dimanche 17 février 2019

La Sinistra ha fallito

In buona sintesi è questo il risultato dell'accurata disamina a cui i famigli hanno sottoposto circa 100 anni di politica nazionale; dal biennio rosso ad oggi, e tutto nel tempo di un caffè dopo pranzo.

Tanto è bastato perché gli anziani si trovassero concordi e sconsolati, quindi pronti a guardare con malinconia decenni di lotte proletarie, conquiste sindacali, vittorie economiche, coscienza sociale, andati in fumo in un tempo brevissimo.

La Sinistra ha fallito, poco importano i motivi e le scuse. In questo vuoto si è inserita la Destra, colpevole di quell'efficienza arrogante che la distingue da sempre, la Destra semplificatrice e facilona.

Non occorreva aggiungere altro, così la zia-suocera ha posato l'ammazzacaffè sul tavolo, chiudendo l'argomento con un perentorio: Gino a te solo un dito che devi guidare...


dimanche 10 février 2019

Madonna con pistola, anonimo, olio su tela sec. XXI

A quanto pare per far carriera in Italia serve fare il comico.
Ci pensavo l'altro giorno e mi sono subito venuti in mente alcuni esempi notevoli.

Il primo credo sia stato Silvio Berlusconi, altri non ne ricordo, quindi potrebbe aver lanciato la moda dal palcoscenico alla politica, tuttavia credo che la sua attività di barzellettiere sulle navi da crociera sia stata marginale rispetto alle sue competenze imprenditoriali.

L'esempio successivo è  Beppe Grillo, da comico a fondatore di un Movimento, in fondo non viene richiesto alcun titolo di studio specifico per queste attività, forse una scuola di recitazione aiuta, poi se uno ci sa fare con il pubblico è fatta.

A seguire ho subito pensato a Lino Banfi, che dopo anni di onorata carriera cinematografica e televisiva è stato designato a rappresentare l'Italia nella commissione Unesco. Mi sono chiesto se il ruolo era pertinente, perché mi immagino che occorrano delle conoscenze in campo storico artistico, ma potrebbe invece essere che l'esperienza maturata sul set sia sufficiente. Vedremo.

Poi è arrivato Sanremo, io ero rimasto alla competenza di Baudo e Buongiorno, e invece anche lì pare serva aver fatto il comico, ma già lo capisco di più, in fondo è finito il tempo dei presentatori di professione, che magari si intendevano di musica, anche perché il commento più pertinente che ho sentito sino ad ora è stato sul colore delle giacche dei vari artisti, e gossip conseguente, mica sulla tecnica vocale o sui testi.

Temo che ancora una volta, l'Italia si stia distinguendo per il clima da operetta, ed il problema è che in questa perenne confusione di ruoli i due pulcinella sono andati a Parigi ad incontrare i gilet gialli. Mi sono chiesto il motivo di una tale decisione, ma non sono ancora riuscito a spiegarmelo.

Così tra i francesi che si incazzano, e i giornali che svolazzano (cit.) spero che si facciano anche una risata, giusto per stemperare, considerata anche la pessima figura che stiamo facendo con la Tav.

dimanche 3 février 2019

Varie ed eventuali

Faccio subito una serie di premesse, innanzitutto vi devo confessare che gli amministratori di condominio mi stanno sul cazzo, tutti!! nessuno escluso.
La cosa è frutto di una frequentazione della categoria e di una disamina oggettiva del loro modus operandi.

Questo, comporta due cose: la prima è che tendo ad incontrarli il meno possibile e la seconda è che anelo vivere in una casetta indipendente, dove il vicino più vicino stia almeno a 20 km.

Quindi vengo al dunque; sono stato a parlare con il mio amministratore di condominio, e quando ci vado uso modi rudi di chi pagandogli un compenso pretende che certi aspetti, tipo la tenuta della contabilità, vengano curati di conseguenza.
Dall'altra parte invece c'è l'atteggiamento di chi si sente padre-padrone degli appartamenti e tende a non fare quello che deve, in virtù della spesso citata sciatteria italiana per cui si fa il meno possibile sempre e comunque.

Tutta questa pappardella per dirvi che ero lì a spulciare fatture, quando mi cade l'occhio sul mousepad dell'innominato... uno di quelli personalizzati, con foto e scritta-dedica come ne girano per natale.

