dimanche 30 août 2015

Gli esperimenti dell'emiro

L'altro giorno stavo facendo un giro sul web, siti di notizie locali, d'informazione, forum, commenti dei lettori. Una cosa che mi è saltata all'occhio è stata il tipo di notizie riportate dai giornali, la politica locale, le iniziative, l'impostazione delle notizie e degli articoli ... c'è una grande differenza tra nord e sud, anche nel modo di affrontare i problemi e spiegarli. Se l'Italia è ripiegata su se stessa, soffocata dalla corruzione e dall'incapacità degli amministratori locali a trovare soluzioni, anche semplici, per rendere vivibile il territorio, preservarlo, migliorarlo, dare dei servizi ai cittadini ed alla città stessa, anche solo per mantenere la qualità ereditata dal passato; insomma il sud, a partire da Roma, fa da caposcuola a questa inerzia. Non saprei bene quali possano essere le cause, o meglio come sempre sono molte e si intrecciano, tuttavia non c'è assolutamente la volontà e la capacità di produrre delle soluzioni concrete e si rimanda, si evita, si passa il tempo ad almanaccare scuse per capire a chi si può scaricare il barile, si invoca la mancanza di denaro come se da sola fosse la panacea a tutti i mali, e si potesse rimediare col soldo a menti stitiche di soluzioni.
Saviano individua molto bene l'effetto di tutto questo e lo chiama: 'la sciatteria italiana' un mix letale tipico della nostra nazione, riconosciuto da uno che viaggia all'estero ed ha una visione accurata delle città; un fenomeno quello della sciatteria legato e forse frutto del malaffare che esclude la manutenzione a fronte di grandi interventi, sicuramente più utili per garantirsi quel lucro meschino sui lavori pubblici. Ma non è solo questo, la sciatteria italiana investe ogni aspetto del vivere, è un fenomeno contagioso che è arrivato anche al nord, e posso dire che la sciatteria italiana tocca chiunque, basta uscire di casa e guardarsi attorno. Il problema è che qualcuno se ne vanta, invocando la creatività, la libertà del vivere, genio e sregolatezza, e deride lo svizzero ordinato e ingenuo, l'austriaco ligio, il tedesco ubbidiente. Anche questo è il tipico atteggiamento dell'ignoranza che celebra se stessa, sorda al possibile insegnamento degli altri. Mi riservo sempre di scrivere qualcosa di più preciso in merito, con fatti e misfatti, ma poi vengo assalito dallo sconforto e lascio perdere. Tuttavia alcune regioni pare ne siano toccate parzialmente, per esempio Trentino, Val d'Aosta, parte della Lombardia, in generale le regioni che confinano con l'estero, sembrano poco colpite dal fenomeno, mentre altre soccombono alla sciatteria (vedi il caso di Roma Capitale), e da Roma in giù tutta Africa, come diceva qualcuno, richiamando con questo non certo la bellezza selvaggia del continente nero.
Così mi sono ricordato di una cosa che avevo letto molto molto tempo fa … c'era una volta un sultano illuminato, esso si dedicava alle lettere ed all'arte e voleva conoscere i popoli che governava, che erano assai diversi tra loro per cultura e carattere. Esso era convinto che questa diversità, lo spirito ed il carattere di un popolo dipendessero dall'influsso della terra su cui viveva. Per dimostrare ciò fece coprire il pavimento di una sala del suo palazzo con della terra proveniente da una regione dove le popolazioni erano iraconde, ribelli e feroci, poi fece stendere sopra dei pregiati tappeti e diede un banchetto, a cui invitò i suoi ambasciatori, e si mise ad osservare il comportamento dei commensali.
Quello che accadde fu che gli ospiti si accoltellarono dopo una lite furibonda, e L'emiro ebbe conferma delle sue teorie. Cosa ne fece della terra non lo si sa. forse vasetti di balisico per le sue mogli. E' chiaro che questa cronaca medioevale non fa certo regola; tuttavia verrebbe da chiedersi se il Sultano non ci avesse visto lungo, e se non è la terra, è il clima, il cibo, gli influssi celesti, il magnetismo terrestre, la genetica? e se fosse la conformazione del cranio come molti e molti anni dopo avrebbe ipotizzato Lombroso con i suoi studi? Magari anche tutto insieme, ma qualcosa c'è se certe regioni restano aree depresse, si avviluppano su se stesse incapaci di maturare un cambiamento, ma devo anche spezzare una lancia in favore di questo sultano, ricordando di come i popoli barbarici, che nelle loro terre producevano manufatti acerbi dal discutibile valore artistico, giunti sul suolo italiano diedero vita al romanico … Insomma potendo portare della terra in Italia, da quale nazione si potrebbe prendere? Escludo la bara con la terra di Transilvania …

