dimanche 27 décembre 2015

Del selezionare babbei

Anche quest'anno mi sono arrivati i soliti auguri-di-natale-un-tanto-al-chilo; farli è semplice, si scrive una frase generica, o la si copia, (il meglio è riprendere quella dell'anno prima) e la si fa girare a tutta la rubrica. Per capirci è una cosa del tipo: ti auguro tanta felicità per Natale e tanta serenità per il nuovo anno, a te e alla tua famiglia (e la rava e la fava) segue firma.
Ora le cose sono due: se non hai voglia di romperti il cazzo a fare gli auguri di natale, non li fare, e ci esci grosso così, se invece non hai tempo lascia perdere lo stesso, fai un paio di telefonate alla nonna e ciao. Ma ci sono persone a cui piace ingolfare messaggerie e bacheche con angioletti, presepi, alberelli ed altre minchiate natalizie, con la pretesa (e qui arriva l'assurdità) che gli altri ne siano gratificati e ricambino. Una mia collega era fierissima di essere riuscita a fare gli auguri a tutte le sue amiche, a noi colleghi, alle suocere ed a una serie di parenti remoti, mentre faceva la corsa all'ultimo pacchetto regalo nel mercatino sotto l'ufficio. La WonderWoman del 23 dicembre è poi volata a casa a scongelare lasagne e mettere tutto sotto l'albero. Con gli smartphone la questione è rapidissima, perché la connettività incrociata permette di accomunare contatti social, rubrica cell e mailing list varie per poter inviare auguri di, antivigilia, vigilia, natale, santostefano, capodanno, epifania e capodanno cinese. Senza poi parlare di whatsapp e delle sue mirabolanti potenzialità. Quando avverto queste possibilità non so perché ma mi viene la pelle d'oca, spesso anche la nausea, perché gli auguri ricevuti con queste modalità, sono sinceri quanto quelli che mi arrivano dalla segretaria della ditta di ascensori del mio condominio.
La cosa quando viene fatta notare, anche con bei modi, irrita. Non saprei perché, probabilmente perché certe persone si aspettano che quando fanno qualcosa reputata giusta, il pensiero sia SEMPRE gradito, e sono così permalosi da risentirsi anche quando rispondi al loro augurio collettivo con un: cari Alberto, Laura, Mario, Michela, Sara, Ugo, Gennaro, Ilaria, etc, etc, ricambio i vostri sinceri auguri! Perché ci trovano qualcosa di 'offensivo e provocatorio' essere accomunati nella risposta a persone che non conoscono. Io invece dovrei sentirmi gratificato a ricevere un messaggio identico a quello che hanno mandato ad altri che non conosco, e semplicemente far finta di non saperlo.
L'ultima (per adesso) frontiera di questa deriva mentale, sono i messaggi su FB, croce e delizia dei social dipendenti, uno studio antropologico li potrebbe archiviare alla voce: richiesta di conferme per insicuri. La costruzione del messaggio è un mix tra la lagnanza e l'imposizione/ricatto con un retrogusto de 'ti sto mettendo alla prova' che ha davvero il sapore stantio di un'adolescenza complicata e mai conclusa. Ne posto uno trovato sulla bacheca di un amico, uno dei tanti che girano, così per dare l'idea ….

C'erano alcune conoscenze che non hanno risposto alla mia richiesta di amicizia... anche io non ho accettato alcuni... ho eliminato altri nel tempo, a causa della loro arroganza e alcuni commenti inappropriati. Non ho le cifre, ma i fatti! Così ho scelto la migliore soluzione. Sono felice per voi perché siete tra i miei migliori amici ... Ora vedo chi avrà il tempo di leggere questo post fino alla fine. Copia il testo nella tua pagina. Sono curioso di vedere chi si prende cura dell'amicizia che cerco di creare. Grazie per essere parte della mia vita. Copiare e incollare, per favore non 'condividere'. Questo è un piccolo test, solo per vedere chi legge e chi condivide solo senza lettura! ... Se avete letto tutto, selezionare 'mi piace' e poi copiare e incollare nel vostro profilo, così potrò anche mettere un mi piace anche io sui vostri

Sorvolando sulla sintassi, e con buona pace di google traslate … questo è un messaggio che non mi sentirei mai, e dico MAI, di propinare ai miei amici. Mi sono chiesto per quale motivo una persona dovrebbe trovare una cosa del genere condivisibile, obbligando i suoi contatti ad una catena di Sant'Antonio abbastanza inutile, per quale motivo? Non lo so e non nascondo che ho avuto il forte desiderio di cancellare questa persona dalle mie amicizie, ma poi ho risolto che sia peggio canzonarlo quando lo vedo di persona, tuttavia non sono riuscito ad esimermi dal postare un commento a questa tiritera … perché ho sempre il dubbio che FB sviluppi dei modi malsani di rapportarsi con gli amici.
Nel mondo reale (ammesso che abbia capito la differenza) non funziona così. I commenti di risposta li ho trovati altrettanto ipocriti, gente che pur di non condividere, ma volendo risultare diplomatica (ed amica), millantava improvvisi vuoti di memoria su come effettuare un copia incolla, scuse verosimili quanto un attacco di reumi alle dita.
Resta il dubbio di aver trovato un altro modo per selezionare babbei; in questo i social sono utilissimi.

dimanche 20 décembre 2015

Programma di lettura autunno-inverno {parte seconda}

[<= seguito]

Capita di rado di annoiarmi da me, mi sono invece accorto che è mi è più facile annoiarmi quando sono in compagnia di certe persone. La questione è recente e dovrò indagarla con attenzione, così mi sono chiesto: cosa è che (mi) rende una persona noiosa? perché a volte penso di essere io quello poco tollerante, così tendo a non dare troppa importanza al sopraggiungere della noia mentre sono in compagnia. mentre cercavo risposte, girellando per la biblioteca, mi sono imbattuto in una vecchia conoscenza, una persona persa di vista e dimenticata, quelli che te li ricordi solo quanto li incontri per caso. Pensavo di cavarmela con un saluto, ma poi mi sono ricordato che è natale, bisogna essere più buoni ed ho aggiunto un: come stai? Giusto per non apparire troppo scorbutico. Mentre discorrevamo mi sono accorto che stavo guardando le copertine dei volumi alle sue spalle, così mi son detto: sta a vedere che mi sto annoiando. Ed in effetti non stavo nemmeno ad ascoltarlo con attenzione, e pensavo … io sto qui a perdere tempo, mentre potrei scorrere tutti questi libri per cercarne uno da leggere, per trovare ispirazione in un titolo, e poi chissà se è rientrato dal prestito La bella estate di Pavese. Certo! potrei proprio leggere splendide pagine anziché star qui ad ascoltare racconti di cui non mi frega un cazzo, di una persona che probabilmente incontrerò tra altri dieci anni. I libri non scappano, ma c'era qualcosa che mi infastidiva nel modo con cui ero trattenuto, mi tiene in ostaggio, ho subito pensato. Questo pensiero mi ha provocato un sentimento di privazione, un abuso del mio tempo, come stessi subendo un danno. Così ho tagliato in fretta la conversazione millantando un appuntamento e mi sono allontanato pensando al guadagno in termini di pagine lette; era dai tempi degli esami che non misuravo il tempo in pagine. Mi sono messo in salvo, con una bugia, decisamente sono un pessimo elemento, ma tutti i misantropi devono evitare di sedurre gli altri con il loro atteggiamento compiacente, altrimenti la loro misantropia rischia di essere compromessa. Poi ho ricominciato a pensare alla noia, ero davvero annoiato? Il Tasso sostiene che la noia è nella natura dell'aria e come l'aria riempie tutti gli spazi, considerazione estrema ma condivisibile, pensando che fu scritta durante la prigionia. Sicuramente non è tra gli scaffali di una biblioteca.

Tasso: Che rimedio potrebbe giovare contro la noia?

Genio: Il sonno, l'oppio, e il dolore. E questo è il più potente di tutti: perché l'uomo mentre patisce, non si annoia per niuna maniera. 

dimanche 13 décembre 2015

Programma di lettura autunno-inverno {parte prima}

Aver fatto, o meglio ri-fatto, la tessera alla biblioteca civica mi ha portato nuovamente la frenesia della lettura. Se prima, non mi fregava un accidente di leggere, ora mi sono accorto che era una fase passeggera, tipo un raffreddore, che poi passa, inutile star li a prendere roba, lo fai sfogare e ciao. Il mio rapporto con il libro è sempre stato combattuto; ricordo la prof delle medie che un'estate ci aveva obbligato a leggere Sciascia, ho ancora i due libri che mi aveva appioppato e ancora oggi non riesco a guardarli senza provare un forte senso di noia, tuttavia non mi sognerei mai di buttarli o sbarazzarmene, preferendo esiliarli nella parte più remota della mia libreria. Da allora, prima di scegliere un libro sono sempre stato molto accorto, perché non c'è nulla di peggio che trovarsi in treno o in vacanza, assieme ad un libro noioso, è come avere un amico insopportabile appresso tutto il giorno. Un tormento. Superata la fase scolastica stretta, e quella liceal-universitaria le cose si sono sistemate, ed avendo lavorato per vario tempo in una libreria di nicchia, mi ero quasi abituato ad un rapporto di routine con i libri, ci si conosce e poi se è il caso ci si frequenta, come una relazione rodata. Poi c'è stato il periodo dell'estinzione, alcune delle mie librerie preferite sono scomparse, librai compresi, pure io sono scomparso per qualcuno di miei clienti affezionati e poi diciamolo … girare in una grande catena di distribuzione editoriale è un po' come passare dalla drogheria sotto casa al discount. Certo può capitare il colpo di fortuna, come andare alla Coop e scoprire che dopo lo scaffale: prodotti-per-la-casa, c'è lo scaffale libri-e-riviste, dove prendi il giornale, l'enigmistica e trovi una selezione di librucci, anche piacevoli, titoli non si sa come selezionati, ma che possono comunque risultare allettanti. Ho provato anche a sbarcare nel web, su Amazon, IBS e tutti quei siti dove si acquista online, ma è come passare al sesso virtuale dopo aver conosciuto Messalina. Superate tutte queste fasi ho deciso di tornare alle origini, istituendo il vecchio e caro prestito bibliotecario, cosa che mi permette di essere più spregiudicato ed avventuroso nella scelta dei titoli, tanto non lo compro e se non mi piace pazienza. Questa decisione mi ha causato un'aspra critica da parte di un'amica che caldeggiava l'acquisto dell'e-book reader (lei ne ha ben due di marche differenti) che poi fa status sosteneva convinta. Ma vuoi mettere come sia meglio avere tutti i libri a disposizione ovunque vai? Diceva. Ma vuoi mettere come sia più igienico che maneggiare libri toccati da tutti? Sosteneva. Ma vuoi mettere la comodità di avere mille titoli a disposizione? Ma vuoi mettere quanto costano di meno i libri on line? E non abbattono alberi e altre menate del genere. Come se i Kindle crescessero sui rami, senza provocare alcun impatto ambientale. Queste sue convinte considerazioni, sommate alla critica sprezzante per la mia decisione, mi hanno infastidito al punto da decidere un suo recesso da amica a conoscente. che a me la gente troppo talebana mi irrita, indipendentemente dal tipo di fissa che si prefiggono. Tuttavia, giusto per ingannare il tempo e non annoiarmi le ho replicato; sarà, ma vuoi mettere tenere in mano un libro? E se mi cade lo raccolgo e basta senza spiacevoli conseguenze, e lo metto in tasca e lo leggo dove voglio, contaminandomi di batteri, se è mio lo sottolineo, ci scrivo la data sul margine, un pensiero, lo sfoglio, si bagna? Lo asciugo, lo dimentico al sole sul tavolo in terrazzo, sull'asciugamano al mare? non gli accade nulla, mi ci siedo sopra, sempre nulla, lo lascio tre mesi sul comodino e non si scarica, lo lascio dieci anni nello scaffale, sempre nulla, ne leggo uno in salotto, uno in cucina e uno in camera, a rotazione, tocco la copertina, guardo la foto, la tela della rilegatura, è materico! Lo annuso e mi contagio sino a morirne! VA BENE? Il tuo e-book reader ficcatelo in culo! questo non gliel'ho detto solo perché arrivava la metro, dovevo andarmene e pareva brutto salutarsi così, con un vaffanculo al posto di un ciao.

