dimanche 27 septembre 2015

Del culto del cargo

Ora c'è questa questione del sud, per anni ed anni ne hanno parlato come di un problema in via di (ri)soluzione, ogni governo aveva il metodo vincente nel cassetto, un paio di anni e qualche miliardo di investimenti, ed era fatta; e fanculo i piani quinquennali dei rossi. Di anni ne sono passati almeno 150, ossia una trentina di piani Staliniani, ma visti i risultati, i soldi non si capisce bene dove cazzo siano finiti, e con loro sono spariti il Regno d'Italia, il Fascismo, la Dc, il PCI il PSI, la Margherita, l'Ulivo, e presto anche il PD, e al Sud sono ancora sottosviluppati, tali e quali.
Da quando lo StatoNemico ha chiuso i rubinetti, il Sud ha perfino smesso di sotto svilupparsi, perché non-ci-stanno-più-li-soRdi per la ricostruzione dell'Irpinia, per la Salerno-ReggioCalabria, per gli ospedali terremotati, per le infrastrutture faraoniche, per le elemosine ai soliti noti, per le città della Scienza in autocombustione, per i restauri urgenti di restauri mal eseguiti, non-ci-stanno-più-lì-soRdi, per le imprese in odore di camorra, per finanziamenti a fondo perduto, per l'agricoltura, per l'industria pesante e per quella leggera, per l'emergenza immigrati, l'emergenza maltempo, l'emergenza rifiuti, per l'emergenza cazzo.ne-so-basta-che-cacciate-lì-soRdi. Fine.
Persino le mafie hanno smesso di sotto sviluppare il Sud, sarà per questo che ora sono al Nord, impegnate all'Expò 2015, nel Mose, nell'alta velocità, nella bassa qualità.
In tutto questo gli abitanti del Sud, in 150 anni di dominazione da parte del Nord, hanno sviluppato il culto del cargo, una predisposizione al facile piagnisteo, direbbe qualcuno, alla speranza che le pene (e le tasche) degli adepti possano essere lenite dall'arrivo di un bastimento carico carico di … ma se il bastimento non arriva, loro emigrano, si mettono in salvo dallo StatoNemico, lasciano il posto, lasciano un vuoto, vanno a sotto svilupparsi altrove, non importa dove. Lontano dalla terra patria. Non è questa forse la miglior forma di rivolta non violenta? Non è questo forse il dettame del pellegrino dedito al culto del cargo? …

Questi movimenti religiosi, che a volte assumono carattere politico, sono interpretati dagli antropologi come una risposta al bisogno di colmare il divario tra le nuove esigenze derivanti dal contatto con la società industrializzata e la reale possibilità di disporre dei beni che questa produce.

Questo culto promette più (sotto) sviluppo di qualsiasi altro governo italiano da 150 anni a questa parte.

dimanche 20 septembre 2015

Suonala ancora, Sam

La casa è rimasta vuota per molti anni, così dicono i vicini; svaligiata dagli eredi, un naufragio di oggetti e ricordi, e poi dimenticata. Rivoltata come un calzino dall'impresa edile, troppo rumore e polvere.
A me non piacciono le vecchie case violentate a questo modo, sono un conservatore e mal sopporto la radicale cancellazione del passato, tendo a lasciarne traccia anche quando è un passato che non mi appartiene, che hanno vissuto altri, anche quando è un passato semplice e spesso insignificante.
Approfitto per andare di sabato, giorno in cui tutto tace, il vecchio parquet dell'ingresso aspetta di essere raschiato per togliere strati di cera e anni di scarpe. So che spolverandolo si vedrebbe il segno del porta ombrelli, le righe delle uscite frettolose per prendere l'autobus, le ammaccature dei molti traslochi.
Salgo la scala che conduce al terrazzo, una bella vista sui tetti grigi, lì non hanno demolito nulla e nella veranda vintage si trova ancora il carattere dei proprietari scomparsi, i segni dei loro quadri, i fori delle librerie, le tende alla veneziana ripitturate d'azzurro, una macchia di umido ha fissato l'altezza del tavolo da lettura sulla parete. Mentre mi immagino lieti pomeriggi estivi al fresco dell'altana, scorgo un angolo dimenticato, una nicchia sfuggita alla devastazione, dove nella polvere si sono rifugiati degli spartiti musicali che probabilmente non servivano a nessuno; oggi il pianoforte non è più di moda. Fogli ingialliti e consumati minuetti, quaderni dagli angoli arrotondati; tanto Chopin, notturni, valzer, Beethoven, la patetica, Liszt, Mangiagalli, la campanella di Paganini. ecco il carattere di chi c'era prima. Così, ora lo sento, è il suono del pianoforte, giù da basso, solfeggi di ragazzini svogliati. E poi tra le pagine di Chopin ecco spuntare uno spartito autografo, un foglio ingiallito, una canzonetta d'amore …
Vorrei dirti tante cose belle,
vorrei dirti t'amo più del sol
perché tu sei la vita per me
sei il mio più grande amor
A Maria, 17 giugno 1945: recita la dedica. Ecco il nome della proprietaria della casa, per me è ancora lei a ricevermi, ora che pare terra di nessuno. Chissà forse il ricordo di una promessa di matrimonio, da accarezzare aspettando uno studente ritardatario.
Mi è già accaduto altre volte, di scovare il passato là dove pare non essere rimasto più nulla, riesumare ricordi là dove altri coprono, distruggono e dimenticano.
Io questi me li prendo! Penso subito, preparo il mio bottino, in un sacchetto improvvisato e scappa un ultimo foglio. Una poesia, forse il saluto di Maria al mio ritrovamento(?)

