dimanche 26 février 2017

Forse fu per bisogno o per buon esempio

Nella quantità di persone difficili da sopportare ci sono quelle che riescono a farsi un film partendo da un indizio insignificante, su cui sviluppano illazioni e sospetti. Normalmente le donne sono maestre in questo tipo di attività, ma posso assicurare che anche certi uomini non scherzano. Se la cosa finisse lì andrebbe anche bene, il problema è che questi soggetti si sentono in dovere di esibire la conseguente sentenza, sputando acredine come naturale effetto della loro maieutica. Per esempio se ti chiamano al cellulare, o mandano un sms, non importa a quale ora, e non ottengono risposta immediata, magari perché stai lavorando oppure guidando lo scooter ed hai lasciato il cellulare nel baulotto, o semplicemente sei una persona che non vive all inclusive, con il cellulare sempre a meno di un metro, allora partono per la tangente immaginandoti impegnato in una tresca, in qualche ritrovo del vizio, intenzionato a non rispondergli apposta, per ferirli nella loro egoreferenzialità, perché loro hanno lo smartphone e sono connessi a whatsapp, quindi vedono messaggio, spunta verde, blu, risposta e contro risposta, e tutto questo lo vogliono SU-BI-TO. Quando si arriva a questo livello di infermità, non servono giustificazioni, ma anzi ogni scusa avvalora la tesi e peggiora la situazione.
A questo punto perfino scivolare nell'accondiscendenza risulta deleterio, perché si finisce in una situazione 'sporca', dove bisogna fornire continue spiegazioni, rassicurazioni, conferme, instaurando un clima che non mi piace. Non sono buone premesse per costruire un'interazione tra persone adulte.
E poi, ma questo è facoltativo, è assai utile salutarli con un vaffanculo che ha il solo effetto di certificarli nelle loro convinzioni, ma vuoi mettere la soddisfazione!

dimanche 19 février 2017

E molte sono quelle cose delle quali ci dobbiamo (con)fidare

Marta ha iniziato la chemio, lo comunica con grinta, improvvisamente il suo mondo cambia prospettiva e ogni altra rogna sbiadisce. Non è sola, ha la sua famiglia, ma forse è preoccupata proprio per loro, dovrà combattere, ci riuscirà? Non lo so, dice che i suoi figli saranno la sua forza, a me pare siano troppo piccoli per esserlo, penso che la sua forza non dovrebbe veicolarla ad altri, egoisticamente dovrebbe essere lei stessa la sua forza. Ma poi è solo una questione di punti di vista. Marta è sempre stata una persona allegra, serena, lieve, e adesso che persona diventerà? è sempre stata molto credente, e se la sua fede l'aiuterà ad affrontare questa malattia ben venga; la fede servirà a tenerle alto il morale e la voglia di vivere, che importanza può avere se poi uno è credente per convenienza, per convenzione o per virtù dello spirito santo che ha operato in lui, (cit.). È una cosa interiore, da fuori nessuno può saperlo davvero il vero vero motivo.
Cosa c'è di male se poi è un'illusione e dopo morto scopri di esserti ingannato, questo mi dicevo, e nessuno è mai tornato a dirlo. Così stamattina riflettevo sulla fede, mentre mi imbattevo nel solito banchetto sotto ai portici, l'ho notato partendo dalla scarpa RottermeierStyle di una delle addette al sorriso ai miscredenti; chissà dove le fanno quelle scarpe lì, forse qualche fondo di magazzino dell'epoca d'oro delle governanti; sono sempre in due, a volte tre, sorridono e parlano tra loro, mai insistenti; presidiano. Non sono quegli imbonitori da mille non più mille, loro stanno per strada con una bibbia in mano, ed al massimo ammoniscono dall'otto per mille ai cattopreti, stanno lì come a dire: se vuoi dio è qui che ti aspetta.
Ma loro ci crederanno davvero? Ho sempre sostenuto la tesi dell'autoinganno in queste cose intangibili. Lascio nell'aria il mio dubbio e proseguo, poco più avanti fuori dall'ufficio postale, la zingara dai denti d'oro ringrazia una signora che le ha dato una moneta con un sonoro: dio-te-benedica-siniora!
Ecco, mi son detto, dio usato per far soldi, è un peccato? Un inganno come certificherebbe un ateo o un'incognita come direbbe un agnostico? Il dubbio ricompare; eppure quella signora caritatevole che ha alimentato la lobby delle zingare mendicanti dai denti d'oro, oggi passerà una giornata con la protezione di dio, tipo ombrello. Qualcosa di invisibile e intangibile, inconoscibile a detta di molti, a meno di non aver passato anni e anni in seminario, una cosa su cui non è bello dubitare per non attirarsi negatività. Tuttavia quando rifletto su queste faccende non posso fare a meno di pensare ai Fugger ed al loro discutibile metodo per salvare le anime dei credenti, così ben evidente in: Luther - genio, ribelle, liberatore, un film che più che biografico considero divulgativo, non a caso prodotto negli Stati Uniti.
Non potendo far nulla di nulla per Marta mi son detto: potrei appellarmi alla bontà divina, e dirle che prego per lei; ma lei sarebbe più serena sapendo che io la raccomando all'altissimo? Proprio io poi, oppure quello sereno potrei essere io, non facendo di fatto nulla di utile e concreto, ma impegnandomi in qualcosa di poco faticoso. Magari il mio animo ne risulterà risollevato, come avessi compiuto una buona azione; in fondo l'essere umano cerca serenità, protezione contro l'ignoto e non trovando certezze inventa divinità e spiriti santi, che dovrebbero proteggerlo. Ma Marta ci crede e tutto questo ha un sapore atavico, misterioso.

