosa non era molto importante perché bofonchiava un inglese incomprensibile. Era in Italia da molto, a far cosa non l'ho mai capito, alcuni dicevano che fosse inviato per un giornale, noi almanaccavamo Cavalli&Segugi, ma poi si era perso, aveva accantonato un qualche suo sogno, tarpato la sua ambizione ed era finito nella corte dei caffè delle Erbe; per tutti era una sorta di mascotte dall'espressione imbesuita e la sbronza allegra, questo era bastante.

Il libro di Ilja mi porta a ripensare a quel periodo, quando broccolare nei bar per intere serate era la regola, mi era indispensabile, mi piaceva fare il cliente abituale. (orrore)

Erano quei transiti prima e dopo la disco, cinema o teatro? lussurian o aqua? con o senza Emme, con o senza le colleghe zoccole, ed altra gente raccolta nel passare, personaggi dalla vita complicata che esibivano il d.a.spo con fierezza, che minkiazzio-a-quello-lo-spacco! così conobbi le quiete scolarette che uscite dal liceo si concedevano un paio di drink per avere la sfrontatezza necessaria per frequentare i locali per scambisti dove incontrare qualche generoso Daddy e pagarsi la Gucci, alle signorine buongiorno, che dopo una giornata di lavoro e una pista di coca in bagno, erano pronte per accarezzare più cazzi che cani (cit.), agli studenti Erasmus dall'ormone facile in cerca di movida e poi c'era Naomi che aveva il tacco 12 e il belino da 25, ma lo nascondeva con la minigonna, però in darkroom ti faceva controllare.

A voler ben guardare materiale per svariati romanzi post ne avrei, ma penso di aver fatto bene a confinare quelle memorie all'oblio, quindi la mia carriera di scrittore è finita prima di cominciare. Tuttavia potrei lanciare un nuovo genere letterario, lo scrittore che scrive di scrittori, e raccontare la vita di Ilja mentre raccoglie materiale per i suoi romanzi. Anzi di più, potrei insinuarmi tra i personaggi della sua analisi sociale e distorcergli la realtà inducendolo a scrivere di ragazzi interrotti, comparse, al solo scopo di trarlo in fallo. Sarebbe diabolico vero?

Ma poi che corte dei miracoli sarebbe stata se avessi dovuto passare metà del tempo a cambiare nomi e luoghi e l'altra metà a sfuggire ai sicari. E poi sono troppo pigro e il mio fegato non reggerebbe alla cirrosi.

Tuttavia una cosa la posso dire, la mia frequentazione di quel mondo mi metteva riparo alle fastidiosissime giornate passate a fare il burocrate, rinchiuso in ufficio, prigioniero di un ambiente che valutavo ostile e che non mi apparteneva, da cui tendevo a scappare appena possibile.
La piazza era il palcoscenico del mio lato oscuro, e tra i tanti personaggi che hanno popolato quel periodo c'era anche Ilja, l'olandese che voleva andare a Roma in bicicletta e qui si fermò, rapito dal fascino della città degli amori in salita. Ma l'ispirazione esige i suoi sacrifici, ed anche Ilja come Don ha esagerato in alcolici, in donne e in fumo, ha intorbidito la sua vita per poter cogliere meglio la dannazione di quelle altrui.

Della ghenga di quei giorni ricordo poco, principalmente perché li avevo destinati alle conoscenze superficiali, testa leggera, svuotare le palle e riempire i polmoni di fumo e lo stomaco di bicchieri di Porto Sandeman; altro non mi interessava e oggi penso che fosse un fare comune, una sorta di maledizione che ci portavamo dentro, indecisi se farla sfogare nel disagio sociale oppure annegarla per sempre in giri di birre e super alcolici, impegnati come eravamo in vario grado, a celebrare l'effimero in modo più o meno legale e (im)morale.

E il sogno del teatro nei vicoli era stato un po' quello di tutti, il riscatto dei desideri smarriti; di quei giorni conservo un'edizione dell'Antologia di Spoon River, ma poi non se ne fece nulla per un miliardo di  motivi e potrei anche qui scrivere una versione caleidoscopio di quella faccenda, l'altra faccia della stessa medaglia.

Magari lo farò, appena uscirà l'edizione tradotta del libro di Ilja. Cosa resta di tutto questo? nulla, ed ha ragione Ilja... Genova città che prende e non rende.

E adesso? Raga... volume a tuono...

dimanche 5 novembre 2017

Miss Piggy

Ebbene ci sono riuscito, piccole soddisfazioni casalinghe; è andata così.

ore 13e30 - Piatto in tavola - pennette al pesto
suonano al citofono; solitamente fregacazzo, ma stavolta ero in buona nonostante il desco apparecchiato.
- chi è?
giovane voce gentile: buongiorno, dovrei mettere dei volantini in cassetta, mi apre?
- non puoi usare la cassetta che c'è dal citofono?
- ma sono piccoli
se sono piccoli allora ficcateli nel culo è aperto?
- si grazie.

ore 13e45 - Rumore di scarpettoni che scendono le scale
è la Signora F. che essendo di bassa statura si mette le zeppe; esce per andare al lavoro.

ore 13e46 - Mi bevo il coffee e la guardo scendere
alla facciazza delle scarpe inadatte e degli insetti marroni, questa cammina che pare sulle uova.

ore 14e00 - Check out
sacco spazzatura? ok
zainetto? ok
chiavi di casa? ok
chiavi dello scooter? ok
casco? ok
chiavi della sede? ok
chiavi del laboratorio ? ok
cellulare? ok
finestre chiuse? ok
3 - 2 - 1 - Libera!

Mentre passo davanti alle cassette vedo il SO-LI-TO foglietto pubblicitario posato solo sopra la feritoia della MIA bucalettere. Sono mesi che succede. 
ore 14e01 - Lampo di genio.
Controllo tutte le cassette, il rompicoglioni il ragazzo della pubblicità  è appena passato, sono tutte full, tranne... tranne quella della troia bastarda della Signora F.
Hai capito la Scarpettona quieta quieta ed insospettabile!! Beccata. Brutta figlia di puttanE.
E ora si che te la faccio pagare questa tua mania di cacciare la pubblicità nelle casette degli altri o per le scale o sulla mia perché mi sono lamentato che qualcuno buttava la pubblicità a terra.