dimanche 20 août 2017

La Nella

Ci torna tutti gli anni, in agosto.
Nella stessa casa, lì al paese, dove d'inverno non ci abita più nessuno. Per me era come tornare in un cimitero di ricordi, di case in rovina accanto ad altre che si stingono lentamente, viottoli pietrosi, che contendono ai rovi lo spazio rimasto tra le case, aie dove si ballava ed adesso cresce l'erba medica per conigli che nessuno alleva, tra orti estivi che cederanno alle erbacce dell'autunno.

Ci sono tornato due volte, ma i miei occhi filtravano tutto con le lenti del passato, così ho lasciato perdere, e mi son detto: mai tornare nei luoghi dell'infanzia!

Ma a Lei piacciono i ricordi, tanti, tutti, ci ha sempre convissuto, ma non solo, le piacevano i ricordi di ricordi, di vecchi che ricordavano i loro vecchi, quando il paese era Paese, di mucche e galline, di contadini a far fieno, quelli con il fiasco nella sacca e la falce da molare, e le mogli a fare i formaggi, a battere il bucato alla fontana. Paese di odore di pane al mattino presto, e mosto quando era stagione.
Paese quando c'era ancora chi ci nasceva, e il dottorino arrivava in 500, che lo sentivi dalla curva della cascina vecchia, quella che avevano costruito appena era passata la strada, gli altri scendevano a piedi, dalla mulattiera, sino al bivio a prendere la posta quando passava la corriera. Rituali scomparsi come la mulattiera, inghiottita dal bosco.

Ma Lei ci torna ogni estate, quando può anche nei fine settimana, e lo so, appena potrà ci andrà ad abitare, per incurvarsi  sul grembiule a fiori, come sua madre, o come sua nonna, sulle castagne nel seccatoio.
Si metterà nella loggia a pulire i fagioli dell'orto, come faceva la sua bisnonna, per dire ai foresti che vanno su solo per camminare, com'era il paese quando era Paese, e raccontare loro dei ricordi di ricordi.

Lo farà perché lo desidera più di ogni altra cosa, glielo leggevo negli occhi quando eravamo bambini, che noi stavamo lì a giocare e lei a prendere le misure dei ricordi da raccontare, anche se non lo diceva, vuol vivere nella sicurezza e nella quiete delle finestre da cui si vedono solo cielo ed alberi.

dimanche 13 août 2017

Conosco i miei polli?

La scorsa settimana ad una cena a casa di amici, dove si conoscono amici di amici, etc. mi trovo seduto accanto ad un tipo che per riempire la conversazione tra una tartina e un prosecco, mi fa?

- Ma tu hai mai fatto trading?

Siccome ho sempre guardato alle cose vinci/guadagna/risparmia facile con sospetto, ho fatto l'ingenuo e gli ho chiesto di cosa si trattava... la prima risposta, saputella, è stata un:

- Bhe sono investimenti on line che poi ci guadagni!

Sembrava la cosa più facile del mondo, come rubare caramelle ad un bambino, chiaramente una risposta del genere era insufficiente, così gli ho chiesto meglio, fingendomi interessato; lui ha bofonchiato cose che parevano la poesiola imparata a memoria per la recita di Natale e poi, siccome mi stavo scocciando (è successo quasi subito) sono andato al sodo con un paio di domande da affondo:

Quanto ci hai investito in soldi?

- Mah per ora solo un cinquanta euro, sai per cominciare è il minimo.

E quanto ci hai ricavato in soldi?

- Nulla per ora, ma se vado sul sito ogni giorno, potrei anche guadagnare 1000 euro al mese, ma non ho tempo, eh si lo so dovrei dedicarmi, ma ora mi ci metto sono in ferie, però devo attivare gli altri investimenti. (bla bla bla).

- Quindi ti hanno inculato 50 euro e per proseguire devi investirne altri 50? non mi pare un buon affare. (segue sorrisetto malizioso)

- Ma se vuoi guadagnare bisogna investire, e poi l'amico di un mio amico ha investito 400 euro, più investi più guadagni capisci (bla bla bla), anzi se ti interessa ti presento come nuovo iscritto e hai un BonuS, ed anche io ottengo un BonuS... insomma conviene ad entrambi, capisci?!

- Si certo, anche se non capisco come viene contabilizzato il BonuS, sono soldi che ti danno? e poi i guadagni come li versano? Vanno dichiarati al Fisco? hanno un'aliquota del 22%?
mi sembra che la fai troppo facile.

- Oh non saprei, devo leggere le condizioni, ma ho poco tempo, però il meccanismo è semplice, è come giocare in borsa in pratica.

- Spiegamelo! io le regole per giocare in borsa non le conosco.

- Eh ma così, bisognerebbe vedere sul sito, ma devi essere iscritto...
(iscrizione a pagamento 'solo' 20 euro e 'solo' fornendo i dati della carta di credito, ndr
comunque ci sono delle azioni da comprare, poi dopo un po' le rivendi e ci guadagni! Vedi è semplice!

A quel punto ho lasciato perdere perché mi è sorto il sospetto di parlare con un imbecille che in sei mesi si è iscritto ad un sito lasciando i dati della carta di credito (nemmeno una prepagata) e non ha idea di cosa deve fare per proseguire, un sito dove può comprare e vendere azioni che gli propone il sito stesso, commissione compresa che gli viene prelevata in automatico dalla carta di credito.
Tutto fatto con l'ingenuità degna di un bambino che caga.
Ma è stato interessante il finale della discussione...

- Quindi sino ad ora hai speso... vediamo 20 di iscrizione + 50 per iniziare + 50 per proseguire:
Totale 120 euro e non hai guadagnato ancora nulla?!

- Bhe! si ma sai non ci ho dedicato molto tempo, ma il totale non lo avevo fatto, 120?? sei sicuro?? e dai, vabbè sono 'solo' cento euro, non ci vado mica in rovina.

A quel punto ho concluso che certe persone meritano questo, meritano di essere imbrogliate, ne sono felici... e quasi rimpiangevo quelle cene dove si parla solo di auto de luxe, calcio e figa!!!

dimanche 6 août 2017

Dite... cheese

Una cosa che sto valutando con irritazione (una tra le tante) è la questione foto-dei-figli-su-FB e più in generale foto-dei-figli-sul-web. Prendo FB come esempio per il solo fatto che è il social che utilizzo maggiormente.
Prima o poi lo trovi qualche amico che esibisce il pargolo; ritengo la cosa abbastanza stupida, soprattutto quando viene fatto con insistenza e quando il pargolo è nell'immagine del profilo o in quella di copertina, non tanto per la questione minori => privacy => pedofili e tutte quelle faccende connesse alla divulgazione del proprio privato, ma per la questione decisione del genitore su una libertà altrui; è la solita storia, essere orgogliosi per qualcosa che è stato semplice ottenere.
Perché dai... mettere incinta la moglie, c'è da esserne orgogliosi?

A mio parere no!

Oltre ad avere un fastidioso catto-sapore di crescete&moltiplicatevi, con quel retrogusto stantio di campagna acquisti del ventennio, e volendo andare più indietro fatta-l'Italia-facciamo-gli-italiani e tutte quelle minchiate da propaganda di sistemi che avevano (ed hanno) solo bisogno di braccia da mandare in guerra, oppure pecorelle da sfruttare in vari modi, ditemi dove sta l'orgoglio?

Perché mi aspetterei che un genitore sia orgoglioso dei risultati dell'educazione data al proprio figlio e non del figlio in quanto tale, anche accettando la variante che ogni scarrafone è bello a mamma sua, ed un genitore equilibrato sa rendersi conto se ha partorito un enfant prodige o un bimbominkia, ed il fatto di non voler riconoscere quest'ultimo è solo per salvaguardia dell'autostima. Ma queste sono sottigliezze, deroghe che posso pure concedere ed accettare.

Divido anagraficamente la situazione, prima dell'età della ragione del pargolo e dopo, (sul genitore ho perso le speranze) badate bene non maggiore età. Dico questo perché un figlio (in adolescere) potrebbe ad un certo punto dire: senti pà per pubblicare le mie foto devi avere il mio benestare, oky?? perché non esiste che quando avevo un anno hai pubblicato una foto mentre mi cambiavi il pannolino e adesso tutte le mie compagne di classe mi prendono per il culo e dicono che ce l'ho piccolo.

Verrebbe poi da chiedersi la reale necessità di postare foto-ritratti dell'infante, in quanto ai parenti possono essere mandate per mail e agli amici delle foto dei figli altrui non gliene frega un beneamato cazzo, (io in testa) ed al massimo possono esordire con qualche scontata carineria, perché nessuno mai si sognerebbe di dire: tua figlia è un cesso, ma sai com'è... brutta in culla, bella in piazza. Speralo!

Quindi si fa strada il sospetto che molte coppie riescano a dare un senso alla loro esistenza solo ed esclusivamente in funzione procreativa; ed appena ciò accade si sentono in dovere di esibire il motivo del loro unico orgoglio, (in questo devo riconoscere il danno cerebrale che causano certi cattosermoni). Anche il coniuge che accetta, imita o incoraggia è da considerarsi complice e babbo-di-minkia a seguire.

Ricordo ancora con ribrezzo la faccia stravolta di una puerpera fotografata dal marito in ospedale e sbattuta su FB, assieme alla neonata, rossa ed informe come un pomodoro caduto dal frigo.

In questi casi viene da interrogarsi sulla questione delle priorità, perché in certi frangenti lo scatto, per quanto facile e veloce che possa essere, è l'ultima cosa a cui penserei, ed allo stesso modo il soggetto fotografato potrebbe avere il pudore di non voler apparire sulla piazza mediatica dopo 12 ore di travaglio, capelli stile esorcista ed occhiaie a tema.

Però sono felice di scoprire questi risvolti, per la solita questione di riuscire a selezionare palesi o potenziali imbecilli da rimbalzare, e quindi evitarmi rogne e discussioni con persone dalla psicologia problematica.

In buona sostanza, la presenza di minori nelle foto pubbliche la trovo accettabile in caso di gite o escursioni o foto di famigli al desco, insomma in foto di gruppo in cui ha un senso la compresenza di tutte le generazioni - partecipanti, ma per il resto auspico sempre il recupero del caro vecchio album di famiglia in cui chiudere tutte le foto.

dimanche 30 juillet 2017

Di Gomorra e dalla parte dei cattivi

Il libro di Saviano non lo avevo ancora letto, avevo sbirciato qualche pagina ed ho preferito aspettare, aspettare di aver coraggio per digerire quelle righe. Poi... dopo la serie in tv (che non ho visto), mi è sembrato quasi inutile leggerlo... anzi mi ero proprio dimenticato della questione, perché la lista dei desiderata è troppo lunga, poi mi sono imbattuto nell'audiolibro letto dall'autore ed ho ceduto.