[segue =>]

dimanche 6 décembre 2015

La vera storia di Lady Godiva e di Facebook

C'era una volta un signorotto che prometteva di abbassare le tasse ai cittadini, lo ripeteva ad ogni occasione, ma poi non lo faceva mai; questo accadeva nel 1010 a Coventry, che è in Inghilterra, e non oggi in Italia, come qualche malizioso avrà subito pensato. Il conte Leofric, questo era il suo nome, aveva una bella moglie, che esasperata dalle bugie del marito, gli disse: senti Leo, tu prometti e non mantieni, non mi piace essere la moglie di un cazzaro, cosa devo fare per farti rispettare la parola data?
Lui che era tutto preso a fare donazioni ai monasteri per garantirsi il paradiso, rispose: si si certo, se corri nuda in centro!
Lady Godiva, questo era il nome della moglie, a differenza del marito, era una donna attenta, ma anche bipolare, potenzialmente esibizionista e trasgressiva; così non si fece scappare l'occasione e sentendo aria di sfida disse: ok!
Il giorno seguente Leo la vide uscire di fretta e le disse: ma con quello che spendi di vestiti, dove cazzo vai nuda?
Esco a cavallo, vado al mercato a far spesa, te lo avevo promesso. Ciao ciao. Rispose lei con studiata naturalezza.
Leo passò un brutto quarto d'ora e poi ordinò che tutti i cittadini si chiudessero in casa.
Raggiunse la moglie al mercato e le disse: senti ok, ok, ok ... Io abbasso le tasse, lo prometto solennemente, tolgo l'imu, la tasi e lo jus primae noctis, ma tu rientra in casa prima che ti veda qualcuno.
E così fu che Leo mantenne la promessa, i cittadini di Coventry risparmiarono sulle spese, e da quel giorno Leo fu più attento a dir cose alla moglie quando era sovrappensiero.
Tuttavia nonostante le precauzioni si venne a sapere che un sarto curioso, socchiusa una persiana era riuscito a guardare Lady Godiva con le tette al vento; all'epoca non c'era ancora youporn e bisognava arrangiarsi. Questo fece infuriare Leo, che andò dal sarto e disse: tu hai disobbedito alla mia ordinanza, finirai sul patibolo! Ma il sarto rispose perentorio: se non vuoi che nessuno veda tua moglie nuda tientela in casa. Leo a malincuore ne convenne, ed in questo modo il furbo Peeping Tom evitò il patibolo e passò alla storia come il primo a rimanere cieco per quella faccenda del pasticciarsi troppo guardando le donne nude.
Questa storiella mi ha fatto ricordare la notizia in cui il buon Marc Zuckerberg annuncia ai suoi utenti che ogni foto, video, ed altra minchiata caricata come pubblica sul suo social, è sua! e ci può fare quello che vuole; compreso usarla per rivendersela e magari farci un botto di soldi. Se avete visto The social network, capirete che Marc non si fa certo scrupoli a sfruttare le idee degli altri, soprattutto se gli altri, usano un suo portale; e siccome stavolta non vuole sorprese, nelle condizioni di uso del suo sito, ripeto SUO, lo dice espressamente, ma c'è di più …

  1. Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo).

Questo ha sollevato lo sdegno e le proteste di moltissimi, che hanno scomodato privacy, diritti d'autore e copyright, l'opera d'ingegno ed un mare di altre favole per tutelare le loro elucubrazioni social. Sono saltati sulla sedia, soprattutto i fotografi della domenica che ad ogni scatto provano il brivido della svolta; i novelli Doisneau, provano un brivido lungo la schiena ad ogni like, e pure i romanzieri del sabato mattina che auspicano di salire agli onori dell'editoria informatica, ma anche i video maker che vorrebbero assurgere alla gloria et alla pecunia, magari aprendo online confezioni di giocattoli come il bimbetto americano che su youtube sta macinando visualizzazioni a strafottere.

A tutte queste persone mi sentirei di consigliare ciò che disse il sarto al caro conte Leofric: se non volete lesi i vostri 'diritti' tenetevi in casa i vostri scatti, scritti, pensieri, video, oppure pubblicateli alla vecchia maniera, alzate il culo dalla sedia e cercatevi una casa editrice-discografica-giornalistica, fate una mostra di foto in parrocchia, pagate e depositate il copyright, postate il video sul vostro sito. Se Zuckerberg si è inventato un sito fighissimo che in dieci anni ha fatto il botto nel web, e che recentemente vanta un miliardo di utenti connessi contemporaneamente, (e se non è globalizzazione questa) è comunque suo, ripeto SUO, e ve lo mette a disposizione gratis (si fa per dire) per le vostre puttanate; vorrete mica che non detti lui le regole di ciò che è SUO? Non volete perdere i diritti? Non postate. Il mondo probabilmente non se ne accorgerà nemmeno, o magari ve ne sarà anche grato.

dimanche 29 novembre 2015

Del fidarsi di gente che va dallo psicologo

L'altro giorno mentre parlavo con un amico, da cui potrei prendere le distanze e definirlo come un caro conoscente, forse anche un conoscente, insomma parlavo con questo e stavamo facendo un discorso generico e generale e ad un certo punto dice: eh lo so, lo dice anche il mio psicologo!
Bum! Hai uno psicologo? Non lo sapevo. Ma d'altra parte non è che uno dopo la prima seduta prende su il telefono e mi informa di essere andato dallo strizzacervelli. Eh si, perché se negli StatiUniti fa tanto di-moda avere uno psicologo, qui da noi la cosa è ancora vista come un segnale sospetto, che uno non c'è mica tutto con la testa; poi magari è solo confuso, o depresso, e cerca conforto ad uno sbandamento temporaneo, come penso sia il caso di questo amico-conoscente. D'altronde un tempo la confessione con i cattopreti sostituiva la psicanalisi, ma ora l'avvento del laicismo a togliere ha incrementato il lavoro dei confessori laici.
Quindi ho chiesto lumi al mio amico-conoscente, più che altro perché non ho mai capito una cosa, come cominci? Cioè, vai lì nello studio, dottore buongiorno – prego si accomodi – tu ti metti sul lettino, lui prende il quadernetto, e poi? Voglio dire, come comincerà una seduta psicoanalitica? Mi parli di lei - come in un colloquio di lavoro? Allora cosa mi racconti di bello? come dalla zia? Mistero. Così ho chiesto, tentando di non risultare indiscreto. Credo più che altro di aver capito che una persona arriva ad un punto di grande disagio, per cui pensa che uno psicologo lo possa aiutare a scoprire i lati nascosti del suo disagio, non tanto perché siano nascosti, ma perché sono inconoscibili se non hai studiato bene la faccenda. Poi il mio amico mi fa: guarda questo è molto bravo, e mi sono trovato benissimo sin da subito. Io su queste cose tendo ad essere molto empatico e così dopo averlo salutato mi sono chiesto: ma non è che forse mi servirebbe uno psicologo? Mentre tutto questo accadeva, in fondo al vicolo c'era un tipo ubriaco come una tegola che vomitava l'anima in un tombino, per cui per evitarmi lo spettacolo, ho fatto una strada più lunga che mi ha dato modo di riflettere con calma sulla faccenda.
La domanda era: come faccio a rendermi davvero conto se mi serve uno psicologo, dovrei chiedere ad uno psicologo, mica ad uno qualunque che passa per strada; ho pensato distrattamente al tipo del tombino, che magari in vino veritas … ma poi ho risolto di proseguire ad interrogarmi in solitaria; quindi vado dallo psicologo e gli chiedo: ho bisogno di lei? uhm, però c'è il rischio che probabilmente mi direbbe di si, direbbe: certo caro, a lei serve assolutamente uno psicologo (come me). È un po' come la faccenda di chiedere all'oste se il vino è buono. Allora mi sono detto: intanto facciamo una ricerca da italiano medio affetto da analfabetismo funzionale, mi collego al web e su google digito: come-faccio-a-sapere-se-mi-serve-uno-psicologo? Mentre lo scrivevo mi sono chiesto se non dovessi scrivere psichiatra, ma poi mi sono ricordato che lo psichiatra è per quelli gravi, ed ho pensato che fosse meglio iniziare light, che poi magari me lo dice lo psicologo: guardi a lei serve uno psichiatra, le consiglio un mio collega … nel frattempo prenda queste pillole … e l'oste ed il vino, e siamo daccapo.

dimanche 22 novembre 2015

La vita è troppo breve, ci son delle sorprese che non ti aspetti mai

Dice bene il Vasco, e poi aggiunge: se non sei felice come una volta non puoi dare la colpa a me! Ora che ha preso una piega più introspettiva, mi piace quasi di più, sarà che in questa zona grigia di riflessioni profonde mi ci ritrovo, perché mi piacciono le canzoni con un testo di senso compiuto. Ed ha ragione, quando meno te lo aspetti la vita ti mette davanti alle sue decisioni, e non ci sono cazzi, ti cambiano le prospettive in modo totale, il problema è che per accorgersene, e magari apprezzarlo occorre tempo. Pensavo questo oggi, vedendo i vicini trafficare in giardino; meno di un anno fa il figlio ventiquattrenne ha iniziato a frequentare una tipa, e la madre gli aveva fatto una serie di sceneggiate napoletane, a cui avevo partecipato mio malgrado … meglio con una puttana che con un'ecuadoregna! Era stata la frase più gentile proferita (urlando). Le piazzate erano proseguite, puntualmente ad ogni sabato. Risultato? Oggi siamo al matrimonio riparatore. E siccome la situazione è tragica, lei 23 anni disoccupata, e lui 24 anni disoccupato, vivranno tutti, felici e contenti, sotto lo stesso tetto, suocera e nuora a masticare aceto come nella migliore tradizione. Questo in effetti è un bel colpo di teatro da parte della vita, degno di tutte le piazzate precedenti, degno delle migliori telenovelas brasiliane. Pensa un po', mi son detto, che vicenda avvincente è accaduta accanto a me, chi se lo sarebbe aspettato un figlio così babbeo da ingravidare la fidanzatina dopo quattro mesi di storia; chiaramente papino non gli ha spiegato bene la faccenda dell'ape e del fiore; così lo troverò a spingere il passeggino, con i suoi piedi a banana. Sarà anche che la fidanzata è stata scaltra a farsi mettere in cinta, e sistemarsi, casa e mantenimento a carico dello sposo (?).
Non saprei se essere piacevolmente stupito da questa inaspettata capacità di sorprendere della vita, premesso che di tutta la faccenda non me ne frega una beata minchia, e l'unica cosa che mi auguro è che il poppante non pianga di notte per poter riposare tra 4 guanciali. Per il resto diciamo che ho una sorta di interesse scientifico-antropologico per questa gente, e mi figuro il fato, il destino, la provvidenza e tutte le altre variabili filosofico-religiose in grado di dare significato a questa faccenda; ossia che dopo tanto urlare, imprecare e contrastare, la suocera ingoierà il rospo, diventerà nonna e parente di meglio-una-puttana-che-un'ecuadoregna, e magari in vecchiaia si ricrederà, avendo una badante ecuadoriana che le cambia il pannolone e si vorrà mordere la lingua per aver sprezzato tanto la nuora … che in fondo i figli nelle mogli cercano la madre.
Ma in effetti: meglio una puttana che una madre così.

