dimanche 30 octobre 2016

Com'era verde la mia valle

Lavinia è la moglie di Tommy … la incontro mentre aspetta l'autobus; mi racconta che tra breve sarà il loro 62esimo anniversario di matrimonio, ne parla come se lui non fosse morto da quattro anni.
Lavinia e Tommy sono parte dei miei ricordi da sempre, come gli alberi e le case di questo quartiere, sono stati loro a raccontarmi come era ValVerde prima che negli anni '70 ci costruissero le case, prima che sparissero gli orti e le cascine, e ci facessero il tennis, prima che intasassero lo spazio tra le ville con quegli scatoloni. Raccontavano così bene che è come se li avessi visti quei muretti a secco costeggiati dalle vigne, le file di ciliegi, e in fondo dove adesso c'è la curva della strada nuova, la stalla con il tetto di legno.
Mentre precipito nel mondo di Lavinia, lei mi riporta alla realtà con una frase semplice e serena: Tommy vado a trovarlo ogni giorno, e gli racconto un po' dei figli e dei nipoti, tanto in casa non ho nulla da fare.
Chissà se i morti possono davvero sentirci. Secondo Lavinia si, e poi rispondono a modo loro. A me piace questa cosa, e ci salutiamo così, mentre lei sale sul 34 che fa capolinea al camposanto, e io proseguo per la mia strada e mi dico: ma come cazzo sto messo? Parlo di morti con una vecchia e le do pure ragione, probabilmente perché pure io parlo con i miei morti.
Mentre lo dico a bassa voce attraverso la curva, là dove c'erano le mucche di Tonino, e poi ci hanno fatto un posteggio, però è rimasto il noce, quello che serviva per legarci l'asino. Questa cosa la so solo io, e mi pare un segreto da conservare con gelosia.

dimanche 23 octobre 2016

Cadesti a terra senza un lamento ...

C'è una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi di mio padre, l'affetto verso noi figli, ed ancora oggi mi chiedo se fosse anaffettivo oppure terribilmente saggio. Quando si ammalò confessò a mia madre una cosa che gli ronzava in testa da tempo, penso da sempre, le disse: non ho mai voluto che i ragazzi si affezionassero troppo, soffriranno di meno quando morirò.
Ascoltai la conversazione di sfuggita, mentre erano in terrazzo a guardare il mare, Ne parlavano come se ci fosse un patto segreto tra loro, un'intesa!
Questa logica li fece discutere molto, e provocò diversi malumori. Credo che mio padre cercasse di prepararci al peggio, e che avesse costruito la sua tattica su un episodio di vita vissuta, sua madre infatti era una persona dolcissima e molto affettuosa, la classica donna romantica tutta lettere e lunghe chiacchierate e quando morì, all'epoca mio padre aveva 22 anni, fu un immenso dolore per tutti i suoi figli. Penso che sulla scia di questa tragedia mio padre abbia costruito la sua filosofia nei nostri confronti. È giusto averlo fatto? Non lo so, non è stato un cattivo genitore, burbero o insensibile, tuttavia ha sempre mantenuto nei nostri confronti una sorta di 'misura affettiva'.
Ma si può amare con misura? Questo gli chiedeva mia madre, e forse era proprio riuscire ad amarci con misura a definire l'immensità del suo amore.
Oggi, con il senno di poi devo dargli ragione, questo comportamento è stato di una lungimiranza stupefacente. Probabilmente solo quando la morte di una persona cambia qualcosa in coloro che rimangono si può dire che essa non sia vissuta invano, riuscire a rendere sereno questo cambiamento è stata l'abilità di mio padre; è riuscito a farsi ricordare con affetto senza provocare inutili o nocive sofferenze, una scelta che ha perseguito con coerenza, una cosa che definirei come l'insegnamento all'assenza.

