dimanche 25 décembre 2016

Sanctus Nicolaus

 Mentre la Perfettina chiedeva insistentemente se fosse più buono con o senza canditi, stessa marca stesso prezzo, perché la Coop sei TU, le nipoti tutte erano affaccendate a spippolare messaggi che parevano stenodattilografe a un concorso. Nessuno sollevava obiezioni ed ho gradito quella loro occupazione che mi esonerava dal dover conversare con delle social adolescenti; tuttavia anche con i restanti commensali c'era poco da intavolare discussioni, essendo il tutto limitato alla percentuale di uvetta del genovese, alla composizione del torrone ed altre facezie degne di una famiglia di pasticceri, escluso ogni riferimento all'attualità, Berlino? è in Germania, Poletti? chi è? escludere completamente la cronaca pare sia una forma di autotutela, meglio dedicarsi ad argomenti futili.
Da quello che ho capito dovrebbero essere queste le nuove frontiere della vita sociale; innanzitutto lo smartphone deve rigorosamente stare sul tavolo accanto alle posate, poi occorrono tre o quattro gruppi di whatsapp, una conversazione complicata su FB, e qualche foto dei piatti da postare in Instagram. A quel punto si possono intavolare discorsi oziosi ed effimeri su qualsiasi argomento, con la sicurezza di poterli interrompere in qualsiasi momento per controllare le notifiche. Non importa se poi siano faccine, frasi futili o like, l'importante è che qualcosa sullo smartphone si illumini e lampeggi quel tanto da poter dire: dicevamo? a controllo avvenuto, con l'aria della mucca che guarda l'autostrada. La cosa è contagiosa come uno sbadiglio, che pure io ero tentato di controllare il mio cellulare per vedere se fosse arrivato qualche sms dal centralino del pronto soccorso a cui avevo comunicato il numero in caso di emergenze, poi mi sono ricordato di non essere un cardiochirurgo, mi sono tranquillizzato ed ho lasciato il telefono nella tasca del giubbotto in corridoio.
A quel punto era chiaro che oltre il 70% dei commensali si stavano rompendo il cazzo, io compreso, chi per il languire della conversazione sul tipo di uova utilizzato per confezionare il pandoro, (gallina o anatra?) chi per la temporanea assenza di notifiche, (non c'è campo era la parola fatale) quindi la ZiaSuocera abile regista di pranzi natalizi, ha invocato la preparazione del caffè, dando la precedenza a coloro che avevano elogiato il senza canditi.
Con l'entrata in scena del limoncino della Perfettina, la rappresentazione poteva considerarsi terminata, quindi per dare il colpo di grazia ho simulato fretta, ho bofonchiato un paio di nomi di persone con cui avevo appuntamento, e mi sono sfilato, battendo sul tempo l'arrivo di morose e fidanzatini brufolosi in abito da pomeriggio festivo. Mentre vagolavo nel centro storico mi sono chiesto quanta parte di analisi antropologica potessi ancora dedicare a situazioni come questa. Poca. Però le lasagne della ZiaSuocera meritavano l'impegno e pure di essere eternate su flickr.

dimanche 18 décembre 2016

Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre)

Anche il buonismo natalizio sta diventando (o è già diventato) uno stereotipo fastidioso da riprodurre. Principalmente perché istituzioni plurisecolari come la chiesa cattolica, ma non solo lei, ne traggono vantaggio economico; ma, per via dell'ipocrisia tipica dell'istituzione stessa, parlarne è peccato, anzi bisogna proprio condannare il mercimonio in modo che, purificato della parte diabolica, sia fruttifero e dia sostentamento.
Quindi resta il bisogno di essere più buoni, contattare persone che nel resto dell'anno ignoriamo, abbracciare parenti di cui poco o nulla sappiamo. Nel complesso tutti si aspettano di avere dei trattamenti privilegiati. Per esempio i clienti abituali si aspettano di avere degli sconti, i colleghi si aspettano un regalino, i vicini degli auguri e dei saluti sorridenti, i parenti di vario grado dei regali di vario grado. L'idea di aderire così platealmente ad un comportamento indotto mi fa rabbrividire, e non si tratta di essere snob, o voler fare il bastian .
Allo stesso modo trovo abominevole dover presenziare alle varie cene, l'ufficio, la palestra, gli amici dell'associazione, i colleghi del laboratorio, perfino i vicini di casa vogliono organizzare un aperitivino natalizio al bar della Paola. Dove ovviamente sparlare degli assenti e interrogare i presenti. Ma che gli prende alla gente? Ma non possono farsi i cazzi loro?
In merito ho sviluppato una nuova tattica, inutile dire subito: no grazie; perché poi la gente insiste, si offende, chiede perché e percome, non ti ascolta e insiste nuovamente.
Quindi dirò: ah-ok-si-bell'idea, con aria convinta e partecipe, poi chiederò conferma del luogo e dell'ora e dirò: uhm speriamo bene perché ho in forse un impegno, ma è una cosa remota che spero di rimandare a dopo le feste.
E poi non ci andrò, senza dire nulla, senza avvertire. E se dopo chiederanno, ecco che quell'impegno improbabile è arrivato a sorpresa. Te lo avevo detto, che peccato, che peccato.
Con questo sistema esteso a strafottere, niente cene, pranzi, aperitivini, merende, scambi di regalini del cazzo, riffe e raffe, lotterie e ogni tipo di scambio cadeaux, niente mercatini, fiere, banchetti, centri commerciali dell'ultim'ora. Liberi tutti.

Ma soprattutto niente albero di natale condominiale, che ad agosto approfittando dell'assenza dei diretti interessati, sono sceso nello scantinato e l'ho cacciato nella rumenta, via tutto, albero, scatolone addobbi, piedistallo e vaffanculo; nemmeno si salutano ma a natale si scrivono tanti auguri sul portone.

dimanche 11 décembre 2016

Il miglior tacer non fu mai scritto

Silvia considera l'utero in affitto una forma di egoismo. Perché è egoistico voler avere un figlio a tutti i costi anche e soprattutto quando si è omosessuali. Posso assicurare di aver sentito più di una coppia etero accusata di egoismo perché decideva di non avere figli, o volersi limitare al figlio unico. A questo punto devo concludere che l'egoismo è un fattore discrezionale, le norme in merito sono variabili a seconda dello Stato in cui ci si trova a vivere, si tratta di una decisione/libertà del singolo, nessuno costringe nessuno. Di cosa dovrei preoccuparmi allora?

Matteo invece lo considera immorale, così come è immorale la pedofilia, il furto, l'abbandono di minori … si potrebbe dire che è immorale ciò che nuoce al prossimo. L'utero in affitto nuoce al prossimo? Chi lo sa con certezza scagli la prima pietra. E poi quando sento gente comune scomodare la moralità mi viene sempre in mente il tribunale dell'inquisizione.

Alex ritiene che consentire ai gay di allevare dei figli (ha detto così: allevare, ma preferirei scrivere crescere n.d.r.) possa aumentare la percentuale di omosessuali nella popolazione.
Domanda: e quindi? Quindi tutte le coppie etero che sino ad oggi hanno allevato dei figli che poi sono diventati omosessuali dovrebbero essere interdette dall'avere figli? Quale paura assilla Alex al pensiero che possano aumentare gli omosessuali? Manco fosse una malattia. Mi pare la classica paura indotta da qualche stereotipo preso a caso.

Daw sostiene che due uomini o due donne, non sono adatti a crescere un bambino in modo equilibrato, ma a giudicare dalle scompensazioni che si trovano anche nei figli delle coppie etero, compresa l'omosessualità, direi che l'argomentazione è debole e lasciata al caso per caso. Gli squilibrati sono dappertutto, potrei in merito scomodare il femminicidio ed altre questioni meno evidenti, per parte mia lascerei la valutazione dell'idoneità della coppia, di qualsiasi tipo di coppia, ai servizi sociali ed a persone competenti, evitando di sparare sentenze a prescindere.

Raffa di contro sospetta che l'omosessualità sia un fattore genetico. Cosa che annullerebbe ogni timore educativo di Alex. Tuttavia se lo fosse gli omosessuali dovrebbero essersi già estinti da parecchi secoli. Anche se rimane rilevante la percentuale di omosessuali tardivi, che conducono una vita etero, avendo dei figli, per poi scoprire la loro vera vocazione successivamente. Ma potrebbe essere un gene che salta una generazione, tuttavia la percentuale di omosessuali nella popolazione dovrebbe essere minima e ben sotto allo stimato otto percento, e comunque non ho mai sentito di famiglie i cui membri si siano tramandati l'omosessualità.

Giovanni invece ritiene che sia un fattore indotto dall'ambiente in cui si vive, il classico è una madre troppo presente ed un padre assente, che non si è mai chiesto: perché a mio figlio piace pettinare le bambole? Ma anche questa teoria ha delle lacune, infatti pare che il padre diventi 'assente' quando si rende conto (è una cosa inconscia) di avere un figlio omosessuale, ed in compensazione la madre sente di dover sopperire a questa mancanza affettiva. Quindi per la teoria genetica della Raffa, il comportamento dei genitori sarebbe solo un effetto derivato e non è la causa.

Alcuni saggi invece sostengono che l'omosessualità sia la combinazione di entrambi i fattori, (genetico e ambientale) che presi singolarmente restano latenti. Questa mi pare un'ipotesi percorribile, tuttavia mi chiedo sempre se sia così importante stabilire il perché una persona è omosessuale. Tuttavia volendo rivoltare la frittata ci si potrebbe chiedere: perché sei etero? È genetico o comportamentale? Avrebbe importanza? Non penso.

Per il resto mi viene il sospetto che a molte persone piaccia dire agli altri quello che devono fare o non fare, a letto e nella vita. La chiesa cattolica lo fa da sempre e viene naturale che persone esposte a questa sottocultura si sentano legittimate a fare altrettanto, in un gioco a cascata che va dal forte al debole, dalla maggioranza alla minoranza, e che usa concetti come moralità e peccato, che scomoda una straordinaria quantità di luoghi comuni e stereotipi per rafforzare la propria supremazia, nell'illusione forse, di perpetuare privilegi o prerogative oppure semplicemente per il piacere del potere. Mentre sviluppo questo pensiero penso a tutti quei missionari che hanno convertito al cattolicesimo intere tribù africane, convinti di salvare le loro anime ed avvicinarsi al paradiso. Ma che poi si sono presi il disturbo di privarli delle loro terre e del loro oro. Contemporaneamente gli islamici più esuberanti decapitavano intere schiere di infedeli convinti di fare il volere di Allah. Questo per dire che c'è sempre un punto di vista soggettivo che giustifica ogni interferenza negli affari altrui, anche quando questi non dovrebbero interessare o non danno alcun fastidio.

dimanche 4 décembre 2016

Così fu quell'amore, dal mancato finale

Per tutto il resto c'è l'indifferenza mi dico da un po'. L'indifferenza irrita molto di più dell'offesa, non c'è peggiore vendetta che far sentire qualcuno trasparente, togliergli il saluto, come non fosse mai esistito. Sono riuscito a farmi odiare per la mia indifferenza, come nessuno mai. Il primo è stato Emme, sarebbe stato troppo semplice ferirlo per quelle confessioni che si dicono dopo aver fatto l'amore, sarebbe stato da vigliacchi, come usare i progetti della pila nucleare rubati al nemico per sconfiggerlo. Roba da pena capitale. Tuttavia una bomba l'avevo sganciata, ed aveva fatto un grande danno, ma ne aveva fatti di più l'indifferenza, l'avevo scoperto per caso, quando la Zoky mi aveva detto: dopo che vi siete lasciati è andato in analisi, per un anno, una volta a settimana. Ora sta meglio.
Lo aveva detto come un tutto conseguente ed io mi ero quasi sentito importante, ero stato amato e quando questo amore era finito c'era voluto un professionista per ricucire tutto. Ero soddisfatto, apologia perfetta per la fine di una storia. Mentre io avevo passato il tempo ad incollare pezzi da me, accorgerendomi che erano stati rotti da un lutto e non soltanto da quella stagione rubata, dovevo sospettarlo, c'erano troppi cocci. Ma ero uscito vendicato, altro che sedersi sulla riva del fiume, roba da mammolette. Oggi espando la mia indifferenza verso il mondo, a prescindere, come fosse uno scudo energetico. Dunque ero lì da Tezenis a provare le mutande, arrovellandomi nel mio eterno dubbio: prendo qualcosa di divertente intrigante o il classico boxer nero elasticizzato in stile la coop sei tu
Alzo lo sguardo e mi trovo a quattrocchi con Emme.