È stato il pugno nello stomaco che temevo fosse. L'Italia che ne esce non mi piace, mi irritano quelle verità, e soprattutto mi irrita come la politica e gli organi d'informazione si tengano alla larga, almeno in superficie, da tutta quella merda, mi irrita come una certa parte della cultura avvalli la mentalità corrotta, accetti il malaffare come qualcosa di naturale, nemmeno cronico, ma proprio parte fondante del sistema.

Tuttavia una cosa è chiara, la situazione è talmente compromessa da rendere folle il solo pensare di risolverla, altro che passare al pianeta gemello (autocit.); in questo mi riferisco in particolare alla terra dei fuochi, perché se è immaginabile attuare strategie per togliere materiale umano alla camorra, anche dopo cento anni di sforzi vani, è impensabile risanare zone con concentrazioni di inquinanti tali da renderle inabitabili per millenni, e per poi portarli dove? Sarebbe uno spostare montagne, quindi rimettere in circolo tutto il processo, contaminare sempre di più, cose e persone, sprecare altro denaro che finirebbe comunque nelle tasche sbagliate, sottratto ad altre priorità, spreco nello spreco. In tutto questo sconforto mi sono aggrappato a qualcosa di concreto, un concetto, su qualcosa dovevo salvarmi; mi è piaciuto quello sulla bontà.

Essere buoni è difficile, dice Saviano, se sei buono perché non puoi fare altro, non sei un vero buono, lo fai perché non hai altra scelta, la tua bontà non ha un gran valore, e quindi non puoi fregiartene, è una bontà vigliacca. Se invece potresti essere cattivo, e magari lo sei anche, e dalla tua cattiveria trai convenienza e rispetto, ma decidi di non avvalertene, magari anche a tuo detrimento, allora sei Buono, perché hai operato una scelta coraggiosa e consapevole, hai attivato una bontà nobile.

Così spesso capita di incontrare buoni per comodo o per convenienza, e buoni che non hanno altra scelta, (dovrò imparare a riconoscerli) che forse ad una bontà del genere è preferibile lo stronzo. Quindi i cattivi sono più liberi, loro hanno la possibilità di scegliere. Insomma il cattivo che sceglie di fare il buono è quasi più preferibile del buono senza altra scelta.

dimanche 23 juillet 2017

Sulle novità e sui cambiamenti

Allora... l'altro giorno mentre girellavo per il web ho trovato questa piccola lista sul panico da innovazione tecnologica che affligge alcune persone, detto anche tecno panico, che suddivide le reazioni in base all'età dei soggetti:

quando nasciamo: tutto quello che troviamo è normale

fra i 15 ed i 35 anni: il nuovo è eccitante, rivoluzionario ed è solo un'opportunità

dopo i 35 anni: tutto quello che viene inventato dopo è contro all'ordine naturale delle cose

Da come veniva spiegata, la cosa è valida dall'invenzione della ruota in poi, ogni epoca ha avuto la sua paturnia; detto ciò, mi metto nell'ultima categoria ed estendo il panico anche al mondo delle innovazioni in generale, escludendo i social, (paura eh!?)... a mio avviso il mondo dei social e FB in particolare, è una grande opportunità per evitarsi delle rogne con le persone. Oramai quasi tutti hanno un profilo da qualche parte, e pubblicano 'contenuti' ovvero quasi tutti ci tengono a far sapere i cazzi loro al mondo, anche quelli che si lamentano di ciò.

Sfruttare la cosa a proprio vantaggio è semplicissimo, anche perché, per il principio dell'imitazione, anche persone tendenzialmente riservate prima o poi vengono attratte dalla possibilità di esibire foto o pensieri, anche semplicemente condividere o finire taggati nei profili di qualche amico, ciò è sufficiente per capire con quale tipo di persona si ha a che fare.

Fine preambolo - inizio aneddoto.

Mentre mi trovavo catapultato in una delle tante messaggerie un-tanto-al-chilo, che raccolgono deliri comuni con la scusa di organizzare una serata in pizzeria tra 15 persone (compresi amici di amici) usando un centinaio di messaggi, incrocio il profilo di uno dei commensali, e... bhe non ci crederete ma la metà delle foto del suo profilo lo ritraevano a torso nudo, (non che non sia un bel vedere), però dico: esibizionismo ed egocentrismo a manetta, ok la palestra però era proprio in fissa.
La cosa già fastidiosa in se era giustificata dall'amicizia con una fotografa in erba, che oltre a riempirlo di like e cuoricini, gli ha consentito di rimpolpare interi album di scatti fantasiosi, e pseudo artistici. Bianco e nero, e tutte le sfumature perseguibili con photoshop.

Ma la chicca vera e propria dovevo ancora scoprirla, infatti il babbeo aveva in un album condiviso (quindi pubblico) alcune foto BN che lo ritraevano in nudo integrale, ma in pose artistiche ovvio, accanto a statue anch'esse nude.

Ora qual'è il problema direte voi, il problema è trovare statue nude a grandezza naturale, roba fatta bene s'intende, cosa mica facile, ma anche trovandole, non è che uno si può mettere nudo... lì, accanto alla statua di Garibaldi. Il problema è stato brillantemente risolto dalle statue del cimitero monumentale, quelle situate nei meandri del boschetto, nelle zone più deserte e dimenticate. 

Anche provando a ragionare nei termini più artistici che riesco a trovare, immaginarmi uno che si spoglia e si mette in posa accanto alle statue... bhe proprio non ce la faccio, è più forte di me. Non tanto per una presunta e sopraggiunta pudicizia, ma proprio per una questione di sanità mentale.

A quel punto la voglia di mangiare una pizza mi era passata completamente, ed ho esteso il mio ribrezzo a tutti i potenziali commensali, perché già mi immaginavo la conversazione: buona la pizza vero? com'è sedersi con il cazzo di fuori sulla statua dell'angelo del silenzio di Monteverde? ma dimmi: pungono il culo gli aghi di cipresso? mi passi la birra grazie.

Decisamente queste innovazioni del costume sono troppo avanti anche per uno che c'è nato.

dimanche 16 juillet 2017

La percezione dei colori è un processo neurofisiologico molto complesso

Dunque il problema è accostare i due colori, in armonia di forma, non voglio sovrapporli, attaccandoli, i due colori non devono toccarsi, si devono rispettare, vanno separati da un confine, dandogli autonomia. Già, ma come definirlo questo confine? Gauguin metterebbe una linea nera, a profilare la figura per darle forza e risalto, come ha fatto in La vision après le sermon. Già! ma era il 1888... oggi siamo nel 2017!
E quindi?

Lo faccio lo stesso, chi ha detto che non si può replicare il passato? il quadro è mio e faccio quello che voglio ti pare?

(prima o poi dovrò smetterla con questi dialoghi interiori che mi incazzo da me stesso)

Allora... devo solo trovare la linea giusta, perché sto improvvisando, ci provo per un po', niente! Non arriva, traccio una serie di linee nere e nessuna mi pare quella giusta, questa è troppo liberty, la rendo angolosa ed è troppo cubista, una via di mezzo è troppo decò, non mi piace, scimmiotta qualcosa, non è autentica. Una giungla di linee sbagliate, è quello che ottengo dopo poco, che fare? Traccio una linea nera abbastanza larga, che copra tutte le linee sbagliate, sperando che contenga anche la linea giusta, il profilo corretto attorniato da infinite linee sbagliate, ok, ora c'è la linea giusta, lì da qualche parte, devo trovarla, devo solo eliminare quelle sbagliate che le stanno attorno. La questione posta così mi sembra più facile.

Comincio da destra, con il rosso cinabro, puro, preso dal tubetto così com'è, senza sporcarlo, quando è fresco brilla. Lo stendo e sento che tira il pennello, è corposo e profuma di olio, ma anche di cannella e di bacche rosse. Possibile? potrei giurare che in campagna avevamo un secchio del carbone con il manico di questo stesso identico colore, e potrei giurare che se lo guardo bene ricordo le mani di mia nonna che lo afferrano per portarlo accanto alla stufa. Proseguo, non è facile, ma le linee sbagliate da destra scompaiono lentamente, una dopo l'altra, restano schiacciate sotto al rosso.

Ci lavoro per una buona mezz'ora. Poi dall'altra parte, come superare un confine di stato, non è nemmeno detto che il confine sia tutto dello stesso spessore, ora ci vuole un giallo deciso, un giallo cromo, o un giallo Napoli, e se fosse troppo acido? Con il giallo non ho mai avuto simpatie, alla peggio lo sporco con l'arancione, che poi voglio velare di... no anche lui puro, sarà il rosso accanto a farlo vibrare, lo innamorerà come fanno i gerani bianchi accanto a quelli rossi. Tolgo linee sbagliate da sinistra, una dopo l'altra, il giallo è proprio un colore fastidio, sarà da quella volta che da piccolo mi regalarono degli occhiali da sole di plastica con le lenti gialle, li indossai salendo sulla millecento della zia-suocera, e dopo nemmeno dieci minuti avevo la nausea. Poco ci mancò che vomitassi.

Da allora il giallo lo detesto, e giurerei di sentire anche l'odore dei sedili di plastica dell'auto, quando lo vedo in quella tonalità... proprio non lo sopporto, ma adesso è quasi tollerabile, accanto al rosso, una punizione meritata per un colore così.

dimanche 9 juillet 2017

Terra in vista

La notizia è uscita a fine febbraio, ed è stata subito etichettata come “clamorosa scoperta” a riprova che il mondo dell'informazione è popolato da babbei di levatura universale; sarà anche per questo che l'ho sfangata, per quel je-ne-sais-pas-quoi che mi porta tendenzialmente ad evitare proprio le notizie clamorose, e di esempi potrei farne a pacchi; un giorno farò una lista di titoli presi dal web, per il solo gusto di postare qualcosa di ridicolo per il vostro divertimento.

Dunque non sono un astronomo, mi son detto, e nemmeno un'astronauta, quindi sapere che ci sono pianeti simili alla Terra, lì, in giro nello spazio infinito, non mi riguarda, non mi fa ne caldo ne freddo, anche perché i pianeti papabili e pappabili, si trovano a 40 anni luce di distanza, non proprio dietro l'angolo.

Tuttavia un pensiero trasversale sono riuscito a farlo, supponiamo per assurdo che la Terra sia stata creata da dio, come dicono alcuni, e l'uomo pure e la donna dalla sua costola e bla bla bla … robe che l'evoluzionismo ci fa una pippa, adesso come la mettiamo? Voglio dire, e se dio avesse creato la Terra e un'altra decina (almeno) di altri pianeti simili al nostro, ma anche diversi ma comunque abitati da esseri viventi, tutti abitati da arroganti progenitori egoreferenziati, che si fa?

