dimanche 1 octobre 2017

Manca un titolo e poi è fatta (click)

La sorprendente velocità con cui mi rompo il cazzo di alcune persone questa volta mi ha messo in allarme e mi ha fatto temere il peggio sul mio stato di misantropia che vira dall'acuto al cronico.
E' andata così: all'inizio di primavera un'associazione di fotografi dilettanti (molto dilettanti) ci contatta per proporci una mostra fotografica; tutto da definire, e già qui avrei dovuto dire: ok chiarite un titolo, un cronoprogramma e ne riparliamo. Ma come sempre per non essere tranchant, e dietro l'invito pressante della mia collega, decidiamo di incontrarci.

L'incontro è conoscitivo, ci scambiamo un paio di proposte tra un sorso di birra e l'altro e poi decidiamo di riaggiornarci con idee quagliate, impieghiamo in tutto un paio di ore; neutre... ne piacevoli ma nemmeno fastidiose. Come sempre accade nasce un gruppo di discussione su FB che si intasa subito di faccine e messaggi del cazzo, ma ci stiamo conoscendo e fa brutto dire: l'utente ha lasciato il gruppo. Tuttavia avverto un leggero fastidio, ma lo tollero semplicemente perché lo ritengo frutto di una mia insana precoce intolleranza che andrebbe curata (prima o poi).

Mi prendo anche il disturbo di segnalare un paio di location adatte ad ospitare l'evento, più che altro per poter valutare costi e spazio a disposizione, che a mio avviso vanno tenuti in considerazione prima di far partire qualsiasi iniziativa. Fine - poiché avverto che il mio interessamento rischia di essere interpretato come invasivo.

L'estate scorre nell'oblio, e ci sta anche ma allo scadere dei quattro mesi, un giorno in cui ero inattivo (e questa cosa devo ricordarmela come: lascia-stare-il-can-che-dorme) riesumo il gruppo chiedendo se avevano partorito qualcosa. Risposta immediata ma negativa da parte di tutti, anche di chi non era presente all'incontro, nulla di fatto, nessuna idea maturata, ci stiamo pensando ed anzi: ma voi?
la mia collega saggiamente non risponde nemmeno, io [babbo-di-minkia] mi prendo il disturbo e butto lì un paio di idee, generiche e malleabili, che però scatenano un'alzata di scudi con i NO ben evidenziati, perché LORO non fotografano questo o quello, NON hanno tempo, non SANNO, non credono che - non si occupano di - no!. insomma NO. Guai tarpare la loro ispirazione artistica.

Ingenuamente mi aspettavo delle controproposte che però non arrivano, a quel punto la mia collega propone un secondo incontro nei luoghi oggetto di foto e prospetta delle date, credo più  che altro per un suo desiderio diplomatico. Ma anche così, nulla, i giorni non vanno bene. Punto.

Controproposte ne hanno? NO.

Siccome avevo l'impressione che la cosa fosse fatta scientemente, ho preso la decisione di ignorare completamente tutto l'evolversi della questione e nemmeno per pura curiosità sarò interessato ad un secondo incontro, se mai ci sarà, perché oramai ne ho la certezza, diventerebbe solo una perdita di tempo.

Poi non so perché, sono arrivato a questa conclusione: non ne hanno voglia, non sanno come sfilarsi da una loro proposta di cui devono essersi pentiti, forse gli stiamo pure sul cazzo (la cosa sarebbe reciproca) va a sapere, e allora traccheggiano e stufano sperando che abbandoniamo noi per primi; un po' come quegli uomini che non sanno come mollare la tipa e fanno di tutto per esasperarla e farsi mollare, e rimanere così verginelli dalla parte della ragione, per poter piagnucolare e dire: vedi vedi, sei tu quella stronza che mi ha lasciato con il cuore spezzato.

Poi ho subito iniziato a pensare a questo post ed a una lista di sintomi connotativi dei cazzari-inconcludenti, quelli che si frastornano di progetti ed hanno necessità di incolpare gli altri quando non riescono a portarli a termine. Perché vivo un periodo così, medico/diagnostico se vogliamo chiamarlo in qualche modo, ed ho bisogno di compilare la mia personale Enciclopedia Larousse dei casi umani:

- incontri organizzativi al bar (a me da fastidio parlare di cose semi-serie con il cameriere sul collo)

- assenza di un verbale d'incontro (mi dimentico le cose, soprattutto se ci si rivede dopo cinque mesi)

- negazione di qualsiasi proposta altrui (atteggiamento distruttivo incomprensibile)

- vaghezza in termini logistici, segue assenza di iniziativa.