Merda!

Siamo rimasti lì, ad occhi sgranati come due volpi sull'autostrada. Poi ho sentito salire l'incazzo, poi mi sono ricordato del mio scudo, ed ho girato lo sguardo come avrebbe fatto Merly Streep ne Il diavolo veste Prada. E con l'aura di Miranda Priestly ho raggiunto la cassa, ho pagato le mie mutande, due paia, un boxer nero elasticizzato e un improbabile pantaloncino verde militare risvolti chiari con maglietta abbinata. E poi sono uscito augurandogli un altro paio di mesi di terapista … ma ero indifferente, almeno in superficie.

dimanche 27 novembre 2016

Dei delitti e delle pene

Al bar della Paola lo chiamano Cutolo, è il nuovo inquilino del sette bis. Questo spiega la presenza all'incrocio di un babbeo in piedi dalla scaletta, troppo intento a passare inosservato per passare inosservato e dall'altra parte la berlina scura con sopra un'autista intento a leggere il giornale, improbabile come una slitta con i cani. Il Masaniello della periferia si è presentato al bar della Paola, lunedì mattina, offrendo un vassoio di cannoli e una pastiera appena sfornata; a dimostrazione della genuinità dei prodotti con lui c'era la moglie fattrice, che ha sciorinato prezzi e fornitura, nel caso la Paola aderisse all'offerta colazione-partenopea e rifornisse la vetrinetta bisunta della focaccia&cornetti per le colazioni del quartiere. Ma la Paola è stoica, e più delle pastarelle desiderava pettegolezzi freschi per i suoi clienti.
Nell'attesa del si, il piccolo Cutolo lasciato incustodito, ha pensato bene di impiegare quei pochi minuti per impreziosire con le sue iniziali le manopole degli scooter posteggiati, cosa che gli ha fatto rimediare un sonoro ceffone da parte di Mimmo il muratore, che era in procinto di passare in rassegna tutti i cantieri del viale sino a quello del parcheggio e ritorno, con la stessa sicumera di un colonnello alla vigilia del conflitto. Perché va bene accogliere i collaboratori di giustizia, ma è fondamentale che non rompano i coglioni; ha detto, mentre teste incanutite dai cappuccini passati annuivano. Altra questione invece sarà la gestione del martello che Junior pare abbia in dote assieme al coltellino ed alle macchinine. Forse i genitori subodorano un futuro da battilama o carpentiere avendo già escluso quello di pasticcere.
A questo punto è evidente che c'è materiale per diversi post, sempre che non arrivino prima dei sicari.

dimanche 20 novembre 2016

Potter more and more et more

Devo ancora capirne l'entità, ma temo di aver sviluppato una sorta di dipendenza da Potter, La cosa è recente e si è manifestata in un lasso di tempo brevissimo, inizialmente ho pensato alla mia consueta forma di entusiasmo totalizzante tipica dei soggetti facilmente suggestionabili, ma non ci sono miglioramenti, quindi potrebbe diventare cronica. La cosa che più mi infastidisce è che tutta la questione Potter è configurata come la classica tiritera soldINtasca, organizzata come una perfetta macchina da business in stile americano. Ed essere caduto nella trappola mi scoccia.
L'uscita dei libri della saga era passata inosservata, perché confinati nel reparto letteratura per ragazzi, che non pratico spesso, se non per fare dei regali. Mi sono accorto della pottermania quando il primo film è passato in televisione, ma anche allora lo avevo catalogato come roba per ragazzetti, al pari di un film Disney. I libri al completo li ho scoperti girando in biblioteca in cerca di altro, mi ha incuriosito la quantità di copie disponibili per ogni titolo, e l'usura dei volumi. Quindi un interesse principalmente visivo. Ho fatto un paio di ricerche sul web ed ho deciso che avrei preso in prestito il primo volume. Interessante lo stile, l'ambientazione, la narrativa semplice ma coinvolgente. Più di una volta mi sono ritrovato all'una di notte, d'un soffio. Così ho cominciato ad appassionarmi ai personaggi ed alla storia che proseguiva da un volume all'altro; è una fuga dalla realtà? Mi sono chiesto, probabilmente si, ma qualsiasi romanzo è una fuga dalla realtà, ci porta in mondi immaginari ed immaginati, in storie possibili o impossibili, lo sappiamo bene, ma accettiamo le convenzioni create dall'autore. La Rowling ci sa fare, per i suoi personaggi ha creato una scuola castello, un mito di ogni epoca e di ogni bambino. Ha una scrittura sciolta, che prende, ti attrae subito nella storia, e dai suoi libri pare naturale far uscire un film, ogni suo libro è diventato un film, pure dalla sua lista della spesa riuscirebbero a farci un serial TV. Il fatto che sia diventata la donna più ricca d'Inghilterra la dice lunga sul fascino che esercita la sua scrittura su milioni di lettori. Questo è vero nonostante il business.
Per non cadere in overdose, ho alternato, primo libro, la pietra filosofale, primo dvd e via così, che mi pareva di svolgere un qualche rituale, al punto che più di una notte ho sognato quel mondo magico. Chi dopo aver contratto questa malia non ha provato un brivido al pensiero: prenderò il treno per Hogwartz alle undici, dal binario 9 ¾ e sarò catapultato in un mondo straordinario.
Per cercare di restare coi piedi al suolo ho guardato su youtube tutti i dietro le quinte che sono riuscito a trovare, visionato i contenuti speciali dei dvd, le immagini di scenografie, costumi, interviste con gli attori, con la scrittrice, con il regista, le orchestre che costruivano la colonna sonora sulle scene, niente! È sempre una magia. Mi chiedo se sia normale averla sviluppata solo ora, ma ho concluso che prima, all'inizio, non l'avrei apprezzata come adesso, avrei sottovalutato e non compreso, avrei esaurito l'interesse senza appagarlo appieno. Poi sono arrivati gli Animali Fantastici e La maledizione dell'Erede... e la febbre è ripresa.

dimanche 13 novembre 2016

♪♫♪ Guarda le mani, guardale il viso, sembra venuta dal paradiso

- Sai sono stata con la Cinny a Curma! 
Lo dice la Stè al telefono, con quel modo di parlare strascicato, quasi annoiato, le manca solo la erre moscia e poi ha completato la trasformazione. Dany mi guarda in tralice, per scovare una reazione, e io gli rimando un enigmatico accenno di sorriso allo schermo del pc, disgustato? Ironico? Consenziente? Non lo saprà mai.
La Stè non la sopporto, soprattutto quando si esibisce in questi teatrini, non è maleducata, ma ha un modo di atteggiarsi che non mi piace, con quell'aria di costante sufficienza verso il mondo. Lei è sempre così deliziosa ad invitarmi in pausa caffè, ed io sempre così impegnato a organizzare i fogli da riciclare, oppure a chiamare l'ora esatta con cui intavolo interessanti discussioni logistiche. Sono anche bravo a riconoscere la sua voce prima di girare l'angolo del corridoio per arrivare in mensa e voltare per l'archivio, dove c'è sempre qualcosa da fare.
La Stè è una che riesce a lamentarsi perché la madre le ha regalato una vacanza in Turchia; proprio adesso che è così pericoloso viaggiare. E lo vedo il luccichio nell'occhio della Mara, che a quel modo si attirano energie negative. Ma la Stè fa parte di quelle che: sai, per capodanno non so se sia meglio la Georgia oppure tornare a Sharm.
La Tea risponde: io starò con mia figlia! E la chiude lì. Penso per farle notare l'interesse con cui partecipa ai suoi tormenti.
Tuttavia la signorina grandi marche, ha le sue amiche fidate, con cui condivide la spa del sabato mattina, lo shopping da Pescetto, la passione per la montagna, che se non è Curma non è montagna, e poi c'è quel negozietto etnico che ha delle cose così stilose; perché come si fa a stare un mese senza fare la pulizia del viso, o prendersi un abitino per aumentare il PIL del terzo mondo che appunto cuce abitini per annoiate fighette, che Max Mara alla lunga stufa.
Per fortuna persone come lei hanno la tendenza a fare casta, a creare compagnie ad anello chiuso, che al sabato si sciabola il Dompe al Covo, o robe così.
Nella Sté c'è qualcosa che stona, non è autentica, sta recitando un ruolo, anche se non capisco a beneficio di chi; forse vuole suscitare invidia, oppure sta sperimentando.

Per un po' ho cercato di capirla, forse sotto il cappellino di paglia in pendant con la borsetta e le ballerine pastello, c'era qualcosa di eccentrico che mi interessava; ma poi ho risolto che anche se ci fosse, non basterebbe, per me dico. La frequenterei per motivi di indagine, per il solo gusto di scriverci un altro post, un movente troppo debole per giustificare la nausea.

dimanche 6 novembre 2016

Appunti per sognare catastrofi

Molti anni fa, quando mi parlarono del terremoto di Lisbona, lo avevo catalogato come un evento di interesse locale, che aveva avuto l'incredibile conseguenza di permettere al Marchese di Pombal l'invenzione del primo sistema antisismico applicato all'edilizia civile, la gaiola pombalina, che a mio parere ancora oggi rappresenta il metodo costruttivo più economico per avere case antisismiche. Considerando che era il 1755, bisogna ammettere che Pombal era davvero un geniaccio, e quel terremoto rappresentò per lui una grande opportunità. Ma per l'epoca fu una catastrofe paragonabile alla fine del mondo; morirono sessantamila persone e gli effetti furono devastanti per un'area geografica vastissima, che andava ben oltre i confini nazionali; fu avvertito perfino in Italia.
Non mi aspettavo invece che un sisma potesse avere ripercussioni politiche e sociali così profonde. Nel cattolicissimo Portogallo la coincidenza del terremoto con il giorno di Ognissanti venne subito assunta come punizione divina, e qualcuno vi vide il monito per una qualche nefandezza in essere, (il Portogallo in quel momento era uno dei regni più attivi nella conquista del continente americano con tutte le porcherie conseguenti) fu un po' come se lo scossone della terra avesse risvegliato coscienze già in bilico, menti assopite dal vizio e dall'avidità. Lo schiaffo di dio.
Oltre ad occuparsi della ricostruzione di Lisbona, Pombal, divenuto primo ministro nel 1756, abolì la schiavitù, riorganizzò il sistema scolastico, emanò un nuovo codice legislativo e attuò la riforma dell'esercito, incrementò la produzione agricola e diede impulso all'economia in Portogallo e nelle colonie. Favorì la colonizzazione portoghese e istituì una Compagnia delle Indie Orientali per il commercio con il Brasile. In pochi anni raggiunse il pareggio di bilancio, salvando il Portogallo dalla bancarotta. Queste riforme incontrarono l'opposizione della nobiltà e dei gesuiti, che vennero espulsi nel 1759, a dimostrazione che a Pombal non piaceva perdere tempo e che non amava intromissioni clericali nelle sue riforme. Come tutte le belle favole la parabola di gloria era destinata a terminare, così alla morte di Re Giuseppe I, nel 1777, Pombal venne processato e passò il resto della sua vita confinato nei suoi feudi. E purtroppo non scrisse nessuna biografia.
Ma l'innesco dato da quel terremoto proseguì, a dispetto dei conservatori; nel poema filosofico Il disastro di Lisbona (1756) Voltaire affrontò il problema del male, che non si può risolvere facendo "dell'infelicità di ciascuno una felicità di tutti"; smentendo con argomentazioni validissime il mal comune mezzo gaudio; troppo comodo, troppo cattolicamente consolatorio, troppo nobilmente conveniente. Le teste coronate sentirono puzzo di bruciato in quelle teorie illuminate ed illuministiche e la conseguenza fu che 34 anni dopo, in Francia, cominciarono a cadere le prime.


