dimanche 31 juillet 2016

L'ultima volta che ho avuto vent'anni

Era finito in fondo al borsone grigio, in una tasca interna fatta apposta per dimenticarci le cose, poi fai pulizia e salta fuori; unico relitto di quel viaggio a Monaco. Tutto il resto è scomparso, pure Max, pure le serate nelle birrerie, pure il prato sotto ai platani dove pianificavamo di trovar lavoro in un posto qualsiasi e rimanere lì, ad affrontare gli inverni assieme, circondati dai crucchi, mangiando pasticcio di carne e patate a tre euro al piatto, con la birra scura e il pane di segale; lì a guardare le papere che zampettano nell'Isar, a goderci le domeniche aspettando l'apertura del museo per vedere DeChirico, e rimpiangere l'ItaliaNemica da lontano. Poi le cose sono cambiate; la vita non è giusta! Ma allora lo sembrava. In fondo il tedesco è una lingua di merda, i tedeschi sono freddi e troppo razionali, sono ostili con gli italiani, e poi qui piove sempre anche d'estate, e poi? E poi ci sono troppe volpi che non arrivano all'uva, aggiungerei. Così ero tornato. Ascolta questo, e pensami. Aveva detto così, mettendomi il cd nella tasca del giubbotto.
Ed io lo avevo fatto, sprofondato nel sedile mentre una campagna ordinata e sconosciuta scorreva dal finestrino allontanandoci. Solo a Verona mi ero accorto di quell'addio, risvegliandomi da un torpore pericoloso. Ma poi a Verona ero andato a vedere l'arena, il ponte, la porta romana, e mi ero dimenticato del resto, mi ero dimenticato dell'ItaliaNemica, della puzza di piscio della stazione, delle biglietterie chiuse e di quelle rotte. Mi ero dimenticato di sotto-il-Po-tutta-Africa.
E oggi sono passati secoli, e Monaco non esiste nemmeno, ne sono certo, non esistono i treni che cambiano binario al Brennero per non entrare nell'ItaliaNemica, ed anche Max non è mai esistito.

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