dimanche 25 juin 2017

La lingua batte, dove il dente vuole

Sto diventando francese, lo pensavo recentemente, e questa è una questione che parte da lontano. Dunque, tempo fa mi trovavo a Parigi, ero lì, solo, nella VilleLumière e cercavo la via in cui avevo trovato alloggio, fermo un paio di persone per strada, chiedo e nessuno la conosce, anzi mi guardano smarriti, possibile? Allora scrivo il nome della strada su un foglietto  Rue de l'Abbé-Rousselot - quindi fermo una signora e le faccio vedere il biglietto, lei sorride e mi indica una traversa a pochi metri da dove mi trovavo, vai a destra e poi a sinistra, poi pronuncia il nome della strada, che era differente da come lo pronunciavo io, ma non molto differente.

A questo punto sono giunto a tre conclusioni:
1) i francesi sono stupidi, se gli dici Russelò anziché Rousselot non hanno l'organizzazione mentale per capire e gestire la differenza fonetica, quindi vanno in panico, ammutoliscono e guardano nel vuoto.
2) i francesi sono tutti membri del corrispettivo francofono dell'Accademia della Crusca e per questo impegnati, in modo didattico estremo, nella divulgazione del VERO francese, che senza di loro rischia di scomparire, o comunque imbastardirsi.
3) c'è anche un terzo motivo che vuole i francesi tutti stronzi, ma sono ottimista e mi piace pensare che solo la metà di essi lo sia.

Va anche detto che se uno impara a parlare perfettamente il francese a Nizza e poi va a Parigi viene accolto esattamente come un napoletano a Milano, (noio volevan, volevon savuar) per cui le opzioni uno, due e tre sono tutte vere.
Un'altra questione che manda in sbattimento i francesi sono gli accenti nella scrittura, per semplicità gli italiani li hanno quasi eliminati, i francesi che sono puntigliosi, invece li mantengono tutti e guai a scambiare un accento grave con un accento acuto; gente che ci va in sbattimento. Ma a loro difesa devo dire che se siete in full immersion ed avete voglia di imparare in fretta, i parigini sono perfetti insegnanti, a patto di non essere permalosi ed avere buona memoria.

Ebbene da qualche tempo a questa parte pure io ho iniziato a (far finta di) non capire chi blatera l'italiano, non saprei per quale delle tre opzioni, (sospetto la terza) non saprei nemmeno a cosa sia dovuto questo atteggiamento, riesco perfino ad indispormi quando sento parlare la lingua italiana con le parole storpiate, mozze o eccessivamente dialettali, pur non partecipando alle sedute dell'Accademia.

Il problema si pone quando sento parlare l'italiano da un italiano, per lo straniero non ho ancora sviluppato alcuna idiosincrasia, nemmeno a correzione automatica, probabilmente perché lo trovo legittimato a storpiare le parole e le pronunce, ma un italiano che bofonchia la lingua, come se avesse i fagioli in bocca... e dico... almeno alla scuola dell'obbligo qualcosa avrà imparato?

Quindi sto tollerando poco quelli che parlano come Mami di Via col vento, che dicono:  lo vojo pè mì moje, annamo, vedemose, penZavo, liBBro, chettedevodadì, se beo, mea belin anemmu, e robe così. Se ne sentono ogni giorno, per strada, ma anche alla televisione o peggio... dette dagli speaker radiofonici, nelle interviste, dai politici, dai calciatori, nei talent, sui social, gente che per il lavoro che svolge dovrebbe fare un corso di dizione e invece te li trovi ad esprimersi come fossero al bar biliardo del paese.

Quindi mi chiedo: ma la pronuncia, che fine ha fatto? perché si deve accettare che interi discorsi vengano fatti con parole tronche, con calate dialettali che ci riportano indietro di cento anni... altro che l'inglese nelle scuole elementari, ci sono istituti che rivalutano il dialetto come fosse una risorsa per il futuro. io lo trovo inaccettabile anche in famiglia, figurarsi sui media o peggio a scuola.

Quindi ho deciso, se mi parlano in questo modo, farò orecchio da mercante come i francesi: pardon?



dimanche 18 juin 2017

Notizie dal paese dei Minus Habens

L'altra mattina il vicino di sotto, che già mi sta sul cazzo per tutta una serie di motivi, ha passato una buona mezz'ora a sgasare con l'auto nuova, fermo nel posteggio con le 4 portiere aperte e in faccia un sorriso da ebete, ha appestato l'aria e rotto i coglioni a mezzo palazzo, si è esibito in questo patetico teatrino destinato al figlioletto di 5 anni, che ad ogni sgasata rideva divertito e correva attorno alla macchina. Poteva portarlo al parco qui vicino, mezz'ora nel verde, oppure fare una passeggiatina sul corso dove c'era il sole e invece no, mezz'ora in cortile e poi di nuovo chiuso in casa per il resto del pomeriggio, perchè mamma deve fare le pulizie e lui sul divano a guardare lo sport in tv. Mi sono chiesto che ne sarà di questo bimbo, con una nonna che gli fa vedere come si uccide un piccolo di piccione caduto dal nido con la scopa ed un padre che lo balocca nei fumi di scarico dell'auto, mentre la madre prepara il pranzo. E mi è venuto uno sconforto infinito, siamo una nazione senza speranze per il futuro, poi ad aggiungere danno al danno ho trovato l'analisi nazionale di Vittorino Andreoli... giusto se ci fosse stato bisogno del colpo di grazia.
Esagero? forse un po', ma posso assicurarvi che di notizie come questa ne è pieno il web.

dimanche 11 juin 2017

Irragionevoli ragioni

Dunque... me ne stavo lì all'Ikea e scendevo la scala, quella che dall'esposizione porta sotto, nel labirinto delle piccole cose, da dove non esci se non hai preso almeno un sacchetto di candeline profumate. L'esistenza dell'ascensore l'ho scoperta da poco, sarà che un ascensore a scendere non lo vedo molto utile, quindi mi lancio dalle scale, così supero una coppia di attempati, e lei dice al marito: guarda che belli da portare al cimitero! Indicando i fiori che ornavano la balaustra.
No dico, ma ti pare che il primo pensiero vedendo dei bei fiori finti sia il cimitero, dove per altro non li vedrà nessuno, ok le tombe sono il posto perfetto per dei fiori finti, però che palle!
Dopo questo commento tutta la magia che mi prende quando vado all'Ikea era sparita; perché comprare qualcosa da Ikea, fosse anche solo uno scolapasta di plastica, mi fa sentire immediatamente svedese, come vivessi a Stoccolma da una vita, in quelle case con i tetti a punta e le finestre senza persiane, in una di quelle camere che si vedono su Airbnb, tutte bianche e legno. Chissà quante romantiche massaie svedesi avranno comprato quelle gerbere arancioni per portarsele in casa, e questa pensa a portarli al cimitero.
VecchiaStronza.
Per fortuna al reparto biancheria, con il suo immancabile quadernetto nero e la matita, c'era la Marzia, una di quelle persone che riescono a sistemare una giornata storta a chiunque, e con un sorriso ti riaccordano con il mondo; persone rare che non amo frequentare troppo, penso perché poi finirei per invidiarle. Ma ieri ci voleva proprio.

dimanche 4 juin 2017

Perché in Svizzera?

«La burocrazia è più semplice, ma non è solo questo. Puoi lavorare a stretto contatto con enti e istituzioni: basta inviare una email, alzare il telefono e hai interlocutori validi con cui parlare. E poi il mercato del lavoro, la maggiore flessibilità che ti offre la possibilità di mettere in squadra i migliori talenti e gestire il team in modo meritocratico».

Non credo ci sia da commentare oltre, queste sono le parole di un imprenditore genovese che ha fatto la scelta estrema, andarsene da Genova. Mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni in cui la soluzione pensata per risolvere un problema o per migliorare un'attività lavorativa si scontra con una regola istituzionale che la contrasta, la limita o ne annulla l'efficacia economica. 
Quindi una vocina dello StatoNemico dice: ennò! Non si può, la legge impone, il regolamento comunale proibisce, una direttiva del ministero implica, obbliga, cautela, insomma c'è sempre una menata che ostacola. 
I comuni sono principi nel produrre scocciature gratuite ai cittadini, norme d'igiene, certificazioni, direttive europee che non si sa come vengono sempre interpretate in maniera restrittiva, a cui fa seguito una modulistica complessa e spesso ridondante, che è possibile inviare solo per Posta elettronica certificata, per raccomandata con ricevuta di ritorno, per mezzo di una qualche associazione che per farlo si pretenderà dei soldi, aumentando di fatto costi e tempi, per altro già dilatati dall'inefficienza degli uffici pubblici. Questo mi irrita perché è sempre più evidente come il motto: la legge ai nemici si applica, con gli amici si interpreta, appare sempre più veritiero. Questo fa sospettare che ci sia un gusto occulto delle amministrazioni pubbliche nel tormentare le persone con disposizioni al limite del ragionevole, controlli, appostamenti. Inutile dire che quando trovo conferme di ciò rimango amaramente sconfortato, salvo poi compiacermi perchè qualcuno ha ancora il coraggio di dichiarare che il sistema non funziona e fa scappare le imprese. Ma a quanto pare è proprio questo che vogliono ottenere, quelli intelligenti, che potrebbero procurare fastidi se ne vadano pure, i babbei invece rimangano e si facciano pelare a dovere.
L'ultima dimostrazione l'ho trovata nell'intervista di una start up locale, un'impresa di giovani laureati che per crescere ha dovuto trasferirsi in Svizzera, non per sua scelta, ma per suggerimento dei finanziatori. Perché? Leggi certe, burocrazia più semplice e affidabile, la solfa è sempre la stessa, da anni, e non c'è inversione di tendenza, non ci provano neanche a Roma a capire cosa sia possibile fare. Poi la sede operativa dell'azienda è stata trasferita a Milano, su richiesta dei lavoratori stessi e per comodo dei clienti, in quanto a Genova i collegamenti tra città ed aeroporto sono così ridicoli da far desistere ogni uomo d'affari paziente e ragionevole. Questa cosa mi è nuova ma la sento spesso, ed inevitabilmente mi preoccupo.
A mio parere basterebbero un paio di questi articoli per far dimettere tutti, gli amministratori locali, politici e burocrati, tutti quanti, a casa, e vaffanculo. Una pletora di imbecilli, incapaci e corrotti, che riescono con i loro comportamenti a complicare procedure semplici, a far affondare servizi ed infrastrutture, che diversamente potrebbero funzionare, aumentando costi di gestione e di fatto peggiorando la qualità della vita dei cittadini, tutto questo senza responsabilità alcuna, a mani pulite e coscienze linde, ma soprattutto nessun responsabile certo, nessuna indagine, nulla. Possibile che sia così facile farla franca? possibile che chi evade un caffè finisce alla gogna e chi sputtana soldi pubblici in opere inutili la passa sempre liscia?
Ma la cosa più sconfortante è che chi dovrebbe (o potrebbe) porre rimedio trova cavilli per non farlo, per lasciare tutto com'è, per puntare il dito su chi va via, deridendone la scelta, scomodando sentimentalismi patetici e rispolverando un amor patrio stantio.

dimanche 28 mai 2017

Veicolo autopropulso con più di due ruote, dotato di un piccolo vano interno

Daw ha preso l'auto nuova, l'ennesima. La prassi è tenerla un annetto, poi la restituisce al concessionario che la supervaluta, principalmente perché la conserva in garage e la usa poco.
Questa nuova è rossa, (quella prima era blu) ed è l'unica cosa che riesco a ricordare, in quanto di auto non ci capisco e manco mi interessa farlo. Quando provo a collegare l'immagine di un modello ad una marca, poi dimentico, perché tenerli a mente lo vedo utile come sapere i nomi dei sette nani; potrebbero passare a prendermi con qualsiasi cosa, l'importante è che mi dicano il colore, in modo da poterla riconoscere quando arriva.

