dimanche 25 juin 2017

La lingua batte, dove il dente vuole

Sto diventando francese, lo pensavo recentemente, e questa è una questione che parte da lontano. Dunque, tempo fa mi trovavo a Parigi, ero lì, solo, nella VilleLumière e cercavo la via in cui avevo trovato alloggio, fermo un paio di persone per strada, chiedo e nessuno la conosce, anzi mi guardano smarriti, possibile? Allora scrivo il nome della strada su un foglietto  Rue de l'Abbé-Rousselot - quindi fermo una signora e le faccio vedere il biglietto, lei sorride e mi indica una traversa a pochi metri da dove mi trovavo, vai a destra e poi a sinistra, poi pronuncia il nome della strada, che era differente da come lo pronunciavo io, ma non molto differente.

A questo punto sono giunto a tre conclusioni:
1) i francesi sono stupidi, se gli dici Russelò anziché Rousselot non hanno l'organizzazione mentale per capire e gestire la differenza fonetica, quindi vanno in panico, ammutoliscono e guardano nel vuoto.
2) i francesi sono tutti membri del corrispettivo francofono dell'Accademia della Crusca e per questo impegnati, in modo didattico estremo, nella divulgazione del VERO francese, che senza di loro rischia di scomparire, o comunque imbastardirsi.
3) c'è anche un terzo motivo che vuole i francesi tutti stronzi, ma sono ottimista e mi piace pensare che solo la metà di essi lo sia.

Va anche detto che se uno impara a parlare perfettamente il francese a Nizza e poi va a Parigi viene accolto esattamente come un napoletano a Milano, (noio volevan, volevon savuar) per cui le opzioni uno, due e tre sono tutte vere.
Un'altra questione che manda in sbattimento i francesi sono gli accenti nella scrittura, per semplicità gli italiani li hanno quasi eliminati, i francesi che sono puntigliosi, invece li mantengono tutti e guai a scambiare un accento grave con un accento acuto; gente che ci va in sbattimento. Ma a loro difesa devo dire che se siete in full immersion ed avete voglia di imparare in fretta, i parigini sono perfetti insegnanti, a patto di non essere permalosi ed avere buona memoria.

Ebbene da qualche tempo a questa parte pure io ho iniziato a (far finta di) non capire chi blatera l'italiano, non saprei per quale delle tre opzioni, (sospetto la terza) non saprei nemmeno a cosa sia dovuto questo atteggiamento, riesco perfino ad indispormi quando sento parlare la lingua italiana con le parole storpiate, mozze o eccessivamente dialettali, pur non partecipando alle sedute dell'Accademia.

Il problema si pone quando sento parlare l'italiano da un italiano, per lo straniero non ho ancora sviluppato alcuna idiosincrasia, nemmeno a correzione automatica, probabilmente perché lo trovo legittimato a storpiare le parole e le pronunce, ma un italiano che bofonchia la lingua, come se avesse i fagioli in bocca... e dico... almeno alla scuola dell'obbligo qualcosa avrà imparato?

Quindi sto tollerando poco quelli che parlano come Mami di Via col vento, che dicono:  lo vojo pè mì moje, annamo, vedemose, penZavo, liBBro, chettedevodadì, se beo, mea belin anemmu, e robe così. Se ne sentono ogni giorno, per strada, ma anche alla televisione o peggio... dette dagli speaker radiofonici, nelle interviste, dai politici, dai calciatori, nei talent, sui social, gente che per il lavoro che svolge dovrebbe fare un corso di dizione e invece te li trovi ad esprimersi come fossero al bar biliardo del paese.

Quindi mi chiedo: ma la pronuncia, che fine ha fatto? perché si deve accettare che interi discorsi vengano fatti con parole tronche, con calate dialettali che ci riportano indietro di cento anni... altro che l'inglese nelle scuole elementari, ci sono istituti che rivalutano il dialetto come fosse una risorsa per il futuro. io lo trovo inaccettabile anche in famiglia, figurarsi sui media o peggio a scuola.

Quindi ho deciso, se mi parlano in questo modo, farò orecchio da mercante come i francesi: pardon?



dimanche 18 juin 2017

Notizie dal paese dei Minus Habens

L'altra mattina il vicino di sotto, che già mi sta sul cazzo per tutta una serie di motivi, ha passato una buona mezz'ora a sgasare con l'auto nuova, fermo nel posteggio con le 4 portiere aperte e in faccia un sorriso da ebete, ha appestato l'aria e rotto i coglioni a mezzo palazzo, si è esibito in questo patetico teatrino destinato al figlioletto di 5 anni, che ad ogni sgasata rideva divertito e correva attorno alla macchina. Poteva portarlo al parco qui vicino, mezz'ora nel verde, oppure fare una passeggiatina sul corso dove c'era il sole e invece no, mezz'ora in cortile e poi di nuovo chiuso in casa per il resto del pomeriggio, perchè mamma deve fare le pulizie e lui sul divano a guardare lo sport in tv. Mi sono chiesto che ne sarà di questo bimbo, con una nonna che gli fa vedere come si uccide un piccolo di piccione caduto dal nido con la scopa ed un padre che lo balocca nei fumi di scarico dell'auto, mentre la madre prepara il pranzo. E mi è venuto uno sconforto infinito, siamo una nazione senza speranze per il futuro, poi ad aggiungere danno al danno ho trovato l'analisi nazionale di Vittorino Andreoli... giusto se ci fosse stato bisogno del colpo di grazia.
Esagero? forse un po', ma posso assicurarvi che di notizie come questa ne è pieno il web.