A tutto questo pensavo mentre guardavo questa foto, e davvero non riesco a vedere una semplice tramezza in legno, non è possibile. Lì ci sono Pombal, Voltaire, e perfino la testa di Luigi XVI, mica solo dei pezzi di legno messi di traverso.

dimanche 30 octobre 2016

Com'era verde la mia valle

Lavinia è la moglie di Tommy … la incontro mentre aspetta l'autobus; mi racconta che tra breve sarà il loro 62esimo anniversario di matrimonio, ne parla come se lui non fosse morto da quattro anni.
Lavinia e Tommy sono parte dei miei ricordi da sempre, come gli alberi e le case di questo quartiere, sono stati loro a raccontarmi come era ValVerde prima che negli anni '70 ci costruissero le case, prima che sparissero gli orti e le cascine, e ci facessero il tennis, prima che intasassero lo spazio tra le ville con quegli scatoloni. Raccontavano così bene che è come se li avessi visti quei muretti a secco costeggiati dalle vigne, le file di ciliegi, e in fondo dove adesso c'è la curva della strada nuova, la stalla con il tetto di legno.
Mentre precipito nel mondo di Lavinia, lei mi riporta alla realtà con una frase semplice e serena: Tommy vado a trovarlo ogni giorno, e gli racconto un po' dei figli e dei nipoti, tanto in casa non ho nulla da fare.
Chissà se i morti possono davvero sentirci. Secondo Lavinia si, e poi rispondono a modo loro. A me piace questa cosa, e ci salutiamo così, mentre lei sale sul 34 che fa capolinea al camposanto, e io proseguo per la mia strada e mi dico: ma come cazzo sto messo? Parlo di morti con una vecchia e le do pure ragione, probabilmente perché pure io parlo con i miei morti.
Mentre lo dico a bassa voce attraverso la curva, là dove c'erano le mucche di Tonino, e poi ci hanno fatto un posteggio, però è rimasto il noce, quello che serviva per legarci l'asino. Questa cosa la so solo io, e mi pare un segreto da conservare con gelosia.

dimanche 23 octobre 2016

Cadesti a terra senza un lamento ...

C'è una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi di mio padre, l'affetto verso noi figli, ed ancora oggi mi chiedo se fosse anaffettivo oppure terribilmente saggio. Quando si ammalò confessò a mia madre una cosa che gli ronzava in testa da tempo, penso da sempre, le disse: non ho mai voluto che i ragazzi si affezionassero troppo, soffriranno di meno quando morirò.
Ascoltai la conversazione di sfuggita, mentre erano in terrazzo a guardare il mare, Ne parlavano come se ci fosse un patto segreto tra loro, un'intesa!
Questa logica li fece discutere molto, e provocò diversi malumori. Credo che mio padre cercasse di prepararci al peggio, e che avesse costruito la sua tattica su un episodio di vita vissuta, sua madre infatti era una persona dolcissima e molto affettuosa, la classica donna romantica tutta lettere e lunghe chiacchierate e quando morì, all'epoca mio padre aveva 22 anni, fu un immenso dolore per tutti i suoi figli. Penso che sulla scia di questa tragedia mio padre abbia costruito la sua filosofia nei nostri confronti. È giusto averlo fatto? Non lo so, non è stato un cattivo genitore, burbero o insensibile, tuttavia ha sempre mantenuto nei nostri confronti una sorta di 'misura affettiva'.
Ma si può amare con misura? Questo gli chiedeva mia madre, e forse era proprio riuscire ad amarci con misura a definire l'immensità del suo amore.
Oggi, con il senno di poi devo dargli ragione, questo comportamento è stato di una lungimiranza stupefacente. Probabilmente solo quando la morte di una persona cambia qualcosa in coloro che rimangono si può dire che essa non sia vissuta invano, riuscire a rendere sereno questo cambiamento è stata l'abilità di mio padre; è riuscito a farsi ricordare con affetto senza provocare inutili o nocive sofferenze, una scelta che ha perseguito con coerenza, una cosa che definirei come l'insegnamento all'assenza.

dimanche 16 octobre 2016

♪♫♪ Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo

Dunque è andata così: un cliente ha preso casa in uno di quei vicoli della città vecchia dove c'è sempre una sedia davanti al portone, uno di quei vicolacci che i pensionati frequentano al mattino e gli impiegati nella pausa pranzo. L'appartamento è piacevole, piccolo, luminosissimo, arrampicato sui tetti, da sistemare, ma possiede davvero potenzialità immense e poi costa poco, proprio perché c'è una sedia davanti al portone, e nelle scale un vai & vieni, soprattutto un Vieni!
Insomma che eravamo li a controllare un paio di cose e poi mentre scendiamo, al primo piano si apre una porticina, discreta e profumata, di incensi e quell'essenza dozzinale utile a coprire il sudore e l'odore di muffa, e … tho il mio vicino di casa … bum, faccia a faccia. E non era lì a controllare la lettura del gas! Ci siamo squadrati, indecisi se parlarci o meno. Siccome mi sta sul cazzo ho immediatamente evitato di salutarlo per primo, limitandomi a guardarlo con un sorriso malandrino; lui ha finto di non conoscermi, ha assunto un'aria indispettita ed ha preso la rampa a scendere che pareva andasse a fuoco il palazzo. A pensarci adesso mi è spiaciuto non salutarlo, perché invece avrei dovuto dirgli:ah  ma salve! Tutto bene? E la sua signora come sta, è un po' che non la vedo. 
Ma difetto di prontezza, così niente, e quando sono uscito era già sparito in fondo al vicolo. Ora sono curioso di incrociarlo nell'androne … ho una voglia di ricattarlo che non ne avete idea ... il suo nuovo soprannome? Il puttaniere, ovvio.

dimanche 9 octobre 2016

Quel giorno vendevano gazze parlanti

Shopping fino a mezzanotte! Dice così la pubblicità del mega centro commerciale di Serravalle; una cittadella uso outlet finta fintissima che è cresciuta a chiocciola in mezzo ai campi, con un sentore di borgo dai colori improbabili, là dove c'era l'erba. L'ingresso ha il sapore di una città rinascimentale, proprietà di qualche estinta signoria padana, che ha lasciato ai sudditi il suo feudo, dove il cliente ha sempre ragione.
Non ho capito il senso di euforia che vedevo nelle persone che sciamavano dal posteggio, tuttavia mi sono subito sentito messo a parte di un rituale di gran peso, e pareva di andare ad un concerto, così ho pensato che era un'ottima occasione d'indagine, la mia testa era troppo affascinata da questa esplorazione per concentrarsi sullo shopping. Inizialmente ho ceduto di buon grado alle insistenze dei miei complici, troppo in stile Sex-and-the-City per passare inosservati, e per un po' mi sono lasciato trascinare … ma poi code, per il parcheggio, per entrare nelle boutique, per comprare il gelato, per andare in bagno, per provare i vestiti, per comprare le sigarette, per uscire dal negozio, per sedersi sulle panchine, per farsi il selfie con le buste dei negozi, roba che mi pareva di essere finito su un qualche pianeta alieno, che perfino gli alberi veri, in mezzo a tutta quella roba finta, sembravano lì per caso.
Così mi chiedevo: ma queste persone hanno davvero bisogno di acquistare vestiti di marca, accessori di grandi catene di moda, oggetti leziosi che poi ti durano si e no una stagione (?) la risposta era sempre: SI! ma soprattutto pensavo: ma tra benzina ed autostrada, e tempo vai&vieni, conviene davvero?
Però tutti parevano impegnati a fare qualcosa di ne-ces-sa-rio! Spalleggiandosi a vicenda, motivandosi a vicenda.
Sarà che sono sempre molto scettico verso tutto quello che tende ad uniformare ed amalgamare desideri (aspirazionali), necessità (indotte) e persone (gregge).
Per fortuna ho capito in tempo di non essere portato per lo shopping selvaggio, così mi sono rifugiato alla Maison du Monde, come un naufrago, concordando un rendez-vous per la navicella di rientro sulla Terra, rigorosamente a fine pomeriggio.

dimanche 2 octobre 2016

Selezioni

La figlia della vicina si allena per partecipare al casting cantanti di The Voice.
E io che pensavo avessero chiuso un gatto nell'armadio !!!

dimanche 25 septembre 2016

La rovina delle rovine

Palmira è andata, ciao ciao! Dopo un anno di occupazione si può tranquillamente dire che nel museo è sparito tutto quello che poteva essere rivenduto ai ricchi occidentali, il resto è stato vandalizzato e nella città è stato sbriciolato quello che non ha fatto il tempo in duemila anni. Ed a quanto pare è un tormento senza fine, che temo porterà all'annientamento totale della città. Tutti piangono lo scempio dimenticandosi di Khaled al-Asaad che è stato decapitato per aver osato difendere quelle pietre. A questo punto mi chiedo: ma è più importante la vita di un uomo o un mucchio di sassi. Ne valeva la pena perdere la vita? Non era meglio andarsene e chissenefrega? Evidentemente non è stato possibile farlo, o forse è davvero come dicono, Khaled ha scelto di morire cercando di difendere la città. Una fine nobile, che temo sia stata strumentalizzata dalla stampa. La domanda conseguente è: io rischierei la vita per difendere il Colosseo che poi comunque dopo la mia morte verrebbe distrutto ugualmente? Chiaramente no. Chissenefrega del Colosseo anche se in proporzione temporale la mia vita vale molto molto meno di quella di un edificio plurimillenario. Questa è una valutazione squisitamente psicologica, che gli italiani hanno ben conosciuto durante la seconda guerra mondiale, quando i soprintendenti rischiavano la vita per salvare i quadri degli Uffizzi dai bombardamenti e dalle razzie dei tedeschi. Ho ascoltato i loro racconti, pieni di un fervore oggi scomparso. Tuttavia mentre giravo per le sale degli Uffizzi mi è sorta la domanda: quante persone geniali hanno sacrificato o rischiato la vita, per preservare tutto quello che sto vedendo ora? Per impedire a qualche gerarca nazista o mafioso bombarolo di distruggere la bellezza che altri avevano creato?
A quel punto rischiare la vita è come sapere di lasciare al prossimo un'eredità favolosa. E Palmira? Ricostruiranno le rovine? Raccoglieranno le pietre sbriciolate e le ricomporranno usando le fotografie? Il rischio EuroDisney è dietro l'angolo, ma è comprensibile la NON accettazione di una fine cruenta del patrimonio. Esempi se ne potrebbero fare a migliaia, dal campanile di S.Marco, al Teatro della Fenice, alle migliaia di ricostruzioni post belliche e post terremoto. Non siamo pronti ad accettare la perdita improvvisa. Così ci sarà una nuova Palmira, che tutti vorranno simile a quella precedente. Sarà una storia molto simile alle Città invisibili di Calvino … pure nel nome.