Ecco mi sono fermato a questi primi quattro con un po' di ansia; keep calm and relax you mi son detto, non è che devi partire a bomba ogni volta. Però dall'altra parte lo vedi subito chi ha la stoffa e sa quello che vuole e deve solo trovare il modo per realizzare l'idea che ha in testa, e chi invece brancola come un micetto cieco.

Dico questo perché gente VispaTeresa Style ne ho già vista troppa e una volta ben individuata è quasi un piacere rimbalzarla, è una sorta di palestra di vita, è apprendimento. Mio e loro.
In questo modo potrò leggermi un bel libro, crudo e spietato come piace a me...

PS. libro da leggere in questo caso: Humbert Selby jr.- Ultima fermata Brooklyn, Feltrinelli, 1977.

12 commentaires:

  1. scommetto che alla fine, ognuno a suo modo, sono arrivati alla conclusione che l'iniziativa era più dispendiosa che redditizia quindi si non detti: 'ma chi me lo fa fare?'

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    1. cosa che ricondurrebbe il tutto alla "vita agra".
      C'è tuttavia una cosa che non mi spiego, perché mai le iniziative culturali o pseudo tali debbano essere intese solo in termini di gratuità, come se il fine nobile non prevedesse conquibus. Quando poi basta andare all'estero e l'arte diventa business senza per altro perdere valore.

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    2. so solo che non mi ricordo chi (credo letta) ha fatto una legge per dare contributi ai film di 'interesse culturale' e da allora il cinema italiano è per la maggior parte invedibile perché conta solo spartirsi il contributo e beccarsi i benefit fiscali (infatti i maggiori benefattori della cultura italiana sono le banche).
      insomma alla fine per la produzione e il cast restano due euro e i film fanno cagare (tranne rare eccezioni, quasi sempre fuori da quel regime di malaffare).
      come dicevo a proposito della vita agra, quello che conta è la pecunia, l'etichetta che serve a giustificarla è ininfluente, una vale l'altra purché sia redditizia e con questo spirito se ne coltivano pochi di geni creativi...

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  2. Si ma...davvero non capisco i soggetti.
    Vi contattano loro e poi si danno alla macchia?
    Che fastidissimo.

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    1. ma sai quanti ce ne sono che arrivano e promettono mari e monti e poi ritrattano?

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  3. Mi sa che il problema di fondo è che questi non sono fotografi, ma photoghaphers XD

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    1. uhm mi sfugge la differenza... :(
      in ogni caso la mostra sui temi accennati gliel'hanno copiata dei tipi che inaugurano in questi giorni a Levanto... titolo: la pietra dello scandalo... sublime.

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    2. Il fotografo è quello che anche con la macchina della prima comunione riesce comunque a fare delle belle foto; il photographer è quello che deve sempre avere l'ultimo modello di digitale e che passa più tempo al computer usando Photoshop che in giro a fare foto.
      Ma in quella mostra che dici hanno "rifatto" le statue di Staglieno? Purtroppo si vedono solo due immagini.

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  4. allora si ... sono photographer.
    Riprendono le movenze di alcune delle statue più celebri, sul FB delle due tipe trovi anche l'allestimento con più immagini.

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  5. L'inconcludenza che pretende attenzione sui suoi progetti è davvero molesta.
    Meglio sfilarsi, credimi, far finta di nulla, sennò si rischia di ritrovarsi additati e condannati per la poca attenzione...!

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    1. in questo periodo il tempo è la cosa più preziosa che possiedo ed è anche la cosa di cui sono più avaro ed avido... è stranissimo questo atteggiamento, che non corrisponde affatto ad un affastellarsi di impegni. Meglio sfilarsi, anche dall'associazione... ma ne ragionerò in seguito su sta cosa!

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  6. Alle volte sono contenta di vivere in una zona desolata!

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