Clessidra.
Non mi bastava
l'arco delle braccia
un tempo
per catturar la vita
ad ogni aurora
Oggi io tendo
il cavo della mano
e raccolgo sabbia
dell'esausta clessidra
ma talvolta trovo
una pagliuzza d'oro
e si fa chiaro
il mattino

Da Tina a Maria, con l'augurio di un natale sereno e coraggioso, 21-12-002.

Chissà se quel natale è stato davvero coraggioso.
Scendendo per uscire chiamo: Maria? È più forte di me, la tromba della scala risuona quel nome che oramai conosco solo io, è il mio segreto per questa casa che non vedrò più, ma chissà quante volte quel nome è risuonato. Mi figuro altre perdite, nelle stanze sottostanti, piccoli oggetti schiacciati dai calcinacci, dalla demolizione dei pavimenti; la chiave di un cassetto scomparso, una forcina per capelli, l'angolo di una piastrella decorata del bagno, un bottone di madreperla, mezzo francobollo, una gomma attaccata sotto al davanzale, alcune tacche di matita, con il nome Giovanni sullo stipite della porta, il segno delle mani unte sull'angolo del muro vicino all'interruttore. Al piano sotto hanno quasi finito, ma la nuova casa non mi piace, è troppo minimal, una modernità da rivista, snob, troppo bianca, troppo vuota. A Maria questa devastazione non piacerebbe ne sono sicuro, è forse per questo che il secondo bagno è venuto così brutto, là ci stava bene una dispensa, al massimo una cabina armadio, non quel cazzo di bagno cieco con il sanitrit, troppo stretto, troppo asettico. Inadatto.
Sarà una casa senz'anima, senza musica, senza cuore.