dimanche 15 novembre 2015

Dello scegliere Barabba

Da che io mi ricordi, quando gli italiani devono (possono) scegliere chi deve governarli, fanno la scelta sbagliata; alle elezioni puntualmente votano il partito che farà maggior danno alle casse dello StatoNemico, che alzerà le tasse dicendo di abbassarle, che introdurrà una linea di pensiero reazionaria, che annullerà con una riforma il poco-di-buono (inteso come azioni valide) fatto in precedenza, che si scoprirà più corrotto dell'opposizione, meno capace di ogni altra alternativa. Questa apparente stupidità della scelta, mi ero illuso fosse una deriva dell'Italia decadente, degna testimone dell'occidente decadente a cui i figli di Allah hanno giurato guerra; ma invece pare sia una regola che ci portiamo dietro da sempre. Per prenderla alla larghissima, dopo i fasti della civitas romana, spazzata via dalla corruzione e dal vizio, (pure loro) e da un paio di invasioni degli antenati della Merkel, le italiche genti non si sono più riprese; e nemmeno in quello che chiamiamo con pompa: Rinascimento, siamo riusciti a garantirci un periodo storico tranquillo, senza conflitti, stragi, epidemie ed altre menate politiche, e quando non ci pensavano i principi, ci pensava la cattochiesa con l'inquisizione.
Sembrerebbe che il periodo infausto si sia interrotto con l'arrivo di Napoleone, che si sarà anche rubato metà del patrimonio artistico italiano, ma ci ha lasciato chicche come la Repubblica Cisalpina, il Codice Napoleonico, il divorzio, tutti i suoi parenti al governo, ed un'altra mezza dozzina di belle novità, che da sole giustificherebbero il fatto che per vedere le nozze di Cana del Veronese io debba andare al Louvre anziché a Venezia; e mi piace pensare che se alla vigilia di Waterloo non avesse piovuto, (gli storici parlano di una bomba d'acqua) oggi potrei cantare la Marsigliese con il berretto frigio, anziché imprecare contro i nostri Barabba da operetta. Tuttavia come racconta superbamente Stendhal, ne La Certosa di Parma, il vuoto di valori che seguì la disfatta napoleonica portò i 'repubblichini' a piccolezze e folli meschinerie (penso degne dell'odierna seconda repubblica) per cui paradossalmente l'unica possibilità di assicurare stabilità politica era rappresentata dai reazionari. Un tornare indietro assurdo ma salvifico.
A tutto questo pensavo l'altro giorno mentre leggevo l'orrore di Parigi, e così mi sono ricordato gli scritti della Fallaci e i tanti avvertimenti che affollano il web a firma dei figli di Allah, che dicono: sgozzeremo i vostri parlamentari! La promessa non era rivolta all'Italia, ma ad un altro parlamento di sottane come loro. Tuttavia mi sono chiesto con turbamento: cosa accadrebbe se la minaccia riguardasse l'Italia? Se i barbuti volessero privarmi dei 'miei parassiti' cosa farei, come reagirei? E poi per sostituirli con cosa? Con fantocci al soldo di Maometto? Meglio l'impero del male o quello degli incapaci? Ci troveremo a difendere nostro malgrado i corruttibili Barabba?
A questo dubbio mi arrovello mentre come Fabrizio del Dongo, mi chiedo:

Affrontare la morte era niente, circondato d'anime eroiche ed amanti, di nobili amici che vi stringono la mano nel momento che spirate! ma come conservare il proprio entusiasmo, quando si è attorniati da vili bricconi?

dimanche 8 novembre 2015

Del coming out e dell'Italia

L'altro giorno sono capitato su un sito che tratta tematiche omosessuali, una sorta di forum, dove gli utenti postano le loro esperienze, si confrontano, chiedono consigli, o semplicemente esternano il loro pensiero; le vicende narrate sono varie, dai problemi quotidiani, relazioni sociali, problematiche di coppia, scuola, lavoro, il tutto espresso in modo molto educato e maturo. La cosa che mi ha colpito maggiormente tra le molte esperienze riportate è che la principale causa di disagio non è rappresentata dall'omosessualità in sé, ma dal rapportarsi con famiglia e società. Spesso la famiglia non accetta, tormenta e crea disagio là dove non c'è motivo di farlo; genitori che si vergognano, educatori che reprimono, giudicano e condannano, mal consigliano, temono l'enconnue.
Tutti questi atteggiamenti che vengono semplificati dalla parola omofobia, creano uno stato di tensione e difficoltà, spesso anche di paura, che provoca la nascita di paranoie e comportamenti innaturali; questi sono il vero problema, un problema indotto dall'ambiente e non dallo stato della persona. Come sempre non mancano le testimonianze da cui si deduce come l'Italia sia indietro non solo nella questione della parità dei diritti, ma anche mentalmente indisposta, volutamente disattenta, culturalmente impreparata.
Il quadro che emerge è davvero sconfortante e la cosa più deprimente è che alla fine il miglior consiglio, il più ragionevole ed adatto al momento contingente è: vista la situazione, prestate molta attenzione con chi fate coming out, se non è necessario non fatelo.
Un coming out sbagliato, può compromettere la pace familiare per sempre, la stima dei colleghi di lavoro, la relazione con i compagni di scuola, con gli amici, cambiare la vita peggiorandola; ovvero quello che potrebbe (o dovrebbe) essere un atto di rispetto verso gli altri, di coerenza e di fiducia, si trasforma in uno sciagurato errore, perché dal coming out non si torna indietro. A me questo clima non piace, lo stare nascosti, invisibili, discreti non per scelta ma per necessità, lo trovo un sopruso bello e buono, un sopruso ipocrita e subdolo. È in questi casi, in cui mi rendo conto di non essere fatto per vivere in Italia.

dimanche 1 novembre 2015

Delle sedie nei cimiteri

Nei cimiteri dovrebbero mettere delle sedie,
delle sedie comode,
per poterci star seduti per una preghiera o per quanto si vuole,
a parlare con i defunti,
a leggere un libro,
anche solo per guardar bene le tombe,
le fotografie, i fiori,
e quell'erba che cresce con le radici così vicino a chi abbiamo tanto amato.

dimanche 25 octobre 2015

Whatsapp & uozzap

L'altro giorno sono capitato su una pagina facebook davvero inutile, ma a suo modo interessante. La pagina pubblica, criptando opportunamente i numeri, i messaggi whatsapp che genitori e figli si scambiano nel quotidiano; scelti con il criterio dell'assurdità, dello scambio divertente o del disagio di una generazione che comunica con un'altra appropriandosi di un nuovo mezzo.
Tolte le italianizzazioni dell'inglese, per cui whatsapp diventa uozzap ed altre amenità del genere, mi sono letto una trentina di schermate, tutte molto simili e sconfortanti, dove la cosa che mi ha colpito maggiormente è il contenuto dei messaggi, da cui a mio avviso, si intravede un nuovo modo di concepire il rapporto genitore-figlio; pensandolo poi esteso ad ogni altro interagire sociale.
Faccio subito un esempio per far capire lo stile del 90% dei messaggi tra genitori e figli, alias comunicazioni tra down per una memoria da pesce rosso.
Scena: madre in ferie in una qualsiasi località, immaginatevela finalmente rilassata dopo mesi di lavoro e fatiche domestiche. Figlia abbandonata in città, dove per la prima volta nella sua (inutile) vita deve recarsi all'ufficio postale per ricaricare la poste pay; operazione che la manda nel panico. Un dialogo normale potrebbe essere:

1) Ciao mamma devo andare alla posta, dov'è?
2) In piazza! esci e vai a destra, poi al semaforo, gira a sinistra e prosegui sino in fondo alla strada e li vedi l'ufficio. Ciao.

Totale: due messaggi, mezzo minuto di comunicazione.
Ma con uozzap, una figlia decerebrata e una madre apprensiva, la cosa diventa:

1) Mà, devo caricare la carta, come faccio?
2) Che carta?
3) La postepay (faccine)
4) ah … devi farlo alla posta
5) e dove si trova la posta???? (faccine)
6) Esci da casa e vai a destra.
7) Ok vado subito, spero di fare in tempo (faccina)
8) a che ora chiude?
9) Mi pare alle 13
10 oky allora vado adesso
11) perché devi ricaricare la carta?
12) Devo comprare le scarpe sul sito
13) Dove!!!??
14) sul sito di Zalando, voglio le Converse come quelle della Flò
15) ok
16) sto uscendo dove vado? (faccina)
17) Vai a destra ok?
18) ok a destra
19) e poi che faccio?
20) Sei arrivata al semaforo?
21) No dov'è? (faccine varie)
22) Vai avanti
23) ok
24) ecco sono al semaforo, e adesso?
25) Ora vai a sinistra
26) dove c'è la lavanderia? (foto della vetrina)
27) Si esatto prosegui
28) ok
29) mamma non lo vedo (faccina)
30) cosa?
31) L'ufficio postale.
32) Devi arrivare alla piazza
33) ok (faccina)
34) fatto sono in piazza, l'ufficio è aperto
35) bene
36) ho preso il biglietto sono 138esima
37) ok
38) ora compilo il modulo ci sentiamo dopo
39) d'accordo fammi sapere
40) si ciao saluta papà (faccine varie)
41) ciao
42) ciao

Totale: 42 messaggi e una mezz'ora di spippolo sullo smartphone.

Questo mi ha fatto capire perché gli adolescenti, ma non solo loro, sono perennemente appiccicati ai loro smartphone; comunicano con i genitori ... è stato utile capirlo perché adesso quando vedrò gente con il telefono in mano, le cuffiette inserite e il pollice opponibile perennemente occupato sul touch screen e questo indipendentemente dal fatto che stiano camminando, siano in mezzo al marciapiede, o sulle strisce pedonali, stiano guidando un furgone, uno scooter o una macchina, siano seduti sull'autobus o in metropolitana, in piedi in coda dal fornaio o mentre scendono le scale, in attesa del treno o nell'ascensore, mentre parlano con gli amici, al bar, al ristorante, ovunque siano  … ecco in tutte queste situazioni, potrò figurarmi i loro uozzap, proprio grazie ai preziosi contenuti di questa pagina.

dimanche 18 octobre 2015

Dell'Expo di Milano

Di questa manifestazione-esposizione-fiera delle vacche, se ne sono dette di ogni, nel male e poco nel bene. La cosa che spicca su tutte a mio avviso sono i molti soldi investiti (e rubati) per costruire un milione di metri quadrati di cemento e asfalto, là dove c'era l'erba; in un momento in cui tutti dicono che ... basta cementificare il territorio! Ma la politica se ne fotte dei piagnistei, soprattutto quando si possono mettere le mani sui soldi pubblici, senza avere recriminazioni da parte dell'opposizione e degli ambientalisti, alla peggio indagano un paio di assessori, ma c'è l'alibi dello sviluppo, dell'orgoglio italiano, della grande occasione per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo e tutta quella serie di ipocrisie utili per convincere il popolo bue che c'era davvero bisogno di ExpoMilano2015. Poco importa se a tutti gli effetti è una fila di ristoranti e spettacoli etnici, molto effimera, e penso che con gli stessi soldi, si potevano fare altri tipi di investimenti strutturali, sulla sanità o sulla scuola, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico, e magari anche sulla conversione di ex aree industriali abbandonate.
Ma cosa resterà nel dopo expo?
C'è chi blatera di un villaggio universitario, di impianti sportivi, aree verdi, zone commerciali, parcheggi. Tutte cose di cui probabilmente non c'è bisogno immediato; da notare che nessuno pensa ai servizi per una popolazione in decrescita, sia culturale che economica e demografica, [e mentale]. Io mi aspetterei un centro per servizi ai cittadini disagiati, case popolari a canone agevolato, ospedali e ambulatori per gente che nemmeno riesce ad arrivare a fine mese con la pensione, una città a misura di cittadino, comunque legata alla città esistente, non una città satellite, pronta a diventare banlieue. Nulla di tutto questo ho sentito dai vari amministratori regionali della Lombardia, almeno da quelli ancora a piede libero, perché se la costruzione era una faccenda per lo Stato nemico, la gestione e post gestione diventa una rogna per la Regione nemica. Tuttavia temo che l'ottica con cui si ragiona sia ancora quella delle grandi esposizioni universali dell'ottocento, dove al termine della manifestazione la città aveva nuove aree per crescere e speculare. Poi a Parigi, finita l'expo è rimasta la Torre Eiffel, a noi rimarrà l'Albero della Vita. Insomma ... solo a me è chiaro che un'ottica del genere è SU-PE-RA-TA ?
Qualcuno, con molta cautela, già annuncia che i tempi saranno lunghi; perché? Eh la burocrazia, la crisi economica, la gestione della cessione delle aree, i domiciliari … i classici verbi al futuro dei politici locali, faremo, porteremo, convertiremo, valuteremo … ma nell'immediato la parola magica è: non ci sono i soldi per la riconversione delle aree, (certo ve li siete rubati tutti) quindi niente villaggio universitario, piscina olimpionica, bio-case per studenti con pannelli fotovoltaici, niente quartiere del futuro, aree verdi in stile Central Park, piste ciclabili, trasporti eco sostenibili, bucolici laghetti con anatre e pesci rossi. Niente.
Io questo me lo aspettavo e mi chiedo se qualcuno abbia mai creduto davvero alla montagna di fandonie montata ad arte per sbancare il banco; ma soprattutto mi chiedo se sarà mai possibile che qualcuno alla fine della fiera (in questo caso è proprio il caso di dirlo) farà un po' di conti della serva, del dare-avere, del promesso&mantenuto. Probabilmente nessuno, per ora gli basta gonfiare le cifre dei visitatori per non fare troppe brutte figure, e tanto anche a farlo non sarà mai colpa di qualcuno, di nomi&cognomi, il peggio che potrà capitare è non essere rieletti.

