dimanche 28 février 2016

Dell'analfabetismo funzionale

L'articolo è vecchio, ma se non lo hai mai letto è come fosse di oggi, lo diceva anche mia nonna quando le capitava il giornale con cui il pollivendolo le aveva incartato le uova; prendeva il foglio, lo stirava ben bene con le mani e se lo leggeva tutto, poi lo accartocciava e lo usava per accendere la stufa.
In merito a questa faccenda, mi ero proposto di scrivere qualche considerazione, ma trovo che la sintesi di Natalino Balasso risolva bene ed in fretta le mie considerazioni, giusto perché ho sempre il sospetto di essere io stesso un'analfabeta funzionale, e se non lo sono, potrei essere stato in una scuola dove gli insegnanti erano analfabeti funzionali, e vivo in una nazione dove i politici, gli amministratori, i tecnici, sono analfabeti funzionali, certo tutti al 50% delle loro possibilità, ma è sempre la questione del bicchiere a metà.

- Ma lei lo sa che una persona su due è un analfabeta funzionale?
- Pazzesco!
- L'ho letto su un articolo: c'è pieno di analfabeti, ma si rende conto?
- Dunque uno di noi due lo è.
- Cosa?
- Un analfabeta funzionale. Diceva uno su due, no?
- Si, ma è una media.
- Beh, secondo la media, o io o lei lo siamo.
- Io non lo sono di certo.
- Dunque lei mi sta dando dell'analfabeta!
- Funzionale, però.
- Ah ecco! Io ho sempre funzionato! E cos'altro diceva quell'articolo?
- E chi se lo ricorda? Credo che diceva che la gente non capisce un cazzo di quello che legge.
- La gente è proprio fessa!

dimanche 21 février 2016

Cose che mi hai lasciato

Mi hai lasciato il tuo grembiule, quello a righe, con in tasca un fazzoletto e la chiave della cantina, lo hai lasciato lì, appeso al gancio accanto al lavandino. E poi mi hai lasciato mezzo barattolo di sale fino, e quando lo vedo penso: questo lo tengo da parte! come se dovessi restituirtelo, o conservarlo per quando ti mancherà e non avrai tempo per scendere a comprarlo. Poi sul comodino c'è quel libro di Sartre, che ho letto fermandomi lì, dove ti sei fermata tu, e mi sono detto: ma si può morire così? lasciando un libro a metà?
Mi hai lasciato un pacco di quei biscotti quadrati, che non sopportavo, ma che ho mangiato lo stesso, inzuppandoli nel caffè, per ricordarmi il sapore di quando venivo a trovarti dopopranzo. E poi mi hai lasciato dei foglietti, per ricordarmi cose che erano importanti. Così posso rammentare che il 23 alle 16e30 c'è la visita dalla dentista, e che nel barattolo di latta si trovano gli elastici, nella scatola delle scarpe in camoscio c'è la vecchia lampada del bagno e nell'altra tre gomitoli di lana azzurra del maglione di Piero. Tutto questo mi hai lasciato ed io non so che farmene. Non so che farmene dello specchio sbeccato con la cornice in metallo, in cui guardandoti rammentavi i capelli dai riflessi ramati dei tuoi vent'anni; avido quel vetro che non ti restituiva la bellezza antica. Io che vivo proiettato nel futuro, non amo conservare queste cose, e devo liberarmene. Inutili fardelli del mio dolore muto fatto di lacrime asciutte.

dimanche 14 février 2016

Del futuro e dei treni

“E' come se fossi su un treno che viaggia verso il futuro, le fermate si susseguono veloci e non ho tempo per pensare al passato”. 
Lo dice Andrea, e l'immagine mi piace, è adatta per lui, per la sua giovinezza acerba, per i suoi pensieri arruffati, per il suo desiderio di guardare il mare da nuove coste. La sua è una scelta coraggiosa, forse anche a suo modo disperata, però trovo che sia una scelta condivisibile e decido di adottarla; così immagino il mio treno che viaggia verso il futuro. Inizialmente visualizzarmi su un treno in corsa mi porta un senso di precarietà, di sradicamento, come fossi un nomade, ma poi mi dico: perché mai dovrei aver timore di un futuro che non conosco? E che in parte posso decidere.
Pochi giorni dopo ero ancora affascinato da quest'immagine del treno, così l'ho sognato. Ero in uno di quei vagoni a scompartimento unico, completamente deserto, ed avanzavo verso la testa del treno, aggrappandomi ai sedili, il vagone era lunghissimo e dai finestrini sfilava una campagna di sapore lombardo, una campagna primaverile, fatta di casali e prati chiari, non dovevo scendere, ma cercavo comunque le porte d'uscita. Fine del sogno.
L'idea di lasciarsi il passato alle spalle come qualcosa che scorre nostro malgrado è motivante, probabilmente aiuta a non dargli il potere di zavorra che spesso assume, lo mette nella giusta dimensione; governare il passato non è mai semplice. Forse Andrea vuole a suo modo fuggire dal suo passato, e il treno è la cosa più veloce che ha trovato per farlo.
Sistemata questa metafora anche nei sogni, mi sono chiesto cosa fosse utile fare per rimanere coerenti. L'occasione è arrivata pochi giorni dopo, un'amica mi informa che il nostro maestro sta rimettendo insieme il vecchio coro, e quindi si parla di una ripresa delle prove. Tutto come prima, mi dice con tono rassicurante.