dimanche 18 septembre 2016

Ma il peggio è arrivato, alla fine la rosa ha mostrato le spine

Sono permaloso, lo so da tempo, anche se non ne ho mai misurato la profondità. Anni fa lo ero di meno, per una sorta di quieto vivere, ma poi ho scoperto che il quieto vivere è un lusso che non posso più permettermi; non sono capace di gestire a mio vantaggio il quieto vivere.
La conseguenza della mia accresciuta permalosità è stata fatale per molte interazioni familiari. I più scaltri l'hanno chiamata: supponenza, arroganza, finanche maleducazione. Ma io ero e sono così impegnato a far scontare i vecchi scorni da non curarmi delle scuse. Così ho recuperato circa vent'anni di trascorsi, rospi spesso ingoiati in tenera età, ma evidentemente mai digeriti. Mi sono rivisto, istruito alla mediocrità, all'obbedienza, ad accettare l'umiliazione dei grandi. Così ho pareggiato il conto, nel modo più doloroso che sono riuscito a trovare, ho assorbito i peggiori difetti, assaggiato le più meschine debolezze e le ho restituite ai legittimi proprietari, rigirando il coltello in piaghe antiche, che loro speravano rimarginate, desideravano dimenticate. Tutto questo non porta molto lontano, ma libera l'anima, la mia principalmente, e sono certo che mi predisporrà ad un buon futuro, pulito e libero. Poi... quando rilevo un tentativo di riconciliazione, da adulto ad adulto (qui Eric Berne è fondamentale) dico con studiata didattica: le persone non cambiano, col tempo si rivelano. E chiudo la questione.

dimanche 11 septembre 2016

Col tempo gli esperimenti hanno mostrato che la maggior parte delle particelle credute elementari di fatto non lo sono

Probabilmente sono all'antica, ma su certe questioni mi piacciono le persone discrete, che affrontano gli argomenti con garbo; soprattutto quando non c'è troppa confidenza, ed anche il fatto di prendersela, la confidenza, non giustifica che mi si possano chiedere cose troppo personali, peggio ancora dirmele; principalmente perché a me delle questioni intime altrui non me ne frega nulla. La faccenda è andata più o meno così: Andy, il mio cattolicissimo amico, mi ha detto che dopo il secondo figlio … ci ha fatto il nodo.
L'allusione era chiara e c'era nel tono con cui lo ha detto una sorta di rammarico, di rinuncia e forse anche la richiesta di un consiglio. Per parte mia ho fatto bellamente finta di nulla, proseguendo un altro discorso che stavamo facendo prima e che era rimasto sospeso. Lui c'è rimasto male, s'è visto, penso perché si aspettava la mia solidarietà, ma per parte mia, non condivido il problema, principalmente perché siamo nel 2016 e se una coppia vuole fare sesso senza avere figli i metodi ci sono e non serve andare troppo di fantasia. Quindi stava parlando di aria fritta, dimostrandomi una ingenuità in materia di sesso degna di un quindicenne cresciuto nel medioevo; ingenuità, se non sua della moglie, cosa ancora più fastidiosa perché pure la moglie è mia amica e non mi piacciono queste confidenze che attivano dinamiche potenzialmente imbarazzanti. Ad un certo punto mi sono chiesto se fosse un represso, perché nell'ambiente ciellino da cui proviene ne ho incrociati un paio degni di uno psicologo, e ci sarebbe davvero da scriverci un libro su questi personaggi doubleface,
Il problema, dal mio punto di vista è dovuto alle incongruenze della dottrina cattolica in materia di sessualità, tuttavia ho risolto che non potevo certo competere con un mio consiglio ad anni ed anni di prediche, perché qualsiasi consiglio sarà comunque male interpretato, travisato e distorto, ed è pazzesco come alcuni riescano a mettere la malizia e l'intrigo anche dove non c'è. Parole ai sordi. Peccato, perché in questo modo si aumentano le ipocrisie ed i comportamenti diacronici delle persone, e dubito che Gesù volesse questo. Tuttavia il dato certo è che i preti, gente che non è sposata e non fa sesso per propria scelta, si arrogano la presunzione di dire a gente sposata come si deve comportare a letto. E la cosa ancora più assurda è che queste persone lo accettano, li ascoltano. forse pure li temono, manco fossero illuminati da una saggezza divina, salvo poi scompensarsi.

dimanche 4 septembre 2016

Oblivion-obliviate-obliviscor


Ci passo raramente, ma non per volontà, per necessità; ma quando ci passo, per quella scala antica, con la balaustra di marmo dal parapetto consumato, penso al mio primo bacio. Lo diedi proprio lì, su quel pianerottolo, pioveva ed eravamo sotto all'ombrello.
Quanti anni avrà questa scala? Almeno quattrocento, dicono fosse la scala che portava al giardino dei marchesi Durazzo, poi aprirono la strada nuova, e divenne pubblica. Fu così che le persone cominciarono a baciarsi percorrendo quei comodi scalini interrotti dal pianerottolo lastricato di pietra; e poi venne la guerra, e quella bomba intelligente che fece crollare il palazzo del marchese, è per questo che il parapetto è scheggiato. Lo vidi nelle vecchie foto, e potrei dire esattamente dove caddero le travi carbonizzate del tetto, come se ci fossi stato. I punti esatti. Così come potrei dire dove posai la mano, quella sera di dicembre, mentre la pioggia scorreva come un ruscello in quelle fenditure. Tutto questo ricordo mentre passo per quella scala, e sento le sue labbra sulle mie, come se attraversassi una ragnatela.

dimanche 28 août 2016

In quel momento, in un paese sfinito ...

Il vicino di sopra se ne va. Lo scopro per caso mentre traffico su FB, portineria per esibizionisti, ha subito riempito la bacheca con immagini di laghi e mega yacht . La cosa non mi spiace affatto, anzi spero che riesca ad affittare in fretta e si tolga dalle balle anche prima, per festeggiare decido di bloccarlo, lui e consorte. Tuttavia, a differenza delle portinaie (o proprio come loro) riesco a fare una riflessione più ampia su questa lieta notizia. Scappa in svizzera, e mi dico: beato lui! Non credo sia invidia, ma una limpida considerazione di come in questo paese per campare degnamente sia necessario andare all'estero.
La cosa più bella da fare a Genova è andarsene! Lo dicevamo per scherzo ai tempi del liceo, ma qualcuno l'ha presa sul serio. E forse non era solo una battuta per sfuggire alla prof di mate, in ogni caso tutti quelli che lo dicevano, oggi sono fisicamente residenti all'estero.
Che altro si può fare? Ammiro la determinazione di chi fa il grande passo; il vicino, dopo la nascita della figlia e l'esclusione della moglie dal salone di estetica, non aveva molte chance. Sarà dura, ma ce la faranno, sono sufficientemente arrivisti per cavarsela, e l'infanta potrà crescere in un paese migliore. La sua sparizione dall'italico suolo fa il mucchio con altre, concentrate tutte sotto al mio stesso tetto. Quelli del terzo piano sono partiti per York, dove lui ha trovato lavoro presso una ditta di import export, la moglie e il bimbo di tre anni lo seguiranno non appena avrà trovato la casa adatta. La figlia di quella del nove bis invece, dopo un paio di anni dalla laurea in giurisprudenza ha pensato bene di trasferirsi in Austria, dove pare ci sia un ufficio specializzato nell'accoglienza di imprese italiane desiderose di trasferirsi e di avere un mentore legale per le pratiche burocratiche. L'emorragia prosegue con quelli del 14, due neo pensionati, si vocifera stiano per fare le valigie e salpare per SantoDomingo, seconda patria di Cristoforo Colombo, dove assieme al fratello di lui gestiranno dei bungalow per turisti. Notizie di pianerottolo confermano che con le loro due pensioni minime riusciranno a cavarsela alla grande, anziché restare qui a sopravvivere.
Così aumenta il numero dei cartelli vendo, affitto che oscurano il vetro del portone. Appartamenti vuoti, persiane chiuse, serrande abbassate. Mi chiedo: è questo che vogliono i politici? Una nazione in fuga? Una nazione di lavori socialmente utili, di finti part time pagati con i voucher, di lavoro in nero, senza garanzie ne contributi. Si prospetta un futuro cupo.

dimanche 21 août 2016

Ci vediamo da Mario ... prima o poi ♪♫♪

E siamo a due. Raffa è la seconda compagna di scuola a contattarmi su FB. Perché ad una persona venga il pallino di scorrere FB e contattare tutti i compagni di classe non l'ho mai capito, anche perché tra elementari, medie e superiori stiamo parlando di un centinaio di persone, insomma è come un lavoro. Tuttavia c'è chi lo fa, soprattutto le donne. Una parte di me vuole pensarle all'atto estremo prima di attraversare la soglia della zittellaggine, o finalmente entrate nel club delle divorziate, in mancanza di nuovi papabili eccole a rimescolare nel barile della memoria in cerca di possibili candidati.
Ma questo è davvero un pensiero cattivo, quindi preferisco immaginare qualche forma di nostalgia del passato, e di quel tempo spensierato in cui l'unica preoccupazione era quoto e quoziente, e quell'accidente di tabellina del sette. Così rispondo vago, come stai? cosa fai? cazzi miei, i tuoi mai? Difficile essere scostanti con persone con cui abbiamo diviso la merenda per 5 anni, e poi quella maestra col tuppo, che non ci portava mai da nessuna parte e tutte le mattine ci faceva recitare la preghierina alla Madonna e ad ogni festività c'era il pensierino religioso corrispondente. Ricordo la faccia sbalordita che fece quando le dissi che mi rivolgevo a Gesù Bambino quando non trovavo il mio giocattolo preferito, poco ci mancò che non chiamasse l'esorcista.
Quindi care compagne di elementari, medie e superiori, asilo, parrocchia, piscina, palestra, pallavolo, lasciate perdere, pensate al futuro, cercate mariti nel circoli del tennis, nelle bocciofile se preferite l'usato garantito, nei club del golf se lo volete ricco, nelle palestre se vi piace atletico, allo Yachting se lo desiderate abbronzato, ma non rivangate il passato, lasciate perdere le vecchie foto di classe, anzi buttatele come ho fatto io, evitatevi il prima e dopo la cura, astenetevi da tutto ciò. Quindi a tutte le nostalgiche... #Ciaone!