dimanche 23 août 2015

Non tutti i mussulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani

Diceva così Oriana Fallaci; frase che potrebbe quasi sembrare una battuta caustica alla Ennio Flaiano;
mi sono chiesto cosa direbbe oggi, dopo Palmira, dopo le esecuzioni siriane, dopo Charlie Hebdo, lei che venne accusata di essere razzista quando espresse i suoi ragionevoli dubbi sui figli di Allah, lei che si sentiva come l'inascoltato Gaetano Salvemini che nel 1933 metteva in guardia gli USA dal pericolo tedesco. La questione terrorismo mi preoccupa, soprattutto perché ci sono tutti gli elementi per preoccuparsi ma pare che si faccia a gara per ignorarli. Dopo la morte di Bin Laden, l'impressione che avevo avuto era stata che la faccenda era conclusa. Ciao. Punito il mandante dell'11 settembre la questione era chiusa. Probabilmente lo avevo sperato, e come me molti occidentali. Non era così! i mussulmani, a differenza degli italiani, hanno la memoria lunga, vivono in un eterno medioevo e quindi hanno una cognizione del tempo differente dalla nostra, per loro le crociate sono accadute ieri, al massimo l'altro ieri, se ne ricordano, le invocano quasi le avessero vissute personalmente, quasi avessero visto Goffredo di Buglione arrivare con le sue armate alle porte di Gerusalemme per reclamare il SantoSepolcro. Per loro gli infedeli (cioè noi) sono sempre da decapitare perché invasori, hanno solo cambiato il modo di vestire, ma vanno comunque eliminati sia che abbiano una croce rossa sulla corazza o giacca e cravatta. In compenso loro portano sempre la sottana, che ben rappresenta la fissità della loro cultura e dei diritti feudali (ovviamente medioevo richiamato con forte accezione negativa).
Oggi la presenza dell'Isis nelle nostre città, mica solo in Siria, mica solo in Libano, mica solo in Arabia, ci ricorda che la guerra santa al contrario, è cominciata. E noi, noi occidentali, non siamo preparati a fronteggiarla, non è questione di crisi economica, potenza militare, armi chimiche o nucleari, noi quella guerra santa l'abbiamo già persa, perché la nostra società è perdente, perché ci stiamo sgonfiando, nella corruzione, nel malaffare, nell'appiattimento della cultura, nel livellamento al ribasso della qualità di vita, nella 'laicità' degli stati. Ma non una laicità che sostituisce la religione con una più illuministica morale laica, no! Una laicità che svuota, che toglie per lasciare spazio, una laicità che asseconda, ignora, avvalla e tace, una laicità priva di valori e quindi contaminabile da qualsiasi altro valore, se valore si può chiamare quello di una cultura ferma al medioevo, che impedisce alle donne di uscire di casa, andare a scuola, dal medico, dal parrucchiere; una cultura, se così si può chiamare, che ama il terrore, il sangue, la distruzione, l'annientamento senza ricostruzione. Una cultura oscurantista.
Tuttavia mi chiedo: cosa me ne frega a me, laico a togliere, che sto qui al centro dell'occidente decadente, se una donna di Kabul non può andare dal parrucchiere?
Assolutamente nulla! E se quella donna, che viene infibulata per tradizione e religione, così come un ebreo che viene circonciso per tradizione e religione, se quella donna non può uscire di casa da sola, non può guidare una macchina, leggere un libro, guardare la televisione, comprare una rivista di minchiate per donne, non può andare a partorire in ospedale, e deve stare in casa ad aspettare il marito, cucinare, stirare, pulire e fare figli barbuti e figlie sottomesse ed impure, se questa donna non può fare tutte queste cose, a me frega? Ora si, perché lo stesso pensiero-regime-mullah che le impedisce di fare tutte queste cose, ha la pretesa di farlo anche con le donne occidentali, e magari pretenderà che in quanto uomo io mi faccia crescere la barba ed inizi a girare con il turbante, e che per 5 volte al giorno mi rivolga verso la Mecca a pregare un dio di cui fondamentalmente non conosco nulla, perché sono laico a togliere, sono laico a lasciare spazio. Ma ci rendiamo conto dell'arroganza di questa gente?
Insomma a me, preoccupa che ci sia qualcuno che sotto il nome dell'Isis considera Roma il centro della mela marcia occidentale, e si prenda il disturbo di fare al mio posto, disturbo peraltro non richiesto; e non sto parlando di quattro beduini con una tenda piantata nella sabbia di un'oasi, ma di gente che prende su e te la ritrovi sotto casa con una bomba in mano. Gente che ci odia a prescindere, che imbottisce le bambine di tritolo le copre con il burqa e le spedisce ad esplodere nei mercati o sugli autobus. Questa è gente che ci odia in quanto occidentali, inutile tentare di capirli, giustificarli storicamente o culturalmente, consolarsi che non sono tutti così, non sono tutti così, ma ne basta uno imbottito di tritolo, degli altri che sono solo grassi, non m'importa.
Non c'è molto altro da fare se non difendersi. Ma non siamo capaci di farlo, perché? Perché nell'occidente decadente ci stiamo dentro come i maiali nella porcilaia, e il vuoto laico lo abbiamo riempito con il fango, perché siamo corrotti e corruttibili, perché non crediamo più nella nostra cultura, quella della riforma, quella di Giotto e Michelangelo, quelli che ci credono ancora sono una minoranza osteggiata; e il nostro glorioso passato, non siamo nemmeno capaci di preservarlo, conservarlo e tramandarlo, lo lasciamo sbriciolare dell'incuria, nei mancati restauri, lo mummifichiamo dietro recinzioni eterne, che meglio sarebbe processarlo e prenderlo a cannonate come le statue dei Buddha. Sarebbe più coerente.