E' chiaro che la questione dell'anima, della razza superiore, del popolo eletto da dio, non regge più.
Lui è dio, può fare quello che vuole, creare pianeti a ripetizione, magari anche in questo momento ne sta creando uno, gemello al nostro, meglio della Terra, perché si è talmente scocciato della Terra che ne sta creando altri, proprio ora, c'è un paradiso terrestre nuovo nuovo, un altro Adamo, un'altra Eva e via che si ricomincia, dio li crea e poi ciao ciao, lì molla lì a girare nello spazio infinito, forse nemmeno si ricorda di quanti ne ha creati. Ma che importa Lui è dio. A questo punto se c'è qualcuno che dovrebbe chiedersi: e adesso come me la giro? Sono proprio i cattopreti, ed a seguire tutte le altre dottrine basate sull'esclusiva all'essere umano.

Che già insistere sul geocentrismo gli aveva fatto perdere un sacco di like... forse se la possono ancora giocare con il franchising.


dimanche 2 juillet 2017

Replicanti te salutant

Facebook è fantastico per capire le persone, ma non solo, anche per capire come funziona il mondo dell'informazione. Ormai ogni quotidiano possiede una pagina su FB, in cui vengono messe in evidenza alcune notizie, un assaggio di quello che si potrà leggere sulla pagina web, che poi potrà essere approfondito con l'abbonamento on line.

Trovo tutto questo meraviglioso, se solo dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che sarebbe accaduto, avrei pensato ad un visionario. Una cosa che il web permette a costo zero, è la consultazione di più testate giornalistiche contemporaneamente, cosa laboriosa in passato, per via dell'abitudinarietà ad acquistare un solo giornale. Oggi ciascun lettore può predisporre una personalissima rassegna stampa in pochi minuti. Mentre mi apprestavo a lurkare le mie solite pagine, che per la maggior parte sono di informazione locale, ho notato alcuni temi ricorrenti che attraversano tutte le testate, spesso replicandosi con fastidiosa insistenza, o producendo articoli ridondanti in cui la stessa notizia viene aggiornata ogni giorno con dettagli insignificanti.

L'ultima novità sono i cinghiali, che pare preferiscano i giardini pubblici alle boscaglie, penso anche per una questione di nutrimento, in quanto dubito che questi animali trovino piacevole convivere con uomini ed auto. Queste apparizioni, non sono una novità, tuttavia hanno attirato l'interesse dei giornalisti, la notizia potrebbe essere interessante ai fini della viabilità, sebbene quasi tutte le foto che ho visto ritraessero gli ungulati impegnati ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, ma qualcuno ha deciso che l'emergenza cinghiale dovesse ingolfare l'informazione, e la pagina di Repubblica Genova per giorni interi, non c'era post che non ritraesse una fase del soggiorno, seguito dal classico: e voi cosa ne pensate? (mi sono astenuto dal dirglielo perché anche questo è un trucchetto per conteggiare click) ad un certo punto mi sono chiesto se la questione cinghiali fosse l'unica cosa degna di nota che accadeva in città, perché a rimbalzo la notizia è stata ripresa da tutti gli altri siti di informazione locale, insomma a Genova il problema maggiore sono i cinghiali che attraversavano la strada in Albaro, mica le fabbriche che chiudono a Sestri Ponente, le aziende comunali affondate nella corruzione, il sindaco neo eletto e tutta una serie di altre faccende; il giornalista locale, libero ed indipendente, trova più utile scrivere su temi d'intrattenimento, per alleggerire capite!

Quindi per tre giorni la mia bacheca si è riempita di cinghiali, che pareva di essere in montagna alla fiera della polenta, però tutti a difesa dei cinghiali, almeno nei commenti più in vista, tutti animalisti che caldeggiano il trasferimento in zone boschive vergini e più adatte alla loro vita di bestioline libere; peccato che l'ambiente da cui scappano siano boschi bruciacchiati e disseminati di discariche abusive. Poi mi sono ricordato dell'orsa del Trentino e l'intervento dei goffi veterinari, a cui era seguito un patetico articolo sui poveri piccoli orsacchiotti che avevano perso la mamma, insomma che palle! Poi ho smesso di seguire la faccenda perché stava rasentando il ridicolo.

Altra questione: le bellezze locali, l'orgoglio regionale? il mare ovvio, sta lì, non occorre fare nulla per valorizzarlo, quel mare scuro, che si muove anche di notte e non sta fermo mai.
Una foto al mare ed è fatta, altra promozione non serve, nemmeno far funzionare il depuratore, basta falsificare i dati dei prelievi, giusto in tempo per la stagione balneare. Quindi il mare è una risorsa locale a km zero, in abbinata poi, i più intraprendenti mettono in primo piano un pezzo di focaccia ed il gioco è fatto; cosa meglio di una foto del genere per  promuove la città? perché sbattersi a trovare altri soggetti.

I like arrivano a pioggia, per orgoglio nostrano si intende, non farlo sarebbe tradimento, e tutti gli altri siti di promozione turistica ed informazione ai viaggiatori, tutti ma proprio TUTTI, almeno una volta a settimana declinano mare e focaccia, mare spiaggia e focaccia, mare cielo e focaccia, mare nuvole e focaccia, in ogni stagione, estate ed inverno, basta che spunti un raggio di sole e compaiono le focacce sulle spiagge che manco la moltiplicazione dei pani era riuscita a meglio.
A questo punto mi sono chiesto perché mai una pagina dovrebbe replicare quello che accade nelle altre, con quale scopo? Non ho trovato risposta se non nelle pigrizia mentale dei giornalisti, quella mediocrità sciatta che in Italia striscia ovunque ed in estensione anche nei web social master, ma su questa cosa devo ragionarci ancora un po'.

E voi cosa ne pensate? :P

dimanche 25 juin 2017

La lingua batte, dove il dente vuole

Sto diventando francese, lo pensavo recentemente, e questa è una questione che parte da lontano. Dunque, tempo fa mi trovavo a Parigi, ero lì, solo, nella VilleLumière e cercavo la via in cui avevo trovato alloggio, fermo un paio di persone per strada, chiedo e nessuno la conosce, anzi mi guardano smarriti, possibile? Allora scrivo il nome della strada su un foglietto  Rue de l'Abbé-Rousselot - quindi fermo una signora e le faccio vedere il biglietto, lei sorride e mi indica una traversa a pochi metri da dove mi trovavo, vai a destra e poi a sinistra, poi pronuncia il nome della strada, che era differente da come lo pronunciavo io, ma non molto differente.

A questo punto sono giunto a tre conclusioni:
1) i francesi sono stupidi, se gli dici Russelò anziché Rousselot non hanno l'organizzazione mentale per capire e gestire la differenza fonetica, quindi vanno in panico, ammutoliscono e guardano nel vuoto.
2) i francesi sono tutti membri del corrispettivo francofono dell'Accademia della Crusca e per questo impegnati, in modo didattico estremo, nella divulgazione del VERO francese, che senza di loro rischia di scomparire, o comunque imbastardirsi.
3) c'è anche un terzo motivo che vuole i francesi tutti stronzi, ma sono ottimista e mi piace pensare che solo la metà di essi lo sia.

Va anche detto che se uno impara a parlare perfettamente il francese a Nizza e poi va a Parigi viene accolto esattamente come un napoletano a Milano, (noio volevan, volevon savuar) per cui le opzioni uno, due e tre sono tutte vere.
Un'altra questione che manda in sbattimento i francesi sono gli accenti nella scrittura, per semplicità gli italiani li hanno quasi eliminati, i francesi che sono puntigliosi, invece li mantengono tutti e guai a scambiare un accento grave con un accento acuto; gente che ci va in sbattimento. Ma a loro difesa devo dire che se siete in full immersion ed avete voglia di imparare in fretta, i parigini sono perfetti insegnanti, a patto di non essere permalosi ed avere buona memoria.

Ebbene da qualche tempo a questa parte pure io ho iniziato a (far finta di) non capire chi blatera l'italiano, non saprei per quale delle tre opzioni, (sospetto la terza) non saprei nemmeno a cosa sia dovuto questo atteggiamento, riesco perfino ad indispormi quando sento parlare la lingua italiana con le parole storpiate, mozze o eccessivamente dialettali, pur non partecipando alle sedute dell'Accademia.

Il problema si pone quando sento parlare l'italiano da un italiano, per lo straniero non ho ancora sviluppato alcuna idiosincrasia, nemmeno a correzione automatica, probabilmente perché lo trovo legittimato a storpiare le parole e le pronunce, ma un italiano che bofonchia la lingua, come se avesse i fagioli in bocca... e dico... almeno alla scuola dell'obbligo qualcosa avrà imparato?

Quindi sto tollerando poco quelli che parlano come Mami di Via col vento, che dicono:  lo vojo pè mì moje, annamo, vedemose, penZavo, liBBro, chettedevodadì, se beo, mea belin anemmu, e robe così. Se ne sentono ogni giorno, per strada, ma anche alla televisione o peggio... dette dagli speaker radiofonici, nelle interviste, dai politici, dai calciatori, nei talent, sui social, gente che per il lavoro che svolge dovrebbe fare un corso di dizione e invece te li trovi ad esprimersi come fossero al bar biliardo del paese.

Quindi mi chiedo: ma la pronuncia, che fine ha fatto? perché si deve accettare che interi discorsi vengano fatti con parole tronche, con calate dialettali che ci riportano indietro di cento anni... altro che l'inglese nelle scuole elementari, ci sono istituti che rivalutano il dialetto come fosse una risorsa per il futuro. io lo trovo inaccettabile anche in famiglia, figurarsi sui media o peggio a scuola.

Quindi ho deciso, se mi parlano in questo modo, farò orecchio da mercante come i francesi: pardon?



dimanche 18 juin 2017

Notizie dal paese dei Minus Habens

L'altra mattina il vicino di sotto, che già mi sta sul cazzo per tutta una serie di motivi, ha passato una buona mezz'ora a sgasare con l'auto nuova, fermo nel posteggio con le 4 portiere aperte e in faccia un sorriso da ebete, ha appestato l'aria e rotto i coglioni a mezzo palazzo, si è esibito in questo patetico teatrino destinato al figlioletto di 5 anni, che ad ogni sgasata rideva divertito e correva attorno alla macchina. Poteva portarlo al parco qui vicino, mezz'ora nel verde, oppure fare una passeggiatina sul corso dove c'era il sole e invece no, mezz'ora in cortile e poi di nuovo chiuso in casa per il resto del pomeriggio, perchè mamma deve fare le pulizie e lui sul divano a guardare lo sport in tv. Mi sono chiesto che ne sarà di questo bimbo, con una nonna che gli fa vedere come si uccide un piccolo di piccione caduto dal nido con la scopa ed un padre che lo balocca nei fumi di scarico dell'auto, mentre la madre prepara il pranzo. E mi è venuto uno sconforto infinito, siamo una nazione senza speranze per il futuro, poi ad aggiungere danno al danno ho trovato l'analisi nazionale di Vittorino Andreoli... giusto se ci fosse stato bisogno del colpo di grazia.
Esagero? forse un po', ma posso assicurarvi che di notizie come questa ne è pieno il web.

dimanche 11 juin 2017

Irragionevoli ragioni

Dunque... me ne stavo lì all'Ikea e scendevo la scala, quella che dall'esposizione porta sotto, nel labirinto delle piccole cose, da dove non esci se non hai preso almeno un sacchetto di candeline profumate. L'esistenza dell'ascensore l'ho scoperta da poco, sarà che un ascensore a scendere non lo vedo molto utile, quindi mi lancio dalle scale, così supero una coppia di attempati, e lei dice al marito: guarda che belli da portare al cimitero! Indicando i fiori che ornavano la balaustra.
No dico, ma ti pare che il primo pensiero vedendo dei bei fiori finti sia il cimitero, dove per altro non li vedrà nessuno, ok le tombe sono il posto perfetto per dei fiori finti, però che palle!
Dopo questo commento tutta la magia che mi prende quando vado all'Ikea era sparita; perché comprare qualcosa da Ikea, fosse anche solo uno scolapasta di plastica, mi fa sentire immediatamente svedese, come vivessi a Stoccolma da una vita, in quelle case con i tetti a punta e le finestre senza persiane, in una di quelle camere che si vedono su Airbnb, tutte bianche e legno. Chissà quante romantiche massaie svedesi avranno comprato quelle gerbere arancioni per portarsele in casa, e questa pensa a portarli al cimitero.
VecchiaStronza.
Per fortuna al reparto biancheria, con il suo immancabile quadernetto nero e la matita, c'era la Marzia, una di quelle persone che riescono a sistemare una giornata storta a chiunque, e con un sorriso ti riaccordano con il mondo; persone rare che non amo frequentare troppo, penso perché poi finirei per invidiarle. Ma ieri ci voleva proprio.

dimanche 4 juin 2017

Perché in Svizzera?

