dimanche 25 octobre 2015

Whatsapp & uozzap

L'altro giorno sono capitato su una pagina facebook davvero inutile, ma a suo modo interessante. La pagina pubblica, criptando opportunamente i numeri, i messaggi whatsapp che genitori e figli si scambiano nel quotidiano; scelti con il criterio dell'assurdità, dello scambio divertente o del disagio di una generazione che comunica con un'altra appropriandosi di un nuovo mezzo.
Tolte le italianizzazioni dell'inglese, per cui whatsapp diventa uozzap ed altre amenità del genere, mi sono letto una trentina di schermate, tutte molto simili e sconfortanti, dove la cosa che mi ha colpito maggiormente è il contenuto dei messaggi, da cui a mio avviso, si intravede un nuovo modo di concepire il rapporto genitore-figlio; pensandolo poi esteso ad ogni altro interagire sociale.
Faccio subito un esempio per far capire lo stile del 90% dei messaggi tra genitori e figli, alias comunicazioni tra down per una memoria da pesce rosso.
Scena: madre in ferie in una qualsiasi località, immaginatevela finalmente rilassata dopo mesi di lavoro e fatiche domestiche. Figlia abbandonata in città, dove per la prima volta nella sua (inutile) vita deve recarsi all'ufficio postale per ricaricare la poste pay; operazione che la manda nel panico. Un dialogo normale potrebbe essere:

1) Ciao mamma devo andare alla posta, dov'è?
2) In piazza! esci e vai a destra, poi al semaforo, gira a sinistra e prosegui sino in fondo alla strada e li vedi l'ufficio. Ciao.

Totale: due messaggi, mezzo minuto di comunicazione.
Ma con uozzap, una figlia decerebrata e una madre apprensiva, la cosa diventa:

1) Mà, devo caricare la carta, come faccio?
2) Che carta?
3) La postepay (faccine)
4) ah … devi farlo alla posta
5) e dove si trova la posta???? (faccine)
6) Esci da casa e vai a destra.
7) Ok vado subito, spero di fare in tempo (faccina)
8) a che ora chiude?
9) Mi pare alle 13
10 oky allora vado adesso
11) perché devi ricaricare la carta?
12) Devo comprare le scarpe sul sito
13) Dove!!!??
14) sul sito di Zalando, voglio le Converse come quelle della Flò
15) ok
16) sto uscendo dove vado? (faccina)
17) Vai a destra ok?
18) ok a destra
19) e poi che faccio?
20) Sei arrivata al semaforo?
21) No dov'è? (faccine varie)
22) Vai avanti
23) ok
24) ecco sono al semaforo, e adesso?
25) Ora vai a sinistra
26) dove c'è la lavanderia? (foto della vetrina)
27) Si esatto prosegui
28) ok
29) mamma non lo vedo (faccina)
30) cosa?
31) L'ufficio postale.
32) Devi arrivare alla piazza
33) ok (faccina)
34) fatto sono in piazza, l'ufficio è aperto
35) bene
36) ho preso il biglietto sono 138esima
37) ok
38) ora compilo il modulo ci sentiamo dopo
39) d'accordo fammi sapere
40) si ciao saluta papà (faccine varie)
41) ciao
42) ciao

Totale: 42 messaggi e una mezz'ora di spippolo sullo smartphone.

Questo mi ha fatto capire perché gli adolescenti, ma non solo loro, sono perennemente appiccicati ai loro smartphone; comunicano con i genitori ... è stato utile capirlo perché adesso quando vedrò gente con il telefono in mano, le cuffiette inserite e il pollice opponibile perennemente occupato sul touch screen e questo indipendentemente dal fatto che stiano camminando, siano in mezzo al marciapiede, o sulle strisce pedonali, stiano guidando un furgone, uno scooter o una macchina, siano seduti sull'autobus o in metropolitana, in piedi in coda dal fornaio o mentre scendono le scale, in attesa del treno o nell'ascensore, mentre parlano con gli amici, al bar, al ristorante, ovunque siano  … ecco in tutte queste situazioni, potrò figurarmi i loro uozzap, proprio grazie ai preziosi contenuti di questa pagina.

