dimanche 28 mai 2017

Veicolo autopropulso con più di due ruote, dotato di un piccolo vano interno

Daw ha preso l'auto nuova, l'ennesima. La prassi è tenerla un annetto, poi la restituisce al concessionario che la supervaluta, principalmente perché la conserva in garage e la usa poco.
Questa nuova è rossa, (quella prima era blu) ed è l'unica cosa che riesco a ricordare, in quanto di auto non ci capisco e manco mi interessa farlo. Quando provo a collegare l'immagine di un modello ad una marca, poi dimentico, perché tenerli a mente lo vedo utile come sapere i nomi dei sette nani; potrebbero passare a prendermi con qualsiasi cosa, l'importante è che mi dicano il colore, in modo da poterla riconoscere quando arriva.

Gli interni puzzano di auto nuova, odore che mal sopporto sin dall'infanzia; sicuramente meglio di quelli dell'850 special di mio zio, in cui puntualmente mi veniva da vomitare dopo due curve, tuttavia cerco subito di aprire il finestrino per far entrare del sano smog cittadino, ma non si può, perché è tutto condizionato-climatizzato-filtrato e il finestrino aperto non serve, mi rassegno e chiudo la portiera facendo scomparire il rumore esterno. E' come stare in una navicella spaziale, tra volante e cruscotto ho contato una cinquantina di led e lucine di vario colore e con le forme più strane, a confronto un papiro egizio ha meno simboli. Poi ci sono luci nei posti più disparati, sotto allo specchietto retrovisore, sotto la portiera che quando apri vedi la strada, perfino nel cassettino dal cruscotto e una nello scomparto tra i due sedili, sui pedali, ovunque insomma.
Farsi dare un passaggio sta diventando sempre più simile ad un rapimento alieno.

Comunque mi ha stupito la quantità di cose che fa l'auto, innanzitutto segnala se c'è una portiera aperta, e se non hai allacciato la cintura, per questo non c'è un segnale acustico, ma su uno schermo compare l'immagine dell'auto in 3D vista dall'alto, e viene visualizzata in rosso quale portiera non si è chiusa; poi ci sono i sensori di parcheggio, una serie di onde gialle che se c'è un ostacolo mentre fai retromarcia lo individuano e lo segnalano con un bip. Questo davanti e dietro, che puoi evitarti pure l'amico che dice: vieni, vieni, vieni. Ok basta!!

I sedili sono comodi, pensati per viaggi molto lunghi, o per far dormire il passeggero, come stare in poltrona, ti avvolgono e quando l'auto fa le curve strette non scivoli di lato come accadeva nell'850 dello zio, ma noi lo facevamo apposta per divertirci. Questa non è proprio un'auto per far viaggiare i bambini. I vetri sono leggermente oscurati così fuori sembra sempre nuvolo, anche se è l'una del quindici agosto.

Poi c'è il rumore del motore, un rombo pieno, con una tonalità bassa; ho letto che è un effetto studiato apposta, una faccenda che senti solo dentro all'auto grazie alle casse dell'autoradio. Psicologia da casa automobilistica, come gli studi che fanno per il rumore di chiusura delle portiere, o l'odore degli interni, nulla viene lasciato al caso. Soprattutto se paghi molto. Mica puoi guidare una macchina che sferraglia come una diligenza e chiude gli sportelli come una scatola di biscotti.

Poi c'è la musica, finita l'epoca dei cd, l'autoradio è un tutto con il cruscotto, impossibile da rubare, ci carichi dentro con la chiavetta e lei te lo mostra, titolo ed autore, oppure la stazione radio, se la cerca e ci smanetti dal volante con il pollice opponibile; lo stesso che serve per collegare il bluetooth e rispondere al telefono, sempre dal volante. Succede tutto da lì, come con la play. E poi c'è il navigatore che ti parla, gentile, e dice: tra trenta metri svoltare a destra, tra duecento metri... ricalcolo...