Gli interni puzzano di auto nuova, odore che mal sopporto sin dall'infanzia; sicuramente meglio di quelli dell'850 special di mio zio, in cui puntualmente mi veniva da vomitare dopo due curve, tuttavia cerco subito di aprire il finestrino per far entrare del sano smog cittadino, ma non si può, perché è tutto condizionato-climatizzato-filtrato e il finestrino aperto non serve, mi rassegno e chiudo la portiera facendo scomparire il rumore esterno. E' come stare in una navicella spaziale, tra volante e cruscotto ho contato una cinquantina di led e lucine di vario colore e con le forme più strane, a confronto un papiro egizio ha meno simboli. Poi ci sono luci nei posti più disparati, sotto allo specchietto retrovisore, sotto la portiera che quando apri vedi la strada, perfino nel cassettino dal cruscotto e una nello scomparto tra i due sedili, sui pedali, ovunque insomma.
Farsi dare un passaggio sta diventando sempre più simile ad un rapimento alieno.

Comunque mi ha stupito la quantità di cose che fa l'auto, innanzitutto segnala se c'è una portiera aperta, e se non hai allacciato la cintura, per questo non c'è un segnale acustico, ma su uno schermo compare l'immagine dell'auto in 3D vista dall'alto, e viene visualizzata in rosso quale portiera non si è chiusa; poi ci sono i sensori di parcheggio, una serie di onde gialle che se c'è un ostacolo mentre fai retromarcia lo individuano e lo segnalano con un bip. Questo davanti e dietro, che puoi evitarti pure l'amico che dice: vieni, vieni, vieni. Ok basta!!

I sedili sono comodi, pensati per viaggi molto lunghi, o per far dormire il passeggero, come stare in poltrona, ti avvolgono e quando l'auto fa le curve strette non scivoli di lato come accadeva nell'850 dello zio, ma noi lo facevamo apposta per divertirci. Questa non è proprio un'auto per far viaggiare i bambini. I vetri sono leggermente oscurati così fuori sembra sempre nuvolo, anche se è l'una del quindici agosto.

Poi c'è il rumore del motore, un rombo pieno, con una tonalità bassa; ho letto che è un effetto studiato apposta, una faccenda che senti solo dentro all'auto grazie alle casse dell'autoradio. Psicologia da casa automobilistica, come gli studi che fanno per il rumore di chiusura delle portiere, o l'odore degli interni, nulla viene lasciato al caso. Soprattutto se paghi molto. Mica puoi guidare una macchina che sferraglia come una diligenza e chiude gli sportelli come una scatola di biscotti.

Poi c'è la musica, finita l'epoca dei cd, l'autoradio è un tutto con il cruscotto, impossibile da rubare, ci carichi dentro con la chiavetta e lei te lo mostra, titolo ed autore, oppure la stazione radio, se la cerca e ci smanetti dal volante con il pollice opponibile; lo stesso che serve per collegare il bluetooth e rispondere al telefono, sempre dal volante. Succede tutto da lì, come con la play. E poi c'è il navigatore che ti parla, gentile, e dice: tra trenta metri svoltare a destra, tra duecento metri... ricalcolo...

Mentre ero distratto da tutta sta roba mi chiedevo: ma ci sarà ancora un'auto che entri e guidi e basta senza avere tutte queste menate? Per esempio a me piaceva un sacco quando Ste mi faceva guidare la sua due cavalli, con i finestrini che si aprivano a sportello e l'aria fredda che entrava dalla capote. Ecco, dentro un'auto così sarei a mio agio, non avrei troppe distrazioni, sarebbe un'auto facile da vivere, dove entri e butti le cose senza far troppe questioni, ci carichi le scatole dei libri, le valige, le borse della spesa, la cesta dei funghi, ci fai salire il cane buttando un telo sul sedile. Un'auto così è verace, immediata, senza lucine ammiccanti, senza vernici lucide e cromature, senza sedili vellutati che manco il salotto della nonna.

Ma pare che auto così non ne facciano più, perché adesso la gente vuole altro, vuole il comfort, si siede e non vuole pensare a quale strada farà, ma alla voce gentile che gliela indica, non si vuole girare a guardare il paracarro, c'è il sensore che lo segnala. Mi chiedo se sia possibile una via di mezzo, una semplificazione tra il geroglifico e il semplice cruscotto in lamiera.

Tuttavia al volante dell'auto rossa di Daw mi sentirei un'idiota, inadatto, fuori posto. Forse è per questo che Daw la usa poco e la tiene sempre in garage e poi la rivende subito.

dimanche 21 mai 2017

Composti in grado di provocare dipendenza fisica sono la nicotina, l’alcol, le benzodiazepine, i barbiturici, le anfetamine, gli oppiacei, la cocaina e i cannabinoidi.

L'altra sera sono stato invitato a cena da amici, (ora declassati a conoscenti), l'idea di passare una serata in compagnia non mi era particolarmente avversa, ma poi la storia ha preso al 'solita' piega... così il mio umore ha cominciato a risentirne, perché? forse perché è finita l'epoca della tolleranza a prescindere. Insomma basta con il sorvolare su tutto perché tanto siamo amici. Amici un cazzo!

La questione è sempre la stessa, con poche marginali varianti... la procedura prevede infatti che un paio di loro si facciano una canna prima di cenare, poi una a metà cena, e dopo un altro paio di canne a chiudere la serata. Solitamente sono indulgente su questa faccenda, ma ora la cosa inizia ad infastidirmi, perché se le prime volte era sporadica, adesso è diventata sistematica.
Manu è il più fastidioso, ogni volta la mena che deve smettere di farsi le canne, anzi esagera affermando che vuol smettere di fumare, a volte per farlo, prima di presentarsi a cena, butta via tutto, cartine, filtri, accendino, sigarette, busta del tabacco, cubetto e macinello; ma già alle undici le buone intenzioni così drasticamente percorse si infrangono, ed inizia a stressare i presenti, perché bisogna trovare un tabaccaio aperto per recuperare il buttato, compreso giro-pusher e ventello di fumo, quindi il dopocena si snoda tra – usciamo&non-usciamo - chi lo accompagna?, - andiamo tutti? - Ci dividiamo i compiti? il tutto nell'impellenza. Così mangiamo di fretta e ogni attenzione e discussione viene monopolizzata per fronteggiare l'emergenza 'cannabinoidi' che normalmente termina verso l'una di notte.

Dopo un paio di queste esibizioni ho pensato che la cosa poteva essere semplicemente risolta dicendo a Manu: caro, arrangiati e non ci rompere i coglioni!
Ma questa linea non è praticabile, perché 'siamo amici' e gli amici si vedono nel momento del bisogno; tuttavia se uno è un fesso e ogni volta rovina la serata agli altri, come la mettiamo?
Così tolleravo, ma ora mi sono fatto un paio di domande, non tanto di ordine legale, ma di ordine psichiatrico/comportamentale: posso proseguire a frequentare gente così? Chiaramente instabile, che arriva a fine serata talmente fumata che il giorno seguente nemmeno si ricorda chi c'era a cena e di cosa abbiamo parlato? Gente che da un certo orario in poi, ti guarda con un sorriso ebete e non sai bene se è felice di vederti oppure è fatta come un ciocco? 

No, non posso. 

Mi sono anche chiesto se era accettabile che fossi l'unico della combriccola a mal tollerare la situazione, anzi le situazioni, in quanto c'è anche un socio di minoranza, saltuario certo, ma c'è. Beh ho risolto che non posso, anche se la cosa non mi procura alcun tipo di danno diretto, tuttavia mi irrita, e mi espone a situazioni che non mi piacciono, in primis legalmente perseguibili, perché se ti ferma la pula mentre hai il ventello in tasca, vai a spiegare che era per il tuo amico testa di cazzo... insomma in questa situazione mi sento a disagio; così mi son detto: gli altri facciano pure quello che credono io, terminata la cena, me ne torno a casa. E così ho fatto mentre un paio di loro mi guardavano come una specie di giuda-traditore.

Non è tanto questione di essere perbenisti, ma è l'abuso in se a darmi fastidio, l'eccesso di qualsiasi cosa, la dipendenza che porta alla fretta, a sragionare, all'isteria, che siano alcool, sigarette, cibo, sesso... tutto quello che viene assunto con la frigna di -ah devo smettere – ma poi puntualmente non accade, mi fa pensare a gente instabile, insicura, inaffidabile, I drogati non mi sono mai piaciuti, a cominciare dai primi che ho conosciuto ai tempi delle medie, a seguire tutti gli altri in varia gradazione, perfino la segretaria che scassa il cazzo perché beve troppi caffè e le viene la tachicardia, la gastrite e non so che altro, però continua a farlo ed a lamentarsi, perfino questo mi irrita, figurarsi...