dimanche 18 octobre 2015

Dell'Expo di Milano

Di questa manifestazione-esposizione-fiera delle vacche, se ne sono dette di ogni, nel male e poco nel bene. La cosa che spicca su tutte a mio avviso sono i molti soldi investiti (e rubati) per costruire un milione di metri quadrati di cemento e asfalto, là dove c'era l'erba; in un momento in cui tutti dicono che ... basta cementificare il territorio! Ma la politica se ne fotte dei piagnistei, soprattutto quando si possono mettere le mani sui soldi pubblici, senza avere recriminazioni da parte dell'opposizione e degli ambientalisti, alla peggio indagano un paio di assessori, ma c'è l'alibi dello sviluppo, dell'orgoglio italiano, della grande occasione per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo e tutta quella serie di ipocrisie utili per convincere il popolo bue che c'era davvero bisogno di ExpoMilano2015. Poco importa se a tutti gli effetti è una fila di ristoranti e spettacoli etnici, molto effimera, e penso che con gli stessi soldi, si potevano fare altri tipi di investimenti strutturali, sulla sanità o sulla scuola, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico, e magari anche sulla conversione di ex aree industriali abbandonate.
Ma cosa resterà nel dopo expo?
C'è chi blatera di un villaggio universitario, di impianti sportivi, aree verdi, zone commerciali, parcheggi. Tutte cose di cui probabilmente non c'è bisogno immediato; da notare che nessuno pensa ai servizi per una popolazione in decrescita, sia culturale che economica e demografica, [e mentale]. Io mi aspetterei un centro per servizi ai cittadini disagiati, case popolari a canone agevolato, ospedali e ambulatori per gente che nemmeno riesce ad arrivare a fine mese con la pensione, una città a misura di cittadino, comunque legata alla città esistente, non una città satellite, pronta a diventare banlieue. Nulla di tutto questo ho sentito dai vari amministratori regionali della Lombardia, almeno da quelli ancora a piede libero, perché se la costruzione era una faccenda per lo Stato nemico, la gestione e post gestione diventa una rogna per la Regione nemica. Tuttavia temo che l'ottica con cui si ragiona sia ancora quella delle grandi esposizioni universali dell'ottocento, dove al termine della manifestazione la città aveva nuove aree per crescere e speculare. Poi a Parigi, finita l'expo è rimasta la Torre Eiffel, a noi rimarrà l'Albero della Vita. Insomma ... solo a me è chiaro che un'ottica del genere è SU-PE-RA-TA ?
Qualcuno, con molta cautela, già annuncia che i tempi saranno lunghi; perché? Eh la burocrazia, la crisi economica, la gestione della cessione delle aree, i domiciliari … i classici verbi al futuro dei politici locali, faremo, porteremo, convertiremo, valuteremo … ma nell'immediato la parola magica è: non ci sono i soldi per la riconversione delle aree, (certo ve li siete rubati tutti) quindi niente villaggio universitario, piscina olimpionica, bio-case per studenti con pannelli fotovoltaici, niente quartiere del futuro, aree verdi in stile Central Park, piste ciclabili, trasporti eco sostenibili, bucolici laghetti con anatre e pesci rossi. Niente.
Io questo me lo aspettavo e mi chiedo se qualcuno abbia mai creduto davvero alla montagna di fandonie montata ad arte per sbancare il banco; ma soprattutto mi chiedo se sarà mai possibile che qualcuno alla fine della fiera (in questo caso è proprio il caso di dirlo) farà un po' di conti della serva, del dare-avere, del promesso&mantenuto. Probabilmente nessuno, per ora gli basta gonfiare le cifre dei visitatori per non fare troppe brutte figure, e tanto anche a farlo non sarà mai colpa di qualcuno, di nomi&cognomi, il peggio che potrà capitare è non essere rieletti.