Mentre ero distratto da tutta sta roba mi chiedevo: ma ci sarà ancora un'auto che entri e guidi e basta senza avere tutte queste menate? Per esempio a me piaceva un sacco quando Ste mi faceva guidare la sua due cavalli, con i finestrini che si aprivano a sportello e l'aria fredda che entrava dalla capote. Ecco, dentro un'auto così sarei a mio agio, non avrei troppe distrazioni, sarebbe un'auto facile da vivere, dove entri e butti le cose senza far troppe questioni, ci carichi le scatole dei libri, le valige, le borse della spesa, la cesta dei funghi, ci fai salire il cane buttando un telo sul sedile. Un'auto così è verace, immediata, senza lucine ammiccanti, senza vernici lucide e cromature, senza sedili vellutati che manco il salotto della nonna.

Ma pare che auto così non ne facciano più, perché adesso la gente vuole altro, vuole il comfort, si siede e non vuole pensare a quale strada farà, ma alla voce gentile che gliela indica, non si vuole girare a guardare il paracarro, c'è il sensore che lo segnala. Mi chiedo se sia possibile una via di mezzo, una semplificazione tra il geroglifico e il semplice cruscotto in lamiera.

Tuttavia al volante dell'auto rossa di Daw mi sentirei un'idiota, inadatto, fuori posto. Forse è per questo che Daw la usa poco e la tiene sempre in garage e poi la rivende subito.

dimanche 21 mai 2017

Composti in grado di provocare dipendenza fisica sono la nicotina, l’alcol, le benzodiazepine, i barbiturici, le anfetamine, gli oppiacei, la cocaina e i cannabinoidi.

L'altra sera sono stato invitato a cena da amici, (ora declassati a conoscenti), l'idea di passare una serata in compagnia non mi era particolarmente avversa, ma poi la storia ha preso al 'solita' piega... così il mio umore ha cominciato a risentirne, perché? forse perché è finita l'epoca della tolleranza a prescindere. Insomma basta con il sorvolare su tutto perché tanto siamo amici. Amici un cazzo!

La questione è sempre la stessa, con poche marginali varianti... la procedura prevede infatti che un paio di loro si facciano una canna prima di cenare, poi una a metà cena, e dopo un altro paio di canne a chiudere la serata. Solitamente sono indulgente su questa faccenda, ma ora la cosa inizia ad infastidirmi, perché se le prime volte era sporadica, adesso è diventata sistematica.
Manu è il più fastidioso, ogni volta la mena che deve smettere di farsi le canne, anzi esagera affermando che vuol smettere di fumare, a volte per farlo, prima di presentarsi a cena, butta via tutto, cartine, filtri, accendino, sigarette, busta del tabacco, cubetto e macinello; ma già alle undici le buone intenzioni così drasticamente percorse si infrangono, ed inizia a stressare i presenti, perché bisogna trovare un tabaccaio aperto per recuperare il buttato, compreso giro-pusher e ventello di fumo, quindi il dopocena si snoda tra – usciamo&non-usciamo - chi lo accompagna?, - andiamo tutti? - Ci dividiamo i compiti? il tutto nell'impellenza. Così mangiamo di fretta e ogni attenzione e discussione viene monopolizzata per fronteggiare l'emergenza 'cannabinoidi' che normalmente termina verso l'una di notte.

Dopo un paio di queste esibizioni ho pensato che la cosa poteva essere semplicemente risolta dicendo a Manu: caro, arrangiati e non ci rompere i coglioni!
Ma questa linea non è praticabile, perché 'siamo amici' e gli amici si vedono nel momento del bisogno; tuttavia se uno è un fesso e ogni volta rovina la serata agli altri, come la mettiamo?
Così tolleravo, ma ora mi sono fatto un paio di domande, non tanto di ordine legale, ma di ordine psichiatrico/comportamentale: posso proseguire a frequentare gente così? Chiaramente instabile, che arriva a fine serata talmente fumata che il giorno seguente nemmeno si ricorda chi c'era a cena e di cosa abbiamo parlato? Gente che da un certo orario in poi, ti guarda con un sorriso ebete e non sai bene se è felice di vederti oppure è fatta come un ciocco? 

No, non posso. 