dimanche 16 octobre 2016

♪♫♪ Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo

Dunque è andata così: un cliente ha preso casa in uno di quei vicoli della città vecchia dove c'è sempre una sedia davanti al portone, uno di quei vicolacci che i pensionati frequentano al mattino e gli impiegati nella pausa pranzo. L'appartamento è piacevole, piccolo, luminosissimo, arrampicato sui tetti, da sistemare, ma possiede davvero potenzialità immense e poi costa poco, proprio perché c'è una sedia davanti al portone, e nelle scale un vai & vieni, soprattutto un Vieni!
Insomma che eravamo li a controllare un paio di cose e poi mentre scendiamo, al primo piano si apre una porticina, discreta e profumata, di incensi e quell'essenza dozzinale utile a coprire il sudore e l'odore di muffa, e … tho il mio vicino di casa … bum, faccia a faccia. E non era lì a controllare la lettura del gas! Ci siamo squadrati, indecisi se parlarci o meno. Siccome mi sta sul cazzo ho immediatamente evitato di salutarlo per primo, limitandomi a guardarlo con un sorriso malandrino; lui ha finto di non conoscermi, ha assunto un'aria indispettita ed ha preso la rampa a scendere che pareva andasse a fuoco il palazzo. A pensarci adesso mi è spiaciuto non salutarlo, perché invece avrei dovuto dirgli:ah  ma salve! Tutto bene? E la sua signora come sta, è un po' che non la vedo. 
Ma difetto di prontezza, così niente, e quando sono uscito era già sparito in fondo al vicolo. Ora sono curioso di incrociarlo nell'androne … ho una voglia di ricattarlo che non ne avete idea ... il suo nuovo soprannome? Il puttaniere, ovvio.

dimanche 9 octobre 2016

Quel giorno vendevano gazze parlanti

Shopping fino a mezzanotte! Dice così la pubblicità del mega centro commerciale di Serravalle; una cittadella uso outlet finta fintissima che è cresciuta a chiocciola in mezzo ai campi, con un sentore di borgo dai colori improbabili, là dove c'era l'erba. L'ingresso ha il sapore di una città rinascimentale, proprietà di qualche estinta signoria padana, che ha lasciato ai sudditi il suo feudo, dove il cliente ha sempre ragione.
Non ho capito il senso di euforia che vedevo nelle persone che sciamavano dal posteggio, tuttavia mi sono subito sentito messo a parte di un rituale di gran peso, e pareva di andare ad un concerto, così ho pensato che era un'ottima occasione d'indagine, la mia testa era troppo affascinata da questa esplorazione per concentrarsi sullo shopping. Inizialmente ho ceduto di buon grado alle insistenze dei miei complici, troppo in stile Sex-and-the-City per passare inosservati, e per un po' mi sono lasciato trascinare … ma poi code, per il parcheggio, per entrare nelle boutique, per comprare il gelato, per andare in bagno, per provare i vestiti, per comprare le sigarette, per uscire dal negozio, per sedersi sulle panchine, per farsi il selfie con le buste dei negozi, roba che mi pareva di essere finito su un qualche pianeta alieno, che perfino gli alberi veri, in mezzo a tutta quella roba finta, sembravano lì per caso.
Così mi chiedevo: ma queste persone hanno davvero bisogno di acquistare vestiti di marca, accessori di grandi catene di moda, oggetti leziosi che poi ti durano si e no una stagione (?) la risposta era sempre: SI! ma soprattutto pensavo: ma tra benzina ed autostrada, e tempo vai&vieni, conviene davvero?
Però tutti parevano impegnati a fare qualcosa di ne-ces-sa-rio! Spalleggiandosi a vicenda, motivandosi a vicenda.
Sarà che sono sempre molto scettico verso tutto quello che tende ad uniformare ed amalgamare desideri (aspirazionali), necessità (indotte) e persone (gregge).
Per fortuna ho capito in tempo di non essere portato per lo shopping selvaggio, così mi sono rifugiato alla Maison du Monde, come un naufrago, concordando un rendez-vous per la navicella di rientro sulla Terra, rigorosamente a fine pomeriggio.

dimanche 2 octobre 2016

Selezioni

La figlia della vicina si allena per partecipare al casting cantanti di The Voice.
E io che pensavo avessero chiuso un gatto nell'armadio !!!