In queste occasioni sono molto Cassandra e già mi vedo un servizio televisivo girato nelle aree abbandonate dell'ExpoMilano2015, dove adesso ci sono depositi non autorizzati di materiali inquinanti, resti dei padiglioni smantellati e mai smaltiti, erbacce e profughi clandestini in campi abusivi. Un milione di metri quadrati di sciatteria italiana che si aggiungono a quelli già esistenti e di cui qualcuno ad intervalli regolari, si occuperà con quel gusto necrofilo con cui ogni tanto si vanno a scoprire gli scheletri nell'armadio.

dimanche 11 octobre 2015

Anche la non risposta è una risposta

C'è che questa faccenda dei social, non la sto prendendo seriamente, me ne rendo conto, sono incostante e volubile. Per esempio la scorsa settimana ho tolto l'amicizia a uno che avevo conosciuto ad una cena; ricordo che mentre parlavamo spippolava sullo smartphone e mi fa: ecco ti ho chiesto l'amicizia su FB! Abbiamo anche due amici in comune! Li per li ho sottovalutato il suo entusiasmo, anche perché il paese è piccolo e prima o poi amicizie in comune capita di trovarne, non è quindi una condizione privilegiata avere amici comuni per giustificare un'amicizia. Poi lui si è risentito perché non l'ho accettata subito, l'amicizia intendo, non avendo lo smartphone, lì al momento - subito – adesso. Non mi pareva una cosa urgente.
Gli ho risposto distrattamente chiarendogli che mi collego a FB ogni tanto, tipo un paio di volte al giorno nei giorni compulsivi, cosa che a me pare tanto, salvo poi accorgermi che ci sono persone costantemente connesse. Tuttavia quell'insistenza iniziava ad irritarmi, ma l'ho imputata alla mia (salutare) misantropia. Invece era un bel segnale alla DeBecker e avrei dovuto ascoltarlo, e dirgli subito a muso brutto: senti ti conosco da due antipasti e un primo ed inizi già a starmi sul cazzo!
Insomma che sto tipo l'ho incrociato ancora un paio di volte, e poi la vita ha voluto separare le nostre strade, almeno nel mondo reale. Invece nel mondo virtuale no, ma non è un grande disturbo, soprattutto da quando ho scoperto che posso evitarmi le notifiche dei post di persone compulsive. Infatti il tipo ogni tre per due postava minchiate inutili, tipo quelle immagini con i gattini e le frasi dolci e altre faccende copia incolla - condividi se sei d'accordo - voglio vedere quanti hanno il coraggio di condividere, etc, tutte cose che non piacendomi non producevano da parte mia alcun like. Non bastandogli ciò, nell'ultimo mese ha iniziato a postare cose patetiche del tipo: TU che controlli la MIA bacheca ma non hai il coraggio di mettere un MI PIACE … oppure : voglio vedere quanti dei miei amici di FaceBook hanno il coraggio di condividere questa foto … e altre robe così; subito pensavo ad una fase passeggera ma poi la faccenda proseguiva, anche con una certa acredine.
A questo punto mi sono sentito di assecondarlo, dimostrandogli la mia solidarietà, così gli ho tolto l'amicizia, anche per una questione di coerenza e per togliermi di torno una persona negativa che non avrei avuto comunque piacere a rivedere in futuro; mi pareva un bel segnale da parte mia, in attesa che il social attivi l'opzione ex amici su FB. In fondo perché dovrei sbirciare la bacheca di uno che si stranisce se postando delle puttanate non riceve abbastanza like?
Manco a dirlo dopo meno di 24 ore è arrivata una sua replica piccata alla mia inimicizia, e qui devo dire che non ho risposto subito perché se una persona non è nelle amicizie attive, il messaggio finisce in una cartella che FB chiama Altri e che non è così in evidenza come i messaggi degli amici. Così si sono sedimentati un paio di messaggi, che probabilmente sarebbero rimasti lì, per settimane se una lamentazione presso i due amici comuni sulla mia insensibilità, non avesse attivato la mia ricerca. Quando ho trovato e letto i messaggi, avrei anche risposto, nonostante il loro tono fosse fuori luogo, ma poi mi son detto: non ho tempo di replicare, devo farmi la tisana alla menta piperita, e ho dato ascolto al buon DeBecker capitolo 11, ovvero: anche la non risposta è una risposta; che a questo modo si evitano un sacco di rogne peggiori. Chissà se avrà capito.

dimanche 4 octobre 2015

Essere Judy Frisell

L'altro giorno leggevo una notizia, o meglio ne leggevo diverse, ma contemporaneamente, cercando di fare degli (im)possibili parallelismi. Per esempio leggevo che il servizio di treni per l'entroterra è oramai dismesso in modo definitivo, l'azienda di trasporto non riesce a coprire i costi di gestione e così ha suonato il de profundis. Poco importa poi se per quella linea sino a pochi anni fa erano stati stanziati fior di fondi europei, ed attivate una serie di iniziative per rilanciare il trasporto su rotaia delle merci, dei pendolari, cosa che se qualche incauto avesse creduto ora si rivelerebbe un problema non da poco. Non è anche questo un modo di prendere in giro i cittadini?
Ora è tutto chiuso e in abbandono, la scusa principale sono i furti di rame e una frana, c'è sempre un disastro a dare il colpo di grazia, a compromettere per sempre la possibile riapertura. Non so bene se sia vero, o se sia il solito pretesto-alibi per pararsi il culo dall'aver causato un disservizio con una serie di incompetenze gestionali, ma resta che tutta la linea sarà, anzi è, in abbandono, quindi esposta ad altri furti, all'incuria, alla mancata manutenzione di rotaie, stazioni, depositi, carrozze. L'indotto: bar, ristoranti, piccole attività contadine, negozietti per gitanti della domenica ... tutto destinato a dissolversi nella sciatteria, che sarà difficile evitare, e nel caso lo fosse, ci sarà sempre un adeguamento normativo a cui appellarsi per allungare i tempi di recupero, aumentare le spese ed invocare fondi eccezionali, insomma la montagna di soldi per riaprire il servizio guadagnandoci in mazzette. Gli uffici complicazioni cose semplici sono sempre aperti.
Altra notizia, altra chiusura, questa volta è la lanterna, simbolo della città, anche qui investimenti, restauri, recuperi, campagne di sensibilizzazione, orgoglio cittadino, storico, museologico, battaglie di competenza, volontariato per garantire la manutenzione, per mantenere un presidio, per le aperture nei festivi, per richiamare turisti, e poi? poi arrendersi all'evidenza che la burocrazia è più forte di qualsiasi volontà, che i soldi ci sarebbero (dicono) ma non c'è il protocollo d'intesa tra demanio ed ente portuale, cosa facile da fare se l'ente non fosse in commissariamento. Anche qui mi pare una scusa di comodo per non fare; corruzione! al contorno di quella pigrizia mentale che oramai ha contagiato tutti, e perfino a farti fare volontariato ti fanno un favore. Così posti di lavoro in meno, meno volontari, meno turisti, meno indotto. Altra sottrazione.
Il problema vero è che la macchina statale, regionale provinciale, comunale è stanca, come se una improvvisa malattia avesse impestato tutti, chi deve fare non fa, chi deve controllare non controlla, ma non importa perché tanto lo stipendio arriva comunque. Oramai è tutto talmente auto referenziato, auto garantito, auto programmato, che se per sbaglio qualcosa funziona il sistema va in crisi. Qui non si tratta solo di avvilupparsi su se stessi, si tratta di prendersi a martellate sui coglioni, e la cosa che più mi fa rabbia è che nessuno dice nulla, a tutti va bene così, in una rassegnazione generale, in un livellamento al ribasso perfino dell'aspettativa di qualità urbana, sociale, culturale, e quindi di vita. La ciliegina sulla torta è la notizia dell'ennesimo scandalo di spese pazze in regione: vestiti, cene, viaggi … milioni di rimborsi non dovuti, non controllati, casse che si chiudono a buoi scappati. La voce è che finirà come in Lombardia, tutti assolti perché non sapevano che farsi pagare le mutande con i soldi dei rimborsi è rubare. Non lo sapevano !!! quindi sono innocenti. Come se non fossero in grado di intendere e volere, questi ingenuotti che amministrano regioni, provincie, comuni, enti, aziende partecipate, questi ingenuotti che non ci mettono mai del loro, che non hanno responsabilità, che hanno sempre la raccomandazione per cambiare la barca che affonda, ingenuotti che alla mal parata si dimettono con faraoniche buone uscite, questi ingenuotti che stringono cinghie di altri, tagliano servizi di altri. Ma non sanno. Dovrò ricordarmene di questa cosa.
Ah dimenticavo Miss Frisell …

Lei, Judy Frisell, ora era solo una vedova di mezz'età che viveva un po' mestamente in una casetta di Candem Town con le sue due figlie con nel cuore la brutta percezione che le cose belle, che la vita aveva riservato per lei, se le era oramai lasciate alle spalle. Yesterday … molti bei ricordi, ma poco futuro.

Ecco! era questo il collegamento tra tutte queste notizie.

dimanche 27 septembre 2015

Del culto del cargo

Ora c'è questa questione del sud, per anni ed anni ne hanno parlato come di un problema in via di (ri)soluzione, ogni governo aveva il metodo vincente nel cassetto, un paio di anni e qualche miliardo di investimenti, ed era fatta; e fanculo i piani quinquennali dei rossi. Di anni ne sono passati almeno 150, ossia una trentina di piani Staliniani, ma visti i risultati, i soldi non si capisce bene dove cazzo siano finiti, e con loro sono spariti il Regno d'Italia, il Fascismo, la Dc, il PCI il PSI, la Margherita, l'Ulivo, e presto anche il PD, e al Sud sono ancora sottosviluppati, tali e quali.
Da quando lo StatoNemico ha chiuso i rubinetti, il Sud ha perfino smesso di sotto svilupparsi, perché non-ci-stanno-più-li-soRdi per la ricostruzione dell'Irpinia, per la Salerno-ReggioCalabria, per gli ospedali terremotati, per le infrastrutture faraoniche, per le elemosine ai soliti noti, per le città della Scienza in autocombustione, per i restauri urgenti di restauri mal eseguiti, non-ci-stanno-più-lì-soRdi, per le imprese in odore di camorra, per finanziamenti a fondo perduto, per l'agricoltura, per l'industria pesante e per quella leggera, per l'emergenza immigrati, l'emergenza maltempo, l'emergenza rifiuti, per l'emergenza cazzo.ne-so-basta-che-cacciate-lì-soRdi. Fine.
Persino le mafie hanno smesso di sotto sviluppare il Sud, sarà per questo che ora sono al Nord, impegnate all'Expò 2015, nel Mose, nell'alta velocità, nella bassa qualità.
In tutto questo gli abitanti del Sud, in 150 anni di dominazione da parte del Nord, hanno sviluppato il culto del cargo, una predisposizione al facile piagnisteo, direbbe qualcuno, alla speranza che le pene (e le tasche) degli adepti possano essere lenite dall'arrivo di un bastimento carico carico di … ma se il bastimento non arriva, loro emigrano, si mettono in salvo dallo StatoNemico, lasciano il posto, lasciano un vuoto, vanno a sotto svilupparsi altrove, non importa dove. Lontano dalla terra patria. Non è questa forse la miglior forma di rivolta non violenta? Non è questo forse il dettame del pellegrino dedito al culto del cargo? …

Questi movimenti religiosi, che a volte assumono carattere politico, sono interpretati dagli antropologi come una risposta al bisogno di colmare il divario tra le nuove esigenze derivanti dal contatto con la società industrializzata e la reale possibilità di disporre dei beni che questa produce.

