dimanche 20 septembre 2015

Suonala ancora, Sam

La casa è rimasta vuota per molti anni, così dicono i vicini; svaligiata dagli eredi, un naufragio di oggetti e ricordi, e poi dimenticata. Rivoltata come un calzino dall'impresa edile, troppo rumore e polvere.
A me non piacciono le vecchie case violentate a questo modo, sono un conservatore e mal sopporto la radicale cancellazione del passato, tendo a lasciarne traccia anche quando è un passato che non mi appartiene, che hanno vissuto altri, anche quando è un passato semplice e spesso insignificante.
Approfitto per andare di sabato, giorno in cui tutto tace, il vecchio parquet dell'ingresso aspetta di essere raschiato per togliere strati di cera e anni di scarpe. So che spolverandolo si vedrebbe il segno del porta ombrelli, le righe delle uscite frettolose per prendere l'autobus, le ammaccature dei molti traslochi.
Salgo la scala che conduce al terrazzo, una bella vista sui tetti grigi, lì non hanno demolito nulla e nella veranda vintage si trova ancora il carattere dei proprietari scomparsi, i segni dei loro quadri, i fori delle librerie, le tende alla veneziana ripitturate d'azzurro, una macchia di umido ha fissato l'altezza del tavolo da lettura sulla parete. Mentre mi immagino lieti pomeriggi estivi al fresco dell'altana, scorgo un angolo dimenticato, una nicchia sfuggita alla devastazione, dove nella polvere si sono rifugiati degli spartiti musicali che probabilmente non servivano a nessuno; oggi il pianoforte non è più di moda. Fogli ingialliti e consumati minuetti, quaderni dagli angoli arrotondati; tanto Chopin, notturni, valzer, Beethoven, la patetica, Liszt, Mangiagalli, la campanella di Paganini. ecco il carattere di chi c'era prima. Così, ora lo sento, è il suono del pianoforte, giù da basso, solfeggi di ragazzini svogliati. E poi tra le pagine di Chopin ecco spuntare uno spartito autografo, un foglio ingiallito, una canzonetta d'amore …
Vorrei dirti tante cose belle,
vorrei dirti t'amo più del sol
perché tu sei la vita per me
sei il mio più grande amor
A Maria, 17 giugno 1945: recita la dedica. Ecco il nome della proprietaria della casa, per me è ancora lei a ricevermi, ora che pare terra di nessuno. Chissà forse il ricordo di una promessa di matrimonio, da accarezzare aspettando uno studente ritardatario.
Mi è già accaduto altre volte, di scovare il passato là dove pare non essere rimasto più nulla, riesumare ricordi là dove altri coprono, distruggono e dimenticano.
Io questi me li prendo! Penso subito, preparo il mio bottino, in un sacchetto improvvisato e scappa un ultimo foglio. Una poesia, forse il saluto di Maria al mio ritrovamento(?)

Clessidra.
Non mi bastava
l'arco delle braccia
un tempo
per catturar la vita
ad ogni aurora
Oggi io tendo
il cavo della mano
e raccolgo sabbia
dell'esausta clessidra
ma talvolta trovo
una pagliuzza d'oro
e si fa chiaro
il mattino

Da Tina a Maria, con l'augurio di un natale sereno e coraggioso, 21-12-002.

Chissà se quel natale è stato davvero coraggioso.
Scendendo per uscire chiamo: Maria? È più forte di me, la tromba della scala risuona quel nome che oramai conosco solo io, è il mio segreto per questa casa che non vedrò più, ma chissà quante volte quel nome è risuonato. Mi figuro altre perdite, nelle stanze sottostanti, piccoli oggetti schiacciati dai calcinacci, dalla demolizione dei pavimenti; la chiave di un cassetto scomparso, una forcina per capelli, l'angolo di una piastrella decorata del bagno, un bottone di madreperla, mezzo francobollo, una gomma attaccata sotto al davanzale, alcune tacche di matita, con il nome Giovanni sullo stipite della porta, il segno delle mani unte sull'angolo del muro vicino all'interruttore. Al piano sotto hanno quasi finito, ma la nuova casa non mi piace, è troppo minimal, una modernità da rivista, snob, troppo bianca, troppo vuota. A Maria questa devastazione non piacerebbe ne sono sicuro, è forse per questo che il secondo bagno è venuto così brutto, là ci stava bene una dispensa, al massimo una cabina armadio, non quel cazzo di bagno cieco con il sanitrit, troppo stretto, troppo asettico. Inadatto.
Sarà una casa senz'anima, senza musica, senza cuore.

13 commentaires:

  1. a dire il vero le parole di 'clessidra' sono un plagio di una canzone di gigi d'alessio...











    (scherzo, ma la tentazione di smorzare l'atmosfera 'retrò' e malinconica del post con una mano densa di cinismo ha prevalso... I'm sorry;)

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    1. mi piace farmi prendere da queste malinconie, tuttavia ho già esposto all'interessata l'errore del bagno cieco ... certe leggerezze sono intollerabili ... ma c'è anche da dire che la professionalità sconta il livellamento al ribasso di cui tanto si parla. Per portare un esempio potrei parlare della faccenda dei marò, e di come l'avvocatura di Staso abbia 'studiato' le prove a carico, ma son messe dette. Preferisco pensare a come userò questi spartiti, per rivestire qualche cassetto o decupare qualche scatola

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  2. ...e chissà come risuonava Chopin fra quelle mura :0)

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    1. mi sono chiesto dove fosse il pianoforte, ma non sono riuscito ad individuarne la stanza, l'acustica della scala certamente collaborava.

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  3. Quanta vita rimane in una casa vuota!

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    1. a volte mi chiedo se sia giusto tirare una riga e ricominciare da capo, oppure lasciare qualcosa che è comunque 'estraneo' al nuovo ma prosegue un racconto. ma come dice la Princi gli architetti d'assalto uniti a pseudo ricchi da rivista patinata preferiscono vivere nelle vetrine dei mobilifici.

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    2. l'ideale sarebbe che le case restassero ai parenti, a chi ha conosciuto le persone che ci vivevano.
      tuttavia, a volte anch'essi non hanno nessun rispetto della memoria e buttano tutto, allegramente, come se la casa fosse solo quattro mura.

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  4. il bagno cieco è insopportabile e si sono concorde con te, a volte gli appartamenti in vecchie case vengono stuprati da architetti d'assalto....

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    1. ambienti inutilmente funzionali, l'abitare visto come una stanza d'albergo ... eppure ci sono persone che amano vivere in ambienti neutri, senza carattere, bellissime scatole vuote.

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  5. Eh, ma gli spiriti dei vecchi proprietari restano all'interno della casa, non c'è ristrutturazione che tenga. Magari Maria farà scherzetti notturni a chi le ha snaturato casa, chissà....

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    1. tu ci scherzi LaMiller, ma io su questa cosa degli abitanti precedenti un po' ci credo ... c'era anche un libro che ne parlava diffusamente della faccenda,in modo squisitamente letterario, ma non ricordo il titolo ne l'autore

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  6. Réponses
    1. oh teacher che bello ritrovarti, tu con le tue deliziose scarpe inadatte, gli occhiali da tosta, il giubbotto di pelle, i capelli biondi pettinati dal vento e tutto i l resto

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