dimanche 14 février 2016

Del futuro e dei treni

“E' come se fossi su un treno che viaggia verso il futuro, le fermate si susseguono veloci e non ho tempo per pensare al passato”. 
Lo dice Andrea, e l'immagine mi piace, è adatta per lui, per la sua giovinezza acerba, per i suoi pensieri arruffati, per il suo desiderio di guardare il mare da nuove coste. La sua è una scelta coraggiosa, forse anche a suo modo disperata, però trovo che sia una scelta condivisibile e decido di adottarla; così immagino il mio treno che viaggia verso il futuro. Inizialmente visualizzarmi su un treno in corsa mi porta un senso di precarietà, di sradicamento, come fossi un nomade, ma poi mi dico: perché mai dovrei aver timore di un futuro che non conosco? E che in parte posso decidere.
Pochi giorni dopo ero ancora affascinato da quest'immagine del treno, così l'ho sognato. Ero in uno di quei vagoni a scompartimento unico, completamente deserto, ed avanzavo verso la testa del treno, aggrappandomi ai sedili, il vagone era lunghissimo e dai finestrini sfilava una campagna di sapore lombardo, una campagna primaverile, fatta di casali e prati chiari, non dovevo scendere, ma cercavo comunque le porte d'uscita. Fine del sogno.
L'idea di lasciarsi il passato alle spalle come qualcosa che scorre nostro malgrado è motivante, probabilmente aiuta a non dargli il potere di zavorra che spesso assume, lo mette nella giusta dimensione; governare il passato non è mai semplice. Forse Andrea vuole a suo modo fuggire dal suo passato, e il treno è la cosa più veloce che ha trovato per farlo.
Sistemata questa metafora anche nei sogni, mi sono chiesto cosa fosse utile fare per rimanere coerenti. L'occasione è arrivata pochi giorni dopo, un'amica mi informa che il nostro maestro sta rimettendo insieme il vecchio coro, e quindi si parla di una ripresa delle prove. Tutto come prima, mi dice con tono rassicurante.

Mi sono subito interrogato sulla possibile rispondenza tra questa opportunità e il mio treno verso il futuro, e chiaramente non c'era. È un'esperienza fatta, non avrebbe senso rifarla con le stesse persone e nelle stesse modalità, oramai è qualcosa che si è cristallizzato nel passato. Così ho concluso che anche se ho dei bellissimi ricordi di quel periodo, tali devono restare; una stazione lasciata alle spalle; ho vinto la tendenza a vedere il ritorno al passato come recupero di dinamiche consolidate e sicure, una sicurezza inutile; per farlo senza malinconie ho recuperato qualche scorno, (se voglio riesco a trovarne su ogni periodo del passato) ed ho declinato l'invito. Aria, aria, novità e cambiamento. Andrea ha ragione, dovrò ricordarmi di dirglielo la prossima volta che ci incontreremo in stazione..

4 commentaires:

  1. l'equazione e l'equivalenza sono simili ma differenti... la certezza matematica che gli stessi fattori producano lo stesso risultato in presenza di varianti spazio temporali è comunque relativa...

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    1. sarà che ricascare nelle stesse persone e dinamiche potrebbe annoiarmi a prescindere dal risultato ... e poi sarebbe troppo social come attività.

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  2. E'improbabile che tutto torni come prima.
    Sara

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    1. è vero, ma come dire: se il lupo perde il pelo e non il vizio, persone sgradite resteranno tali

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