dimanche 22 octobre 2017

Cattus maior

La questione animali della scorsa settimana ha movimentato il blog, cosa a cui non sono molto abituato, però sono saltati fuori degli argomenti interessanti, e poi è una cosa talmente attuale ed in divenire che non passa giorno senza imbattersi in qualche querelle animal.

Di cani ne so poco, pur avendo passato l'infanzia con i vari cani delle mie zie, ma all'epoca ero piccolo e certi dettagli non li badavo. Una cosa che ricordo è che i tre cani delle rispettive tre zie-sorelle avevano subito fatto branco, così come io ed i miei cugini, una banda di scalmanati; ricordo bellissimi pomeriggi passati nei prati a rievocare battaglie, simulazioni di cacce alla volpe, prese della Bastiglia ed altre amenità storiche rivedute e corrette, attività che coinvolgeva cani e cugini e pure qualche malcapitato visitatore occasionale. Non ricordo fastidi particolari se non la volta in cui il cane di mio fratello decise di scappare per venire a trovarci e si sparò una ventina di chilometri per passare un paio di giorni con noi e poi decise che era ora di tornare a casa. Dopo scoprimmo che mio fratello lo aveva sgridato per non so cosa e lui permaloso, se n'era andato. Lo lasciammo fare, e penso che se avesse deciso di restare con noi, mia madre lo avrebbe accettato senza troppi problemi, felice di sottrarglielo.

Sui gatti ne so di più, per averne avuti. La Gatta, (così si chiamava l'ultima) arrivava dal gattile, quindi è capitata in casa già cresciuta et imparata, ma con tutta una serie di traumi e comportamenti da stress, tipici dei gatti abbandonati. Non è stata una gatta facile, devo dirlo, ma grazie ai consigli della veterinaria sono riuscito a convivere con lei per 18 anni, dico convivere perché La Gatta, era una coinquilina più che un animale di proprietà. 

Il primo periodo è stato il gatto invisibile, si era ricavata un nascondiglio dietro alla caldaia della cucina e lì restava per tutto il giorno. Ne usciva per mangiare e per andare in bagno, e credo per le ispezioni notturne nel cortile, ma nulla più. Dopo un paio di settimane ero preoccupato, ma la veterinaria mi aveva avvisato di lasciarla fare, non forzarla, ne insistere, ignorala mi disse, i gatti hanno i loro tempi.
Così capitò che una sera ero sul divano e si presentò alla porta del salotto, arrivò lì' silenziosa come solo i gatti sanno fare e piantò un MIAO come a dire: oh sono qui! Poco ci mancò che infartassi.

Da allora si è sempre gestita la sua vita, decidendo in autonomia cosa fare, dove dormire e quando fare vita sociale, abbiamo stabilito un linguaggio per comunicare e gli orari di uscita in strada, assolutamente indispensabili per lei. I primi periodi erano solo fugaci pattugliamenti in mia presenza, se io rientravo lei ritornava di fretta, poi ha allungato i tempi, a volte la trovavo ad aspettarmi, altre stava via sino al mattino. Impedirglielo significava renderla nervosa per giorni interi.

Poi aveva le sue amicizie, ebbene si, un suo giro di visite che comprendevano i giardini dei vicini e relativi proprietari, altri gatti, a cui teneva compagnia per un paio di ore per poi tornarsene a casa, il bar della Paola dove compariva solo di domenica. Aveva per 'amici' persone che nemmeno io conoscevo.

Spesso sono stato additato come un padrone menefreghista, che esce e lascia il gatto in strada. Ma aveva il collare con il numero e se avesse combinato guai mi avrebbero trovato facilmente, pur avendo la libera uscita non è mai scappata e non si è mai persa. Qualcuno disse che era una gatta borderline e che dovevo tenerla in casa come fanno tutti. Fuck.

Per parte mia ho sempre seguito le indicazioni della veterinaria, che diceva: trattala come una tua pari, rispetta i suoi tempi e i suoi capricci. Se fa casini la sgridi e lei capisce, spesso bastava un grugnito e un'occhiataccia e spariva.
Uno dei suoi vezzi era la determinazione a sistemare i soprammobili del tavolo in ingresso, non li faceva cadere ma lì spostava come piaceva a lei, in posizioni precise, controllandone periodicamente il mantenimento. Se spolverando venivano disposti in modo diverso lei saliva e rimetteva a posto.

In casa aveva le sue zone, la cuccia con la paglia in cucina se era in attesa del pranzo, una scatola di legno in salotto con dentro un mio maglione per le giornate buone, una specie di grotta ricavata nel cartone delle birre in dispensa per quando detestava il mondo, se stava fuori e voleva farsi trovare allora c'era la pedana del mio scooter o il sellino se era in fase vedetta.

Vivere con lei è stato un bel periodo. Non è stato facile destinarla all'eutanasia quando è arrivato il momento, ma siamo stati insieme sino alla fine, e devo dire che ho sempre avuto una veterinaria sapiente, e poi è il corso naturale delle cose. Tuttavia dopo lei non potrei più avere altri gatti.



dimanche 15 octobre 2017

Non può piovere per sempre

Antefatto:
Esterno notte; 9 ottobre 2014. Una strada del centro città.



Sequel:
Interno giorno; 9 ottobre 2017. Locale al piano terra in una strada del centro città.

Qualcuno è entrato, ci sono delle impronte nel fango secco, somigliano a orme sulla sabbia, le seguo, e arrivo alla scrivania, che ha tutti i cassetti aperti e vuoti, chissà cosa avranno salvato. In compenso sul sottomano in finta pelle, tra il portapenne e un'improbabile lampada da ufficio, oltre alla polvere ci sono i calcinacci crollati dal soffitto. La sedia in tela è vistosamente chiazzata di muffa nera e sullo schedario i raccoglitori si sono abbattuti di lato, come alberi nel vento.
Tutto intorno a questo delirio gli scaffali dei libri sembrano intatti, tranne per una linea alta circa mezzo metro dal pavimento, una fascia marrone che segna a lutto la fine che faranno i libri dei primi due ripiani.
Quelli sopra sembrano apparentemente incolumi, ma a ben guardare alcune sovracopertine appaiono arricciate e i dorsetti di alcuni volumi penzolano eloquenti, una muffetta scura ha macchiato la carta e polvere e ragnatele hanno fatto il resto.

Il pavimento è una distesa marrone con varie sfumature nere o verdastre che lo fanno assomigliare ad una carta geografica. Per istinto spalanco le finestre, che per tre lunghi anni sono rimaste sigillate, il regno dei ragni viene messo in fuga. Entra un timido sole autunnale a rendere più laconico l'ambiente. Avevo dimenticato l'afrore tipico delle stanze chiuse da anni.
Avanzo lentamente, il pavimento è vistosamente sollevato al centro ed attraversato da una spaccatura che ricorda molto il letto di un fiume in secca, in questa geologia mi sento un po' un neo Howard Carter, quindi valuto attentamente dove mettere i piedi, se proseguire o tornarmene indietro come qualche mio predecessore deve aver fatto. Ma sono stoico, faccio foto per ricordare intatto un luogo che a questo punto sarà cancellato dalla memoria.

Non accade nulla, nemmeno la maledizione del bibliotecario contro il barbaro invasore che procederà al macero di ogni volume, nulla!

Dall'esterno arriva il rumore della città, voci di passanti ignari del dramma che si è consumato dietro quella porta chiusa, davanti a cui sono cresciute erbacce e cavalletti di pronto intervento. Resto nella catacomba, il cimitero dei libri dimenticati, mi armo di guanti e comincio a spostare volumi, blocchi incollati di sei o sette libri finiscono della cuffa, si staccano di malavoglia dai ripiani in cui si sono asciugati lentamente per tre anni.
Buttare - pare l'unica parola possibile. Ecco l'immagine della decadenza!
Ai piani superiori la situazione migliora, tuttavia l'odore della carta ammuffita è insopportabile, nella parte centrale, dove anche il soffitto ha ceduto si prospetta un'eutanasia di gruppo.

La sezione bambini pare salva, sarà che la carta di quei libri dovendo resistere alle manine rapaci è più coriacea. Inizio da quella, accatastando tutto sul davanzale della finestra.
Mentre sono lì a bestemmiare mi sento chiamare dalla strada... una mamma occhi a mandorla con piccoletti al seguito, il più grande, che avrà 5 anni sbraita perché ha visto una copertina della Carica dei 101... la piccola si accoda al fratello e tende le manine roteando le dita.

Gli lascio prendere il libro confidando nell'infinità di anticorpi che i piccoli mocciosi possono avere. A seguire un altro paio di mamme uscite dal vicino asilo si accodano per curiosare, i piccoli reclamano il loro bottino. Lascio fare pensando che mi risparmierò alcuni viaggi al bidone della carta.

I libri finiscono, pure Pinocchio, Cenerentola e il teatrino delle marionette che apri e vien su il sipario, Super Gulp, Paperinik, i piccoli non seguono le mode ed io, che mi ero imposto un muso lungo e mi sentivo Torquemada, mi riassesto l'umore a quei gridolini di stupore, immaginandomi i pargoli scorrere le avventure di Calimero nelle loro camerette, sfangando la play o altre diavolerie a batteria.

Che strano, a volte basta davvero poco e una giornata si aggiusta. Così accompagno Voltaire, Maurensig e Saramago al cassonetto, a loro è sopravvissuto Speedy Gonzales.

"Yepa, yepa, yepa! Andale, andale! Arriba, arriba!"

dimanche 8 octobre 2017

Canis maior minor cessat

Alcune settimane fa un'amica ha condiviso su FB un articolo di Luigi Santis, apparso sul Corriere della Sera, nella rubrica Italians diretta da Beppe Severgnini. Il mood è quello del Severgnini provocatore, che riesce a scardinare stereotipi e luoghi comuni con una naturalezza invidiabile.

Lei ha condiviso l'articolo senza commentarlo, ma è immediatamente scattata una pubblica gogna tra alcuni suoi amici; dagli a chi non ama gli animali! dagli a chi OSA mettere like a questo articolo. La cosa che più mi ha stupito è stato il fatto che chi interveniva lo faceva solo per criticare una scelta personale. Come se questo solo fattore rappresentasse una lettera scarlatta bastante per il tutto.

Io ho seguito da lurcher anche perché buttarsi in certe discussioni sui social spesso è improduttivo.

La questione cani, è riemersa con aspetti diversi sul blog di Gioia, ed anche qui è subito apparso netto lo schieramento, pro e contro, come se non sia possibile una zona grigia. Quindi le persone si scagliano insofferenti dell'insofferenza altrui.

Resta una cosa, se dico: a me quelli che baciano i cani mi fanno schifo, immancabilmente chi lo fa, o chi non ci vede nulla di male, si sente punto nel vivo, e si sente in dovere ad esprimersi con l'arroganza di chi ha le ragioni del mondo dalla sua parte; perché il bacio è amore; quindi nascono quei teatrini in cui: tu non devi permetterti di dire queste cose, oppure sciacquati la bocca prima di parlare dei cani.