«La burocrazia è più semplice, ma non è solo questo. Puoi lavorare a stretto contatto con enti e istituzioni: basta inviare una email, alzare il telefono e hai interlocutori validi con cui parlare. E poi il mercato del lavoro, la maggiore flessibilità che ti offre la possibilità di mettere in squadra i migliori talenti e gestire il team in modo meritocratico».

Non credo ci sia da commentare oltre, queste sono le parole di un imprenditore genovese che ha fatto la scelta estrema, andarsene da Genova. Mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni in cui la soluzione pensata per risolvere un problema o per migliorare un'attività lavorativa si scontra con una regola istituzionale che la contrasta, la limita o ne annulla l'efficacia economica. 
Quindi una vocina dello StatoNemico dice: ennò! Non si può, la legge impone, il regolamento comunale proibisce, una direttiva del ministero implica, obbliga, cautela, insomma c'è sempre una menata che ostacola. 
I comuni sono principi nel produrre scocciature gratuite ai cittadini, norme d'igiene, certificazioni, direttive europee che non si sa come vengono sempre interpretate in maniera restrittiva, a cui fa seguito una modulistica complessa e spesso ridondante, che è possibile inviare solo per Posta elettronica certificata, per raccomandata con ricevuta di ritorno, per mezzo di una qualche associazione che per farlo si pretenderà dei soldi, aumentando di fatto costi e tempi, per altro già dilatati dall'inefficienza degli uffici pubblici. Questo mi irrita perché è sempre più evidente come il motto: la legge ai nemici si applica, con gli amici si interpreta, appare sempre più veritiero. Questo fa sospettare che ci sia un gusto occulto delle amministrazioni pubbliche nel tormentare le persone con disposizioni al limite del ragionevole, controlli, appostamenti. Inutile dire che quando trovo conferme di ciò rimango amaramente sconfortato, salvo poi compiacermi perchè qualcuno ha ancora il coraggio di dichiarare che il sistema non funziona e fa scappare le imprese. Ma a quanto pare è proprio questo che vogliono ottenere, quelli intelligenti, che potrebbero procurare fastidi se ne vadano pure, i babbei invece rimangano e si facciano pelare a dovere.
L'ultima dimostrazione l'ho trovata nell'intervista di una start up locale, un'impresa di giovani laureati che per crescere ha dovuto trasferirsi in Svizzera, non per sua scelta, ma per suggerimento dei finanziatori. Perché? Leggi certe, burocrazia più semplice e affidabile, la solfa è sempre la stessa, da anni, e non c'è inversione di tendenza, non ci provano neanche a Roma a capire cosa sia possibile fare. Poi la sede operativa dell'azienda è stata trasferita a Milano, su richiesta dei lavoratori stessi e per comodo dei clienti, in quanto a Genova i collegamenti tra città ed aeroporto sono così ridicoli da far desistere ogni uomo d'affari paziente e ragionevole. Questa cosa mi è nuova ma la sento spesso, ed inevitabilmente mi preoccupo.
A mio parere basterebbero un paio di questi articoli per far dimettere tutti, gli amministratori locali, politici e burocrati, tutti quanti, a casa, e vaffanculo. Una pletora di imbecilli, incapaci e corrotti, che riescono con i loro comportamenti a complicare procedure semplici, a far affondare servizi ed infrastrutture, che diversamente potrebbero funzionare, aumentando costi di gestione e di fatto peggiorando la qualità della vita dei cittadini, tutto questo senza responsabilità alcuna, a mani pulite e coscienze linde, ma soprattutto nessun responsabile certo, nessuna indagine, nulla. Possibile che sia così facile farla franca? possibile che chi evade un caffè finisce alla gogna e chi sputtana soldi pubblici in opere inutili la passa sempre liscia?
Ma la cosa più sconfortante è che chi dovrebbe (o potrebbe) porre rimedio trova cavilli per non farlo, per lasciare tutto com'è, per puntare il dito su chi va via, deridendone la scelta, scomodando sentimentalismi patetici e rispolverando un amor patrio stantio.

dimanche 28 mai 2017

Veicolo autopropulso con più di due ruote, dotato di un piccolo vano interno

Daw ha preso l'auto nuova, l'ennesima. La prassi è tenerla un annetto, poi la restituisce al concessionario che la supervaluta, principalmente perché la conserva in garage e la usa poco.
Questa nuova è rossa, (quella prima era blu) ed è l'unica cosa che riesco a ricordare, in quanto di auto non ci capisco e manco mi interessa farlo. Quando provo a collegare l'immagine di un modello ad una marca, poi dimentico, perché tenerli a mente lo vedo utile come sapere i nomi dei sette nani; potrebbero passare a prendermi con qualsiasi cosa, l'importante è che mi dicano il colore, in modo da poterla riconoscere quando arriva.

Gli interni puzzano di auto nuova, odore che mal sopporto sin dall'infanzia; sicuramente meglio di quelli dell'850 special di mio zio, in cui puntualmente mi veniva da vomitare dopo due curve, tuttavia cerco subito di aprire il finestrino per far entrare del sano smog cittadino, ma non si può, perché è tutto condizionato-climatizzato-filtrato e il finestrino aperto non serve, mi rassegno e chiudo la portiera facendo scomparire il rumore esterno. E' come stare in una navicella spaziale, tra volante e cruscotto ho contato una cinquantina di led e lucine di vario colore e con le forme più strane, a confronto un papiro egizio ha meno simboli. Poi ci sono luci nei posti più disparati, sotto allo specchietto retrovisore, sotto la portiera che quando apri vedi la strada, perfino nel cassettino dal cruscotto e una nello scomparto tra i due sedili, sui pedali, ovunque insomma.
Farsi dare un passaggio sta diventando sempre più simile ad un rapimento alieno.

Comunque mi ha stupito la quantità di cose che fa l'auto, innanzitutto segnala se c'è una portiera aperta, e se non hai allacciato la cintura, per questo non c'è un segnale acustico, ma su uno schermo compare l'immagine dell'auto in 3D vista dall'alto, e viene visualizzata in rosso quale portiera non si è chiusa; poi ci sono i sensori di parcheggio, una serie di onde gialle che se c'è un ostacolo mentre fai retromarcia lo individuano e lo segnalano con un bip. Questo davanti e dietro, che puoi evitarti pure l'amico che dice: vieni, vieni, vieni. Ok basta!!

I sedili sono comodi, pensati per viaggi molto lunghi, o per far dormire il passeggero, come stare in poltrona, ti avvolgono e quando l'auto fa le curve strette non scivoli di lato come accadeva nell'850 dello zio, ma noi lo facevamo apposta per divertirci. Questa non è proprio un'auto per far viaggiare i bambini. I vetri sono leggermente oscurati così fuori sembra sempre nuvolo, anche se è l'una del quindici agosto.

Poi c'è il rumore del motore, un rombo pieno, con una tonalità bassa; ho letto che è un effetto studiato apposta, una faccenda che senti solo dentro all'auto grazie alle casse dell'autoradio. Psicologia da casa automobilistica, come gli studi che fanno per il rumore di chiusura delle portiere, o l'odore degli interni, nulla viene lasciato al caso. Soprattutto se paghi molto. Mica puoi guidare una macchina che sferraglia come una diligenza e chiude gli sportelli come una scatola di biscotti.

Poi c'è la musica, finita l'epoca dei cd, l'autoradio è un tutto con il cruscotto, impossibile da rubare, ci carichi dentro con la chiavetta e lei te lo mostra, titolo ed autore, oppure la stazione radio, se la cerca e ci smanetti dal volante con il pollice opponibile; lo stesso che serve per collegare il bluetooth e rispondere al telefono, sempre dal volante. Succede tutto da lì, come con la play. E poi c'è il navigatore che ti parla, gentile, e dice: tra trenta metri svoltare a destra, tra duecento metri... ricalcolo...

Mentre ero distratto da tutta sta roba mi chiedevo: ma ci sarà ancora un'auto che entri e guidi e basta senza avere tutte queste menate? Per esempio a me piaceva un sacco quando Ste mi faceva guidare la sua due cavalli, con i finestrini che si aprivano a sportello e l'aria fredda che entrava dalla capote. Ecco, dentro un'auto così sarei a mio agio, non avrei troppe distrazioni, sarebbe un'auto facile da vivere, dove entri e butti le cose senza far troppe questioni, ci carichi le scatole dei libri, le valige, le borse della spesa, la cesta dei funghi, ci fai salire il cane buttando un telo sul sedile. Un'auto così è verace, immediata, senza lucine ammiccanti, senza vernici lucide e cromature, senza sedili vellutati che manco il salotto della nonna.

Ma pare che auto così non ne facciano più, perché adesso la gente vuole altro, vuole il comfort, si siede e non vuole pensare a quale strada farà, ma alla voce gentile che gliela indica, non si vuole girare a guardare il paracarro, c'è il sensore che lo segnala. Mi chiedo se sia possibile una via di mezzo, una semplificazione tra il geroglifico e il semplice cruscotto in lamiera.

Tuttavia al volante dell'auto rossa di Daw mi sentirei un'idiota, inadatto, fuori posto. Forse è per questo che Daw la usa poco e la tiene sempre in garage e poi la rivende subito.

dimanche 21 mai 2017

Composti in grado di provocare dipendenza fisica sono la nicotina, l’alcol, le benzodiazepine, i barbiturici, le anfetamine, gli oppiacei, la cocaina e i cannabinoidi.