Ma non mi piace essere giudicato un nemico dell'Islam solo perché vivo in occidente, ed in qualche modo sconto lo scotto di un passato che mi pare remoto, non mi piace essere condannato perché non mi sono fatto crescere la barba e non ho letto il Corano. Non mi piace questa arroganza e non mi piace chi la tollera, la avvalla, la sottovaluta.

dimanche 9 août 2015

Truffe telefoniche, come difendersi

Tempo fa avevo bisogno di parlare con l'Enel, non perché avessi necessità di passare quei tre quarti d'ora al telefono ad ascoltare delle voci registrate, ma per risolvere un disservizio. Essendo impossibile farlo in tempi brevi ho risolto di farlo via web, lasciando il mio numero di cellulare in un form del sito. Ero già impostato a smadonnare contro l'inutilità della tecnologia nelle partecipate, quando arriva la chiamata della signorina Enel, che si informa sul tipo di problema e mi destina a un tecnico. Converrete che tutto ciò è pura fantascienza, mai nell'universo conosciuto l'Enel ha risolto il problema di un utente in 24 ore e senza costringerlo almeno a 10 telefonate. Tuttavia è accaduto, sono stati gentili e competenti e soprattutto hanno risolto. Ma la notizia non è questa.
Alcuni giorni dopo, quando mi ero già dimenticato la faccenda, ricevo la chiamata da una tipa che si qualifica come La Doxa e mi chiede se può farmi alcune domande per un sondaggio statistico che durerà al massimo cinque minuti. Probabilmente in tempi non sospetti avrei risposto di si, e mi sarei sottoposto al questionario; ma questa volta ero prevenuto, innanzitutto perché avevo sentito parlare di queste telefonate in una trasmissione radio, dove il conduttore stava al gioco ed alla fine usciva fuori che tra le tante domande gli chiedevano in quale banca aveva il conto corrente, che è un dato sensibile … a quel punto l'intervistato chiedeva alla signorina come avevano avuto il suo numero di telefono, e la risposta era confusa, o meglio prima gli dicevano che era stato 'generato' a caso, ma poi saltava fuori che dell'intervistato sapevano nome e cognome, quindi tanto a caso non era. Poi lui li richiamava qualificandosi come giornalista, chiedeva di parlare con un responsabile e questi lo rimbalzavano. Tutte queste stranezze mi hanno fatto sentire puzza di imbroglio, e poi c'è sempre la faccenda che se ti cercano conviene a loro, così ho detto alla signorina gentile, che mi pareva strano che alla Doxa lavorassero anche di domenica pomeriggio e che comunque non avevo intenzione di risponderle. La cosa è finita lì.
Però mi son chiesto, ma questi della Doxa, i numeri da dove li prendono? Così ho pensato: vai a vedere che la signorina Enel e la signorina Doxa si conoscono, e si scambiano nomi e numeri; sempre che esista una signorina Doxa, o non sia una specie di associazione acchiappacitrulli. A questo punto ho concluso che tutta la faccenda della privacy è una delle tante gabole che ci propinano, un po' come il registro delle opposizioni, altra gabola per ingenui. Tutto un mare di cazzate a difesa del consumatore, che di fatto non viene tutelato in alcun modo, tutte regole che vengono tranquillamente disattese ed aggirate dalle aziende, perché tanto il singolo non può certo mettersi lì a rincorrere le violazioni e segnalarle, a chi poi? E dimostrando cosa e come?
Chiaramente se una società o un'azienda decide di rastrellare elenchi di numeri da consegnare ai suoi venditori per fare telefonate a raffica, non si fa certo lo scrupolo di capire se il chiamato ha piacere a ricevere offerte commerciali o rispondere a questionari, e bada solo al ritorno economico che una campagna telefonica può generare.