dimanche 14 août 2016

Social Killer

Ci siamo, tra breve le bacheche dei social si riempiranno di foto ferragostane, spiagge, orizzonti, tramonti, piedi verso il mare. Trovo piacevole che ci sia questa voglia di condividere cose belle, perché di solito sui social impazzano assurde catene condividi-se-sei-d'accordo, proteste e negatività varie, tanto gratuite quanto inutili. Tuttavia sospetto sempre che nel desiderio di postare certa parte della propria vita ci sia dietro qualcosa di più della voglia di condividere con gli amici i momenti felici. Sempre più spesso mi chiedo se le persone facciano le vacanze per il vero piacere di farle o se invece le facciano perché sono indotte a farle dalle consuetudini sociali.
Voglio dire: si stanno realmente divertendo lì dove hanno scelto di andare a farsi i selfie, o pensano che quello sia il modo di divertirsi? La differenza è sottile, me ne rendo conto, ma c'è.
È un po' come quando mi trovo a vivere qualche avvenimento della mia giornata e penso: uhm questa cosa la devo indagare per bene, così scriverò un post sul mio blog. A quel punto scatta qualcosa che modifica irrimediabilmente il mio modo di vivere quell'esperienza e quei pensieri, che vengono finalizzati in virtù di quello che vorrò scrivere. In questo modo l'analisi del fenomeno modifica il fenomeno stesso. Capita anche a voi?
Insomma, tolta la quota di coloro che si esibiscono per il solo ed unico piacere di farsi invidiare da amici e parenti, (e ci sono) quanti si trovano davvero a proprio agio nelle vacanze che hanno scelto di fare?
Quanti ci credono veramente e se le godono senza sentire la necessità di farne un teatrino ad usum social?

dimanche 7 août 2016

Diffidate degli onesti

Diffidate degli onesti, sono i più facili da imbrogliare. Dice così, la Rowling, anzi lo fa dire ad uno dei suoi personaggi, e la cosa mi infastidisce abbastanza. Però devo riconoscere la verità della sua affermazione, chi non è avvezzo a certi giochetti si fa abbindolare facilmente. A questo punto mi sono chiesto se sono un tipo che si fa abbindolare facilmente e devo dire … si!
Mi scoccia ammetterlo ma è accaduto e probabilmente accadrà ancora, devo farmi più furbo. Riconoscerlo mi fa sentire sbagliato, vulnerabile, fuori posto, principalmente perché siamo in Italia dove chiunque è un potenziale truffatore. 
Ricordo con amarezza quando litigai con Armando che dall'alto dei suoi 67 anni pontificava di voler fregare il prossimo prima che il prossimo fregasse lui. Lo odiai profondamente per quel suo pensiero, scandaloso e meschino. Ma oggi, devo riconoscere ad Armando un merito, quello di aver detto ciò che pensava senza ipocrisie, onestamente e forse troppo cinicamente, ma lui mi stava rivelando una verità assoluta, la sua esperienza, mentre io, cieco, gli rispondevo con la mia ingenua supponenza. Oggi mi vergogno di quella mia risposta, oggi, sorriderei sornione all'affermazione di Armando, e appunterei in qualche angolo della mia memoria quella lezione preziosa; perché siamo in Italia e chiunque è una potenziale vittima.
Questi pensieri sconfortanti sono riemersi da un passato nemmeno troppo lontano l'altro giorno, quando ho scoperto che il vice presidente della onlus dove presto volontariato ha ottenuto un posto come consulente presso il comune, proprio nell'ambito in cui opera la onlus, proprio grazie ai contatti ottenuti e mantenuti grazie alla onlus, una via preferenziale alla faccia di tutti quelli che fanno volontariato gratuitamente, che usano le ferie per frequentare l'associazione. Passato il senso di nausea, mi sono ricordato di Armando, della mia costante ingenuità, (acuta o cronica) di tutti quelli che davanti a queste cose non dicono nulla, non fanno nulla, accettano pensando che siano cose giuste e legittime, perché loro farebbero lo stesso, anzi - magari se ci fosse un altro posticino - g, in fondo è lavoro, che male si fa?

dimanche 31 juillet 2016

L'ultima volta che ho avuto vent'anni

Era finito in fondo al borsone grigio, in una tasca interna fatta apposta per dimenticarci le cose, poi fai pulizia e salta fuori; unico relitto di quel viaggio a Monaco. Tutto il resto è scomparso, pure Max, pure le serate nelle birrerie, pure il prato sotto ai platani dove pianificavamo di trovar lavoro in un posto qualsiasi e rimanere lì, ad affrontare gli inverni assieme, circondati dai crucchi, mangiando pasticcio di carne e patate a tre euro al piatto, con la birra scura e il pane di segale; lì a guardare le papere che zampettano nell'Isar, a goderci le domeniche aspettando l'apertura del museo per vedere DeChirico, e rimpiangere l'ItaliaNemica da lontano. Poi le cose sono cambiate; la vita non è giusta! Ma allora lo sembrava. In fondo il tedesco è una lingua di merda, i tedeschi sono freddi e troppo razionali, sono ostili con gli italiani, e poi qui piove sempre anche d'estate, e poi? E poi ci sono troppe volpi che non arrivano all'uva, aggiungerei. Così ero tornato. Ascolta questo, e pensami. Aveva detto così, mettendomi il cd nella tasca del giubbotto.
Ed io lo avevo fatto, sprofondato nel sedile mentre una campagna ordinata e sconosciuta scorreva dal finestrino allontanandoci. Solo a Verona mi ero accorto di quell'addio, risvegliandomi da un torpore pericoloso. Ma poi a Verona ero andato a vedere l'arena, il ponte, la porta romana, e mi ero dimenticato del resto, mi ero dimenticato dell'ItaliaNemica, della puzza di piscio della stazione, delle biglietterie chiuse e di quelle rotte. Mi ero dimenticato di sotto-il-Po-tutta-Africa.
E oggi sono passati secoli, e Monaco non esiste nemmeno, ne sono certo, non esistono i treni che cambiano binario al Brennero per non entrare nell'ItaliaNemica, ed anche Max non è mai esistito.

dimanche 24 juillet 2016

Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

Estratto da pagina 78:

Pokémon Go era un videogioco sviluppato da Niantic per iOS e Android. Creato con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo. Il gioco utilizzava la realtà aumentata e la tecnologia GPS, all'epoca unico metodo di geolocaliccazione per il pianeta Terra, venne commercializzato a partire da luglio 2016.

In quel tempo vivevo ancora in Italia, un paese in via di sottosviluppo situato nell'attuale nord Eurafrica, in cui governavano gli imbroglioni infedeli ed i cittadini erano quindi per la maggior parte ben rappresentati. Nonostante le notizie del debutto statunitense di questo gioco fossero state sconfortanti, la popolazione del pianeta, pareva curiosa ed entusiasta, Dietro a quest'ennesima trovata si nascondeva l'intenzione, nemmeno troppo celata, di indurre i cittadini a perdere più tempo possibile sul web, distraendo le loro menti già confuse e deboli, dal mondo reale per catapultarle in un mondo effimero in cui avrebbero speso gran parte dei loro tempo e dei loro guadagni e in cui avrebbero evitato di pensare, rendersi autonomi e consapevoli di ciò che accadeva. La più grande sfida al libero arbitrio di tutti i tempi, come l'avrebbero definita i posteri. Per la prima volta nella storia della razza umana persone all'apparenza normodotate si sottomettevano volontariamente alle direttive delle multinazionali, e successivamente a quello dei grandi gruppi del potere politico e finanziario. Gli effetti, benché prevedibili, non preoccuparono nessuno, o comunque poche e solitarie voci fuori dal coro, ma nessuno sospettò nulla sino al completamento della metamorfosi.

dimanche 17 juillet 2016

Allons enfants de la Patrie

Ci risiamo! i social si riempiono di foto strappalacrime sulla strage di Nizza, la più gettonata sembra essere quella della bambina con accanto la bambola. Quale messaggio vuole far passare una foto del genere? non lo so, ma in un angolo della mia coscienza c'è qualcuno che dice che è sbagliato farlo, perché a quel modo si fa il gioco del nemico.
Ma se ne rendono conto? Sembra di NO.
Per parte mia vorrei vedere la foto dell'autista del tir, accasciato sul volante, ma forse nemmeno quella perché diventerebbe un eroe, lo vorrei in virtù delle foto dei briganti ottocenteschi esposte al Museo dell'Ombroso, questa si che è una regressione cultural-morale da indagare.
Nel frattempo i media si attengono alla procedura standard della strage terroristica, con la condivisione virale di immagini a forte impatto emotivo, frasi di cordoglio che hanno troppo il sapore del copia-incolla per essere condivisibili anche sentimentalmente. Ancora una volta mi pare di veder vomitare buonismo pseudo culturale, perfino da parte di quelli che vogliono combattere la guerra con la pace, e la cosa inizia a darmi fastidio. Replicare è complicato, perché bisogna adeguarsi alla massa, non farlo ti rende cinico e forse sospettabile di cameratismo col nemico. Non so perché ma ritrovo alcune similitudini con quello che accadeva all'opinione pubblica deviata e condizionata durante l'avvento dei grandi regimi dittatoriali del trentennio. Sarà il tentativo di colpo di stato in Turchia? Sarà che leggendo L'inverno del mondo mi sto lasciando suggestionare, ma quell'ipocrisia strisciante che accomuna le ideologie spinte allo stremo delineava molto bene la deriva che avrebbero preso istituzioni come la Gestapo, e in speculare opposizione quelli dell'NKVD. Ora senza andare troppo lontano, e senza scomodare troppo aberrazioni che spero sempre superate da quella cosa che si chiama civiltà, ma volendo sintetizzare, appare chiaro come sia facile, in virtù del pericolo imminente, indirizzare le più elementari regole del raziocinio verso nuovi pensieri. È chiaro che la minaccia a cui siamo esposti è qualcosa di nuovo e mai visto in precedenza, inteso come modalità operativa di intimidazione, ma la risposta? a quanto pare l'unica cosa che riusciamo a fare è esprimere cordoglio nel mondo virtuale, indignarci sul web e poi spegnere il pc e pensare ai cazzi nostri. La dicotomia tra mondo virtuale e reale è arrivata ad un punto estremo, quasi una doppia personalità.
Ma la cosa che mi preoccupa di più è che se il 'popolo bue' (e mi ci metto dentro pure io) non riesce a trovare una soluzione fattiva, un atteggiamento da assumere in massa per contrastare il fenomeno del terrorismo, i capi, quelli che decidono, non sanno da che parte cominciare, o se lo sanno lo nascondono bene, ed ho tanto l'impressione che siano lì come micetti ciechi, a promulgare misure inefficaci. Perché se lo fossero qualche risultato lo si sarebbe visto. Quindi mi appare inevitabile chiedermi se davvero non sia meglio ammettere che siamo in guerra e prendere delle serie misure conseguenti invece di proseguire a far passare gli episodi terroristici come sporadici ed imprevedibili, come frutto di una guerra di religione molto poco credibile ... e spargere sui social immagini tanto lacrimevoli quanto inutili.
Che poi la gente sul web si interroga ...

