dimanche 8 novembre 2015

Del coming out e dell'Italia

L'altro giorno sono capitato su un sito che tratta tematiche omosessuali, una sorta di forum, dove gli utenti postano le loro esperienze, si confrontano, chiedono consigli, o semplicemente esternano il loro pensiero; le vicende narrate sono varie, dai problemi quotidiani, relazioni sociali, problematiche di coppia, scuola, lavoro, il tutto espresso in modo molto educato e maturo. La cosa che mi ha colpito maggiormente tra le molte esperienze riportate è che la principale causa di disagio non è rappresentata dall'omosessualità in sé, ma dal rapportarsi con famiglia e società. Spesso la famiglia non accetta, tormenta e crea disagio là dove non c'è motivo di farlo; genitori che si vergognano, educatori che reprimono, giudicano e condannano, mal consigliano, temono l'enconnue.
Tutti questi atteggiamenti che vengono semplificati dalla parola omofobia, creano uno stato di tensione e difficoltà, spesso anche di paura, che provoca la nascita di paranoie e comportamenti innaturali; questi sono il vero problema, un problema indotto dall'ambiente e non dallo stato della persona. Come sempre non mancano le testimonianze da cui si deduce come l'Italia sia indietro non solo nella questione della parità dei diritti, ma anche mentalmente indisposta, volutamente disattenta, culturalmente impreparata.
Il quadro che emerge è davvero sconfortante e la cosa più deprimente è che alla fine il miglior consiglio, il più ragionevole ed adatto al momento contingente è: vista la situazione, prestate molta attenzione con chi fate coming out, se non è necessario non fatelo.
Un coming out sbagliato, può compromettere la pace familiare per sempre, la stima dei colleghi di lavoro, la relazione con i compagni di scuola, con gli amici, cambiare la vita peggiorandola; ovvero quello che potrebbe (o dovrebbe) essere un atto di rispetto verso gli altri, di coerenza e di fiducia, si trasforma in uno sciagurato errore, perché dal coming out non si torna indietro. A me questo clima non piace, lo stare nascosti, invisibili, discreti non per scelta ma per necessità, lo trovo un sopruso bello e buono, un sopruso ipocrita e subdolo. È in questi casi, in cui mi rendo conto di non essere fatto per vivere in Italia.

9 commentaires:

  1. lo sai che poteva andarci peggio, vero?
    comunque, nello specifico, nel caso volessi trasferirti o anche solo andare in vacanza, attento a dove punti il dito...

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    1. è una specie di mal comune mezzo gaudio, cmq pensavo al Vaticano.... vicino, sicuro, ricco, l'unico requisito l'ipocrisia ...

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    2. 'mal comune mezzo gaudio'???
      capisco che alla fin fine essere preso a mazzate in una città italiana qualunque o a sassate in un'altra qualunque di qualche altro paese sia in fondo lo stesso per la vittima, ma insomma... c'è una grande differenza.
      nel primo caso è la sfiga di aver incrociato un criminale, nel secondo è la legge di stato che impone a seconda dei casi: galera, torture, frustate, lapidazioni e pena di morte.

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    3. è che dai numeri mi sembrano tutti messi malissimo ... sembrerebbe che la spagna sia più tollerante degli altri affacciati sul mediterraneo ... e quindi o lì o in australia ... ma poi è così soggettivo ....

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  2. A latitudine Daffo, la legge permette le unioni, le adozioni ecc.
    Non per questo però tutti fanno coming out. Perché una cosa sono le leggi che giustamente garantiscono uguali diritti a tutti, un'altra cosa è invece la realtà.
    E nella realtà esistono ancora persone ottuse, individui bigotti, talune velate discriminazioni, alcuni soprusi ecc.
    Quindi, sta alla singola persona valutare la propria situazione e decidere se tenere un profilo basso o meno.

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    1. a latitudine Daffo ho visto ragazzi tenersi per mano in metrò, nella totale indifferenza ... qui è impensabile

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    2. Questo è vero. Però posso anche dirti che a due che avevano un negozio qua accanto è stata data disdetta perché erano omosessuali (i motivi addotti erano altri, ma tutti sanno che di fondo la ragione era quella del loro orientamento sessuale).

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  3. Dipende. A latitudine Gioia la differenza la fanno le persone, e la loro elasticità mentale.
    Ho un alunno che parla da sè. Con i gesti, le scelte, le attività, i giochi all'aperto, gli interessi e lo sguardo sul mondo. Potrei sbagliarmi, magari così non sarà. Eppure basta guardarlo sorridere.
    Voglio solo che possa dire sè stesso senza giudizio e senza censure. E i compagni, in questo, sono formidabili alleati.
    Magari, è un buon inizio...

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    1. in una situazione del genere sul forum consigliavano di moderare gli atteggiamenti, ma poi come dici tu dipende dai compagni. tuttavia credo che sia un buon consiglio perchè i compagni cambiano negli anni, e dovrà costruirsi una bella corazza

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