Una cosa che viene data per scontata, è che il cane DEVE piacere, un po' come il micetto glitterato su FB, se non metti il like sei un insensibile, un mangiagatti; il micetto, cosi come tutta una serie di altri stereotipi, individua il Buono, è come una griffe, serve a far nascere commenti stucchevoli e mielosi, spesso fini a se stessi, ma non importa.

Se questo non accade allora le persone si straniscono.

Mi è capitato di discutere real con una tipa che argomentava sulla questione bacio al cane sul muso, (lei lo chiamava bocca), che già sul pelo ci sarebbe da dirne; ma lei sosteneva che è un segno d'affetto indiscutibile e indispensabile; a chi è indispensabile mi sono chiesto. Alcuni cani quando si incontrano si annusano e si leccano, ma non sempre, e comunque non credo lo facciano per dimostrarsi amore. Per esempio io sapevo che i cani non vanno abbracciati, perché si stressano, ma molti padroni lo fanno e guai a dirgli che sbagliano.

E' che il linguaggio degli animali è molto differente dalle convinzioni umane, quindi anche il bacio può avere un senso per l'umano, ma il cane lo avverte in modo differente.
Ma alla tipa pareva non importare molto, perché l'amore è un linguaggio universale (testuale), ho solo potuto ribattere: a me le persone che baciano il cane o si fanno leccare sulla faccia, mi fanno schifo... tu per esempio tuo marito non lo baci se non si è lavato i denti dopo la sigaretta, ma il cane si, anche se dopo aver cagato si è leccato il culo, vedi un po' tu!

Poi ho lasciato perdere la discussione perché mi stavo annoiando.

Nella mia visione delle cose il cane da compagnia non è previsto; lo so che è una visione poco poetica, ma deriva dalle esperienze contadine della mia giovinezza, per cui un animale per essere preso in custodia aveva bisogno di due condizioni fondamentali, lo spazio (esterno) utile per una vita degna e libera, e la necessità di impiego; per cui il gatto serviva a tener fuori i topi dalla cantina, ed aveva a sua disposizione un giardino per viversi le sue solitudini feline, la gattarola sulla porta del fienile e il bosco a sua competa disposizione, e il cane veniva utilizzato per fare la guardia, o per accompagnare il cacciatore o il pecoraio; ed anch'esso era lasciato libero di girare nell'aia a suo piacimento, i più attenti sistemavano un cancello o una recinzione giusto per evitare che si scopasse tutte le cagnette in calore della valle. Punto. Non era previsto che gli animali dormissero in casa sul letto o nelle camere, e questo non per cattiveria, ma per igiene. 

L'idea di costringere un cane (o un gatto) tra le quattro mura domestiche, facendolo rimbalzare tra cuccia, letto e divano per intere giornate, rendendolo isterico a vita, è proprio qualcosa che esula dalla mia visione del possedere un animale, fosse anche un pesce rosso. E non troviamo la scusante del "ma è un cane piccolo" come se la misura fosse un alibi per poterlo tenere rinchiuso. Stateci voi in una casa grandissima tutta la vita, poi mi dite.

Perché è chiaro che si precipita in una qualche forma di egoismo, per cui la libertà altrui (in questo caso dell'animale) viene sacrificata e costretta in virtù delle personali esigenze e del piacere di ritrovare l'animale in casa al rientro, grato per la libertà concessa con la pisciatina serale. Segue che per compensare questa violenza il padrone senta l'esigenza di esagerare nei comportamenti amorevoli, abbindolandolo con il guinzaglietto carino, il cappottino impermeabile, la ciotola con le impronte o i giochini che fischiano e suonano... palliativi! molti lo fanno coi loro figli, figurarsi con un animale.

dimanche 1 octobre 2017

Manca un titolo e poi è fatta (click)

La sorprendente velocità con cui mi rompo il cazzo di alcune persone questa volta mi ha messo in allarme e mi ha fatto temere il peggio sul mio stato di misantropia che vira dall'acuto al cronico.
E' andata così: all'inizio di primavera un'associazione di fotografi dilettanti (molto dilettanti) ci contatta per proporci una mostra fotografica; tutto da definire, e già qui avrei dovuto dire: ok chiarite un titolo, un cronoprogramma e ne riparliamo. Ma come sempre per non essere tranchant, e dietro l'invito pressante della mia collega, decidiamo di incontrarci.

L'incontro è conoscitivo, ci scambiamo un paio di proposte tra un sorso di birra e l'altro e poi decidiamo di riaggiornarci con idee quagliate, impieghiamo in tutto un paio di ore; neutre... ne piacevoli ma nemmeno fastidiose. Come sempre accade nasce un gruppo di discussione su FB che si intasa subito di faccine e messaggi del cazzo, ma ci stiamo conoscendo e fa brutto dire: l'utente ha lasciato il gruppo. Tuttavia avverto un leggero fastidio, ma lo tollero semplicemente perché lo ritengo frutto di una mia insana precoce intolleranza che andrebbe curata (prima o poi).

Mi prendo anche il disturbo di segnalare un paio di location adatte ad ospitare l'evento, più che altro per poter valutare costi e spazio a disposizione, che a mio avviso vanno tenuti in considerazione prima di far partire qualsiasi iniziativa. Fine - poiché avverto che il mio interessamento rischia di essere interpretato come invasivo.

L'estate scorre nell'oblio, e ci sta anche ma allo scadere dei quattro mesi, un giorno in cui ero inattivo (e questa cosa devo ricordarmela come: lascia-stare-il-can-che-dorme) riesumo il gruppo chiedendo se avevano partorito qualcosa. Risposta immediata ma negativa da parte di tutti, anche di chi non era presente all'incontro, nulla di fatto, nessuna idea maturata, ci stiamo pensando ed anzi: ma voi?
la mia collega saggiamente non risponde nemmeno, io [babbo-di-minkia] mi prendo il disturbo e butto lì un paio di idee, generiche e malleabili, che però scatenano un'alzata di scudi con i NO ben evidenziati, perché LORO non fotografano questo o quello, NON hanno tempo, non SANNO, non credono che - non si occupano di - no!. insomma NO. Guai tarpare la loro ispirazione artistica.

Ingenuamente mi aspettavo delle controproposte che però non arrivano, a quel punto la mia collega propone un secondo incontro nei luoghi oggetto di foto e prospetta delle date, credo più  che altro per un suo desiderio diplomatico. Ma anche così, nulla, i giorni non vanno bene. Punto.

Controproposte ne hanno? NO.

Siccome avevo l'impressione che la cosa fosse fatta scientemente, ho preso la decisione di ignorare completamente tutto l'evolversi della questione e nemmeno per pura curiosità sarò interessato ad un secondo incontro, se mai ci sarà, perché oramai ne ho la certezza, diventerebbe solo una perdita di tempo.

Poi non so perché, sono arrivato a questa conclusione: non ne hanno voglia, non sanno come sfilarsi da una loro proposta di cui devono essersi pentiti, forse gli stiamo pure sul cazzo (la cosa sarebbe reciproca) va a sapere, e allora traccheggiano e stufano sperando che abbandoniamo noi per primi; un po' come quegli uomini che non sanno come mollare la tipa e fanno di tutto per esasperarla e farsi mollare, e rimanere così verginelli dalla parte della ragione, per poter piagnucolare e dire: vedi vedi, sei tu quella stronza che mi ha lasciato con il cuore spezzato.

Poi ho subito iniziato a pensare a questo post ed a una lista di sintomi connotativi dei cazzari-inconcludenti, quelli che si frastornano di progetti ed hanno necessità di incolpare gli altri quando non riescono a portarli a termine. Perché vivo un periodo così, medico/diagnostico se vogliamo chiamarlo in qualche modo, ed ho bisogno di compilare la mia personale Enciclopedia Larousse dei casi umani:

- incontri organizzativi al bar (a me da fastidio parlare di cose semi-serie con il cameriere sul collo)

- assenza di un verbale d'incontro (mi dimentico le cose, soprattutto se ci si rivede dopo cinque mesi)

- negazione di qualsiasi proposta altrui (atteggiamento distruttivo incomprensibile)

- vaghezza in termini logistici, segue assenza di iniziativa.

Ecco mi sono fermato a questi primi quattro con un po' di ansia; keep calm and relax you mi son detto, non è che devi partire a bomba ogni volta. Però dall'altra parte lo vedi subito chi ha la stoffa e sa quello che vuole e deve solo trovare il modo per realizzare l'idea che ha in testa, e chi invece brancola come un micetto cieco.

Dico questo perché gente VispaTeresa Style ne ho già vista troppa e una volta ben individuata è quasi un piacere rimbalzarla, è una sorta di palestra di vita, è apprendimento. Mio e loro.
In questo modo potrò leggermi un bel libro, crudo e spietato come piace a me...

PS. libro da leggere in questo caso: Humbert Selby jr.- Ultima fermata Brooklyn, Feltrinelli, 1977.

dimanche 24 septembre 2017

Essere - Pigna secca -

Essere pigna secca nell'accezione personale è un misto tra: 30% avarizia + 30% avidità + 30% opportunismo e un pizzico di scrocconaggine, e volendo anche qualcosa di più. La definizione deriva dal titolo di una commedia dialettale e secondo me rappresenta benissimo un certo tipo di persone facili da incontrare, meno da riconoscere.

Una caratteristica delle pigne secche è credersi insospettabili, hanno percezione di essere 'furbetti' e cercano di non darlo a vedere, alcuni se ne vantano blandamente, ma quando glielo fai notare si irritano, come se gli rivelassi un difetto congenito.

Un'altra caratteristica del vero pigna secca è che sarebbe disposto a perdere un'amicizia pur di proseguire nel suo vantaggio, e spesso accade proprio così, in questo modo vagolano da una compagnia all'altra in perenne ricerca della condizione ideale, ovvero l'amico (uno o più) che gli offre da bere, li invita a pranzo, gli regala oggetti o vestiti che non usa, li omaggia nelle occasioni canoniche, divide alla romana una pizza&birra contro un branzino&vermentino, e tutto senza aspettarsi nulla in cambio, per benevolenza o per distrazione o semplicemente perché esistono persone pigna verde, che non stanno lì con il bilancino e la lista a controllare il dare-avere.

Normalmente i pigna secca sono prodighi di sentimenti e buone intenzioni, a patto che il tutto rimanga nell'ambito del gratuito, e del non impegnativo, si sentono grossi quando possono passare l'informazione 'preziosa' che a loro non procura nessun beneficio, ma forse all'amico si, forse. Sono quelli che - ah ma se me lo dicevi io conosco uno che - e se glielo dicevate non conoscevano nessuno. Insomma sono dei grandi parolieri, se vogliamo cazzari, ed anche il tempo rientra nelle loro competenze, se possono risparmiarlo a scapito altrui ben venga.

