dimanche 30 juillet 2017

Di Gomorra e dalla parte dei cattivi

Il libro di Saviano non lo avevo ancora letto, avevo sbirciato qualche pagina ed ho preferito aspettare, aspettare di aver coraggio per digerire quelle righe. Poi... dopo la serie in tv (che non ho visto), mi è sembrato quasi inutile leggerlo... anzi mi ero proprio dimenticato della questione, perché la lista dei desiderata è troppo lunga, poi mi sono imbattuto nell'audiolibro letto dall'autore ed ho ceduto.

È stato il pugno nello stomaco che temevo fosse. L'Italia che ne esce non mi piace, mi irritano quelle verità, e soprattutto mi irrita come la politica e gli organi d'informazione si tengano alla larga, almeno in superficie, da tutta quella merda, mi irrita come una certa parte della cultura avvalli la mentalità corrotta, accetti il malaffare come qualcosa di naturale, nemmeno cronico, ma proprio parte fondante del sistema.

Tuttavia una cosa è chiara, la situazione è talmente compromessa da rendere folle il solo pensare di risolverla, altro che passare al pianeta gemello (autocit.); in questo mi riferisco in particolare alla terra dei fuochi, perché se è immaginabile attuare strategie per togliere materiale umano alla camorra, anche dopo cento anni di sforzi vani, è impensabile risanare zone con concentrazioni di inquinanti tali da renderle inabitabili per millenni, e per poi portarli dove? Sarebbe uno spostare montagne, quindi rimettere in circolo tutto il processo, contaminare sempre di più, cose e persone, sprecare altro denaro che finirebbe comunque nelle tasche sbagliate, sottratto ad altre priorità, spreco nello spreco. In tutto questo sconforto mi sono aggrappato a qualcosa di concreto, un concetto, su qualcosa dovevo salvarmi; mi è piaciuto quello sulla bontà.

Essere buoni è difficile, dice Saviano, se sei buono perché non puoi fare altro, non sei un vero buono, lo fai perché non hai altra scelta, la tua bontà non ha un gran valore, e quindi non puoi fregiartene, è una bontà vigliacca. Se invece potresti essere cattivo, e magari lo sei anche, e dalla tua cattiveria trai convenienza e rispetto, ma decidi di non avvalertene, magari anche a tuo detrimento, allora sei Buono, perché hai operato una scelta coraggiosa e consapevole, hai attivato una bontà nobile.

Così spesso capita di incontrare buoni per comodo o per convenienza, e buoni che non hanno altra scelta, (dovrò imparare a riconoscerli) che forse ad una bontà del genere è preferibile lo stronzo. Quindi i cattivi sono più liberi, loro hanno la possibilità di scegliere. Insomma il cattivo che sceglie di fare il buono è quasi più preferibile del buono senza altra scelta.

12 commentaires:

  1. uhm... dissento.
    un cattivo che sceglie di fare il buono è comunque qualcuno che prima ha (irrimediabilmente) agito per il peggio, mentre chi è buono perché non può fare altro è qualcuno che fin dal suo inizio si è tenuto fuori, scegliendo di restare sul suo cammino senza farsi tentare.
    il giudizio di saviano mi sembra rispondere a una logica becera secondo la quale chi ha potere è corrotto, chi non lo detiene è un buono a nulla e si salva solo chi si redime? e chi sarebbe costui?
    certo esisterà anche chi è riuscito ad affermarsi senza ricorrere a compromessi e scorrettezze, magari ha dei nomi da fare... a me non ne vengono in mente.

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    1. la questione è lana caprina a mio parere, e si sposa con quella di chi emigra e viene accusato di vigliaccheria perché 'scappa' mentre invece il coraggioso è chi rimane e tenta di cambiare le cose.
      A mio avviso c'è un punto di contatto tra le due faccende: persone che scelgono la propria vita e la propria convenienza davanti ad una situazione dove le scelte del singolo hanno ben poca influenza...
      alias: perché devo restare in un territorio ostile e fare una vita di merda quando il mondo è grande e posso realizzare i miei sogni altrove?
      Saviano ha spesso giudizi Trancianti, credo per una conoscenza della situazione che noi nemmeno immaginiamo 'nei nostri sogni più vivaci' (cit)

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  2. Io ero buona senza scelta, adesso mi pare di averla questa scelta. Quindi anche i buoni possono imparare.
    Al momento non esercito come cattiva, ma se infilola mano in tasca posso toccare le carte che potrei giocare, in veste malefica.
    Forse i buoni hanno bisogno di qualcuno che sia molto cattivo con loro e poi "zac"...si prendono il permesso di cambiare.

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    1. ah mi hai superato di due minuti :)
      c'è anche la questione dei buoni che tacciono, avvallando di fatto le cattiverie e le porcherie dei cattivi.
      Io credo che sapere di poter essere o diventare 'cattivi' in vario grado e misura è come sapere di avere un'arma di difesa e poi decidere o meno di usarla.. una sorta di sicurezza.
      come avere l'estintore.

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    2. Concordo. E' proprio così.
      P.s. Ti ho superato? ;D

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    3. eh si stavamo commentando nello stesso periodo di tempo :)
      ma tu hai fatto prima.

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    4. Che feeling...che feeling!! Per forza che poi vuoi me a spingerti in carrozzina...sai che nessuno potrebbe capire meglio di me se gradisci una curva a gomito o una derapata.
      Che feeling ragazzi...

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    5. ecco... ora so che devo iniziare a preoccuparmi! :P

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  3. Essere "buoni" è, a mio avviso, sempre una scelta, perché essere buoni a prescindere dal contesto dequalifica l'azione "buona" e traduce la bontà in qualcos'altro, a metà strada tra la stupidaggine e la mancanza di coraggio: il coraggio di dire dei no.
    Io la chiamo bontà intelligente, quella, per intenderci, che mi fa scegliere di dare una mano a chi è davvero in difficoltà e smettere di dare una mano o ascolto a chi vive lucrando sul proprio essere in difficoltà...non so se mi sono spiegata...
    Per esempio: per molti anni e soprattutto per via di un educazione "molto ispirata in tal senso", ho pensato di essere in dovere di ascoltare chiunque e ammetto, provando un profondo rimorso/vergogna, d'averlo rifatto occasionalmente ancora non troppo tempo fa con gente assolutamente persa e che tale vuole rimanere.
    Per esempio, ho tenuto corrispondenze con soggetti che della loro difficoltà esistenziale si sono fatti campioni olimpionici, senza rendermi conto che era tempo sprecato, che di gente che ha bisogno, anche solo di vero ascolto, ce n'è tanta.
    Scegliere significa anche- può significare- alzare barriere definitive verso i parassiti dell'altrui disponibilità. E qui inizia il coraggio di difendere le proprie scelte, sia in tema di disponibilità/bontà, sia in tema di rifiuto a farsi incastrare in grovigli senz'uscita.
    Sai, non è mica facile dire dei no, costano sempre qualche "disapprovazione", ma anche la disapprovazione va affrontata.
    Quasi quasi ci faccio un post...

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    1. ti capisco, perchè anche io sto iniziando a 'selezionare' lasciando perdere i casi clinici per concentrarmi su altro, e di aneddoti ne avrei a bizzeffe.
      riassumo con una massima della solita prozia saggia:
      con un NO ci si spiccia con un Si ci s'impiccia!
      eh se la sapeva lunga :)

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    2. ...e io, proprio ora, ho pubblicato il post, citandoti: era doveroso.
      Ancora grazie per lo spunto.
      ;-)

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