La definizione di drogato a mio avviso non comprende solamente chi fa uso di cocaina o eroina, o che fuma le leggere con abitudine o casualità; la cosa fastidiosa è l'abuso in se, l'eccesso incontrollato e la conseguente reprimenda (inefficace). A questo punto mi dico: le persone normali sono già così poche, quelle che utilizzano il cervello estremamente rare, e perché mai dovrei anche frequentare gente che oltre a dimostrare poca intelligenza si rincoglionisce e mi disturba?

dimanche 14 mai 2017

Il mare che spinge, la costa che stringe


Dice così la canzone, che pare ritagliata su quel tratto di sentiero, quello che lo percorri attaccandoti alla catena per non finire nell'orrido, e stai sospeso a picco sul mare. Siamo lì a camminare tra i pini ed i profumi mediterranei, e mi piace tutto, perfino l'odore delle pietre scaldate dal sole, la terra umida, la resina che ammicca dalla corteccia dei pini, le foglie secche dell'inverno; guardi su e sei in montagna, ti giri e c'è la scogliera, poi sotto mille gocce di luce negli occhi, il sole basso che rimbalza sulle onde, il profumo del mare che arriva portato dal vento, un gabbiano che passa veloce.
Un posto così è perfetto per star seduti ad aspettare il tramonto. Mi ero riproposto di fare belle foto, ma poi ho lasciato perdere, perché mentre ero lì a concentrarmi su cosa inquadrare, mi pareva di perdermi qualcosa di unico, che una vita è poca per un panorama come questo mi son detto. Così ho lasciato perdere pure il resto, che anche le parole davano fastidio, erano di troppo in quel pieno assoluto di profumi e silenzi.
Ho bisogno di queste coste, del mare sotto ai piedi mentre i capelli sono tra gli aghi dei pini, ne ho bisogno per pacificarmi con le cose, e poi stasera tutto avrà un sapore differente, un colore diverso, perfino le persone mi sembreranno simpatiche. Basta un giorno così e un mese di merda diventa splendido, al punto da ricordare solo quel singolo giorno, che ha lasciato il rosso del sole sulla pelle bianca dell'inverno. Possibile?

dimanche 7 mai 2017

Studenti Erasmus e dove trovarli

Sono pienamente cosciente che quanto sto per scrivere è da vecchio brontolone, però devo riconoscermi un merito, l'obiettività, perché se io a 21 anni mi fossi comportato nello stesso modo, i miei genitori mi avrebbero preso immediatamente a calci nel culo, ed anche senza coercizione educativa, sono sempre riuscito a 'desbelinarmi' degnamente ed in autonomia, con un vago senso di responsabilità che mi ha permesso di vivere in ambiente sano e degno; sarà che l'università me la sono passata a lavorare per pagarmi rette e libri e non avevo certo il tempo per attività marginali. Faccio questo preambolo perché da alcune settimane sto osservando la vita del nuovo inquilino, un ragazzetto Erasmus proveniente dal Brasile... e mi dico: se questo è l'esempio ed il modello di ventenne, i suoi genitori hanno sbagliato tutto.
Parto dalla sua giornata tipo: sveglia alle 16 - 16e30, colazione con patatine e cocacola/fanta/gazzosa o quello che è rimasto nel frigo dopo l'abbuffata della notte. Poi doccia, poi web, social come non ci fosse un domani, corsi on line? manco per l'anima, giochi on line di combattimento, su cui, mi spiega, ha investito anche dei soldi,; perché si sappia, queste trappole acchiappacitrulli funzionano alla perfezione. Si ferma alle ventidue per una specie di cena a base di cose-pronte-solo-da-scaldare, per il caso usa la padella in stile barbecue e poi la lascia incustodita sino al prossimo utilizzo; di lavarla non se ne parla, al massimo la si può riempire di acqua e detersivo se proprio la puzza di bruciato è troppo acre. Il tutto avviene in perenne connessione, youtube-whatsapp-skype, quindi cucina e caga telefonando o guardando i cartoni animati on line, su smartphone.
Poi ripresa del pc e del gioco, che essendo on line permette la comunicazione tra players, in brasiliano o inglese secondo i casi, durante la sessione, intere buste di caramelle gommose, annaffiate da cocacola, o birra, poi wafer o biscotti, spesso crackers al formaggio, panini pronti stile McDonald, e tutto ciò che può essere consumato semplicemente aprendo una busta di plastica.
La cosa prosegue per tutta la notte, complice il fuso orario e non saprei che altro, così si arriva alle cinque-sei del mattino, con seconda pausa doccia di tre quarti d'ora, occupazione nel bagno, per la gioia degli altri camerati che lo infamano sino a farlo uscire, poi a nanna e sono già le sette. 
E la giornata riprende alle quattro del pomeriggio; nessun'altra attività, pulire la camera o il bagno comune o la cucina non è contemplato, nemmeno il lavaggio dei vestiti, che resta confinato al tempo libero tra la posa della padella sul fornello e la carbonizzazione del suo contenuto. Vestiti che per altro vengono lasciati dentro la lavatrice sino a che l'odore ne consiglia un secondo lavaggio. A questo punto è chiaro che non c'è tempo per seguire le lezioni, e nemmeno per uscire di casa a vivere la città. Esce il tempo strettamente necessario per correre al supermercato più vicino, a fare rifornimento e tornare davanti al pc, tutto ciò telefonando a casa, o a chissà chi.
Mi sono interrogato se intervenire, ma poi ho risolto che non sono affari miei, tranne computare le spese ed eventuali danni, che vengono regolarmente pagate dai genitori del pargolo, che evidentemente largheggiano in pecunia, o forse stentano, ma si sacrificano pur di tener lontano da casa una simile rogna, e pagano anche quando le causali sono le più disparate. A me basta questo!
In fondo perché dovrei essere io quello destinato a rieducare la gallina dalle uova d'oro? quando posso trarre profitto. Sorrido, mostro bei modi, penso di avere a che fare con un babbo-di-minkia che dopo tre mesi in Italia non parla una sola parola di italiano e di 200 ore di lezione ne ha seguite si e no 4, e adesso è in disperata ricerca di un corso di italiano, perché non capendo le lezioni sarà rimbalzato agli esami, uno lo ha già fallito. Come farà a superare gli altri?
Non mi riguarda, però l'idea che mi sono fatto dell'Erasmus è che in Italia certi studenti, ci vengano come ultima spiaggia, e le università straniere mandino quelli più rimbambiti.

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(*) Aggiornamento: alla fine non ho resistito e dopo l'ennesima gli ho dato l'out out, un mese di preavviso e poi fuori dai coglioni, che la stanza mi frutta di più per i turisti;
siccome non capiva (o faceva finta) sono riuscito a fare un bel discorsetto in inglese, a dimostrazione che nella necessità si impara qualsiasi lingua; peccato poi concludere con un you-have-broken-dick !!
a dimostrazione che la prima cosa che si impara di una lingua straniera sono le parolacce

dimanche 30 avril 2017

Della discrezione et altre faccende

Quando le persone si interessano troppo a ciò che fai, è certo che ti ruberanno l'idea. Questa cosa l'ho imparata a mie spese, quella volta in cui un amico mi chiese cosa stavo facendo ed io, ingenuamente, gli dissi che avevo fatto la selezione per diventare ufficiale censorio, lui schifò la questione, criticando il lavoro, i compensi e un sacco di altre cose, ma poi quando iniziò il corso di formazione me lo ritrovai accanto. Una cosa simile capitò ad un mio collega, era in metropolitana a Londra, e raccontò ad una ex collega di università incontrata per caso, che stava lavorando in un ufficio nella City, lei si mostrò distaccata e disinteressata, ma al lunedì seguente scoprì che non solo la tipa si era presentata per un colloquio nel suo ufficio, ma aveva detto di essere stata mandata da lui. Nulla di male, però son cose che danno fastidio a prescindere.
Questi due episodi mi hanno insegnato che è sempre meglio essere molto vaghi quando si raccontano le proprie attività, ed è anche meglio dare indicazioni fuorvianti, e subdolamente sbagliate, non fosse altro per la soddisfazione di non agevolare il furbetto di turno che non avendo idee o iniziative sue proprie, è assai bravo a usare quelle altrui, scavalcando con un balzo ricerche e fatiche. In certi ambienti di lavoro questa tattica è garanzia di sopravvivenza e pure di promozione.
Così l'altro giorno ho affrontato le domande insistenti di una conoscente, una di quelle che non si fanno sentire per secoli e che te le sei anche dimenticate poi rispuntano e ti fanno il terzo grado, lei incalzava ma io sfuggivo, poi ha esordito con un petulante: ma allora si può sapere cosa fai in questo periodo?
Ho risposto un distratto: mah! mi faccio i cazzi miei, e tu?
Si è risentita ... ma io trovo sia una bella risposta, da usare spesso, le occasioni non mancano mai.

dimanche 23 avril 2017

manfrina s. f. – 1. Variante, originariamente dial., di monferrina, danza piemontese: ballare la m.; suonare la m. (anche per significare una musica mal eseguita). 2. fig. a. Discorso, chiacchierata, e sim., noiosi e tirati troppo per le lunghe: è sempre la stessa m.; quando la finirai con questa manfrina? b. Messinscena fatta allo scopo di ottenere qualcosa, di convincere o comunque coinvolgere qualcuno, e sim.: fare la m.; non fidartiè tutta una m., è solo una m.; ormai conosco bene le sue manfrineLe si erano messe intorno, facendo tutta una m., per avere qualcosa (Pasolini).

Dice così sulla Treccani ... l'ho cercato perché mi sono ricordato di questa parola mentre leggevo un blog in cui il 90% dei commenti ai post era di questo tipo:
carissima, che meraviglia, amica mia ti leggo sempre con piacere, splendide foto, ma sei bravissima cara amica mia, che splendore, una buona giornata a te mia cara, questa è pura poesia, hai portato il sole nella mia giornata, etc.
Tutto questo zucchero era indipendente dall'argomento dei post, dalla serie di foto di tramonti, rose e gattini, damine e pizzi, copriteiera ad uncinetto o tendine col fiocco, oppure altre faccende paesaggistico-artistico di cui pare il blogger si occupi con una certa regolarità.
Non saprei perché, ma leggere una serie di almeno 25-30 commenti di questo tenore con conseguente risposta del blogger ton-sur-ton, mi ha provocato un principio di nausea, al punto che mi è passata la voglia sia di commentare, perché non mi sarei allineato agli altri, ma anche la voglia di proseguire a leggere il blog in futuro, così mi sono chiesto: e se mi accadesse? se un malaugurato giorno trovassi 30 commenti mielosi ad un mio post? commenti assolutamente OT (OffTopic), che nulla aggiungono alla discussione, commenti che si potrebbero definire gratuiti, o a pisciata di cane, per i più introdotti, commenti di cui nemmeno si capisce il senso, e se il commentante ha letto (e compreso) il post, commenti che potrebbero andar bene per qualsiasi blog, forse commenti copia-incolla, a cui potrei rispondere copia-incolla pure io, (forse per conseguenza o ritorsione) insomma una melassa di cui non ravvedo il senso e l'utilità (forse l'Analisi transazionale di Berne potrebbe illuminarmi).
Eppure il blog tratta spesso argomenti interessanti, (non il mio quello in discussione) su cui potrebbero iniziare riflessioni interessanti. Ma niente, a quanto pare il lettore medio è solo capace di manfrinare con un: mia cara le tue foto sono poesia pura, roba che a me veniva di rispondere: ma che cazzo vuol dire poesia pura, che ne sai della poesia? queste sono le cose che mi mandano in bestia, gente che colma il vuoto assoluto con le manfrine, poi sono andato a sbirciare i blog dei commentatori, gente che copia-incollava poesie a sfare, testi di canzoni e frasi fatte prese e buttate lì, senza un commento, senza un pensiero proprio, cacciate lì come a dire la penso così e non devo aggiungere altro. Ok va bene per un paio di post, ma tutto un blog così? aiuto!!! come quando da piccoli si fa il collage, parevano un quaderno di ricette prese da BravaCasa o peggio dalle ricette di Suor Germana. Mi è salita l'ansia, avrei tanto voluto trovare un commento cinico, anche solo vagamente critico, qualcosa che mi potesse far pensare ad una visione realistica, ma nulla.
Avete presente quelle situazioni dove c'è un bambino rompicoglioni, che frigna, ma non puoi dire niente perché passi subito per Erode? ecco, mi sono sentito così.
Mondi di miele e fruttacandita, dove lo scorno è tenuto da parte, escluso con certosina censura. Ci sono persone che vivono così? che estrapolano dalle loro vite le rogne al punto da non accorgersene? che ritagliano via il brutto sempre e comunque, possibile? Possibile che ci riescano e che vivano comunque nel mondo reale, e non in un paradiso artificiale da cui svegliarsi con una bella facciata? Non lo so ma parrebbe di si... e forse un po' li invidio pure questi qui.

dimanche 16 avril 2017

Sciagure declassate nella categoria: …e quindi?