L'altra sera sono stato invitato a cena da amici, (ora declassati a conoscenti), l'idea di passare una serata in compagnia non mi era particolarmente avversa, ma poi la storia ha preso al 'solita' piega... così il mio umore ha cominciato a risentirne, perché? forse perché è finita l'epoca della tolleranza a prescindere. Insomma basta con il sorvolare su tutto perché tanto siamo amici. Amici un cazzo!

La questione è sempre la stessa, con poche marginali varianti... la procedura prevede infatti che un paio di loro si facciano una canna prima di cenare, poi una a metà cena, e dopo un altro paio di canne a chiudere la serata. Solitamente sono indulgente su questa faccenda, ma ora la cosa inizia ad infastidirmi, perché se le prime volte era sporadica, adesso è diventata sistematica.
Manu è il più fastidioso, ogni volta la mena che deve smettere di farsi le canne, anzi esagera affermando che vuol smettere di fumare, a volte per farlo, prima di presentarsi a cena, butta via tutto, cartine, filtri, accendino, sigarette, busta del tabacco, cubetto e macinello; ma già alle undici le buone intenzioni così drasticamente percorse si infrangono, ed inizia a stressare i presenti, perché bisogna trovare un tabaccaio aperto per recuperare il buttato, compreso giro-pusher e ventello di fumo, quindi il dopocena si snoda tra – usciamo&non-usciamo - chi lo accompagna?, - andiamo tutti? - Ci dividiamo i compiti? il tutto nell'impellenza. Così mangiamo di fretta e ogni attenzione e discussione viene monopolizzata per fronteggiare l'emergenza 'cannabinoidi' che normalmente termina verso l'una di notte.

Dopo un paio di queste esibizioni ho pensato che la cosa poteva essere semplicemente risolta dicendo a Manu: caro, arrangiati e non ci rompere i coglioni!
Ma questa linea non è praticabile, perché 'siamo amici' e gli amici si vedono nel momento del bisogno; tuttavia se uno è un fesso e ogni volta rovina la serata agli altri, come la mettiamo?
Così tolleravo, ma ora mi sono fatto un paio di domande, non tanto di ordine legale, ma di ordine psichiatrico/comportamentale: posso proseguire a frequentare gente così? Chiaramente instabile, che arriva a fine serata talmente fumata che il giorno seguente nemmeno si ricorda chi c'era a cena e di cosa abbiamo parlato? Gente che da un certo orario in poi, ti guarda con un sorriso ebete e non sai bene se è felice di vederti oppure è fatta come un ciocco? 

No, non posso. 

Mi sono anche chiesto se era accettabile che fossi l'unico della combriccola a mal tollerare la situazione, anzi le situazioni, in quanto c'è anche un socio di minoranza, saltuario certo, ma c'è. Beh ho risolto che non posso, anche se la cosa non mi procura alcun tipo di danno diretto, tuttavia mi irrita, e mi espone a situazioni che non mi piacciono, in primis legalmente perseguibili, perché se ti ferma la pula mentre hai il ventello in tasca, vai a spiegare che era per il tuo amico testa di cazzo... insomma in questa situazione mi sento a disagio; così mi son detto: gli altri facciano pure quello che credono io, terminata la cena, me ne torno a casa. E così ho fatto mentre un paio di loro mi guardavano come una specie di giuda-traditore.

Non è tanto questione di essere perbenisti, ma è l'abuso in se a darmi fastidio, l'eccesso di qualsiasi cosa, la dipendenza che porta alla fretta, a sragionare, all'isteria, che siano alcool, sigarette, cibo, sesso... tutto quello che viene assunto con la frigna di -ah devo smettere – ma poi puntualmente non accade, mi fa pensare a gente instabile, insicura, inaffidabile, I drogati non mi sono mai piaciuti, a cominciare dai primi che ho conosciuto ai tempi delle medie, a seguire tutti gli altri in varia gradazione, perfino la segretaria che scassa il cazzo perché beve troppi caffè e le viene la tachicardia, la gastrite e non so che altro, però continua a farlo ed a lamentarsi, perfino questo mi irrita, figurarsi...

La definizione di drogato a mio avviso non comprende solamente chi fa uso di cocaina o eroina, o che fuma le leggere con abitudine o casualità; la cosa fastidiosa è l'abuso in se, l'eccesso incontrollato e la conseguente reprimenda (inefficace). A questo punto mi dico: le persone normali sono già così poche, quelle che utilizzano il cervello estremamente rare, e perché mai dovrei anche frequentare gente che oltre a dimostrare poca intelligenza si rincoglionisce e mi disturba?

dimanche 14 mai 2017

Il mare che spinge, la costa che stringe


Dice così la canzone, che pare ritagliata su quel tratto di sentiero, quello che lo percorri attaccandoti alla catena per non finire nell'orrido, e stai sospeso a picco sul mare. Siamo lì a camminare tra i pini ed i profumi mediterranei, e mi piace tutto, perfino l'odore delle pietre scaldate dal sole, la terra umida, la resina che ammicca dalla corteccia dei pini, le foglie secche dell'inverno; guardi su e sei in montagna, ti giri e c'è la scogliera, poi sotto mille gocce di luce negli occhi, il sole basso che rimbalza sulle onde, il profumo del mare che arriva portato dal vento, un gabbiano che passa veloce.
Un posto così è perfetto per star seduti ad aspettare il tramonto. Mi ero riproposto di fare belle foto, ma poi ho lasciato perdere, perché mentre ero lì a concentrarmi su cosa inquadrare, mi pareva di perdermi qualcosa di unico, che una vita è poca per un panorama come questo mi son detto. Così ho lasciato perdere pure il resto, che anche le parole davano fastidio, erano di troppo in quel pieno assoluto di profumi e silenzi.
Ho bisogno di queste coste, del mare sotto ai piedi mentre i capelli sono tra gli aghi dei pini, ne ho bisogno per pacificarmi con le cose, e poi stasera tutto avrà un sapore differente, un colore diverso, perfino le persone mi sembreranno simpatiche. Basta un giorno così e un mese di merda diventa splendido, al punto da ricordare solo quel singolo giorno, che ha lasciato il rosso del sole sulla pelle bianca dell'inverno. Possibile?

dimanche 7 mai 2017

Studenti Erasmus e dove trovarli

Sono pienamente cosciente che quanto sto per scrivere è da vecchio brontolone, però devo riconoscermi un merito, l'obiettività, perché se io a 21 anni mi fossi comportato nello stesso modo, i miei genitori mi avrebbero preso immediatamente a calci nel culo, ed anche senza coercizione educativa, sono sempre riuscito a 'desbelinarmi' degnamente ed in autonomia, con un vago senso di responsabilità che mi ha permesso di vivere in ambiente sano e degno; sarà che l'università me la sono passata a lavorare per pagarmi rette e libri e non avevo certo il tempo per attività marginali. Faccio questo preambolo perché da alcune settimane sto osservando la vita del nuovo inquilino, un ragazzetto Erasmus proveniente dal Brasile... e mi dico: se questo è l'esempio ed il modello di ventenne, i suoi genitori hanno sbagliato tutto.
Parto dalla sua giornata tipo: sveglia alle 16 - 16e30, colazione con patatine e cocacola/fanta/gazzosa o quello che è rimasto nel frigo dopo l'abbuffata della notte. Poi doccia, poi web, social come non ci fosse un domani, corsi on line? manco per l'anima, giochi on line di combattimento, su cui, mi spiega, ha investito anche dei soldi,; perché si sappia, queste trappole acchiappacitrulli funzionano alla perfezione. Si ferma alle ventidue per una specie di cena a base di cose-pronte-solo-da-scaldare, per il caso usa la padella in stile barbecue e poi la lascia incustodita sino al prossimo utilizzo; di lavarla non se ne parla, al massimo la si può riempire di acqua e detersivo se proprio la puzza di bruciato è troppo acre. Il tutto avviene in perenne connessione, youtube-whatsapp-skype, quindi cucina e caga telefonando o guardando i cartoni animati on line, su smartphone.
Poi ripresa del pc e del gioco, che essendo on line permette la comunicazione tra players, in brasiliano o inglese secondo i casi, durante la sessione, intere buste di caramelle gommose, annaffiate da cocacola, o birra, poi wafer o biscotti, spesso crackers al formaggio, panini pronti stile McDonald, e tutto ciò che può essere consumato semplicemente aprendo una busta di plastica.
La cosa prosegue per tutta la notte, complice il fuso orario e non saprei che altro, così si arriva alle cinque-sei del mattino, con seconda pausa doccia di tre quarti d'ora, occupazione nel bagno, per la gioia degli altri camerati che lo infamano sino a farlo uscire, poi a nanna e sono già le sette. 
E la giornata riprende alle quattro del pomeriggio; nessun'altra attività, pulire la camera o il bagno comune o la cucina non è contemplato, nemmeno il lavaggio dei vestiti, che resta confinato al tempo libero tra la posa della padella sul fornello e la carbonizzazione del suo contenuto. Vestiti che per altro vengono lasciati dentro la lavatrice sino a che l'odore ne consiglia un secondo lavaggio. A questo punto è chiaro che non c'è tempo per seguire le lezioni, e nemmeno per uscire di casa a vivere la città. Esce il tempo strettamente necessario per correre al supermercato più vicino, a fare rifornimento e tornare davanti al pc, tutto ciò telefonando a casa, o a chissà chi.
Mi sono interrogato se intervenire, ma poi ho risolto che non sono affari miei, tranne computare le spese ed eventuali danni, che vengono regolarmente pagate dai genitori del pargolo, che evidentemente largheggiano in pecunia, o forse stentano, ma si sacrificano pur di tener lontano da casa una simile rogna, e pagano anche quando le causali sono le più disparate. A me basta questo!
In fondo perché dovrei essere io quello destinato a rieducare la gallina dalle uova d'oro? quando posso trarre profitto. Sorrido, mostro bei modi, penso di avere a che fare con un babbo-di-minkia che dopo tre mesi in Italia non parla una sola parola di italiano e di 200 ore di lezione ne ha seguite si e no 4, e adesso è in disperata ricerca di un corso di italiano, perché non capendo le lezioni sarà rimbalzato agli esami, uno lo ha già fallito. Come farà a superare gli altri?
Non mi riguarda, però l'idea che mi sono fatto dell'Erasmus è che in Italia certi studenti, ci vengano come ultima spiaggia, e le università straniere mandino quelli più rimbambiti.