Così sono in difficoltà: per un colpo di Stato si deve cambiare la foto profilo, metto la bandiera turca, c'è un "je suis..." o basta scrivere un sempre valido "In questi casi occorre solo silenzio"? Chiarezza, regole, vogliamo certezze! 

dimanche 10 juillet 2016

Da piccolo ero cinese

È inevitabilmente sconfortante guardare attraverso nuovi occhi cose alle quali abbiamo già applicato la nostra visuale.

Lo dice Fitzgerald … nel Grande Gatsby; frase che riassume una cosa che mi accade spesso. Riuscire a farlo per ogni persona e situazione lo considero come una piacevole capacità di giudicare, ed anche una sorta di autodifesa. Una capacità benefica.
Da piccolo i miei genitori mi portavano in montagna con zie e cugini, in un paese dove la metà delle case erano abbandonate e l'altra metà ospitava una trentina di abitanti, di cui una decina erano miei parenti; lì stavamo per tutta l'estate. Quando le giornate diventavano troppo uguali, riuscivo a ritagliarmi delle lunghe passeggiate nei boschi, in compagnia di Bico e Tex, i cani dei vicini. Rientravo portando della legna per accendere la stufa, a volte dei funghi, altre volte fragole e lamponi, spesso delle susine con cui le zie producevano la marmellata per le nostre merende. Avevo anche tentato di costruire una sorta di rifugio segreto, ma non c'era nulla da spiare così avevo lasciato perdere. Nessuno dei miei cugini si sarebbe mai sognato di venire con me, principalmente perché erano più grandi e preferivano trafficare con i motorini. Per parte mia le poche volte che ero finito in piazza avevo dovuto subire le loro decisioni, un fastidio insopportabile da cui mi tenevo alla larga. Per fortuna non ero il solo a preferire la boscaglia e spesso con Roby e la Ros, partivamo in vere e proprie spedizioni di ricerca, che avevano le mete più disparate, il mulino oramai inghiottito dagli alberi, la chiesetta abbandonata in cima alla montagna, il ponte di legno che era stato costruito dai partigiani, le piazzole dei carbonari, la tettoia della sala da ballo dove dopo la guerra si festeggiò la liberazione. Ricerche che ci impegnavano per settimane e da cui spesso tornavamo dopo aver ritrovato qualcosa, una bottiglia scheggiata, un falcetto arrugginito, una padella bucata, una lampada a carburo. Un'attività collaterale che invece ci fu presto impedita, fu la creazione di piatti in terracotta, che realizzavamo con l'argilla recuperata dal torrente, e pretendevamo di cuocere in piccole fornaci improvvisate, come ci aveva spiegato BarbaCobbe. Attività troppo pericolosa per lasciarcela autogestire. Così mentre noi ci baloccavamo nella selva, il resto dei nostri compagni di scuola ci spediva cartoline da posti di mare che non avevamo mai visto e che cercavamo diligentemente sull'atlante. Tuttavia arrivò un momento in cui la vita in questa specie di paese dei balocchi cominciò a starmi stretta. Coincise con l'estate dei miei 17 anni. Ricordo distintamente, era la festa dell'Assunta, io e la Ros eravamo alla messa e continuammo per tutto il tempo a far cigolare la panca di legno su cui sedevamo, mentre Roby che faceva il chierichetto non vedeva l'ora di uscire. Al termine della messa Don Cicci disse: ma che avete quest'anno? Avete rotto i coglioni per tutta la durata della funzione. Filate a suonare la campana che inizia la lotteria.
In quel momento desiderai ardentemente non essere lì, tra quelle persone, sentii distintamente di essere in esilio da qualcosa di più interessante; dieci anni di estati al confino. Non era cambiato nulla rispetto agli anni precedenti, ma tutto mi appariva diverso, più stretto, guardavo con occhi nuovi quello che avevo sempre avuto davanti. Inutile dire che l'anno seguente mi rifiutai categoricamente di tornare e forte della mia maggiore età, intrapresi un interrail nei paesi del nord con alcuni amici, cosa che sollevò le ire dei miei, che per la prima volta mi vedevano in giro con persone che non erano parenti, anche loro iniziarono a guardarmi con occhi nuovi.

Ancora oggi, benché sia sopraggiunta una vaga malinconia del paese, non mi sognerei mai di tornare, principalmente perché, per la regola del non tornare nei luoghi della memoria, preferisco coltivare nostalgie e ricordare luoghi e persone oramai scomparse con l'utile filtro dell'oblio, che rende tutto perfetto e magico.

dimanche 3 juillet 2016

E non hai visto ancora niente

Quando sento parlare della fuga dei cervelli mi figuro sempre gente che si scogliona dell'Italia e va via. Punto.
L'altro giorno invece ho capito la vera e drammatica realtà di questa faccenda. A farmi subodorare il pericolo in cui incorro sono state una serie di notizie lette nel web locale; passi che la mia città non è rinomata per brillare di mentalità aperta ed imprenditoriale, ma il fenomeno è comunque preoccupante perché, mi son detto, se qui è così figurati cosa sta accadendo nel centro dello StatoNemico, in quella RomaLadrona di cui tanto si sparla.
La faccenda è (apparentemente) semplice; la Porto Antico spa, azienda che gestisce l'area con più attrattiva turistica dell'intera città, decide di fare un mercatino, quindi contatta gli ambulanti locali e gli dice: carissimi, che ne dite se una volta a mese vi diamo gli spazi per organizzare un bel mercato in cui vendere le vostre carabattole?
Nessuna risposta. Ma proprio nessuna. Sfangati!
Allora la Porto Antico spa, che essendo a partecipazione privata non ha molto tempo di stare a menarsela, prende il telefono chiama l'associazione degli ambulanti di Forte dei Marmi e gli dice: Venite?
E loro: Ok! facciamo il prossimo week end, ciao.
Appena saputa la notizia gli ambulanti locali hanno messo su un teatrino che levati, minacciando cordoni di protesta, boicottaggi, daje allo straniero che invade il 'nostro' territorio, mancati guadagni per colpa di prezzi convenienti, e tutta una serie di argomentazioni che avevano troppo il sapore dell'uva di quella famosa volpe. E ancora oggi ci sono attriti e mugugni.
Patetici
Se ti interessava accettavi, non facevi l'ambulante puzza-al-naso. Troppo comodo.
La morale alla questione, è che si trova ogni occasione per produrre lamentele capziose, e mettere in scena una protesta che ha del ridicolo, che crea attrito sociale e disagio ai cittadini.
Innanzitutto potevano rispondere anziché far “orecchie da mercante”, proporre una rotazione degli ambulanti per regione, magari degli scambi di piazza-mercato, se proprio volevano essere costruttivi. Ma a quanto pare il gioco preferito è quello di aspettare che gli altri facciano per poi boicottare, criticare, deridere. Questo atteggiamento inutile e controproducente è più esteso di quanto appaia e trasuda in ogni iniziativa, non c'è impresa, associazione, attività, evento dove non ci sia qualcuno che invocando una qualsiasi assurdità non riesca a produrre della merda da mettere in piazza per farla calpestare agli altri. Spesso per il solo gusto di farlo.
A dimostrazione di ciò è arrivata la notizia della protesta dei cittadini sulla sporcizia del centro storico; la bella trovata è stata quella di riempire con tutti i bidoni che hanno trovato in giro la piazzetta del museo, e li hanno stazionato per una mattinata di mugugni inutili. Poi tutti soddisfatti hanno sbaraccato e sono tornati a casa a mangiar trenette al pesto che la coscienza era pulita, la piazza un po' meno.
Preso atto di tutti i diritti di questo mondo, se proprio volevano far qualcosa di utile prendevano una scopa e si davano da fare; che senso ha creare disagio ai turisti che nulla sanno e che nulla possono? Portali ai dirigenti della nettezza urbana quei bidoni, portali al dirigente che taglia i turni perché hanno finito i soldi, ma devono garantirsi i benefit e una serie di altre faccende che per brevità di esposizione chiamerò: indagine per associazione per delinquere, corruzione e svariati reati in materia ambientale.
Ecco, questo mi sarei aspettato dai protestanti, ma a nessuno pareva importare, erano troppo impegnati a star lì con le mani in mano, parlare coi giornalisti e far passerella del loro malcontento davanti ai turisti, certi che così avrebbero risolto tutti i loro problemi, che i vertici aziendali (quelli non indagati) avrebbero prontamente mandato una squadra di spazzini a nettare le pietre ricoperte di escrementi e monnezza e tutto si sarebbe risolto. Nessuno che si sia chiesto: ma questa sporcizia chi la produce? Non sarà che prima di pretendere che puliscano dovremmo essere noi a non sporcare?
Questa è la vera fuga dei cervelli, ma non delle persone che vanno via, ma di quelle che restano.

Bisognerà far qualcosa, mi son detto, ma per ora non ho alcun suggerimento da darmi, e tanto meno da dare, anzi temo di dover attendere il rientro del mio cervello fuggiasco, sempre che poi abbia voglia di confrontarsi con quelli locali.

dimanche 26 juin 2016

E tu aspetta un amore più fidato

Esteban si è sposato ed ha avuto due gemelli, lo dice il giornale. Lo avevo conosciuto quando lavoravamo assieme, ed avevo apprezzato che fosse capace di farsi i fatti suoi, distinguendosi dal branco di pettegoli da pausa caffè. Poi un giorno mi capitò di incrociarlo in sala mensa e scambiammo un paio di battute, mi era stato di aiuto, senza immaginare quanto, gli avevo chiesto un consiglio su come reagire agli atteggiamenti dello zoo di squilibrati del terzo piano. Avevo sempre pensato che di quell'ambiente non me ne fregava un cazzo, sino a quando era arrivata Sara. Con lei si riusciva ad avere un dialogo, ma non andava d'accordo con le altre. Prima di andarsene mi aveva confessato: ci sono giorni in cui vado in bagno a piangere! Se non ci fossi tu con le tue battute non avrei resistito così tanto. Ma adesso basta, ho un figlio piccolo e voglio stare con lui.
Se n'era andata così la Sara, senza salutare nessuno; per godersi la piccola peste, perché che senso ha lavorare tra queste vipere solo per pagare la retta dell'asilo? Voglio vederlo crescere e non spostarlo come un pacco dall'asilo ai nonni.
Aveva ragione. La partenza di Sara aprì un mondo in cui non avevo osato affacciarmi. Ne parlai con Esteban durante una pausa pranzo, un accenno distratto, pensavo non gli importasse, ma lui fu molto solidale, non me lo aspettavo, in fondo ci conoscevamo appena. Le sue parole furono un buon antidoto.
Quando poi conobbi Michele scoprii la fonte di quella sicurezza. Era motivante, faceva crescere dei bei pensieri. E tutto il resto non ti intacca.
Poi me n'ero andato anche io, salutando un paio di persone, dimenticandomi degli altri, ricordandomi di Sara che scappava in bagno, dei commenti caustici tipici delle persone meschine. Non li avrei più rivisti, andai via come se uscissi per un caffè, la scrivania vuota la trovarono solo il giorno dopo. Che soddisfazione.