Risalgo veloce la strada che conduce fuori porta, verso ponente, un lungo arco di pietre consumate che replica la curvatura del porto, e prosegue oltre l'arsenale, dove il Principe sta costruendo la sua reggia, ma questo è accaduto nel 1530... è sempre così, mentre attraverso il centro storico, mi figuro la città che c'era, quella moderna non mi riguarda, così vedo le torri delle antiche mura, quelle del Barbarossa, riconoscibili, presenti sotto strati di intonaci e pittura. Mentre vagolavo dando un senso differente a ciò che mi circondava, incrocio faccia a faccia una vecchia conoscenza, talmente passata che subito non l'avevo riconosciuta, mi saluta con il tono di chi desidera fermarsi per sapere, per riallacciare, c'è la certezza di potermi trattenere a conversare, forse in virtù di una confidenza che però per me è ormai sbiadita, sorrido e rimando il saluto, educato, molto educato, esibisco una cortesia che nemmeno mi appartiene, ma è una cortesia veloce e quindi costa poca ipocrisia, non rallento nemmeno la mia camminata, scivolo accanto, incurante, già guardando oltre, dopo il saluto il suo volto viene nuovamente sommerso da altre facce sconosciute, il mio traguardo è porta San Tommaso, prima che venga chiusa al tramonto, fuori le mura, mi aspettano.
Solo agli orti Sauli la memoria scorre un paio di scorni passati, quasi come vedere le pubblicità dal vagone della metro, riconosci appena le immagini, ma che importa... Via! E poi sollievo, si, piacevolezza di aver evitato di riallacciare quel legame. Quanto incazzo all'epoca.
Mentre in Santa Fede attraverso un ponte levatoio che alcuni si ostinano a chiamare strisce pedonali, e quel semaforo che dura troppo poco, (e il panificio che fa una focaccia da urlo) mi dico che ci sono epoche della vita in cui attiriamo zavorra come le calamite la limatura di ferro, e quando poi capita di smagnetizzarsi e finalmente ci liberiamo, è come togliersi le briglie, perché non l'ho fatto prima? Non saprei, forse perché ad un certo punto impariamo a rinunciare a qualcosa, impariamo che la solitudine è più piacevole delle persone tossiche, che le nostre regole sono importanti e non possono essere derogate per fare posto a quelle degli altri, a chi pretende, a chi non apprezza; starò imparando a volermi bene?
Non saprei, in ogni caso è il tramonto e sono fuori, lì, a guardare l'imbarcadero, o ciò che ne rimane e mi sento libero, da cosa non saprei, ma LI-BE-RO!! Non è già abbastanza?


dimanche 9 avril 2017

Questione di priorità

Da tempo sto elaborando una teoria, ma ero in alto mare, poi l'altro giorno ho trovato un video di Monty Montemagno che ha chiarito la questione una volta per tutte. Alcune persone, sempre di più ultimamente, danno priorità a cose di poco conto, e ciò non va affatto bene, tuttavia ero nel dubbio se tali comportamenti potessero essere classificati come "priorità all'irrilevante" sempre e comunque, come dice il Monty, oppure se sia solo una questione di tempistica sbagliata. Faccio alcuni esempi a cui ho assistito...

1) interrompere una conversazione con amici per leggere e rispondere ad un sms, a cui si poteva rispondere anche dopo
1bis) incontrare l'assessore con delega a ... e discutere mentre chatta con lo smartphone
2) distrarsi da una lezione o da una riunione di lavoro per controllare i like su FB
3) ritardare ad un appuntamento per terminare un gioco on line
4) trascurare la guida dell'auto (o scooter) per controllare i messaggi su whatsApp

Questo nel magico mondo dei social, ma per estensione...

1) ingolfare una discussione a tavola con apprezzamenti sul cibo e ma-se-vuoi-prendine-ancora
2) usare il poco tempo a disposizione parlando di tattiche del fantacalcio
3) esibirsi in spiegazioni inutilmente prolisse monopolizzando la discussione
4) fare continuamente domande OT durante una spiegazione
5) intasare una messaggeria con emoticons e video di puttanate quando invece con tre messaggi si potrebbe decidere l'appuntamento

Mi sono chiesto se l'attitudine alla distrazione sia qualcosa di conscio oppure uno di quei comportamenti automatici, quelle cose da gente con la testa vuota, (da imbecilli per capirci) oppure sia sintomo di un desiderio di leggerezza, un po' come quando siamo costretti in una conversazione noiosa, ed ogni mosca che passa è perfetta per distrarci nostro malgrado.
Non c'è mai una regola fissa applicabile, però ho sempre più spesso l'impressione che le persone siano in balia di una qualche forma di ritardo mentale (acuto o cronico) oppure per empatia replicano quello che vedono fare agli altri. Sia come sia il fatto resta, c'è una moltitudine di persone che, pur mantenendo alcune priorità principali, da importanza alle cose nel momento sbagliato; e nel farlo si incasina e spesso incasina quelli che gli stanno attorno.
La cosa è assai evidente in città, quando si incrociano quelli che guidano come dei goloidi, e pensi che stiano infartando, ma poi ti accorgi che stanno rispondendo a un sms, mentre fumano una sigaretta.
Anche il fatto che le persone tengano il cellulare in mano sempre e comunque, è sintomo di una sopraggiunta confusione comportamentale, come se lasciarlo in tasca o in borsa li privasse di una qualche indispensabile funzionalità, senza contare che è davvero imbarazzante rapportarsi con persone che hanno una mano perennemente occupata e una conseguente manualità monca, in questo modo anche il non utilizzo diventa un impedimento.
Penso che usandolo indiscriminatamente queste persone si sentano, non solo positivamente multitasking, ma anche importanti se non indispensabili per qualcuno, si illudano di 'esserci' per tutti coloro a cui rispondono subito, quando sono i primi a mettere un like, provano un brivido, e si sentono pure gratificati dall'aumento dei like sul loro, riconfermati nel giudizio.
Insomma ho paura che questa smania di far cose sul cellulare (e solo lì), che fa perdere il senso delle priorità, sia una peculiarità dei mediocri.

dimanche 2 avril 2017

réclame /re'klam/ s. f., fr. [in origine, termine tipogr. nel senso di "chiamata", poi breve cenno nel testo di un giornale con rinvio agli annunci pubblicitari, infine pubblicità], in ital. invar. - 1.

- Tesoro ho buttato il vecchio smartphone, dice così la tipa nella pubblicità; buttato, con una vocetta da OcaGiuliva che levati, e lui anziché prenderla a calci nel culo per aver buttato uno smartphone da 700 euro, resta tranquillo e le chiede come farà adesso a chiamare la mamma, con l'intonazione del bambino caduto dal seggiolone (d'altra parte solo un babbeo poteva sposarsi con una così), e lei sempre garrula risponde che in quella grande-catena-di-store-di-elettronica, c'è il fuori tutto, quindi di cosa preoccuparsi? Anzi con una spesa di 'soli' 800 euro avranno perfino un buono del 20% da spendere in altri articoli; metti che oltre allo smartphone a lei venga voglia di buttare anche il tv-plasma, il pc o magari il tablet o chissà che altro, che importa! tanto c'è il fuori tutto sull'elettronica.
A mio parere la pubblicità sta rasentando la parodia di se stessa, io spero sempre che lo facciano per colpire l'ascoltatore, e non per un'improvviso rincoglionimento collettivo, ma ultimamente ci sto ripensando, perché finché dici cose ragionevoli non ti caga nessuno, mentre quando la fai fuori dal secchio, allora si accorgono di te, ed a furia di farla fuori dal secchio alla fine ci credi e diventa prassi, sarà anche per questo che i politici... vabbè ci siamo capiti.
Comunque, la cosa più assurda, e ne sono certo, è che se vado nella grande-catena-di-store-di-elettronica, e un giorno lo farò, andrò lì senza necessità di acquisto, ma solo per registrare i discorsi delle persone e fare foto, e il giorno dopo posterò tutto su questo blog, sempre che non mi occorra prima pagare una cauzione, insomma, io sono sicuro che se vado allo store, li trovo per davvero due babbei come quelli della réclame, gente che butta robe per il solo gusto di cambiare, senza nemmeno capire quello che sta facendo, che si è fatta venire la necessità di comprare, come Raffa che ha 'dovuto' comprare un secondo tablet perché altrimenti come faceva a scorrere le ricette on line stando in cucina mentre l'altro tablet lo usa in salotto? pure convinta di fare un affarone perché c'era l'offerta.
E sono anche sicuro che se dopo essere stato allo store, passo dall'isola ecologica lo trovo lì il loro home theatre, il plasma piatto che l'addetto accorto ha sistemato nell'angolo per poi portarselo a casa, usarlo o quando va bene rivenderselo nel mercatino di Facebook.

dimanche 26 mars 2017

Volevo scrivere una cosa furba, ma è venuto fuori questo...

Teresa May ha parlato alla nazione. “Il nostro livello di sicurezza è stato rafforzato”, definendo “l’attacco terroristico come un atto disgustoso e odioso”, visto che “è stato colpito il cuore della nostra capitale”. 