In queste occasioni sono molto Cassandra e già mi vedo un servizio televisivo girato nelle aree abbandonate dell'ExpoMilano2015, dove adesso ci sono depositi non autorizzati di materiali inquinanti, resti dei padiglioni smantellati e mai smaltiti, erbacce e profughi clandestini in campi abusivi. Un milione di metri quadrati di sciatteria italiana che si aggiungono a quelli già esistenti e di cui qualcuno ad intervalli regolari, si occuperà con quel gusto necrofilo con cui ogni tanto si vanno a scoprire gli scheletri nell'armadio.

dimanche 11 octobre 2015

Anche la non risposta è una risposta

C'è che questa faccenda dei social, non la sto prendendo seriamente, me ne rendo conto, sono incostante e volubile. Per esempio la scorsa settimana ho tolto l'amicizia a uno che avevo conosciuto ad una cena; ricordo che mentre parlavamo spippolava sullo smartphone e mi fa: ecco ti ho chiesto l'amicizia su FB! Abbiamo anche due amici in comune! Li per li ho sottovalutato il suo entusiasmo, anche perché il paese è piccolo e prima o poi amicizie in comune capita di trovarne, non è quindi una condizione privilegiata avere amici comuni per giustificare un'amicizia. Poi lui si è risentito perché non l'ho accettata subito, l'amicizia intendo, non avendo lo smartphone, lì al momento - subito – adesso. Non mi pareva una cosa urgente.
Gli ho risposto distrattamente chiarendogli che mi collego a FB ogni tanto, tipo un paio di volte al giorno nei giorni compulsivi, cosa che a me pare tanto, salvo poi accorgermi che ci sono persone costantemente connesse. Tuttavia quell'insistenza iniziava ad irritarmi, ma l'ho imputata alla mia (salutare) misantropia. Invece era un bel segnale alla DeBecker e avrei dovuto ascoltarlo, e dirgli subito a muso brutto: senti ti conosco da due antipasti e un primo ed inizi già a starmi sul cazzo!
Insomma che sto tipo l'ho incrociato ancora un paio di volte, e poi la vita ha voluto separare le nostre strade, almeno nel mondo reale. Invece nel mondo virtuale no, ma non è un grande disturbo, soprattutto da quando ho scoperto che posso evitarmi le notifiche dei post di persone compulsive. Infatti il tipo ogni tre per due postava minchiate inutili, tipo quelle immagini con i gattini e le frasi dolci e altre faccende copia incolla - condividi se sei d'accordo - voglio vedere quanti hanno il coraggio di condividere, etc, tutte cose che non piacendomi non producevano da parte mia alcun like. Non bastandogli ciò, nell'ultimo mese ha iniziato a postare cose patetiche del tipo: TU che controlli la MIA bacheca ma non hai il coraggio di mettere un MI PIACE … oppure : voglio vedere quanti dei miei amici di FaceBook hanno il coraggio di condividere questa foto … e altre robe così; subito pensavo ad una fase passeggera ma poi la faccenda proseguiva, anche con una certa acredine.
A questo punto mi sono sentito di assecondarlo, dimostrandogli la mia solidarietà, così gli ho tolto l'amicizia, anche per una questione di coerenza e per togliermi di torno una persona negativa che non avrei avuto comunque piacere a rivedere in futuro; mi pareva un bel segnale da parte mia, in attesa che il social attivi l'opzione ex amici su FB. In fondo perché dovrei sbirciare la bacheca di uno che si stranisce se postando delle puttanate non riceve abbastanza like?
Manco a dirlo dopo meno di 24 ore è arrivata una sua replica piccata alla mia inimicizia, e qui devo dire che non ho risposto subito perché se una persona non è nelle amicizie attive, il messaggio finisce in una cartella che FB chiama Altri e che non è così in evidenza come i messaggi degli amici. Così si sono sedimentati un paio di messaggi, che probabilmente sarebbero rimasti lì, per settimane se una lamentazione presso i due amici comuni sulla mia insensibilità, non avesse attivato la mia ricerca. Quando ho trovato e letto i messaggi, avrei anche risposto, nonostante il loro tono fosse fuori luogo, ma poi mi son detto: non ho tempo di replicare, devo farmi la tisana alla menta piperita, e ho dato ascolto al buon DeBecker capitolo 11, ovvero: anche la non risposta è una risposta; che a questo modo si evitano un sacco di rogne peggiori. Chissà se avrà capito.