Questo culto promette più (sotto) sviluppo di qualsiasi altro governo italiano da 150 anni a questa parte.

dimanche 20 septembre 2015

Suonala ancora, Sam

La casa è rimasta vuota per molti anni, così dicono i vicini; svaligiata dagli eredi, un naufragio di oggetti e ricordi, e poi dimenticata. Rivoltata come un calzino dall'impresa edile, troppo rumore e polvere.
A me non piacciono le vecchie case violentate a questo modo, sono un conservatore e mal sopporto la radicale cancellazione del passato, tendo a lasciarne traccia anche quando è un passato che non mi appartiene, che hanno vissuto altri, anche quando è un passato semplice e spesso insignificante.
Approfitto per andare di sabato, giorno in cui tutto tace, il vecchio parquet dell'ingresso aspetta di essere raschiato per togliere strati di cera e anni di scarpe. So che spolverandolo si vedrebbe il segno del porta ombrelli, le righe delle uscite frettolose per prendere l'autobus, le ammaccature dei molti traslochi.
Salgo la scala che conduce al terrazzo, una bella vista sui tetti grigi, lì non hanno demolito nulla e nella veranda vintage si trova ancora il carattere dei proprietari scomparsi, i segni dei loro quadri, i fori delle librerie, le tende alla veneziana ripitturate d'azzurro, una macchia di umido ha fissato l'altezza del tavolo da lettura sulla parete. Mentre mi immagino lieti pomeriggi estivi al fresco dell'altana, scorgo un angolo dimenticato, una nicchia sfuggita alla devastazione, dove nella polvere si sono rifugiati degli spartiti musicali che probabilmente non servivano a nessuno; oggi il pianoforte non è più di moda. Fogli ingialliti e consumati minuetti, quaderni dagli angoli arrotondati; tanto Chopin, notturni, valzer, Beethoven, la patetica, Liszt, Mangiagalli, la campanella di Paganini. ecco il carattere di chi c'era prima. Così, ora lo sento, è il suono del pianoforte, giù da basso, solfeggi di ragazzini svogliati. E poi tra le pagine di Chopin ecco spuntare uno spartito autografo, un foglio ingiallito, una canzonetta d'amore …
Vorrei dirti tante cose belle,
vorrei dirti t'amo più del sol
perché tu sei la vita per me
sei il mio più grande amor
A Maria, 17 giugno 1945: recita la dedica. Ecco il nome della proprietaria della casa, per me è ancora lei a ricevermi, ora che pare terra di nessuno. Chissà forse il ricordo di una promessa di matrimonio, da accarezzare aspettando uno studente ritardatario.
Mi è già accaduto altre volte, di scovare il passato là dove pare non essere rimasto più nulla, riesumare ricordi là dove altri coprono, distruggono e dimenticano.
Io questi me li prendo! Penso subito, preparo il mio bottino, in un sacchetto improvvisato e scappa un ultimo foglio. Una poesia, forse il saluto di Maria al mio ritrovamento(?)

Clessidra.
Non mi bastava
l'arco delle braccia
un tempo
per catturar la vita
ad ogni aurora
Oggi io tendo
il cavo della mano
e raccolgo sabbia
dell'esausta clessidra
ma talvolta trovo
una pagliuzza d'oro
e si fa chiaro
il mattino

Da Tina a Maria, con l'augurio di un natale sereno e coraggioso, 21-12-002.

Chissà se quel natale è stato davvero coraggioso.
Scendendo per uscire chiamo: Maria? È più forte di me, la tromba della scala risuona quel nome che oramai conosco solo io, è il mio segreto per questa casa che non vedrò più, ma chissà quante volte quel nome è risuonato. Mi figuro altre perdite, nelle stanze sottostanti, piccoli oggetti schiacciati dai calcinacci, dalla demolizione dei pavimenti; la chiave di un cassetto scomparso, una forcina per capelli, l'angolo di una piastrella decorata del bagno, un bottone di madreperla, mezzo francobollo, una gomma attaccata sotto al davanzale, alcune tacche di matita, con il nome Giovanni sullo stipite della porta, il segno delle mani unte sull'angolo del muro vicino all'interruttore. Al piano sotto hanno quasi finito, ma la nuova casa non mi piace, è troppo minimal, una modernità da rivista, snob, troppo bianca, troppo vuota. A Maria questa devastazione non piacerebbe ne sono sicuro, è forse per questo che il secondo bagno è venuto così brutto, là ci stava bene una dispensa, al massimo una cabina armadio, non quel cazzo di bagno cieco con il sanitrit, troppo stretto, troppo asettico. Inadatto.
Sarà una casa senz'anima, senza musica, senza cuore.

dimanche 13 septembre 2015

Dei goloidi e dei disservizi

L'altro giorno sentivo l'ennesima notizia di un disservizio italiota, non ricordo nemmeno i dettagli della faccenda, perché quando ascolto queste notizie vengo preso dallo sconforto e tendo a rimuovere. Tuttavia è sempre più frequente il dubbio che certi avvenimenti diventino una grana solo per l'Italia, mentre all'estero, lo stesso problema, o non è un problema, oppure è reso meno complesso da manutenzione, prevenzione, previsione ed altre parole magiche di questo genere. Su quest'onda mentre all'estero piove molto, in Italia ci sono le bombe-d'acqua, mentre nei paesi del nord Europa nevica in Italia c'è l'imprevedibile-bufera-di-neve, con temperature glaciali che riescono a bloccare la circolazione dei treni, il volo degli aerei, e mettono in ginocchio intere città. Sempre per questi motivi, il caldo è africano e può quindi far cortocircuitare i condizionatori portatili di uno scalo internazionale, mandando a puttane 80 milioni di euro, la siccità può causare incendi ai bordi dell'autostrada, tali da compromettere la circolazione delle auto, i viadotti possono cedere, isolando interi territori, le frane possono portarsi via linee elettriche, acquedotti e gasdotti, interrompendo le forniture, perfino la semplice raccolta della spazzatura può diventare emergenza, e costringere i cittadini ad appiccare incendi ai cumuli di spazzatura, ed in questo modo ammorbare l'aria con fumo tossico per intere settimane. Tutto questo può accadere in Italia (e solo qui) oppure in un qualsiasi altro paese in via di sviluppo (ma spesso anche no). Per tutte queste ragioni e molte altre, che emergono dalla semplice e superficiale lettura di un qualsiasi quotidiano, ho maturato la certa certezza che in Italia nei posti che contano, quelli dove si decide, quelli dove si dovrebbero pensare le cose per renderle facili, economiche, fruibili, quei posti dove Lo Stato entra in contatto con I Cittadini, la gestione della cosa pubblica diventa parte della vita delle persone, ebbene quei posti sono assegnati a persone affette dalla Sindrome di Down.
Per ora non ho trovato altre spiegazioni per chiarire il fenomeno, ma questa mi pare davvero una tesi da spendere per consolarmi quando mi trovo in una situazione di pubblico disagio, l'interruzione di un servizio, un qualsiasi sciopero o malfunzionamento, o semplicemente quando scorgo gli effetti della sciatteria italiana; così penso subito a quel povero dirigente-down, addetto-down, impiegato-down, amministratore-down, che è stato incaricato di risolvere quel problema, gestire quel servizio, predisporre quel modulo, comunicare al cittadino, eseguire quel lavoro, e subito vengo preso da un sentimento di solidarietà perché come dice bene il Doctor:

Nella maggior parte dei casi non esistono cure risolutive, anche se adeguati interventi di sostegno possono aiutare gli individui ritardati a sviluppare al massimo le proprie potenzialità ed a inserirsi nella società. Amen

dimanche 6 septembre 2015

Degli autoreferenziati

Gli autoreferenziati sono persone che bastano a se stesse, fatte & finite; li riconosci subito gli autoreferenziati, soprattutto le donne, sono quelle che parlano, parlano e manco ti stanno ad ascoltare, refrattarie se gli fai un appunto o peggio se osi contraddirle. Loro non conversano, fanno un comizio, non esprimono un parere, pontificano, hanno teorie su qualsiasi argomento e le sciorinano come un sermone della montagna, come se avessero già programmato una conferenza stampa in cui le domande, se mai ce ne fossero, si fanno alla fine e se avanza tempo. Ho una parente autoreferenziata, una rompicoglioni che trova sempre il modo di chiamare quando è meno opportuno, spesso alla domenica mattina. Mi chiama per dirmi che è domenica e LEI si è alzata presto perché DEVE andare a messa, ed ogni volta mi chiede se anche io vado a messa, poi mi chiede come mai avevo il cellulare spento sabato che voleva tanto chiamarmi; inutile risponderle perché le sue sono telefonate sullo stile: messaggio in segreteria, qualsiasi risposta viene interrotta non appena capisce il senso del discorso, anche se è un senso dato da lei.
Da tempo, ho preso abitudine di non rispondere alle sue telefonate, sempre e comunque, avendo deciso che ogni suo argomento non mi è necessario, non mi interessa, ed il tempo anche breve trascorso con lei mi è inutile. insomma posso fare tranquillamente a meno di lei. La cosa ovviamente la manda in bestia, perché gli autoreferenziati sono spesso anche egocentrici e l'idea che qualcuno possa vivere senza assecondarli è concepibile solo in termini di maleducazione.
Ma questo è un suo problema, da cui ho imparato a prendere le dovute distanze; il pensiero di poter fare altro che ascoltarla, mi mette addosso un'insensata serenità, una pace ed una soddisfazione, che sono come la piacevolezza di un soffio di brezza in un'afosa giornata d'agosto. Quindi basta farmi fottere la carica della batteria del cellulare per ascoltare ore di fastidiose facezie, e magari passare il resto della giornata con il telefono morto in attesa di rientrare e recuperare il carica batterie. Così ora il suo contatto gode di una suoneria dedicata, un MP3 dal titolo: rumore del vento sugli alberi, così dicevano sul sito i suoni della natura. Molto piacevole da ascoltare, se capita di essere vicinissimi al telefono, un sussurro lontano, impercettibile.

