dimanche 29 mai 2016

I vecchi rincoglioniti lo erano anche da giovani

Questa truffa è vecchia come il mondo, ne sento parlare da sempre anche se con leggere varianti. Il meccanismo è semplice, due tipi abbordano un anziano, gli fanno credere di essere avvocati impegnati nella difesa di un parente prossimo, generalmente un figlio o un nipote; il malcapitato ha avuto un incidente ed ha bisogno di soldi, subito, per cavarsi dall'impiccio, la tempestività è fondamentale, serve a non far riflettere in modo che il vecchio sganci la grana.
Ora perché mai un nonno non dovrebbe contattare il nipote per avere conferma immediata di ciò che due perfetti sconosciuti raccontano? Semplice, perché è un credulone. E creduloni non lo si diventa, si nasce.
E poi, per quanto impossibilitato dagli eventi, il nipote avvisa degli estranei, gli da precisissime informazioni e non si cura di avvisare il diretto interessato? Anche qui è chiaro che il vecchio non ragiona, e non è colpa della senescenza se non ha mai avuto capacità razionali.
L'affinamento della truffa fa leva su una peculiarità tutta nazionale, ossia l'idea (insita in ogni italiano che si rispetti) che pagando qualcuno ci si possa togliere dai peggiori impicci, che la si possa far franca allungando qualche mazzetta, la classica scorciatoia pronta per il corrotto di turno.
Per esempio la storiella del nipote di oggi lo vuole alla guida di un'auto, ubriaco, e per questo arrestato. Quindi urge pagare dei legali, per risolvere in fretta la situazione. In fretta, è fondamentale.
E solo pagando subito, tutto questo può essere scongiurato immediatamente e senza conseguenze. Ma pagando chi?
Mica una multa o una cauzione, no! non gli organi competenti, ma dando il denaro ad un perfetto estraneo, che grazie alle sue conoscenze risolverà il problema. Molto comodo vero?
A questo punto mi chiedo se ci sia un nonno capace di sbottare: mio nipote è un coglione se guidava ubriaco, che resti in galera.

Ma questo non accade, penso perché i vecchi hanno la coscienza sporca, e questo i truffatori lo sanno; i vecchi pensano che il denaro sostituisca l'affetto che non sono stati capaci di dare ai loro figli, e non sono capaci di dare a nipoti. Nipoti che per parte loro sono stati abituati ad usare i nonni come dei bancomat, a sopportare quei vecchi rincoglioniti, noiosi e grezzi, da tollerare nelle interminabili cene di prammatica, ma con cui non hanno stabilito alcun dialogo. È per questo che il nonno è pronto a bersi la qualsiasi su un nipote che conosce appena, di cui ignora spostamenti ed abitudini, ed è anche talmente babbeo da credere che così facendo si conquisterà la sua stima, guadagnerà in benevolenza, e magari invece di essere sbattuto in un ospizio verrà tenuto in casa con la badante.

dimanche 22 mai 2016

Giuro solennemente di non avere buone intenzioni

Mentre cammino per il centro storico, attraversando un vicolo poco frequentato, incrocio Hagrid, lo riconosco subito e lui pare conoscermi perché con tono serio e confidenziale mi informa che devo seguirlo. Raggiungiamo un piccolo bar dall'aspetto polveroso, che non ho mai notato, anche se pare sia lì da almeno una cinquantina di anni, dall'interno tramite una passaporta nascosta nella cabina telefonica, raggiungiamo Hogwarts; lì trovo ad attendermi la McGranitt che mi porta nello studio di Silente. Dopo un breve colloquio ed una serie infinita di raccomandazioni mi viene dato l'incarico, insegnerò Babbanologia agli studenti del terzo e quarto anno.
La cosa è gratificante anche se sono l'unico insegnante babbano della scuola, cosa utile proprio in virtù della materia che insegno.
Durante la fine del primo trimestre, mentre svolgo alcune ricerche nella sezione proibita della biblioteca assisto ad una conversazione tra Silente e Caramell, il ministro della magia. È così che scopro di essere stato vittima di un incantesimo. I miei veri genitori, quando si accorsero che avrei usato i miei poteri magici per scopi malvagi, fecero un incantesimo per impedirmi di usarli, e mi abbandonarono dandomi in adozione ad una famiglia di babbani. La questione che si pone Caramell è: dobbiamo fargli recuperare i poteri ed insegnargli ad utilizzarli per il bene, oppure lasciamo perdere con il rischio che l'incantesimo si schianti e l'indole malvagia prenda il sopravvento?
Silente replica: non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte.
Arretro cercando l'uscita e nel farlo provoco la caduta di alcuni libri da uno scaffale, cosa che mi fa svegliare.
Ancora una volta mi scopro a fare un sogno collegato al libro che sto leggendo. Mi accade spesso, come quella volta che studiando i ponti in ferro dell'ottocento mi ritrovai a percorrerli uno di seguito all'altro, in rigoroso ordine cronologico, e mentre li stavano costruendo.

dimanche 15 mai 2016

Mi sto sul cazzo da solo

L'altro giorno stavo aspettando un'amica all'ingresso del cimitero, era mattina presto, e solitamente alla mattina presto mi stanno tutti sui coglioni.
Dunque ero lì che pensavo ai fatti miei, al fatto che non mi ero pettinato e togliendo il casco avevo peggiorato la situazione e all'amica che tardava, quando mi spunta davanti una mia vicina, di quelle con la vocetta acuta fatta apposta per spettegolare dai bisagnini. Siccome non la sopporto, di solito faccio finta di non vederla e non ci salutiamo mai. Così calco le mani nelle tasche e scruto l'orizzonte, verso la fermata del pullman; ma questa con l'aria di avermi colto sul fatto, si avvicina con fare saputo e mi dice:
Buongiorno EH! Cos'è che ci fai qui a quest'ora?
Ora c'è da dire che non avevo nemmeno preso il caffè, e il tono della domanda era davvero irritante, e il luogo chiamava silenzio e devozione; avrei potuto darle una non risposta, oppure esordire con un generico Salve, e forzarmi in un sorriso ebete, e poi inventarmi qualche balla credibile, sono bravissimo a trovarne per qualsiasi evento. Ma poi sono pigro, così le ho detto di brutto muso: mi faccio i fatti miei, ma se insiste a saperlo sono venuto a tenerle un posto. È contenta?

