dimanche 21 février 2016

Cose che mi hai lasciato

Mi hai lasciato il tuo grembiule, quello a righe, con in tasca un fazzoletto e la chiave della cantina, lo hai lasciato lì, appeso al gancio accanto al lavandino. E poi mi hai lasciato mezzo barattolo di sale fino, e quando lo vedo penso: questo lo tengo da parte! come se dovessi restituirtelo, o conservarlo per quando ti mancherà e non avrai tempo per scendere a comprarlo. Poi sul comodino c'è quel libro di Sartre, che ho letto fermandomi lì, dove ti sei fermata tu, e mi sono detto: ma si può morire così? lasciando un libro a metà?
Mi hai lasciato un pacco di quei biscotti quadrati, che non sopportavo, ma che ho mangiato lo stesso, inzuppandoli nel caffè, per ricordarmi il sapore di quando venivo a trovarti dopopranzo. E poi mi hai lasciato dei foglietti, per ricordarmi cose che erano importanti. Così posso rammentare che il 23 alle 16e30 c'è la visita dalla dentista, e che nel barattolo di latta si trovano gli elastici, nella scatola delle scarpe in camoscio c'è la vecchia lampada del bagno e nell'altra tre gomitoli di lana azzurra del maglione di Piero. Tutto questo mi hai lasciato ed io non so che farmene. Non so che farmene dello specchio sbeccato con la cornice in metallo, in cui guardandoti rammentavi i capelli dai riflessi ramati dei tuoi vent'anni; avido quel vetro che non ti restituiva la bellezza antica. Io che vivo proiettato nel futuro, non amo conservare queste cose, e devo liberarmene. Inutili fardelli del mio dolore muto fatto di lacrime asciutte.

7 commentaires:

  1. E' un post bellissimo.
    Ma posso chiederti di mettere tutto in una bella scatola? Di non liberartene per sempre?

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  2. Bellissimo post, che ha fatto riemergere dei ricordi personali.
    Ma dimmi, è realtà? Ti è morta una persona cara?

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  3. La scelta di conservare o di buttare questo genere di ricordi è talmente personale, intima e profonda da non potersi mai immaginare-considerare con un grado di attendibilità decente.
    Ognuno trova la sua strada e la sua spiegazione e, salvo casi vistosamente emblematici, nessuno può giudicare la strada presa, il modo scelto per esprimere il sentimento, perché credo che nessuno possa farsi metro e misura del sentimento e del mondo interiore altrui.
    Io sono per il "ricordo simbolico", tipo i due pettinini con cui mia madre si tirava su i capelli sui lati del viso. Molte altre sue cose le ho perse per peripezie varie, i piccoli ricordi preziosi mi sono stati tutti rubati durante un furto in casa, eppure i suoi due pettinini riescono a scaldarmi sempre il cuore, come se vivessero di vita propria (e sua).

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  4. Di mio marito ho poche cose, ma significative. Sono come parti di me che mi completano. Altre, tutte le altre, mi medierebbero troppi ricordi e mi farebbero male.

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  5. conservare è difficile, spesso doloroso e c'è il rischio di creare dei 'musei' involontari e volendo patetici. Bisogna passarci nel lutto per capirlo, e poi la vita che scorre ci da la misura di quello che vogliamo-possiamo-dobbiamo conservare e invece ciò che è utile buttare. Tutto è impossibile, rischioso, è troppo.

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  6. Quando è morto mio padre nel giro di un mese mia sorella aveva liberato la casa di tutte le sue cose, perché sosteneva che per mamma era meglio così.
    Io non ne sono così sicura, quando vado da mamma e sento freddo mi piacerebbe trovare un maglione di papà.

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