Questo riporta l'articolo su 'Il Fatto Quotidiano'- saranno le parole esatte della May? cazzo che banalità, cosa si aspettavano un atto terroristico gentile e garbato che colpisse la periferia degradata?
O forse l'attentatore avrebbe potuto lasciare un biglietto di scuse, solitamente lasciano il passaporto, dei fiori, un souvenir? Solito giretto di giostra. Tuttavia c'è da dire che questa volta la mira è migliorata, hanno sempre ammazzato della povera gente, ma hanno fatto capire che l'obiettivo era un altro, basta con ristoranti e discoteche, se i politici non sono capaci di fronteggiare la situazione hanno poco da difendersi. Sono esposti e sono i bersagli principali, questo leggo tra le righe.

dimanche 19 mars 2017

Garantismi minimi per tutti

Nella nazione della par condicio, spesso alla radio sento dire: quella famosa marca di crema alla nocciola, al posto di Nutella, i mobili di quel mobilificio svedese... al posto di Ikea, oppure la nota marca di bevanda americana... al posto di CocaCola. e mi dico: che vomitevole conformismo!!! Manierismi ridicoli e puerili che fanno capire come i media siano farciti di retorica, tuttavia mi sono chiesto: ma è utile tutto questo?? serve a qualcosa, tutela qualcuno??
Sempre per effetto della par condicio, se viene nominata una qualsiasi marca, perché non se ne può fare a meno, o perché allo speaker è scappata, allora vengono subito nominate tutte le altre di quel settore, quindi se si parla di una compagnia telefonica, si devono menzionare tutte le altre del cartello, guardandosi bene dal muovere elogi o critiche, giusto per evitarsi querele da parte degli attaccabrighe. Una cosa molto simile accade quando sento parlare dei cattivi servizi di una città, e non è complicato trovarne, ecco che subito si sente il bisogno di equilibrare la bilancia, instaurando un tono amichevole e piacione... ma salutiamo tutti gli 'amici' di... città bellissima e complicata! che però conserva un sacco di splendide opere d'arte, etc... cosa che si può dire di qualsiasi città italiana, ma perché non dire: città di merda (se lo si pensa davvero e ci sono le prove), fa brutto? eppure è risaputo che oltre il 90% dell'orgoglio italiano è per qualcosa che ci siamo trovati lì senza far nulla, l'orgoglio italiano scaturisce dal possedere monumenti costruiti in epoche remote e giunti a noi spesso per puro culo, conservati dalla tipica sciatteria e gestiti nella negligenza più totale, un orgoglio che nasce dalle normali attività di vigili del fuoco, dei militari, di medici ed infermieri che svolgono la loro professione in modo corretto, oppure è l'orgoglio per ricercatori fuggiti all'estero, che proprio grazie al trasferimento hanno potuto accedere alle risorse necessarie per sviluppare le loro potenzialità, orgoglio per le prodezze sportive di atleti che per anni si sono allenati a spese loro, per i fatti loro, spesso nella totale indifferenza di istituzioni e società sportive, insomma più l'orgoglio è avulso dalle quotidiane possibilità nazionali e più viene chiamato in causa, da giornalisti e politici, che gareggiano per assegnarsi medaglie altrui, siamo il paese dove i giornali pubblicano la "strabiliante notizia" che un treno è arrivato in orario... ma ce ne rendiamo conto???
Non saprei perché ad un certo punto sia iniziato tutto questo teatrino, ma adesso è difficile venirne fuori, perché la gente si è abituata alla scenetta, per cui se un giorno qualcuno dicesse: ora vi diamo la ricetta del pesce al forno, un qualsiasi macellaio si sentirebbe in diritto di 'pretendere' anche la ricetta dell'arrosto, perché viene discriminato, quando non offeso, un vegetariano si irriterebbe perché non è stata data anche la ricetta delle zucchine ripiene al formaggio e un vegano griderebbe allo scandalo perché esiste il seitan al forno che è buonissimo e la cultura dominante discrimina le minoranze. Ma la cosa più ridicola è che tutti otterranno ascolto, nessuno avrà il coraggio di dire: mavaffanculo! anzi si sentiranno in imbarazzo, mentre i discriminati potranno esibire la corona del martire, salvo poi comportarsi da arroganti, perché le minoranze hanno sempre e comunque ragione anche quando sproloquiano. Trovo tutto questo ributtante, indicatore di un arretramento culturale che pretende, solo a parole, di rappresentare l'evoluzione della comunicazione, i diritti di tutti, un garantismo tanto esteso quanto fasullo e superfluo, inconsistente ed esistente spesso solo nelle parole, ma che di fatto non rappresenta nulla e nessuno, se non il pretesto per alcune categorie di attaccabrighe per sentirsi in dovere di spargere il loro livore (cosa particolarmente evidente nel web).
Tutti pronti a saltare sul tavolo con le pulci al culo. Di questo passo qualsiasi presa di posizione, espressione genuina di un parere personale o semplice esposizione di un punto di vista, potrà essere tacciata di essere iniqua, offensiva, denigratoria, partigiana, derisoria, fascista, razzista, xenofoba, omofoba, maschilista, e ciò permetterà di poter montare una polemica sulla qualsiasi, intasando ogni discussione e spostando di fatto l'attenzione su altri orizzonti, l'importante è essere inconcludenti; altro che contraddittorio costruttivo. A chi possa giovare tutto questo non saprei, inizio a sospettare una qualche regia, ma mi rimane oscuro il fine, per ora, la caciara da mercato del pesce, pare faccia audience e like sui social: e tanto basta!

dimanche 12 mars 2017

Ritratto di famiglia con tempesta

Ironia del nome, Le sorelle del Buon Soccorso, non erano poi molto... soccorrevoli, almeno tra il 1925 e il 1961, in questo periodo i sotterranei del loro pio istituto si sono riempiti di cadaveri; 800 almeno, una media di 22 all'anno, quasi due orfani al mese per 36 anni. e nessuno ha sospettato nulla, nessun medico, nessun assistente, collaboratore, cittadino, nulla di nulla, possibile?
Nella stessa epoca in Scozia, accadeva qualcosa di molto simile, ma anche questo pio istituto è stato opportunamente chiuso nel 1986, giusto in tempo per far sparire testimoni, e carnefici, restano le ossa, e come diceva qualcuno: i morti non mentono mai.
A questo punto mi sono chiesto: possibile che nessuno controllasse, vigilasse? tutti si fidavano di questi centri religiosi che più che orfanotrofi erano case degli orrori, gestite da serial killer. io sono allibito!! ed inizio a pensare che non sia un caso, che serva fare dei collegamenti. Non voglio scomodare una regia degna di Aktion T4, sarebbe troppo anche per il complottista più fantasioso, tuttavia c'è qualcosa di mostruoso che fa brutto dire; limito la mia riflessione al caso irlandese; cosa può spingere un gruppo di suore a tali comportamenti? ma di più, amplio il raggio, cosa può spingere un gruppo di persone all'omertà? Perché qui non sto parlando di un paio di persone, ma di un'organizzazione a delinquere, non c'è nulla di improvvisato, casuale, c'è (o meglio c'era) un sistema che ha funzionato indisturbato per 36 anni, un sistema che non aveva nulla a che vedere con le pratiche di un istituto religioso, così come viene generalmente inteso; quindi lascio da parte la fede e mi spingo oltre... era comodo, per la morale del periodo (e forse anche per quella odierna) che qualcuno si occupasse di accogliere ragazze madri ed orfani, peccatrici e frutti della colpa, fornicatrici fuori dal sacro vincolo del matrimonio, e incresciose conseguenze. Ecco, ci volevano strutture che celassero al "mondo per bene" gravide camerierine ingenue finite nei letti dei loro padroni, o volgari meretrici che erano rimaste incinta nell'esercizio della loro funzione, o magari anche vittime di abusi, insomma donne sfortunate, che alle spalle non avevano nessuno, che dovevano fidarsi ed affidarsi, donne che anziché partorire un figlio entro gli schemi imposti da santa romana chiesa cattolica ed apostolica, avevano peccato, (loro), e messo al mondo uno scomodo bastardo, di cui non era possibile sbarazzarsi subito, perché l'aborto è omicidio e peccaminio a dio onnipotente. E quindi? tutti questi figli della colpa, questi 800 figli del vizio, che futuro avrebbero avuto? non era forse questo il miglior modo per sbarazzarsene? dove mettere la spazzatura se non sotto al convento. Chi avrebbe recriminato, indagato, domandato, ma soprattutto chi avrebbe pianto quei figli di nessuno? Nessuno appunto!
A me pare un validissimo motivo per sigillare l'omertà di tutti, dare la colpa soltanto e solo ai religiosi mi pare anche una soluzione di comodo, farli sparire era la soluzione che tutti speravano ma nessuno era in coscienza di praticare, e allora chi meglio di un religioso, che può giudicare, condannare o assolvere, e fa i conti direttamente con dio,
Ah dimenticavo... Amen.

dimanche 5 mars 2017

Le mie amiche sono tutte educate, però vestono in modo un po' strano

Ieri era sabato... e quindi? Quindi la Emy mi ha tenuto tre quarti d'ora al telefono per parlarmi del suo amore, che al sabato deve stare con la moglie e non ha tempo per lei, e lei ci esce scema di gelosia, allora lo chiama ad un telefono spento, poi manda sms a cui lui risponderà solo lunedì, quando lo riaccende, poi sbrocca e le viene quella vocetta acuta e la parlantina svelta tipica delle rompicoglioni e mi chiama. La sua parte è quella dell'amante credulona, quelle a cui devi dire (far credere) che la moglie è come una sorella e non c'è più niente e se non ci fossero i figli sarebbe già divorzio. L'idraulico infedele fa così, va a trovarla nelle pause pranzo, poi un fine settimana ogni due mesi la porta in qualche agriturismo fuori mano, dove se la tromba come non ci fosse un domani e le promette che parlerà con la moglie-sorella, perché lui vuole una storia seria, ma ha bisogno di tempo, non la vuole ferire, perché lui ci tiene alle persone, mica come certi stronzi ipocriti. Il giorno dopo le manda dei fiori, con un bel biglietto pieno di frasifatte, e poi riprende tutto come prima.
Allora lei lo tormenta, perché lo ama, e poi è bravo a letto, maledettamente bravo a letto, e se si comporta così, la colpa è solo della moglie-sorella, se la tradisce la colpa è della moglie-sorella che non gliela dà, perché l'uomo è uomo, deve sfogarsi, se racconta delle balle clamorose la colpa è solo della situazione, lo fa per il bene dei figli. E la Emy se le beve tutte, lo difende e aspetta, e ci gode quando è nel suo letto, tutto per lei, alla faccia dell'altra. Tuttavia le feste comandate lui le passa in famiglia, dai suoceri con i figli, mica con la Emy, che resta sola a fare il muso allo specchio (e a telefonarmi). La Emy lo vuole tutto per lei, dimenticando che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Dormirà tranquilla sapendolo impegnato in un 'lavoro per un cliente importante' che lo occupa per un fine settimana ogni due mesi?
Tre quarti d'ora al telefono ad ascoltare questa nenia; inutile replicare, è come un messaggio in segreteria, ascolti e basta. E mi dicevo, c'è già passata la Francy, lei con il geometra che le ha ristrutturato casa, poi la Vale con il collega che faceva sempre delle lunghe trasferte, e mi pare pure la Zok, anche se con modalità differenti. Sarà una moda, ho amiche che amano farsi il trombamico ammogliato, perché è risaputo che lo sposato non impegna, un po' come la scarpa sportiva. Sia come sia, trovo che alcune donne siano bravissime a perdere la stima in se stesse pur di farsi una buona scopata col torello di turno. Sia chiaro, lo farei pure io, una bella trombata alla brutta Eva, almeno un paio di volte al mese ci vuole, ti rimette in armonia con l'universo. Però da lì ad illudersi di aver trovato l'amore eterno, ce ne passa, è come pretendere di stare tutto il giorno sull'ottovolante. Sveglia!!!