dimanche 30 août 2015

Gli esperimenti dell'emiro

L'altro giorno stavo facendo un giro sul web, siti di notizie locali, d'informazione, forum, commenti dei lettori. Una cosa che mi è saltata all'occhio è stata il tipo di notizie riportate dai giornali, la politica locale, le iniziative, l'impostazione delle notizie e degli articoli ... c'è una grande differenza tra nord e sud, anche nel modo di affrontare i problemi e spiegarli. Se l'Italia è ripiegata su se stessa, soffocata dalla corruzione e dall'incapacità degli amministratori locali a trovare soluzioni, anche semplici, per rendere vivibile il territorio, preservarlo, migliorarlo, dare dei servizi ai cittadini ed alla città stessa, anche solo per mantenere la qualità ereditata dal passato; insomma il sud, a partire da Roma, fa da caposcuola a questa inerzia. Non saprei bene quali possano essere le cause, o meglio come sempre sono molte e si intrecciano, tuttavia non c'è assolutamente la volontà e la capacità di produrre delle soluzioni concrete e si rimanda, si evita, si passa il tempo ad almanaccare scuse per capire a chi si può scaricare il barile, si invoca la mancanza di denaro come se da sola fosse la panacea a tutti i mali, e si potesse rimediare col soldo a menti stitiche di soluzioni.
Saviano individua molto bene l'effetto di tutto questo e lo chiama: 'la sciatteria italiana' un mix letale tipico della nostra nazione, riconosciuto da uno che viaggia all'estero ed ha una visione accurata delle città; un fenomeno quello della sciatteria legato e forse frutto del malaffare che esclude la manutenzione a fronte di grandi interventi, sicuramente più utili per garantirsi quel lucro meschino sui lavori pubblici. Ma non è solo questo, la sciatteria italiana investe ogni aspetto del vivere, è un fenomeno contagioso che è arrivato anche al nord, e posso dire che la sciatteria italiana tocca chiunque, basta uscire di casa e guardarsi attorno. Il problema è che qualcuno se ne vanta, invocando la creatività, la libertà del vivere, genio e sregolatezza, e deride lo svizzero ordinato e ingenuo, l'austriaco ligio, il tedesco ubbidiente. Anche questo è il tipico atteggiamento dell'ignoranza che celebra se stessa, sorda al possibile insegnamento degli altri. Mi riservo sempre di scrivere qualcosa di più preciso in merito, con fatti e misfatti, ma poi vengo assalito dallo sconforto e lascio perdere. Tuttavia alcune regioni pare ne siano toccate parzialmente, per esempio Trentino, Val d'Aosta, parte della Lombardia, in generale le regioni che confinano con l'estero, sembrano poco colpite dal fenomeno, mentre altre soccombono alla sciatteria (vedi il caso di Roma Capitale), e da Roma in giù tutta Africa, come diceva qualcuno, richiamando con questo non certo la bellezza selvaggia del continente nero.
Così mi sono ricordato di una cosa che avevo letto molto molto tempo fa … c'era una volta un sultano illuminato, esso si dedicava alle lettere ed all'arte e voleva conoscere i popoli che governava, che erano assai diversi tra loro per cultura e carattere. Esso era convinto che questa diversità, lo spirito ed il carattere di un popolo dipendessero dall'influsso della terra su cui viveva. Per dimostrare ciò fece coprire il pavimento di una sala del suo palazzo con della terra proveniente da una regione dove le popolazioni erano iraconde, ribelli e feroci, poi fece stendere sopra dei pregiati tappeti e diede un banchetto, a cui invitò i suoi ambasciatori, e si mise ad osservare il comportamento dei commensali.
Quello che accadde fu che gli ospiti si accoltellarono dopo una lite furibonda, e L'emiro ebbe conferma delle sue teorie. Cosa ne fece della terra non lo si sa. forse vasetti di balisico per le sue mogli. E' chiaro che questa cronaca medioevale non fa certo regola; tuttavia verrebbe da chiedersi se il Sultano non ci avesse visto lungo, e se non è la terra, è il clima, il cibo, gli influssi celesti, il magnetismo terrestre, la genetica? e se fosse la conformazione del cranio come molti e molti anni dopo avrebbe ipotizzato Lombroso con i suoi studi? Magari anche tutto insieme, ma qualcosa c'è se certe regioni restano aree depresse, si avviluppano su se stesse incapaci di maturare un cambiamento, ma devo anche spezzare una lancia in favore di questo sultano, ricordando di come i popoli barbarici, che nelle loro terre producevano manufatti acerbi dal discutibile valore artistico, giunti sul suolo italiano diedero vita al romanico … Insomma potendo portare della terra in Italia, da quale nazione si potrebbe prendere? Escludo la bara con la terra di Transilvania …

dimanche 23 août 2015

Non tutti i mussulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani

Diceva così Oriana Fallaci; frase che potrebbe quasi sembrare una battuta caustica alla Ennio Flaiano;
mi sono chiesto cosa direbbe oggi, dopo Palmira, dopo le esecuzioni siriane, dopo Charlie Hebdo, lei che venne accusata di essere razzista quando espresse i suoi ragionevoli dubbi sui figli di Allah, lei che si sentiva come l'inascoltato Gaetano Salvemini che nel 1933 metteva in guardia gli USA dal pericolo tedesco. La questione terrorismo mi preoccupa, soprattutto perché ci sono tutti gli elementi per preoccuparsi ma pare che si faccia a gara per ignorarli. Dopo la morte di Bin Laden, l'impressione che avevo avuto era stata che la faccenda era conclusa. Ciao. Punito il mandante dell'11 settembre la questione era chiusa. Probabilmente lo avevo sperato, e come me molti occidentali. Non era così! i mussulmani, a differenza degli italiani, hanno la memoria lunga, vivono in un eterno medioevo e quindi hanno una cognizione del tempo differente dalla nostra, per loro le crociate sono accadute ieri, al massimo l'altro ieri, se ne ricordano, le invocano quasi le avessero vissute personalmente, quasi avessero visto Goffredo di Buglione arrivare con le sue armate alle porte di Gerusalemme per reclamare il SantoSepolcro. Per loro gli infedeli (cioè noi) sono sempre da decapitare perché invasori, hanno solo cambiato il modo di vestire, ma vanno comunque eliminati sia che abbiano una croce rossa sulla corazza o giacca e cravatta. In compenso loro portano sempre la sottana, che ben rappresenta la fissità della loro cultura e dei diritti feudali (ovviamente medioevo richiamato con forte accezione negativa).
Oggi la presenza dell'Isis nelle nostre città, mica solo in Siria, mica solo in Libano, mica solo in Arabia, ci ricorda che la guerra santa al contrario, è cominciata. E noi, noi occidentali, non siamo preparati a fronteggiarla, non è questione di crisi economica, potenza militare, armi chimiche o nucleari, noi quella guerra santa l'abbiamo già persa, perché la nostra società è perdente, perché ci stiamo sgonfiando, nella corruzione, nel malaffare, nell'appiattimento della cultura, nel livellamento al ribasso della qualità di vita, nella 'laicità' degli stati. Ma non una laicità che sostituisce la religione con una più illuministica morale laica, no! Una laicità che svuota, che toglie per lasciare spazio, una laicità che asseconda, ignora, avvalla e tace, una laicità priva di valori e quindi contaminabile da qualsiasi altro valore, se valore si può chiamare quello di una cultura ferma al medioevo, che impedisce alle donne di uscire di casa, andare a scuola, dal medico, dal parrucchiere; una cultura, se così si può chiamare, che ama il terrore, il sangue, la distruzione, l'annientamento senza ricostruzione. Una cultura oscurantista.
Tuttavia mi chiedo: cosa me ne frega a me, laico a togliere, che sto qui al centro dell'occidente decadente, se una donna di Kabul non può andare dal parrucchiere?
Assolutamente nulla! E se quella donna, che viene infibulata per tradizione e religione, così come un ebreo che viene circonciso per tradizione e religione, se quella donna non può uscire di casa da sola, non può guidare una macchina, leggere un libro, guardare la televisione, comprare una rivista di minchiate per donne, non può andare a partorire in ospedale, e deve stare in casa ad aspettare il marito, cucinare, stirare, pulire e fare figli barbuti e figlie sottomesse ed impure, se questa donna non può fare tutte queste cose, a me frega? Ora si, perché lo stesso pensiero-regime-mullah che le impedisce di fare tutte queste cose, ha la pretesa di farlo anche con le donne occidentali, e magari pretenderà che in quanto uomo io mi faccia crescere la barba ed inizi a girare con il turbante, e che per 5 volte al giorno mi rivolga verso la Mecca a pregare un dio di cui fondamentalmente non conosco nulla, perché sono laico a togliere, sono laico a lasciare spazio. Ma ci rendiamo conto dell'arroganza di questa gente?
Insomma a me, preoccupa che ci sia qualcuno che sotto il nome dell'Isis considera Roma il centro della mela marcia occidentale, e si prenda il disturbo di fare al mio posto, disturbo peraltro non richiesto; e non sto parlando di quattro beduini con una tenda piantata nella sabbia di un'oasi, ma di gente che prende su e te la ritrovi sotto casa con una bomba in mano. Gente che ci odia a prescindere, che imbottisce le bambine di tritolo le copre con il burqa e le spedisce ad esplodere nei mercati o sugli autobus. Questa è gente che ci odia in quanto occidentali, inutile tentare di capirli, giustificarli storicamente o culturalmente, consolarsi che non sono tutti così, non sono tutti così, ma ne basta uno imbottito di tritolo, degli altri che sono solo grassi, non m'importa.
Non c'è molto altro da fare se non difendersi. Ma non siamo capaci di farlo, perché? Perché nell'occidente decadente ci stiamo dentro come i maiali nella porcilaia, e il vuoto laico lo abbiamo riempito con il fango, perché siamo corrotti e corruttibili, perché non crediamo più nella nostra cultura, quella della riforma, quella di Giotto e Michelangelo, quelli che ci credono ancora sono una minoranza osteggiata; e il nostro glorioso passato, non siamo nemmeno capaci di preservarlo, conservarlo e tramandarlo, lo lasciamo sbriciolare dell'incuria, nei mancati restauri, lo mummifichiamo dietro recinzioni eterne, che meglio sarebbe processarlo e prenderlo a cannonate come le statue dei Buddha. Sarebbe più coerente.

Ma non mi piace essere giudicato un nemico dell'Islam solo perché vivo in occidente, ed in qualche modo sconto lo scotto di un passato che mi pare remoto, non mi piace essere condannato perché non mi sono fatto crescere la barba e non ho letto il Corano. Non mi piace questa arroganza e non mi piace chi la tollera, la avvalla, la sottovaluta.

dimanche 9 août 2015

Truffe telefoniche, come difendersi

Tempo fa avevo bisogno di parlare con l'Enel, non perché avessi necessità di passare quei tre quarti d'ora al telefono ad ascoltare delle voci registrate, ma per risolvere un disservizio. Essendo impossibile farlo in tempi brevi ho risolto di farlo via web, lasciando il mio numero di cellulare in un form del sito. Ero già impostato a smadonnare contro l'inutilità della tecnologia nelle partecipate, quando arriva la chiamata della signorina Enel, che si informa sul tipo di problema e mi destina a un tecnico. Converrete che tutto ciò è pura fantascienza, mai nell'universo conosciuto l'Enel ha risolto il problema di un utente in 24 ore e senza costringerlo almeno a 10 telefonate. Tuttavia è accaduto, sono stati gentili e competenti e soprattutto hanno risolto. Ma la notizia non è questa.
Alcuni giorni dopo, quando mi ero già dimenticato la faccenda, ricevo la chiamata da una tipa che si qualifica come La Doxa e mi chiede se può farmi alcune domande per un sondaggio statistico che durerà al massimo cinque minuti. Probabilmente in tempi non sospetti avrei risposto di si, e mi sarei sottoposto al questionario; ma questa volta ero prevenuto, innanzitutto perché avevo sentito parlare di queste telefonate in una trasmissione radio, dove il conduttore stava al gioco ed alla fine usciva fuori che tra le tante domande gli chiedevano in quale banca aveva il conto corrente, che è un dato sensibile … a quel punto l'intervistato chiedeva alla signorina come avevano avuto il suo numero di telefono, e la risposta era confusa, o meglio prima gli dicevano che era stato 'generato' a caso, ma poi saltava fuori che dell'intervistato sapevano nome e cognome, quindi tanto a caso non era. Poi lui li richiamava qualificandosi come giornalista, chiedeva di parlare con un responsabile e questi lo rimbalzavano. Tutte queste stranezze mi hanno fatto sentire puzza di imbroglio, e poi c'è sempre la faccenda che se ti cercano conviene a loro, così ho detto alla signorina gentile, che mi pareva strano che alla Doxa lavorassero anche di domenica pomeriggio e che comunque non avevo intenzione di risponderle. La cosa è finita lì.
Però mi son chiesto, ma questi della Doxa, i numeri da dove li prendono? Così ho pensato: vai a vedere che la signorina Enel e la signorina Doxa si conoscono, e si scambiano nomi e numeri; sempre che esista una signorina Doxa, o non sia una specie di associazione acchiappacitrulli. A questo punto ho concluso che tutta la faccenda della privacy è una delle tante gabole che ci propinano, un po' come il registro delle opposizioni, altra gabola per ingenui. Tutto un mare di cazzate a difesa del consumatore, che di fatto non viene tutelato in alcun modo, tutte regole che vengono tranquillamente disattese ed aggirate dalle aziende, perché tanto il singolo non può certo mettersi lì a rincorrere le violazioni e segnalarle, a chi poi? E dimostrando cosa e come?
Chiaramente se una società o un'azienda decide di rastrellare elenchi di numeri da consegnare ai suoi venditori per fare telefonate a raffica, non si fa certo lo scrupolo di capire se il chiamato ha piacere a ricevere offerte commerciali o rispondere a questionari, e bada solo al ritorno economico che una campagna telefonica può generare.