Mi sono subito interrogato sulla possibile rispondenza tra questa opportunità e il mio treno verso il futuro, e chiaramente non c'era. È un'esperienza fatta, non avrebbe senso rifarla con le stesse persone e nelle stesse modalità, oramai è qualcosa che si è cristallizzato nel passato. Così ho concluso che anche se ho dei bellissimi ricordi di quel periodo, tali devono restare; una stazione lasciata alle spalle; ho vinto la tendenza a vedere il ritorno al passato come recupero di dinamiche consolidate e sicure, una sicurezza inutile; per farlo senza malinconie ho recuperato qualche scorno, (se voglio riesco a trovarne su ogni periodo del passato) ed ho declinato l'invito. Aria, aria, novità e cambiamento. Andrea ha ragione, dovrò ricordarmi di dirglielo la prossima volta che ci incontreremo in stazione..

dimanche 7 février 2016

Il metodo Morelli

L'intuizione di Morelli è semplice e geniale al contempo, ovvero scovare i falsi d'autore concentrandosi sull'analisi dei dettagli, perché sono i dettagli che parlano dell'artista, particolari marginali che vengono dipinti in modo quasi automatico e che sino a prima di lui sfuggivano o non venivano minimamente considerati dagli studiosi d'arte. Per questo motivo Morelli riusciva a scovare un Raffaello fasullo andando a controllare il taglio delle unghie dei personaggi comprimari. L'analisi del dettaglio è affascinante e da sempre rappresenta il campo d'indagine dei veri detective, sarà anche per questo che ci sballo quando Grissom di CSI inchioda il serial killer scovandone il DNA nel risvolto del tavolo su cui ha bevuto una limonata prima di andarsene dalla scena del crimine.
L'ossessione per i dettagli pare tipica degli artisti, Michelangelo dichiarava con fermezza: sono i dettagli che fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio. Un genio.
Questa affermazione l'ho sempre sottovalutata, sino al giorno in cui capitai alla Laurenziana.
Edotto da questa scoperta di Morelli, senza poterla applicare all'arte, ho deciso di sfruttarla per studiare il comportamento delle persone, decidendo che i 'miei dettagli' siano quei comportamenti ed atteggiamenti adottati dalle persone quando non devono recitare una parte, quando non si sentono osservate. Così mi sono scatenato nelle mie ricerche, spiando i movimenti a tavola dei commensali, il modo di sedersi quando salgono in auto, di aprire un cassonetto per buttare la spazzatura, e tutte quelle operazioni che le persone fanno in modo automatico, senza riflettere troppo sull'azione, quando hanno fretta e non c'è tempo per atteggiarsi.
L'indicatore più interessante che ho trovato, che è anche il più facile da notare, è il modo di camminare; alcuni passeggiano come se prendessero a calci un pallone immaginario, buttando i piedi in avanti in modo disordinato, altri camminano con cura, come se percorressero una passerella, altri ancora trascinano le scarpe con inutile neghittosità, oppure marciano sicuri scandendo lo spazio come dei piccoli soldati che hanno perduto il loro plotone.
Questo primo assaggio di analisi Morelliana potrebbe già dire molto sul carattere delle persone, devo tuttavia compilare delle tabelle per capire se chi cammina in un certo modo ha delle caratteristiche specifiche che si riscontrano in tutti quelli che camminano a quel modo. Ma da solo non basta e temo che dovrò costruire vere e proprie tabelle comparative che prendano in considerazione molti altri elementi quali: il modo di toccare gli oggetti, e più in generale la gestualità, il modo di sedersi sulle sedie, il modo di portare il cibo alla bocca e masticarlo, il modo di bere, e chiaramente il modo di fare sesso. Quest'ultima osservazione da sola vale più di tutte le altre, ma essendo possibile solo con una sperimentazione personale è anche la più complicata da portare a termine. Il campo di analisi è talmente vasto che mi terrà occupato per molto tempo, sia nello studio di soggetti noti che in quello di sconosciuti. Basterà affacciarsi alla finestra per avere materiale di indagine, e sicuramente non ci sarà da annoiarsi.