Vista con un'ottica molto egoistica, se la cosa prendesse piede, il rischio di ricevere una decina di telefonate al giorno è alto, in quanto il singolo è impotente a questo tipo di sopruso del proprio tempo, e siccome il tempo è denaro anche una semplice telefonata di cinque minuti per aiutare la signorina Doxa mi diventa inaccettabile. E poi mi chiedo: ci sarà un modo per rimbalzarli diventando pericolosi da richiamare?

dimanche 2 août 2015

Delle sagre e delle processioni.

Ho fatto lo scellerato errore di iscrivermi ad una news letters di manifestazioni locali; pensavo potesse interessarmi essere informato sugli eventi attrattivi per autoctoni e turisti, soprattutto in estate in cui è più piacevole star fuori alla sera. Ero anche contento di me stesso per essere riuscito ad interessarmi a manifestazioni che prevedono la partecipazione di molte persone, non che abbia l'agorafobia, ma ultimamente la moltitudine mi risulta fastidiosa, e piuttosto che intrupparmi nelle fiere, preferisco un quieto mercatino; penso per la legge statistica che se una certa percentuale di persone possono starmi sui coglioni, molte più persone danno una percentuale maggiore. Tuttavia dopo la prima settimana mi ero già pentito, non tanto per la frequenza fastidiosa con cui arrivano le notifiche, anche dello stesso evento, ma per il tipo di eventi segnalati.
Il primo post a darmi un vago sapore di 'tristezza globale' è stata la notizia che TrenItalia ha messo a disposizione dei treni speciali per la festa della Madonna di Montallegro a Rapallo. Sarà per il fatto di sapere una cattofesta attrattiva al punto da scomodare le ferrovie di Stato, che non si scompongono quando sopprimono i carri bestiame treni dei pendolari creando il conseguente disagio, ma trovano il tempo e i soldi per garantire il turismo regionale.
Così ho deciso che odio Rapallo. Rapallo era un paese della costa ligure, un piccolo paese di pescatori, che alla fine dell'ottocento aveva dedicato un pensiero al turismo d'élite, riempiendosi di belle ville e di un piacevolissimo lungomare con palme, giardini e fontane, proseguendo quel gusto tutto francese che a Cannes trova il suo massimo fulgore. Tutto bello sino agli anni '60 epoca in cui gli speculatori decisero che si poteva costruire la qualunque in ogni dove, così dopo aver costruito sino sugli scogli, oggi Rapallo è un posto di merda pieno di palazzoni anni '70 fitti fitti che manco si riesce a posteggiare. L'idea che un posto del genere sia in riva al mare non me lo rende più attrattivo di un viaggio a Gallarate. Ed anche quello che sopravvive dei fasti del passato ha comunque un sapore artificiale, risultando avulso dal contesto. Tuttavia le persone la amano ancora, principalmente per nostalgia del passato fastoso, e tutti quelli che non possono permettersi di andare a Santa Margherita, Portofino o Camogli, pascolano sul lungomare di Rapallo, convinti di essere in un posto figo, perché a Rapallo c'è il Club del Golf, ed una serie di negozietti griffati ed alberghi per figli di papà e milanesotti sboroni.
A seguire questa notizia c'era una presunta Sagra del Raviolo al ragù, organizzata in un posto che non ricordo, ma il raviolo in quel paese non ha nulla di tipico e nemmeno di estivo, ma evidentemente attira gente, più della sagra dell'insalata con i pomodori e il mais. Non ho nulla contro i ravioli sia ben chiaro, ma se un paese in cui la cosa più tipica è l'asfaltatura del sagrato della chiesa, e dove sino a ieri ci si ammazzava di noia, decide di fare la sagra del raviolo, ecco un po' mi sorge il sospetto che questo prodotto arrivi preconfezionato da qualche altro posto e allora mi chiedo perché mai dovrei recarmi ad una sagra del raviolo industriale e del ragù in scatola? Ficcarmi sotto a un tendone assieme a centinaia di persone sudaticcie e rubizze, con in una mano un piatto di plastica pieno di ravioli scotti, conditi con un ragù unticcio, e nell'altra un bicchiere di plastica con dentro un rosso della casa.
Tutto questo lo trovo assurdo, inutile e volendo anche una presa per il culo, soprattutto pensando a tutti quei posti in cui invece il prodotto tipico viene giustamente valorizzato ed è diventato una tradizione da perseguire tutti i giorni dell'anno, come la Focaccia al formaggio di Recco, il pesto di Prà, le zucche a Teglia e il bianco della Valpolcevera. Voglio dire non avrebbe più senso promuovere un prodotto locale, riscoprire una ricetta tradizionale, possibilmente genuina? che possa dare reddito e lavoro per tutto l'anno in virtù dell'indotto che crea? Che poi diciamolo, nel ripieno dei ravioli ci si mettono gli avanzi ... nonna lo diceva sempre.