dimanche 26 février 2017

Forse fu per bisogno o per buon esempio

Nella quantità di persone difficili da sopportare ci sono quelle che riescono a farsi un film partendo da un indizio insignificante, su cui sviluppano illazioni e sospetti. Normalmente le donne sono maestre in questo tipo di attività, ma posso assicurare che anche certi uomini non scherzano. Se la cosa finisse lì andrebbe anche bene, il problema è che questi soggetti si sentono in dovere di esibire la conseguente sentenza, sputando acredine come naturale effetto della loro maieutica. Per esempio se ti chiamano al cellulare, o mandano un sms, non importa a quale ora, e non ottengono risposta immediata, magari perché stai lavorando oppure guidando lo scooter ed hai lasciato il cellulare nel baulotto, o semplicemente sei una persona che non vive all inclusive, con il cellulare sempre a meno di un metro, allora partono per la tangente immaginandoti impegnato in una tresca, in qualche ritrovo del vizio, intenzionato a non rispondergli apposta, per ferirli nella loro egoreferenzialità, perché loro hanno lo smartphone e sono connessi a whatsapp, quindi vedono messaggio, spunta verde, blu, risposta e contro risposta, e tutto questo lo vogliono SU-BI-TO. Quando si arriva a questo livello di infermità, non servono giustificazioni, ma anzi ogni scusa avvalora la tesi e peggiora la situazione.
A questo punto perfino scivolare nell'accondiscendenza risulta deleterio, perché si finisce in una situazione 'sporca', dove bisogna fornire continue spiegazioni, rassicurazioni, conferme, instaurando un clima che non mi piace. Non sono buone premesse per costruire un'interazione tra persone adulte.
E poi, ma questo è facoltativo, è assai utile salutarli con un vaffanculo che ha il solo effetto di certificarli nelle loro convinzioni, ma vuoi mettere la soddisfazione!

dimanche 19 février 2017

E molte sono quelle cose delle quali ci dobbiamo (con)fidare

Marta ha iniziato la chemio, lo comunica con grinta, improvvisamente il suo mondo cambia prospettiva e ogni altra rogna sbiadisce. Non è sola, ha la sua famiglia, ma forse è preoccupata proprio per loro, dovrà combattere, ci riuscirà? Non lo so, dice che i suoi figli saranno la sua forza, a me pare siano troppo piccoli per esserlo, penso che la sua forza non dovrebbe veicolarla ad altri, egoisticamente dovrebbe essere lei stessa la sua forza. Ma poi è solo una questione di punti di vista. Marta è sempre stata una persona allegra, serena, lieve, e adesso che persona diventerà? è sempre stata molto credente, e se la sua fede l'aiuterà ad affrontare questa malattia ben venga; la fede servirà a tenerle alto il morale e la voglia di vivere, che importanza può avere se poi uno è credente per convenienza, per convenzione o per virtù dello spirito santo che ha operato in lui, (cit.). È una cosa interiore, da fuori nessuno può saperlo davvero il vero vero motivo.
Cosa c'è di male se poi è un'illusione e dopo morto scopri di esserti ingannato, questo mi dicevo, e nessuno è mai tornato a dirlo. Così stamattina riflettevo sulla fede, mentre mi imbattevo nel solito banchetto sotto ai portici, l'ho notato partendo dalla scarpa RottermeierStyle di una delle addette al sorriso ai miscredenti; chissà dove le fanno quelle scarpe lì, forse qualche fondo di magazzino dell'epoca d'oro delle governanti; sono sempre in due, a volte tre, sorridono e parlano tra loro, mai insistenti; presidiano. Non sono quegli imbonitori da mille non più mille, loro stanno per strada con una bibbia in mano, ed al massimo ammoniscono dall'otto per mille ai cattopreti, stanno lì come a dire: se vuoi dio è qui che ti aspetta.
Ma loro ci crederanno davvero? Ho sempre sostenuto la tesi dell'autoinganno in queste cose intangibili. Lascio nell'aria il mio dubbio e proseguo, poco più avanti fuori dall'ufficio postale, la zingara dai denti d'oro ringrazia una signora che le ha dato una moneta con un sonoro: dio-te-benedica-siniora!
Ecco, mi son detto, dio usato per far soldi, è un peccato? Un inganno come certificherebbe un ateo o un'incognita come direbbe un agnostico? Il dubbio ricompare; eppure quella signora caritatevole che ha alimentato la lobby delle zingare mendicanti dai denti d'oro, oggi passerà una giornata con la protezione di dio, tipo ombrello. Qualcosa di invisibile e intangibile, inconoscibile a detta di molti, a meno di non aver passato anni e anni in seminario, una cosa su cui non è bello dubitare per non attirarsi negatività. Tuttavia quando rifletto su queste faccende non posso fare a meno di pensare ai Fugger ed al loro discutibile metodo per salvare le anime dei credenti, così ben evidente in: Luther - genio, ribelle, liberatore, un film che più che biografico considero divulgativo, non a caso prodotto negli Stati Uniti.
Non potendo far nulla di nulla per Marta mi son detto: potrei appellarmi alla bontà divina, e dirle che prego per lei; ma lei sarebbe più serena sapendo che io la raccomando all'altissimo? Proprio io poi, oppure quello sereno potrei essere io, non facendo di fatto nulla di utile e concreto, ma impegnandomi in qualcosa di poco faticoso. Magari il mio animo ne risulterà risollevato, come avessi compiuto una buona azione; in fondo l'essere umano cerca serenità, protezione contro l'ignoto e non trovando certezze inventa divinità e spiriti santi, che dovrebbero proteggerlo. Ma Marta ci crede e tutto questo ha un sapore atavico, misterioso.

dimanche 12 février 2017

Occasioni d'amore perdute

"Un tempo lo amavo. Lo amavo! Un giorno io e te dovremmo discutere un poco su questa faccenda chiamata amore, perché, onestamente, non ho ancora capito di che cosa si tratti. Il mio sospetto è che si tratti di un imbroglio gigantesco, inventato per tener buona la gente e distrarla. Di amore parlano i preti, i cartelloni pubblicitari, i letterati, i politici, coloro che fanno all'amore e parlando di amore presentandolo come toccasana di ogni tragedia, feriscono e tradiscono e ammazzano l'anima e il corpo. Io la odio questa parola che è ovunque ed in tutte le lingue. Amo camminare, amo bere, amo fumare, amo la libertà, amo il mio amante, amo mio figlio.
Io cerco di non usarla mai, di non chiedermi nemmeno se ciò che turba la mia mente e il mio cuore è la cosa che chiamano amore.
Infatti non so se ti amo... guai se ti regali a qualcuno in nome di quel trasporto!"

(O. Fallaci - lettera a un bambino mai nato)

Il matrimonio è fondato sul ricatto, ho iniziato a sospettarlo osservando i miei vicini di sotto; gente che sino a ieri ha ballato la tarantella davanti a una capanna e oggi si premura a far sceneggiate ogni tre per due a beneficio di tutto il vicinato. Alcuni li chiamano anche rompicoglioni,, ma a me pare un eufemismo riduttivo.
Lei fa la casalinga disperata, lava, stende, stira, guarda le telenovelas ad alto volume, pulisce casa, passa l'aspirapolvere sul pianerottolo, fa la spesa, cucina, ascolta Gigi D'Alessio ad alto volume, mentre frigge la qualsiasi urla cose da fare al figlio babbeo, e sgrida i cazzo-cani che la ricambiano abbaiandole. Poi ogni sabato sera, litiga con il marito appena rientra dal lavoro, per farlo usa i modi e le frasi dei talk show che ha guardato in tv durante l'ora di pranzo, poi sbatte la porta della cucina un paio di volte e va in camera da letto a guardare la televisione, nel frattempo lui anziché ficcarsela per fare pace, si mette sul divano in salotto a guardare la televisione ad alto volume sino a domenica sera, alzandosi solo per montare i bastoni delle tende per cui hanno litigato e portare fuori i cazzo-cani perché quando abbaiano in casa gli danno fastidio. La faccenda si ripete ogni sabato, nei secoli dei secoli. Amen.
Perché lui non la sbatte fuori di casa? Semplice, le serve una che gli faccia trovare la biancheria pulita e stirata, il mangiare fatto e fritto come faceva la mamma-suocera e all'uso si faccia ficcare quando ne ha voglia. Perché lei non se ne va via? Perché le serve uno che mangi la sua roba fatta e fritta parlando a bocca piena, e le allunghi i soldi per comprarsi vestitini a fiori che sembrano dei copribottiglie, e la porti in giro con l'auto nuova quando esce dal parrucchiere.
Perché il figlio non si toglie dal cazzo invece non l'ho capito, ma essendo un babbeo è inutile cercare spiegazioni.
Altra faccenda, quelli del quarto piano, lei ha fatto la casalinga per tutta la vita, lo dice quando litiga con il marito, TU-MI-TRATTI-COME-UNA-SERVA, gli urla sempre, soprattutto quando sono a pranzo in cucina con la finestra aperta, e lui non dice nulla, perché probabilmente è vero, a volte le dice con voce alterata: NON MI DEVI ROMPERE I COGLIONI, e poi esce sbattendo la porta. Tuttavia lei tollera, sopporta e prosegue, perché si è abituata, che altro potrebbe fare? questo lo frigna solo alla sorella al telefono, ma solo dopo che lui è uscito per fare le commissioni... il resto della storia lo trovate qui.