dimanche 12 février 2017

Occasioni d'amore perdute

"Un tempo lo amavo. Lo amavo! Un giorno io e te dovremmo discutere un poco su questa faccenda chiamata amore, perché, onestamente, non ho ancora capito di che cosa si tratti. Il mio sospetto è che si tratti di un imbroglio gigantesco, inventato per tener buona la gente e distrarla. Di amore parlano i preti, i cartelloni pubblicitari, i letterati, i politici, coloro che fanno all'amore e parlando di amore presentandolo come toccasana di ogni tragedia, feriscono e tradiscono e ammazzano l'anima e il corpo. Io la odio questa parola che è ovunque ed in tutte le lingue. Amo camminare, amo bere, amo fumare, amo la libertà, amo il mio amante, amo mio figlio.
Io cerco di non usarla mai, di non chiedermi nemmeno se ciò che turba la mia mente e il mio cuore è la cosa che chiamano amore.
Infatti non so se ti amo... guai se ti regali a qualcuno in nome di quel trasporto!"

(O. Fallaci - lettera a un bambino mai nato)

Il matrimonio è fondato sul ricatto, ho iniziato a sospettarlo osservando i miei vicini di sotto; gente che sino a ieri ha ballato la tarantella davanti a una capanna e oggi si premura a far sceneggiate ogni tre per due a beneficio di tutto il vicinato. Alcuni li chiamano anche rompicoglioni,, ma a me pare un eufemismo riduttivo.
Lei fa la casalinga disperata, lava, stende, stira, guarda le telenovelas ad alto volume, pulisce casa, passa l'aspirapolvere sul pianerottolo, fa la spesa, cucina, ascolta Gigi D'Alessio ad alto volume, mentre frigge la qualsiasi urla cose da fare al figlio babbeo, e sgrida i cazzo-cani che la ricambiano abbaiandole. Poi ogni sabato sera, litiga con il marito appena rientra dal lavoro, per farlo usa i modi e le frasi dei talk show che ha guardato in tv durante l'ora di pranzo, poi sbatte la porta della cucina un paio di volte e va in camera da letto a guardare la televisione, nel frattempo lui anziché ficcarsela per fare pace, si mette sul divano in salotto a guardare la televisione ad alto volume sino a domenica sera, alzandosi solo per montare i bastoni delle tende per cui hanno litigato e portare fuori i cazzo-cani perché quando abbaiano in casa gli danno fastidio. La faccenda si ripete ogni sabato, nei secoli dei secoli. Amen.
Perché lui non la sbatte fuori di casa? Semplice, le serve una che gli faccia trovare la biancheria pulita e stirata, il mangiare fatto e fritto come faceva la mamma-suocera e all'uso si faccia ficcare quando ne ha voglia. Perché lei non se ne va via? Perché le serve uno che mangi la sua roba fatta e fritta parlando a bocca piena, e le allunghi i soldi per comprarsi vestitini a fiori che sembrano dei copribottiglie, e la porti in giro con l'auto nuova quando esce dal parrucchiere.
Perché il figlio non si toglie dal cazzo invece non l'ho capito, ma essendo un babbeo è inutile cercare spiegazioni.
Altra faccenda, quelli del quarto piano, lei ha fatto la casalinga per tutta la vita, lo dice quando litiga con il marito, TU-MI-TRATTI-COME-UNA-SERVA, gli urla sempre, soprattutto quando sono a pranzo in cucina con la finestra aperta, e lui non dice nulla, perché probabilmente è vero, a volte le dice con voce alterata: NON MI DEVI ROMPERE I COGLIONI, e poi esce sbattendo la porta. Tuttavia lei tollera, sopporta e prosegue, perché si è abituata, che altro potrebbe fare? questo lo frigna solo alla sorella al telefono, ma solo dopo che lui è uscito per fare le commissioni... il resto della storia lo trovate qui.