Ora se vi capita di avere a che fare con queste persone, e sono certo che nel quotidiano capita spesso, dovreste provare a fare un esperimento, li guardate serio serio e gli dite: sai mi spiace molto ma devo chiederti un grosso favore ... poi vi inventate qualcosa di credibile ma per voi assolutamente inutile, non importa cosa, ma godetevi lo sguardo appanicato del pigna secca, messo davanti all'amletico dubbio, accettare e disconoscere la propria essenza di pigna secca, oppure arrampicarsi sullo specchio e negarsi con un pretesto qualsiasi, rischiando di rivelarvi la sua identità e perdere future, ghiotte occasioni.

dimanche 17 septembre 2017

Dieci semplici regole per riconoscere un babbo-di-minKia

Ed eccomi qua! sapevo che prima o poi ci sarei arrivato, ad attivare quel fiuto infallibile che ognuno possiede, quel sesto senso che, se lasciassimo funzionare, ci terrebbe lontani da un'infinità di rogne, ma che invece tarpiamo per gentilezza, accondiscendenza oppure educazione.

Ma ora basta!

La prima e forse unica cosa utile per liberare questa autotutela naturale è ascoltare (e dar seguito) a quella vocina interiore che ci mette in guardia da situazioni o persone fa-sti-dio-se, per cui non appena qualcuno o qualcosa non vi convince... rimbalzatelo!!!
In merito sto approntando un decalogo...

1) La voce - una voce lagnosa, con la cantilena, che trascina le sillabe, e farebbe cadere i coglioni anche alla persona più paziente del mondo, (alcuni tendono a parlare a voce alta anche quando non occorre) è il primo segnale. Molti hanno avuto dei professori di liceo così, ma se mancano le altre caratteristiche erano solo: che-palle-prof! o in classe c'era casino.

2) La camminata - i babbi-di-minkia camminano goffamente, le donne sculettano come delle papere, gli uomini come se avessero le mutande inamidate, la camminata strascicata è riconoscibile in entrambi, soprattutto in estate con la sciabattata sciatta.

3) La gestualità - movimenti tentennanti anche nelle mansioni più semplici e quotidiane, mano a teiera, e in generale quel fare svagato alla "vispa-teresa" (tipico il ciondolamento della testa).

4) L'uso delle parole - il linguaggio è basico, difficilmente adottano parole con richiami letterari, più spesso utilizzano dialettismi, o confondono i termini, usandoli a sproposito; un classico... l'uso smodato dell'intercalare: EH; usato come domanda o come rafforzativo di una frase (guarda che io l'ho detto eh!)

5) L'abbigliamento - può essere trasandato, dozzinale, oppure terribilmente old, come se avessero trovato i vestiti nelle buste per i ciechi.

6) Lo sguardo - spesso è perso nel vuoto e non perché siano miopi, a volte accompagnato dalla respirazione a bocca aperta che anticamente connotava lo sciemo dello villaggio.

7) Umorismo - il vero babbo-di-minkia ne è totalmente privo.

8) Iniziativa - idem come sopra, quando va bene vanno in imitazione di altri, ma con scarsi risultati.

9) Help desk - detta anche capacità di desbelinarsi, manca perfino per le mansioni più banali, hanno perennemente bisogno che qualcuno li aiuti in qualcosa, che non sanno, che non hanno capito e che non riescono proprio a fare da soli. Normalmente poi richiedono una seconda spiegazione.

10) Se hai letto sino qui ed hai almeno tre delle caratteristiche elencate, allora sei un babbo-di-minkia, o una babba-di-minkia,
quindi addio!
Non commentare neanche, perché ti cancello il commento, ti irriti? fregacazzo, fattene una ragione, vai e metti un gattino su FB e ti risolvi la giornata con i like, se esci invece... vai a fare la fila alla posta senza prendere il numeretto.

dimanche 10 septembre 2017

Scurdámmoce 'o ppassato

Trovare notizie liete è difficile, ed inizio a temere che andando avanti così finirò pure io per concentrarmi solo sulle rogne. Ci pensavo leggendo la notizia del rogo di Faragola, un sito archeologico che è stato incendiato, pare dalla malavita locale, i veri veri motivi probabilmente non si sapranno mai.
A me venivano in mente altri opportuni incendi dove chi controlla crea il danno per speculare sulla catastrofe, e così sono rimasto scettico per tutta la lettura dell'articolo e nemmeno sono riuscito ad incazzarmi.

Nel leggere invece mi sono concentrato su come vengono confezionate le informazioni; innanzitutto mi sono chiesto come sia possibile che una copertura ignifuga (così la definisce nell'articolo) possa essere incendiata. Siccome siamo in Italia e siamo al Sud mi è sorto il dubbio che forse tanto ignifuga non era, ma anche scoprendo esattamente i modi ed il perché di un atto simile, la sostanza non cambia, il danno c'è e rimane, dimostrazione di incapacità e di sottocultura.

Comunque sia, il mood è: guardate che disastro, ah ma noi non ci arrenderemo e sfidando tutto e tutti rimetteremo tutto a posto.
A me verrebbe da dire: guarda, grazie ma anche NO. Lascia perdere che è chiaro, siete in minoranza e nemmeno troppo intelligenti, poi chiedete soldi pubblici facendo leva sulla lotta e sul contrasto ad una criminalità che da oltre 150 anni state combattendo, sono soldi cacciati nel cesso, se hai problemi d'orgoglio emigra e risolvili altrove, perché è chiaro che lì non ci cavi un ragno dal buco.

Quindi consiglierei... riseppellite tutto, mettere i teli di protezione, un bello strato di terriccio e lasciate che i posteri, se mai ce ne saranno con adeguate capacità cognitive, se la riscoprano integra e la valorizzino loro perché così gli state consegnando solo altre rovine e cenere.

Razionalmente trovo sia la scelta più onesta, che senso ha accanirsi e devastare ulteriormente un bene plurimillenario, che una vota ri restaurato sarà nuovamente esposto al degrado e all'abbandono?

dimanche 3 septembre 2017

Il caro - vecchio - negozietto di quartiere

Una cosa particolarmente fastidiosa, almeno per me, è comprare nei piccoli negozi, quei cari negozietti di quartiere dove si conoscono tutti, dove il negoziante ti chiama per nome, sa quello che compri abitualmente e si fa i cazzi tuoi per poterli raccontare agli altri clienti; per fortuna nel quartiere dove vivo sono spariti quasi tutti, trasformati in più utili garage, oppure restano li chiusi nell'abbandono che meritano ingombri di masserizie... e sono contento, principalmente perché siamo in Italia e i commercianti al dettaglio appena possono te lo mettono nel culo, quindi meglio si estinguano.

L'esempio classico è l'acquisto di prodotti a peso, gli chiedi due etti e te ne ritrovi 3, con la classica frase: è un po' di più, lascio?
No! cazzo ti ho chiesto due etti e me ne dai due etti.
Ma puntualmente arrivo a casa peso e trovo almeno un 60 o 70 grammi in più. Pagati ovvio. Così loro smerciano e il cliente invece di spendere 6 euro ne spende 7e50..

Questo quando va bene, perché dall'altra parte ci sono quelli che ti fanno pagare il vassoio di cartone come le paste o la carta doppia come il prosciutto. Quelli che prendi cinque mele e una è marcia e via così, oppure si sbagliano a darti il resto.

Allora ho istituito questa tattica, controllo il prezzo al chilo e quando pago faccio quello che cade dal pero: ma come le ho chiesto due etti, sono tre euro... non quattro e trenta. 
A questo punto la loro frase tipica è: eh vabbé per pochi euro in più che sarà mai.
Così io rispondo: guardi io le do tre euro, poi veda lei; per pochi euro in meno che sarà mai?

Allora magicamente diventano precisissimi ed imparano a stabilire esattissimamente e ad occhio quantità-peso, per cui formaggi, affettati, focaccia improvvisamente trovano il giusto.
Siccome questa cosa è fastidiosa, e non ho voglia di star sempre lì a questionare, a controllare, il resto o la qualità, ho risolto che compro tutto al supermercato, in confezione chiusa e vaffanculo. Ci risparmio anche tempo, devo solo controllare la scadenza e pagando con la carta ho la certezza di non avere spiacevoli prelievi.

Quindi quando sento quelle reprimende contro la grande distribuzione rea di aver affondato il commercio al dettaglio, oppure quei nostalgici che parlano di librerie e baretti come si trattasse di opere pie di mutuo soccorso non posso fare altro che ridere.

E poi in zona servono posti auto.

dimanche 27 août 2017

La grammatica, ma non solo

Mi capita sempre più spesso di imbattermi in strafalcioni grammaticali anche gravi e gravissimi; questo accade soprattutto negli annunci economici dei vari siti o mercatini. La cosa è preoccupante mi son detto, perché davvero l'ignoranza dilaga, poi ho risolto che sono affari loro, e poi ho nuovamente ripreso a preoccuparmi, perché se questo accade significa che da qualche parte l'educazione scolastica ha fallito, penso verso la terza elementare a giudicare dal tipo di errori commessi.

Tuttavia mi chiedo: ma almeno per confronto, si saranno resi conto che sbagliano? O proprio non sanno e nemmeno miglioreranno mai? Si prospetta un futuro in cui pur sapendo leggere e scrivere sarà come essere circondati da analfabeti. Commettere errori (grammaticali) senza averne coscienza non è poi così terribile, è non avere lo stimolo per migliorarsi o la curiosità di crescere che trovo preoccupante. E sempre più spesso mi accorgo dell'anestesia in cui vivono i più... e son tanti davvero! Comunque, tornando a bomba...

...a me capita spesso di scrivere un'altro con l'apostrofo, è un errore che mi tiro dietro dalle elementari, (alcuni quaderni lo provano) però non c'è verso di sistemarlo, ma lo so e ogni volta che scrivo faccio due salti indietro a correggere, poi ci sono quelle situazioni in cui risistemo un'intera frase per evitarmi la parola antipatica, e poi c'è anche da dire che certe rogne le segnala il correttore automatico per cui ci sono facilitazioni. Correttore che per altro è attivo su molte piattaforme.

L'altro giorno c'era un annuncio di una tipa che diceva: cerco casa in affitto, città e d'intorni.
Una svista ho pensato! poi nel commenti rispondeva a uno che le offriva un appartamento nei dintorni senza apostrofo: siamo apposto così, quindi era una recidiva. Ho provato ad immaginarmela, che lavoro farà una così? la bidella? leggerà riviste rosa dalla parrucchiera, o manco quelle, sarà una che nella lista della spesa scrive mele, pane, crechers e condivide gattini su FB?

(vi ho mai detto che raccolgo liste della spesa abbandonate nei carrelli del supermercato?)

Poco più avanti un'altra vendeva un lampadario d'appendere, c'era la foto, ed io non guardo mai l'oggetto ma lo sfondo, la casa del lampadario d'appeso, tende lucide di poliestere dorato che le trovi dai cinesi a 15 euro, poi le foto dei figli nelle cornici di plastica dell'Ikea, e il plaid di pile con la Sirenetta sul letto matrimoniale, c'erano anche i cuscini con il bordo di pizzo in simil-raso. Anche da come arredano si capiscono molte cose, un giorno ne parleremo.

Più avanti un tipo che aveva tutta l'aria di quello che sta svuotando il garage per fare posto allo scooter del figlio, vendeva un bigliardo, e le sue boccie (ma ne manca qualcuna). Testuale.
Nel commenti gli ho scritto: biliardo! è stato più forte di me, ma non ha risposto, nemmeno ha corretto, uno stoico. Però sono stato discreto, avrei anche potuto dirgli dove mettersele le bocce che non aveva perso, ma sono in un periodo gentile.