dimanche 11 juin 2017

Irragionevoli ragioni

Dunque... me ne stavo lì all'Ikea e scendevo la scala, quella che dall'esposizione porta sotto, nel labirinto delle piccole cose, da dove non esci se non hai preso almeno un sacchetto di candeline profumate. L'esistenza dell'ascensore l'ho scoperta da poco, sarà che un ascensore a scendere non lo vedo molto utile, quindi mi lancio dalle scale, così supero una coppia di attempati, e lei dice al marito: guarda che belli da portare al cimitero! Indicando i fiori che ornavano la balaustra.
No dico, ma ti pare che il primo pensiero vedendo dei bei fiori finti sia il cimitero, dove per altro non li vedrà nessuno, ok le tombe sono il posto perfetto per dei fiori finti, però che palle!
Dopo questo commento tutta la magia che mi prende quando vado all'Ikea era sparita; perché comprare qualcosa da Ikea, fosse anche solo uno scolapasta di plastica, mi fa sentire immediatamente svedese, come vivessi a Stoccolma da una vita, in quelle case con i tetti a punta e le finestre senza persiane, in una di quelle camere che si vedono su Airbnb, tutte bianche e legno. Chissà quante romantiche massaie svedesi avranno comprato quelle gerbere arancioni per portarsele in casa, e questa pensa a portarli al cimitero.
VecchiaStronza.
Per fortuna al reparto biancheria, con il suo immancabile quadernetto nero e la matita, c'era la Marzia, una di quelle persone che riescono a sistemare una giornata storta a chiunque, e con un sorriso ti riaccordano con il mondo; persone rare che non amo frequentare troppo, penso perché poi finirei per invidiarle. Ma ieri ci voleva proprio.

dimanche 4 juin 2017

Perché in Svizzera?

«La burocrazia è più semplice, ma non è solo questo. Puoi lavorare a stretto contatto con enti e istituzioni: basta inviare una email, alzare il telefono e hai interlocutori validi con cui parlare. E poi il mercato del lavoro, la maggiore flessibilità che ti offre la possibilità di mettere in squadra i migliori talenti e gestire il team in modo meritocratico».

Non credo ci sia da commentare oltre, queste sono le parole di un imprenditore genovese che ha fatto la scelta estrema, andarsene da Genova. Mi capita sempre più spesso di imbattermi in situazioni in cui la soluzione pensata per risolvere un problema o per migliorare un'attività lavorativa si scontra con una regola istituzionale che la contrasta, la limita o ne annulla l'efficacia economica. 
Quindi una vocina dello StatoNemico dice: ennò! Non si può, la legge impone, il regolamento comunale proibisce, una direttiva del ministero implica, obbliga, cautela, insomma c'è sempre una menata che ostacola. 
I comuni sono principi nel produrre scocciature gratuite ai cittadini, norme d'igiene, certificazioni, direttive europee che non si sa come vengono sempre interpretate in maniera restrittiva, a cui fa seguito una modulistica complessa e spesso ridondante, che è possibile inviare solo per Posta elettronica certificata, per raccomandata con ricevuta di ritorno, per mezzo di una qualche associazione che per farlo si pretenderà dei soldi, aumentando di fatto costi e tempi, per altro già dilatati dall'inefficienza degli uffici pubblici. Questo mi irrita perché è sempre più evidente come il motto: la legge ai nemici si applica, con gli amici si interpreta, appare sempre più veritiero. Questo fa sospettare che ci sia un gusto occulto delle amministrazioni pubbliche nel tormentare le persone con disposizioni al limite del ragionevole, controlli, appostamenti. Inutile dire che quando trovo conferme di ciò rimango amaramente sconfortato, salvo poi compiacermi perchè qualcuno ha ancora il coraggio di dichiarare che il sistema non funziona e fa scappare le imprese. Ma a quanto pare è proprio questo che vogliono ottenere, quelli intelligenti, che potrebbero procurare fastidi se ne vadano pure, i babbei invece rimangano e si facciano pelare a dovere.
L'ultima dimostrazione l'ho trovata nell'intervista di una start up locale, un'impresa di giovani laureati che per crescere ha dovuto trasferirsi in Svizzera, non per sua scelta, ma per suggerimento dei finanziatori. Perché? Leggi certe, burocrazia più semplice e affidabile, la solfa è sempre la stessa, da anni, e non c'è inversione di tendenza, non ci provano neanche a Roma a capire cosa sia possibile fare. Poi la sede operativa dell'azienda è stata trasferita a Milano, su richiesta dei lavoratori stessi e per comodo dei clienti, in quanto a Genova i collegamenti tra città ed aeroporto sono così ridicoli da far desistere ogni uomo d'affari paziente e ragionevole. Questa cosa mi è nuova ma la sento spesso, ed inevitabilmente mi preoccupo.
A mio parere basterebbero un paio di questi articoli per far dimettere tutti, gli amministratori locali, politici e burocrati, tutti quanti, a casa, e vaffanculo. Una pletora di imbecilli, incapaci e corrotti, che riescono con i loro comportamenti a complicare procedure semplici, a far affondare servizi ed infrastrutture, che diversamente potrebbero funzionare, aumentando costi di gestione e di fatto peggiorando la qualità della vita dei cittadini, tutto questo senza responsabilità alcuna, a mani pulite e coscienze linde, ma soprattutto nessun responsabile certo, nessuna indagine, nulla. Possibile che sia così facile farla franca? possibile che chi evade un caffè finisce alla gogna e chi sputtana soldi pubblici in opere inutili la passa sempre liscia?
Ma la cosa più sconfortante è che chi dovrebbe (o potrebbe) porre rimedio trova cavilli per non farlo, per lasciare tutto com'è, per puntare il dito su chi va via, deridendone la scelta, scomodando sentimentalismi patetici e rispolverando un amor patrio stantio.