dimanche 15 octobre 2017

Non può piovere per sempre

Antefatto:
Esterno notte; 9 ottobre 2014. Una strada del centro città.



Sequel:
Interno giorno; 9 ottobre 2017. Locale al piano terra in una strada del centro città.

Qualcuno è entrato, ci sono delle impronte nel fango secco, somigliano a orme sulla sabbia, le seguo, e arrivo alla scrivania, che ha tutti i cassetti aperti e vuoti, chissà cosa avranno salvato. In compenso sul sottomano in finta pelle, tra il portapenne e un'improbabile lampada da ufficio, oltre alla polvere ci sono i calcinacci crollati dal soffitto. La sedia in tela è vistosamente chiazzata di muffa nera e sullo schedario i raccoglitori si sono abbattuti di lato, come alberi nel vento.
Tutto intorno a questo delirio gli scaffali dei libri sembrano intatti, tranne per una linea alta circa mezzo metro dal pavimento, una fascia marrone che segna a lutto la fine che faranno i libri dei primi due ripiani.
Quelli sopra sembrano apparentemente incolumi, ma a ben guardare alcune sovracopertine appaiono arricciate e i dorsetti di alcuni volumi penzolano eloquenti, una muffetta scura ha macchiato la carta e polvere e ragnatele hanno fatto il resto.

Il pavimento è una distesa marrone con varie sfumature nere o verdastre che lo fanno assomigliare ad una carta geografica. Per istinto spalanco le finestre, che per tre lunghi anni sono rimaste sigillate, il regno dei ragni viene messo in fuga. Entra un timido sole autunnale a rendere più laconico l'ambiente. Avevo dimenticato l'afrore tipico delle stanze chiuse da anni.
Avanzo lentamente, il pavimento è vistosamente sollevato al centro ed attraversato da una spaccatura che ricorda molto il letto di un fiume in secca, in questa geologia mi sento un po' un neo Howard Carter, quindi valuto attentamente dove mettere i piedi, se proseguire o tornarmene indietro come qualche mio predecessore deve aver fatto. Ma sono stoico, faccio foto per ricordare intatto un luogo che a questo punto sarà cancellato dalla memoria.

Non accade nulla, nemmeno la maledizione del bibliotecario contro il barbaro invasore che procederà al macero di ogni volume, nulla!

Dall'esterno arriva il rumore della città, voci di passanti ignari del dramma che si è consumato dietro quella porta chiusa, davanti a cui sono cresciute erbacce e cavalletti di pronto intervento. Resto nella catacomba, il cimitero dei libri dimenticati, mi armo di guanti e comincio a spostare volumi, blocchi incollati di sei o sette libri finiscono della cuffa, si staccano di malavoglia dai ripiani in cui si sono asciugati lentamente per tre anni.
Buttare - pare l'unica parola possibile. Ecco l'immagine della decadenza!
Ai piani superiori la situazione migliora, tuttavia l'odore della carta ammuffita è insopportabile, nella parte centrale, dove anche il soffitto ha ceduto si prospetta un'eutanasia di gruppo.

La sezione bambini pare salva, sarà che la carta di quei libri dovendo resistere alle manine rapaci è più coriacea. Inizio da quella, accatastando tutto sul davanzale della finestra.
Mentre sono lì a bestemmiare mi sento chiamare dalla strada... una mamma occhi a mandorla con piccoletti al seguito, il più grande, che avrà 5 anni sbraita perché ha visto una copertina della Carica dei 101... la piccola si accoda al fratello e tende le manine roteando le dita.

Gli lascio prendere il libro confidando nell'infinità di anticorpi che i piccoli mocciosi possono avere. A seguire un altro paio di mamme uscite dal vicino asilo si accodano per curiosare, i piccoli reclamano il loro bottino. Lascio fare pensando che mi risparmierò alcuni viaggi al bidone della carta.

I libri finiscono, pure Pinocchio, Cenerentola e il teatrino delle marionette che apri e vien su il sipario, Super Gulp, Paperinik, i piccoli non seguono le mode ed io, che mi ero imposto un muso lungo e mi sentivo Torquemada, mi riassesto l'umore a quei gridolini di stupore, immaginandomi i pargoli scorrere le avventure di Calimero nelle loro camerette, sfangando la play o altre diavolerie a batteria.

Che strano, a volte basta davvero poco e una giornata si aggiusta. Così accompagno Voltaire, Maurensig e Saramago al cassonetto, a loro è sopravvissuto Speedy Gonzales.

"Yepa, yepa, yepa! Andale, andale! Arriba, arriba!"

14 commentaires:

  1. nell'aridità climatica di questi giorni... quasi quasi mi scappa una lacrimuccia...

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    1. secondo me arriva a fine mese si riprende l'alveo e saranno cazzi.

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  2. Noooooooo!!!'ma veramente al cassonetto?? Non c'era altra soluzione?
    Saramago io lo prendevo lo stesso...

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    1. c'è Calimero che è perfetto... quei pochi salvati li useremo per il bookcrossing di primavera...

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    2. Chissà perché a me Calimero poi.
      Ecco, bella idea il bookcrossing...

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    3. uhm preferivi Lolità? :)

      è un'ingiustizia però!

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  3. Negli anni si stanno diffondendo i corsi per gli operatori del settore, proprio per salvare i beni culturali in caso di calamità. Speriamo che la sensibilità si diffonda anche tra chi ha responsabilità di gestione del territorio.

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    1. è sconfortante dover rimediare a situazioni simili che oltre tutto, pur nell'emergenza della catastrofe, potevano essere attenuate da pochi ed elementari accorgimenti, come per esempio non mettere libri in basso in una zona storicamente alluvionale.

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    2. Si, proprio l'a b c, eppure capita eccome!
      Si confondo spesso archivio o biblioteche, con magazzini.

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  4. Mi è piaciuto molto questo post, perfetto perché reso nel tuo stile, asciutto e senza retoriche di guarnizione.
    Sai, ti leggo con piacere anche per questo: non ce ne sono mica tanti come te.
    E, comunque, viva i libri!

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    1. ansia! un mio stile, in effetti non ci avevo mai pensato, sarà che sperimentando e lasciandomi perennemente influenzare da quello che leggo nel momento contingente pensavo di non averlo... coi libri superstiti ne verrà fuori un bookcrossing da urlo .. sicuro :)

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    2. Nel mio dire "stile" devi leggere carattere, modo di leggere le cose della vita.
      Io non credo che si scriva in un modo (mi riferisco sempre all'atteggiamento della scrittura e della descrizione) e poi si viva in tutt'altro modo.
      Se tu fossi "pesante" non racconteresti così la realtà e, forse, ci avresti stesi tutti!
      Ridi, eh!

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    3. uhm è che su questa cosa dello 'stile' ci pensavo l'altro giorno leggendo alcuni scritti della Ginzburg che mi ricordano troppo la Fallaci. Devo trovare un paio di riferimenti e poi vi sottopongo la question !

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