Il suo meglio a mio parere lo ha dato una tipa, mia amica su FB non saprei per quale combinazione o mia debolezza, non commette errori grammaticali, ma la sua vuotezza mentale è degna di concludere questo post... insomma sta tipa chiude la stagione estiva del suo B&B così:

Grazie ospiti per aver scelto me, oltre che i miei appartamenti.

Maddiobbono quanto sei snob da uno a ciento?!! che vomito di frase da piccola borghesuccia di sto cazzo. Quasi mi veniva da risponderle qualcosa, poi mi son detto: cosa rispondi a una così?

Ah si! le puoi dire: te e i tuoi appaVtamenti? ma v'affanchiulo!!



dimanche 20 août 2017

La Nella

Ci torna tutti gli anni, in agosto.
Nella stessa casa, lì al paese, dove d'inverno non ci abita più nessuno. Per me era come tornare in un cimitero di ricordi, di case in rovina accanto ad altre che si stingono lentamente, viottoli pietrosi, che contendono ai rovi lo spazio rimasto tra le case, aie dove si ballava ed adesso cresce l'erba medica per conigli che nessuno alleva, tra orti estivi che cederanno alle erbacce dell'autunno.

Ci sono tornato due volte, ma i miei occhi filtravano tutto con le lenti del passato, così ho lasciato perdere, e mi son detto: mai tornare nei luoghi dell'infanzia!

Ma a Lei piacciono i ricordi, tanti, tutti, ci ha sempre convissuto, ma non solo, le piacevano i ricordi di ricordi, di vecchi che ricordavano i loro vecchi, quando il paese era Paese, di mucche e galline, di contadini a far fieno, quelli con il fiasco nella sacca e la falce da molare, e le mogli a fare i formaggi, a battere il bucato alla fontana. Paese di odore di pane al mattino presto, e mosto quando era stagione.
Paese quando c'era ancora chi ci nasceva, e il dottorino arrivava in 500, che lo sentivi dalla curva della cascina vecchia, quella che avevano costruito appena era passata la strada, gli altri scendevano a piedi, dalla mulattiera, sino al bivio a prendere la posta quando passava la corriera. Rituali scomparsi come la mulattiera, inghiottita dal bosco.

Ma Lei ci torna ogni estate, quando può anche nei fine settimana, e lo so, appena potrà ci andrà ad abitare, per incurvarsi  sul grembiule a fiori, come sua madre, o come sua nonna, sulle castagne nel seccatoio.
Si metterà nella loggia a pulire i fagioli dell'orto, come faceva la sua bisnonna, per dire ai foresti che vanno su solo per camminare, com'era il paese quando era Paese, e raccontare loro dei ricordi di ricordi.

Lo farà perché lo desidera più di ogni altra cosa, glielo leggevo negli occhi quando eravamo bambini, che noi stavamo lì a giocare e lei a prendere le misure dei ricordi da raccontare, anche se non lo diceva, vuol vivere nella sicurezza e nella quiete delle finestre da cui si vedono solo cielo ed alberi.

dimanche 13 août 2017

Conosco i miei polli?

La scorsa settimana ad una cena a casa di amici, dove si conoscono amici di amici, etc. mi trovo seduto accanto ad un tipo che per riempire la conversazione tra una tartina e un prosecco, mi fa?

- Ma tu hai mai fatto trading?

Siccome ho sempre guardato alle cose vinci/guadagna/risparmia facile con sospetto, ho fatto l'ingenuo e gli ho chiesto di cosa si trattava... la prima risposta, saputella, è stata un:

- Bhe sono investimenti on line che poi ci guadagni!

Sembrava la cosa più facile del mondo, come rubare caramelle ad un bambino, chiaramente una risposta del genere era insufficiente, così gli ho chiesto meglio, fingendomi interessato; lui ha bofonchiato cose che parevano la poesiola imparata a memoria per la recita di Natale e poi, siccome mi stavo scocciando (è successo quasi subito) sono andato al sodo con un paio di domande da affondo:

Quanto ci hai investito in soldi?

- Mah per ora solo un cinquanta euro, sai per cominciare è il minimo.

E quanto ci hai ricavato in soldi?

- Nulla per ora, ma se vado sul sito ogni giorno, potrei anche guadagnare 1000 euro al mese, ma non ho tempo, eh si lo so dovrei dedicarmi, ma ora mi ci metto sono in ferie, però devo attivare gli altri investimenti. (bla bla bla).

- Quindi ti hanno inculato 50 euro e per proseguire devi investirne altri 50? non mi pare un buon affare. (segue sorrisetto malizioso)

- Ma se vuoi guadagnare bisogna investire, e poi l'amico di un mio amico ha investito 400 euro, più investi più guadagni capisci (bla bla bla), anzi se ti interessa ti presento come nuovo iscritto e hai un BonuS, ed anche io ottengo un BonuS... insomma conviene ad entrambi, capisci?!

- Si certo, anche se non capisco come viene contabilizzato il BonuS, sono soldi che ti danno? e poi i guadagni come li versano? Vanno dichiarati al Fisco? hanno un'aliquota del 22%?
mi sembra che la fai troppo facile.

- Oh non saprei, devo leggere le condizioni, ma ho poco tempo, però il meccanismo è semplice, è come giocare in borsa in pratica.

- Spiegamelo! io le regole per giocare in borsa non le conosco.

- Eh ma così, bisognerebbe vedere sul sito, ma devi essere iscritto...
(iscrizione a pagamento 'solo' 20 euro e 'solo' fornendo i dati della carta di credito, ndr
comunque ci sono delle azioni da comprare, poi dopo un po' le rivendi e ci guadagni! Vedi è semplice!

A quel punto ho lasciato perdere perché mi è sorto il sospetto di parlare con un imbecille che in sei mesi si è iscritto ad un sito lasciando i dati della carta di credito (nemmeno una prepagata) e non ha idea di cosa deve fare per proseguire, un sito dove può comprare e vendere azioni che gli propone il sito stesso, commissione compresa che gli viene prelevata in automatico dalla carta di credito.
Tutto fatto con l'ingenuità degna di un bambino che caga.
Ma è stato interessante il finale della discussione...

- Quindi sino ad ora hai speso... vediamo 20 di iscrizione + 50 per iniziare + 50 per proseguire:
Totale 120 euro e non hai guadagnato ancora nulla?!

- Bhe! si ma sai non ci ho dedicato molto tempo, ma il totale non lo avevo fatto, 120?? sei sicuro?? e dai, vabbè sono 'solo' cento euro, non ci vado mica in rovina.

A quel punto ho concluso che certe persone meritano questo, meritano di essere imbrogliate, ne sono felici... e quasi rimpiangevo quelle cene dove si parla solo di auto de luxe, calcio e figa!!!

dimanche 6 août 2017

Dite... cheese

Una cosa che sto valutando con irritazione (una tra le tante) è la questione foto-dei-figli-su-FB e più in generale foto-dei-figli-sul-web. Prendo FB come esempio per il solo fatto che è il social che utilizzo maggiormente.
Prima o poi lo trovi qualche amico che esibisce il pargolo; ritengo la cosa abbastanza stupida, soprattutto quando viene fatto con insistenza e quando il pargolo è nell'immagine del profilo o in quella di copertina, non tanto per la questione minori => privacy => pedofili e tutte quelle faccende connesse alla divulgazione del proprio privato, ma per la questione decisione del genitore su una libertà altrui; è la solita storia, essere orgogliosi per qualcosa che è stato semplice ottenere.
Perché dai... mettere incinta la moglie, c'è da esserne orgogliosi?

A mio parere no!

Oltre ad avere un fastidioso catto-sapore di crescete&moltiplicatevi, con quel retrogusto stantio di campagna acquisti del ventennio, e volendo andare più indietro fatta-l'Italia-facciamo-gli-italiani e tutte quelle minchiate da propaganda di sistemi che avevano (ed hanno) solo bisogno di braccia da mandare in guerra, oppure pecorelle da sfruttare in vari modi, ditemi dove sta l'orgoglio?

Perché mi aspetterei che un genitore sia orgoglioso dei risultati dell'educazione data al proprio figlio e non del figlio in quanto tale, anche accettando la variante che ogni scarrafone è bello a mamma sua, ed un genitore equilibrato sa rendersi conto se ha partorito un enfant prodige o un bimbominkia, ed il fatto di non voler riconoscere quest'ultimo è solo per salvaguardia dell'autostima. Ma queste sono sottigliezze, deroghe che posso pure concedere ed accettare.

Divido anagraficamente la situazione, prima dell'età della ragione del pargolo e dopo, (sul genitore ho perso le speranze) badate bene non maggiore età. Dico questo perché un figlio (in adolescere) potrebbe ad un certo punto dire: senti pà per pubblicare le mie foto devi avere il mio benestare, oky?? perché non esiste che quando avevo un anno hai pubblicato una foto mentre mi cambiavi il pannolino e adesso tutte le mie compagne di classe mi prendono per il culo e dicono che ce l'ho piccolo.

Verrebbe poi da chiedersi la reale necessità di postare foto-ritratti dell'infante, in quanto ai parenti possono essere mandate per mail e agli amici delle foto dei figli altrui non gliene frega un beneamato cazzo, (io in testa) ed al massimo possono esordire con qualche scontata carineria, perché nessuno mai si sognerebbe di dire: tua figlia è un cesso, ma sai com'è... brutta in culla, bella in piazza. Speralo!

Quindi si fa strada il sospetto che molte coppie riescano a dare un senso alla loro esistenza solo ed esclusivamente in funzione procreativa; ed appena ciò accade si sentono in dovere di esibire il motivo del loro unico orgoglio, (in questo devo riconoscere il danno cerebrale che causano certi cattosermoni). Anche il coniuge che accetta, imita o incoraggia è da considerarsi complice e babbo-di-minkia a seguire.

Ricordo ancora con ribrezzo la faccia stravolta di una puerpera fotografata dal marito in ospedale e sbattuta su FB, assieme alla neonata, rossa ed informe come un pomodoro caduto dal frigo.

In questi casi viene da interrogarsi sulla questione delle priorità, perché in certi frangenti lo scatto, per quanto facile e veloce che possa essere, è l'ultima cosa a cui penserei, ed allo stesso modo il soggetto fotografato potrebbe avere il pudore di non voler apparire sulla piazza mediatica dopo 12 ore di travaglio, capelli stile esorcista ed occhiaie a tema.

Però sono felice di scoprire questi risvolti, per la solita questione di riuscire a selezionare palesi o potenziali imbecilli da rimbalzare, e quindi evitarmi rogne e discussioni con persone dalla psicologia problematica.