A volte mi chiedo: ma queste persone lo avrebbero mai immaginato che sarebbe finita così, che lentamente ma inesorabilmente avrebbero lasciato deteriorarsi il loro rapporto di coppia sino a questo punto? O forse gli sta bene così, e quello che da fuori sembra qualcosa di malato è invece una qualche forma di equilibrio di ruoli e compiti? Non lo so, ma so per certo che non vorrei mai trovarmi in situazioni come queste.

dimanche 5 février 2017

Così vicini, così lontani

T.
Al piano terra c'è la Famiglia CagaMinKia, ovvero Strabichina, Babbo senior e Babbo di MinKia junior. Hanno in dotazione due CazzoCani di taglia medio grande che detengono in totale anarchia, da tempo si sono fatti il film di essere odiati ed infamati dal resto del condominio (chissà poi perchè).
Accanto a loro: i Pucci, silenti solo quando chiudono le finestre doppiovetro-tagliotermico, appena installate; altrimenti lamentosi ed irascibili al limite dell'uxoricidio. Dopo un iniziale tentativo di contatto con i CagaminKia, con cui condividono un tratto di cancellata, ci hanno ripensato optando per un saluto svelto, gentile ma controllato.
1.
Al primo piano c'è il sottoscritto, soprannome non pervenuto, lo si vuole scorbutico e particolarmente infastidito dall'inciviltà dei vicini e di tutto quello che produce rumore non necessario.
Accanto a lui: La Sciabattata, così chiamata per la camminata svelta sempre calzata in scarpa aperta che produce l'inconfondibile rumore. Padrona di due gatti enormi che potrebbero competere con Jabba the Hutt, della saga di Guerre Stellari, conduce una vita ritirata e regolare, prosecuzione inconscia di un'abitudinarietà da impiegata del catasto.
2.
Al secondo piano: Mr. e Miss Nosy, per i più tradizionalisti La portinaia e La Cocorita (ruoli a scambio libero); nati per stare alla finestra e sopravvissuti agli inverni più rigidi, sono costantemente impegnati a stilare liste dei cazzi altrui, per poi discuterne tra di loro e con chiunque possa completare le informazioni condividendo la loro passione; voci ben confermate li dicono abilissimi ad origliare alle porte.
Accanto a loro: i Ragni, famiglia complicata in perenne disagio domestico, ulteriormente aggravato dopo che il Piccolo ha vomitato dalla finestra con ottima mira sul piumone dei Pucci; per via dei dirimpettai mantengono il massimo riserbo verso chiunque, completabile solo con la costruzione di un muro a metà pianerottolo.
3.
Al terzo piano: i Pigeon, coppia di pensionati ex figli dei fiori, in qualità di cittadini del mondo vagano tra Marocco, Algeria e imprecisate località della costa ligure, quando non accade si dedicano a raccontare l'ultimo posto visitato; piacevoli quando si hanno dieci minuti da perdere, poi ripetitivi e volendo un tantino autoreferenziati.
Accanto a loro: il Nulla, appartamento vuoto da secoli, in pratica una porta spazio temporale su un universo parallelo fermatosi al 1978, epoca in cui fu abbandonato all'oblio dalla proprietaria.
4.
E siamo al quarto piano: qui troviamo LaToscana, anziana arzilla ma mezza sorda, non sente citofono, telefono e campanello mandando in sbattimento la figlia catastrofista che pensa sempre di aprire con le chiavi di scorta e trovarla stecchita sulla poltrona a guardare il TG delle venti.
Accanto a lei: I Bonobo, gruppo familiare impegnato a fare clan, utilizzano la casa un paio di week end al mese, ma il loro abitat naturale è un paese dell'entroterra dal clima piovoso indipendentemente dalla stagione, in cui spadroneggiano come dei signorotti medievali.
5.
Al quinto: gli Zeddapiras, famigliola mite, dedita all'insegnamento ed al canto melodico, durante il periodo scolastico si possono avvistare al mattino presto mentre sciamano verso il centro. Nel resto dell'anno emigrano al nido isolano dove si riproducono.
Accanto a loro: il Deserto, appartamento evacuato dai residenti, che attratti dalla Brexit, si sono trasferiti oltre manica per crescere dei figli anglosassoni biondi. Voci non confermate vogliono la casa infestata dal fantasma della suocera.
6.
Al sesto, la Colombaia, mansarda romantica dalla vista mozzafiato, che tuttavia resta sfitta o abitata per un paio di anni, principalmente per via dell'esposizione, che fa oscillare la temperatura interna tra un massimo di 127 °C al mezzogiorno e un minimo di -173 °C subito prima del tramonto del Sole. In pratica come vivere sulla superficie lunare ma senza l'agevolazione della gravità ridotta.

dimanche 29 janvier 2017

Il paziente inglese, che poi non lo è

- Uno tra i più premiati film del xx secolo - dice così Wikipedia. Pensare che lo avevo archiviato tra i film per frignare, ma era il 1996 ed a quell'epoca ero attirato da altri generi di pellicole. Premetto subito che la scena di lei (la Binoche) che volteggia tra gli affreschi di Piero della Francesca mi ha fatto piangere come un vitello... a conferma che è un film per frignare. Però bella la musica e bella la scenografia, le riprese in esterno, tutto quello splendore secolare, chi ci aveva mai pensato che il nostro patrimonio è stato lì lì per sbriciolarsi in un momento, sotto alle bombe degli occupanti e dei liberatori? A pensarci viene da gridare al miracolo. Per compiacere quelli de: orgoglio italiano, devo dire che come riescono gli americani o comunque i registi stranieri a girare bei film in Italia, beh nessuno mai. Ti innamori subito di ogni inquadratura e di ogni panorama, tramonto, scorcio, anche del più banale paesello della toscana. Poi la trama prende, e si capisce bene, più che nei libri di storia, come il breve spazio tra le due guerre sia servito a malapena a far cambiare lo stile dell'architettura e qualche regime, per certi versi la seconda guerra mondiale è stata la naturale prosecuzione della prima. Una follia che si potrebbe chiamare: la guerra dei cinquant'anni.
Quindi trovo che sia resa benissimo la sensazione di precarietà in cui vivevano i personaggi di quel periodo, che non era avventatezza, forse si potrebbe definire coraggio, o forse stavano solo vivendo loro malgrado una fase storica in cui l'unica cosa che si poteva fare era fregarsene della morte. Un film che a leggerlo trasversalmente apre molti pensieri, sulla vita, su come si possa viverla, sul'amore e sull'eutanasia. Nulla è certo, nulla scontato. Carpe diem allora!
Insomma uno di quei film che dici: ma che carina lei (l'infermiera), e poi che bono lui, (il conte), anche se poi te lo ritrovi vent'anni dopo, pelato, a fare Voldemort in Harry Potter; che è come beccare quel figo di Banderas dei tempi di Zorro, a parlare di biscotti con le galline. Son delusioni.

dimanche 22 janvier 2017

A forza di essere molto informato, so poco di tutto e dimentico di...

Ci risiamo, il 2017 comincia con una catastrofe sulla catastrofe: la radio subito strilla all'evento imprevedibile, la sciagura, la fatalità, il destino... proprio non si poteva saperlo. Poi c'è qualcuno che si domanda: ma l'albergo era costruito nel punto giusto? Con le condizioni meteo avverse, era forse il caso di chiuderlo? Ed io mi chiedo: cosa è realmente imprevedibile al punto da non poter fare prevenzione? Troppe domande, ora tutti zitti, ci sono dei dispersi forse dei morti, ora bisogna elogiare i soccorritori, far tacere la polemica e pensare all'emergenza; è sempre così, EMERGENZA poi terminata l'emergenza bisogna far fronte alle spese, incalcolabili, ma poteva andare peggio, questo lo diranno, magari durante una bella messa di suffragio a cui parteciperanno tutti i politici, non prima di aver passato in rassegna i luoghi del disastro, meglio se sono più di uno in modo che tutti abbiano un adeguato palcoscenico. Inizio a pensare che gli organi di (dis)informazione la stiano menando troppo e che oramai le notizie delle catastrofi siano solo una serie di ghiottonerie copia incolla, frasi pronte e preriscaldate. L'importante è suscitare indignazione, stupore, paura e trovare lo scandalo, aumentare la vendita dei giornali e quindi garantire lo stipendio ad una categoria di pennivendoli in via di estinzione. Altro motivo non riesco a trovarlo, e se le edicole stanno scomparendo dal panorama cittadino forse significa che i lettori non sono poi così babbei come sembrano. Tuttavia tra terremoto e maltempo c'è davvero da preoccuparsi, non tanto della natura, ma della stupidità umana.
D'inverno nevica, è risaputo, quindi perché dovrei stupirmi se ad Amatrice, che è in montagna ci sono tre metri di neve? Possibile che ogni evento meteo diventi un'emergenza?
Il terremoto è un'emergenza, anche se poi viene da chiedersi perché, l'Abruzzo è sismico da sempre, l'elenco di date di terremoti e ricostruzioni è una lista che parte da quando se ne ha memoria e prosegue con cadenza quasi regolare. Quindi di cosa dobbiamo stupirci adesso? Dell'accanimento della natura matrigna, o per la babbeaggine di chi ha costruito in zona sismica usando più sabbia che cemento, dimenticandosi che certi terreni non sono adatti alle abitazioni, ma lo sono diventati in virtù della speculazione e lo sono rimasti grazie a sanatorie e condoni.
Ma per tutti questi crimini non ci sono nomi, i soliti ignoti che non pagheranno il dazio.
Tutto il resto non importa, comuni senza soldi, corpo forestale in disarmo, politici incapaci, interventi inadeguati a catena, che causano dissesto idrogeologico, abusivismo edilizio, costruzioni non a norma... insomma cosa pensavano questi geniacci, che prima o poi i nodi non sarebbero venuti al pettine?
Detto questo aggiungo per dovere di cronaca, la faccenda che chi ha deciso di rimanere a presidiare la casa crollata o pericolante, lo ha fatto consapevole del fatto che l'inverno era un'incognita, e più che parlare di eventi imprevedibili verrebbe da evocare eventi sottovalutati.
Questo certo non solleva i soccorritori dal soccorrere; su questo primo nodo di problemi si innestano tutta una serie di altre questioni, la 'sparizione' dei soldi degli sms, che forse potevano già essere parzialmente utilizzati per costruire delle strutture di accoglienza funzionali, soldi che pare riposino in una banca in attesa della burocrazia benevola che stabilisca come, ed a chi destinarli, (perché siamo in Italia e quando ci sono tanti soldi a disposizione tutti diventano bisognosi); per inciso non mi pare che tanto ritardo abbia coinvolto i soldi del decreto salva(culo)banche che sono stati trovati e stanziati prestamente, giusto per evitare che qualche direttore incapace si inguaiasse. Già!!! sono passati i tempi in cui bancari corrotti sorbivano caffè al cianuro o si impiccavano sotto ai ponti di Londra.
Insomma mi chiedo, ma tutta questa indignazione su cosa è basata e soprattutto cosa produce se non fastidio nel fastidio? Distrazione dai veri problemi, dalle vere cause che in questo modo anziché essere individuate proseguiranno a produrre sciagure imprevedibili per i nostri discendenti.
Perché nessuno ha il coraggio di dire ai terremotati: sapete che c'è? Vi diamo 35 euro al giorno e vi rifate una vita da qualche altra parte!
Siete romantici, nostalgici e non volete lasciare le radici? Cazzi vostri perché lo StatoNemico, quello fatto di politici e burocrati pronti a pararsi dietro una legge qualsiasi per scusare la loro incompetenza, se ne sbatte il cazzo di voi e delle vostre catapecchie pidocchiose, delle vostre attività, delle fabbriche e delle aziende, poi ora che sono ferme non servono nemmeno più a farle mungere da Equitalia.
Quindi aspettate, restate nel disagio e lamentatevi in modo da permetterci di ricostruirle peggio di prima, in modo che possano crollarvi addosso alla prossima scoreggia. E qui non è una questione di cultura, è una questione di speculazione; no dico, ma lo avete letto Gomorra? Lo avete capito che ogni mattone che si sposta nel sud Italia (e scrivo provocatoriamente sud, mentre penso alle infiltrazioni camorristiche all'expo di Milano, nel Mose di Venezia, al commissariamento per mafia del comune di Ventimiglia... ecco ci siamo capiti), porta profitto alla malavita?. Ogni chilo di cemento, ogni trasporto di materiale o movimento terra, è una mazzetta in tasca a qualcuno, lo sappiamo benissimo, ma ogni volta parte la preghierina, il fioretto delle buone intenzioni che poi puntualmente si scopriranno infrante e disattese, dopo tre-cinque anni, quel tanto che basta affinché ci sia tempo per invocare una prescrizione, fuggire all'estero o insabbiare le prove. Lo sappiamo ma per sfiancamento lasciamo correre, stanchi di indignarci per troppo tempo, noi che abbiamo già arruffato le penne e starnazzato a tempo debito riempiendo le bacheche di bandiere e sms solidali.