Mi sono anche chiesto se era accettabile che fossi l'unico della combriccola a mal tollerare la situazione, anzi le situazioni, in quanto c'è anche un socio di minoranza, saltuario certo, ma c'è. Beh ho risolto che non posso, anche se la cosa non mi procura alcun tipo di danno diretto, tuttavia mi irrita, e mi espone a situazioni che non mi piacciono, in primis legalmente perseguibili, perché se ti ferma la pula mentre hai il ventello in tasca, vai a spiegare che era per il tuo amico testa di cazzo... insomma in questa situazione mi sento a disagio; così mi son detto: gli altri facciano pure quello che credono io, terminata la cena, me ne torno a casa. E così ho fatto mentre un paio di loro mi guardavano come una specie di giuda-traditore.

Non è tanto questione di essere perbenisti, ma è l'abuso in se a darmi fastidio, l'eccesso di qualsiasi cosa, la dipendenza che porta alla fretta, a sragionare, all'isteria, che siano alcool, sigarette, cibo, sesso... tutto quello che viene assunto con la frigna di -ah devo smettere – ma poi puntualmente non accade, mi fa pensare a gente instabile, insicura, inaffidabile, I drogati non mi sono mai piaciuti, a cominciare dai primi che ho conosciuto ai tempi delle medie, a seguire tutti gli altri in varia gradazione, perfino la segretaria che scassa il cazzo perché beve troppi caffè e le viene la tachicardia, la gastrite e non so che altro, però continua a farlo ed a lamentarsi, perfino questo mi irrita, figurarsi...

La definizione di drogato a mio avviso non comprende solamente chi fa uso di cocaina o eroina, o che fuma le leggere con abitudine o casualità; la cosa fastidiosa è l'abuso in se, l'eccesso incontrollato e la conseguente reprimenda (inefficace). A questo punto mi dico: le persone normali sono già così poche, quelle che utilizzano il cervello estremamente rare, e perché mai dovrei anche frequentare gente che oltre a dimostrare poca intelligenza si rincoglionisce e mi disturba?

dimanche 14 mai 2017

Il mare che spinge, la costa che stringe


Dice così la canzone, che pare ritagliata su quel tratto di sentiero, quello che lo percorri attaccandoti alla catena per non finire nell'orrido, e stai sospeso a picco sul mare. Siamo lì a camminare tra i pini ed i profumi mediterranei, e mi piace tutto, perfino l'odore delle pietre scaldate dal sole, la terra umida, la resina che ammicca dalla corteccia dei pini, le foglie secche dell'inverno; guardi su e sei in montagna, ti giri e c'è la scogliera, poi sotto mille gocce di luce negli occhi, il sole basso che rimbalza sulle onde, il profumo del mare che arriva portato dal vento, un gabbiano che passa veloce.
Un posto così è perfetto per star seduti ad aspettare il tramonto. Mi ero riproposto di fare belle foto, ma poi ho lasciato perdere, perché mentre ero lì a concentrarmi su cosa inquadrare, mi pareva di perdermi qualcosa di unico, che una vita è poca per un panorama come questo mi son detto. Così ho lasciato perdere pure il resto, che anche le parole davano fastidio, erano di troppo in quel pieno assoluto di profumi e silenzi.
Ho bisogno di queste coste, del mare sotto ai piedi mentre i capelli sono tra gli aghi dei pini, ne ho bisogno per pacificarmi con le cose, e poi stasera tutto avrà un sapore differente, un colore diverso, perfino le persone mi sembreranno simpatiche. Basta un giorno così e un mese di merda diventa splendido, al punto da ricordare solo quel singolo giorno, che ha lasciato il rosso del sole sulla pelle bianca dell'inverno. Possibile?

