dimanche 1 janvier 2017

Dum fata sinunt vivite laeti

Così dice Seneca: finché il destino ve lo concede, vivete lieti; è scontato? Forse, ma detto duemila anni fa, da uno che viveva alla corte di Nerone, dove per aperitivo potevi trovare la cicuta senza zucchero, è un pensiero assai saggio. L'altro sapiente di corte era Petronio, l'arbiter elegantiarum, condivideva il pensiero di Seneca al punto da porre fine alla sua vita nel momento in cui realizzò che essa non gli avrebbe più riservato le piacevolezze a cui era abituato. Un gesto che potrebbe essere interpretato come codardia o magari coraggio, dipende dalla prospettiva.
A questo punto mi sono chiesto: è una vita da cicale quella che preferivano Seneca ed i suoi seguaci? Gli antichi romani, che avevano costruito un impero, vivevano come cicale? Non credo, anche se una certa cattomorale vorrebbe farlo credere, penso principalmente per contrasto al paganesimo, che andava comunque demonizzato. La storia scritta dai vincitori! Un classico.
La cosa è proseguita per molto, e pareva quasi che alla vita lieta si dovesse preferire la vita di privazioni dell'asceta, del monaco, lavorare sodo, spezzarsi la schiena, rinunciare al piacere terreno per amore di dio; il sacro sacrificio, che sicuramente garantirà una vita eterna da passare nella contemplazione dell'altissimo, o assieme a 30 vergini secondo i casi, ma porta una serie infinita di rogne subito. Poi per fortuna arrivò Lorenzo (il Magnifico) a ribadire il concetto – chi vuol esser lieto sia – del doman non v'è certezza - chissà che fastidio deve aver provato Sisto IV a sentir proferire questo mottetto, che insinuava l'incertezza della vita futura in terra, ma penso soprattutto dopo in cielo, proprio là dove una chiesa opulenta predicava penitenza pubblica e praticava privata depravazione.
Ma perché si dovrebbe condannare una vita da cicale, soprattutto se non fa male a nessuno? Credo principalmente per il comodo e la convenienza di chi la biasima. Nugoli di imbonitori da oratorio hanno tratto ricche offerte professando questa dottrina garantendosi il sostentamento, non sono forse loro le cicale che vivono senza lavorare?
A me questa cosa non piace, principalmente perché quando posso mi diverto, e se il mio divertimento non nuoce ad altri non sto certo a chiedermi se in una vita futura, ovunque sia, dovrò scontare qualche scorno che ho commesso in questa, posso dirlo: a me della vita ultraterrena non me ne frega un cazzo! Ecco l'ho detto.

Vivere lieti anche sapendo che dopo non c'è nulla, con buona pace di tutti quelli che pretendono di dire agli altri come vivere, che blaterano senza cognizione di causa, questo è il vero coraggio.

6 commentaires:

  1. Vivere ogni giorno con il sole dentro :0)
    Questo a prescindere dall'aldilà e dall'aldiqua.
    Buon Anno Pier. Che sia divertente e spassoso.

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    1. te lo saprò dire tra 12 mesi .. ciao Daffus

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  2. Oggi non commento. E' giornata scura. Finirei per dire che non c'è lietezza.

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    1. anche le regine ogni tanto sono cupe

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  3. Comunque secondo me con tutte quelle vergini non è neanche divertente.

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    1. sempre che non siano sante in piazza e troxx a letto ;P

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