Vista con un'ottica molto egoistica, se la cosa prendesse piede, il rischio di ricevere una decina di telefonate al giorno è alto, in quanto il singolo è impotente a questo tipo di sopruso del proprio tempo, e siccome il tempo è denaro anche una semplice telefonata di cinque minuti per aiutare la signorina Doxa mi diventa inaccettabile. E poi mi chiedo: ci sarà un modo per rimbalzarli diventando pericolosi da richiamare?

dimanche 2 août 2015

Delle sagre e delle processioni.

Ho fatto lo scellerato errore di iscrivermi ad una news letters di manifestazioni locali; pensavo potesse interessarmi essere informato sugli eventi attrattivi per autoctoni e turisti, soprattutto in estate in cui è più piacevole star fuori alla sera. Ero anche contento di me stesso per essere riuscito ad interessarmi a manifestazioni che prevedono la partecipazione di molte persone, non che abbia l'agorafobia, ma ultimamente la moltitudine mi risulta fastidiosa, e piuttosto che intrupparmi nelle fiere, preferisco un quieto mercatino; penso per la legge statistica che se una certa percentuale di persone possono starmi sui coglioni, molte più persone danno una percentuale maggiore. Tuttavia dopo la prima settimana mi ero già pentito, non tanto per la frequenza fastidiosa con cui arrivano le notifiche, anche dello stesso evento, ma per il tipo di eventi segnalati.
Il primo post a darmi un vago sapore di 'tristezza globale' è stata la notizia che TrenItalia ha messo a disposizione dei treni speciali per la festa della Madonna di Montallegro a Rapallo. Sarà per il fatto di sapere una cattofesta attrattiva al punto da scomodare le ferrovie di Stato, che non si scompongono quando sopprimono i carri bestiame treni dei pendolari creando il conseguente disagio, ma trovano il tempo e i soldi per garantire il turismo regionale.
Così ho deciso che odio Rapallo. Rapallo era un paese della costa ligure, un piccolo paese di pescatori, che alla fine dell'ottocento aveva dedicato un pensiero al turismo d'élite, riempiendosi di belle ville e di un piacevolissimo lungomare con palme, giardini e fontane, proseguendo quel gusto tutto francese che a Cannes trova il suo massimo fulgore. Tutto bello sino agli anni '60 epoca in cui gli speculatori decisero che si poteva costruire la qualunque in ogni dove, così dopo aver costruito sino sugli scogli, oggi Rapallo è un posto di merda pieno di palazzoni anni '70 fitti fitti che manco si riesce a posteggiare. L'idea che un posto del genere sia in riva al mare non me lo rende più attrattivo di un viaggio a Gallarate. Ed anche quello che sopravvive dei fasti del passato ha comunque un sapore artificiale, risultando avulso dal contesto. Tuttavia le persone la amano ancora, principalmente per nostalgia del passato fastoso, e tutti quelli che non possono permettersi di andare a Santa Margherita, Portofino o Camogli, pascolano sul lungomare di Rapallo, convinti di essere in un posto figo, perché a Rapallo c'è il Club del Golf, ed una serie di negozietti griffati ed alberghi per figli di papà e milanesotti sboroni.
A seguire questa notizia c'era una presunta Sagra del Raviolo al ragù, organizzata in un posto che non ricordo, ma il raviolo in quel paese non ha nulla di tipico e nemmeno di estivo, ma evidentemente attira gente, più della sagra dell'insalata con i pomodori e il mais. Non ho nulla contro i ravioli sia ben chiaro, ma se un paese in cui la cosa più tipica è l'asfaltatura del sagrato della chiesa, e dove sino a ieri ci si ammazzava di noia, decide di fare la sagra del raviolo, ecco un po' mi sorge il sospetto che questo prodotto arrivi preconfezionato da qualche altro posto e allora mi chiedo perché mai dovrei recarmi ad una sagra del raviolo industriale e del ragù in scatola? Ficcarmi sotto a un tendone assieme a centinaia di persone sudaticcie e rubizze, con in una mano un piatto di plastica pieno di ravioli scotti, conditi con un ragù unticcio, e nell'altra un bicchiere di plastica con dentro un rosso della casa.
Tutto questo lo trovo assurdo, inutile e volendo anche una presa per il culo, soprattutto pensando a tutti quei posti in cui invece il prodotto tipico viene giustamente valorizzato ed è diventato una tradizione da perseguire tutti i giorni dell'anno, come la Focaccia al formaggio di Recco, il pesto di Prà, le zucche a Teglia e il bianco della Valpolcevera. Voglio dire non avrebbe più senso promuovere un prodotto locale, riscoprire una ricetta tradizionale, possibilmente genuina? che possa dare reddito e lavoro per tutto l'anno in virtù dell'indotto che crea? Che poi diciamolo, nel ripieno dei ravioli ci si mettono gli avanzi ... nonna lo diceva sempre.

dimanche 26 juillet 2015

Pianeta Kepler 452-b, scoperto l'esopianeta più simile alla Terra

Ora sui media, c'è questa faccenda del pianeta simile alla Terra, ma dove, dove, dov'è? Lì dietro l'angolo, a soli 1480 anni luce e qualcosa, praticamente è in culo all'universo; ma pare che si sappiano già un sacco di cose utilissime, tipo che l'anno solare dura venti giorni in più del nostro, che c'è acqua, ci sono terre emerse sia a nord che a sud, ed altre faccende del genere. L'utilità effettiva di questa scoperta mi sfugge, anche perché sul sito della Nasa hanno un elenco lunghissimo di esopianeti. E' che sentir almanaccare cose e pensieri su un pianeta sperso nell'universo mi interessa tanto quanto sapere della storia delle apparizioni di Maria-Vergine; così come resto piuttosto algido alla formulazione dei tanti farei, andrei, proverei, che affollano le pagine dei giornali … illazioni che si sprecano in questi casi, utili solo a far viaggiare la fantasia, con suggestioni nemmeno troppo sofisticate. I giornalisti sono bravissimi a sparare minchiate prive di qualsiasi fondamento, al pari dei politici, degli opinionisti e di tutte quelle categorie che non sapendo un cazzo di niente si sentono legittimate a dire qualcosa su tutto, anche quando non è richiesto e soprattutto con la sicumera del saggio. Se una forma di vita intelligente c'è su quel pianeta, ha la fortuna che con le nostre conoscenze attuali non riusciremo mai a raggiungerli; perché anche se sono passati 500 anni, l'idea con cui l'essere umano valuta un possibile nuovo pianeta a portata di astronave è la stessa che ha portato i conquistadores nel nuovo mondo. Quindi a meno che gli abitanti non siano dei cazzutissimi omini verdi che non vedono l'ora di mangiarsi arrosto i terrestri, consiglierei loro di sfanculare qualsiasi messaggio, o tentativo di contatto e se possibile attrezzarsi con qualche tipo di raggio laser (di un colore a scelta) utile a disintegrare eventuali sonde o navicelle terrestri che si avvicinino troppo.

dimanche 19 juillet 2015

Dei selfie e della ghigliottina

Secondo me i social ci renderanno completamente stupidi entro breve tempo, ovviamente esclusi quelli che già lo sono per altri motivi. Ultimamente mi è capitato di leggere una notizia in cui si raccontava che un politico inglese ventinovenne, trovandosi in Tunisia, è andato sulla spiaggia dove hanno massacrato i turisti e si è fatto un selfie. Che c'è di male? avrebbe risposto a quelli che gli hanno detto che era un coglione e doveva dimettersi. Non ho capito se nella foto sorrideva o altro, questo l'articolo non lo riportava.
Già, che c'è di male andare lì, dopo nemmeno una settimana e farsi una foto? Cosa voleva far vedere con quel gesto? Probabilmente nemmeno lui lo sapeva. E forse sono gli altri che hanno trovato l'appiglio per attaccarlo immotivatamente. Il selfie sul luogo del delitto, non è forse la stessa cosa che hanno fatto milioni di persone con la CostaConcordia quando era al Giglio e anche oggi, che è qui, a Genova, trovo spesso qualche turista che mi chiede: scusa ma la Concordia in quale parte del porto si trova? Si può vedere?
Cosa gli rispondi a uno così? Ma che vuoi vedere? Vedi di andare affanculo! Verrebbe da dirgli. Ma poi mi ricordo che devo rispettare le minoranze e liquido la faccenda con un semplice: non lo so. Con tutto quello che c'è da fare a Genova … coi turisti occorre essere gentile, essi giungono da lontano e spendono i loro denari arricchendoci, vanno rispettati. E sappiamo sino dai tempi antichi: pecunia non olet; figurarsi poi se c'è da spennare un pollo. Per esempio a Cogne ancora adesso gli albergatori ci fanno i soldi sui babbei che vanno a fotografare la villetta del delitto, per postarla sulla bakeka di FB (lo scrivo così ke fa molto bimbominkia).
Esempi del genere se ne potrebbero fare a mille, c'è un vero e proprio turismo macabro, che prende il via dai servizi di Lucarelli. Credo sia una cosa insita nell'essere umano, un po' come quando sei in autostrada e c'è un incidente sulla corsia opposta e come per magia si forma una coda di auto che rallentano per guardare. Ma vedere cosa? Un motociclista spiaccicato sul Gard Rail. Non è raccapricciante vedere un lenzuolo steso e il rivolo di sangue sull'asfalto? Evidentemente non per tutti. Mi chiedo se anche all'estero, dove notoriamente sono più evoluti, accadano le stesse cose; non che all'estero siano tutti più intelligenti degli italiani, però hanno modi differenti di interagire, quindi mi piacerebbe sapere se ci sono dei francesi che vanno a fotografarsi con dietro la cancellata dove è stata esposta la testa mozzata della vittima del venerdì nero del terrorismo. Giusto per dovere di cronaca.
Che poi: se un nostro parlamentare andasse a farsi un selfie a Tunisi cosa accadrebbe? Penso nulla, questi non si dimettono nemmeno se li pescano con i lingotti della Banca d'Italia in tasca, figurarsi per un selfie. Ma il punto non è tanto la faccenda del politico, che essendo tale gode di una visibilità maggiore, il punto è: quanto tempo deve trascorrere da un evento luttuoso perché non si possa considerare macabro fotografarsi sul luogo del delitto?
Per esempio tutti quelli che vanno a GrandZero a fotografare il vuoto delle due torri, sono dei coglioni oppure persone sensibili?
E quelli che fanno le foto ai campi di Auschwitz? è testimonianza oppure c'è del malato in quello che fanno? Insomma mi pare che il limite tra memoria, cinismo, cattivo gusto e desiderio di ricordare un evento tragico, sia labilissimo. In fondo se vado in Egitto e faccio una foto alle piramidi, son tombe, è cattivo gusto? No è ricordo turistico, paradossalmente anche se lo facessi con dietro la mummia di Tutankhamon sarebbe turismo e nessuno avrebbe niente da ridire, anche se andassi sulla piazza Rossa a fotografarmi con il mausoleo di Lenin, alla peggio mi direbbero che sono un nostalgico del regime. 
C'è che il mondo è pieno di luoghi dove sono successe tragedie; per esempio quando sono stato a Parigi mi sono fatto un selfie in Place de la Republique, dove era sistemata la ghigliottina per capirci, e non vi dico il brivido che ho provato nell'immaginare qualcosa di simile nell'Italia di oggi; altro che togliere di mezzo i nobili parassiti. Era cinico pensare che in quella piazza nel 1794 dovettero spargere a terra della segatura perché i cavalli scivolavano sul sangue dei condannati?
Eh! un po' di brividi li ho avuti a questo pensiero, ricordando le cronache dell'epoca che riferivano i particolari più spietati. Però era storia vecchia e sedimentata, e nessun francese di passaggio ha avuto nulla da ridire. Diverso sarebbe se qualche nostalgico passasse in Piazzale Loreto a Milano e fotografasse il punto dove il Duce fu appeso per i piedi. I fantasmi di quel periodo sono ancora così potenti che un politico che facesse una cosa del genere verrebbe immediatamente messo alla gogna mediatica. Lo stesso si può dire dei luoghi del Führer, ancora tabù, quando non cancellati fisicamente.
Resta invece inesplorato il limite tra cattivo gusto e dovere di cronaca, cosa che non ha un limite temporale ben preciso, tuttavia se trovo interessante un libro che parla diffusamente della tragedia del Titanic ad oltre cento anni dall'affondamento, trovo disgustoso che ci sia in giro un libro di Schettino dal titolo 'Verità sommerse' che parla della tragedia della Concordia. La puzza di marcio non arriva per il racconto scritto dal responsabile, che potrebbe avere un certo valore di cronaca, ma per un vago sentore di … lucrare sulla tragedia … che subito mi nasce nel pensiero; non è forse cinico tutto questo? E da qui la domanda: ma quanto tempo deve passare perché una tragedia possa essere rivissuta senza il rischio di cadere nel cattivo gusto?

dimanche 12 juillet 2015

Del prezzo delle mele

" E' così difficile trovare qualcuno con cui parlare di qualcosa che non sia il prezzo delle mele".