dimanche 7 mai 2017

Studenti Erasmus e dove trovarli

Sono pienamente cosciente che quanto sto per scrivere è da vecchio brontolone, però devo riconoscermi un merito, l'obiettività, perché se io a 21 anni mi fossi comportato nello stesso modo, i miei genitori mi avrebbero preso immediatamente a calci nel culo, ed anche senza coercizione educativa, sono sempre riuscito a 'desbelinarmi' degnamente ed in autonomia, con un vago senso di responsabilità che mi ha permesso di vivere in ambiente sano e degno; sarà che l'università me la sono passata a lavorare per pagarmi rette e libri e non avevo certo il tempo per attività marginali. Faccio questo preambolo perché da alcune settimane sto osservando la vita del nuovo inquilino, un ragazzetto Erasmus proveniente dal Brasile... e mi dico: se questo è l'esempio ed il modello di ventenne, i suoi genitori hanno sbagliato tutto.
Parto dalla sua giornata tipo: sveglia alle 16 - 16e30, colazione con patatine e cocacola/fanta/gazzosa o quello che è rimasto nel frigo dopo l'abbuffata della notte. Poi doccia, poi web, social come non ci fosse un domani, corsi on line? manco per l'anima, giochi on line di combattimento, su cui, mi spiega, ha investito anche dei soldi,; perché si sappia, queste trappole acchiappacitrulli funzionano alla perfezione. Si ferma alle ventidue per una specie di cena a base di cose-pronte-solo-da-scaldare, per il caso usa la padella in stile barbecue e poi la lascia incustodita sino al prossimo utilizzo; di lavarla non se ne parla, al massimo la si può riempire di acqua e detersivo se proprio la puzza di bruciato è troppo acre. Il tutto avviene in perenne connessione, youtube-whatsapp-skype, quindi cucina e caga telefonando o guardando i cartoni animati on line, su smartphone.
Poi ripresa del pc e del gioco, che essendo on line permette la comunicazione tra players, in brasiliano o inglese secondo i casi, durante la sessione, intere buste di caramelle gommose, annaffiate da cocacola, o birra, poi wafer o biscotti, spesso crackers al formaggio, panini pronti stile McDonald, e tutto ciò che può essere consumato semplicemente aprendo una busta di plastica.
La cosa prosegue per tutta la notte, complice il fuso orario e non saprei che altro, così si arriva alle cinque-sei del mattino, con seconda pausa doccia di tre quarti d'ora, occupazione nel bagno, per la gioia degli altri camerati che lo infamano sino a farlo uscire, poi a nanna e sono già le sette. 
E la giornata riprende alle quattro del pomeriggio; nessun'altra attività, pulire la camera o il bagno comune o la cucina non è contemplato, nemmeno il lavaggio dei vestiti, che resta confinato al tempo libero tra la posa della padella sul fornello e la carbonizzazione del suo contenuto. Vestiti che per altro vengono lasciati dentro la lavatrice sino a che l'odore ne consiglia un secondo lavaggio. A questo punto è chiaro che non c'è tempo per seguire le lezioni, e nemmeno per uscire di casa a vivere la città. Esce il tempo strettamente necessario per correre al supermercato più vicino, a fare rifornimento e tornare davanti al pc, tutto ciò telefonando a casa, o a chissà chi.
Mi sono interrogato se intervenire, ma poi ho risolto che non sono affari miei, tranne computare le spese ed eventuali danni, che vengono regolarmente pagate dai genitori del pargolo, che evidentemente largheggiano in pecunia, o forse stentano, ma si sacrificano pur di tener lontano da casa una simile rogna, e pagano anche quando le causali sono le più disparate. A me basta questo!
In fondo perché dovrei essere io quello destinato a rieducare la gallina dalle uova d'oro? quando posso trarre profitto. Sorrido, mostro bei modi, penso di avere a che fare con un babbo-di-minkia che dopo tre mesi in Italia non parla una sola parola di italiano e di 200 ore di lezione ne ha seguite si e no 4, e adesso è in disperata ricerca di un corso di italiano, perché non capendo le lezioni sarà rimbalzato agli esami, uno lo ha già fallito. Come farà a superare gli altri?
Non mi riguarda, però l'idea che mi sono fatto dell'Erasmus è che in Italia certi studenti, ci vengano come ultima spiaggia, e le università straniere mandino quelli più rimbambiti.

-----------------------------------------------------------

(*) Aggiornamento: alla fine non ho resistito e dopo l'ennesima gli ho dato l'out out, un mese di preavviso e poi fuori dai coglioni, che la stanza mi frutta di più per i turisti;
siccome non capiva (o faceva finta) sono riuscito a fare un bel discorsetto in inglese, a dimostrazione che nella necessità si impara qualsiasi lingua; peccato poi concludere con un you-have-broken-dick !!
a dimostrazione che la prima cosa che si impara di una lingua straniera sono le parolacce