dimanche 23 octobre 2016

Cadesti a terra senza un lamento ...

C'è una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi di mio padre, l'affetto verso noi figli, ed ancora oggi mi chiedo se fosse anaffettivo oppure terribilmente saggio. Quando si ammalò confessò a mia madre una cosa che gli ronzava in testa da tempo, penso da sempre, le disse: non ho mai voluto che i ragazzi si affezionassero troppo, soffriranno di meno quando morirò.
Ascoltai la conversazione di sfuggita, mentre erano in terrazzo a guardare il mare, Ne parlavano come se ci fosse un patto segreto tra loro, un'intesa!
Questa logica li fece discutere molto, e provocò diversi malumori. Credo che mio padre cercasse di prepararci al peggio, e che avesse costruito la sua tattica su un episodio di vita vissuta, sua madre infatti era una persona dolcissima e molto affettuosa, la classica donna romantica tutta lettere e lunghe chiacchierate e quando morì, all'epoca mio padre aveva 22 anni, fu un immenso dolore per tutti i suoi figli. Penso che sulla scia di questa tragedia mio padre abbia costruito la sua filosofia nei nostri confronti. È giusto averlo fatto? Non lo so, non è stato un cattivo genitore, burbero o insensibile, tuttavia ha sempre mantenuto nei nostri confronti una sorta di 'misura affettiva'.
Ma si può amare con misura? Questo gli chiedeva mia madre, e forse era proprio riuscire ad amarci con misura a definire l'immensità del suo amore.
Oggi, con il senno di poi devo dargli ragione, questo comportamento è stato di una lungimiranza stupefacente. Probabilmente solo quando la morte di una persona cambia qualcosa in coloro che rimangono si può dire che essa non sia vissuta invano, riuscire a rendere sereno questo cambiamento è stata l'abilità di mio padre; è riuscito a farsi ricordare con affetto senza provocare inutili o nocive sofferenze, una scelta che ha perseguito con coerenza, una cosa che definirei come l'insegnamento all'assenza.

11 commentaires:

  1. amare con misura?! è un concetto strano per non dire utopistico.Penso che tuo padre sia stato equilibrato, piuttosto e, questa sua serenità si sia espressa nel lasciare un buon ricordo.Poi penso che, dipenda anche da come si muoia.Una lunga malattia, ti sfinisce e, quando sopraggiunge la morte è un sollievo.Una morte brutale, ti annichilisce, sopratutto quando si è giovani, anche se il tuo genitore, era uno stronzo senza misura.
    (scusa il mio essere diretta)
    :)

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    1. Concordo.
      Misura e amore non sono sullo stesso dizionario.

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    2. personalmente credo non sia possibile la misura per certe passioni, questo non toglie che qualcuno provi ad applicarla. Detto questo sia io che mio fratello ci siamo spesso interrogati se avevamo a che fare con uno stronzo. sia come sia, l'effetto finale è che oggi, la sua mancanza pesa e fa male molto di meno di quella di altri. egoisticamente mi ha fatto un favore ad essere stronzo.

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  2. Mi dispiace, ma non sono d'accordo. Io credo che l'amore vada espresso, non trattenuto. Soffrire per la perdita certo è terribile, ma ha forse senso passare decenni accanto a una persona che non ti dimostra il proprio amore? Lo dico a ragion veduta, visto che ho avuto un padre simile al tuo e non so quale fosse il suo motivo. So solo che sono cresciuta con la convinzione che non mi volesse poi tanto bene e che non mi stimasse, e solo tre settimane prima che morisse mi ha detto le parole che avrei sempre voluto sentire. Ho sofferto? Certo, però, credimi, è stata una sofferenza peggiore arrivare a quarant'anni convinta che a mio padre non importasse un granchè di me.

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    1. sai Guchi, oggi, con il senno di poi, l'aver avuto un padre 'assente' si è rivelato un vantaggio, confrontandolo con i tanti figli con padri rompicoglioni e pressanti. certo quando ero adolescente mi è mancato, ma dopo era anche troppo comodo. e poi si impara ad autoreferenziarsi un po', e l'assenza non è così importante

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  3. condivido la scelta di tuo padre, con almeno un distinguo.
    il primo è che la decisione è maturata in seguito a un evento oggettivamente preoccupante quando ale aveva già otto anni e da lì in poi gli ho sempre parlato della mia scelta in modo diverso a seconda della sua età.
    poco mi importava che altri capissero i miei motivi, ma ancora oggi capita che ne parli con lui e in qualche modo ha capito che le mie esortazioni all'indipendenza dalle sue radici non solo è a fin di bene, ma anche l'unica possibilità che ogni individuo ha di salvare la pelle.
    è ancora presto per sapere se la cosa abbia funzionato per il meglio... sicuramente l'intenzione che ha guidato le azioni è positiva, ma poi dipende dalla persona che ne è coinvolta ricavarne un bene o giudicarla un errore.
    cosa diversa è schifare un figlio per tutta la vita senza fornire motivi... sarà per via del fatto che l'ho vissuto, che ho preferito chiarire i motivi di quel vivere appartato e distante che diventa partecipe solo su richiesta se proprio non se ne può fare a meno...

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    1. credo che l'importante sia stabilire il codice, dirsi le cose chiare e i motivi. la comunicazione insomma. Su questo so di essere nel torto, perchè ad un certo punto sono stato io ad interrompere le comunicazioni, escludendolo dalla mia vita

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  4. Ho riflettuto molto su questo argomento, e per quanto mi riguarda sono giunta a questa conclusione:
    “Il dolore di domani fa parte della felicità di oggi.”

    Ma amare, quanto amare, e come esprimere il proprio amore, resta una scelta individuale.
    Non giudico migliore chi sceglie un modo piuttosto che un altro. Quello che però vedo è che c’è tanto “non detto” che porta inevitabilmente a malintesi e risentimenti. Quindi un amore espresso con gesti, a volte rimane incompreso da coloro che vorrebbero vederselo espresso a voce con un infinità di frasi e di ti amo. E viceversa.


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    1. avere una visione complessiva del vivere, non è semplice, spesso ci si lascia sopraffare dal momento, ma poi son cose che hanno bisogno di tempo

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  5. Non so se si possa davvero decidere in che misura mostrare l'affetto, perché poi, alla fine, è questo l'atteggiamento che ha assunto tuo padre: non credo cioè si sia imposto di amarvi di meno, solo di dimostrarlo poco.
    Di certo, quella di tuo padre è stata una scelta difficile, rispetto alla quale era assolutamente necessario disporre di una certa innata capacità/propensione all' "auto-governo del sentimento". Ma questo non è da tutti e non è per tutti.
    Scrivo così senza voler giudicare o stabilire cosa sia meglio e, soprattutto chi sia nel giusto, sarebbe assurdo.
    L'esperienza di ognuno, soprattutto in termini di esperienza affettiva e sentimentale, è davvero unica per ciascun individuo.

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    1. mio padre era di poche parole, almeno con noi, verso mia madre(che faceva spesso da tramite) invece era più comunicativo, penso ci siano stati aggiustamenti alla sua tattica, ma sempre tardivi...

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