dimanche 16 juillet 2017

La percezione dei colori è un processo neurofisiologico molto complesso

Dunque il problema è accostare i due colori, in armonia di forma, non voglio sovrapporli, attaccandoli, i due colori non devono toccarsi, si devono rispettare, vanno separati da un confine, dandogli autonomia. Già, ma come definirlo questo confine? Gauguin metterebbe una linea nera, a profilare la figura per darle forza e risalto, come ha fatto in La vision après le sermon. Già! ma era il 1888... oggi siamo nel 2017!
E quindi?

Lo faccio lo stesso, chi ha detto che non si può replicare il passato? il quadro è mio e faccio quello che voglio ti pare?

(prima o poi dovrò smetterla con questi dialoghi interiori che mi incazzo da me stesso)

Allora... devo solo trovare la linea giusta, perché sto improvvisando, ci provo per un po', niente! Non arriva, traccio una serie di linee nere e nessuna mi pare quella giusta, questa è troppo liberty, la rendo angolosa ed è troppo cubista, una via di mezzo è troppo decò, non mi piace, scimmiotta qualcosa, non è autentica. Una giungla di linee sbagliate, è quello che ottengo dopo poco, che fare? Traccio una linea nera abbastanza larga, che copra tutte le linee sbagliate, sperando che contenga anche la linea giusta, il profilo corretto attorniato da infinite linee sbagliate, ok, ora c'è la linea giusta, lì da qualche parte, devo trovarla, devo solo eliminare quelle sbagliate che le stanno attorno. La questione posta così mi sembra più facile.

Comincio da destra, con il rosso cinabro, puro, preso dal tubetto così com'è, senza sporcarlo, quando è fresco brilla. Lo stendo e sento che tira il pennello, è corposo e profuma di olio, ma anche di cannella e di bacche rosse. Possibile? potrei giurare che in campagna avevamo un secchio del carbone con il manico di questo stesso identico colore, e potrei giurare che se lo guardo bene ricordo le mani di mia nonna che lo afferrano per portarlo accanto alla stufa. Proseguo, non è facile, ma le linee sbagliate da destra scompaiono lentamente, una dopo l'altra, restano schiacciate sotto al rosso.

Ci lavoro per una buona mezz'ora. Poi dall'altra parte, come superare un confine di stato, non è nemmeno detto che il confine sia tutto dello stesso spessore, ora ci vuole un giallo deciso, un giallo cromo, o un giallo Napoli, e se fosse troppo acido? Con il giallo non ho mai avuto simpatie, alla peggio lo sporco con l'arancione, che poi voglio velare di... no anche lui puro, sarà il rosso accanto a farlo vibrare, lo innamorerà come fanno i gerani bianchi accanto a quelli rossi. Tolgo linee sbagliate da sinistra, una dopo l'altra, il giallo è proprio un colore fastidio, sarà da quella volta che da piccolo mi regalarono degli occhiali da sole di plastica con le lenti gialle, li indossai salendo sulla millecento della zia-suocera, e dopo nemmeno dieci minuti avevo la nausea. Poco ci mancò che vomitassi.

Da allora il giallo lo detesto, e giurerei di sentire anche l'odore dei sedili di plastica dell'auto, quando lo vedo in quella tonalità... proprio non lo sopporto, ma adesso è quasi tollerabile, accanto al rosso, una punizione meritata per un colore così.

4 commentaires:

  1. tinte zen... para buddiste... mi piace!

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    1. che pure l'arancione ci sarebbe stato.. ma sarà che la mensa aziendale anni '70 stile è tutta in laminato arancione allestita alla fantozzi...

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  2. Idem. Giallo proprio no, non mi quaglia.
    E l'azzurro? Col rosso?

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    1. l'azzurro.. è così bello che merita un posto tutto suo..
      ma sono una da blu di Prussia e sue gradazioni... magari messo a contrasto con il bianco avorio velato in seppia.. come in quelle decorazioni neoclassiche di certe sale da ballo sabaude :)

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