In buona sostanza, la presenza di minori nelle foto pubbliche la trovo accettabile in caso di gite o escursioni o foto di famigli al desco, insomma in foto di gruppo in cui ha un senso la compresenza di tutte le generazioni - partecipanti, ma per il resto auspico sempre il recupero del caro vecchio album di famiglia in cui chiudere tutte le foto.

dimanche 30 juillet 2017

Di Gomorra e dalla parte dei cattivi

Il libro di Saviano non lo avevo ancora letto, avevo sbirciato qualche pagina ed ho preferito aspettare, aspettare di aver coraggio per digerire quelle righe. Poi... dopo la serie in tv (che non ho visto), mi è sembrato quasi inutile leggerlo... anzi mi ero proprio dimenticato della questione, perché la lista dei desiderata è troppo lunga, poi mi sono imbattuto nell'audiolibro letto dall'autore ed ho ceduto.

È stato il pugno nello stomaco che temevo fosse. L'Italia che ne esce non mi piace, mi irritano quelle verità, e soprattutto mi irrita come la politica e gli organi d'informazione si tengano alla larga, almeno in superficie, da tutta quella merda, mi irrita come una certa parte della cultura avvalli la mentalità corrotta, accetti il malaffare come qualcosa di naturale, nemmeno cronico, ma proprio parte fondante del sistema.

Tuttavia una cosa è chiara, la situazione è talmente compromessa da rendere folle il solo pensare di risolverla, altro che passare al pianeta gemello (autocit.); in questo mi riferisco in particolare alla terra dei fuochi, perché se è immaginabile attuare strategie per togliere materiale umano alla camorra, anche dopo cento anni di sforzi vani, è impensabile risanare zone con concentrazioni di inquinanti tali da renderle inabitabili per millenni, e per poi portarli dove? Sarebbe uno spostare montagne, quindi rimettere in circolo tutto il processo, contaminare sempre di più, cose e persone, sprecare altro denaro che finirebbe comunque nelle tasche sbagliate, sottratto ad altre priorità, spreco nello spreco. In tutto questo sconforto mi sono aggrappato a qualcosa di concreto, un concetto, su qualcosa dovevo salvarmi; mi è piaciuto quello sulla bontà.

Essere buoni è difficile, dice Saviano, se sei buono perché non puoi fare altro, non sei un vero buono, lo fai perché non hai altra scelta, la tua bontà non ha un gran valore, e quindi non puoi fregiartene, è una bontà vigliacca. Se invece potresti essere cattivo, e magari lo sei anche, e dalla tua cattiveria trai convenienza e rispetto, ma decidi di non avvalertene, magari anche a tuo detrimento, allora sei Buono, perché hai operato una scelta coraggiosa e consapevole, hai attivato una bontà nobile.

Così spesso capita di incontrare buoni per comodo o per convenienza, e buoni che non hanno altra scelta, (dovrò imparare a riconoscerli) che forse ad una bontà del genere è preferibile lo stronzo. Quindi i cattivi sono più liberi, loro hanno la possibilità di scegliere. Insomma il cattivo che sceglie di fare il buono è quasi più preferibile del buono senza altra scelta.

dimanche 23 juillet 2017

Sulle novità e sui cambiamenti

Allora... l'altro giorno mentre girellavo per il web ho trovato questa piccola lista sul panico da innovazione tecnologica che affligge alcune persone, detto anche tecno panico, che suddivide le reazioni in base all'età dei soggetti:

quando nasciamo: tutto quello che troviamo è normale

fra i 15 ed i 35 anni: il nuovo è eccitante, rivoluzionario ed è solo un'opportunità

dopo i 35 anni: tutto quello che viene inventato dopo è contro all'ordine naturale delle cose

Da come veniva spiegata, la cosa è valida dall'invenzione della ruota in poi, ogni epoca ha avuto la sua paturnia; detto ciò, mi metto nell'ultima categoria ed estendo il panico anche al mondo delle innovazioni in generale, escludendo i social, (paura eh!?)... a mio avviso il mondo dei social e FB in particolare, è una grande opportunità per evitarsi delle rogne con le persone. Oramai quasi tutti hanno un profilo da qualche parte, e pubblicano 'contenuti' ovvero quasi tutti ci tengono a far sapere i cazzi loro al mondo, anche quelli che si lamentano di ciò.

Sfruttare la cosa a proprio vantaggio è semplicissimo, anche perché, per il principio dell'imitazione, anche persone tendenzialmente riservate prima o poi vengono attratte dalla possibilità di esibire foto o pensieri, anche semplicemente condividere o finire taggati nei profili di qualche amico, ciò è sufficiente per capire con quale tipo di persona si ha a che fare.

Fine preambolo - inizio aneddoto.

Mentre mi trovavo catapultato in una delle tante messaggerie un-tanto-al-chilo, che raccolgono deliri comuni con la scusa di organizzare una serata in pizzeria tra 15 persone (compresi amici di amici) usando un centinaio di messaggi, incrocio il profilo di uno dei commensali, e... bhe non ci crederete ma la metà delle foto del suo profilo lo ritraevano a torso nudo, (non che non sia un bel vedere), però dico: esibizionismo ed egocentrismo a manetta, ok la palestra però era proprio in fissa.
La cosa già fastidiosa in se era giustificata dall'amicizia con una fotografa in erba, che oltre a riempirlo di like e cuoricini, gli ha consentito di rimpolpare interi album di scatti fantasiosi, e pseudo artistici. Bianco e nero, e tutte le sfumature perseguibili con photoshop.

Ma la chicca vera e propria dovevo ancora scoprirla, infatti il babbeo aveva in un album condiviso (quindi pubblico) alcune foto BN che lo ritraevano in nudo integrale, ma in pose artistiche ovvio, accanto a statue anch'esse nude.

Ora qual'è il problema direte voi, il problema è trovare statue nude a grandezza naturale, roba fatta bene s'intende, cosa mica facile, ma anche trovandole, non è che uno si può mettere nudo... lì, accanto alla statua di Garibaldi. Il problema è stato brillantemente risolto dalle statue del cimitero monumentale, quelle situate nei meandri del boschetto, nelle zone più deserte e dimenticate. 

Anche provando a ragionare nei termini più artistici che riesco a trovare, immaginarmi uno che si spoglia e si mette in posa accanto alle statue... bhe proprio non ce la faccio, è più forte di me. Non tanto per una presunta e sopraggiunta pudicizia, ma proprio per una questione di sanità mentale.

A quel punto la voglia di mangiare una pizza mi era passata completamente, ed ho esteso il mio ribrezzo a tutti i potenziali commensali, perché già mi immaginavo la conversazione: buona la pizza vero? com'è sedersi con il cazzo di fuori sulla statua dell'angelo del silenzio di Monteverde? ma dimmi: pungono il culo gli aghi di cipresso? mi passi la birra grazie.

Decisamente queste innovazioni del costume sono troppo avanti anche per uno che c'è nato.

dimanche 16 juillet 2017

La percezione dei colori è un processo neurofisiologico molto complesso

Dunque il problema è accostare i due colori, in armonia di forma, non voglio sovrapporli, attaccandoli, i due colori non devono toccarsi, si devono rispettare, vanno separati da un confine, dandogli autonomia. Già, ma come definirlo questo confine? Gauguin metterebbe una linea nera, a profilare la figura per darle forza e risalto, come ha fatto in La vision après le sermon. Già! ma era il 1888... oggi siamo nel 2017!
E quindi?

Lo faccio lo stesso, chi ha detto che non si può replicare il passato? il quadro è mio e faccio quello che voglio ti pare?

(prima o poi dovrò smetterla con questi dialoghi interiori che mi incazzo da me stesso)

Allora... devo solo trovare la linea giusta, perché sto improvvisando, ci provo per un po', niente! Non arriva, traccio una serie di linee nere e nessuna mi pare quella giusta, questa è troppo liberty, la rendo angolosa ed è troppo cubista, una via di mezzo è troppo decò, non mi piace, scimmiotta qualcosa, non è autentica. Una giungla di linee sbagliate, è quello che ottengo dopo poco, che fare? Traccio una linea nera abbastanza larga, che copra tutte le linee sbagliate, sperando che contenga anche la linea giusta, il profilo corretto attorniato da infinite linee sbagliate, ok, ora c'è la linea giusta, lì da qualche parte, devo trovarla, devo solo eliminare quelle sbagliate che le stanno attorno. La questione posta così mi sembra più facile.

Comincio da destra, con il rosso cinabro, puro, preso dal tubetto così com'è, senza sporcarlo, quando è fresco brilla. Lo stendo e sento che tira il pennello, è corposo e profuma di olio, ma anche di cannella e di bacche rosse. Possibile? potrei giurare che in campagna avevamo un secchio del carbone con il manico di questo stesso identico colore, e potrei giurare che se lo guardo bene ricordo le mani di mia nonna che lo afferrano per portarlo accanto alla stufa. Proseguo, non è facile, ma le linee sbagliate da destra scompaiono lentamente, una dopo l'altra, restano schiacciate sotto al rosso.

Ci lavoro per una buona mezz'ora. Poi dall'altra parte, come superare un confine di stato, non è nemmeno detto che il confine sia tutto dello stesso spessore, ora ci vuole un giallo deciso, un giallo cromo, o un giallo Napoli, e se fosse troppo acido? Con il giallo non ho mai avuto simpatie, alla peggio lo sporco con l'arancione, che poi voglio velare di... no anche lui puro, sarà il rosso accanto a farlo vibrare, lo innamorerà come fanno i gerani bianchi accanto a quelli rossi. Tolgo linee sbagliate da sinistra, una dopo l'altra, il giallo è proprio un colore fastidio, sarà da quella volta che da piccolo mi regalarono degli occhiali da sole di plastica con le lenti gialle, li indossai salendo sulla millecento della zia-suocera, e dopo nemmeno dieci minuti avevo la nausea. Poco ci mancò che vomitassi.

Da allora il giallo lo detesto, e giurerei di sentire anche l'odore dei sedili di plastica dell'auto, quando lo vedo in quella tonalità... proprio non lo sopporto, ma adesso è quasi tollerabile, accanto al rosso, una punizione meritata per un colore così.

dimanche 9 juillet 2017

Terra in vista

La notizia è uscita a fine febbraio, ed è stata subito etichettata come “clamorosa scoperta” a riprova che il mondo dell'informazione è popolato da babbei di levatura universale; sarà anche per questo che l'ho sfangata, per quel je-ne-sais-pas-quoi che mi porta tendenzialmente ad evitare proprio le notizie clamorose, e di esempi potrei farne a pacchi; un giorno farò una lista di titoli presi dal web, per il solo gusto di postare qualcosa di ridicolo per il vostro divertimento.

Dunque non sono un astronomo, mi son detto, e nemmeno un'astronauta, quindi sapere che ci sono pianeti simili alla Terra, lì, in giro nello spazio infinito, non mi riguarda, non mi fa ne caldo ne freddo, anche perché i pianeti papabili e pappabili, si trovano a 40 anni luce di distanza, non proprio dietro l'angolo.

Tuttavia un pensiero trasversale sono riuscito a farlo, supponiamo per assurdo che la Terra sia stata creata da dio, come dicono alcuni, e l'uomo pure e la donna dalla sua costola e bla bla bla … robe che l'evoluzionismo ci fa una pippa, adesso come la mettiamo? Voglio dire, e se dio avesse creato la Terra e un'altra decina (almeno) di altri pianeti simili al nostro, ma anche diversi ma comunque abitati da esseri viventi, tutti abitati da arroganti progenitori egoreferenziati, che si fa?

