dimanche 19 juin 2016

Strage di panda allo zoo

Volevo mettere solo questa immagine, ma poi avevo voglia di scrivere

Post con immagine! non abituatevi perché sarà l'unica. Dunque ci risiamo, ennesima strage ed ennesima condivisione di bandierine varie sul web. Questa cosa mi irrita e non mi spiego il perché; non penso sia cinismo, forse è perché viene fatta in modo quasi automatico, che presuppone poco uso del cervello, tuttavia ho una parte razionale che mi porta a valutare l'utilità oggettiva di certe esternazioni-condivisioni. Cosa vogliono dimostrare queste persone esibendo sensibilità ad un determinato fatto di cronaca? Il loro spiccato senso civico-morale-religioso? Contrapposto a chi invece resta freddo e misurato, quindi insensibile e mostro? A voler guardare bene si potrebbe passare la giornata a condividere catastrofi, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La strage di Orlando ripercorre sui social l'esatta sequenza delle stragi di Parigi; cordoglio, foto di gente disperata, bandiere e colori appropriati, frasi adatte, pensieri profondi o meschini a scelta del candidato. Il messaggio che passa è: sono solidale con le famiglie delle vittime-condanno l'atto atroce-sono triste-mi sto strappando i capelli per il dolore.
Ed io mi chiedo: si può essere tristi per la morte di persone di cui non sapevamo nemmeno l'esistenza?
Penso di si, ma in modo moderato, è una tristezza tangenziale, perché queste vicende coinvolgono pensieri più ampi della morte del singolo (o almeno dovrebbe essere così). Per quanto mi riguarda è più forte la tristezza ideologica che mi provocano fatti del genere. Se devo pensare ad un esempio concreto e personale, penso a quando passo accanto al sacrario delle vittime della prima guerra mondiale, e mi dico: a pochi centimetri da me, dietro queste lastre di marmo, ci sono i resti di persone che sono morte perché credevano in un ideale, o semplicemente sono state vittima degli eventi, hanno affrontato la morte con coraggio, oppure ci si sono trovati davanti loro malgrado, avevano tutti tra i 19 e i 24 anni e sicuramente nessuno di loro ha scelto di morire da eroe come un certo regime ci ha fatto credere. Rimango lì un paio di minuti a riflettere sul senso della vita, questo pensiero mi rattrista, ma in modo parziale, e non perché quei morti siano distanti nel tempo, ma perché penso con rammarico a tutte le cose che quelle persone avrebbero potuto fare se le loro vite non fossero state spazzate via dalle decisioni di altri. Ed è la retorica di quel periodo che mi preoccupa di più, le idee malsane che fecero sembrare giusto spedire al massacro un'intera generazione, e ritrovare parte di quei microbi nei pensieri di oggi mi fa capire che sono morti invano. Ed è questo che mi rattrista.
Lo stesso mi accade per le morti di Orlando, di Parigi, gli affogati nel mediterraneo, e tutte quelle vittime (loro malgrado) che il web consegna al palcoscenico social. Non credo sia insensibilità, ma un senso di misurata malinconia, a cui associo la mia personale incapacità di mutare la situazione a cose fatte, e forse anche di trovare un modo differente di comunicare la mia solidarietà e disapprovazione.
Quindi non mi capacito il dolore immenso che esibiscono alcuni quando il web macina le notizie delle stragi, della morte di un cantante, o di un famoso dello schermo. Così come non mi sento coinvolto dell'euforia sfrenata che impregna i dopo partita, o l'ottenimento di diritti che dovrebbero arrivare per naturale conseguenza della democrazia e non per il perseguimento di lotte e battaglie politiche ed ideologiche. Penso questo perché credo che le vere gioie, siano date da qualcosa di più vicino e concreto, tangibile e controllabile; lo stesso per i dolori Il resto mi pare essere tutto un teatrino utile per suscitare facili sentimentalismi, così utili ai pennivendoli per smerciare spazi pubblicitari. Altra ragione non trovo!


6 commentaires:

  1. condivido pienamente.
    anch'io mi sento triste avvilita pensando che dalla sua comparsa sulla terra l'essere umano altro non fa che perpetuare la stessa barbarie attribuendone la colpa a un fantomatico nemico che altro non è che il sosia di se stesso.

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    1. è che non vedo come se ne possa uscire, un tunnel che per dirla con tetris catastrofica finirà solo con l'estinzione

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  2. Sono d'accordo.
    Se invece di piangere all'unisono, ognuno nel proprio piccolo si adoperasse a fare qualcosa di infinitesamente utile anche solo per il vicino di casa, sarebbe già un passo verso mondo migliore.

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    1. oh si. io vorrei proprio poter fare qualcosa per i miei vicini di casa, quando soffrono perchè hanno il televisore a tuono ... un po' come con i cavalli zoppi.
      detto ciò torno serio ... ma è vero, stiamo sostituendo la solidarietà vera con i like ... questo preoccupa

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  3. Purtroppo temo che ci si debba abituare, ci siamo gia'dentro, nostro malgrado.

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    1. ci siamo già dentro .. direi di si; sul fatto di abituarsi invece avrei delle riserve

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