dimanche 13 septembre 2015

Dei goloidi e dei disservizi

L'altro giorno sentivo l'ennesima notizia di un disservizio italiota, non ricordo nemmeno i dettagli della faccenda, perché quando ascolto queste notizie vengo preso dallo sconforto e tendo a rimuovere. Tuttavia è sempre più frequente il dubbio che certi avvenimenti diventino una grana solo per l'Italia, mentre all'estero, lo stesso problema, o non è un problema, oppure è reso meno complesso da manutenzione, prevenzione, previsione ed altre parole magiche di questo genere. Su quest'onda mentre all'estero piove molto, in Italia ci sono le bombe-d'acqua, mentre nei paesi del nord Europa nevica in Italia c'è l'imprevedibile-bufera-di-neve, con temperature glaciali che riescono a bloccare la circolazione dei treni, il volo degli aerei, e mettono in ginocchio intere città. Sempre per questi motivi, il caldo è africano e può quindi far cortocircuitare i condizionatori portatili di uno scalo internazionale, mandando a puttane 80 milioni di euro, la siccità può causare incendi ai bordi dell'autostrada, tali da compromettere la circolazione delle auto, i viadotti possono cedere, isolando interi territori, le frane possono portarsi via linee elettriche, acquedotti e gasdotti, interrompendo le forniture, perfino la semplice raccolta della spazzatura può diventare emergenza, e costringere i cittadini ad appiccare incendi ai cumuli di spazzatura, ed in questo modo ammorbare l'aria con fumo tossico per intere settimane. Tutto questo può accadere in Italia (e solo qui) oppure in un qualsiasi altro paese in via di sviluppo (ma spesso anche no). Per tutte queste ragioni e molte altre, che emergono dalla semplice e superficiale lettura di un qualsiasi quotidiano, ho maturato la certa certezza che in Italia nei posti che contano, quelli dove si decide, quelli dove si dovrebbero pensare le cose per renderle facili, economiche, fruibili, quei posti dove Lo Stato entra in contatto con I Cittadini, la gestione della cosa pubblica diventa parte della vita delle persone, ebbene quei posti sono assegnati a persone affette dalla Sindrome di Down.
Per ora non ho trovato altre spiegazioni per chiarire il fenomeno, ma questa mi pare davvero una tesi da spendere per consolarmi quando mi trovo in una situazione di pubblico disagio, l'interruzione di un servizio, un qualsiasi sciopero o malfunzionamento, o semplicemente quando scorgo gli effetti della sciatteria italiana; così penso subito a quel povero dirigente-down, addetto-down, impiegato-down, amministratore-down, che è stato incaricato di risolvere quel problema, gestire quel servizio, predisporre quel modulo, comunicare al cittadino, eseguire quel lavoro, e subito vengo preso da un sentimento di solidarietà perché come dice bene il Doctor:

Nella maggior parte dei casi non esistono cure risolutive, anche se adeguati interventi di sostegno possono aiutare gli individui ritardati a sviluppare al massimo le proprie potenzialità ed a inserirsi nella società. Amen

dimanche 6 septembre 2015

Degli autoreferenziati

Gli autoreferenziati sono persone che bastano a se stesse, fatte & finite; li riconosci subito gli autoreferenziati, soprattutto le donne, sono quelle che parlano, parlano e manco ti stanno ad ascoltare, refrattarie se gli fai un appunto o peggio se osi contraddirle. Loro non conversano, fanno un comizio, non esprimono un parere, pontificano, hanno teorie su qualsiasi argomento e le sciorinano come un sermone della montagna, come se avessero già programmato una conferenza stampa in cui le domande, se mai ce ne fossero, si fanno alla fine e se avanza tempo. Ho una parente autoreferenziata, una rompicoglioni che trova sempre il modo di chiamare quando è meno opportuno, spesso alla domenica mattina. Mi chiama per dirmi che è domenica e LEI si è alzata presto perché DEVE andare a messa, ed ogni volta mi chiede se anche io vado a messa, poi mi chiede come mai avevo il cellulare spento sabato che voleva tanto chiamarmi; inutile risponderle perché le sue sono telefonate sullo stile: messaggio in segreteria, qualsiasi risposta viene interrotta non appena capisce il senso del discorso, anche se è un senso dato da lei.
Da tempo, ho preso abitudine di non rispondere alle sue telefonate, sempre e comunque, avendo deciso che ogni suo argomento non mi è necessario, non mi interessa, ed il tempo anche breve trascorso con lei mi è inutile. insomma posso fare tranquillamente a meno di lei. La cosa ovviamente la manda in bestia, perché gli autoreferenziati sono spesso anche egocentrici e l'idea che qualcuno possa vivere senza assecondarli è concepibile solo in termini di maleducazione.
Ma questo è un suo problema, da cui ho imparato a prendere le dovute distanze; il pensiero di poter fare altro che ascoltarla, mi mette addosso un'insensata serenità, una pace ed una soddisfazione, che sono come la piacevolezza di un soffio di brezza in un'afosa giornata d'agosto. Quindi basta farmi fottere la carica della batteria del cellulare per ascoltare ore di fastidiose facezie, e magari passare il resto della giornata con il telefono morto in attesa di rientrare e recuperare il carica batterie. Così ora il suo contatto gode di una suoneria dedicata, un MP3 dal titolo: rumore del vento sugli alberi, così dicevano sul sito i suoni della natura. Molto piacevole da ascoltare, se capita di essere vicinissimi al telefono, un sussurro lontano, impercettibile.