E' chiaro che la questione dell'anima, della razza superiore, del popolo eletto da dio, non regge più.
Lui è dio, può fare quello che vuole, creare pianeti a ripetizione, magari anche in questo momento ne sta creando uno, gemello al nostro, meglio della Terra, perché si è talmente scocciato della Terra che ne sta creando altri, proprio ora, c'è un paradiso terrestre nuovo nuovo, un altro Adamo, un'altra Eva e via che si ricomincia, dio li crea e poi ciao ciao, lì molla lì a girare nello spazio infinito, forse nemmeno si ricorda di quanti ne ha creati. Ma che importa Lui è dio. A questo punto se c'è qualcuno che dovrebbe chiedersi: e adesso come me la giro? Sono proprio i cattopreti, ed a seguire tutte le altre dottrine basate sull'esclusiva all'essere umano.

Che già insistere sul geocentrismo gli aveva fatto perdere un sacco di like... forse se la possono ancora giocare con il franchising.


dimanche 2 juillet 2017

Replicanti te salutant

Facebook è fantastico per capire le persone, ma non solo, anche per capire come funziona il mondo dell'informazione. Ormai ogni quotidiano possiede una pagina su FB, in cui vengono messe in evidenza alcune notizie, un assaggio di quello che si potrà leggere sulla pagina web, che poi potrà essere approfondito con l'abbonamento on line.

Trovo tutto questo meraviglioso, se solo dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che sarebbe accaduto, avrei pensato ad un visionario. Una cosa che il web permette a costo zero, è la consultazione di più testate giornalistiche contemporaneamente, cosa laboriosa in passato, per via dell'abitudinarietà ad acquistare un solo giornale. Oggi ciascun lettore può predisporre una personalissima rassegna stampa in pochi minuti. Mentre mi apprestavo a lurkare le mie solite pagine, che per la maggior parte sono di informazione locale, ho notato alcuni temi ricorrenti che attraversano tutte le testate, spesso replicandosi con fastidiosa insistenza, o producendo articoli ridondanti in cui la stessa notizia viene aggiornata ogni giorno con dettagli insignificanti.

L'ultima novità sono i cinghiali, che pare preferiscano i giardini pubblici alle boscaglie, penso anche per una questione di nutrimento, in quanto dubito che questi animali trovino piacevole convivere con uomini ed auto. Queste apparizioni, non sono una novità, tuttavia hanno attirato l'interesse dei giornalisti, la notizia potrebbe essere interessante ai fini della viabilità, sebbene quasi tutte le foto che ho visto ritraessero gli ungulati impegnati ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, ma qualcuno ha deciso che l'emergenza cinghiale dovesse ingolfare l'informazione, e la pagina di Repubblica Genova per giorni interi, non c'era post che non ritraesse una fase del soggiorno, seguito dal classico: e voi cosa ne pensate? (mi sono astenuto dal dirglielo perché anche questo è un trucchetto per conteggiare click) ad un certo punto mi sono chiesto se la questione cinghiali fosse l'unica cosa degna di nota che accadeva in città, perché a rimbalzo la notizia è stata ripresa da tutti gli altri siti di informazione locale, insomma a Genova il problema maggiore sono i cinghiali che attraversavano la strada in Albaro, mica le fabbriche che chiudono a Sestri Ponente, le aziende comunali affondate nella corruzione, il sindaco neo eletto e tutta una serie di altre faccende; il giornalista locale, libero ed indipendente, trova più utile scrivere su temi d'intrattenimento, per alleggerire capite!

Quindi per tre giorni la mia bacheca si è riempita di cinghiali, che pareva di essere in montagna alla fiera della polenta, però tutti a difesa dei cinghiali, almeno nei commenti più in vista, tutti animalisti che caldeggiano il trasferimento in zone boschive vergini e più adatte alla loro vita di bestioline libere; peccato che l'ambiente da cui scappano siano boschi bruciacchiati e disseminati di discariche abusive. Poi mi sono ricordato dell'orsa del Trentino e l'intervento dei goffi veterinari, a cui era seguito un patetico articolo sui poveri piccoli orsacchiotti che avevano perso la mamma, insomma che palle! Poi ho smesso di seguire la faccenda perché stava rasentando il ridicolo.

Altra questione: le bellezze locali, l'orgoglio regionale? il mare ovvio, sta lì, non occorre fare nulla per valorizzarlo, quel mare scuro, che si muove anche di notte e non sta fermo mai.
Una foto al mare ed è fatta, altra promozione non serve, nemmeno far funzionare il depuratore, basta falsificare i dati dei prelievi, giusto in tempo per la stagione balneare. Quindi il mare è una risorsa locale a km zero, in abbinata poi, i più intraprendenti mettono in primo piano un pezzo di focaccia ed il gioco è fatto; cosa meglio di una foto del genere per  promuove la città? perché sbattersi a trovare altri soggetti.

I like arrivano a pioggia, per orgoglio nostrano si intende, non farlo sarebbe tradimento, e tutti gli altri siti di promozione turistica ed informazione ai viaggiatori, tutti ma proprio TUTTI, almeno una volta a settimana declinano mare e focaccia, mare spiaggia e focaccia, mare cielo e focaccia, mare nuvole e focaccia, in ogni stagione, estate ed inverno, basta che spunti un raggio di sole e compaiono le focacce sulle spiagge che manco la moltiplicazione dei pani era riuscita a meglio.
A questo punto mi sono chiesto perché mai una pagina dovrebbe replicare quello che accade nelle altre, con quale scopo? Non ho trovato risposta se non nelle pigrizia mentale dei giornalisti, quella mediocrità sciatta che in Italia striscia ovunque ed in estensione anche nei web social master, ma su questa cosa devo ragionarci ancora un po'.

E voi cosa ne pensate? :P

dimanche 25 juin 2017

La lingua batte, dove il dente vuole

Sto diventando francese, lo pensavo recentemente, e questa è una questione che parte da lontano. Dunque, tempo fa mi trovavo a Parigi, ero lì, solo, nella VilleLumière e cercavo la via in cui avevo trovato alloggio, fermo un paio di persone per strada, chiedo e nessuno la conosce, anzi mi guardano smarriti, possibile? Allora scrivo il nome della strada su un foglietto  Rue de l'Abbé-Rousselot - quindi fermo una signora e le faccio vedere il biglietto, lei sorride e mi indica una traversa a pochi metri da dove mi trovavo, vai a destra e poi a sinistra, poi pronuncia il nome della strada, che era differente da come lo pronunciavo io, ma non molto differente.

A questo punto sono giunto a tre conclusioni:
1) i francesi sono stupidi, se gli dici Russelò anziché Rousselot non hanno l'organizzazione mentale per capire e gestire la differenza fonetica, quindi vanno in panico, ammutoliscono e guardano nel vuoto.
2) i francesi sono tutti membri del corrispettivo francofono dell'Accademia della Crusca e per questo impegnati, in modo didattico estremo, nella divulgazione del VERO francese, che senza di loro rischia di scomparire, o comunque imbastardirsi.
3) c'è anche un terzo motivo che vuole i francesi tutti stronzi, ma sono ottimista e mi piace pensare che solo la metà di essi lo sia.

Va anche detto che se uno impara a parlare perfettamente il francese a Nizza e poi va a Parigi viene accolto esattamente come un napoletano a Milano, (noio volevan, volevon savuar) per cui le opzioni uno, due e tre sono tutte vere.
Un'altra questione che manda in sbattimento i francesi sono gli accenti nella scrittura, per semplicità gli italiani li hanno quasi eliminati, i francesi che sono puntigliosi, invece li mantengono tutti e guai a scambiare un accento grave con un accento acuto; gente che ci va in sbattimento. Ma a loro difesa devo dire che se siete in full immersion ed avete voglia di imparare in fretta, i parigini sono perfetti insegnanti, a patto di non essere permalosi ed avere buona memoria.

Ebbene da qualche tempo a questa parte pure io ho iniziato a (far finta di) non capire chi blatera l'italiano, non saprei per quale delle tre opzioni, (sospetto la terza) non saprei nemmeno a cosa sia dovuto questo atteggiamento, riesco perfino ad indispormi quando sento parlare la lingua italiana con le parole storpiate, mozze o eccessivamente dialettali, pur non partecipando alle sedute dell'Accademia.

Il problema si pone quando sento parlare l'italiano da un italiano, per lo straniero non ho ancora sviluppato alcuna idiosincrasia, nemmeno a correzione automatica, probabilmente perché lo trovo legittimato a storpiare le parole e le pronunce, ma un italiano che bofonchia la lingua, come se avesse i fagioli in bocca... e dico... almeno alla scuola dell'obbligo qualcosa avrà imparato?

Quindi sto tollerando poco quelli che parlano come Mami di Via col vento, che dicono:  lo vojo pè mì moje, annamo, vedemose, penZavo, liBBro, chettedevodadì, se beo, mea belin anemmu, e robe così. Se ne sentono ogni giorno, per strada, ma anche alla televisione o peggio... dette dagli speaker radiofonici, nelle interviste, dai politici, dai calciatori, nei talent, sui social, gente che per il lavoro che svolge dovrebbe fare un corso di dizione e invece te li trovi ad esprimersi come fossero al bar biliardo del paese.

Quindi mi chiedo: ma la pronuncia, che fine ha fatto? perché si deve accettare che interi discorsi vengano fatti con parole tronche, con calate dialettali che ci riportano indietro di cento anni... altro che l'inglese nelle scuole elementari, ci sono istituti che rivalutano il dialetto come fosse una risorsa per il futuro. io lo trovo inaccettabile anche in famiglia, figurarsi sui media o peggio a scuola.