Oggi la mia stima per Esteban è al massimo raggiungibile. Lo sto invidiando? Mi sono chiesto, forse un pochino si, per aver trovato la persona giusta al momento giusto, per la determinazione che non ho mai avuto, e soprattutto perché parlare con lui mi fa sentire migliore.

dimanche 19 juin 2016

Strage di panda allo zoo

Volevo mettere solo questa immagine, ma poi avevo voglia di scrivere

Post con immagine! non abituatevi perché sarà l'unica. Dunque ci risiamo, ennesima strage ed ennesima condivisione di bandierine varie sul web. Questa cosa mi irrita e non mi spiego il perché; non penso sia cinismo, forse è perché viene fatta in modo quasi automatico, che presuppone poco uso del cervello, tuttavia ho una parte razionale che mi porta a valutare l'utilità oggettiva di certe esternazioni-condivisioni. Cosa vogliono dimostrare queste persone esibendo sensibilità ad un determinato fatto di cronaca? Il loro spiccato senso civico-morale-religioso? Contrapposto a chi invece resta freddo e misurato, quindi insensibile e mostro? A voler guardare bene si potrebbe passare la giornata a condividere catastrofi, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La strage di Orlando ripercorre sui social l'esatta sequenza delle stragi di Parigi; cordoglio, foto di gente disperata, bandiere e colori appropriati, frasi adatte, pensieri profondi o meschini a scelta del candidato. Il messaggio che passa è: sono solidale con le famiglie delle vittime-condanno l'atto atroce-sono triste-mi sto strappando i capelli per il dolore.
Ed io mi chiedo: si può essere tristi per la morte di persone di cui non sapevamo nemmeno l'esistenza?
Penso di si, ma in modo moderato, è una tristezza tangenziale, perché queste vicende coinvolgono pensieri più ampi della morte del singolo (o almeno dovrebbe essere così). Per quanto mi riguarda è più forte la tristezza ideologica che mi provocano fatti del genere. Se devo pensare ad un esempio concreto e personale, penso a quando passo accanto al sacrario delle vittime della prima guerra mondiale, e mi dico: a pochi centimetri da me, dietro queste lastre di marmo, ci sono i resti di persone che sono morte perché credevano in un ideale, o semplicemente sono state vittima degli eventi, hanno affrontato la morte con coraggio, oppure ci si sono trovati davanti loro malgrado, avevano tutti tra i 19 e i 24 anni e sicuramente nessuno di loro ha scelto di morire da eroe come un certo regime ci ha fatto credere. Rimango lì un paio di minuti a riflettere sul senso della vita, questo pensiero mi rattrista, ma in modo parziale, e non perché quei morti siano distanti nel tempo, ma perché penso con rammarico a tutte le cose che quelle persone avrebbero potuto fare se le loro vite non fossero state spazzate via dalle decisioni di altri. Ed è la retorica di quel periodo che mi preoccupa di più, le idee malsane che fecero sembrare giusto spedire al massacro un'intera generazione, e ritrovare parte di quei microbi nei pensieri di oggi mi fa capire che sono morti invano. Ed è questo che mi rattrista.
Lo stesso mi accade per le morti di Orlando, di Parigi, gli affogati nel mediterraneo, e tutte quelle vittime (loro malgrado) che il web consegna al palcoscenico social. Non credo sia insensibilità, ma un senso di misurata malinconia, a cui associo la mia personale incapacità di mutare la situazione a cose fatte, e forse anche di trovare un modo differente di comunicare la mia solidarietà e disapprovazione.
Quindi non mi capacito il dolore immenso che esibiscono alcuni quando il web macina le notizie delle stragi, della morte di un cantante, o di un famoso dello schermo. Così come non mi sento coinvolto dell'euforia sfrenata che impregna i dopo partita, o l'ottenimento di diritti che dovrebbero arrivare per naturale conseguenza della democrazia e non per il perseguimento di lotte e battaglie politiche ed ideologiche. Penso questo perché credo che le vere gioie, siano date da qualcosa di più vicino e concreto, tangibile e controllabile; lo stesso per i dolori Il resto mi pare essere tutto un teatrino utile per suscitare facili sentimentalismi, così utili ai pennivendoli per smerciare spazi pubblicitari. Altra ragione non trovo!


dimanche 12 juin 2016

Del cavar sangue dalle rape

Per quanto provo a concentrarmi su notizie positive, ne trovo sempre qualcuna che rovina la giornata; è un po' come sentire l'odore dell'unica mela marcia in mezzo a venti buone. Ciò mi ricorda che l'essere umano è profondamente meschino inside, e bastano pochi deficienti per sconfortarmi.
La notizia di oggi è tutta locale; hanno finalmente sgominato una banda di ladri che imperversava nell'ospedale pediatrico, specializzata nel furto di tablet e cellulari dei piccoli pazienti. La cosa squallida erano i basisti, gli addetti alle pulizie e i genitori di altri pazienti, la cosa era talmente diffusa che non è passata inosservata. Questa gente meriterebbe di finire in galera per almeno venti anni, e non sarebbe abbastanza, perché rubare a persone indifese e per di più malate è un atto di una vigliaccheria immensa. Che atto ignobile.
Altra faccenda sono le tante (troppe) notizie di violenza e maltrattamenti in asili e case di riposo da parte di chi invece dovrebbe insegnare ed assistere. Anche qui le denunce si sprecano e non passa periodo che non ne salti fuori una nuova. Penso ai bimbi che subiscono senza potersi ribellare, che vengono accompagnati da genitori ignari in strutture dove saranno umiliati. Trovo questi episodi rivoltanti, e mi piacerebbe davvero sapere come fanno i responsabili a guardarsi allo specchio, a convivere con questa doppia personalità, ad avere la stima di parenti ed amici  Temo che questo sia un 'crimine' che non si lava via nemmeno dopo essersene pentiti, perché è facile e troppo comodo pentirsi e chiedere scusa dopo essere stati colti sul fatto. Questa è gente disturbata che va allontanata per sempre dalla società civile, non c'è recupero o riabilitazione possibile. Quando prendo atto di questi comportamenti mi sento schiacciare da un macigno, al pari di Sisifo.
Mentre mi sconfortavo in questi pensieri mi è capitato di assistere ad un episodio che, se pur minimo, mi ha irritato moltissimo e che ho assunto immediatamente a indizio della deriva in cui versa la società in cui mi trovo. Stavo scendendo in centro storico, passando per quella ragnatela di vicoli e passaggi che ospitano botteghe e laboratori; davanti ad una piccola bottega orafa c'era il proprietario che, bottiglia alla mano, provvedeva a spruzzare di acqua le pietre del vicolo per poi spazzarle. Mentre tutto ciò accadeva, un tizio, si avvicinava per salutarlo e con fare forse scherzoso o forse serio (non ho capito) gli dice: oh buongiorno, ah ma sta pulendo eh?! pensavo STASSE pisciando!
L'orafo, un signore di mezz'età, ben vestito, si è girato interdetto ed ha risposto al saluto, con un sentore di gentile imbarazzo. Il tizio, anche lui vestito in modo degno si è fermato come per conversare, probabilmente pensando di aver detto una spiritosata di cui ridere. Per fortuna non è accaduto, e la reazione fredda dell'orafo ha denotato un certo fastidio. Mentre transitavo mi sono detto: ma perché non gli rispondi: ma che cazzo dici coglione? Secondo te mi metto a pisciare fuori dal mio negozio, in pieno centro cittadino? Ma vattene affanculo!
Questo meritava, questo gli avrei detto io. Ma forse la battuta era talmente meschina che l'orafo è stato preso alla sprovvista. In certe situazioni la prontezza di riflessi è fondamentale.
Ora penso che se una persona, anche per scherzo, anche per confidenza, mettiamoci tutte le attenuanti del caso, ma se una persona arriva ad un simile livello di squallore, non merita molta stima, perché solo l'aver pensato e poi detto quella frase denota una tara mentale difficilmente colmabile con il raziocinio, che possiamo chiamare anche buongusto o educazione o come accidenti si vuole, ma come diceva mio nonno sarto: c'è poco da fare, non c'è stoffa!

dimanche 5 juin 2016

Artemidoro e l'interpretazione dei sogni

La stanza è apparentemente deserta, ma in realtà, dietro ad una sorta di parete curva formata dagli scaffali dei libri, si cela il mio interlocutore, di cui intravedo solo l'ombra proiettata sulla parete dall'unica finestra, da cui proviene una luce lattiginosa, filtrata da una spessa vetrata a rulli multicolori. Davanti a me, sopra un grande tavolo in legno dall'aspetto vissuto ci sono vari libri rilegati in cuoio. Ne prendo alcuni, scorrendone i titoli, per metterli velocemente in una borsa di tela scura. Mentre mi appresto a uscire, una voce da dietro la libreria mi interroga come a continuare un discorso avviato, ma di cui non ricordo l'argomento:
- e se scegliessimo di vivere unicamente in una realtà costruita da noi?
- questo ci renderebbe folli! Replico con freddezza.
- e se così fosse, non è meglio di una vita fatta di disperazione?
Mentre rifletto su una possibile risposta, un colpo di vento spalanca la porta e il pavimento scompare facendomi precipitare dentro ad un pozzo di cui non vedrò mai il fondo perché mi sveglio prima. Così la questione resta senza risposta: quanta parte della realtà che ci costruiamo è una via di fuga dalla disperazione? Il dubbio rimane sino al prossimo sogno.

dimanche 29 mai 2016

I vecchi rincoglioniti lo erano anche da giovani

Questa truffa è vecchia come il mondo, ne sento parlare da sempre anche se con leggere varianti. Il meccanismo è semplice, due tipi abbordano un anziano, gli fanno credere di essere avvocati impegnati nella difesa di un parente prossimo, generalmente un figlio o un nipote; il malcapitato ha avuto un incidente ed ha bisogno di soldi, subito, per cavarsi dall'impiccio, la tempestività è fondamentale, serve a non far riflettere in modo che il vecchio sganci la grana.
Ora perché mai un nonno non dovrebbe contattare il nipote per avere conferma immediata di ciò che due perfetti sconosciuti raccontano? Semplice, perché è un credulone. E creduloni non lo si diventa, si nasce.
E poi, per quanto impossibilitato dagli eventi, il nipote avvisa degli estranei, gli da precisissime informazioni e non si cura di avvisare il diretto interessato? Anche qui è chiaro che il vecchio non ragiona, e non è colpa della senescenza se non ha mai avuto capacità razionali.
L'affinamento della truffa fa leva su una peculiarità tutta nazionale, ossia l'idea (insita in ogni italiano che si rispetti) che pagando qualcuno ci si possa togliere dai peggiori impicci, che la si possa far franca allungando qualche mazzetta, la classica scorciatoia pronta per il corrotto di turno.
Per esempio la storiella del nipote di oggi lo vuole alla guida di un'auto, ubriaco, e per questo arrestato. Quindi urge pagare dei legali, per risolvere in fretta la situazione. In fretta, è fondamentale.
E solo pagando subito, tutto questo può essere scongiurato immediatamente e senza conseguenze. Ma pagando chi?
Mica una multa o una cauzione, no! non gli organi competenti, ma dando il denaro ad un perfetto estraneo, che grazie alle sue conoscenze risolverà il problema. Molto comodo vero?
A questo punto mi chiedo se ci sia un nonno capace di sbottare: mio nipote è un coglione se guidava ubriaco, che resti in galera.