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(*) Aggiornamento: alla fine non ho resistito e dopo l'ennesima gli ho dato l'out out, un mese di preavviso e poi fuori dai coglioni, che la stanza mi frutta di più per i turisti;
siccome non capiva (o faceva finta) sono riuscito a fare un bel discorsetto in inglese, a dimostrazione che nella necessità si impara qualsiasi lingua; peccato poi concludere con un you-have-broken-dick !!
a dimostrazione che la prima cosa che si impara di una lingua straniera sono le parolacce

dimanche 30 avril 2017

Della discrezione et altre faccende

Quando le persone si interessano troppo a ciò che fai, è certo che ti ruberanno l'idea. Questa cosa l'ho imparata a mie spese, quella volta in cui un amico mi chiese cosa stavo facendo ed io, ingenuamente, gli dissi che avevo fatto la selezione per diventare ufficiale censorio, lui schifò la questione, criticando il lavoro, i compensi e un sacco di altre cose, ma poi quando iniziò il corso di formazione me lo ritrovai accanto. Una cosa simile capitò ad un mio collega, era in metropolitana a Londra, e raccontò ad una ex collega di università incontrata per caso, che stava lavorando in un ufficio nella City, lei si mostrò distaccata e disinteressata, ma al lunedì seguente scoprì che non solo la tipa si era presentata per un colloquio nel suo ufficio, ma aveva detto di essere stata mandata da lui. Nulla di male, però son cose che danno fastidio a prescindere.
Questi due episodi mi hanno insegnato che è sempre meglio essere molto vaghi quando si raccontano le proprie attività, ed è anche meglio dare indicazioni fuorvianti, e subdolamente sbagliate, non fosse altro per la soddisfazione di non agevolare il furbetto di turno che non avendo idee o iniziative sue proprie, è assai bravo a usare quelle altrui, scavalcando con un balzo ricerche e fatiche. In certi ambienti di lavoro questa tattica è garanzia di sopravvivenza e pure di promozione.
Così l'altro giorno ho affrontato le domande insistenti di una conoscente, una di quelle che non si fanno sentire per secoli e che te le sei anche dimenticate poi rispuntano e ti fanno il terzo grado, lei incalzava ma io sfuggivo, poi ha esordito con un petulante: ma allora si può sapere cosa fai in questo periodo?
Ho risposto un distratto: mah! mi faccio i cazzi miei, e tu?
Si è risentita ... ma io trovo sia una bella risposta, da usare spesso, le occasioni non mancano mai.

dimanche 23 avril 2017

manfrina s. f. – 1. Variante, originariamente dial., di monferrina, danza piemontese: ballare la m.; suonare la m. (anche per significare una musica mal eseguita). 2. fig. a. Discorso, chiacchierata, e sim., noiosi e tirati troppo per le lunghe: è sempre la stessa m.; quando la finirai con questa manfrina? b. Messinscena fatta allo scopo di ottenere qualcosa, di convincere o comunque coinvolgere qualcuno, e sim.: fare la m.; non fidartiè tutta una m., è solo una m.; ormai conosco bene le sue manfrineLe si erano messe intorno, facendo tutta una m., per avere qualcosa (Pasolini).

Dice così sulla Treccani ... l'ho cercato perché mi sono ricordato di questa parola mentre leggevo un blog in cui il 90% dei commenti ai post era di questo tipo:
carissima, che meraviglia, amica mia ti leggo sempre con piacere, splendide foto, ma sei bravissima cara amica mia, che splendore, una buona giornata a te mia cara, questa è pura poesia, hai portato il sole nella mia giornata, etc.
Tutto questo zucchero era indipendente dall'argomento dei post, dalla serie di foto di tramonti, rose e gattini, damine e pizzi, copriteiera ad uncinetto o tendine col fiocco, oppure altre faccende paesaggistico-artistico di cui pare il blogger si occupi con una certa regolarità.
Non saprei perché, ma leggere una serie di almeno 25-30 commenti di questo tenore con conseguente risposta del blogger ton-sur-ton, mi ha provocato un principio di nausea, al punto che mi è passata la voglia sia di commentare, perché non mi sarei allineato agli altri, ma anche la voglia di proseguire a leggere il blog in futuro, così mi sono chiesto: e se mi accadesse? se un malaugurato giorno trovassi 30 commenti mielosi ad un mio post? commenti assolutamente OT (OffTopic), che nulla aggiungono alla discussione, commenti che si potrebbero definire gratuiti, o a pisciata di cane, per i più introdotti, commenti di cui nemmeno si capisce il senso, e se il commentante ha letto (e compreso) il post, commenti che potrebbero andar bene per qualsiasi blog, forse commenti copia-incolla, a cui potrei rispondere copia-incolla pure io, (forse per conseguenza o ritorsione) insomma una melassa di cui non ravvedo il senso e l'utilità (forse l'Analisi transazionale di Berne potrebbe illuminarmi).
Eppure il blog tratta spesso argomenti interessanti, (non il mio quello in discussione) su cui potrebbero iniziare riflessioni interessanti. Ma niente, a quanto pare il lettore medio è solo capace di manfrinare con un: mia cara le tue foto sono poesia pura, roba che a me veniva di rispondere: ma che cazzo vuol dire poesia pura, che ne sai della poesia? queste sono le cose che mi mandano in bestia, gente che colma il vuoto assoluto con le manfrine, poi sono andato a sbirciare i blog dei commentatori, gente che copia-incollava poesie a sfare, testi di canzoni e frasi fatte prese e buttate lì, senza un commento, senza un pensiero proprio, cacciate lì come a dire la penso così e non devo aggiungere altro. Ok va bene per un paio di post, ma tutto un blog così? aiuto!!! come quando da piccoli si fa il collage, parevano un quaderno di ricette prese da BravaCasa o peggio dalle ricette di Suor Germana. Mi è salita l'ansia, avrei tanto voluto trovare un commento cinico, anche solo vagamente critico, qualcosa che mi potesse far pensare ad una visione realistica, ma nulla.
Avete presente quelle situazioni dove c'è un bambino rompicoglioni, che frigna, ma non puoi dire niente perché passi subito per Erode? ecco, mi sono sentito così.
Mondi di miele e fruttacandita, dove lo scorno è tenuto da parte, escluso con certosina censura. Ci sono persone che vivono così? che estrapolano dalle loro vite le rogne al punto da non accorgersene? che ritagliano via il brutto sempre e comunque, possibile? Possibile che ci riescano e che vivano comunque nel mondo reale, e non in un paradiso artificiale da cui svegliarsi con una bella facciata? Non lo so ma parrebbe di si... e forse un po' li invidio pure questi qui.

dimanche 16 avril 2017

Sciagure declassate nella categoria: …e quindi?

Risalgo veloce la strada che conduce fuori porta, verso ponente, un lungo arco di pietre consumate che replica la curvatura del porto, e prosegue oltre l'arsenale, dove il Principe sta costruendo la sua reggia, ma questo è accaduto nel 1530... è sempre così, mentre attraverso il centro storico, mi figuro la città che c'era, quella moderna non mi riguarda, così vedo le torri delle antiche mura, quelle del Barbarossa, riconoscibili, presenti sotto strati di intonaci e pittura. Mentre vagolavo dando un senso differente a ciò che mi circondava, incrocio faccia a faccia una vecchia conoscenza, talmente passata che subito non l'avevo riconosciuta, mi saluta con il tono di chi desidera fermarsi per sapere, per riallacciare, c'è la certezza di potermi trattenere a conversare, forse in virtù di una confidenza che però per me è ormai sbiadita, sorrido e rimando il saluto, educato, molto educato, esibisco una cortesia che nemmeno mi appartiene, ma è una cortesia veloce e quindi costa poca ipocrisia, non rallento nemmeno la mia camminata, scivolo accanto, incurante, già guardando oltre, dopo il saluto il suo volto viene nuovamente sommerso da altre facce sconosciute, il mio traguardo è porta San Tommaso, prima che venga chiusa al tramonto, fuori le mura, mi aspettano.
Solo agli orti Sauli la memoria scorre un paio di scorni passati, quasi come vedere le pubblicità dal vagone della metro, riconosci appena le immagini, ma che importa... Via! E poi sollievo, si, piacevolezza di aver evitato di riallacciare quel legame. Quanto incazzo all'epoca.
Mentre in Santa Fede attraverso un ponte levatoio che alcuni si ostinano a chiamare strisce pedonali, e quel semaforo che dura troppo poco, (e il panificio che fa una focaccia da urlo) mi dico che ci sono epoche della vita in cui attiriamo zavorra come le calamite la limatura di ferro, e quando poi capita di smagnetizzarsi e finalmente ci liberiamo, è come togliersi le briglie, perché non l'ho fatto prima? Non saprei, forse perché ad un certo punto impariamo a rinunciare a qualcosa, impariamo che la solitudine è più piacevole delle persone tossiche, che le nostre regole sono importanti e non possono essere derogate per fare posto a quelle degli altri, a chi pretende, a chi non apprezza; starò imparando a volermi bene?
Non saprei, in ogni caso è il tramonto e sono fuori, lì, a guardare l'imbarcadero, o ciò che ne rimane e mi sento libero, da cosa non saprei, ma LI-BE-RO!! Non è già abbastanza?


dimanche 9 avril 2017

Questione di priorità

Da tempo sto elaborando una teoria, ma ero in alto mare, poi l'altro giorno ho trovato un video di Monty Montemagno che ha chiarito la questione una volta per tutte. Alcune persone, sempre di più ultimamente, danno priorità a cose di poco conto, e ciò non va affatto bene, tuttavia ero nel dubbio se tali comportamenti potessero essere classificati come "priorità all'irrilevante" sempre e comunque, come dice il Monty, oppure se sia solo una questione di tempistica sbagliata. Faccio alcuni esempi a cui ho assistito...

1) interrompere una conversazione con amici per leggere e rispondere ad un sms, a cui si poteva rispondere anche dopo
1bis) incontrare l'assessore con delega a ... e discutere mentre chatta con lo smartphone
2) distrarsi da una lezione o da una riunione di lavoro per controllare i like su FB
3) ritardare ad un appuntamento per terminare un gioco on line
4) trascurare la guida dell'auto (o scooter) per controllare i messaggi su whatsApp

Questo nel magico mondo dei social, ma per estensione...

