dimanche 6 novembre 2016

Appunti per sognare catastrofi

Molti anni fa, quando mi parlarono del terremoto di Lisbona, lo avevo catalogato come un evento di interesse locale, che aveva avuto l'incredibile conseguenza di permettere al Marchese di Pombal l'invenzione del primo sistema antisismico applicato all'edilizia civile, la gaiola pombalina, che a mio parere ancora oggi rappresenta il metodo costruttivo più economico per avere case antisismiche. Considerando che era il 1755, bisogna ammettere che Pombal era davvero un geniaccio, e quel terremoto rappresentò per lui una grande opportunità. Ma per l'epoca fu una catastrofe paragonabile alla fine del mondo; morirono sessantamila persone e gli effetti furono devastanti per un'area geografica vastissima, che andava ben oltre i confini nazionali; fu avvertito perfino in Italia.
Non mi aspettavo invece che un sisma potesse avere ripercussioni politiche e sociali così profonde. Nel cattolicissimo Portogallo la coincidenza del terremoto con il giorno di Ognissanti venne subito assunta come punizione divina, e qualcuno vi vide il monito per una qualche nefandezza in essere, (il Portogallo in quel momento era uno dei regni più attivi nella conquista del continente americano con tutte le porcherie conseguenti) fu un po' come se lo scossone della terra avesse risvegliato coscienze già in bilico, menti assopite dal vizio e dall'avidità. Lo schiaffo di dio.
Oltre ad occuparsi della ricostruzione di Lisbona, Pombal, divenuto primo ministro nel 1756, abolì la schiavitù, riorganizzò il sistema scolastico, emanò un nuovo codice legislativo e attuò la riforma dell'esercito, incrementò la produzione agricola e diede impulso all'economia in Portogallo e nelle colonie. Favorì la colonizzazione portoghese e istituì una Compagnia delle Indie Orientali per il commercio con il Brasile. In pochi anni raggiunse il pareggio di bilancio, salvando il Portogallo dalla bancarotta. Queste riforme incontrarono l'opposizione della nobiltà e dei gesuiti, che vennero espulsi nel 1759, a dimostrazione che a Pombal non piaceva perdere tempo e che non amava intromissioni clericali nelle sue riforme. Come tutte le belle favole la parabola di gloria era destinata a terminare, così alla morte di Re Giuseppe I, nel 1777, Pombal venne processato e passò il resto della sua vita confinato nei suoi feudi. E purtroppo non scrisse nessuna biografia.
Ma l'innesco dato da quel terremoto proseguì, a dispetto dei conservatori; nel poema filosofico Il disastro di Lisbona (1756) Voltaire affrontò il problema del male, che non si può risolvere facendo "dell'infelicità di ciascuno una felicità di tutti"; smentendo con argomentazioni validissime il mal comune mezzo gaudio; troppo comodo, troppo cattolicamente consolatorio, troppo nobilmente conveniente. Le teste coronate sentirono puzzo di bruciato in quelle teorie illuminate ed illuministiche e la conseguenza fu che 34 anni dopo, in Francia, cominciarono a cadere le prime.


A tutto questo pensavo mentre guardavo questa foto, e davvero non riesco a vedere una semplice tramezza in legno, non è possibile. Lì ci sono Pombal, Voltaire, e perfino la testa di Luigi XVI, mica solo dei pezzi di legno messi di traverso.

8 commentaires:

  1. insomma... una di quelle storie da dimenticare in fretta... vedi mai che qualcuno possa trarne spunto per iniziative altrettanto encomiabili...

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    1. mah nel frattempo la storia della punizione divina è rispuntata fuori, chissà che tra trent'anni trovino anche una ghigliottina

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    2. ...e già, leggendoti avevo immaginato subito un richiamo alla grezzata teo/ideo/scemologica di monsù Cavalcoli...

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    3. pensa, già nel 1755 appariva come una puttanata colossale, e dopo 250 anni sono ancora lì...

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    4. esatto! ancora lì a sparare le solite cazzate...

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  2. Che posto è? Quello della tramezza...

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    1. un locale, tipo pub, nel quartiere del Chiado a Lisbona

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