Ma questo non accade, penso perché i vecchi hanno la coscienza sporca, e questo i truffatori lo sanno; i vecchi pensano che il denaro sostituisca l'affetto che non sono stati capaci di dare ai loro figli, e non sono capaci di dare a nipoti. Nipoti che per parte loro sono stati abituati ad usare i nonni come dei bancomat, a sopportare quei vecchi rincoglioniti, noiosi e grezzi, da tollerare nelle interminabili cene di prammatica, ma con cui non hanno stabilito alcun dialogo. È per questo che il nonno è pronto a bersi la qualsiasi su un nipote che conosce appena, di cui ignora spostamenti ed abitudini, ed è anche talmente babbeo da credere che così facendo si conquisterà la sua stima, guadagnerà in benevolenza, e magari invece di essere sbattuto in un ospizio verrà tenuto in casa con la badante.

dimanche 22 mai 2016

Giuro solennemente di non avere buone intenzioni

Mentre cammino per il centro storico, attraversando un vicolo poco frequentato, incrocio Hagrid, lo riconosco subito e lui pare conoscermi perché con tono serio e confidenziale mi informa che devo seguirlo. Raggiungiamo un piccolo bar dall'aspetto polveroso, che non ho mai notato, anche se pare sia lì da almeno una cinquantina di anni, dall'interno tramite una passaporta nascosta nella cabina telefonica, raggiungiamo Hogwarts; lì trovo ad attendermi la McGranitt che mi porta nello studio di Silente. Dopo un breve colloquio ed una serie infinita di raccomandazioni mi viene dato l'incarico, insegnerò Babbanologia agli studenti del terzo e quarto anno.
La cosa è gratificante anche se sono l'unico insegnante babbano della scuola, cosa utile proprio in virtù della materia che insegno.
Durante la fine del primo trimestre, mentre svolgo alcune ricerche nella sezione proibita della biblioteca assisto ad una conversazione tra Silente e Caramell, il ministro della magia. È così che scopro di essere stato vittima di un incantesimo. I miei veri genitori, quando si accorsero che avrei usato i miei poteri magici per scopi malvagi, fecero un incantesimo per impedirmi di usarli, e mi abbandonarono dandomi in adozione ad una famiglia di babbani. La questione che si pone Caramell è: dobbiamo fargli recuperare i poteri ed insegnargli ad utilizzarli per il bene, oppure lasciamo perdere con il rischio che l'incantesimo si schianti e l'indole malvagia prenda il sopravvento?
Silente replica: non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte.
Arretro cercando l'uscita e nel farlo provoco la caduta di alcuni libri da uno scaffale, cosa che mi fa svegliare.
Ancora una volta mi scopro a fare un sogno collegato al libro che sto leggendo. Mi accade spesso, come quella volta che studiando i ponti in ferro dell'ottocento mi ritrovai a percorrerli uno di seguito all'altro, in rigoroso ordine cronologico, e mentre li stavano costruendo.

dimanche 15 mai 2016

Mi sto sul cazzo da solo

L'altro giorno stavo aspettando un'amica all'ingresso del cimitero, era mattina presto, e solitamente alla mattina presto mi stanno tutti sui coglioni.
Dunque ero lì che pensavo ai fatti miei, al fatto che non mi ero pettinato e togliendo il casco avevo peggiorato la situazione e all'amica che tardava, quando mi spunta davanti una mia vicina, di quelle con la vocetta acuta fatta apposta per spettegolare dai bisagnini. Siccome non la sopporto, di solito faccio finta di non vederla e non ci salutiamo mai. Così calco le mani nelle tasche e scruto l'orizzonte, verso la fermata del pullman; ma questa con l'aria di avermi colto sul fatto, si avvicina con fare saputo e mi dice:
Buongiorno EH! Cos'è che ci fai qui a quest'ora?
Ora c'è da dire che non avevo nemmeno preso il caffè, e il tono della domanda era davvero irritante, e il luogo chiamava silenzio e devozione; avrei potuto darle una non risposta, oppure esordire con un generico Salve, e forzarmi in un sorriso ebete, e poi inventarmi qualche balla credibile, sono bravissimo a trovarne per qualsiasi evento. Ma poi sono pigro, così le ho detto di brutto muso: mi faccio i fatti miei, ma se insiste a saperlo sono venuto a tenerle un posto. È contenta?

Oh, si è offesa … che gente strana si incontra al mattino davanti a Staglieno.

dimanche 8 mai 2016

C'è qualcosa che sbava sotto al server

Blog non trovato! Dice così e poi aggiunge: questo indirizzo è stato cancellato dal server per prolungata inattività.

Eh già, se uno non entra per un po' il server cancella. Chissà come farà un server a cancellare un blog, questo è un mistero, non penso lo faccia da solo; anche perché fatico ad immaginare il server come un'entità concreta. Tuttavia mi è capitato di vederlo, un server; quello dell'ufficio per esempio è una scatola di plastica grigia, che nessuno osa toccare per rispetto e perché credo sia considerato un po' come HAL 9000 di 2001 odissea nello spazio. A conferma di questo possiede tutta una serie di lucine verdi che lampeggiano o si accendono in alcuni momenti, come se facesse l'occhiolino e dicesse: ehi sono qui, vi vedo, rispettatemi o vi pianto un casino. Il tecnico del server ogni tanto viene a controllarlo, e dice a Carmen-la-segretaria: se questa lucina rossa si accende allora mi chiami. E le indica con il dito la spia, lei si china per vederla meglio, perché i server sono messi in basso, e lui le guarda le tette. Il server non è soltanto scatola grigia e lucine, il server ha anche un monitor e una tastiera; il monitor del server è un vecchio cassone dismesso: - ma tanto serve solo una volta al mese - dice il capo braccino che non vuole cambiarlo, anche se nella parte superiore è tutto sbiadito e il tecnico del server ci bestemmia dietro perché quando viene a guardare le tette della Carmen non riesce a leggere i codici di programmazione. Anche la tastiera è vecchia, e sporca, sporca di polvere e unto delle dita, che quasi puoi capire quali sono i tasti più usati dalla loia che hanno attorno. Ho letto che sulle tastiere ci sono più microbi che sulla tavoletta del wc, lo diceva un articolo di alcuni studiosi inglesi che hanno studiato la faccenda. Penso che per scriverlo siano venuti a fare la ricerca nei nostri uffici, e abbiano visto la tastiera del server mentre lui era preso ad accendere lucine verdi su file alternate, ma mai quella rossa. Forse hanno anche guardato le tette di Carmen-la-segretaria, ma a lei pare piaccia che gli uomini le guardino le tette - altrimenti sono froci - dice. C'è che molti non ci pensano affatto, a lavarsi le mani dico, i miei colleghi vanno in bagno e poi mica se le lavano le mani, perché anche quando manca il sapone non se ne accorgono e non si lamentano, e poi lo senti che l'asciugamani elettrico non si aziona; così tornano in ufficio e pestano sui tasti, poi fanno la pausa caffè, si stringono le mani e si salutano, e mangiano la focaccia, alcuni guardano le tette di Carmen-la-segretaria e poi giù di nuovo a pestar sui tasti. Se anche ci fossero dei microbi morirebbero schiacciati con tutto quel pestar tasti unti e bisunti, o scivolerebbero sotto; ma i microbi sono furbi e poi la ditta delle pulizie li aiuta a sopravvivere e passare dalle tastiere, ai telefoni, alle maniglie, agli interruttori e via così. Penso ci siano intere colonie di microbi che preferiscono stare in compagnia dei miei colleghi anziché soli su una fredda tavoletta del wc. Il mio capo questa cosa deve averla sospettata, perché la tastiera del suo pc è nera, e non grigia come le altre, e non è mai messa dritta, ma la tiene di trequarti, in modo che quando detta una lettera alla segretaria lei possa mettersi di trequarti come la tastiera. Lei si mette lì alla LillyGruber e scrive pestando sui microbi del capo con le sue unghie lunghe e laccate alla moda, e mentre scrive lui controlla il monitor e le guarda le tette. Ora non saprei dire come sono finito partendo dal server e passando per i microbi a parlare delle tette della segretaria, tuttavia è voce certa che se Carmen non avesse un reggiseno push up e quel golfino di cachemire scollato e di un paio di misure più piccolo, con il capo avrebbe molti più problemi e la spia rossa del server si accenderebbe di sicuro.

dimanche 1 mai 2016

Sequestro di persona

E poi ci sono quelli che ti trattengono, sono quelli che dopo un cinema, un teatro, una cena, al momento di salutarti decidono che per loro non è ancora abbastanza, e che vogliono avere l'ultima parola, e quindi resti lì, sulla soglia di casa, all'angolo della strada, sulla scala del posteggio, sul marciapiede davanti alla pizzeria, lì dove loro devono andare di là e tu di qua, lì a dirti cose inutili, e tu rispondi a telegramma e loro pare vogliano raccontarti tutta la vita; e gli dici ciao tre volte di fila, ma non sentono. Odio queste persone, le trovo fastidiose ed invadenti, gli indecisi del saluto, quasi avessero paura di perderti per sempre. Queste persone solitamente le saluto con un addio, per il puro piacere di farle preoccupare, per non dar loro le certezze che cercano, per ricordarmi che potrei decidere di non vederle mai più a mio insindacabile giudizio e capriccio. 
Addio!

dimanche 24 avril 2016

Teste di Rapa Nui

In questo periodo sull'ambiente se ne sentono di ogni, sino a pochi anni fa era il buco nell'ozono, che avrebbe fatto entrare nell'atmosfera radiazioni solari nocive che ci avrebbero incenerito. Di questa cosa non ho più saputo nulla, ma pare sia rientrata un paio di anni dopo che Moira Orfei ha smesso di usare la lacca per capelli. Adesso va di moda l'innalzamento dei mari, conseguente allo scioglimento dei ghiacciai, conseguenza del riscaldamento globale causato dall'inquinamento, causato dall'uomo che usa troppo le auto a gasolio immatricolate in Germania e tiene il riscaldamento di casa oltre i 24 gradi d'inverno e usa i condizionatori per mantenere i 18 gradi d'estate; e pare che anche le mucche abbiano le loro colpe pur non guidando auto tedesche, e vivendo in stalle senza riscaldamento o condizionatori, a loro basta una scoreggia. Tuttavia gli effetti di questo delirio di polveri sottili è sottile, e talmente a lungo termine che ognuno può dire la sua, certo che non sarà smentito se non tra una cinquantina di anni, ed a quel punto nessuno potrà ribattere, perché saremo estinti o ce ne saremo dimenticati. È invece certo che saremo studiati da qualche razza aliena con lo stesso interesse con cui oggi parliamo del giurassico (tra l'altro pare che anche i dinosauri scorreggiassero moltissimo). Quando penso a tutte queste faccende, non saprei perché ma mi viene in mente l'isola di Pasqua, perché la ritengo un caso splendido ed emblematico della stupidità umana, chi o cosa meglio di ciò che è accaduto su quella sperduta isoletta dimostra che l'uomo (inteso come razza) è un parassita ed inoltre è un parassita stupido? Quale esempio migliore per capire cosa stiamo facendo al resto del pianeta. Poi c'è anche un pensiero trasversale, calcolare la superficie dell'isola, il numero degli abitanti e il tempo che hanno impiegato a distruggerla, rapportare il tutto alla superficie del pianeta, fare le debite correzioni, etc etc ... ma per adesso mi astengo da questi calcoli poco statistici, per il solo fatto che qualunque previsione viene peggiorata in un attimo, basta una centrale nucleare, una petroliera, una piattaforma di trivellazione.