Dice così la Lalla, quella del primo piano; lo dice quando vado a trovarla, io l'avverto che resterò poco perché ho da fare, e lei tira sempre a farmi restare oltre la mezz'oretta che mi prefiggo.
La Lalla è una vecchia comunista della prima repubblica, una che ha fatto il '68 e secondo me ha anche bruciato il reggiseno in piazza, ma non fa bello dirlo che all'epoca era donna emancipata, sigaretta e pantaloni come un uomo.. oggi pare normale, al tempo se una donna fumava le davano subito della troia. Quando parliamo di viaggi mi racconta il suo giro nell'Europa dell'est, nell'Unione Sovietica dell'epoca di Peppone & Don Camillo, a Praga negli anni scuri dell'occupazione. Mi mostra le sue foto, che ai miei occhi arrivano da un passato lontanissimo, al pari di quelle seppia dei nonni. Adesso si sente più Pentastellata che Renziana. Ma la sua distinzione della politica odierna non contempla Destra e Sinistra, ma quelli che fanno le cose bene e gli altri.
Posso capirla, perché ai tempi della DC contro il PCI uno sapeva subito chi era il nemico e chi l'amico; e si poteva schierare senza temere trasformismi ... borghesia, operai, sindacato erano riconoscibili, mica come adesso che rubano tutti allo stesso modo (cit.).
A dimostrazione di questo la Lalla ha una serie di teorie maturate sulle righe del Fatto Quotidiano e da qualche confronto con 'vecchi compagni' che frequenta ancora saltuariamente per parlare di Saragat, Nenni, Moro e Lama, nomi che a me dicono poco, ma che lei snocciola con sicurezza e forse anche con nostalgia.
Ma in tutto questo, anche nelle discussioni con i 'compagni' lei si sente isolata, e mi racconta di come sia sconfortante confrontarsi con le sue coetanee, con i vicini e con le persone che incontra al mercato, o nei negozi, con cui appunto, riesce a parlare solo del prezzo delle mele e poco altro. Per capirci è una di quelle donne che se va dal parrucchiere non riesce a prendere in mano una rivista patinata per parlare di gossip. Insomma è una donna che non rientra negli stereotipi assegnati alle donne della sua epoca.
Io su questa cosa non ci avevo mai riflettuto, ed anche il fatto che mi trovo bene a discutere di politica con una ottantenne dovrebbe farmi riflettere su come stanno andando le cose nel magico mondo dei real social.
Devo dire che inizialmente pensavo stesse esagerando, si sa che i vecchi tendono ad estremizzare tutto ed hanno poca pazienza. Ma devo riconoscerle la giustezza dell'analisi politica sul mondo di oggi, ed anche sull'appiattimento culturale che lei avverte in ogni settore. Le persone hanno la testa leggera, non sono interessate a fare discorsi spessi, ne intavolano pochi, lo fanno in modo sommario e molto confuso, è come se fosse scesa una sorta di censura non dichiarata sulla ragionevolezza. La superficialità e la semplificazione imperante probabilmente ci fanno vivere meglio, in un mondo sempre più denso di rovi burocratici, normativi e fiscali, ma tutto questo ha tolto la voglia di migliorarsi. Così si è presto arroganti e pronti a condire ogni interazione con una farcitura di luoghi comuni in cui meteo, calcio e figa, riempiono ogni discorso.

Un disinteresse generale che probabilmente ai tempi della Lalla non c'era, ed è lei a patirlo per confronto diretto, io lo avverto meno, anzi spesso non lo avverto affatto in virtù della mia oramai spiccata misantropia. Ho anche pensato che forse l'ambiente che frequentava lei era più partecipe ai fatti sociali e politici della nazione, ma a sua detta questa anestesia è una condizione generale, ai suoi tempi negli uffici, nei negozi, nei circoli, le persone si confrontavano su molti argomenti, c'era meno calcio e più politica … oggi siamo più egoisti persino nello scambio dei pensieri. Io temo che in tutto questo ci sia una responsabilità precisa degli smartphon, e di tutti quei dispositivi utili a distrarci, confonderci e frastornarci; televisione compresa. Dovrò chiedere alla Lalla cosa pensa delle mie tesi complottistiche.

dimanche 5 juillet 2015

L'estate addosso

Questa canzone di Jovanotti mi sorprende per la freschezza del testo, (bell'ossimoro eh?), da un cantautore quasi cinquantenne, non mi aspettavo testo e musica così; rimanda l'immagine delle strade tipiche della costa ligure, tutte curve a picco sul mare, dove passo con la motoretta, tra il profumo dei pini, delle agavi e del sale. Un odore difficile da descrivere che però è così tipico che potrei riconoscere un luogo ad occhi chiusi. Così mi godo la musica, e sbircio il salotto, dove scopro che c'è molta attività, soprattutto quando non ci sono. Intanto una colonia di piccoli ragnetti, quelli che saltano per capirci, ha occupato gli angoli della finestra, e un paio di rami del ficus, che usano come base per acchiappare moscerini ed altri piccoli insetti. C'è poi un ragno giro nell'angolo del tavolino, appena sopra la lampada, ha fatto una complicata ragnatela triangolare, non deve averci messo molto, perché la tela è pulita e non la ricordavo in quel punto. Più sotto un suo collega ha una cosa simile già piena di tarme, ed altre farlallette impacchettate, cosa utilissima. In effetti dovrei sistemare il vecchio divano, ma sono anni che rimando, più che altro perché l'idea di spargere del veleno in una cosa su cui mi siedo quasi ogni sera a leggere, non mi alletta molto. Così confido nel ragno, e in alcuni rametti e bacche di cipresso che ho nascosto nell'imbottitura.
Questa cosa del cipresso, che non piace ai tarli per via dell'odore, non so se sia efficace, ma ricordo distintamente di aver letto nelle cronache della costruzione di S.Sofia a Costantinopoli, che i falegnami costruirono le porte della basilica con il legno di cipresso, affinché risultassero inattaccabili dagli insetti. Probabilmente è una baggianata, ma mi piace l'idea di verificarla, anche se l'odore delle bacchi di cipresso rimanda a quei pomeriggi in cui andavo a trovare i nonni al cimitero.
Mentre tutto ciò accadeva un ragnino si ficcava nella rosetta del lampadario, probabilmente alla ricerca di qualche preda, ed io mi chiedevo ma tutti questi insetti non mi saranno nocivi? Probabilmente il ficus, il pothos e le tillandsie stanno attirando una micro fauna imprevista. C'è anche da dire che in estate la finestra rimane aperta di notte e dal giardino entra un po' di tutto. La scorsa settimana il piccolo geco ha rischiato di finire schiacciato dall'antina e prima ancora uno scorpioncino è passato sul davanzale. Tuttavia resto tollerante a queste invasioni, e se le ragnatele si intasano di zanzare, potrebbe anche andar bene così.
Però come la mettiamo con l'uragano Hoower previsto per sabato mattina?

dimanche 28 juin 2015

La faccenda della Grecia mi pare la favola de 'al lupo, al lupo'!

È oltre un anno che la stampa ci sciorina questo tira molla; escono dall'euro, no - pagano il debito,
no - fanno un referendum. Certo scoprire che i greci (intesi come governo) sono più cazzari di noi italiani, non può che farmi piacere. Tuttavia mi chiedo cosa comporterebbe per l'Europa se una nazione uscisse. Probabilmente nulla, questione d'orgoglio per Bruxelles e un bel chissenefrega da parte diTsipras. Capita di sbagliarsi no? L'Unione Europea sembrava una sorta di toccasana per gli stati membri e invece si scopre che non lo è. La Svizzera lo ha capito subito, perché gli svizzeri sono intelligenti, e hanno declinato l'invito. Gli inglesi hanno preferito la mezza botta, entro ma mi tengo la mia moneta; anche gli inglesi sono intelligenti, soprattutto le banche. In tutto questo l'Unione Europea secondo me per l'Italia è stata una manosanta, non fosse altro per quella serie di norme e leggine che hanno costretto gli italiani ad adeguarsi a cose che in altri paesi sono la norma … tipo non inquinare il territorio, la parità di diritti delle persone, lo sviluppo sostenibile, ed altre varie tutele. Peccato che l'Europa Unita non ci abbia anche fornito di politici seri, onesti e preparati. Ma d'altronde non si può pretendere troppo da nazioni che hanno sempre guardato all'Italia come ad un paese in via di sviluppo. E dico questo perché quando ero a Monaco di Baviera ed un gruppo di ragazzi ha detto: sotto al Po tutta Africa! anche abitando a Genova mi sono immediatamente visualizzato in quelle situazioni da aiuti al terzo mondo, dove città cadenti sono attraversate da mendici cenciosi, occupati a sopravvivere. Mancavano i bambini scalzi con le pance gonfie e le mosche, ma ho rimediato recuperando alcune foto di fine ottocento.
Insomma a me questa Europa Unita piace sempre meno, e penso che se la Grecia ne esce fuori non fa altro che il suo bene. Almeno riacquistano la sovranità monetaria e possono svalutare la moneta, sentirsi poveri e attirare investitori stranieri senza chiedere nulla a nessuno.
L'idea buona che mi ero fatto dell'U.E. era che ci avrebbero costretto, in qualche modo, a diventare onesti. Lo so che è utopia pensare una cosa del genere, però ci avevo creduto seriamente, anche e soprattutto quando era uscita fuori la faccenda greca di Alba Dorata; basta alla corruzione se volete gli aiuti della Germania. Insomma, fine dei giochetti, siete in Europa e vi comportate bene.
Manco a dirlo non è andata così, e nemmeno la stretta di cinghia imposta dalla crisi ha fermato il salasso, piuttosto si tagliano i servizi ai cittadini, ma i soldi per la corruzione, gli sprechi e le varie ruberie devono restare; in Italia come in Grecia. Così ci teniamo Mafia Capitale, l'Expo a Milano, il Mose a Venezia, la ricostruzione dell'Aquila e le mille altre piccole ruberie a cui siamo assuefatti al punto da crederle necessarie per vivere. In fondo perché mai dovrebbero volere in nostro bene stati come Francia, Inghilterra, Germania, Olanda o Svezia.
Gli stati del nord ci considerino una sorta di scantinato dell'Europa, utile per sbarazzarsi di quello che non gradiscono, questo sospetto mi ha dato molto fastidio, però non è forse quello che si desume dal comportamento della Francia quando ha chiuso la frontiera a Ventimiglia? O dal trattato di Dublino? o dagli aiuti economici gettati a pioggia, che hanno alimentato l'ennesima corruzione che ha permesso di rendere remunerativo riempire l'Italia di campi profughi?

A questo punto penso che anche noi dovremmo fare come la Grecia.