Quindi ho deciso, se mi parlano in questo modo, farò orecchio da mercante come i francesi: pardon?



dimanche 18 juin 2017

Notizie dal paese dei Minus Habens

L'altra mattina il vicino di sotto, che già mi sta sul cazzo per tutta una serie di motivi, ha passato una buona mezz'ora a sgasare con l'auto nuova, fermo nel posteggio con le 4 portiere aperte e in faccia un sorriso da ebete, ha appestato l'aria e rotto i coglioni a mezzo palazzo, si è esibito in questo patetico teatrino destinato al figlioletto di 5 anni, che ad ogni sgasata rideva divertito e correva attorno alla macchina. Poteva portarlo al parco qui vicino, mezz'ora nel verde, oppure fare una passeggiatina sul corso dove c'era il sole e invece no, mezz'ora in cortile e poi di nuovo chiuso in casa per il resto del pomeriggio, perchè mamma deve fare le pulizie e lui sul divano a guardare lo sport in tv. Mi sono chiesto che ne sarà di questo bimbo, con una nonna che gli fa vedere come si uccide un piccolo di piccione caduto dal nido con la scopa ed un padre che lo balocca nei fumi di scarico dell'auto, mentre la madre prepara il pranzo. E mi è venuto uno sconforto infinito, siamo una nazione senza speranze per il futuro, poi ad aggiungere danno al danno ho trovato l'analisi nazionale di Vittorino Andreoli... giusto se ci fosse stato bisogno del colpo di grazia.
Esagero? forse un po', ma posso assicurarvi che di notizie come questa ne è pieno il web.

dimanche 11 juin 2017

Irragionevoli ragioni

Dunque... me ne stavo lì all'Ikea e scendevo la scala, quella che dall'esposizione porta sotto, nel labirinto delle piccole cose, da dove non esci se non hai preso almeno un sacchetto di candeline profumate. L'esistenza dell'ascensore l'ho scoperta da poco, sarà che un ascensore a scendere non lo vedo molto utile, quindi mi lancio dalle scale, così supero una coppia di attempati, e lei dice al marito: guarda che belli da portare al cimitero! Indicando i fiori che ornavano la balaustra.
No dico, ma ti pare che il primo pensiero vedendo dei bei fiori finti sia il cimitero, dove per altro non li vedrà nessuno, ok le tombe sono il posto perfetto per dei fiori finti, però che palle!
Dopo questo commento tutta la magia che mi prende quando vado all'Ikea era sparita; perché comprare qualcosa da Ikea, fosse anche solo uno scolapasta di plastica, mi fa sentire immediatamente svedese, come vivessi a Stoccolma da una vita, in quelle case con i tetti a punta e le finestre senza persiane, in una di quelle camere che si vedono su Airbnb, tutte bianche e legno. Chissà quante romantiche massaie svedesi avranno comprato quelle gerbere arancioni per portarsele in casa, e questa pensa a portarli al cimitero.
VecchiaStronza.
Per fortuna al reparto biancheria, con il suo immancabile quadernetto nero e la matita, c'era la Marzia, una di quelle persone che riescono a sistemare una giornata storta a chiunque, e con un sorriso ti riaccordano con il mondo; persone rare che non amo frequentare troppo, penso perché poi finirei per invidiarle. Ma ieri ci voleva proprio.

dimanche 4 juin 2017

Perché in Svizzera?

«La burocrazia è più semplice, ma non è solo questo. Puoi lavorare a stretto contatto con enti e istituzioni: basta inviare una email, alzare il telefono e hai interlocutori validi con cui parlare. E poi il mercato del lavoro, la maggiore flessibilità che ti offre la possibilità di mettere in squadra i migliori talenti e gestire il team in modo meritocratico».

Non credo ci sia da commentare oltre, queste sono le parole di un imprenditore genovese che ha fatto la scelta estrema, andarsene da Genova. Mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni in cui la soluzione pensata per risolvere un problema o per migliorare un'attività lavorativa si scontra con una regola istituzionale che la contrasta, la limita o ne annulla l'efficacia economica. 
Quindi una vocina dello StatoNemico dice: ennò! Non si può, la legge impone, il regolamento comunale proibisce, una direttiva del ministero implica, obbliga, cautela, insomma c'è sempre una menata che ostacola. 
I comuni sono principi nel produrre scocciature gratuite ai cittadini, norme d'igiene, certificazioni, direttive europee che non si sa come vengono sempre interpretate in maniera restrittiva, a cui fa seguito una modulistica complessa e spesso ridondante, che è possibile inviare solo per Posta elettronica certificata, per raccomandata con ricevuta di ritorno, per mezzo di una qualche associazione che per farlo si pretenderà dei soldi, aumentando di fatto costi e tempi, per altro già dilatati dall'inefficienza degli uffici pubblici. Questo mi irrita perché è sempre più evidente come il motto: la legge ai nemici si applica, con gli amici si interpreta, appare sempre più veritiero. Questo fa sospettare che ci sia un gusto occulto delle amministrazioni pubbliche nel tormentare le persone con disposizioni al limite del ragionevole, controlli, appostamenti. Inutile dire che quando trovo conferme di ciò rimango amaramente sconfortato, salvo poi compiacermi perchè qualcuno ha ancora il coraggio di dichiarare che il sistema non funziona e fa scappare le imprese. Ma a quanto pare è proprio questo che vogliono ottenere, quelli intelligenti, che potrebbero procurare fastidi se ne vadano pure, i babbei invece rimangano e si facciano pelare a dovere.
L'ultima dimostrazione l'ho trovata nell'intervista di una start up locale, un'impresa di giovani laureati che per crescere ha dovuto trasferirsi in Svizzera, non per sua scelta, ma per suggerimento dei finanziatori. Perché? Leggi certe, burocrazia più semplice e affidabile, la solfa è sempre la stessa, da anni, e non c'è inversione di tendenza, non ci provano neanche a Roma a capire cosa sia possibile fare. Poi la sede operativa dell'azienda è stata trasferita a Milano, su richiesta dei lavoratori stessi e per comodo dei clienti, in quanto a Genova i collegamenti tra città ed aeroporto sono così ridicoli da far desistere ogni uomo d'affari paziente e ragionevole. Questa cosa mi è nuova ma la sento spesso, ed inevitabilmente mi preoccupo.
A mio parere basterebbero un paio di questi articoli per far dimettere tutti, gli amministratori locali, politici e burocrati, tutti quanti, a casa, e vaffanculo. Una pletora di imbecilli, incapaci e corrotti, che riescono con i loro comportamenti a complicare procedure semplici, a far affondare servizi ed infrastrutture, che diversamente potrebbero funzionare, aumentando costi di gestione e di fatto peggiorando la qualità della vita dei cittadini, tutto questo senza responsabilità alcuna, a mani pulite e coscienze linde, ma soprattutto nessun responsabile certo, nessuna indagine, nulla. Possibile che sia così facile farla franca? possibile che chi evade un caffè finisce alla gogna e chi sputtana soldi pubblici in opere inutili la passa sempre liscia?
Ma la cosa più sconfortante è che chi dovrebbe (o potrebbe) porre rimedio trova cavilli per non farlo, per lasciare tutto com'è, per puntare il dito su chi va via, deridendone la scelta, scomodando sentimentalismi patetici e rispolverando un amor patrio stantio.

dimanche 28 mai 2017

Veicolo autopropulso con più di due ruote, dotato di un piccolo vano interno

Daw ha preso l'auto nuova, l'ennesima. La prassi è tenerla un annetto, poi la restituisce al concessionario che la supervaluta, principalmente perché la conserva in garage e la usa poco.
Questa nuova è rossa, (quella prima era blu) ed è l'unica cosa che riesco a ricordare, in quanto di auto non ci capisco e manco mi interessa farlo. Quando provo a collegare l'immagine di un modello ad una marca, poi dimentico, perché tenerli a mente lo vedo utile come sapere i nomi dei sette nani; potrebbero passare a prendermi con qualsiasi cosa, l'importante è che mi dicano il colore, in modo da poterla riconoscere quando arriva.

Gli interni puzzano di auto nuova, odore che mal sopporto sin dall'infanzia; sicuramente meglio di quelli dell'850 special di mio zio, in cui puntualmente mi veniva da vomitare dopo due curve, tuttavia cerco subito di aprire il finestrino per far entrare del sano smog cittadino, ma non si può, perché è tutto condizionato-climatizzato-filtrato e il finestrino aperto non serve, mi rassegno e chiudo la portiera facendo scomparire il rumore esterno. E' come stare in una navicella spaziale, tra volante e cruscotto ho contato una cinquantina di led e lucine di vario colore e con le forme più strane, a confronto un papiro egizio ha meno simboli. Poi ci sono luci nei posti più disparati, sotto allo specchietto retrovisore, sotto la portiera che quando apri vedi la strada, perfino nel cassettino dal cruscotto e una nello scomparto tra i due sedili, sui pedali, ovunque insomma.
Farsi dare un passaggio sta diventando sempre più simile ad un rapimento alieno.

Comunque mi ha stupito la quantità di cose che fa l'auto, innanzitutto segnala se c'è una portiera aperta, e se non hai allacciato la cintura, per questo non c'è un segnale acustico, ma su uno schermo compare l'immagine dell'auto in 3D vista dall'alto, e viene visualizzata in rosso quale portiera non si è chiusa; poi ci sono i sensori di parcheggio, una serie di onde gialle che se c'è un ostacolo mentre fai retromarcia lo individuano e lo segnalano con un bip. Questo davanti e dietro, che puoi evitarti pure l'amico che dice: vieni, vieni, vieni. Ok basta!!

I sedili sono comodi, pensati per viaggi molto lunghi, o per far dormire il passeggero, come stare in poltrona, ti avvolgono e quando l'auto fa le curve strette non scivoli di lato come accadeva nell'850 dello zio, ma noi lo facevamo apposta per divertirci. Questa non è proprio un'auto per far viaggiare i bambini. I vetri sono leggermente oscurati così fuori sembra sempre nuvolo, anche se è l'una del quindici agosto.

Poi c'è il rumore del motore, un rombo pieno, con una tonalità bassa; ho letto che è un effetto studiato apposta, una faccenda che senti solo dentro all'auto grazie alle casse dell'autoradio. Psicologia da casa automobilistica, come gli studi che fanno per il rumore di chiusura delle portiere, o l'odore degli interni, nulla viene lasciato al caso. Soprattutto se paghi molto. Mica puoi guidare una macchina che sferraglia come una diligenza e chiude gli sportelli come una scatola di biscotti.

Poi c'è la musica, finita l'epoca dei cd, l'autoradio è un tutto con il cruscotto, impossibile da rubare, ci carichi dentro con la chiavetta e lei te lo mostra, titolo ed autore, oppure la stazione radio, se la cerca e ci smanetti dal volante con il pollice opponibile; lo stesso che serve per collegare il bluetooth e rispondere al telefono, sempre dal volante. Succede tutto da lì, come con la play. E poi c'è il navigatore che ti parla, gentile, e dice: tra trenta metri svoltare a destra, tra duecento metri... ricalcolo...

Mentre ero distratto da tutta sta roba mi chiedevo: ma ci sarà ancora un'auto che entri e guidi e basta senza avere tutte queste menate? Per esempio a me piaceva un sacco quando Ste mi faceva guidare la sua due cavalli, con i finestrini che si aprivano a sportello e l'aria fredda che entrava dalla capote. Ecco, dentro un'auto così sarei a mio agio, non avrei troppe distrazioni, sarebbe un'auto facile da vivere, dove entri e butti le cose senza far troppe questioni, ci carichi le scatole dei libri, le valige, le borse della spesa, la cesta dei funghi, ci fai salire il cane buttando un telo sul sedile. Un'auto così è verace, immediata, senza lucine ammiccanti, senza vernici lucide e cromature, senza sedili vellutati che manco il salotto della nonna.

Ma pare che auto così non ne facciano più, perché adesso la gente vuole altro, vuole il comfort, si siede e non vuole pensare a quale strada farà, ma alla voce gentile che gliela indica, non si vuole girare a guardare il paracarro, c'è il sensore che lo segnala. Mi chiedo se sia possibile una via di mezzo, una semplificazione tra il geroglifico e il semplice cruscotto in lamiera.

Tuttavia al volante dell'auto rossa di Daw mi sentirei un'idiota, inadatto, fuori posto. Forse è per questo che Daw la usa poco e la tiene sempre in garage e poi la rivende subito.

dimanche 21 mai 2017

Composti in grado di provocare dipendenza fisica sono la nicotina, l’alcol, le benzodiazepine, i barbiturici, le anfetamine, gli oppiacei, la cocaina e i cannabinoidi.

