dimanche 10 juillet 2016

Da piccolo ero cinese

È inevitabilmente sconfortante guardare attraverso nuovi occhi cose alle quali abbiamo già applicato la nostra visuale.

Lo dice Fitzgerald … nel Grande Gatsby; frase che riassume una cosa che mi accade spesso. Riuscire a farlo per ogni persona e situazione lo considero come una piacevole capacità di giudicare, ed anche una sorta di autodifesa. Una capacità benefica.
Da piccolo i miei genitori mi portavano in montagna con zie e cugini, in un paese dove la metà delle case erano abbandonate e l'altra metà ospitava una trentina di abitanti, di cui una decina erano miei parenti; lì stavamo per tutta l'estate. Quando le giornate diventavano troppo uguali, riuscivo a ritagliarmi delle lunghe passeggiate nei boschi, in compagnia di Bico e Tex, i cani dei vicini. Rientravo portando della legna per accendere la stufa, a volte dei funghi, altre volte fragole e lamponi, spesso delle susine con cui le zie producevano la marmellata per le nostre merende. Avevo anche tentato di costruire una sorta di rifugio segreto, ma non c'era nulla da spiare così avevo lasciato perdere. Nessuno dei miei cugini si sarebbe mai sognato di venire con me, principalmente perché erano più grandi e preferivano trafficare con i motorini. Per parte mia le poche volte che ero finito in piazza avevo dovuto subire le loro decisioni, un fastidio insopportabile da cui mi tenevo alla larga. Per fortuna non ero il solo a preferire la boscaglia e spesso con Roby e la Ros, partivamo in vere e proprie spedizioni di ricerca, che avevano le mete più disparate, il mulino oramai inghiottito dagli alberi, la chiesetta abbandonata in cima alla montagna, il ponte di legno che era stato costruito dai partigiani, le piazzole dei carbonari, la tettoia della sala da ballo dove dopo la guerra si festeggiò la liberazione. Ricerche che ci impegnavano per settimane e da cui spesso tornavamo dopo aver ritrovato qualcosa, una bottiglia scheggiata, un falcetto arrugginito, una padella bucata, una lampada a carburo. Un'attività collaterale che invece ci fu presto impedita, fu la creazione di piatti in terracotta, che realizzavamo con l'argilla recuperata dal torrente, e pretendevamo di cuocere in piccole fornaci improvvisate, come ci aveva spiegato BarbaCobbe. Attività troppo pericolosa per lasciarcela autogestire. Così mentre noi ci baloccavamo nella selva, il resto dei nostri compagni di scuola ci spediva cartoline da posti di mare che non avevamo mai visto e che cercavamo diligentemente sull'atlante. Tuttavia arrivò un momento in cui la vita in questa specie di paese dei balocchi cominciò a starmi stretta. Coincise con l'estate dei miei 17 anni. Ricordo distintamente, era la festa dell'Assunta, io e la Ros eravamo alla messa e continuammo per tutto il tempo a far cigolare la panca di legno su cui sedevamo, mentre Roby che faceva il chierichetto non vedeva l'ora di uscire. Al termine della messa Don Cicci disse: ma che avete quest'anno? Avete rotto i coglioni per tutta la durata della funzione. Filate a suonare la campana che inizia la lotteria.
In quel momento desiderai ardentemente non essere lì, tra quelle persone, sentii distintamente di essere in esilio da qualcosa di più interessante; dieci anni di estati al confino. Non era cambiato nulla rispetto agli anni precedenti, ma tutto mi appariva diverso, più stretto, guardavo con occhi nuovi quello che avevo sempre avuto davanti. Inutile dire che l'anno seguente mi rifiutai categoricamente di tornare e forte della mia maggiore età, intrapresi un interrail nei paesi del nord con alcuni amici, cosa che sollevò le ire dei miei, che per la prima volta mi vedevano in giro con persone che non erano parenti, anche loro iniziarono a guardarmi con occhi nuovi.

Ancora oggi, benché sia sopraggiunta una vaga malinconia del paese, non mi sognerei mai di tornare, principalmente perché, per la regola del non tornare nei luoghi della memoria, preferisco coltivare nostalgie e ricordare luoghi e persone oramai scomparse con l'utile filtro dell'oblio, che rende tutto perfetto e magico.

10 commentaires:

  1. Non possiamo fermare il tempo, e nulla torna più come prima. Possiamo solo trattenere quei fotogrammi che abbiamo amato.
    Essere contenti di aver vissuto tanti momenti spensierati e meravigliosi.
    Per questo è importante vivere bene il presente: un giorno ricorderemo questi giorni con gioia.

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    1. non c'è ancora nostalgia per quel periodo, sarà che quando mi penso al passato mi vedo sempre molto stupido

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  2. Mi è piaciuto da matti vederti "piccolo".

    Bravissimo Pierino, hai scritto un ottimo testo.
    Firmato: maestra Gioia
    :))

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    1. a volte è come vivere i ricordi di un estraneo, anche raccontarli è piacevole

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  3. Adoro i ricordi di infanzia, e tu li hai scritti bene!

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  4. Fortissima l'idea della ceramica!!

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    1. era un uso dei vecchi del paese, costruivano una fornace contro un muro ammassando sterpi e coprendo con il fango. lo facevano le donne e ricavavano i testi (piatti) per cuocere le focacce o le torte.

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  5. Interessante.
    C'è una cosa però che non ho compreso, la citazione iniziale.

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    1. non è una citazione, ma un titolo ... se non lo hai capito il senso in base al testo del post è inutile spiegare.

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