dimanche 4 octobre 2015

Essere Judy Frisell

L'altro giorno leggevo una notizia, o meglio ne leggevo diverse, ma contemporaneamente, cercando di fare degli (im)possibili parallelismi. Per esempio leggevo che il servizio di treni per l'entroterra è oramai dismesso in modo definitivo, l'azienda di trasporto non riesce a coprire i costi di gestione e così ha suonato il de profundis. Poco importa poi se per quella linea sino a pochi anni fa erano stati stanziati fior di fondi europei, ed attivate una serie di iniziative per rilanciare il trasporto su rotaia delle merci, dei pendolari, cosa che se qualche incauto avesse creduto ora si rivelerebbe un problema non da poco. Non è anche questo un modo di prendere in giro i cittadini?
Ora è tutto chiuso e in abbandono, la scusa principale sono i furti di rame e una frana, c'è sempre un disastro a dare il colpo di grazia, a compromettere per sempre la possibile riapertura. Non so bene se sia vero, o se sia il solito pretesto-alibi per pararsi il culo dall'aver causato un disservizio con una serie di incompetenze gestionali, ma resta che tutta la linea sarà, anzi è, in abbandono, quindi esposta ad altri furti, all'incuria, alla mancata manutenzione di rotaie, stazioni, depositi, carrozze. L'indotto: bar, ristoranti, piccole attività contadine, negozietti per gitanti della domenica ... tutto destinato a dissolversi nella sciatteria, che sarà difficile evitare, e nel caso lo fosse, ci sarà sempre un adeguamento normativo a cui appellarsi per allungare i tempi di recupero, aumentare le spese ed invocare fondi eccezionali, insomma la montagna di soldi per riaprire il servizio guadagnandoci in mazzette. Gli uffici complicazioni cose semplici sono sempre aperti.
Altra notizia, altra chiusura, questa volta è la lanterna, simbolo della città, anche qui investimenti, restauri, recuperi, campagne di sensibilizzazione, orgoglio cittadino, storico, museologico, battaglie di competenza, volontariato per garantire la manutenzione, per mantenere un presidio, per le aperture nei festivi, per richiamare turisti, e poi? poi arrendersi all'evidenza che la burocrazia è più forte di qualsiasi volontà, che i soldi ci sarebbero (dicono) ma non c'è il protocollo d'intesa tra demanio ed ente portuale, cosa facile da fare se l'ente non fosse in commissariamento. Anche qui mi pare una scusa di comodo per non fare; corruzione! al contorno di quella pigrizia mentale che oramai ha contagiato tutti, e perfino a farti fare volontariato ti fanno un favore. Così posti di lavoro in meno, meno volontari, meno turisti, meno indotto. Altra sottrazione.
Il problema vero è che la macchina statale, regionale provinciale, comunale è stanca, come se una improvvisa malattia avesse impestato tutti, chi deve fare non fa, chi deve controllare non controlla, ma non importa perché tanto lo stipendio arriva comunque. Oramai è tutto talmente auto referenziato, auto garantito, auto programmato, che se per sbaglio qualcosa funziona il sistema va in crisi. Qui non si tratta solo di avvilupparsi su se stessi, si tratta di prendersi a martellate sui coglioni, e la cosa che più mi fa rabbia è che nessuno dice nulla, a tutti va bene così, in una rassegnazione generale, in un livellamento al ribasso perfino dell'aspettativa di qualità urbana, sociale, culturale, e quindi di vita. La ciliegina sulla torta è la notizia dell'ennesimo scandalo di spese pazze in regione: vestiti, cene, viaggi … milioni di rimborsi non dovuti, non controllati, casse che si chiudono a buoi scappati. La voce è che finirà come in Lombardia, tutti assolti perché non sapevano che farsi pagare le mutande con i soldi dei rimborsi è rubare. Non lo sapevano !!! quindi sono innocenti. Come se non fossero in grado di intendere e volere, questi ingenuotti che amministrano regioni, provincie, comuni, enti, aziende partecipate, questi ingenuotti che non ci mettono mai del loro, che non hanno responsabilità, che hanno sempre la raccomandazione per cambiare la barca che affonda, ingenuotti che alla mal parata si dimettono con faraoniche buone uscite, questi ingenuotti che stringono cinghie di altri, tagliano servizi di altri. Ma non sanno. Dovrò ricordarmene di questa cosa.
Ah dimenticavo Miss Frisell …

Lei, Judy Frisell, ora era solo una vedova di mezz'età che viveva un po' mestamente in una casetta di Candem Town con le sue due figlie con nel cuore la brutta percezione che le cose belle, che la vita aveva riservato per lei, se le era oramai lasciate alle spalle. Yesterday … molti bei ricordi, ma poco futuro.

Ecco! era questo il collegamento tra tutte queste notizie.