Ma cazzo aprite gli occhi, qui c'è gente che sulle catastrofi ci vive, che campa di emergenze, che nella fretta e nella confusione trova il modo di far sparire i soldi, ci spera nell'emergenza, la prepara con cura, vogliamo fare un elenco? gli immigrati, le alluvioni, il terremoto, le nevicate, il vento forte, gli incendi boschivi (dolosi), tutte cose utili ad indignarsi prestamente e spostare l'attenzione dai veri artefici... costruttori avidi e senza scrupoli, politici incapaci e corrotti, banchieri affaristi e strozzini; ma a quanto pare la sottocultura di cui siamo imbevuti vuole l'ostinazione.

dimanche 15 janvier 2017

La vita è troppo breve, ci son delle sorprese che non ti aspetti mai (prosegue)

Pensavate che mi fossi dimenticato di loro? Ebbene NO … non potrei, perché questa famiglia è come una telenovela brasiliana, non finisce mai.
Dunque … riassunto della puntata precedente: lui e lei si conoscono sul web, si piacciono anche se lei è un boiler con le ruote e lui un babbo di minKia, ma forse è proprio per questo, perché l'amMmore è cieco!
Si frequentano quel tanto che basta per aprire un profilo FB assieme e riempirlo con i loro selfie, cuoricini e sorrisi. Poi a detta di mammà, al secolo Strabichina, scatta l'operazione - come ti incastro il pollo – con il favore delle ferie galeotta fu la casa libera, i due innamorati si scambiano effusioni inequivocabili, indi il pargolo va subito in goal. Orgoglio di papà! sicché arriva un certo giorno in cui bisogna comunicare ai famigli tutti che – non sono grassa, sono incinta -
(a seguire rumore di piatti rotti, urla e porte sbattute ripetutamente in ore notturne)
Come da copione, a donna disonorata segue matrimonio riparatore, anticipato da sceneggiata napoletana e seguito da viaggio di nozze a quattro, perché in luna di miele, oramai consumata, non vuoi portare anche babbo, mammà e i cazzo-cani? Il tutto viene diligentemente rubricato su FB.
In breve, molto in breve, nasce la frugoletta, che viene esibita nella carrozzina rosa, con la copertina rosa e la borsa porta enfant, rosa, il cui nome non è mai pervenuto alle cronache, ma fonti abbastanza attendibili dicono sia Bella, in onore della protagonista del famoso musical (che piace alla puerpera), e della più famosa fiaba (che piace al neobabbo). In ogni caso la madre-suocera preferisce chiamarla Quella-là, che indica sia nuora che nipote, restando convinta che - meglio una puttana di un'ecuadoriana - Ed in questo forse Strabichina ci aveva visto lungo; scusate il gioco di parole.
Tuttavia bisogna notare un miglioramento linguistico, perché prima era ecuadoregna, dizione decisamente erronea, ora è ecuadoriana, un segno chiaro che la multirazzialità porta cultura oltre a migliorare la rima conseguente.
Comunque al sesto mese dell'infanta deliziosa, che riposa nella culla rosa, l'ingerenza della madre-suocera e lo spiccato caratterino della sposa-nuora raggiungono l'apice acustico tollerabile da un condominio di modeste dimensioni, per cui si decide di separarle vita natural durante, considerato l'approssimarsi del - finché morte non vi separi – che risulta drasticamente attuabile.
(a seguire rumore di piatti rotti, urla e porte sbattute ripetutamente in ore notturne)
Il rientro del figliol prodigo al desco domestico viene salutato con gioa-gaudio dai cazzo-cani abbaianti notte e dì per il lieto evento, e dalle imprecazioni della Strabichina indirizzate alla puttana-ecudoregna (a volte ci sono ricadute lessicali, dicono cronico analfabetismo di ritorno delle genti del sud), rea di aver rovinato economicamente la famiglia, per suo bieco e torvo tornaconto.

Fine della seconda puntata.

dimanche 8 janvier 2017

Gennaio mette ai monti la parrucca

Febbraio grandi e piccoli imbacucca,
Marzo libera il sol di prigionia,
Aprile... cosa faceva aprile?
Questa filastrocca credo di averla imparata all'asilo dalle suore, o forse dalla maestra. Ho scoperto infatti che da piccolo andavo in un asilo misto, al mattino c'erano delle maestre, con cui facevamo varie attività didattiche, poi c'era chi andava via e chi restava a mensa. Io ero tra quelli. Chi restava solitamente aveva un cestino della merenda, da qualche parte in dispensa c'è ancora, nel cestino della merenda mia madre metteva un frutto, il gamellino con il secondo e un dolcino per la merenda del pomeriggio. La mensa delle suore passava il primo, concepito in tre varianti, solitamente risotto al pomodoro, o pasta al pomodoro, o spaghetti al pesto, e poi acqua del rubinetto a volontà. Poi dalle cucine arrivavano i gamellini con il secondo intiepidito, e fine. Dopo pranzo andavamo tutti nel salone, dove le suore avevano sistemato le piccole sdraio per farci fare il riposino. E poi riprendevamo le attività di gioco.
Ad un certo orario, credo tra le quattro e le cinque venivano i genitori a prenderci.
Mi sono ricordato tutta questa solfa l'altro giorno mentre passavo dal vicoletto che porta all'asilo e qualche diligente maestra del mattino faceva recitare la filastrocca...
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra! (seguono applausi e risate)
L'asilo c'è ancora, mi sono detto, sbirciando una finestra socchiusa, c'era ai tempi di mio fratello che non ci andava mai volentieri e piantava un sacco di rogne per entrare, e quando usciva filava dritto dritto nel negozio del nonno che era li difronte, e gli chiedeva perché non lo poteva tenere nel retrobottega, il nonno gli bofonchiava qualcosa di credibile, sempre la stessa, e mio fratello si rassegnava a rientrare a casa per raccontare a mio padre quanto si era divertito con le suore all'asilo, e si capiva benissimo che non vedeva l'ora che l'asilo prendesse fuoco.
Mio padre invece all'asilo ci andava volentieri, come me sarebbe restato a dormire con le suore, una volta andati via tutti gli altri bambini, e come me all'ora di uscire piantava il muso perché non voleva andare dritto dritto nel negozio del padre, che era lì difronte.

Anche mio nipote era uno che piantava un sacco di rogne per entrare all'asilo, e ricordo benissimo quella volta in cui si aggrappò al termosifone perché non voleva entrare assieme agli altri bambini. Dovemmo spiegargli che nessuno di loro sapeva leggere e solo allora si tranquillizzò ed accettò di entrare, giusto per dare un'occhiata, poi semmai uscire subito. Fu l'unica volta che fece storie per entrare all'asilo, anche perché li difronte il negozio del nonno non c'era più e sarebbe stato un problema entrare dritto dritto in banca e chiedere di andare nel retrobottega.

dimanche 1 janvier 2017

Dum fata sinunt vivite laeti

Così dice Seneca: finché il destino ve lo concede, vivete lieti; è scontato? Forse, ma detto duemila anni fa, da uno che viveva alla corte di Nerone, dove per aperitivo potevi trovare la cicuta senza zucchero, è un pensiero assai saggio. L'altro sapiente di corte era Petronio, l'arbiter elegantiarum, condivideva il pensiero di Seneca al punto da porre fine alla sua vita nel momento in cui realizzò che essa non gli avrebbe più riservato le piacevolezze a cui era abituato. Un gesto che potrebbe essere interpretato come codardia o magari coraggio, dipende dalla prospettiva.
A questo punto mi sono chiesto: è una vita da cicale quella che preferivano Seneca ed i suoi seguaci? Gli antichi romani, che avevano costruito un impero, vivevano come cicale? Non credo, anche se una certa cattomorale vorrebbe farlo credere, penso principalmente per contrasto al paganesimo, che andava comunque demonizzato. La storia scritta dai vincitori! Un classico.
La cosa è proseguita per molto, e pareva quasi che alla vita lieta si dovesse preferire la vita di privazioni dell'asceta, del monaco, lavorare sodo, spezzarsi la schiena, rinunciare al piacere terreno per amore di dio; il sacro sacrificio, che sicuramente garantirà una vita eterna da passare nella contemplazione dell'altissimo, o assieme a 30 vergini secondo i casi, ma porta una serie infinita di rogne subito. Poi per fortuna arrivò Lorenzo (il Magnifico) a ribadire il concetto – chi vuol esser lieto sia – del doman non v'è certezza - chissà che fastidio deve aver provato Sisto IV a sentir proferire questo mottetto, che insinuava l'incertezza della vita futura in terra, ma penso soprattutto dopo in cielo, proprio là dove una chiesa opulenta predicava penitenza pubblica e praticava privata depravazione.
Ma perché si dovrebbe condannare una vita da cicale, soprattutto se non fa male a nessuno? Credo principalmente per il comodo e la convenienza di chi la biasima. Nugoli di imbonitori da oratorio hanno tratto ricche offerte professando questa dottrina garantendosi il sostentamento, non sono forse loro le cicale che vivono senza lavorare?
A me questa cosa non piace, principalmente perché quando posso mi diverto, e se il mio divertimento non nuoce ad altri non sto certo a chiedermi se in una vita futura, ovunque sia, dovrò scontare qualche scorno che ho commesso in questa, posso dirlo: a me della vita ultraterrena non me ne frega un cazzo! Ecco l'ho detto.

Vivere lieti anche sapendo che dopo non c'è nulla, con buona pace di tutti quelli che pretendono di dire agli altri come vivere, che blaterano senza cognizione di causa, questo è il vero coraggio.