Oh, si è offesa … che gente strana si incontra al mattino davanti a Staglieno.

dimanche 8 mai 2016

C'è qualcosa che sbava sotto al server

Blog non trovato! Dice così e poi aggiunge: questo indirizzo è stato cancellato dal server per prolungata inattività.

Eh già, se uno non entra per un po' il server cancella. Chissà come farà un server a cancellare un blog, questo è un mistero, non penso lo faccia da solo; anche perché fatico ad immaginare il server come un'entità concreta. Tuttavia mi è capitato di vederlo, un server; quello dell'ufficio per esempio è una scatola di plastica grigia, che nessuno osa toccare per rispetto e perché credo sia considerato un po' come HAL 9000 di 2001 odissea nello spazio. A conferma di questo possiede tutta una serie di lucine verdi che lampeggiano o si accendono in alcuni momenti, come se facesse l'occhiolino e dicesse: ehi sono qui, vi vedo, rispettatemi o vi pianto un casino. Il tecnico del server ogni tanto viene a controllarlo, e dice a Carmen-la-segretaria: se questa lucina rossa si accende allora mi chiami. E le indica con il dito la spia, lei si china per vederla meglio, perché i server sono messi in basso, e lui le guarda le tette. Il server non è soltanto scatola grigia e lucine, il server ha anche un monitor e una tastiera; il monitor del server è un vecchio cassone dismesso: - ma tanto serve solo una volta al mese - dice il capo braccino che non vuole cambiarlo, anche se nella parte superiore è tutto sbiadito e il tecnico del server ci bestemmia dietro perché quando viene a guardare le tette della Carmen non riesce a leggere i codici di programmazione. Anche la tastiera è vecchia, e sporca, sporca di polvere e unto delle dita, che quasi puoi capire quali sono i tasti più usati dalla loia che hanno attorno. Ho letto che sulle tastiere ci sono più microbi che sulla tavoletta del wc, lo diceva un articolo di alcuni studiosi inglesi che hanno studiato la faccenda. Penso che per scriverlo siano venuti a fare la ricerca nei nostri uffici, e abbiano visto la tastiera del server mentre lui era preso ad accendere lucine verdi su file alternate, ma mai quella rossa. Forse hanno anche guardato le tette di Carmen-la-segretaria, ma a lei pare piaccia che gli uomini le guardino le tette - altrimenti sono froci - dice. C'è che molti non ci pensano affatto, a lavarsi le mani dico, i miei colleghi vanno in bagno e poi mica se le lavano le mani, perché anche quando manca il sapone non se ne accorgono e non si lamentano, e poi lo senti che l'asciugamani elettrico non si aziona; così tornano in ufficio e pestano sui tasti, poi fanno la pausa caffè, si stringono le mani e si salutano, e mangiano la focaccia, alcuni guardano le tette di Carmen-la-segretaria e poi giù di nuovo a pestar sui tasti. Se anche ci fossero dei microbi morirebbero schiacciati con tutto quel pestar tasti unti e bisunti, o scivolerebbero sotto; ma i microbi sono furbi e poi la ditta delle pulizie li aiuta a sopravvivere e passare dalle tastiere, ai telefoni, alle maniglie, agli interruttori e via così. Penso ci siano intere colonie di microbi che preferiscono stare in compagnia dei miei colleghi anziché soli su una fredda tavoletta del wc. Il mio capo questa cosa deve averla sospettata, perché la tastiera del suo pc è nera, e non grigia come le altre, e non è mai messa dritta, ma la tiene di trequarti, in modo che quando detta una lettera alla segretaria lei possa mettersi di trequarti come la tastiera. Lei si mette lì alla LillyGruber e scrive pestando sui microbi del capo con le sue unghie lunghe e laccate alla moda, e mentre scrive lui controlla il monitor e le guarda le tette. Ora non saprei dire come sono finito partendo dal server e passando per i microbi a parlare delle tette della segretaria, tuttavia è voce certa che se Carmen non avesse un reggiseno push up e quel golfino di cachemire scollato e di un paio di misure più piccolo, con il capo avrebbe molti più problemi e la spia rossa del server si accenderebbe di sicuro.

dimanche 1 mai 2016

Sequestro di persona

E poi ci sono quelli che ti trattengono, sono quelli che dopo un cinema, un teatro, una cena, al momento di salutarti decidono che per loro non è ancora abbastanza, e che vogliono avere l'ultima parola, e quindi resti lì, sulla soglia di casa, all'angolo della strada, sulla scala del posteggio, sul marciapiede davanti alla pizzeria, lì dove loro devono andare di là e tu di qua, lì a dirti cose inutili, e tu rispondi a telegramma e loro pare vogliano raccontarti tutta la vita; e gli dici ciao tre volte di fila, ma non sentono. Odio queste persone, le trovo fastidiose ed invadenti, gli indecisi del saluto, quasi avessero paura di perderti per sempre. Queste persone solitamente le saluto con un addio, per il puro piacere di farle preoccupare, per non dar loro le certezze che cercano, per ricordarmi che potrei decidere di non vederle mai più a mio insindacabile giudizio e capriccio. 
Addio!