Lui accortosi del mio interesse, mette l'oggetto in bella vista e tutto orgoglioso mi dice: le piace? è un regalo di mia figlia che mi ha appena dato un nipotino.
Ed in effetti sul mousepad c'era la foto di un bel pupetto dormiente nella culla... poi ho letto la scritta sotto e mi è passata ogni velleità di complimentarmi: chi dorme non piglia condomini.

Che squallore.

dimanche 27 janvier 2019

Ora che il vento ci spettina il cuore

Treccino è morto, schiacciato da un mezzo agricolo in manovra... dice così il giornale, ennesima morte sul lavoro... dicono i sindacati, è morto sul colpo e non ha sofferto... mi dice suo fratello.

Non sono andato al funerale, non ci sono riuscito, ho evitato di far scricchiolare le scarpe buone su quel sagrato all'ombra dei platani, in quella chiesa che è diventata il luogo degli addii.

Poi lo hanno portato in riviera, per seppellirlo con i suoi genitori, lui che era il piccolo avrebbe dovuto raggiungerli per ultimo. Ma il destino non bada a queste cose.

Resto appeso al pensiero che potrei morire in qualsiasi momento per una causa futile e stupida, per la distrazione di un'autista, per una caduta dalle scale, per colpa di un pazzo che decide di falciare passanti a caso, per una rapina, per trovarmi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

In passato non avevo mai valutato tutte queste possibilità, e ricordo che quando morì la nonna, io ed i miei cugini valutammo la morte come un'eventualità per vecchi, quelli con i capelli bianchi che avevano vissuto a lungo. Noi eravamo esenti da tutto ciò, in virtù di non si sa bene quale malia, inoltre eravamo troppo spensierati per restare affranti per quella mancanza.

Ce ne saremmo accorti dopo, molti anni dopo, quando la somma di coloro che se ne andavano divenne maggiore di coloro che restavano.

E adesso? Dimmi cos'altro ti sembra davvero importante...



dimanche 20 janvier 2019

L'attesa





Nelle chiese non entro mai per motivi di culto, tuttavia ho le mie preferite. Una di queste è la chiesa del Gesù, dove vado a vedere i quadri di Rubens.

L'altro giorno ci ho portato la Sere, che non li aveva mai visti. Eravamo lì a goderci tutta quella beltade, quando da dietro all'altare è spuntato un fraticello. Io l'ho guardato di taglio, ma lui ha trovato modo di arpionarci ugualmente, con un motivo qualsiasi - oh ma che bella coppietta - ha esordito. Io già stavo per infrangere il suo idillio, ma la Sere che inizierà a breve il secondo corso di recitazione amatoriale, ha subito trovato spunto per esercitarsi, improvvisando copione e sceneggiatura.

Le ho tenuto il gioco, infiorettando, perché ci tiene a queste prove estemporanee; così siamo rimasti che entro un anno ci sposeremo, anche se le nostre famiglie sono contrarie al matrimonio, principalmente perché io non sono cattolico e la Sere è divorziata, ma Padre Alberto, questo il nome del religioso, si è offerto per celebrare casomai cercassimo un luogo adatto. Subito dopo partiremo per la Polonia, dove mio suocero gestisce un'azienda agricola.

In tutto questo mi è anche sorto il sospetto che pure Padre Alberto stesse recitando a soggetto, tuttavia era così convinto e contento di aver sposato Gesù, che non abbiamo osato contraddirlo. In fondo al tempo delle unioni civili, mi pare giusto regolarizzare la cosa.

dimanche 13 janvier 2019

Se telefonando potessi dirti addio, io lo farei.

L'altro giorno sono andato alla sede dei vigili del mio quartiere per fare una segnalazione. 
Era chiusa! 
Sulla porta c'era un cartello (un foglio di carta dentro una busta di plastica) con gli orari di apertura e un numero di telefono.
Siccome nell'orario in cui mi trovavo era previsto che fosse aperta ho pensato di telefonare per avere spiegazioni.