1) ingolfare una discussione a tavola con apprezzamenti sul cibo e ma-se-vuoi-prendine-ancora
2) usare il poco tempo a disposizione parlando di tattiche del fantacalcio
3) esibirsi in spiegazioni inutilmente prolisse monopolizzando la discussione
4) fare continuamente domande OT durante una spiegazione
5) intasare una messaggeria con emoticons e video di puttanate quando invece con tre messaggi si potrebbe decidere l'appuntamento

Mi sono chiesto se l'attitudine alla distrazione sia qualcosa di conscio oppure uno di quei comportamenti automatici, quelle cose da gente con la testa vuota, (da imbecilli per capirci) oppure sia sintomo di un desiderio di leggerezza, un po' come quando siamo costretti in una conversazione noiosa, ed ogni mosca che passa è perfetta per distrarci nostro malgrado.
Non c'è mai una regola fissa applicabile, però ho sempre più spesso l'impressione che le persone siano in balia di una qualche forma di ritardo mentale (acuto o cronico) oppure per empatia replicano quello che vedono fare agli altri. Sia come sia il fatto resta, c'è una moltitudine di persone che, pur mantenendo alcune priorità principali, da importanza alle cose nel momento sbagliato; e nel farlo si incasina e spesso incasina quelli che gli stanno attorno.
La cosa è assai evidente in città, quando si incrociano quelli che guidano come dei goloidi, e pensi che stiano infartando, ma poi ti accorgi che stanno rispondendo a un sms, mentre fumano una sigaretta.
Anche il fatto che le persone tengano il cellulare in mano sempre e comunque, è sintomo di una sopraggiunta confusione comportamentale, come se lasciarlo in tasca o in borsa li privasse di una qualche indispensabile funzionalità, senza contare che è davvero imbarazzante rapportarsi con persone che hanno una mano perennemente occupata e una conseguente manualità monca, in questo modo anche il non utilizzo diventa un impedimento.
Penso che usandolo indiscriminatamente queste persone si sentano, non solo positivamente multitasking, ma anche importanti se non indispensabili per qualcuno, si illudano di 'esserci' per tutti coloro a cui rispondono subito, quando sono i primi a mettere un like, provano un brivido, e si sentono pure gratificati dall'aumento dei like sul loro, riconfermati nel giudizio.
Insomma ho paura che questa smania di far cose sul cellulare (e solo lì), che fa perdere il senso delle priorità, sia una peculiarità dei mediocri.

dimanche 2 avril 2017

réclame /re'klam/ s. f., fr. [in origine, termine tipogr. nel senso di "chiamata", poi breve cenno nel testo di un giornale con rinvio agli annunci pubblicitari, infine pubblicità], in ital. invar. - 1.

- Tesoro ho buttato il vecchio smartphone, dice così la tipa nella pubblicità; buttato, con una vocetta da OcaGiuliva che levati, e lui anziché prenderla a calci nel culo per aver buttato uno smartphone da 700 euro, resta tranquillo e le chiede come farà adesso a chiamare la mamma, con l'intonazione del bambino caduto dal seggiolone (d'altra parte solo un babbeo poteva sposarsi con una così), e lei sempre garrula risponde che in quella grande-catena-di-store-di-elettronica, c'è il fuori tutto, quindi di cosa preoccuparsi? Anzi con una spesa di 'soli' 800 euro avranno perfino un buono del 20% da spendere in altri articoli; metti che oltre allo smartphone a lei venga voglia di buttare anche il tv-plasma, il pc o magari il tablet o chissà che altro, che importa! tanto c'è il fuori tutto sull'elettronica.
A mio parere la pubblicità sta rasentando la parodia di se stessa, io spero sempre che lo facciano per colpire l'ascoltatore, e non per un'improvviso rincoglionimento collettivo, ma ultimamente ci sto ripensando, perché finché dici cose ragionevoli non ti caga nessuno, mentre quando la fai fuori dal secchio, allora si accorgono di te, ed a furia di farla fuori dal secchio alla fine ci credi e diventa prassi, sarà anche per questo che i politici... vabbè ci siamo capiti.
Comunque, la cosa più assurda, e ne sono certo, è che se vado nella grande-catena-di-store-di-elettronica, e un giorno lo farò, andrò lì senza necessità di acquisto, ma solo per registrare i discorsi delle persone e fare foto, e il giorno dopo posterò tutto su questo blog, sempre che non mi occorra prima pagare una cauzione, insomma, io sono sicuro che se vado allo store, li trovo per davvero due babbei come quelli della réclame, gente che butta robe per il solo gusto di cambiare, senza nemmeno capire quello che sta facendo, che si è fatta venire la necessità di comprare, come Raffa che ha 'dovuto' comprare un secondo tablet perché altrimenti come faceva a scorrere le ricette on line stando in cucina mentre l'altro tablet lo usa in salotto? pure convinta di fare un affarone perché c'era l'offerta.
E sono anche sicuro che se dopo essere stato allo store, passo dall'isola ecologica lo trovo lì il loro home theatre, il plasma piatto che l'addetto accorto ha sistemato nell'angolo per poi portarselo a casa, usarlo o quando va bene rivenderselo nel mercatino di Facebook.

dimanche 26 mars 2017

Volevo scrivere una cosa furba, ma è venuto fuori questo...

Teresa May ha parlato alla nazione. “Il nostro livello di sicurezza è stato rafforzato”, definendo “l’attacco terroristico come un atto disgustoso e odioso”, visto che “è stato colpito il cuore della nostra capitale”. 

Questo riporta l'articolo su 'Il Fatto Quotidiano'- saranno le parole esatte della May? cazzo che banalità, cosa si aspettavano un atto terroristico gentile e garbato che colpisse la periferia degradata?
O forse l'attentatore avrebbe potuto lasciare un biglietto di scuse, solitamente lasciano il passaporto, dei fiori, un souvenir? Solito giretto di giostra. Tuttavia c'è da dire che questa volta la mira è migliorata, hanno sempre ammazzato della povera gente, ma hanno fatto capire che l'obiettivo era un altro, basta con ristoranti e discoteche, se i politici non sono capaci di fronteggiare la situazione hanno poco da difendersi. Sono esposti e sono i bersagli principali, questo leggo tra le righe.

dimanche 19 mars 2017

Garantismi minimi per tutti

Nella nazione della par condicio, spesso alla radio sento dire: quella famosa marca di crema alla nocciola, al posto di Nutella, i mobili di quel mobilificio svedese... al posto di Ikea, oppure la nota marca di bevanda americana... al posto di CocaCola. e mi dico: che vomitevole conformismo!!! Manierismi ridicoli e puerili che fanno capire come i media siano farciti di retorica, tuttavia mi sono chiesto: ma è utile tutto questo?? serve a qualcosa, tutela qualcuno??
Sempre per effetto della par condicio, se viene nominata una qualsiasi marca, perché non se ne può fare a meno, o perché allo speaker è scappata, allora vengono subito nominate tutte le altre di quel settore, quindi se si parla di una compagnia telefonica, si devono menzionare tutte le altre del cartello, guardandosi bene dal muovere elogi o critiche, giusto per evitarsi querele da parte degli attaccabrighe. Una cosa molto simile accade quando sento parlare dei cattivi servizi di una città, e non è complicato trovarne, ecco che subito si sente il bisogno di equilibrare la bilancia, instaurando un tono amichevole e piacione... ma salutiamo tutti gli 'amici' di... città bellissima e complicata! che però conserva un sacco di splendide opere d'arte, etc... cosa che si può dire di qualsiasi città italiana, ma perché non dire: città di merda (se lo si pensa davvero e ci sono le prove), fa brutto? eppure è risaputo che oltre il 90% dell'orgoglio italiano è per qualcosa che ci siamo trovati lì senza far nulla, l'orgoglio italiano scaturisce dal possedere monumenti costruiti in epoche remote e giunti a noi spesso per puro culo, conservati dalla tipica sciatteria e gestiti nella negligenza più totale, un orgoglio che nasce dalle normali attività di vigili del fuoco, dei militari, di medici ed infermieri che svolgono la loro professione in modo corretto, oppure è l'orgoglio per ricercatori fuggiti all'estero, che proprio grazie al trasferimento hanno potuto accedere alle risorse necessarie per sviluppare le loro potenzialità, orgoglio per le prodezze sportive di atleti che per anni si sono allenati a spese loro, per i fatti loro, spesso nella totale indifferenza di istituzioni e società sportive, insomma più l'orgoglio è avulso dalle quotidiane possibilità nazionali e più viene chiamato in causa, da giornalisti e politici, che gareggiano per assegnarsi medaglie altrui, siamo il paese dove i giornali pubblicano la "strabiliante notizia" che un treno è arrivato in orario... ma ce ne rendiamo conto???
Non saprei perché ad un certo punto sia iniziato tutto questo teatrino, ma adesso è difficile venirne fuori, perché la gente si è abituata alla scenetta, per cui se un giorno qualcuno dicesse: ora vi diamo la ricetta del pesce al forno, un qualsiasi macellaio si sentirebbe in diritto di 'pretendere' anche la ricetta dell'arrosto, perché viene discriminato, quando non offeso, un vegetariano si irriterebbe perché non è stata data anche la ricetta delle zucchine ripiene al formaggio e un vegano griderebbe allo scandalo perché esiste il seitan al forno che è buonissimo e la cultura dominante discrimina le minoranze. Ma la cosa più ridicola è che tutti otterranno ascolto, nessuno avrà il coraggio di dire: mavaffanculo! anzi si sentiranno in imbarazzo, mentre i discriminati potranno esibire la corona del martire, salvo poi comportarsi da arroganti, perché le minoranze hanno sempre e comunque ragione anche quando sproloquiano. Trovo tutto questo ributtante, indicatore di un arretramento culturale che pretende, solo a parole, di rappresentare l'evoluzione della comunicazione, i diritti di tutti, un garantismo tanto esteso quanto fasullo e superfluo, inconsistente ed esistente spesso solo nelle parole, ma che di fatto non rappresenta nulla e nessuno, se non il pretesto per alcune categorie di attaccabrighe per sentirsi in dovere di spargere il loro livore (cosa particolarmente evidente nel web).
Tutti pronti a saltare sul tavolo con le pulci al culo. Di questo passo qualsiasi presa di posizione, espressione genuina di un parere personale o semplice esposizione di un punto di vista, potrà essere tacciata di essere iniqua, offensiva, denigratoria, partigiana, derisoria, fascista, razzista, xenofoba, omofoba, maschilista, e ciò permetterà di poter montare una polemica sulla qualsiasi, intasando ogni discussione e spostando di fatto l'attenzione su altri orizzonti, l'importante è essere inconcludenti; altro che contraddittorio costruttivo. A chi possa giovare tutto questo non saprei, inizio a sospettare una qualche regia, ma mi rimane oscuro il fine, per ora, la caciara da mercato del pesce, pare faccia audience e like sui social: e tanto basta!

