dimanche 9 avril 2017

Questione di priorità

Da tempo sto elaborando una teoria, ma ero in alto mare, poi l'altro giorno ho trovato un video di Monty Montemagno che ha chiarito la questione una volta per tutte. Alcune persone, sempre di più ultimamente, danno priorità a cose di poco conto, e ciò non va affatto bene, tuttavia ero nel dubbio se tali comportamenti potessero essere classificati come "priorità all'irrilevante" sempre e comunque, come dice il Monty, oppure se sia solo una questione di tempistica sbagliata. Faccio alcuni esempi a cui ho assistito...

1) interrompere una conversazione con amici per leggere e rispondere ad un sms, a cui si poteva rispondere anche dopo
1bis) incontrare l'assessore con delega a ... e discutere mentre chatta con lo smartphone
2) distrarsi da una lezione o da una riunione di lavoro per controllare i like su FB
3) ritardare ad un appuntamento per terminare un gioco on line
4) trascurare la guida dell'auto (o scooter) per controllare i messaggi su whatsApp

Questo nel magico mondo dei social, ma per estensione...

1) ingolfare una discussione a tavola con apprezzamenti sul cibo e ma-se-vuoi-prendine-ancora
2) usare il poco tempo a disposizione parlando di tattiche del fantacalcio
3) esibirsi in spiegazioni inutilmente prolisse monopolizzando la discussione
4) fare continuamente domande OT durante una spiegazione
5) intasare una messaggeria con emoticons e video di puttanate quando invece con tre messaggi si potrebbe decidere l'appuntamento

Mi sono chiesto se l'attitudine alla distrazione sia qualcosa di conscio oppure uno di quei comportamenti automatici, quelle cose da gente con la testa vuota, (da imbecilli per capirci) oppure sia sintomo di un desiderio di leggerezza, un po' come quando siamo costretti in una conversazione noiosa, ed ogni mosca che passa è perfetta per distrarci nostro malgrado.
Non c'è mai una regola fissa applicabile, però ho sempre più spesso l'impressione che le persone siano in balia di una qualche forma di ritardo mentale (acuto o cronico) oppure per empatia replicano quello che vedono fare agli altri. Sia come sia il fatto resta, c'è una moltitudine di persone che, pur mantenendo alcune priorità principali, da importanza alle cose nel momento sbagliato; e nel farlo si incasina e spesso incasina quelli che gli stanno attorno.
La cosa è assai evidente in città, quando si incrociano quelli che guidano come dei goloidi, e pensi che stiano infartando, ma poi ti accorgi che stanno rispondendo a un sms, mentre fumano una sigaretta.
Anche il fatto che le persone tengano il cellulare in mano sempre e comunque, è sintomo di una sopraggiunta confusione comportamentale, come se lasciarlo in tasca o in borsa li privasse di una qualche indispensabile funzionalità, senza contare che è davvero imbarazzante rapportarsi con persone che hanno una mano perennemente occupata e una conseguente manualità monca, in questo modo anche il non utilizzo diventa un impedimento.
Penso che usandolo indiscriminatamente queste persone si sentano, non solo positivamente multitasking, ma anche importanti se non indispensabili per qualcuno, si illudano di 'esserci' per tutti coloro a cui rispondono subito, quando sono i primi a mettere un like, provano un brivido, e si sentono pure gratificati dall'aumento dei like sul loro, riconfermati nel giudizio.
Insomma ho paura che questa smania di far cose sul cellulare (e solo lì), che fa perdere il senso delle priorità, sia una peculiarità dei mediocri.

4 commentaires:

  1. anche se comincia a osservarsi il fenomeno di chi sceglie di passare dalla teoria alla pratica e, invece di giocare ai giochi di guerra, al posto del cellulare tiene in mano una pistola, un coltello, dell'acido, gira con uno zainetto esplosivo sulle spalle o con una tanica da una parte e dall'altra l'accendino... e invece di attaccare bottoni infiniti quando ti incontra, li schiaccia a muzzo, oppure perché glielo hanno ordinato, così come si può dire che in giro gli unici veicoli che marciano con dentro qualcuno per niente distratto siano quelli che poi centrano in pieno una folla di gente, quella sì effettivamente colpevole di appartenere ancora alla generazione dei dipendenti digitali.
    ormai è il mio passatempo abituale, quando scendo in città, osservare il fenomeno. del resto il mio nokia ai dieci anni ha dato forfait e adesso è stato rimpiazzato da un modello anonimo (costo 30 euro) che quando sono costretta a esibire temo sempre che qualcuno mi denunci o mi arresti, svenga o abbia una crisi di nervi, mi prenda a sberle, mi insulti o mi faccia l'elemosina, anche se, per ora, ho raccolto solo sguardi di commiserazione (a parte l'addetto della trony che tra un po' mi passava al metal detector sospettando dovessi farci un'attentato).

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    1. per non parlare di quelli che decidono di guidare un suv e andare dove gli pare senza il tom tom.
      Personalmente ho un cellulare (o cellulofono) classe 2006 che funziona a meraviglia e che cambierò solo alla rottura.

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  2. Il tuo timore temo sia fondato solo che queste brutte abitudini sono in forte espansione e non vedo al momento via d'uscita per far rinsavire questa moltitudine di "malati" da like.

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    1. eh caro Verze, sono abitudini indotte dalla pubblicità, e questo la dice lunga su come siamo (mi ci metto dentro) manipolabili

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