dimanche 12 novembre 2017

Era una notte buia e tempestosa

Non pensavo che la vita di uno scrittore potesse essere faticosa, sarà che lo Scrittore, me lo immagino come un personaggio che passa il tempo nel suo studiolo a scrivere, leggere, correggere e rileggere, che scivola da una libreria ad una biblioteca, sempre con la testa tra le nuvole e le dita sui tastini del pc.
Ebbene non è così, almeno non sempre, Ilja  per esempio ha passato almeno tre, se non quattro anni seduto al tavolino di un bar, rischiando il coma etilico, che in questo caso diventa malattia professionale; però alla fine c'è riuscito, ha scritto il suo romanzo, e così il Donald, al secolo Don delle Erbe, ha trovato un posto come personaggio letterario non d'invenzione.

Quando Ilja diceva di essere uno scrittore, a noi veniva da ridere, come ci avesse detto: faccio il giullare alla corte di Beatrix Wilhelmina Armgard van Oranje-Nassau (per i meno introdotti nell'ambiente: la Regina d'Olanda).
Mentre lui invece era lì serio serio, a fare lo scrittore per davvero, a metter giù righe e scovar personaggi, a scandagliare animi e pensieri, a raccogliere racconti ed aneddoti, a veder scorrere la vita, la nostra, come un ragno in attesa di prede, registrava ogni parola, ogni emozione, ogni risata.
Alla sera lo trovavi lì, solito tavolo, a volte in compagnia di Don, altre volte solo, con taccuino, sigaro, e l'immancabile alcolico alla frutta, che virava all'arancione (il colore dell'Olanda).

Don invece da buon inglese preferiva il gin, e non ricordo di averlo mai visto sobrio, ma la cosa non era molto importante perché bofonchiava un inglese incomprensibile. Era in Italia da molto, a far cosa non l'ho mai capito, alcuni dicevano che fosse inviato per un giornale, noi almanaccavamo Cavalli&Segugi, ma poi si era perso, aveva accantonato un qualche suo sogno, tarpato la sua ambizione ed era finito nella corte dei caffè delle Erbe; per tutti era una sorta di mascotte dall'espressione imbesuita e la sbronza allegra, questo era bastante.

Il libro di Ilja mi porta a ripensare a quel periodo, quando broccolare nei bar per intere serate era la regola, mi era indispensabile, mi piaceva fare il cliente abituale. (orrore)

Erano quei transiti prima e dopo la disco, cinema o teatro? lussurian o aqua? con o senza Emme, con o senza le colleghe zoccole, ed altra gente raccolta nel passare, personaggi dalla vita complicata che esibivano il d.a.spo con fierezza, che minkiazzio-a-quello-lo-spacco! così conobbi le quiete scolarette che uscite dal liceo si concedevano un paio di drink per avere la sfrontatezza necessaria per frequentare i locali per scambisti dove incontrare qualche generoso Daddy e pagarsi la Gucci, alle signorine buongiorno, che dopo una giornata di lavoro e una pista di coca in bagno, erano pronte per accarezzare più cazzi che cani (cit.), agli studenti Erasmus dall'ormone facile in cerca di movida e poi c'era Naomi che aveva il tacco 12 e il belino da 25, ma lo nascondeva con la minigonna, però in darkroom ti faceva controllare.

A voler ben guardare materiale per svariati romanzi post ne avrei, ma penso di aver fatto bene a confinare quelle memorie all'oblio, quindi la mia carriera di scrittore è finita prima di cominciare. Tuttavia potrei lanciare un nuovo genere letterario, lo scrittore che scrive di scrittori, e raccontare la vita di Ilja mentre raccoglie materiale per i suoi romanzi. Anzi di più, potrei insinuarmi tra i personaggi della sua analisi sociale e distorcergli la realtà inducendolo a scrivere di ragazzi interrotti, comparse, al solo scopo di trarlo in fallo. Sarebbe diabolico vero?

Ma poi che corte dei miracoli sarebbe stata se avessi dovuto passare metà del tempo a cambiare nomi e luoghi e l'altra metà a sfuggire ai sicari. E poi sono troppo pigro e il mio fegato non reggerebbe alla cirrosi.

Tuttavia una cosa la posso dire, la mia frequentazione di quel mondo mi metteva riparo alle fastidiosissime giornate passate a fare il burocrate, rinchiuso in ufficio, prigioniero di un ambiente che valutavo ostile e che non mi apparteneva, da cui tendevo a scappare appena possibile.
La piazza era il palcoscenico del mio lato oscuro, e tra i tanti personaggi che hanno popolato quel periodo c'era anche Ilja, l'olandese che voleva andare a Roma in bicicletta e qui si fermò, rapito dal fascino della città degli amori in salita. Ma l'ispirazione esige i suoi sacrifici, ed anche Ilja come Don ha esagerato in alcolici, in donne e in fumo, ha intorbidito la sua vita per poter cogliere meglio la dannazione di quelle altrui.

Della ghenga di quei giorni ricordo poco, principalmente perché li avevo destinati alle conoscenze superficiali, testa leggera, svuotare le palle e riempire i polmoni di fumo e lo stomaco di bicchieri di Porto Sandeman; altro non mi interessava e oggi penso che fosse un fare comune, una sorta di maledizione che ci portavamo dentro, indecisi se farla sfogare nel disagio sociale oppure annegarla per sempre in giri di birre e super alcolici, impegnati come eravamo in vario grado, a celebrare l'effimero in modo più o meno legale e (im)morale.

E il sogno del teatro nei vicoli era stato un po' quello di tutti, il riscatto dei desideri smarriti; di quei giorni conservo un'edizione dell'Antologia di Spoon River, ma poi non se ne fece nulla per un miliardo di  motivi e potrei anche qui scrivere una versione caleidoscopio di quella faccenda, l'altra faccia della stessa medaglia.

Magari lo farò, appena uscirà l'edizione tradotta del libro di Ilja. Cosa resta di tutto questo? nulla, ed ha ragione Ilja... Genova città che prende e non rende.

E adesso? Raga... volume a tuono...

8 commentaires:

  1. Insomma mi sono persa il meglio dei vicoli di Genova!
    Ma oggi in notturna sono ancora così?lo dubito!

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    1. non saprei dire se sia il meglio, dipende dai punti di vista, per il resto la città maledetta è sempre lì, in attesa dei prossimi attori.

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    2. Passo. Come è noto, sono nell'età in cui posso dare buoni consigli,non potendo più dare il cattivo esempio.

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    3. hihi la milfona lavapiatti... potresti anche dare pessimi consigli

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  2. il fascino misterioso di genova... una sindrome strana perché benché molti abbiano voluto raccontarla, nessuno riesce a spiegarla compiutamente e così la città resta un po' discosta da quelle più note e infatti, tra quelli che vi si avventurano, si sente spesso dire: "genova... la pensavo un'altra cosa e invece... è molto di più!"

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    1. se arriverà un'orda di olandesi a devastare la fontana di Defe sappiamo chi è il colpevole.. per il resto penso a DeAndrè che lo cantava quel fascino misterioso, l'anima nera della città antica. Ogni epoca ha i suoi personaggi e le sue vittime..

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  3. Ma quanto mi è piaciuto questo post...
    C'è, come dire, un filo malinconico e nostalgico che tiene insiemne tutto.
    Bello e bello.

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