giovedì 20 agosto 2026

Divertitevi ora. È più tardi di quanto crediate

Il declino di Detroit è ben rappresentato da questa sequenza di foto; le vicende di questa città adagiata sugli allori del proprio boom economico fino a finire in bancarotta, mi ricordano la parabola dell'Italietta da romanzo rosa soffocata dal debito pubblico in cui stiamo vivendo.

Le ragioni che portano una nazione a raschiare il fondo del barile sono le stesse in ogni capo del mondo. Sindacalisti intenti a tutelare le rendite di posizione delle categorie che rappresentano, dipendenti pubblici assunti su raccomandazione e per ragioni clientelari, una classe dirigente autoreferenziale e parassitaria.

L'Italia di oggi ha molto da spartire con Detroit, con tutti i suoi casi opachi di gestione delle risorse. Uno per tutti il caso dei forestali calabresi e altri esempi simili che riempiono le cronache a cadenza periodica. Così mentre Detroit scompare tra gli alberi, l'Italia che farà?

18 commenti:

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    1. A Roma stanno già provvedendo ad eliminarne molti.
      S.P.Q.R.

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  2. i mortidifame hanno avuto il loro secolo di benessere, addirittura hanno goduto di tutti quei bei giochini riservati da sempre ai caporioni che giustamente glieli hanno concessi a credito e sul gobbo dei loro discendenti

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    1. Pochi ci pensano, intendo politici, ma le prossime generazioni europee troveranno l'esatto opposto del benessere che oggi viene farneticato nei programmi elettorali.

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  3. Gli alberi sporcano, attirano gli insetti, i bisci, i trisci etc.
    Cosa vuoi che ti dico, sembra una malattia diffusa ovunque, taglia, taglia...

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    1. Io quasi ci scommetto che tra qualche anno salterà fuori l'ennesima truffa sul taglio degli alberi e sulla gestione del verde urbano.

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  4. verrà definitivamente conquistata dai barbari :)
    ciao

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  5. Detroit appartiene a quella zona del midwest che gli americani hanno battezzato Rust Belt, cintura arrugginita. C'è un ottimo libro di Dario Fabbri, Geopolitica Umana, in cui si spiega che il declino dell'industria e della manifattura americana, cominciato a cavallo tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70, non è stato originato da fattori economici. La distruzione della manifattura è stata voluta dagli apparati economici americani per motivi egemonici (distruggere la manifattura generava un aumento delle importazioni che gli americani pagavano in dollari, quindi ne beneficiava la valuta americana, che diventava moneta di riferimento globale).
    Ovviamente, la progressiva distruzione dell'industria e della manifattura ha creato, specie in quelle zone, disoccupazione, miseria, malcontento, e quelle città e quelle industrie abbandonate e decadenti della Rust Belt sono oggi il maggior bacino elettorale da cui pesca Trump, quel Trump che, non a caso, ha vinto le elezioni anche promettendo il ritorno dell'industria e della manifattura in America (una delle chiavi di lettura dei dazi che ogni giorno mette a destra e a manca).
    Pura utopia, naturalmente, una eventuale ricostruzione della manifattura non si fa certo nell'arco di un mandato elettorale.

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    1. È incredibile come abbia preso vigore un visione politica tarata sul breve termine, sull'effimero, e l'elettore abbocca. Solo paragonandoli ai parassiti è possibile comprendere il progetto.

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  6. Quanti panorami sono cambiati anche qui a Genova da 1952 anno in cui sono nata. Ci sono luoghi irriconoscibili e l'inciviltà aiuta la bruttezza che avanza.

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    1. Genova è stata devastata dalla speculazione edilizia e ne sconta il risultato con frane, allagamenti e crolli. Non si può tornare indietro, ma anche fosse possibile non converrebbe a nessuno. Gli americani hanno la 'fortuna' di costruire casette di cartone che per loro stessa natura è facile scompaiano liberando l'ambiente..

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  7. Siete una delle poche persone che riporta l'attenzione al debito/deficit tumorali.
    E' una sorta di punto esplosivo messo a tacere da demagogie di ogni tipo.
    Eppure è il miglior modo per immiserirsi. Solo che i più pensano solo a stasera, non ne vogliono sapere di cosa succederà dopodomani o la settimana prossima.
    Il culto e la pratica dei deficit/debito è una follia.

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    1. Parlare di debito è scomodo, per una politica del giorno per giorno - anche perché la cura farebbe perdere voti. Sempre che una cura si possa trovare.

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  8. Molto interessante il rapporto del Daily Maily. Diciamo che l'ossessione per lo spreco degli statunitensi non aiuta nel mantenere bene edifici, stazioni, teatri e manufatti anche di pregio.

    La cosa positiva, dalla foto a corredo, è che hanno tolto gli edifici. Allora, una volta asportato il terreno vivo, intendo quello con flora batterica, humus, lombrichi, insetti, etc. servono decine di anni perché si ricostituisca: il danno è fatto. Ma almeno hanno demolito e rimosso le villette: questo è molto buono!

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    1. Si potrebbe anche qui parlare di un'economia di sussistenza, che tuttavia ha fallito. La storia è piena di città lasciate a se stesse. Gioia degli archeologi o dei fotografi urbex. E bisogna riconoscere il vantaggio di riottenere terreni fabbricabili più appetibili liberi, già pronti per un nuovo costruttore. Dubito infatti che le motivazioni delle demolizioni siano legate al desiderio di preservare l'ambiente naturale.

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    2. Qui, invece, continua la distruzione degli spazi verdi urbani.
      Vedere, la faccenda orribile del nuovo Conad e cemento vario dal Bosco Ospizio, nel centro di Reggio Emilia.
      Stessa fine del Bosco di Gioia a Milano.
      Stessa distruzione del verde in quel di Bologna, parco Don Bosco.

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