A volte mi chiedo: ma queste persone lo avrebbero mai immaginato che sarebbe finita così, che lentamente ma inesorabilmente avrebbero lasciato deteriorarsi il loro rapporto di coppia sino a questo punto? O forse gli sta bene così, e quello che da fuori sembra qualcosa di malato è invece una qualche forma di equilibrio di ruoli e compiti? Non lo so, ma so per certo che non vorrei mai trovarmi in situazioni come queste.

dimanche 5 février 2017

Così vicini, così lontani

T.
Al piano terra c'è la Famiglia CagaMinKia, ovvero Strabichina, Babbo senior e Babbo di MinKia junior. Hanno in dotazione due CazzoCani di taglia medio grande che detengono in totale anarchia, da tempo si sono fatti il film di essere odiati ed infamati dal resto del condominio (chissà poi perchè).
Accanto a loro: i Pucci, silenti solo quando chiudono le finestre doppiovetro-tagliotermico, appena installate; altrimenti lamentosi ed irascibili al limite dell'uxoricidio. Dopo un iniziale tentativo di contatto con i CagaminKia, con cui condividono un tratto di cancellata, ci hanno ripensato optando per un saluto svelto, gentile ma controllato.
1.
Al primo piano c'è il sottoscritto, soprannome non pervenuto, lo si vuole scorbutico e particolarmente infastidito dall'inciviltà dei vicini e di tutto quello che produce rumore non necessario.
Accanto a lui: La Sciabattata, così chiamata per la camminata svelta sempre calzata in scarpa aperta che produce l'inconfondibile rumore. Padrona di due gatti enormi che potrebbero competere con Jabba the Hutt, della saga di Guerre Stellari, conduce una vita ritirata e regolare, prosecuzione inconscia di un'abitudinarietà da impiegata del catasto.
2.
Al secondo piano: Mr. e Miss Nosy, per i più tradizionalisti La portinaia e La Cocorita (ruoli a scambio libero); nati per stare alla finestra e sopravvissuti agli inverni più rigidi, sono costantemente impegnati a stilare liste dei cazzi altrui, per poi discuterne tra di loro e con chiunque possa completare le informazioni condividendo la loro passione; voci ben confermate li dicono abilissimi ad origliare alle porte.
Accanto a loro: i Ragni, famiglia complicata in perenne disagio domestico, ulteriormente aggravato dopo che il Piccolo ha vomitato dalla finestra con ottima mira sul piumone dei Pucci; per via dei dirimpettai mantengono il massimo riserbo verso chiunque, completabile solo con la costruzione di un muro a metà pianerottolo.
3.
Al terzo piano: i Pigeon, coppia di pensionati ex figli dei fiori, in qualità di cittadini del mondo vagano tra Marocco, Algeria e imprecisate località della costa ligure, quando non accade si dedicano a raccontare l'ultimo posto visitato; piacevoli quando si hanno dieci minuti da perdere, poi ripetitivi e volendo un tantino autoreferenziati.
Accanto a loro: il Nulla, appartamento vuoto da secoli, in pratica una porta spazio temporale su un universo parallelo fermatosi al 1978, epoca in cui fu abbandonato all'oblio dalla proprietaria.
4.
E siamo al quarto piano: qui troviamo LaToscana, anziana arzilla ma mezza sorda, non sente citofono, telefono e campanello mandando in sbattimento la figlia catastrofista che pensa sempre di aprire con le chiavi di scorta e trovarla stecchita sulla poltrona a guardare il TG delle venti.
Accanto a lei: I Bonobo, gruppo familiare impegnato a fare clan, utilizzano la casa un paio di week end al mese, ma il loro abitat naturale è un paese dell'entroterra dal clima piovoso indipendentemente dalla stagione, in cui spadroneggiano come dei signorotti medievali.
5.
Al quinto: gli Zeddapiras, famigliola mite, dedita all'insegnamento ed al canto melodico, durante il periodo scolastico si possono avvistare al mattino presto mentre sciamano verso il centro. Nel resto dell'anno emigrano al nido isolano dove si riproducono.
Accanto a loro: il Deserto, appartamento evacuato dai residenti, che attratti dalla Brexit, si sono trasferiti oltre manica per crescere dei figli anglosassoni biondi. Voci non confermate vogliono la casa infestata dal fantasma della suocera.
6.
Al sesto, la Colombaia, mansarda romantica dalla vista mozzafiato, che tuttavia resta sfitta o abitata per un paio di anni, principalmente per via dell'esposizione, che fa oscillare la temperatura interna tra un massimo di 127 °C al mezzogiorno e un minimo di -173 °C subito prima del tramonto del Sole. In pratica come vivere sulla superficie lunare ma senza l'agevolazione della gravità ridotta.