L'altra sera sono stato invitato a cena da amici, (ora declassati a conoscenti), l'idea di passare una serata in compagnia non mi era particolarmente avversa, ma poi la storia ha preso al 'solita' piega... così il mio umore ha cominciato a risentirne, perché? forse perché è finita l'epoca della tolleranza a prescindere. Insomma basta con il sorvolare su tutto perché tanto siamo amici. Amici un cazzo!

La questione è sempre la stessa, con poche marginali varianti... la procedura prevede infatti che un paio di loro si facciano una canna prima di cenare, poi una a metà cena, e dopo un altro paio di canne a chiudere la serata. Solitamente sono indulgente su questa faccenda, ma ora la cosa inizia ad infastidirmi, perché se le prime volte era sporadica, adesso è diventata sistematica.
Manu è il più fastidioso, ogni volta la mena che deve smettere di farsi le canne, anzi esagera affermando che vuol smettere di fumare, a volte per farlo, prima di presentarsi a cena, butta via tutto, cartine, filtri, accendino, sigarette, busta del tabacco, cubetto e macinello; ma già alle undici le buone intenzioni così drasticamente percorse si infrangono, ed inizia a stressare i presenti, perché bisogna trovare un tabaccaio aperto per recuperare il buttato, compreso giro-pusher e ventello di fumo, quindi il dopocena si snoda tra – usciamo&non-usciamo - chi lo accompagna?, - andiamo tutti? - Ci dividiamo i compiti? il tutto nell'impellenza. Così mangiamo di fretta e ogni attenzione e discussione viene monopolizzata per fronteggiare l'emergenza 'cannabinoidi' che normalmente termina verso l'una di notte.

Dopo un paio di queste esibizioni ho pensato che la cosa poteva essere semplicemente risolta dicendo a Manu: caro, arrangiati e non ci rompere i coglioni!
Ma questa linea non è praticabile, perché 'siamo amici' e gli amici si vedono nel momento del bisogno; tuttavia se uno è un fesso e ogni volta rovina la serata agli altri, come la mettiamo?
Così tolleravo, ma ora mi sono fatto un paio di domande, non tanto di ordine legale, ma di ordine psichiatrico/comportamentale: posso proseguire a frequentare gente così? Chiaramente instabile, che arriva a fine serata talmente fumata che il giorno seguente nemmeno si ricorda chi c'era a cena e di cosa abbiamo parlato? Gente che da un certo orario in poi, ti guarda con un sorriso ebete e non sai bene se è felice di vederti oppure è fatta come un ciocco? 

No, non posso. 

Mi sono anche chiesto se era accettabile che fossi l'unico della combriccola a mal tollerare la situazione, anzi le situazioni, in quanto c'è anche un socio di minoranza, saltuario certo, ma c'è. Beh ho risolto che non posso, anche se la cosa non mi procura alcun tipo di danno diretto, tuttavia mi irrita, e mi espone a situazioni che non mi piacciono, in primis legalmente perseguibili, perché se ti ferma la pula mentre hai il ventello in tasca, vai a spiegare che era per il tuo amico testa di cazzo... insomma in questa situazione mi sento a disagio; così mi son detto: gli altri facciano pure quello che credono io, terminata la cena, me ne torno a casa. E così ho fatto mentre un paio di loro mi guardavano come una specie di giuda-traditore.

Non è tanto questione di essere perbenisti, ma è l'abuso in se a darmi fastidio, l'eccesso di qualsiasi cosa, la dipendenza che porta alla fretta, a sragionare, all'isteria, che siano alcool, sigarette, cibo, sesso... tutto quello che viene assunto con la frigna di -ah devo smettere – ma poi puntualmente non accade, mi fa pensare a gente instabile, insicura, inaffidabile, I drogati non mi sono mai piaciuti, a cominciare dai primi che ho conosciuto ai tempi delle medie, a seguire tutti gli altri in varia gradazione, perfino la segretaria che scassa il cazzo perché beve troppi caffè e le viene la tachicardia, la gastrite e non so che altro, però continua a farlo ed a lamentarsi, perfino questo mi irrita, figurarsi...

La definizione di drogato a mio avviso non comprende solamente chi fa uso di cocaina o eroina, o che fuma le leggere con abitudine o casualità; la cosa fastidiosa è l'abuso in se, l'eccesso incontrollato e la conseguente reprimenda (inefficace). A questo punto mi dico: le persone normali sono già così poche, quelle che utilizzano il cervello estremamente rare, e perché mai dovrei anche frequentare gente che oltre a dimostrare poca intelligenza si rincoglionisce e mi disturba?

dimanche 14 mai 2017

Il mare che spinge, la costa che stringe


Dice così la canzone, che pare ritagliata su quel tratto di sentiero, quello che lo percorri attaccandoti alla catena per non finire nell'orrido, e stai sospeso a picco sul mare. Siamo lì a camminare tra i pini ed i profumi mediterranei, e mi piace tutto, perfino l'odore delle pietre scaldate dal sole, la terra umida, la resina che ammicca dalla corteccia dei pini, le foglie secche dell'inverno; guardi su e sei in montagna, ti giri e c'è la scogliera, poi sotto mille gocce di luce negli occhi, il sole basso che rimbalza sulle onde, il profumo del mare che arriva portato dal vento, un gabbiano che passa veloce.
Un posto così è perfetto per star seduti ad aspettare il tramonto. Mi ero riproposto di fare belle foto, ma poi ho lasciato perdere, perché mentre ero lì a concentrarmi su cosa inquadrare, mi pareva di perdermi qualcosa di unico, che una vita è poca per un panorama come questo mi son detto. Così ho lasciato perdere pure il resto, che anche le parole davano fastidio, erano di troppo in quel pieno assoluto di profumi e silenzi.
Ho bisogno di queste coste, del mare sotto ai piedi mentre i capelli sono tra gli aghi dei pini, ne ho bisogno per pacificarmi con le cose, e poi stasera tutto avrà un sapore differente, un colore diverso, perfino le persone mi sembreranno simpatiche. Basta un giorno così e un mese di merda diventa splendido, al punto da ricordare solo quel singolo giorno, che ha lasciato il rosso del sole sulla pelle bianca dell'inverno. Possibile?

dimanche 7 mai 2017

Studenti Erasmus e dove trovarli

Sono pienamente cosciente che quanto sto per scrivere è da vecchio brontolone, però devo riconoscermi un merito, l'obiettività, perché se io a 21 anni mi fossi comportato nello stesso modo, i miei genitori mi avrebbero preso immediatamente a calci nel culo, ed anche senza coercizione educativa, sono sempre riuscito a 'desbelinarmi' degnamente ed in autonomia, con un vago senso di responsabilità che mi ha permesso di vivere in ambiente sano e degno; sarà che l'università me la sono passata a lavorare per pagarmi rette e libri e non avevo certo il tempo per attività marginali. Faccio questo preambolo perché da alcune settimane sto osservando la vita del nuovo inquilino, un ragazzetto Erasmus proveniente dal Brasile... e mi dico: se questo è l'esempio ed il modello di ventenne, i suoi genitori hanno sbagliato tutto.
Parto dalla sua giornata tipo: sveglia alle 16 - 16e30, colazione con patatine e cocacola/fanta/gazzosa o quello che è rimasto nel frigo dopo l'abbuffata della notte. Poi doccia, poi web, social come non ci fosse un domani, corsi on line? manco per l'anima, giochi on line di combattimento, su cui, mi spiega, ha investito anche dei soldi,; perché si sappia, queste trappole acchiappacitrulli funzionano alla perfezione. Si ferma alle ventidue per una specie di cena a base di cose-pronte-solo-da-scaldare, per il caso usa la padella in stile barbecue e poi la lascia incustodita sino al prossimo utilizzo; di lavarla non se ne parla, al massimo la si può riempire di acqua e detersivo se proprio la puzza di bruciato è troppo acre. Il tutto avviene in perenne connessione, youtube-whatsapp-skype, quindi cucina e caga telefonando o guardando i cartoni animati on line, su smartphone.
Poi ripresa del pc e del gioco, che essendo on line permette la comunicazione tra players, in brasiliano o inglese secondo i casi, durante la sessione, intere buste di caramelle gommose, annaffiate da cocacola, o birra, poi wafer o biscotti, spesso crackers al formaggio, panini pronti stile McDonald, e tutto ciò che può essere consumato semplicemente aprendo una busta di plastica.
La cosa prosegue per tutta la notte, complice il fuso orario e non saprei che altro, così si arriva alle cinque-sei del mattino, con seconda pausa doccia di tre quarti d'ora, occupazione nel bagno, per la gioia degli altri camerati che lo infamano sino a farlo uscire, poi a nanna e sono già le sette. 
E la giornata riprende alle quattro del pomeriggio; nessun'altra attività, pulire la camera o il bagno comune o la cucina non è contemplato, nemmeno il lavaggio dei vestiti, che resta confinato al tempo libero tra la posa della padella sul fornello e la carbonizzazione del suo contenuto. Vestiti che per altro vengono lasciati dentro la lavatrice sino a che l'odore ne consiglia un secondo lavaggio. A questo punto è chiaro che non c'è tempo per seguire le lezioni, e nemmeno per uscire di casa a vivere la città. Esce il tempo strettamente necessario per correre al supermercato più vicino, a fare rifornimento e tornare davanti al pc, tutto ciò telefonando a casa, o a chissà chi.
Mi sono interrogato se intervenire, ma poi ho risolto che non sono affari miei, tranne computare le spese ed eventuali danni, che vengono regolarmente pagate dai genitori del pargolo, che evidentemente largheggiano in pecunia, o forse stentano, ma si sacrificano pur di tener lontano da casa una simile rogna, e pagano anche quando le causali sono le più disparate. A me basta questo!
In fondo perché dovrei essere io quello destinato a rieducare la gallina dalle uova d'oro? quando posso trarre profitto. Sorrido, mostro bei modi, penso di avere a che fare con un babbo-di-minkia che dopo tre mesi in Italia non parla una sola parola di italiano e di 200 ore di lezione ne ha seguite si e no 4, e adesso è in disperata ricerca di un corso di italiano, perché non capendo le lezioni sarà rimbalzato agli esami, uno lo ha già fallito. Come farà a superare gli altri?
Non mi riguarda, però l'idea che mi sono fatto dell'Erasmus è che in Italia certi studenti, ci vengano come ultima spiaggia, e le università straniere mandino quelli più rimbambiti.

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(*) Aggiornamento: alla fine non ho resistito e dopo l'ennesima gli ho dato l'out out, un mese di preavviso e poi fuori dai coglioni, che la stanza mi frutta di più per i turisti;
siccome non capiva (o faceva finta) sono riuscito a fare un bel discorsetto in inglese, a dimostrazione che nella necessità si impara qualsiasi lingua; peccato poi concludere con un you-have-broken-dick !!
a dimostrazione che la prima cosa che si impara di una lingua straniera sono le parolacce