dimanche 12 mars 2017

Ritratto di famiglia con tempesta

Ironia del nome, Le sorelle del Buon Soccorso, non erano poi molto... soccorrevoli, almeno tra il 1925 e il 1961, in questo periodo i sotterranei del loro pio istituto si sono riempiti di cadaveri; 800 almeno, una media di 22 all'anno, quasi due orfani al mese per 36 anni. e nessuno ha sospettato nulla, nessun medico, nessun assistente, collaboratore, cittadino, nulla di nulla, possibile?
Nella stessa epoca in Scozia, accadeva qualcosa di molto simile, ma anche questo pio istituto è stato opportunamente chiuso nel 1986, giusto in tempo per far sparire testimoni, e carnefici, restano le ossa, e come diceva qualcuno: i morti non mentono mai.
A questo punto mi sono chiesto: possibile che nessuno controllasse, vigilasse? tutti si fidavano di questi centri religiosi che più che orfanotrofi erano case degli orrori, gestite da serial killer. io sono allibito!! ed inizio a pensare che non sia un caso, che serva fare dei collegamenti. Non voglio scomodare una regia degna di Aktion T4, sarebbe troppo anche per il complottista più fantasioso, tuttavia c'è qualcosa di mostruoso che fa brutto dire; limito la mia riflessione al caso irlandese; cosa può spingere un gruppo di suore a tali comportamenti? ma di più, amplio il raggio, cosa può spingere un gruppo di persone all'omertà? Perché qui non sto parlando di un paio di persone, ma di un'organizzazione a delinquere, non c'è nulla di improvvisato, casuale, c'è (o meglio c'era) un sistema che ha funzionato indisturbato per 36 anni, un sistema che non aveva nulla a che vedere con le pratiche di un istituto religioso, così come viene generalmente inteso; quindi lascio da parte la fede e mi spingo oltre... era comodo, per la morale del periodo (e forse anche per quella odierna) che qualcuno si occupasse di accogliere ragazze madri ed orfani, peccatrici e frutti della colpa, fornicatrici fuori dal sacro vincolo del matrimonio, e incresciose conseguenze. Ecco, ci volevano strutture che celassero al "mondo per bene" gravide camerierine ingenue finite nei letti dei loro padroni, o volgari meretrici che erano rimaste incinta nell'esercizio della loro funzione, o magari anche vittime di abusi, insomma donne sfortunate, che alle spalle non avevano nessuno, che dovevano fidarsi ed affidarsi, donne che anziché partorire un figlio entro gli schemi imposti da santa romana chiesa cattolica ed apostolica, avevano peccato, (loro), e messo al mondo uno scomodo bastardo, di cui non era possibile sbarazzarsi subito, perché l'aborto è omicidio e peccaminio a dio onnipotente. E quindi? tutti questi figli della colpa, questi 800 figli del vizio, che futuro avrebbero avuto? non era forse questo il miglior modo per sbarazzarsene? dove mettere la spazzatura se non sotto al convento. Chi avrebbe recriminato, indagato, domandato, ma soprattutto chi avrebbe pianto quei figli di nessuno? Nessuno appunto!
A me pare un validissimo motivo per sigillare l'omertà di tutti, dare la colpa soltanto e solo ai religiosi mi pare anche una soluzione di comodo, farli sparire era la soluzione che tutti speravano ma nessuno era in coscienza di praticare, e allora chi meglio di un religioso, che può giudicare, condannare o assolvere, e fa i conti direttamente con dio,
Ah dimenticavo... Amen.

dimanche 5 mars 2017

Le mie amiche sono tutte educate, però vestono in modo un po' strano

Ieri era sabato... e quindi? Quindi la Emy mi ha tenuto tre quarti d'ora al telefono per parlarmi del suo amore, che al sabato deve stare con la moglie e non ha tempo per lei, e lei ci esce scema di gelosia, allora lo chiama ad un telefono spento, poi manda sms a cui lui risponderà solo lunedì, quando lo riaccende, poi sbrocca e le viene quella vocetta acuta e la parlantina svelta tipica delle rompicoglioni e mi chiama. La sua parte è quella dell'amante credulona, quelle a cui devi dire (far credere) che la moglie è come una sorella e non c'è più niente e se non ci fossero i figli sarebbe già divorzio. L'idraulico infedele fa così, va a trovarla nelle pause pranzo, poi un fine settimana ogni due mesi la porta in qualche agriturismo fuori mano, dove se la tromba come non ci fosse un domani e le promette che parlerà con la moglie-sorella, perché lui vuole una storia seria, ma ha bisogno di tempo, non la vuole ferire, perché lui ci tiene alle persone, mica come certi stronzi ipocriti. Il giorno dopo le manda dei fiori, con un bel biglietto pieno di frasifatte, e poi riprende tutto come prima.
Allora lei lo tormenta, perché lo ama, e poi è bravo a letto, maledettamente bravo a letto, e se si comporta così, la colpa è solo della moglie-sorella, se la tradisce la colpa è della moglie-sorella che non gliela dà, perché l'uomo è uomo, deve sfogarsi, se racconta delle balle clamorose la colpa è solo della situazione, lo fa per il bene dei figli. E la Emy se le beve tutte, lo difende e aspetta, e ci gode quando è nel suo letto, tutto per lei, alla faccia dell'altra. Tuttavia le feste comandate lui le passa in famiglia, dai suoceri con i figli, mica con la Emy, che resta sola a fare il muso allo specchio (e a telefonarmi). La Emy lo vuole tutto per lei, dimenticando che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Dormirà tranquilla sapendolo impegnato in un 'lavoro per un cliente importante' che lo occupa per un fine settimana ogni due mesi?
Tre quarti d'ora al telefono ad ascoltare questa nenia; inutile replicare, è come un messaggio in segreteria, ascolti e basta. E mi dicevo, c'è già passata la Francy, lei con il geometra che le ha ristrutturato casa, poi la Vale con il collega che faceva sempre delle lunghe trasferte, e mi pare pure la Zok, anche se con modalità differenti. Sarà una moda, ho amiche che amano farsi il trombamico ammogliato, perché è risaputo che lo sposato non impegna, un po' come la scarpa sportiva. Sia come sia, trovo che alcune donne siano bravissime a perdere la stima in se stesse pur di farsi una buona scopata col torello di turno. Sia chiaro, lo farei pure io, una bella trombata alla brutta Eva, almeno un paio di volte al mese ci vuole, ti rimette in armonia con l'universo. Però da lì ad illudersi di aver trovato l'amore eterno, ce ne passa, è come pretendere di stare tutto il giorno sull'ottovolante. Sveglia!!!

dimanche 26 février 2017

Forse fu per bisogno o per buon esempio

Nella quantità di persone difficili da sopportare ci sono quelle che riescono a farsi un film partendo da un indizio insignificante, su cui sviluppano illazioni e sospetti. Normalmente le donne sono maestre in questo tipo di attività, ma posso assicurare che anche certi uomini non scherzano. Se la cosa finisse lì andrebbe anche bene, il problema è che questi soggetti si sentono in dovere di esibire la conseguente sentenza, sputando acredine come naturale effetto della loro maieutica. Per esempio se ti chiamano al cellulare, o mandano un sms, non importa a quale ora, e non ottengono risposta immediata, magari perché stai lavorando oppure guidando lo scooter ed hai lasciato il cellulare nel baulotto, o semplicemente sei una persona che non vive all inclusive, con il cellulare sempre a meno di un metro, allora partono per la tangente immaginandoti impegnato in una tresca, in qualche ritrovo del vizio, intenzionato a non rispondergli apposta, per ferirli nella loro egoreferenzialità, perché loro hanno lo smartphone e sono connessi a whatsapp, quindi vedono messaggio, spunta verde, blu, risposta e contro risposta, e tutto questo lo vogliono SU-BI-TO. Quando si arriva a questo livello di infermità, non servono giustificazioni, ma anzi ogni scusa avvalora la tesi e peggiora la situazione.
A questo punto perfino scivolare nell'accondiscendenza risulta deleterio, perché si finisce in una situazione 'sporca', dove bisogna fornire continue spiegazioni, rassicurazioni, conferme, instaurando un clima che non mi piace. Non sono buone premesse per costruire un'interazione tra persone adulte.
E poi, ma questo è facoltativo, è assai utile salutarli con un vaffanculo che ha il solo effetto di certificarli nelle loro convinzioni, ma vuoi mettere la soddisfazione!

dimanche 19 février 2017

E molte sono quelle cose delle quali ci dobbiamo (con)fidare

Marta ha iniziato la chemio, lo comunica con grinta, improvvisamente il suo mondo cambia prospettiva e ogni altra rogna sbiadisce. Non è sola, ha la sua famiglia, ma forse è preoccupata proprio per loro, dovrà combattere, ci riuscirà? Non lo so, dice che i suoi figli saranno la sua forza, a me pare siano troppo piccoli per esserlo, penso che la sua forza non dovrebbe veicolarla ad altri, egoisticamente dovrebbe essere lei stessa la sua forza. Ma poi è solo una questione di punti di vista. Marta è sempre stata una persona allegra, serena, lieve, e adesso che persona diventerà? è sempre stata molto credente, e se la sua fede l'aiuterà ad affrontare questa malattia ben venga; la fede servirà a tenerle alto il morale e la voglia di vivere, che importanza può avere se poi uno è credente per convenienza, per convenzione o per virtù dello spirito santo che ha operato in lui, (cit.). È una cosa interiore, da fuori nessuno può saperlo davvero il vero vero motivo.
Cosa c'è di male se poi è un'illusione e dopo morto scopri di esserti ingannato, questo mi dicevo, e nessuno è mai tornato a dirlo. Così stamattina riflettevo sulla fede, mentre mi imbattevo nel solito banchetto sotto ai portici, l'ho notato partendo dalla scarpa RottermeierStyle di una delle addette al sorriso ai miscredenti; chissà dove le fanno quelle scarpe lì, forse qualche fondo di magazzino dell'epoca d'oro delle governanti; sono sempre in due, a volte tre, sorridono e parlano tra loro, mai insistenti; presidiano. Non sono quegli imbonitori da mille non più mille, loro stanno per strada con una bibbia in mano, ed al massimo ammoniscono dall'otto per mille ai cattopreti, stanno lì come a dire: se vuoi dio è qui che ti aspetta.
Ma loro ci crederanno davvero? Ho sempre sostenuto la tesi dell'autoinganno in queste cose intangibili. Lascio nell'aria il mio dubbio e proseguo, poco più avanti fuori dall'ufficio postale, la zingara dai denti d'oro ringrazia una signora che le ha dato una moneta con un sonoro: dio-te-benedica-siniora!
Ecco, mi son detto, dio usato per far soldi, è un peccato? Un inganno come certificherebbe un ateo o un'incognita come direbbe un agnostico? Il dubbio ricompare; eppure quella signora caritatevole che ha alimentato la lobby delle zingare mendicanti dai denti d'oro, oggi passerà una giornata con la protezione di dio, tipo ombrello. Qualcosa di invisibile e intangibile, inconoscibile a detta di molti, a meno di non aver passato anni e anni in seminario, una cosa su cui non è bello dubitare per non attirarsi negatività. Tuttavia quando rifletto su queste faccende non posso fare a meno di pensare ai Fugger ed al loro discutibile metodo per salvare le anime dei credenti, così ben evidente in: Luther - genio, ribelle, liberatore, un film che più che biografico considero divulgativo, non a caso prodotto negli Stati Uniti.
Non potendo far nulla di nulla per Marta mi son detto: potrei appellarmi alla bontà divina, e dirle che prego per lei; ma lei sarebbe più serena sapendo che io la raccomando all'altissimo? Proprio io poi, oppure quello sereno potrei essere io, non facendo di fatto nulla di utile e concreto, ma impegnandomi in qualcosa di poco faticoso. Magari il mio animo ne risulterà risollevato, come avessi compiuto una buona azione; in fondo l'essere umano cerca serenità, protezione contro l'ignoto e non trovando certezze inventa divinità e spiriti santi, che dovrebbero proteggerlo. Ma Marta ci crede e tutto questo ha un sapore atavico, misterioso.