Così ho parlato con un tipo molto gentile e preparato, che mi ha detto degli orari di apertura diversi da quelli esposti nel foglio, ma anche in questi la sede era prevista aperta. Allora gli ho fatto presente di essere davanti alla porta chiusa, così il tipo si è spazientito ed alla richiesta di orari attendibili mi ha subito chiarito che anche quelli riportati in internet non lo erano, (casomai avessi avuto modo di consultarli) adducendo impegni e turnazione del personale in servizio e bla bla bla di cui a me non poteva fregare di meno.
Poi mi ha dato un numero a cui telefonare per sapere gli orari di apertura della sede davanti a cui mi trovavo, un numero che era diverso da quello esposto nel foglio.

Mentre tutto questo accadeva io ero in strada senza uno straccio di matita o foglietto, e non ho nemmeno cercato di memorizzare numeri, orari e giorni di apertura, perché ero troppo impegnato a pensare al Castello di Kafka; nel frattempo sono arrivate altre persone e come me si sono messe in adorazione del foglio appeso alla porta chiusa ed hanno provato a chiamare un numero occupato.

Mentre tutto questo accadeva ho ringraziato e salutato il tipo al telefono e me ne sono andato. 
Certo che l'Italia è davvero paese fantasioso.
Ha commentato un ragazzo senegalese che aveva assistito alla mia telefonata sperando che la porta si aprisse.


dimanche 6 janvier 2019

Incipit n°1

Incontrai Erminia per la prima volta nella primavera del 1916; ricordo bene quel giorno, perché in un cassetto dello studio c'è ancora il cartoncino d'invito che riporta la data esatta, era il quattro marzo.

Assieme a lei c'era Ilda, le due ragazze si erano conosciute solo qualche anno prima, ma tra loro era nata un'affinità rara, come se fossero destinate ad incontrarsi da sempre e fosse solo questione di stabilire il luogo ed il momento adatto.

Erminia aveva origini viennesi, alta con la pelle chiarissima ed i capelli biondi, era la primogenita di quattro fratelli, la sua famiglia di solida fede protestante viveva a Torino da due generazioni, ma nonostante questo i suoi modi, per educazione e cultura, la connotavano subito come una ragazza straniera, perfetto cliché della fanciulla romantica. Ilda era nata e cresciuta a Palermo, aveva la fisionomia tipica delle donne del sud ed assieme alla sua famiglia cercava di ambientarsi in una città ancora ebbra delle promesse dell'esposizione universale.

Il pastore Buffa, che in quegli anni si occupava della chiesa di Corso Vittorio Emanuele II, aveva investito molte energie per integrare la comunità di lingua italiana con quella francofona, ed in previsione della prossima unione aveva deciso di istituire un unico corso di catechismo. Così l'occasione del loro incontro era arrivata quando entrambe si erano iscritte alle lezioni di dottrina valdese.

La componente italiana della classe annoverava per lo più figli di cattolici convertiti, molti dei quali provenivano proprio dal Sud Italia, la parte francese invece comprendeva in maggioranza i pargoli di famiglie originarie delle valli valdesi, le cui ragazze snobbavano tutti e comunicavano tra loro esclusivamente in francese, lingua che in casa di Erminia si parlava poco, e che era del tutto sconosciuta ad Ilda.

Ma la vera élite parlava patois, il dialetto della Val Germanasca, esibiva cognomi importanti tipo: Bonnet, Ribet, Peyrot, Armand, Malan, tutti vantavano qualche parente pastore o membro del concistoro, ed avevano i fratelli più grandi impegnati nella corale, anche per questo alla domenica sedevano nelle prime file di panche, posando le mani guantate su schienali in cui biancheggiavano le targhette in smalto con il loro cognome dipinto in bella grafia.

Iniziarono così, come compagne di banco, scambiandosi la matita copiativa con cui sottolineavano i versetti di Ezechiele.

Questa storia Erminia ed Ilda se la raccontarono spesso, quando capitava di incontrare uno dei loro vecchi compagni di catechismo, ma anche solo per ripercorrere gli anni spensierati della gioventù, perché da quell'incontro sarebbe scaturita la futura felicità di entrambe. Amiche nella fede e nella vita.

Quella timida ragazzina, pallida e gentile, avrebbe abitato le mie stanze per oltre trent'anni, nessuno se lo sarebbe aspettato in quel giorno di marzo, nemmeno io.